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Baudelaire

Baudelaire, poeta “moderno”

(Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867)

Sebbene non sia un poeta del Novecento, Charles Baudelaire rientra a pieno titolo nella letteratura novecentesca, dato il suo modernismo, scandendo un ritmo sino ad allora sconosciuto, scrivendo addirittura un librò riguardo al modernismo: Il pittore della vita moderna, da molti considerato il centro gravitazionale dei suoi interventi di critica letteraria precedenti e della sua produzione poetica successiva. Il pittore di cui si parla nel libro è Constantin Guys, chiamato solamente “G.”, perché non desidera che si parli di lui. Baudelaire non sembra un poeta figlio del suo tempo, dell’Ottocento, ma un anticipatore di uno stile tipicamente moderno: egli infatti fa della modernità stessa e della metropoli uno spazio antropologico, aspetto che sarà arricchito da nuovi ragionamenti da parte di altri scrittori. Il suo stile è fatto di precisione musicale, di un verso chiaro e limpido che dia al lettore un mezzo per entrare in contatto con le idee dell’autore e i suoi sentimenti; è uno stile quindi lineare, semplice seppur elaborato e matematico.

Baudlaire stesso, a proposito di poesia, ha infatti affermato:

Chi di noi non ha, nei suoi giorni d’ambizione, sognato il miracolo di una prosa poetica, musicale, senza il ritmo e la rima, tanto mutevole e precisa da adattarsi ai movimenti lirici dell’anima, alle oscillazioni della fantasticheria, ai soprassalti della coscienza? Questo ossessivo ideale nasce soprattutto dalle frequentazioni delle città immani, dall’intreccio dei loro smisurati rapporti.

Baudelaire: vita e opere

Charles Pierre Baudelaire nasce a Parigi il 9 Aprile 1821. A sei anni rimane orfano di padre. L’anno successivo alla morte del padre, nel 1828, la madre si risposa con il tenente Aupick, un uomo freddo e distante che si guadagnò tutto l’odio di Charles. A causa del tenente Aupick, la famiglia si trasferisce a Lione dove Charles, nel 1833, intraprende gli studi presso il Collegio reale. Qualche anno più tardi, nel 1836, la famiglia torna a Parigi, e lì Baudelaire continua gli studi presso il Collegio Louis-le Grande.

Finiti gli studi collegiali, Charles avverte il peso del futuro sulle proprie spalle, ed insofferente alle scelte che il patrigno Aupick gli propone, si appassiona all’idea di una carriera letteraria. Conosce ben presto scrittori dediti allo stile di vita bohéme. In questi anni si dedica anche alla frequentazioni di prostitute e contrae la sifilide. Nel 1841, a causa del suo stile di vita dissoluto, il patrigno, di comune accordo con la madre, decide di mandare Charles su una nave diretta alle Indie. La nave fa scalo in varie località, tra cui l’isola di Maurice e di Bourbon, dando a Charles l’opportunità di conoscere nuove culture e maturare la passione per quei luoghi lontani che lo accompagnerà per tutta la vita. Dopo 10 mesi di navigazione, il giovane Charles però torna a Parigi.

A Parigi,  decide di abbandonare la famiglia e di godersi la sua indipendenza economica, infatti in questo periodo entra per diritto in possesso dell’eredità paterna, stimata intorno ai centomila franchi. Si stabilisce in una camera dell’Hotel de Pimodan sull’isola di Saint-Louis. Nel 1842 conosce il poeta romantico Théophile Gautier, che ha avuto una grande influenza su di lui.  Nello stesso periodo, conosce anche Jeanne Duval, che diviene sua musa, oltre che sua amante.

Nel 1843, a causa dei suoi continui sperperi di denaro, Charles è interdetto ed i soldi dell’eredità vengono affidati ad un notaio. Non si fa mancare nemmeno le droghe, frequentando il Club des Haschischins, un gruppo di intellettuali dediti  alla sperimentazione di quest’ultime.

