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Luigi Fattore

‘The Young Pope’, 3° e 4° episodio: vanità e ricatto

L’ottimo esordio di The Young Pope di Paolo Sorrentino ha avuto l’effetto di amplificare l’interesse per gli episodi 3° e 4° trasmessi ieri sera su Sky. Che si trattasse di un papa vagamente – per utilizzare un eufemismo – sui generis lo si era capito già venerdì scorso, ma l’ingresso in scena di questa sera è stato a dir poco da rockstar: i titoli di testa con Pio XIII (l'enigmatico e spiazzante Jude Law) che attraversa un corridoio sulla cui parete sono esposti meravigliosi quadri, il sottofondo musicale rockeggiante, e lui che ci fa l’occhiolino per introdurci nel suo papato stravagante, valgono da soli l’attesa di sette giorni.

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‘The Young Pope’ di Sorrentino: un esordio tra stravaganze e riflessioni

C’era grande attesa attorno all’esordio di The Young Pope, prima serie tv scritta e diretta interamente dal Premio Oscar Paolo Sorrentino; attesa che, a giudicare dai primi due episodi, è stata ampiamente ripagata. Di notevole e immediato coinvolgimento l’impatto visivo – grazie anche alla fotografia di Luca Bigazzi – , con i proverbiali ‘fellinismi’ entrati ormai in pianta stabile nella cifra stilistica di Sorrentino, e la sceneggiatura, esaltata da un buon ritmo complessivo e da dialoghi mai banali.

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‘La grande abbuffata’: la sempre attuale metafora antropologica di Ferreri

La grande abbuffata è un film del 1973 diretto da Marco Ferreri. Presentato in concorso al 26° Festival di Cannes, non ambiva a vincere la Palma d’oro, ma a qualcosa di diverso: trasformare in riflessione la sgradevolezza che, a guardarlo, inevitabilmente penetra attraverso gli occhi. E se a distanza di 43 anni siamo ancora qui a parlarne vuol dire non solo che il filtraggio è più che riuscito, ma che purtroppo quella società dei consumi che il regista intendeva colpire è ancora in piedi, saldamente al suo posto. Scritto a quattro mani con Rafael Azcona, La grande abbuffata rappresenta l’archetipo stilistico di Ferreri: vi si ritrovano, infatti, sublimati da immagini potenti e insieme moleste, i temi antropologici tanto cari al regista milanese: nutrizione, copulazione, deiezione. Insomma, è un film per palati forti tutto da consumare. A stomaco vuoto.

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La mozzarella è un essere vivente!

Avete presente la scena iniziale del film di Giuseppe Tornatore La leggenda del pianista sull’oceano quando, alla vista della Statua della Libertà, un passeggero del transatlantico richiama l’attenzione di tutti gli altri gridando "L’America!"? Bene, una cosa analoga capita nelle famiglie numerose del centrosud Italia che si ritrovano per il pranzo domenicale nei minuti che precedono l’inizio del banchetto. Tra convenevoli ipocriti, lamentele, monologhi, posizioni politiche (e calcistiche) opposte e granitiche, ad un certo punto si leva una voce non identificata che grida: "C’è anche la mozzarella!"

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Maurizio de Giovanni, giallista narratore di sentimenti

Maurizio de Giovanni, nella sua recente opera Nove volte per amore, prende spunto da nove celebri casi di cronaca nera per inventare altrettante storie, e soprattutto per tentare di ricucire quello strappo. E ci riesce, e come se ci riesce! Con una precisione sartoriale degna della migliore tradizione napoletana, restituisce ai c.d. “mostri” l’umanità dissoltasi nel chiacchiericcio.

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