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poesie di Natale

Il Natale diventa letteratura con le poesie di Ungaretti, Saba e Quasimodo

Chritsmas is the air, tra poche ore sarà Natale, le case e i balconi si illuminano di mille colori, dalle finestre si intravedono gli abeti vestiti a festa. La gente guidata da sontuose luminarie affolla le strade, in cerca degli ultimi regali da mettere sotto l’albero. I presepi si preparano ad accogliere Gesù bambino.

Anche importanti personalità della letteratura del Novecento ne avevano raccolto l’atmosfera, facendo del Natale, l’inchiostro per loro penne, redigendo capolavori immortali.

In particolare tre sono le poesie di natale d’autore che hanno un prezioso lascito nella letteratura novecentesca: Natale di Giuseppe Ungaretti, Nella notte di natale di Umberto Saba e Natale di Salvatore Quasimodo.

Ungaretti: Il natale come tregua dalla guerra

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli 26 Dicembre 1916

Natale fa parte della terza sezione della raccolta Allegria di naufragi, che comprende i componimenti di guerra. Come si apprende dalla data apposta dall’autore alla fine del suo componimento, ci ritroviamo nel bel mezzo della prima guerra mondiale.Ungaretti ha già fatto la sua esperienza da soldato ed ha
imparato a conoscere la tragicità di essa. Il poeta si trova a Napoli, ospite di amici, per beneficiare della licenza per le festività natalizie.

Ungaretti, stanco fisicamente e psicologicamente preferisce rimanere in casa, godendosi la serenità domestica:non intende “tuffarsi in quel gomitolo di  strade”, immergersi cioè nel caos, che ricorda i rumori orrendi della guerra che, pesantemente incombono nelle sue orecchie e sul suo corpo. Il soldato
stremato si reifica a qualcosa che deve essere posato in un angolo. In una posizione isolata, tranquilla e silenziosa,in contrapposizione del caos della guerra. Lì, dove si percepisce solo il caldo riposante della casa in contrasto con il freddo pungente della trincea e dove, immobile, può abbandonarsi osservando le capriole che fa il fumo all’interno del focolare. In questa poesia emerge costantemente il contrasto tra io poetico e la condizione disumana della guerra.

Il poeta desidera rimanere solo e riposarsi, lontano dal dolore di quella guerra spietata. Questo suo stato d’animo triste e quasi rassegnato emerge anche dalla tessitura metrica del componimento, tipici della poesie ermetica, scarna ma essenziale. Ciò che subito ci balza agli  occhi, è l’assenza della punteggiatura. I versi sono frantumati, privi di musicalità: il lettore percepisce la tetra e asfissiante cappa della guerra, che ha travolto lo stesso poeta.

Il Natale vissuto da Ungaretti, dunque, si configura come un bisogno di pace, identificata con l’atmosfera rarefatta prodotta dal calore del camino.

Saba: il Natale come culla della gioia

Io scrivo nella mia dolce stanzetta,

d’una candela al tenue chiarore,

ed una forza indomita d’amore

muove la stanca mano che si affretta.

Come debole e dolce il suon dell’ore!

Forse il bene invocato oggi m’aspetta.

Una serenità quasi perfetta

calma i battiti ardenti del mio cuore.

Notte fredda e stellata di Natale,

sai tu dirmi la fonte onde zampilla

Improvvisa la mia speranza buona?

È forse il sogno di Gesù che brilla

nell’animo dolente ed immortale

Nella notte di Natale è una poesia di Saba non molto celebre. Il luogo e la data di pubblicazione sono molto incerti: presumibilmente è stata scritta nel 1901. Dunque apparterrebbe alla sezione Poesie dell’adolescenza e giovanili del Canzoniere.

