Francesca Leone, l’arte del comportamento e della memoria

L’arte contemporanea è senza dubbio democratica, perché soprattutto collettiva: il pubblico diviene parte delle opere e il bello del quotidiano diventa l’abilità dell’artista di toccare gli oggetti, i materiali e di modificarne la presenza nel vissuto. Nell’arte contemporanea la possibilità di espandere la percezione della realtà viene moltiplicata dalle nuove tecnologie che modificano anche gli spazi di fruizione. Ma non tutto può essere arte solo perché riusciamo a concepire un’idea che reputiamo geniale, e lo sa bene Francesca Leone, figlia dell’indimenticabile regista Sergio Leone e della ballerina Carla Ranalli, con la sua arte meditativa, sociale, vicina al primitivo, che si ispira all’arte povera di Jannis Kounellis, a quella allegorica e crepuscolare di Anselm Kiefer e a tutte le altre espressioni artistiche cariche di tensione tra immagine e realtà.

Giardino

La produzione artistica di Francesca Leone (pittura, fotografia, scultura, installazione) è una sorta di screening senza fine per comprendere il senso del male generato dall’uomo riversato sulla Natura, che però riesce sempre a smascherare l’uomo. Il suo è un universo in penombra dove tutti noi siamo alla ricerca della nostra identità, volti alla decifrazione del nostro viaggio conoscitivo. Francesca Leone, rappresentando lo spirito attraverso la materia, dà nuova vita agli oggetti del passato, evocando nostalgia, storie e miti universali, avvalendosi di materiali organici quali olio, plastica, bitume, colla, terra, sabbia, segatura, e configura la realtà come un processo di immaginazione e creazione materiale e revisione. La visione del visibile si esplica come relazione tra l’illusione e la realtà creata dalle sue opere, quasi a volerci dire che è l’opera d’arte stessa a creare la realtà, e persino il visitatore con cui l’artista vuole interagire, come dimostra, ad esempio “Our Trash” (2015), opera composta da 18 grate in alluminio che creano una grande piattaforma su cui lo spettatore può camminare e riflettere. Spettatore che, chissà, potrebbe avere lo sguardo dei visi brancolanti che scivolano dal quadro, lasciano delle tracce, realizzati dalla Leone per la mostra Oltre il loro sguardo del 2009 a Mosca.

Francesca Leone pone un quesito fondamentale, ovvero il modo in cui la vita si pone con e nella natura da un punto di vista estetico e come tale modo si possa rappresentare nell’arte contemporanea, raccontando l’incedere affannoso dell’essere umano sulla Terra, il procedere doloroso di uomini e donne che divengono figure disperate ed ambigue, che però hanno un calore che attrae il nostro sguardo.

1 Le sue opere sono soprattutto esperienze visive e fisiche. Che emozione spera che il visitatore provi?
La cosa importante è riuscire a suscitare una qualsiasi emozione, un’opera non dovrebbe lasciarci indifferenti.

2 Tutto può essere arte?
Assolutamente no. Purtroppo l’arte contemporanea può creare confusione, si vedono tantissime opere che per essere capite devono essere “studiate”, nel senso che va approfondito il lavoro dell’artista il suo percorso, la sua coerenza. Se ciò è convincente, allora si può parlare di arte.

3 Quali sono gli aspetti che reputa più interessanti nel cogliere i mutamenti nei volti e nei corpi umani?

Se fa riferimento alla serie “Flussi Immobili”, quello che mi affascinava era ritrarre volti che attraverso l’acqua venivano spogliati della loro ‘maschera”. Le espressioni sono loro malgrado autentiche senza filtri, ma nello stesso tempo anche deformate dal flusso che le attraversa.

4 Suo padre Sergio ha scolpito il passare del tempo nella storia del cinema. Che rapporto ha come artista, con il tempo?
Negli ultimi anni sto usando per le mie opere materiali di recupero di uso quotidiano, come rubinetti, tubi o lamiere, cose logorate dal tempo, gettate, che in qualche modo hanno fatto il loro corso. Io tento di ridare a questi oggetti una veste differente da quella passata, più poetica.
Ad esempio, nelle opere della serie “Ritratto di famiglia” ho affogato nel cemento oggetti di casa che appartenevano ai miei genitori e ho cercato di renderli immortali. Mi fa stare bene pensare che quegli oggetti che hanno accompagnato per tanti anni la nostra vita continuino a esistere.

