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Domenico Cuomo

“C’è chi”, la realtà secondo Wislawa Szymborska

Wislawa Szymborska

Wisława Szymborska è stata una delle più illustri poetesse del 900', tanto da ottenere il premio Nobel nel 1996 nonché una delle più insigni e rappresentative della sua terra, la Polonia. Nasce a Kòrnik, un piccolo paese della Polonia centrale nel 1923, all'età di otto anni, assieme alla famiglia si trasferisce a Cracovia, città che le rimarrà impressa per la vita. Riesce a sfuggire alla deportazione in Germania, e riesce a compiere studi seppure irregolari in Polonia.

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“La sera” vista da Rilke e Cardarelli: due poesie a confronto

La sera vista da Rilke è una sera celebrativa, mistica e intensa. Lo stesso verso iniziale rivesta la sera di una mitica e favolistica bellezza, la sera viene vista come una fata d' ombre, un essere silenzioso, splendidamente oscuro che viene da lontano camminando. La sera di Cardarelli si carica di odori e colori, e sale dal mare e crea paesaggi adatti all'amore, paesaggi fatti di ricordi, di perdizioni e cose lontane, come le speranze infrante o i ricordi. La poesia rivela una malcelata malinconia nella sera.

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Attilio Bertolucci: “Vento”, la carica dinamica del mondo

La poetica di Attilio Bertolucci si fonda soprattutto sulle esperienze personali e su un idillica interpretazione della vita campestre, affettiva e naturale. Essa si contrappone a una visione della poesia pura, visione di radice ermetica. La poesia che prendiamo in esame, Vento, è contenuta nella raccolta Sirio, la cui composizione inizia nel 1925, quando Bertolucci ha solo 14 anni e pubblicata nel 1929. La raccolta è celebre per un carattere naturalistico di fondo e per la sua poetica semplice e lineare

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Rainer Maria Rilke, tormentato innovatore

Rainer Maria Rilke viene ricordato come uno dei più importanti poeti lirici del 900' e come un innovatore nella ricerca poetica della verità dell'uomo nella società industriale. Rilke nasce a Praga il 1875. Sin da giovane viene incoraggiato a seguire la carriera militare dal padre, ma a 16 anni, egli abbandona l'accademia.

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“Anch’io”, la disarmante semplicità di Giorgio Caproni

La poetica di Caproni è improntata su una finezza espressiva che sfocia in un'apparente semplicità e comunicabilità, col tempo però l'autore matura la sua poetica sempre più tendendo all'affermazione di una realtà ingannevole e mutevole che non trova un mezzo attraverso cui possa essere espressa, non con i versi, non con la poesia e forse che deve rimanere inespressa per essere compresa.

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