‘Bella da spaccare il mondo’, un romanzo di formazione ambientato negli anni ’80: buona la prima per Fabiola Perrotta

Uscito in libreria a novembre 2020, Bella da spaccare il mondo è il libro d’esordio, edito da Kimerik , di Fabiola Perrotta. L’autrice, nata a Succivo l’8 luglio del 1964, si dice soddisfatta del buon lavoro prodotto: “Ho scritto di getto le pagine e le ho date da leggere ad un mio vecchio amico, Antonio Tanzillo, autore della prefazione, il quale mi ha introdotto alla casa editrice siciliana. Sono stata ben lieta di lavorare con loro in quanto ho avuto la necessaria libertà di perseguire ciò che avevo iniziato senza particolari intromissioni”. Il libro Bella da spaccare il Mondo si propone come romanzo di formazione e racconta i ricordi adolescenziali di Guadalupe, giovane degli anni ottanta, cresciuta in provincia , attratta da un mondo cosmopolita. La realtà dei sogni si infrange in tenera età, dopo il lutto improvviso del padre. La solitudine e le avversità del destino si riveleranno fondamentali per la crescita della protagonista, che, come una fenice, supererà i dolori con la forza dell’amore, diventando in fine una donna tanto forte da “spaccare il mondo”.

Il romanzo, pur essendo la prima esperienza editoriale della scrittrice, si presenta subito con un linguaggio maturo, accattivante, ricco di particolari e con una trama scorrevole capace di attirare ogni tipologia e fascia di pubblico. Gli avvenimenti importanti, iniziati nell’estate del ’79, sono narrati con grande enfasi.

I fatti principali hanno caratterizzato realmente l’esperienza e la vita stessa dell’autrice, altri, invece, sono frutto della grande sua capacità immaginativa che indirizza dunque il suo lavoro non ad semplice scritto autobiografico. La creazione di un confine labile ma incomprensibile tra realtà e finzione, è un espediente ben riuscito.

Fabiola Perrotta precisa “Non avevo intenzione di raccontare troppo della mia vita: volevo attingere il giusto. Ho cercato di far rivivere soprattutto momenti e esperienze comuni nel quale il lettore potesse rispecchiarsi. Le mie vicende personali, in primis la morte di mio padre, sono state utilizzate per poter inviare un messaggio di speranza a chi legge. Nonostante tutto il dolore, la forza dell’amore, nella vita di Guadalupe, ha prevalso sempre”.

L’autrice poi  spiega “Dopo un rinnovato lutto per la perdita di un amico, ho riscoperto l’amicizia con la sua vedova. Ho deciso di scrivere di come ancora una volta l’amore sia rinato proprio dal dolore.”

La crescita finale di Guadalupe è dunque caratterizzata dalla forza che riesce a trarre da eventi nefasti. Le fasi lunari ne sintetizzano la gradualità. Particolarmente suggestivo sono le descrizioni scientifiche oppure riferimenti mitologici, storici o musicali che l’autrice ha aggiunto a conclusione di ogni capitolo.

F. Perrotta dichiara ancora: “La Luna rappresenta per me un elemento romantico e contemporaneamente femminile. Ho iniziato a scrivere al chiaro di Luna raccontando di una donna, Guadalupe, e delle tante figure femminili che hanno popolato la sua vita. Più scrivevo più mi accorgevo che c’era un legame. La sua capacità di rinascere è proprio ciò che la accomunava alla storia della protagonista.”

Partendo dalla Luna, le figure femminili sono pilastro portante nel racconto e si ripresentano in modo costante durante tutto il ciclo di narrazione. Le figure di maggior rilievo e più controversie sono la madre descritta come distaccata dai figli, proiettata verso la cura del marito e non abbastanza forte da diventare punto di riferimento per la protagonista, dopo la morte del padre. Le sorella maggiore Luise presentata come fredda, schiva, distante, simile alla madre.

A differenza di Guadalupe, la sorella minore Gemma è invece dipinta come debole caratterialmente, se pur di buon cuore, sarà legata alla protagonista ma parranno non capirsi mai fino in fondo. Le amiche di infanzia, di scuola sono presentate come figure principalmente positive e descritte come unici legami forti, prediletti da Guadalupe.

Fondamentale è l’attenzione che la Perrotta dedica alla  figura  della nonna paterna. Descritta come una donna con la sindrome di Penelope, a lei l’autrice dedica un intero capitolo: “E’ il capitolo alla quale sono più affezionata. Descrivere mia nonna mi ha dato tanto conforto. Il suo ricordo mi fa capire quanto lei sia stata importante per me e per il mio percorso. Come figura positiva per la mia crescita personale era doveroso dedicarle un’ intera parte. Il libro invece l’ho dedicato a mia madre, decisamente simile alla madre della protagonista, che pur essendo una figura non del tutto positiva , è stata egualmente importante perché, come dice la dedica, ci ha comunque amato”.