5 Quali artisti la ispirano particolarmente o trova comunque interessanti?
Sono tantissimi gli artisti che amo anche se non sono in linea con il mio pensiero creativo. Parlando di artisti contemporanei Anselm Kiefer, Jannis Kounellis, Gerhard Richter, li considero dei grandissimi maestri.

6 Picasso diceva che l’arte è una menzogna che ci consente di riconoscere la verità. Lei come la pensa?
Non ci avevo mai riflettuto, in un certo senso credo abbia ragione, ciò che facciamo noi artisti è qualche cosa che appartiene alla fantasia, all’invenzione, ma riflette il reale.

7 Crede che le sue opere disturbino, in senso positivo, chi le guarda?
Questo bisognerebbe chiederlo a chi le osserva…

8 Come prendono forma i soggetti delle sue opere?
Non potrei parlare di un metodo unico, per alcune opere c’è un bozzetto fotografico, per altre un pensiero che mi ronza nella mente per diverso tempo, fino a che non lo concretizzo, per altre ancora una sorta di immediato interesse per un materiale che mi ispira.

9 L’arte è davvero diventata una splendida superfluità (come sosteneva Hegel) o può ancora avere una funzione sociale?
Penso che l’arte in generale faccia bene allo spirito, se poi lancia anche dei messaggi sociali ci aiuta a essere migliori.

10 In “Giardino”, lei mostra la realtà quotidiana in tutta la sua crudezza, questa personale è anche un modo per riflettere sull’attuale valore di mercato delle opere d’arte?

Con “Giardino”, mostro quello che ci circonda, che ci preoccupa. L’inquinamento è un problema che ci affligge quotidianamente, ma non è solo questo, “Giardino” è’ un inno alla memoria (e qui torniamo alla domanda precedente sul tempo) migliaia di piccoli oggetti racchiusi in una grata che hanno fatto parte della nostra vita e del nostro passaggio sulla terra. La sua domanda è molto interessante perché vuol dire che la mia opera l’ha fatta riflettere sul valore delle opere d’arte nel mercato, cosa alla quale non ho pensato realizzandola, ed è proprio questo il significato dell’arte, emozionare e far pensare.

11 Si inserisce nel dibattito sulla necessità di salvaguardare l’ambiente anche l’istallazione Interattiva “Our Trash”? E non pensa che bisognerebbe salvaguardare anche l’uomo e non solo l’ambiente, visto che stiamo perdendo futuro e siamo inquinati ideologicamente?
L’uomo vive e fa parte della natura, quindi salvaguardare l’ambiente è salvaguardare noi tutti.
Vede, il terribile momento che stiamo attraversando con questa pandemia, mi ha fatto pensare molto perché sta distruggendo l’uomo, ma sta aiutando la natura. La domanda sorge spontanea: era questo l’unico modo?

12 “Metamorfosi” è una metafora di come si evolve l’arte e racconta il proprio tempo, un campo di battaglia tra vecchio e nuovo?
Metamorfosi nasce da immagini scattate durante alcuni miei viaggi in cui la natura sembra ricordare un corpo umano tanto da essere trasformata in un corpo. La terra è nostra madre.

Prossimi impegni?

Ho in programma due mostre molto importanti e impegnative. La prima alla galleria Magazzino di Roma curata da Danilo Eccher che, vista la situazione generale di criticità a causa del Covid-19, è rimandata a data da destinarsi. La seconda è prevista per i primi di giugno alle Gallerie D’Italia, uno spazio museale molto importante di Milano con la cura di Andrea Viliani. Mi auguro che questo momento, tanto difficile quanto doloroso, si possa superare al più presto, tutti insieme più consapevoli e migliori.

 

Fonte

Francesca Leone. L’arte del comportamento e della memoria

Pubblicato da

Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea. Visualizza tutti gli articoli di Annalina Grasso