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‘Post’. La verità diventa tragicommedia. Una storia seria dei laureati italiani

Ogni secolo ha la sua fede, la sua moda… e anche la sua parola. Il nostro secolo ha finalmente assistito all’insediamento della sua, post-verità. Il pontefice celebrante è stato l’Oxford English Dictionary. La chiamano era della post-verità. Il mio Paese ultimamente ha cercato in tutti i modi di insegnare ai laureati umanistici che la loro laurea è inutile, ci prova da almeno dieci anni. Gli dice “Non ci farete nulla”, e per essere sicuro che lo capiscano, il mio Paese ha diffuso la cultura generale che con la laurea umanistica “Anzi! Puoi farci tutto, ti rende elastico, flessibile, adattabile, il vero apice dell’evoluzione darwiniana, l’animale che sopravvivrà alla crisi”.

I laureati umanistici hanno sperimentato di essere in effetti finora sopravvissuti, ma anche la crisi, e più hanno cercato di combatterla con la laurea umanistica, più la crisi è sembrata rafforzarsi e loro indebolirsi. Insomma “puoi farci tutto” in Italia vuol dire “non ci farai nulla”. Mi accorgo che la loro facoltà si occupa della ricerca della verità, ma poi si sente dire che non siamo più nell’era della verità, siamo in quella della post-verità: questo mi permette di inquadrare meglio il motto “con la laurea umanistica puoi farci tutto”, che io pensavo non fosse vero, cioè, nel mio povero pensare umanistico, ritenevo che una cosa non vera fosse falsa, ma sbagliavo, ho studiato troppo, e troppo mi sono illuso, non è falsa… è post-vera. “Puoi farci tutto” significa dire post-veramente che “non ci farai nulla”.

Io pensavo non ci fosse nulla che potesse essere vero quanto la verità, non pensavo ci potesse essere un post vero, ma a dire il vero (d’ora in poi dovremmo cambiare in“a dire il post-vero”) io pensavo che non ci fosse neppure una pre-verità, né una sopra-verità o una sotto-verità, né una lato-verità. Sbagliavo, la verità non è più qualcosa di semplice. Prima la verità era dire “le cose stanno così”, “oppure colà”, ora invece la verità è una giungla, è verde dappertutto, quindi le cose stanno così’, ma anche così, e pure così, e se vi girate scoprirete che sono anche così, giratevi ancora… sono di nuovo anche così, guardate in alto… sì, sono anche così, ma anche se guardate in basso, sono diversamente e contemporaneamente anche così: non importa dove guardate, né cosa guardate, è tutto vero, cioè post-vero.A questo punto, se volete riposarvi, potete anche chiudere gli occhi: ops, vedete buio? Vuol dire che le cose stanno anche così. Quindi le cose stanno così, che con la laurea umanistica puoi fare tutto, ma stanno anche così, che non puoi farci nulla, la prima è la post-verità della seconda.

Dato quanto appena detto, viene da chiedersi: “Ma esiste qualcuno che sbaglia?”. Se tutto è post-veramente vero, cos’è l’errore? Io che credevo al vero e non al post-vero, vi ho appena detto che sbagliavo, ma oggi scopro, per fortuna, che post-sbagliavo, quindi non avevo in realtà torto a credere al vero, è che contemporaneamente dovevo impazzire e accedere al nirvana del post-vero, nell’eterno riposo dell’eguaglianza delle mille post-verità. E io, post-veramente disoccupato, finalmente affrancato dal mito che “se non paghi, il cibo non lo compri”,  mi reco post-veramente al supermercato, e cerco di pagare alla cassa con… Sorpreso più che mai dal fatto che la cassiera conta ancora in euro, e non in post-verità (questa primitiva), chiamo la polizia, e indignato affermo di avere ragione (post-ragione), sulla base del fatto che la mia mente ha effettuato già l’accesso, riservato a pochi, nel mondo della post-verità, e pretendo pertanto il privilegio di pagare senza l’uso troglodita della cartamoneta. Purtroppo ho beccato poliziotti ancora succubi dell’ombra della verità, e in preda alla follia, dicevano che chi non paga non può comprare e deve andarsene.

Io me ne vado, ma non si accorgono che il cibo, perlomeno qualcosa, l’ho messo in tasca; ebbene sì, in un frammento di mondo che cerca ancora di essere vero, ho dovuto rubare… ma in fondo non è rubare, oggi posso dire che ho post-rubato e poi post-mangiato… anzi no, in realtà questa cosa l’ho fatta come la facevo prima: ho proprio mangiato, e solo dopo aver mangiato non ho avuto più fame… finalmente avevo raggiunto il nuovo approdo della sazietà (pardon… della post fame).

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About Andrea Forte

Sono Andrea Forte, 28 anni, di cui alcuni passati a laurearmi in filosofia e a scrivere; e forse scrivere è il mio vero modo di fare ricerca filosofica. Ho già pubblicato alcuni romanzi brevi, tra cui Il ballo dell’immobilità, Un uomo lontano, Sopravvivere, e alcuni racconti sono pubblicati in antologie di concorsi, a cui ho partecipato.

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