Il ricordo della nonna porta con se altrettanti episodi ricchi di vividi particolari che ricreano quei sapori , quegli odori e quei momenti di un tempo lontano dalla quale traspare tutta la nostalgia che l’autrice prova nel descriverli. Altra nota da sottolineare è la particolare attenzione data al nome della protagonista: Guadalupe è legato ad un aneddoto significativo della vita dell’autrice. Come lei stessa racconta: “Quando nacqui, mio padre voleva chiamarmi così ma ai tempi non sembrava neanche un nome .Si optò per Fabiola. Mi sembrava giusto utilizzarlo almeno per la protagonista del mio romanzo. La mia scelta è stata dettata, quindi, puramente affettiva. Ho scoperto cosa significasse solo in seguito.”

L’appunto che si potrebbe fare al romanzo riguarda la sua conclusione: la transizione della protagonista all’età adulta senza però far trasparire null’altro del suo vissuto più maturo. F. Perrotta non esclude un seguito anche se avverte: “La conclusione è riferita alla fine di un periodo ben preciso della vita. Ho intenzione di raccontare di una protagonista o un protagonista più maturo ma non so se riprenderò la figura di Guadalupe. Attualmente lavoro ad un altro progetto che riguarda la raccolta di aforismi e pensieri per l’anima. Ho aperto per questo un canale Youtube con l’intento di diffonderli ad un maggior numero di persone. E’ un impegno che mi rilassa e mi dà gioia”.

Mark Twain e il suo contributo allo sviluppo della letteratura americana contemporanea

Mark Twain precursore della Letteratura Americana Contemporanea vera e propria” a dichiararlo fu il premio Nobel Ernest Hemingway. Suo grande estimatore, l’autore de Il vecchio e il mare, fu colui che più di tutti contribuì alla fama dello scrittore floridano, consigliandolo ai suoi colleghi contemporanei.

Mark Twain pseudonimo attribuitogli in marina, nacque come Samuel Langhorn Clemens in Florida e visse tra l’ottocento e il novecento. Fu tipografo e giornalista, e, solo in seguito scrittore. Twain divenne celebre per aver affrontato nei suoi scritti questioni morali e sociali, mai trattate prima.

La sua grandezza sta nel aver sviluppato temi spinosi con l’utilizzo della satira, suscitando ilarità ma portando il lettore o l’uditore a riflettere sul vero senso dei fatti, accrescendo il proprio io critico. La satira critica valse a Twain la fama e lo consacrò come primo autore interamente di stampo statunitense. Hemingway studiò a fondo le opere celebri di Twain, affermando che tutto ciò che fosse stato scritto prima non avesse racchiuso la vera identità americana. Tra tutte le opere di Twain che possano ben delineare ciò che si intende per letteratura americana moderna e contemporanea, Le avventure di Huckleberry Fin sono quelle che racchiudono la maggior parte delle invettive socio -letterarie che ricorreranno da ora in avanti durante tutto il novecento fino ai nostri giorni. Attingeranno da qui molti dei nomi illustri contemporanei, tra cui Hemingway, Kipling e Salinger. Tutti riporteranno nelle loro opere l’influenza del suddetto romanzo picaresco. I due protagonisti ad esempio ricopriranno un ruolo di primo piano nella letteratura moderna. Con questa duplicità, l’autore espierà il suo pensiero in relazione ai problemi della comunità e la sua personale condizione nella stessa.

Huckleberry e Tom Sawyer sono dunque le due facce dell’autore che li utilizza per descrivere il proprio punto di vista, i propri bisogni partendo da due angolazioni differenti. Egli sente di voler rincorre la libertà a tutti i costi e si batte per essa e per chi la cerca, lontano dalle regole e da quella mentalità chiusa, schematica che si andava a delineare in questi anni in una nazione post-guerra civile. Allo stesso tempo la sua condizione borghese lo lega alla stessa classe e a tutta la gamma di credenze che la caratterizzano.

