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‘Doppio amore’, il thriller erotico di Ozon che si compiace delle proprie visioni a scapito delle narrazioni

Ozon

Incurante del fatto che i critici d’antan usavano puntualmente l’espressione “cinema ginecologico” per stroncare i film di Tinto Brass e affini, Ozon esordisce quasi subito con uno zoom all’indietro dello speculum dall’interno di una vagina seguito dal fulmineo taglio di montaggio che riprende in verticale il dettaglio di un occhio della paziente. In quanto all’interpretazione della sequenza ambientata in uno studio medico, gli spettatori sono lasciati del tutto liberi (azzardiamo: il sesso sta nello sguardo?). Per Doppio amore, dunque, le reazioni del pubblico saranno forti e divise già dall’incipit, ma in ogni caso il resto del film non stacca mai il pedale dalla sistematica esasperazione dei temi cari al regista: il sesso, la cartografia dei desideri segreti, i trompe-l’oeil tra sogno e realtà, i disturbi ossessivo-compulsivi, la tematica del doppio e una spirale di incubi riverberati da quadri, arredi, finestre e, guarda caso, un’infinità di specchi nella “pupilla” della macchina da presa in qualche modo assimilata al dilatatore corporeo dell’inizio. Trasponendo a Parigi un racconto dell’americana J. C. Oates, l’autore di Sotto la sabbia, Angel e Frantz dà fondo alle sue innegabili e talvolta esaltanti doti d’eleganza formale e raffinatezza compositiva per allestire l’ennesimo thriller erotico tipico di un cinéfilo edipico sotto perenne influenza di padri geniali quanto ingombranti (Bunuel, Hitchcock, Polanski, De Palma, Cronenberg) da cui, però, non riesce mai a liberarsi e quindi simbolicamente a uccidere.

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In morte di Jeanne Moreau, colei che ha ridefinito lo statuto di attrice europea

jeanne moreau

Jeanne Moreau era Jeanne Moreau molto prima della Nouvelle Vague e lo sarebbe stato anche molto dopo. Tuttavia ad oggi ancora la ricordiamo per il contributo che ha dato a quella stagione incredibile del cinema e come, tra la fine degli anni ‘50 e la fine dei ‘60, abbia ridefinito lo statuto di attrice europea, di fatto creando un precedente, delle orme che prima e non esistevano e altre dopo di lei hanno potuto percorrere.

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In morte di Jacques Rivette

Jacques Rivette

Da qualche tempo era affetto da Alzheimer, Jacques Rivette, il raffinato regista esponente della Nouvelle Vague, che si è spento a ottantasette anni il 29 gennaio scorso a Parigi. Nato a Rouen nel 1928, Rivette, si trasferisce a Parigi per studiare presso la Sorbonne ma ben presto sceglie la cinefilia collaborando alla “Gazette du cinéma” e sui celebri “Cahiers du cinéma” (di cui è stato anche direttore nel 1963) e stringendo amicizie registi come Astruc, Godard e Rohmer.

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Robert Bresson, scrutatore dei destini umani

Robert Bresson

Considerato universalmente uno dei più grandi maestri del minimalismo, il regista e sceneggiatore francese Robert Bresson, Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia del 1989, è stato un intellettuale rigoroso, come il suo collega René Clair. Ma se Clair amava scherzare sui destini umani, Bresson ne ha scrutato impassibile il fluire, osservando il cammino del male nell'animo dei suoi personaggi o seguendone il lungo riscatto, senza intervenire in alcun modo.

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Angel-la vita, il romanzo, il melò di F. Ozon

Angel la vita il romanzo

In Angel-La vita, il romanzo (2007), Francois Ozon crea una pellicola immaginifica che non racconta una storia oggettiva, ma tratta i diversi punti di vista, che possono mutare gli eventi mostrando a noi stessi e agli altri cose che in realtà non sono mai accadute, una storia che abbiamo vissuto solo nella nostra mente. Angel si basa sulla vita di Marie Corelli, autrice inglese di fine Ottocento, e la rielabora creando il personaggio di Angel Deverell, una ragazza sognatrice e determinata, fino all’ossessione, a diventare non solo una scrittrice, ma una scrittrice famosa e lodata da tutti.

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Bande de filles, di Céline Sciamma

bande de filles

Vivere a Bobigny, in una banlieue nella zona est di Parigi, vuol dire essere sempre disposti ad accettare certe sfide. Certo non si è tirata indietro nemmeno la regista trentaseienne Céline Sciamma (Tomboy) che con Bande de filles, ha voluto, con questo suo terzo lungometraggio, conoscere da vicino questo mondo per poi raccontarcelo, così com'è, senza ricami e senza l'enfasi di chi vuole far presa sullo spettatore. La regista descrive, semplicemente e con estrema verità, cosa possa voler dire vivere oggi a Parigi, essendo donne, nere e povere.

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Il cinema francese tra il 1930 e il 1950, meglio conosciuto come realismo poetico

Giaques Prevert

Il cinema francese tra il 1930 e il 1950 vive un periodo di fasti e splendore, meglio conosciuto come “realismo poetico”, formula suggestiva ma fuorviante in quanto non ci consente di conoscere totalmente uno dei periodi più ricchi culturalmente e linguisticamente del cinema mondiale. Vale la pena, quindi, esaminarlo in maniera approfondita.

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