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L’antifascismo dei cretini affogati nel ridicolo che tirano in ballo persino Dante

antifascismo

Abbiamo sempre avuto pazienza con i cretini non cattivi e con i cattivi ma intelligenti. Non riusciamo però ad averne con i cretini cattivi, magari in origine solo cretini poi incattiviti oppure solo cattivi poi rincretiniti. Ma sono cresciuti a dismisura e si sono aggravati. Sto parlando del nuovo antifascismo, collezione autunno-inverno, che si alimenta di fascistometri per misurare il grado di fascismo che è in ciascuno di noi e di istruzioni per (non) diventare fascisti, di Anpi posticce che sventolano l’antifascismo anche il 4 novembre, non più costituite da partigiani ma da militanti dell’odio perenne; e poi di mobilitazioni, manifestazioni e mascalzonate, veicolate da giornaloni, telegiornaloni, talk show e da tante figurine istituzionali. Come quel Figo che alterna dichiarazioni d’antifascismo a dichiarazioni surreali d’amore a proposito degli stupri e i massacri tossico-migranti. Per lui le violenze si combattono con l’amore, come dicevano i più sfigati figli dei fiori mezzo secolo fa. Lui ci arriva adesso, cinquant’anni dopo e a proposito di un fatto così terribile come uno stupro mortale a una ragazzina.

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Da Virzì a Balotelli, inventarsi un’arte: come, quando e perché si è preso a trattare il film come oggetto artistico, il divo come maître à penser e il regista come autore

Virzì

Virzì è stremato, non sa più con quali nuove formule lessicali esprimere il proprio disgusto verso chiunque. Eppure continuano a tartassarlo. Lo intervistano, facce ride sembrano dirgli, e lui stanco esegue come chi ha ripetuto troppe volte la stessa barzelletta: quello è fascista, quest’altro razzista, questo qui neonazista e quello mi sta antipatico per fatti miei. E giù applausi. Loro chiedono, lui legittimamente replica e dice apertis verbis quello che pensa. A puntare il dito contro uno che risponde a delle domande – specialmente nel caso di specie – si registra però l’ennesima adesione di certi ambienti al solito orientamento politico e intellettuale, senza procedere oltre. Per farlo andrebbe ricercato il motivo per cui il suo giudizio venga imposto in maniera così autorevole nonostante un’opinione pubblica collocata ormai da tempo su posizioni opposte. Semplice: fa i film, è un artista, si dirà. Sì, e con questo? Cos’è che rende un professionista dell’estetica un filosofo, un analista politico, un sacerdote?

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Il paradosso Italiano di Curzio Malaparte, tutto e il suo contrario, per il gusto e lo spirito d’esser libero

Malaparte

La traiettoria di Curzio Malaparte costituisce una fortissima e stridente eccezione nel gran panorama dell'intellettualità europea del Novecento. Egli fu tutto ed il contrario di tutto, per il gusto e lo spirito d'esser libero. L’Italia non esiste se non come paradosso. E magnifico, irrisolvibile, svociatissimo paradosso fu Curzio Malaparte. L’antitaliano più arcitaliano degli italiani, ma pur sempre straniero. Kurt Erich Suckert, nato pratese, perciò toscano, che più italiano non v’è, da Erwin Suckert, un tedesco, ed Evelina Perelli, una lombarda. Uno straniero, Curzio Malaparte, di un genere del tutto particolare: uno straniero in patria, ma non profeta, un uomo fuori luogo nel mondo, e tal mondo, il mondo – come nei suoi scritti – è l’Europa.

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Trilussa, poeta vernacolare e iniziato alla Massoneria

Trilussa

Trilussa è una delle figure più rocambolesche che si possano incontrare in un'indagine che scandagli i cammini paralleli di Letteratura e Massoneria. Il poeta romano, infatti, fu un massone che mai ricevette iniziazione massonica. Ciò rende ammaliante l’intera costellazione delle sue vicende. Mai compiacente osservatore delle cose italiane, aveva sempre offerto un loro ritratto ironico. Emblematica la sferzata al regime fascista (senza mai, però, sfociare nell’invettiva).

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‘Lo scialo’ di Pratolini: l’invenzione di sentimenti connessi alla realtà

Scialo di Pratolini

Dopo il Metello, era giustamente atteso il seguito di quella trilogia, Una storia italiana, annunciata da Vasco Pratolini quando fu dato alle stampe il primo volume. Alle opere precedenti, di fronte al romanzo-fiume Lo scialo, la critica ha richiamato l'autore alla sua naturale misura narrativa rispetto allo scialare di questo romanzo. Eugenio Montale ha sostenuto che Scialo è un romanzo vano più che crudele. La vita infatti, secondo il poeta è frugata da Pratolini con il microscopio in ogni sua fibrilla e non senza qualche delectatio morosa sui temi azzardati, Ma bisogna sottolineare senza psicologismi astratti o psicoanalitici che l'adesione alla vita come realtà, anche se Lo scialo è una cronaca di fatti che corre sul binario di una cronaca esterna, in Pratolini è totale.

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L’attualità o inattualità di Pasolini, che dopo 41 anni va di traverso a tutti

attualità P P Pasolini

Pasolini è il Santo patrono degli Intellettuali italiani e di tutti i profeti scontenti. Disperata­mente attuale o perdutamente inattuale, su di lui si accaniscono infinite autopsie, sul cor­po, sui libri, sulle idee politiche, ancora oggi a 41 anni esatti dalla sua morte. Lasciamo stare il solito giochino se Pasolini era di destra o di sinistra. Pasolini era Pasolini, marxista eretico e reazionario, comunista antimoderno, populista rurale e spirito religioso ma blasfemo; esteta decadente, parallelo in senso inverso a D’Annunzio. Oggi è scomodo a sinistra come al centro e a destra, inadattabile all’epoca delle passioni spente e delle ideologie cadaveri.

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‘I partigiani non c’erano’, di Germano Rubbi

I partigiani non c'erano, Germano Rubbi

I partigiani non c’erano (Dalia edizioni, 2015) è un romanzo storico di Germano Rubbi, attore, regista e autore teatrale di origine ternana. Il romanzo, che prende le mosse da un fatto realmente accaduto, e che si avvale di testimonianze dei presenti e di documenti ufficiali, si concentra sul massacro di sedici persone avvenuto il 13 aprile 1944 nella cittadina di Calvi dell’Umbria per mano di un gruppo di SS.

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Ada Negri: il “dono” della vita

Ada Negri

Ada Negri nasce a Lodi nel 1870 da umili origini. La sua produzione poetica comincia sin dai primi anni della sua età adulta, che la vedono maestra elementare a Motta Visconti, un paesino della provincia di Milano. Qui pubblica le sue prime poesie su varie riviste, per poi pubblicare nel 1892 la sua prima raccolta, Fatalità, che ebbe gran successo e che porta la Negri a Milano. Qui la poetessa, anche grazie ai temi sociali trattati nella raccolta, entra in contatto con gli ambienti politici milanesi, specie col partito socialista, conoscendo Turati, Mussolini e Anna Kuliscioff.

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