La critica alla cultura e alla società statunitense cambia, quindi, volto con Twain: infatti mostrare questa duplicità d’ immagine rende le contraddizioni e le incongruenze più facili da afferrare e da comprendere. Le stesse sembrano allontanare l’uomo dalla sua stessa natura di essere umano. Twain nei suoi scritti, tenderà quindi ad esaltare ed a mostrare ogni scena esasperando i comportamenti dei personaggi, suscitando così un riso amaro. Grandi innovazioni dal punto di vista lessicale sono riscontrabili anche nel utilizzo di registri diversi e soprattutto ricorrerà a dizionari principalmente legati alla maggioranza di schiavi neri, esaltando gli errori grammaticali e le cadenze storpiate. Questo espediente compare con Twain per la prima volta in modo così meticoloso tanto che egli stesso sarà spesso accusato dalla critica letteraria di aver utilizzato terminologia denigratoria descrivendo l’uno o l’altro personaggio. Il linguaggio politicamente scorretto sarà tratto distintivo delle opere dell’autore, in seguito, soprattutto nell’affrontare questioni scomode, tanti saranno coloro che proveranno ad imitarlo o trarranno ispirazione.

La satira pungente porterà tanta fama a Mark Twain, sia per i suoi scritti che in giro per il mondo, influenzando tanto anche il panorama europeo. Nei suoi ultimi anni si dedicherà all’orazione pubblica e raccogliendo molti seguaci e estimatori. Il suo impegno sociale e la sua influenza in questioni spinose sono ancora oggi ricordate negli Stati Uniti.

Le Avventure di Huckleberry Fin sono ad oggi opera cardinale nel panorama della letteratura per ragazzi e non mancheranno per tutto il novecento autori che impronteranno le loro opere sul suddetto modello. Tra questi figurano certamente il libro de Il Giovane Holden di Jerome David Salinger, opera celebre del 1951 in cui il protagonista ricorda molto sia Tom Sawyer che Huckleberry Fin: come quest’ultimo egli tenta la fuga tra i boschi verso la libertà. Twain è sicuramente riscontrabile nella serie di fantascienza Star Trek.

Oltre ad aver avuto un peso importante nella letteratura, Twain ha ad oggi grande fama negli Stati Uniti per essere stato punto di riferimento di una società che ambiva a accrescere la sua influenza nel panorama internazionale.

Gli artigiani del libro: il Laboratorio di Restauro Alberto Guarino di Napoli che non deve chiudere

Il Laboratorio di Restauro Alberto Guarino, della Biblioteca Nazionale di Napoli, fu istituito nel 1977 come uno dei complessi staccati dell’ “Istituto di Patologi del Libro di Roma”.

Il laboratorio è intitolato ad Alberto Guarino, primo direttore del centro di restauro napoletano, colui che più di tutti si è adoperato affinché nella città partenopea fosse intrapreso un progetto per il ripristino degli scritti conservati negli archivi della biblioteca. Ad oggi è uno dei più importanti laboratori di restauro d’Europa. Volumi e Documenti appartenenti alla Biblioteca Nazionale di Napoli vengono qui difesi dall’usura del tempo.

Gli artigiani del libro si adoperano affinché questi scritti non vengano perduti. Il loro lavoro è richiesto sia in Italia che all’estero, anche per programmi di restauro di altre biblioteche e collezioni private. Durante gli anni di attività qui hanno avuto nuova vita molti dei manoscritti e documenti storici nazionali risalenti al periodo Borbonico e al Regno d’Italia.

Il laboratorio è addetto alla salvaguardia delle opere napoletane del poeta e scrittore Giacomo Leopardi e di tanti altri celebri scrittori nazionali e internazionali che hanno regalato a Napoli i loro lavori. Purtroppo negli ultimi anni i finanziamenti ministeriali per progetti e per il personale competente sono diminuiti notevolmente e la struttura si sostiene per lo più con i lavori commissionati da privati con le visite guidate di scolaresche. I dipendenti addetti lamentano una poca collaborazione con le università, le quali potrebbero incentivare progetti e garantire il ricambio generazionale di personale.

Proprio la mancanza di addetti qualificati potrebbe essere motivo che causerebbe la chiusura della struttura per la fine dell’anno 2020. Neanche il Ministero per i beni e le attività culturali ha lavorato affinché il laboratorio di restauro della Biblioteca Nazionale non chiuda: il MIBAC ad oggi non ha indetto alcun concorso per garantire nuovi artigiani che si occupino dei libri qui custoditi.

 

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‘Le correzioni’ di Jonathan Franzen: quando cambiamento non necessariamente significa miglioramento

Le correzioni, The Corrections, è il  romanzo più celebre, insieme a Purity, di Jonathan Franzen. Scrittore e stagista statunitense con radici tedesche, Franzen nasce nell’Illinois; compie Studi Umanistici tra gli Stati Uniti e Berlino, esordendo come scrittore nel 1998. Nel 2002 arriva la consacrazione dalla critica letteraria aggiudicandosi, proprio grazie a Le Correzioni, l’ambito premio National Books Awards. Il Time gli dedica una copertina per l’uscita del suo libro nel 2009. Collabora al New York Times dal 2010, uscendo con diversi scritti e saggi . Questi ultimi sono famosi per  aver attirato malumori dei tanti colleghi scrittori nazionali e internazionali.

