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La mozzarella è un essere vivente!

Avete presente la scena iniziale del film di Giuseppe Tornatore La leggenda del pianista sull’oceano quando, alla vista della Statua della Libertà, un passeggero del transatlantico richiama l’attenzione di tutti gli altri gridando “L’America!? Bene, una cosa analoga capita nelle famiglie numerose del centrosud Italia che si ritrovano per il pranzo domenicale nei minuti che precedono l’inizio del banchetto. Tra convenevoli ipocriti, lamentele, monologhi, posizioni politiche (e calcistiche) opposte e granitiche, ad un certo punto si leva una voce non identificata che grida: C’è anche la mozzarella!

Basta questa semplice esclamazione a rendere di colpo tutti i commensali sinceri, ottimisti, aperti al dialogo e rispettosi delle diversità di vedute. Di fatto è sufficiente l’annunciazione del cosiddetto “oro bianco” a sospendere gli egoismi, almeno per qualche minuto; egoismi che però potrebbero ben ricomparire nel momento topico, quello dell’assaggio, laddove la mozzarella rivelasse un deficit democratico. Già da questo aspetto si evince l’immane responsabilità che investe non tanto l’annunciatore, che resta anonimo per tutta la durata del pranzo, quanto colui che, spontaneamente e inconsapevolmente, si è fatto carico di portare il prezioso dono e che si palesa con una certa riluttanza. Infatti alla fatidica e preventiva domanda  “ma chi l’ha portata?” il temerario ospite risponde timidamente e non senza una venatura di pentimento “i… io…”.

Diventare improvvisamente il bersaglio di tutti quegli occhi colmi di speranza ha come conseguenza la dissipazione quasi totale della vanità esibita poco prima nel suo caseificio di fiducia – che ovviamente lui reputa essere il migliore al mondo -, quando con estrema baldanza ne aveva acquistati tre chili, sicuro di fare un figurone. Ma negli attimi che precedono l’assaggio, la prospettiva di disporre degli stati d’animo di tutte quelle persone si trasforma nel più gravoso degli oneri. Basterebbe un palato diverso dal suo a travolgere quel principio di armonia e soprattutto a farlo passare da salvatore a traditore.

Ma come deve essere una mozzarella democratica, che vada incontro cioè alle esigenze di tutti? La mozzarella di bufala, quella vera, presenta tre caratteristiche fondamentali cui corrispondono altrettanti effetti che essa esercita sull’animo umano. Perché, sapete, la mozzarella, quella vera, non è mica un latticino; è un essere vivente, è anch’essa invitata al banchetto. Anzi, del banchetto, è la protagonista assoluta.

lavorazione-della-mozzarella

 

Mozzarella: come deve essere

Bella e rassicurante. La mozzarella deve essere bella. Di color bianco porcellana, deve avere una forma rassicurante, cioè irregolare. Non deve essere perfettamente tonda, bensì leggermente ovale perché deve accettarsi così com’è. Dal suo aspetto deve percepirsi il sapiente e paziente lavoro manuale e non il frettoloso e freddo lavoro di un macchinario. Chi si appresta a consumarla, soprattutto se contrario alla meccanizzazione, si riconcilierà con l’eccellenza artigiana e con le imperfezioni. E accetterà anche i propri, di difetti.

Salata e intelligente. La mozzarella deve essere intelligente. Addentarla vuol dire parlare con lei, stabilire un dialogo. E se vuole lasciare il segno con le sue osservazioni, la mozzarella deve essere salata. Ma non troppo, il giusto. Perché vuole sì dire la sua, ma non imporsi sui pensieri altrui. Vuole offrire un punto di vista differente, valido, sincero senza tuttavia essere invadente.

mozzarella-di-bufala-latteGenerosa di latte e salvifica. La mozzarella deve grondare latte sin da prima che si affondi il coltello. Deve essere generosa e dare tutta se stessa a chi ha confidato in lei. Mangiare una mozzarella deve equivalere a confessarsi. Chi è divorato dai sensi di colpa si aspetta, almeno dalla mozzarella, di non essere giudicato. Perciò una mozzarella che trattenesse per sé il latte sarebbe la negazione della possibilità di salvezza.

Ecco perché chiunque si accinga a consumare una porzione di “oro bianco” è molto esigente, e basta il venir meno  anche di una sola di queste funzioni per trasformare una grande occasione di riscatto in una cocente delusione, con la conseguenza di una recrudescenza improvvisa di tutti gli egoismi sospesi. Adesso, però, se domenica siete invitati a un pranzo e intendete portare in dono un po’ di mozzarella, non fatevi paralizzare da queste responsabilità. Voi iniziate a portarla.

 

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