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Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

‘Gilles’: il romanzo introspettivo di Pierre Drieu La Rochelle

Gilles romanzo

Un lettore avvezzo a etichette e condanne, che ha il terrore delle parole interdette e che ricerca nei romanzi la conferma della propria superiorità morale, non potrà mai scorgere tra le pallide pagine di Gilles, apocalittico romanzo pubblicato nel 1939 dall’eresiarca Pierre Drieu La Rochelle, nulla di buono, nulla di vero, nulla di suo.  Drieu incarna infatti integralmente l’antico, inattuale gusto della scrittura che sanguina – non Eco ma Nietzsche si sente ululare in sottofondo – e chi cercasse in questo cult dell’underground più aristocratico qualcosa da predicare, dei valori astratti da inculcare resterebbe fatalmente deluso.

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‘Il pugnale’: lo stile poetico ambiguo, anticipatore della poesia del Novecento, di Lermontov

Il pugnale è una poesia del russo Lermontov dedicata ai popoli caucasici, in cui il poeta esprime il suo amore per questa bella terra. La poesia fa parte della raccolta scritta alla fine del 1837 con il titolo "The Gift". Secondo il modello di analisi di Gasparov, si deve procedere nell'affrontare un testo poetico considerandolo su tre livelli. Il primo è quello delle immagini; il secondo è quello stilistico; il terzo, infine è quello fonico e sonoro.

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La nuova lingua nazionale dei mass media

Ci sono alcuni studiosi della lingua che pensano che in fatto di linguaggio siamo conservatori. Ciò era un’ipotesi accreditata ai tempi in cui era necessaria un’invasione straniera per il cambiamento di una lingua. Ma oggi? Oggi assistiamo ad uno stravolgimento continuo dell’italiano comune, che ci hanno insegnato a scuola. Quante nuove parole ci vengono imposte dal linguaggio omologato dei nuovi mass media, dai gerghi giovanili, dai linguaggi settoriali delle nuove scienze, dall'informatica e dall'economia? Chi parla più oggi veramente italiano?

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Pierpaolo de Mejo, nipote di Alida Valli e tra i realizzatori del documentario a lei dedicato: ‘Mia nonna non era scontrosa, solo riservata’

Pierpaolo de Mejo è un giovane regista e attore, nato in una famiglia di artisti, suo padre infatti è Carlo de Mejo, attore attivo nel cinema dalla seconda metà degli anni sessanta (ha preso parte, tra gli altri a Teorema di Pasolini), figlio della grande attrice Alida Valli e di Oscar de Mejo, compositore di musica jazz. Pierpaolo ha collaborato alla realizzazione di un documentario, selezionato nella sezione Classics di Cannes 2021, su sua nonna insieme al regista Domenico Verdasca e al supporto dell’attrice Giovanna Mezzogiorno, voce narrante nel film, per celebrare i 100 anni della nascita della diva italiana, suo malgrado. Già, perché Alida Valli era una donna schiva, timida, riservata, amava il suo lavoro, l’arte, ma non la mondanità. Se oggi Alida fosse viva e avesse 20-30-40-50 anni non avrebbe un profilo social e sarebbe restia alle interviste.

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A Roma riapre la Sala Santa Rita: online il bando per la selezione di 12 progetti artistici

Dopo 20 mesi dall'ultima esposizione, riapre la Sala Santa Rita, ex 'Chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli', con un programma innovativo e continuativo fino alla fine dell'anno composto da dodici interventi di arte contemporanea scelti attraverso un apposito bando. La chiesa sconsacrata di Roma, situata in via Montanara e adiacente al Teatro di Marcello, dal 2004 aveva già ospitato mostre, installazioni e performance che dialogano con l'architettura del luogo valorizzandone l'originale struttura.

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L’Io e mondo nella poesia italiana

Gadda ne "La cognizione del dolore" scrive: "[…] l'io, io!… il più lurido di tutti i pronomi!… I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero. Quando il pensiero ha i pidocchi, si gratta come tutti quelli che hanno i pidocchi… e nelle unghie, allora… ci ritrova i pronomi: i pronomi di persona". Però Gadda lo fa dire al protagonista, suo alter ego nevrotico, in una crisi parossistica. Non dimentichiamo che Gadda era notoriamente nevrotico, per quanto geniale, e ha messo molto del suo io empirico nevrotico in quel romanzo. Alcuni oggi, che vorrebbero rimuovere l'io lirico, citano questo brano dell'ingegnere.

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‘Il buon selvaggio’: perché l’uomo post-moderno non può riscoprirsi uomo primitivo

La figura del "buon selvaggio" è stata oggetto di moltissimi studi da parte di filosofi e letterati che hanno cercato di comprendere chi fosse realmente l’uomo primitivo protagonista del Romanticismo e dell’Illuminismo, e quale fosse il suo ruolo all’interno della società. Il buon selvaggio, in estrema sintesi, è l’espressione vivente di un’umanità senza civiltà, e dunque felice, i cui tratti caratterizzanti sono la generosità, l’innocenza, il vivere in armonia con la natura e la saggezza spontanea. L’uomo primitivo nasce buono, conduce un’esistenza senza impedimenti e non conosce le catene della morale e i lacciuoli del progresso che tutto corrompe.

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