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Elogio dell’attesa: da Silvio Raffo a Eliot passando per Elias Canetti

attesa

Partiamo da una suggestione poetica. Silvio Raffo, scrittore e traduttore romano, dedica recentemente un intero poemetto all’attesa. Il titolo è evocativo, En attendant, che non significa altro che “aspettando”, “nell’attesa”. E il proposito è di raccontare l’attesa dal punto di vista di chi sta attendendo: non da chi la osserva come un oggetto da analizzare esternamente, con occhio clinico, ma da chi ne partecipa, in un certo senso, incarnandola. D’altra parte Elias Canetti diceva che nessuno può comprendere l’attesa tranne l’atteso o chi è in attesa. Ora, l’attesa è uno degli stati più singolari che un essere umano possa provare. Lo stesso Canetti ci dice ancora: [l’attesa] è per intensità superiore a qualunque altro. Il poemetto di Raffo ci dice innanzitutto, prima di trasgredire questa idea, che l’attesa è sempre attesa di qualcosa. Questo qualcosa il poeta lo indica come una sorpresa, lo chiama evento, lo indica come un ospite angelico. La sua è un’attesa viscerale, totalizzante, assoluta

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Il “quasi” crepuscolarismo di Guido Gozzano tra la Signorina Felicita e Nonna Speranza: un confronto con Moretti, Govoni, Corazzini e Bontempelli

Gozzano

Crepuscolare oltre i crepuscolari, raffinato frequentatore della Torino dei critici esordi del secolo breve, intelligente lettore di D’Annunzio e dei simbolisti francesi, Guido Gozzano è – parola di Eugenio Montale – il più artista dei poeti del suo tempo, ovvero il tempo abitato da quelle incrinature che solo l’avanzare di un mondo inquietante e opprimente quale quello borghese può provocare, seppur dando voce – flebile o intensa che sia – a una poesia tanto acuta da riuscire a raccontare davvero le buone cose di pessimo gusto che affollano la malinconica quotidianità degli anni zero del Novecento.

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L’esperienza bellica in Saba, Montale, Ungaretti

Umberto Saba immagine

Il ventesimo secolo è ricco di avvenimenti che hanno mutato dalle fondamenta il nostro Paese. Le guerre, i regimi dittatoriali, hanno scritto la storia più cruenta del Novecento e hanno finito per creare un legame anche con la cultura del tempo, coinvolgendo sotto tutti i punti di vista scrittori come Ungaretti, Montale, Saba.

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Vittorio Sereni, poeta dell’incertezza

Vittorio Sereni

La poesia di Vittorio Sereni è stata inizialmente inserita sia nel modernismo minore (anche per l’influenza di poeti quali Ungaretti e Quasimodo), sia nell'ermetismo fiorentino, mostrando oggetti, situazioni e sentimenti diversamente concreti. Tale visione muta con la prigionia e la guerra: il mondo diventa ai suoi occhi indecifrabile, così come si nota in "Diario in Algeria" (la voce parlante e gli elementi lessicali arcaizzanti servono spesso a distanziare la realtà, mentre il ritmo modulato tra una strofa e l’altra, simboleggia la condizione di prigioniero simile a quella dello stato umano).

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Giuseppe Ungaretti: rinnovatore ermetico

Ungaretti

Sicuramente il momento più drammatico del cammino di Giuseppe Ungaretti, è raccontato ne "Il Dolore": la morte in Brasile, la cui natura è percepita come ostile e matrigna dal poeta, sulla scia di Leopardi, del figlioletto segnerà definitivamente il pianto dentro del poeta anche nelle raccolte successive ;struggente e drammatica a tal proposito la lirica "Gridasti: soffoco"

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