Il tema della serenità domestica, del calore protettivo e del raccoglimento ricorrono anche in questo componimento. Saba si ritrova solo nella sua stanzetta, a fargli compagnia una candela che illumina lo spazio. Alla  tristezza dei versi precedenti si oppone “una forza indomita d’amore” che ispira il poeta e lo aiuta a scrivere. Si percepisce una serenità, quasi perfetta, che avvolge tutto, placando tutti gli animi inquieti.Saba è talmente meravigliato da questa inedita ebrezza che si chiede da dove provenga. Il poeta
impersonifica la Notte intraprendendo con essa un colloquio: le chiede se conosce la fonte di questa serenità. Immediatamente dopo lascia il passo ad una riflessione, se questa gioia smisurata non sia Gesù, che dalla mangiatoia infonde amore e conforto agli animi afflitti.

Da un punto di vista stilistico, il componimento,per nulla opulento a livello metrico, presenta una sintassi molto chiara. Lo schema metrico fa riecheggiare i versi come una sorta di filastrocca ed è proprio in questa tipologia che viene riconosciuta: molti infatti sono i bambini che la recitano come per celebrare il Natale.

Quasimodo: La pace del presepe contro l’inquietudine dell’uomo

Natale .Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.

Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l’asinello di colore azzurro

Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

Il titolo originario è Natale, ma il componimento viene spesso denominato Presepe.
Anche in questo caso la data e luogo della produzione sono ignoti,ma considerando l’incipit si può ipotizzare la sua stesura nel giorno di Natale o durante il periodo delle festività.

Questa poesia si divide in due parti. Nella prima parte, Quasimodo nel giorno di Natale si ferma ad osservare il Presepe: i pastori sono giunti alla grotta Betlemme. Altresì i Re Magi con i loro lunghi abiti, si sono recati al cospetto di Gesù per rendergli omaggio. Pace e Silenzio regnano in questa finzione scenica e tra queste figure di legno. Ecco i vecchi del villaggio che, sopraggiungono anch’essi. La stella cometa illumina la grotta, colorando d’azzurro il manto dell’asinello.

Da questo punto si apre la seconda parte della poesia: il poeta si sofferma e medita sulla Natività e sulla condizione dell’uomo. Regna la pace nel cuore di Cristo ma no in quello dell’uomo, anzi dopo venti secoli dall’arrivo del Salvatore, gli uomini ancora si scagliano reciprocamente uno contro l’altro. Palese è il rimando biblico a Caino e Abele. Alla base del componimento c’è dunque,una dicotomia: la pace del presepe da un lato e l’istinto violento degli uomini, che lottano contro sé stessi e contro gli altri uomini

La produzione si conclude con un quesito che Quasimodo porge ai suoi lettori: se in questa inquietudine e disordine, ci sarà mai qualcuno che, sentirà il  pianto del bambino che morirà poi sulla croce tra i due ladroni.

Questo Natale come raccoglimento, è lontano anni luce da quello celebrato nei tempi moderni: di certo non bisogna rinunciare alla giovialità dei preparativi natalizi e alla celebrazione della festa, ma uno spiraglio di riflessione dovrebbe aprirsi nel cuore e nell’animo di ogni lettore.

About Melania Menditto

Mi chiamo Melania Menditto. Sono laureanda in Lettere presso l'Università Federico II di Napoli. Amo la Letteratura, il Teatro, la Poesia, la Scienza forense,la Musica. Da sempre ammaliata dal Mondo di carta, sogno di farlo esplorare ai tanti, grandi o piccoli che siano. In futuro mi piacerrebbe essere anche una gionalista.

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Nato a San Lazzaro (Parma) nel 1911, Attilio Bertolucci si laurea in lettere a Bologna e insegna a lungo storia dell'arte a Parma. Nel 1929 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Sirio, e nel 1934 Fuochi in novembre. Trasferitosi nel 1950 a Roma, lavora per i programmi culturali della RAI e come redattore di riviste, in particolare < > e < >. Le poesie di Attilio Bertolucci del dopoguerra sono state via via pubblicate nei volumi La capanna indiana, Viaggio d'inverno, La camera da letto, Verso le sorgeti del Cinghio e La lucertola di Casarola. Importante anche il suo lavoro di traduttore e di consulente editoriale, al quale si lega la creazione nel 1939 della collana di poeti stranieri "La Fenice" dell'editore Guanda. Scritti di poetica, di critica, di testimonianza sono raccolti nel volume Aritmie, del 1991.