Pubblicato nel 2001, The Corrections ,è uno dei racconti di narrativa in stile post-modernista che descrive minuziosamente e in modo satireggiante, i cambiamenti in chiave ottimistica delle famiglie americane prima della crisi di inizio anni duemila. La narrazione verte sulle relazioni umane e sul loro modo di condizionare le vite dei singoli. Si addentra ed analizza l’intimità di una qualunque famiglia contemporanea, dove i valori di una generazione passata si contrappongono e si mescolano con la generazione successiva, senza mai fondersi del tutto.

Trama e contenuti nel romanzo di Franzen

Il romanzo di Franzen sembrerebbe raccontare le vicende di una normale famiglia del Midwest, simile a tante altre: la tipica famiglia bianca della borghesia statunitense, impregnata di quel perbenismo ipocrita e moralista. Tuttavia il voler accentuare queste caratteristiche rende i personaggi sorprendentemente contraddittori. La maggior perseguitrice dei valori puritani e borghesi è sicuramente Enid Lambert, moglie di Alfred e madre di Gary, Chip e Denise. Ella si confronta in modo ossessivo con i suoi vicini e le sue amicizie, considerati modello di uno stile di vita “giusto e rispettabile, riscontrabile solo tra i cittadini di Saint Jude.

Enid per una vita intera cerca di raggiungere il modello di perfetta moglie e madre, volendo in tutti i modi eccellere e diventare lei stessa e la sua famiglia modello ambito e invidiato dal vicinato. Questo la porta a criticare ogni minimo sbaglio della vita dei suoi conoscenti, contemporaneamente dissimula i comportamenti errati suoi o dei suoi familiari. Enid sarà esasperata delle sue ossessive correzioni e solo alla fine del libro capirà che ha dedicato a questa attività tempo inutile. A differenza di sua moglie, Alfred è forse il personaggio che Franzen farà ricorrere meno alla revisione dei suoi comportamenti: lo farà solo in relazione al suo lavoro, fulcro della sua vita.

Ben presto il padre di famiglia si arrenderà ai suoi sbagli ma involontariamente: la depressione e poi la malattia di Parkinson ridurranno in lui la soggiogazione a quella smania di perfezione etica e morale che sfociava della corrosiva dedizione al lavoro. Al rifiuta la vita familiare, gli svaghi, i piaceri. Per lui la vita è fatta di affanni, di lotta, di sofferenze. Ecco perché forse lo scrittore gli attribuisce una malattia tanto grave che lo porterà alla morte. La malattia gli permetterà di correggersi senza il suo volere, perché la sua troppa rigidità non gli avrebbe permesso passi in dietro. La stessa famiglia è concepita da lui come una squadra che lavora per adempiere ad un compito: sostentarsi a vicenda.

La moglie è il familiare che subisce maggiormente la sua concezione schopenhaueriana: questa è a tutti gli effetti un suo subordinato alla quale impartire ordini sulla gestione della casa e dei figli e alla quale non consentire neanche un briciolo di compassione, supporto o di gesti affettuosi. Nel rapporto coniugale sono riversate, quindi, le rispettive frustrazioni per quell’idea dell’altro irreale. Enid aspetta per tutta la vita che suo marito possa diventare in qualche modo più affettuoso, possa ricambiare i suoi gesti d’amore ed anche se sa che il cambiamento non avverrà mai, lei sarà innamorata di un Alfred esistente solo nella sua mente. Alfred, che sguazza nella propria autocommiserazione, ad ogni modo imporrà alla moglie i suoi voleri, la sua privacy, ammonendola ogni qualvolta non rispetti le sue indicazioni.

Questo nodo cruciale sarà sbrogliato solo con l’aggravarsi della malattia di Alfred, quando non vi sarà più bisogno di correggere l’altro. I tre figli della coppia, hanno vissuto la loro infanzia i questo clima di eccessiva rigidità. Forgiati su quella rincorsa alla perfezione ostinata, finiscono per distaccarsi quasi per ripicca da quel perbenismo maniacale. Per quanto possano odiare quegli atteggiamenti e pensieri così repressivi, non potranno ignorarli, ci dice Franzen.

