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Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Femministe d’assalto, prendete esempio da Maria Maddalena Rossi e dedicatele la festa della donna!

donna

Femministe di lotta e di denuncia, compagne di piazza e di corteo, parlamentari progressiste e radicali, combattenti antifasciste, antisessiste e attrici che considerate gli uomini “pezzi di merda” (senza porvi il problema che le loro madri dovrebbe essere della stessa materia di cui sono composti i loro figli), vi invito a fare una piccola ricerca in occasione dll’8 marzo. Andate a scoprire chi era Maria Maddalena Rossi e dedicate a lei la festa della donna. Per aiutarvi nella ricerca vi dirò che aderì al Partito comunista quand’era ancora clandestino, fu arrestata dalla polizia fascista, mandata al confino, espatriata. Poi fu eletta nell’assemblea Costituente nel gruppo comunista, fece battaglie per la parità dei diritti delle donne; fu parlamentare del PCI, sindaco, Presidente dell’Unione Donne Italiane. Morì novantenne nel ’95. Insomma ha tutti i titoli per essere celebrata da voi.

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In memoria di Kubrick: ‘2001: Odissea nello spazio’, il capolavoro che ci fa sperimentare la sete di comprensione

kubrick

Sottraendo il capolavoro 2001: Odissea nello spazio a interpretazioni immediate - aprendolo quindi a infinite interpretazioni - Kubrick, che ha rappresentato una potente esperienza visiva intorno alla quale lascia tutti liberi di specularci come vogliono, ci lascia soli di fronte al monolito, un significante privo di significato. Ci fa sperimentare la sete della comprensione, assieme all'impossibilità di oltrepassare i limiti della comprensione. Durante la visione siamo in assenza di gravità, presi dalla vertigine, rapiti dal fascino di immagini, suoni e musiche di un film quasi privo di dialoghi. "Le scene più forti, quelle di cui ci si ricorda, non sono mai scene in cui delle persone si parlano, ma quasi sempre scene di musica e immagini": in nessun altro film Kubrick è stato tanto fedele a questo suo assunto quanto in 2001: Odissea nello spazio.

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L’appellite e la difesa della storia che più fa comodo degli intellettualoidi di Repubblica

storia

Fossimo semi-colti come loro citeremmo il Friedrich Nietzsche autore di Sull’utilità e il danno della storia per la vita. Invece ci limiteremo a parafrasare il drammaturgo tedesco Hanns Johst: «ogni volta che sento la parola appello metto mano alla pistola». L’appellite, la vocazione alla firma di proclami, tanto diffusa che negli anni sessanta e settanta del secolo scorso produsse spesso infiammazioni ai tendini della mano, dopo qualche anno di sonno è tornata in gran voga, non casualmente a partire dal 4 marzo dello scorso anno. Non c’è azione, soprattutto se dell’attuale governo, che ormai non sia accompagnata dall’appello, sempre inevitabilmente «morale» del «mondo della cultura» (pure a loro ormai fa ridere il termine intellettuale).

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Pensieri da Oscar: anche quest’anno fuori i non inclini al conformismo ideologico, ma con un certo garbo

Oscar 2019

Peccato che non abbia vinto “Il corriere – The Mule”. Ah, già, il film di Eastwood agli Oscar non era neppure candidato. Dimenticavamo che quando si srotola il red carpet del Dolby Theatre Hollywood non ammette deroghe: anche quest’anno, infatti, una volta fatto fuori il maestro poco incline a conformarsi ai diktat ideologici, le statuette s’accomodano sotto l’ala del politicamente corretto.

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Oscar 2019: vince ‘Green Book’ che tratta ancora una volta il tema del razzismo in maniera stereotipata

green book

Alla fine, tra le immancabili polemiche, l’ha spuntata “Green Book” di Peter Farrelly nella corsa per il titolo di miglior film alla 91ª edizione degli Academy Awards a Los Angeles, i premi Oscar del cinema statunitense assegnati dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences. “Green Book” ha sbaragliato i concorrenti più agguerriti, in primis “Roma” e “La favorita” (forti di 10 nomination). Non ci sono stati grandi dominatori nel corso della serata ma le statuette sono state distribuite in maniera pressoché omogenea. Il bottino più ricco è andato a “Bohemian Rhapsody” (4 premi, tra cui l’attore Rami Malek), “Green Book” (3 Oscar: film, attore non protagonista Mahershala Ali e sceneggiatura originale), “Roma” (3 titoli: regia, film straniero e fotografia) e al colossal Marvel “Black Panther” (3 premi tecnici). Una cerimonia senza conduttore, dall’andamento composto ma poco incisivo, con una staffetta di star a conferire i premi. Preziose le performance musicali live, tra cui la scarica rock dei Queen in apertura di serata e il sontuoso duetto di Bradley Cooper e Lady Gaga.

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Donne ed erotismo nei racconti degli anni settanta di Moravia

erotismo di Alberto Moravia

Egemone è il ruolo dei personaggi in tutta la letteratura moraviana. Nell’intervento C’è un crisi del romanzo?, pubblicato su “La fiera letteraria” del 1927 e unico articolo firmato dall’autore con il nome di battesimo Alberto Pincherle, lo scrittore avverte come causa prima della crisi del romanzo novecentesco la frattura che si è originata tra narratore e personaggio, tra commento psicologico e azione. L’antidoto, per il romanziere, sta nel restaurare la funzione dell’eroe, affinché possa riacquistare autonomia nel dialogo con gli altri e con il narratore: «tornare indietro vuol dire, in questo caso, andare avanti, lasciando da parte l’inutile zavorra psico-analitica».

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L’esigenza di dare un senso e un ordine alla Storia superando l’immagine, in ‘Zero Dark Thirty’ di Bigelow

zero dark thirty

Zero Dark Thirty nasce per colmare idealmente il fuori campo della fotografia che abbiamo analizzato, ma senza limitarsi a aggiungere un ennesimo scampolo di storia o un nuovo frammento di realtà all’“epica” dell’11 settembre; al contrario, approfitta di quella negazione per situare, lì dove non c’è niente da vedere (ma molto da immaginare), l’azione del cinema, partendo dalla fine per risalire il corso degli eventi, lasciando fuori, nel nero o nel non detto, tutto ciò che è già stato visto e consumato (e, insieme, un certo modo di vedere e consumare la realtà attraverso l’immagine), per consegnare infine allo spettatore un racconto – un percorso, un processo, un movimento orientato. L’importanza (e, insieme, la bellezza) del film di Kathryn Bigelow sta tutta in questa riaffermazione dell’azione – unica, specifica, storicamente sedimentata, culturalmente necessaria – del cinema all’interno della cornice mobile e evanescente della visualità contemporanea.

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