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Benedetta follia

‘Benedetta follia’ di Carlo Verdone ci consegna un’Ilenia Pastorelli attrice a pieno titolo

Che Ilenia Pastorelli, l’inconsapevole fatina di “Jeeg Robot”, fosse una forza della natura lo si era già capito, ma Verdone è riuscito a tramandarla come attrice a pieno titolo. La sua verve sexy in bilico tra il “ci è o ci fa” (la sciroccata) imperversa, infatti, in Benedetta follia, shaker dolceamaro delle tematiche più congeniali al talento ragionato del regista trait d’union tra la tracotanza dei mostri anni Sessanta e la fragilità degli eredi psicotici della commedia all’italiana. Il suo segreto si conferma, infatti, quello dell’abilità e la malizia con cui il suo alter ego schermico è indotto a confrontarsi con le controparti femminili che lo blandiscono e l’umiliano, ma infine gli offrono puntualmente una chiave per restare i piedi sui travagliati saliscendi della vita.

Plurimitato senza sosta –anche il film della coppia Albanese/Cortellesi in questi giorni meritatamente premiato dal box-office non può che definirsi verdoniano- il suo album di storie smarginate ha scontato fatalmente qualche impasse, ma per fortuna quest’ultimo capitolo agisce da ottimo energetico non solo perché servito a puntino dalla pertinenza della fotografia e la colonna sonora, ma perché distribuisce nelle proporzioni giuste le piroette survoltate ed esilaranti e i contrappunti di uno stato d’animo malinconico ma non lugubre.

Il messaggino in filigrana di Benedetta follia si limita a suggerire che non basta invecchiare, bisogna “sapere invecchiare”, ma è proprio su questo terreno che nessuno può superare le vocazioni autolesionistiche di un deus ex machina come Carlo Verdone. Fatta salva una riserva sul finale un po’ flebile e sforzato, il film non perde le misure e le cadenze né quando il timorato protagonista è trascinato nel gorgo delle app per single desiderosi d’accoppiarsi (esula dalla volgarità persino la gag del cellulare finito per un gioco erotico maldestro negli intimi recessi di un’assatanata), né quando lo stesso sgambetta come Dumbo in un balletto onirico-psichedelico ai piedi della commessa in look fetish-borgataro, né quando l’incontro con l’amorevole infermiera interpretata da un’intonata e fascinosa Maria Pia Calzone mette in stand by la tragicomica guerriglia di classe e di sesso. E’ forse il caso che il Dio della commedia nazionale continui a darci il nostro Verdone quotidiano.

 

Benedetta follia

About Annalina Grasso

Giornalista, social media manager e blogger campana. Laureata in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con L'Identità, exlibris e Sharing TV

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