Gary il maggiore, è colui che più di tutti ha subito l’influenza di sua madre cercando di imitarla sotto tutti i punti: in primis vuole far in modo da entrare nelle grazie di suo padre e, di conseguenza di sua madre, fin da quando è piccolo. E’ l’unico dei tre che ha costruito un nucleo borghese a Philadelphia ,con una moglie rispettabile e benestante, tre figli e un lavoro dirigenziale. Pur allontanandosi dalla sua famiglia non riesce a far a meno di comportarsi come loro, lavorando sodo come il padre, certe volte estraniandosi, commentando e giudicando con disprezzo chi non rientra nei canoni, bramando prestigio e affari.

Egli è però terrorizzato dal porte assomigliare in qualche modo a suo padre, Alfred : le sue correzioni sono principalmente volte a rimodulare i malsani atteggiamenti paterni cercando di non commettere le stesse azioni che un tempo hanno recato dolore alla sua famiglia. Chip, il secondo fratello, è considerato il sovvertitore degli equilibri familiari: viene descritto come la “Pecora Nera”, anche se i suoi genitori non hanno fatto altro che lodarlo e vantarlo per tutta la vita, a detta sua, sopravvalutando le sue capacità. Sente la forte pressione dei suoi genitori, che confidano in alte aspettative per la sua vita e la sua carriera. Ha la capacità di opposti in qualunque modo a queste volontà idealizzate dalla sua famiglia. Si tratta forse del personaggio più eclettico nella vicenda, capace di immischiarsi in diversi guai e riprendersi, cadendo sempre in piedi.

Per quanto egli voglia in qualche modo sfuggire alle speranze genitoriali, non potrà fare a meno di deluderle: vorrebbe dare loro quelle agogniate soddisfazioni ma la sua natura glielo impedisce. Quando non opporrà più resistenze al suo spirito libero, ritroverà il suo baricentro e la serenità.

L’ultima dei tre, Denise, sembrerebbe essere la più affine al comportamento di Alfred, anche se il suo lato umano è molto più spiccato. Come lui è ambiziosa e testarda. Riesce a far emergere il lato sentimentale e umano di suo padre, che probabilmente riconosce molto di lui in lei. Descritta come una chef in carriera, dedica tanto tempo al lavoro ma finisce per farsi licenziare. I piaceri che tanto Al aveva ripudiato, la persuadono e allontanandola per sempre da quella vita fatta di solo lavoro. Spesso è la “vittima” preferita delle ammonizioni di sua madre. Con quest’ultima, è in continuo scontro ma contemporaneamente riesce ad immedesimarsi nel suo punto di vista anche non condividendolo. Il contrasto con l’ aspirazioni materne, la porterà a compiere scelte, nella sua vita sentimentale, molto distanti dai voleri di Enid.

Cercherà, come suo fratello, ma con la dedizione che la differenzia, di allontanarsi e poi di avvicinarsi ai valori paterni, fallendo miseramente, scegliendo in fine la propria felicità condivisi in fine anche dai suoi familiari, infischiandosene dei loro giudizi.

Il cambiamento inevitabile

Le vicende di questa famiglia riportano il lettore a confrontarsi con se stesso, ad aiutarlo a comprendere il modo corretto di correggere il proprio io. L’accattivante uso di regressioni offre un’ampia panoramica sulla vita di questi cinque personaggi: un’analisi così ben presentata da poter far diventare i cinque, persone comuni intercambiabili, alle prese con i loro dissidi interiori suscitati dalla smania di voler essere conforme a un qualche modello prestabilito. Paiono tutti non sfuggire a quell’anedonia radicata, come suggerisce Franzen: l’Anedonia era il segnale d’allarme che stava contagiando un piacere dopo l’altro, frutto di quella comodità infelice che prima o poi si finisce per accettare.

Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell’aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia

La conquista di Franzen sta nell’essere riuscito a trovare per questi personaggi di una saga familiare che fotografa il cambiamento di una società (non solo quella americana) che smarrisce ogni riferimento morale, seppur ipocrita e autoritario, una svolta plausibile che riporta loro verso una via d’uscita, offrendo un finale ricco di sorprese e non scontato. Le citazioni di cui si serve lo scrittore, dalla Bibbia a Schopenhauer a S.C. Lewis, risultano opporune e calzanti e mai del tutto scontate. Ritornano come lampi all’interno della narrazione e permettono di collegare episodi apparentemente sconnessi.

Il linguaggio di Franzen è fluido e mai troppo ricercato, ironico e a tratti caustico anche nell’affrontare argomenti scientifici o di economia. Se pur la traduzione italiana non riporta il significato corretto di alcuni gerghi e giochi di parole tipicamente yankees, c’è da apprezzare la volontà di riportarne almeno in parte la funzionalità nella narrazione conferendo allo scritto una freschezza moderna che fa venire in mente American Beauty, Tempesta di ghiaccio e Pastorale Americana. Ma per Franzen non sempre il cambiamento è verso qualcosa di meglio e i rapporti umani, familiari ne rappresentano il nodo irrisolto.