Il suo primo lavoro che lo afferma come critico competente, è la recensione del Salon del 1845, che risulta essere un grande successo per l’autore. Ironia della sorte, proprio nel  periodo migliore della sua carriera, Charles tenta il suicidio. Tra le cause che lo spingono all’insano gesto vi sono la condizione psicologica instabile, la solitudine e il futuro incerto.

Ripresosi dal trauma fisico e ancor di più da quello psicologico, Charles si occupa di nuovo del Salon nel 1846 e nello stesso anno fa il suo esordio come poeta con l’opera A una signora creola. Nel 1848 partecipa ai moti rivoluzionari parigini, non tanto per difendere la sua posizione politica-sociale, non fortemente radicata o definita, bensì perché preso dalla foga del momento.

La sua vita nei primi anni 50′ del secolo è relativamente uguale ai precedenti: continui cambi di alloggi, stile di vita dissoluto, piaceri proibiti come alcol e droghe. Vengono pubblicate in questi anni: (Du vin et du haschischFusées, 1851), (L’Art romantique, 1852), Morale du joujou (1853, riscritto nel 1869), (Exposition universelle, 1855).

Inoltre questi sono gli anni in cui  il poeta ultima tutti i componimenti della sua opera cardine, pubblicata nel 1857. Le fleur du mal (I fiori del male) non riscuotono il successo che Charles si aspettava, infatti lui e il suo editore sono messi sotto processo a causa delle poesie “oscene” che contiene il libro; è accusato di attaccare la morale pubblica e condannato a pagare una multa, oltre che ad eliminare sei poesie dall’opera. Dal 1859 in poi la salute di Charles va peggiorando, tanto da far preoccupare la madre che dopo anni di lotte e rapporti turbolenti con il figlio lo riaccoglie a vivere con lei nella casa di Honfleur. In questo periodo compone Le Voyage.

L’anno 1860 è un anno drammatico per Charles: le difficoltà economiche divengono sempre più gravi e il poeta tenta di nuovo il suicidio. Intanto la decennale relazione con Jeanne, continua fino al 1862, anno in cui Jeanne muore.  Nel 1864 tenta di vendere diritti di alcune sue opere e di ricavare denaro tramite qualche conferenza in Belgio, ma senza successo. Ormai la sua salute fisica e mentale è compromessa. Due anni dopo, nel 1866, mentre visita una chiesa belga viene colto da un ictus. Muore l’anno dopo a Parigi.

Spleen e Ideal

La poetica di Baudelaire è costruita soprattutto su corrispondenze ed antitesi. Secondo lui, nell’uomo coesistono il sublime e l’orrendo, che si esplicitano nel contrasto tra Spleen ed Ideal. Lo Spleen simboleggia l’angoscia di vivere che porta all’oblio, mentre l’Ideal rappresenta un ideale divino che attraverso la bellezza ideale porta alla perfezione. Questi elementi che cozzano all’interno dell’animo lo rendono mutevole. Egli paragona questa mutevolezza alle onde del mare e definisce il poeta come portavoce dell’animo umano, poiché ne carpisce l’entità più intima, così lo scopo del poeta è quello di destreggiarsi nell’enorme vastità dell’inquietudine umana. Il poeta si concentra così tanto su quest’aspetto che potrebbe addirittura dimenticarsi del mondo reale, diventando goffo e impacciato nella praticità. Baudelaire giustifica questa mancanza con lo scopo finale del poeta: il poeta deve portare alla luce attraverso l’arte un mondo ideale e perfetto, dove l’angoscia di vivere e il male non siano più un cruccio esasperante.

Le poesie inoltre subiscono un processo di spersonalizzazione, in quanto non vengono definite in un lasso di tempo chiuso o dall’autore stesso, bensì tendono ad avere il loro spazio libero, vengono associate dall’autore per affinità tematica e non temporale. Questo processo è alla base di Les Fleurs du mal, che dà all’opera un particolare taglio stilistico, infatti non si tratta semplicemente di una raccolta di poesie, ma di un’opera con un inizio e una fine ben definiti.

 

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