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Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Giorgio Bassani commentano Salvini in occasione dei 60 anni dell’Unione europea

25 marzo, manifestazione dei sovranisti contro la celebrazione di 60 anni dei Trattati di Roma. Entra Salvini sul palco, mentre tra il pubblico sono presenti gli scrittori Giuseppe Tomasi di Lampedusa e un amico, Giorgio Bassani. Salvini compare con la sua solita felpa, questa volta con su scritto “Gattopardi”.

Tomasi di Lampedusa è un po’ perplesso: Ma che scritta si è messo?
Salvini inizia a parlare: Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra
Tomasi di Lampedusa: Ma è il mio libro!
Bassani: Non ti arrabbiare subito, vediamo cosa dice. Qualche volte anche Salvini dice cose giuste…
Salvini: Contro quest’Europa che ci affama, che ci incatena, contro una moneta che ha distrutto la nostra economia, io oggi non voglio ricordare l’Unione europea, ma un grande scrittore, uno di noi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa!
Tomasi di Lampedusa: Uno di noi! Della lega nord! Io sono siciliano!
Bassani: In effetti, ma sai è politica, retorica, lascia parlare, sai poi ora la lega è diventata nazionale, non è più solo lega nord.
Tomasi di Lampedusa: Quindi ora la Lega ama anche il sud?
Bassani: No, solo che odia l’Europa più del sud.
Tomasi di Lampedusa: Quindi gli serve il sud…
Bassani: …per uscire dall’Europa.
Tomasi di Lampedusa: E poi magari…
Bassani: …si separa dal sud…
Tomasi di Lampedusa: …per ritornare in Europa con il nord a velocità massima.
Bassani: Sì, credo che il trucco sia questo.
Tomasi di Lampedusa: Il piano sarebbe geniale, se non fosse che deve essere lui ad attuarlo, assomiglia a quello della canzone, come si chiama?
Bassani: Gabbani, quello vestito da scimmia?
Tomasi di Lampedusa: Sì, solo che lui si mascherava da scimmia, Salvini invece ci somiglia proprio.

Nel frattempo Salvini finisce il discorso tra le urla della gente vestita, chi da vichingo, chi da guerriero celtico… chi da imbecille. Il leader del carroccio si mescola alla folla per salutare tutti – uno gli fa anche il saluto romano quando passa, ma lo colpisce in faccia, perché calcola male la distanza – solo che quando passa davanti a Tomasi di Lampedusa e a Bassani, non li riconosce, soprattutto il primo.

Tomasi di Lampedusa: Ma come, cita i mie libri e non mi riconosce?
Bassani: Non credo che sia automatico per lui citare solo quello che legge.
Tomasi di Lampedusa: Si in effetti sembra il tipo così, non credo neppure che per lui sia automatico leggere.

Salvini si ferma, si gira improvvisamente e li sorprende: Giuseppe! Giorgio!
I due scrittori sorridono immediatamente e, gratificati e ricredutisi, gli vanno incontro, ma Salvini li supera e saluta due facce dipinte di verde dietro di loro, con una pancia più grossa dell’Unione europea, frutto di anni di ignoranza affogata nella birra.
Poi si gira nuovamente per tornare indietro, però rivolgendo prima la parola a quei due con la faccia delusa: Volete un autografo?

Tomasi di Lampedusa: No per carità, piuttosto possiamo offrirle noi una banana?
Bassani: O una noce di cocco?
Tomasi di Lampedusa: Non faccia complimenti.

Salvini non capisce, gli sembrano tipi strani, del resto hanno il classico identikit che insospettisce uno come lui: sguardo intelligente, espressione profonda, camicia invece della felpa, addirittura la cravatta, segno di palese asservimento al sistema, barba tagliata (a Salvini cresce solo sotto il mento, ma è sufficiente a renderlo disordinato, invece che farne una scelta di stile), uno dei due ha pure i baffi, magari è un dalemiano, decide di non fidarsi: No grazie. – e sparisce di nuovo fra gli Uh Uh Uh animaleschi della folla intellettualmente affascinata da tanto cervello.

Bassani: Basta, andiamo via, non sarà lui a fare l’Europa come dico io nei miei romanzi su Ferrara, cioè al tempo stesso locale, ma non localistica, un’Europa di diversi, ma insieme e uguali.
Tomasi di Lampedusa: Basta sì usciamo, andiamo al Campidoglio, magari lì dicono cose più intelligenti.
Arrivati, salutano la doorwoman.
Bassani: Hai visto che cerimoniale, mettono la fascia tricolore pure agli usceri, questo sì che è stile, chissà che figurone con la Merkel.

Bassani: Comunque dovrebbero imparare da me quei mediocri al potere. L’Unione europea non è democratica, come invece i suoi singoli stati: i cittadini non eleggono un capo del governo.Tomasi di Lampedusa: Cosa proporresti?
Bassani: Elezione diretta del capo del governo, eurobond per condividere il debito, ripartizione equa dei migranti con diritto d’asilo, esercito europeo, tassazione più o meno uniforme.
Tomasi di Lampedusa: Già che ci stai aggiungi strade d’oro, pioggia potabile, stipendio senza lavoro, miracoli nel fine settimana…
Bassani: Dici che è irrealizzabile?
Tomasi di Lampedusa: Non con questi leader e non con questi popoli.
Bassani: Neppure quello siciliano?
Tomasi di Lampedusa: Neppure lui, lo sai, il siciliano, come emerge dal gattopardo, non cambia mai.
Bassani: Che amarezza, dai usciamo, non ne posso più.

E uscendo urtano una donna alla porta del Campidoglio – Ah, mi scusi – e continuano a camminare.
… neanche loro, come i leader europei, si erano accorti che era il sindaco di Roma.

 

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About Andrea Forte

Sono Andrea Forte, 28 anni, di cui alcuni passati a laurearmi in filosofia e a scrivere; e forse scrivere è il mio vero modo di fare ricerca filosofica. Ho già pubblicato alcuni romanzi brevi, tra cui Il ballo dell’immobilità, Un uomo lontano, Sopravvivere, e alcuni racconti sono pubblicati in antologie di concorsi, a cui ho partecipato.

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Mi chiamano Pirata. Come a Pantani. La differenza è che io non pedalo, io nun coro, io sto fermo, inammovibbile, e se il mondo mi cambia attorno io sto sempre qua, presente! E mi adatto ai cambiamenti, utile per ogni occasione, 'n omo per tutte 'e staggioni, perché di quelli come me, cor pelo su lo stommeco, zarvognuno, il bisogno prima o poi s'arisente.