Anemone Ledger torna in libreria con ‘Il sorpasso dell’irrealtà’ ovvero cos’è davvero l’horror?

Ritorna in libreria, dopo tre anni di assenza, Anemone Ledger, autrice conosciuta soprattutto dal popolo del web appassionato del genere, con la rinnovata raccolta di racconti noir e horror dal titolo Il Sorpasso dell’ Irrealtà, edito dalla casa editrice napoletana Homo Scrivens. Anemone Ledger, giovanissima scrittrice campana, vive tra Roma e Caserta.

Già autrice del romanzo horror fiction “L’insana improvvisazione di Elia Vettorel”, pubblicato nel 2017, Anemone ha partecipato negli anni a diverse manifestazioni ed eventi regionali e nazionali, riscuotendo ampie approvazioni soprattutto tra i giovanissimi. Se pur ventunenne, annovera presenze al “TOHorror Film Fest’ di Torino nel 2016, di Ruggero Deodato e Davide Toffolo e fa parte dello staff della fiera partenopea “Ricomincio dai libri.

Nel 2019 Anemone ha presentato numerosi artisti al “Napoli Horror Festival”, come Sergio Stivaletti. L’autrice si appassiona al genere Horror e Noir in giovanissima età , a soli 8 anni, collezionando classici di Edgar Allan Poe, Lovecraft e Stephen King. Attratta dalle immagini forti e ambientazioni cupe, utilizza la scrittura come mezzo per esorcizzare le sue paure più profonde. I sogni più inquieti e le emozioni più terrificanti sono il principale materiale per i suoi racconti. Ama definire la sua scrittura “Horror essenziale perché capace di produrre una catarsi in chi legge piuttosto che spaventare. Per quanto abbia fatto tentativi nel cimentarmi in altri generi, cercando di distanziarmi da questo, con i mie scritti, inevitabilmente e inconsciamente ci ritorno.”

Il nuovo lavoro Il Sorpasso dell’Irrealtà è essenzialmente il rifacimento di una primissima raccolta già pubblicata nel 2016. E’ il frutto, per l’autrice, di un percorso letterario evolutivo durato ben cinque anni, nei quali è riuscita a raggiungere una miglior consapevolezza stilistica e letteraria.

Sinossi

“Cos’è davvero la realtà? E quanto ci nasconde? L’Horror è la terra di una realtà altra, in cui la paura dei personaggi è affrontata attraverso pensieri mistici e eventi stranianti. In nove stralci di irrealtà – così l’autrice definisce i propri racconti – Anemone Ledger mette in crisi la psiche umana e ci mostra, con corredo di illustrazioni horror e contaminazioni noir come l’irrealtà possa alterare la vita quotidiana e realizzare un sorpasso sulla realtà effettiva delle cose, provocando lo stravolgimento completo di qualsiasi situazione stabile.”

La pubblicazione del romanzo è avvenuta il 2 Luglio 2020 e la presentazione ufficiale è stata fatta il 10 dello stesso mese, al cospetto dell’ editore napoletano nonché mentore dell’autrice, Aldo Putignano. Anemone è riuscita ad elaborare e modificare “stralci” già presenti, conferendo agli scritti maggiore maturità. Ad avvalorare i nove racconti, le 13 immagini prodotte da ben 12 illustratori ed artisti, si alternano all’interno del libro. Accattivante è sicuramente il disegno riportato sulla copertina , frutto dell’artista Francesca Terrieri, la quale è riuscita a rappresentare in un’immagine, le paure che Anemone Ledger utilizza e descrive nei suoi racconti.

La raccolta , dunque, rappresenta il primo traguardo importante nella carriera della giovane scrittrice, che si dice intenzionata a continuare e migliorare il suo personale percorso esplorativo nel mondo editoriale, prefiggendosi come obiettivo di entrare in contatto con i più grandi esponenti contemporanei di noir e horror. L’artificio narrativo – che gode di illustri precedenti letterari e cinematografici, primo tra tutti quello della Divina Commedia – di descrivere la follia anche nei bambini, comunemente considerati i “puri” e “buoni” incide positivamente sull’originalità della raccolta.

