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10 frasi per ricordare Louis-Ferdinand Céline, marchiato ingiustamente con l’etichetta di scrittore ‘maledetto’

Marchiato con l’infamante etichetta dello scrittore maledetto, accusato di antisemitismo, nazismo, razzismo, collaborazionismo; autore di pagine indimenticabili e spietate, il francese Louis-Ferdinand Céline, come ha giustamete notato l’autrice Marina Alberghini, autrice di Ferdinand Céline, gatto randagio, si è cucito addosso, suo malgrado, una fama inversamente proporzionale al valore di alcune delle sue opere.

L’ostilità di cui fu oggetto Céline infatti, si dichiarò molto tempo prima che lui avesse manifestato le sue opinioni su qualsiasi argomento politico; l’atteggiamento demifisticatorio che appariva fin dai suoi primi libri e fu forse la causa. L’intellighentia comprese subito che c’era uno che si era messo a smascherare, a stanare il potere, a denunciare. Dopo un viaggio in incognito in Russia, nel 1936, Céline infatti denunciò gli orrori di Stalin in Mea Culpa e poi in alcune lettere e pamphlet, attirandosi l’ira e la persecuzione dei comunisti francesi. In riferimento al massacro di Katyn, Céline fu il primo a dire che erano stati i sovietici a sterminare i polacchi. Una verità che allora gli costò l’ infamante offesa da parte dei comunisti francesi di filo-nazismo. Nel 1933 Céline fece un discorso pubblico, l’Hommage à Zola, dove si concentrò sui totalitarismi che allora stavano dilagando, analizzandoli alla luce delle scoperte freudiane e dimostrando che è l’impulso di morte che porta un popolo ad asservirsi al suo dittatore e a provocare la guerra. Nessuno storico di rilievo ha evidenziato quest’aspetto, anche perché la persecuzione di Céline da parte degli intellettuali della gauche fece scomparire tutti i documenti, tornati alla luce solo recentemente.

Per quanto riguarda infine l’antisemitismo di Céline, bisogna sottolineare come questo aspetto è molto marginale rispetto alla sua opera. È riscontrabile in una sola invettiva ed è stato messo in risalto per colpirlo. Il suo supposto collaborazionismo non è mai esistito come dimostrano dei documenti ineccepibili usciti ultimamente. Céline non invocò mai un pogrom e neanche le camere a gas, che non sapeva nemmeno esistessero. Lo scrittore ebbe poi molti amici e difensori ebrei, e ne salvò altrettanti dalla persecuzione nazista grazie a certificati falsi.

 

  1. Tutto ciò che è davvero interessante accade nell’ombra. Non sappiamo niente della vera storia degli uomini.

 

     2. La maggior parte della gente muore solo all’ultimo momento; altri cominciano col prendersi         vent’anni d’anticipo e talora anche di più. Sono gli infelici della terra.

 

     3. La tristezza del mondo assale gli esseri come può, ma ad assalirli pare che ci riesca quasi sempre.

 

     4. Quasi mai gli umili chiedono il perchè di ciò che sopportano. Si odiano gli uni con gli altri, e tanto basta.

 

     5. La verità è un’agonia che non fiisce mai. La verità di questo mondo è la morte. Bisogna scegliere, morire o mentire. Non ho mai potuto uccidermi, io.

 

     6.  Però non sarebbe poi tanto male se ci fosse qualcosa per distinguere i buoni dai cattivi.

 

     7. Forse è questo che si cerca nella vita, nient’altro che questo, la pena più grande possibile per diventare se stessi prima di morire.

 

     8. Mai credere a prima vista all’infelicità degli uomini. Chiedete loro se riescono ancora a dormire…In caso positivo, tutto bene. Basta quello.

 

     9. Il capitalista è peggio della merda. Ecco tutto.

 

    10. La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.

 

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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Graham Greene, scrittore-giornalista poliedrico e cosmopolita

Nato a Berkhamsted in Gran Bretagna il 2 ottobre del 1904, Graham Greene ha dedicato tutta la sua vita alla scrittura senza fermarsi mai. Infatti durante i suoi numerosi viaggi traeva fonti essenziali per la sua poetica. Il contatto con questi luoghi (Africa, Messico, Estremo Oriente, Italia, Francia ecc.), ha permesso di rendere la sua narrativa portavoce a chiare linee dei conflitti e dei mutamenti dell’epoca. Nel caso di Greene è impossibile tracciare confini netti tra vita e opera letteraria, queste due componenti costituiscono in modo inscindibile la sua natura di intellettuale.