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In morte di Jerry Lewis, pontiere tra screwball e slapstick comedy

Jerry Lewis

Nel momento più intenso della guerra fredda tra cinema italiano e cinema americano, inasprito dall’egemonia della critica post-neorealistica, il nome e i film di Jerry Lewis rappresentavano uno dei punti di massima polemica. Infatti al grande successo e alla straripante popolarità di The ID (come lo chiamavano i fan abbreviando l’affettuoso nomignolo “The Idiot” ) in patria, corrispondeva da noi la diffusa idea di un comico banale, insulso, esponente perfetto della tipica demenzialità americana. Solo alcuni cinèfili coraggiosi, precedendo di poco la clamorosa rivalutazione critica operata alla fine degli anni Sessanta dai ‘giovani turchi’ parigini futuri autori della Nouvelle Vague, osavano celebrare la genialità assoluta ed eversiva dell’attore scomparso o scorso 20 agosto a novantuno anni. Quell’adulto perennemente infantile, dai movimenti simili a quelli di uno snodatissimo pagliaccio e dalla risata e la smorfia sguaiate, detto anche The Ugly -il bruttissimo- signore e padrone delle esilaranti (dis)avventure di titoli destinati a diventare di culto come “Mezzogiorno di fifa” o “Il nipote picchiatello” (doppiati come meglio non si potrebbe dal mitico Carletto Romano) era anche, sorprendentemente, un idolo della Hollywood glamour, sposato ma seduttore, nevrotico ma in grado di fare impazzire le pupe non solo nella finzione dei set, partner indispensabile di Dean Martin nei trionfi di una delle coppie comiche più irresistibili della storia del cabaret, del cinema e della tv.

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In morte di George A. Romero, Il più estremo maestro dell’horror contemporaneo

George Romero

Gli zombi siamo noi. Anche in Italia, senza attendere il via libera dei “Cahiers du cinéma” che sarebbe arrivato da lì a poco, i sessantottini cinéfili ne colsero subito l’essenza e se la scambiarono come un passaparola. “La notte dei moti viventi”, un horror americano costato la miseria di 114.000 dollari (ma ne incasserà circa trenta milioni nel mondo), 96 minuti in bianco e nero, senza attori noti e denso di polemici riferimenti all’attualità senza, però, ricorrere alle prediche del cinema etico-politico, divulga così il nome di George A. Romero, uno dei registi chiave della New Hollywood morto ieri per una grave malattia a Toronto. Nato nel febbraio 1940 a New York da padre cubano, Romero si trasferisce a Pittsburgh e insieme ad alcuni amici si occupa di spot e documentari prima di fondare la casa di produzione Image Ten il cui primo titolo sarà proprio “Night of the Living Dead” uscito nell’ottobre 1968. Sia pure ricco di precedenti nobili, come il cult di Val Lewton “Ho camminato con uno zombi”, il film ispirato a un racconto del maestro di un’intera generazione di cineasti indipendenti Richard Matheson sviluppa in maniera geniale il tema (anche western) dell’assedio adattandolo a quello distopico dell’epidemia distruttrice: una volta contagiati da un virus procurato dai maneggi del potere, gli uomini non diventano mostri o vampiri, bensì “morti viventi” avidi della carne dei sopravvissuti.

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‘La battaglia di Hacksaw Ridge’, la potenza e il vigore dell’anticonformista Mel Gibson

Mel Gibson

Mel Gibson, il reietto del sistema radical-divistico hollywoodiano è tornato alla grande. Ed è tornato con uno dei generi baluardo delle platee popolari: il cinema di guerra, con un film candidato agli Oscar e che se ne infischia dei tentativi di tutela da parte dei sentimenti pacifisti dell'espressione artistica di un cineasta: La battaglia di Hacksaw Ridge.

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Cinque film per ricordare l’attrice Debbie Reynolds, scomparsa lo scorso 27 dicembre

Debbie Reynolds

Di nascita umile e dall’infanzia selvatica in quel di El Paso, Mary Frances Reynolds (fu Jack Warner a scegliere per lei Debbie) è stata un’attrice, cantante, presentatrice, patrocinatrice cinematografica e attivista sociale, scomparsa il 27 dicembre scorso, 24 ore dopo la morte della sua amata figlia Carrie Fisher, anche lei attrice, indimenticabile principessa Leila nella pellicola Guerre stellari. Ricordiamo Debbie Reynolds attraverso cinque prove indimenticabili dentro la sua brillante carriera. È una scelta limitata rispetto a un corpus artistico ancora tutto da esplorare, ma ci sembra un buon punto di partenza per permettervi, eventualmente, di approfondire di più l’arte di colei che è stata una grande star hollywoodiana in grado di non perdere mai il controllo della sua vita nonché il buon umore. È stata una regina del musical classico, lanciata forse dal capolavoro dei capolavori in questa categoria.

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‘Sully’ di Clint Eastwood: l’eroico destino di chi compie solo il proprio lavoro

Sully di Eastwood

Sully è il nuovo film dell'inossidabile fuoriclasse del cinema internazionale Clint Eastwood, uscito nelle sale italiane lo scorso 1 dicembre e che ha per protagonista Tom Hanks. L'ottantaseienne Eastwood dimostra di avere una vena creativa inesauribile e sforna un altro capolavoro prendendo le mosse dallo straordinario evento avvenuto il 15 gennaio del 2009, quando il volo di linea Airways 1549, affidato alle esperte mani del capitano Chesley “Sully” Sullenberger, fu costretto dopo pochi minuti dal decollo a tentare un ammaraggio d’emergenza sulle acque newyorkesi dello Hudson in seguito all’avaria di entrambi i motori.

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Addio ad Arthur Hiller, regista di ‘Love Story’

Arthur Hiller

Arthur Hiller, regista canadese figli di immigrati ebrei polacchi, si è spento ieri a Los Angeles all'età di 92 anni. Il mondo del cinema piange dunque uno dei suoi registi più romantici, passato alla storia per la pellicola strappalacrime Love Story (1970) con Ali MacGraw e Ryan O’Neal. La trama è arcinota: lui, studente di buona famiglia in un college che s'innamora di una ragazza di origine italiana e non benestante. Convolano a nozze contro la volontà dei genitori di lui. La ragazza muore di leucemia su un letto d'ospedale pronunciando le celeberrime ed indimenticabili parole rivolte al suo amato: "Amare significa non dover mai dire mi dispiace".

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L’eredità di Michael Cimino, genio anarchico

Michael Cimino

Michael Cimino, anarchico e visionario regista italo-americano passato alla storia del cinema per il capolavoro Il cacciatore, si è spento il 2 luglio scorso all'età di 77 anni. Una morte inaspettata soprattutto se si pensa che in occasione dello scorso Festival di Locarno ad agosto, il regista era apparso sereno ed entusiasta della calda accoglienza da parte del pubblico.

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5 frasi per amare Terrence Malick

Terrence Malick

Una filmografia scarna quella del regista Terrence Malick ma ricca di contenuti spietati, che non possono non far riflettere lo spettatore. Si potrebbe definire Malick un esistenzialista che ha sperimentato tecniche non convenzionali con i suoi ormai celebri montaggi e voci fuori campo, richiamandosi spesso a tematiche bibliche. Strenuo difensore della sua vita privata, il texano Terrence Malick non partecipa ad eveneti mondani né alle produzioni dei film, né concede interviste. Nella sua lunga carriera ha diretto solo nove film

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