‘Il lungo inverno invincibile’ di Silvia Tufano dal 22 Giugno in libreria, con una nuova storia sull’amicizia

Il lungo inverno invincibile è l’ultimo lavoro di Silvia Tufano. Il libro appartenente alla collana Mondi, è edito dalla Scatole Parlanti. La casa editrice viterbese nata nel 2017 dedita ad un’editoria sostenibile e contemporanea ,pubblica per la prima volta uno scritto dell’autrice nolana. Sempre attenta ai disagi sociali, Tufano è un’ artista e studiosa a tutto tondo. E’ pedagogista specializzata nel recupero degli ultimi, tanto da aver diretto svariati interventi nelle zone della periferia napoletana. Oltre alla scrittura e al suo impegno civile, l’autrice è appassionata d’arte, illustratrice e ritrattista, nonché musicista e poliglotta: nel 2019 ha superato una selezione internazionale di 20 partecipanti diventando allieva di merito della Pixar/ Disney. Come scrittrice, con i suoi passati lavori , ha guadagnato fama internazionale, aggiudicandosi ben quattordici premi nazionali ed esteri tra cui il Premio Matera.

Il lungo inverno invincibile: sinossi

copertina del libro

Silvia Tufano, alla sua terza uscita dopo Il sole sorge ad est e La pioggia si può bere pubblicati rispettivamente da Aletti Editore nel 2014 e nel 2015, torna il libreria con una narrativa sorprendente.

E’ la storia di Bob che stringe fin da subito un legame indissolubile con Robert , un ragazzino conosciuto in circostanze non idilliache. Il legame tra i due risulta subito palpabile e indissolubile, ma un lungo inverno – metaforico e non solo climatico – spinge il loro cammino su due percorsi paralleli. Le loro unicità e le loro vite si fondono in un vortice di affetto, amicizia e surrealismo, in una dimensione spazio-temporale senza limiti e oltre il tempo. Quanto di quello che avranno vissuto insieme, però, sarà realmente accaduto e quanto, invece, soltanto immaginato?

Il racconto è incentrato sul legame nato dall’amicizia oltre ogni ostacolo e barriera. Il nuovo progetto non delude le aspettative: la passione e l’impegno della Tufano non possono non essere premiati anche questa volta. La sua ultima uscita, così come quelle precedenti, racconterà di vite al limite, anime perse, la cui forza e caparbietà sarà mezzo per una esistenza migliore. La sua inclinazione di sognatrice e artista è stata fondamentale anche per la stesura di quest’ultima fatica. Questo suo interesse per chi si trova ai margini, l’ha portata più volte a cimentarsi nel raccontare realtà tanto vicine quanto distanti dalla società moderna.

Il suo scrivere appare come un dovere nei confronti di chi spesso non ha voce per poter parlare, e il suo ultimo libro in uscita il 22 Giugno 2020, ingloba e ripropone la strada già percorsa in precedenza. “ Sento l’urgenza di creare sempre qualcosa di nuovo”, queste le parole che Silvia ha rilasciato a proposito dei suoi ultimi impegni artistici.

Per preordinare una copia del libro:https://www.scatoleparlanti.it/mondi/preordine-il-lungo-inverno-invincibile/

 

‘L’Abisso di Maracot’ di Conan Doyle: un nuovo genere fantascientifico

Sir Arthur Conan Doyle è sicuramente tra gli scrittori più apprezzati del novecento inglese, considerato capostipite del giallo deduttivo, nonché del romanzo fantastico e di avventura moderno.

Il medico scozzese iniziò a scrivere quasi per caso, quando, nel sobborgo di Portsmouth, lo studio che aveva appena avviato, fallì.
Risalgono a questo periodo le prime uscite delle avventure del famigerato Sharlock Holmes. Famoso per questo in tutto il mondo, Doyle avrà un rapporto di amore ed odio con il celebre personaggio. Egli infatti, predilesse altri generi e si specializzò nel romanzo storico, fantascientifico e di avventura, abbandonando il giallo.

Collezionò più di un centinaio di opere tra cui The Maracot Deep (L’Abisso di Maracot). Tra i suoi ultimi lavori, il breve romanzo è l’esempio di come l’autore ha più volte fuso insieme i suoi tre generi preferiti. Apparve in serie già nel 1927 sul The Strad Magazine, ma, solo nel 1929, fu pubblicato in versione integrale dall’editore John Murray a Londra e dalla Doubledau Books negli Stati Uniti.

Nel libro, la leggendaria isola di Atlantide descritta da Platone, fa da sfondo all’avventura di tre personaggi: il Professor Maracot, lo zoologo Cyrus Headly e dal meccanico Bill Scanlan. I tre, discesi nell’abisso per delle ricerche, si ritroveranno per caso ad affrontare strabilianti avventure in fondo al mare.

Precipiteranno fuori le mura dell’antica città creduta perduta. Qui entrano in contatto con una realtà straordinaria ,prendendo coscienza della veridicità del famoso mito greco. La civiltà sorprendentemente all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, risulta non distanziarsi da quelle lasciate sulla terra ferma. Come le grandi metropoli nascenti del novecento, anch’essa è proiettata verso un futuro curioso di innovazioni e di saperi restando tuttavia ancorata alle credenze e tradizioni del passato. La mitologica popolazione ricca d’ingegno ha reso possibile la vita sottomarina.

Il progresso acquisito ha eliminato quelle barriere fisiche e culturali che il mondo in superficie non era stato in grado di superare. Nella nuova tipologia di avventura, l’amore per il conoscere spinge l’uomo ad oltrepassare i limiti naturali affidandosi ed alimentando, dunque, l’ingegno.
Elementi come oggetti tecnologici, le scoperte e imprese scientifiche, menzionati nella narrazione, sono i nuovi strumenti mistici: contribuiscono in maniera vitale a rendere tutto l’accaduto, un’ impresa epica. Il connubio di fantascienza e scienza è efficace al fine di non distaccare l’irrealtà dalla realtà. Si passa dunque al mondo del probabile, dove tutto può accadere.

La scienza e la tecnologia sono anche lo strumento di unione di due popoli mai venuti a contatto. I tre uomini avviano un processo di corrispondenza del sapere: durante la permanenza conoscono e utilizzano le invenzioni fatte dagli Atlantidei. Allo stesso modo , dopo il naufragio della nave Stratford, nave che aveva accompagnato i protagonisti per la ricerca, al popolo inabissato vengono mostrati gli strumenti adoperati dalle popolazioni in superficie. La nuova idea novecentesca che guarda al progresso con ammirazione e curiosità, impregna il romanzo.

Un agglomerato di diversi documenti compone la struttura del romanzo di Doyle. Sono principalmente lettere scritte da Headly alla quale seguono, altre testimonianze come diari di bordo o comunicati marittimi di varia provenienza. L’autore, infatti, premette di essere stato incaricato di riassemblare gli scritti al solo fine di far conoscere l’incredibile vicenda. Risalto va dato alla disposizione delle tre lettere che riportano i fatti rispettivamente in un tempo antecedente, contemporaneo e posteriore all’incredibile scoperta. A queste segue un commento dell’autore che riporta l’attenzione del lettore alla sua intenzione principale, ovvero divulgare la storia in suo possesso.

La divisione non interrompe il filo narrativo, ma anzi, spinge ad appassionarsi e attendere l’epilogo. Le tre lettere sono però differenti tra loro: la prima scritta per Talbot (amico e collega di Headly) ha una forma lessicale formale e il tono risulta leggero e rilassato. In questa occasione, l’emittente tende a soffermarsi poco sulla parte descrittiva,prediligendo i fatti, incuriosito dagli avvenimenti che si susseguono e dalla figura di Maracot.

La seconda ,invece, essendo indirizzata all’umanità, ha un lessico meno formale ed è più ricca di particolari illustrativi del mondo Atlantideo.  È evidente il contrasto di emozioni vissute dallo zoologo: la rassegnazione al pensiero di non ritornare mai a casa si alterna al senso di serenità e gioia trovato nella sua nuova condizione.

L’ultima lettera è scritta da Headly ,dopo esser stato salvato ed essersi reintegrato tra i suoi pari in patria. Questa, molto più simile ad una pagina di diario, si concentra sul risaltare l’aspetto favolistico e leggendario della vicenda , consacrando gli stessi protagonisti a personaggi fantastici. Traspare entusiasmo dalle parole dell’autore che si concentra sull’esaltare la sua figura e quella dei suoi compagni, paragonandosi a personaggi celesti, enfatizzando le avventure più salienti.

Attribuendo le fonti direttamente ad uno dei protagonisti, Doyle auspica alla verosimiglianza dei fatti narrati, assottiglia così la linea immaginaria tra finzione e realtà. Il trucchetto risulta molto efficace soprattutto se si considera la scelta tra i tre avventurieri: Headly non solo è riemerso come i suoi compagni, ma è colui che ha portato con se un abitante di quel posto. La sua compagna è una prova inequivocabile che avvalora maggiormente il suo racconto.

Pensando a questo espediente non si può far altro che sottolineare la genialità di Doyle nell’attrarre l’attenzione del lettore. Sarà preso a modello dai posteri e, per il suo nuovo modo di raccontare, gli sarà riconosciuta dunque la fama di precursori del genere fantascientifico moderno.