“Il segreto inconfessabile” di Rubina E. Rossi, il terzo capitolo della tetralogia dedicata alle indagini di Tony Della Rocca

Torna in libreria con Il segreto inconfessabile (Chance Edizioni) l’investigatore privato Tony Della Rocca nato dalla penna di Rubina E. Rossi.

Rubina E. Rossi è uno pseudonimo dietro cui si nascondono Barbara Capotondi e Giorgia De Luca. Il nome è un omaggio a Luigi E. Rossi, il grande grecista grazie a un lavoro con il quale, peraltro, si sono conosciute. Entrambe nate e cresciute a Roma, laureate in Lettere Classiche, amanti dei gatti, dei viaggi, del teatro e dell’arte in generale, hanno intrapreso da qualche anno un percorso che le ha portate a pubblicare tre romanzi gialli, immaginati come parte di una tetralogia incentrata sulle indagini di Tony Della Rocca. Le loro date di nascita, rispettivamente 20/11/1979 e 17/12/1983, sono state fuse per creare quelle di Rubina e di Tony (20/11/1983 e 17/12/1979).

L’idea di Rubina e di Tony nasce durante un weekend a Ferrara, dove è ambientato il primo dei romanzi della saga, La prigione degli amanti, uscito nel novembre del 2018 e risultato vincitore della prima edizione del concorso Un giallo x 1000 indetto dalla casa editrice Zerounoundici Edizioni, da cui è stato pubblicato. Altra città centrale nell’ispirazione e nell’opera di Rubina è Trieste, dove è ambientato il secondo romanzo, L’eco della vendetta (Chance Edizioni) che è stato in parte scritto proprio sui luoghi di cui racconta.

Nel terzo romanzo, Il segreto inconfessabile, Tony viaggia per l’Italia alla ricerca dell’assassino e questo ha permesso a Rubina di inserire un cameo sulla città più significativa nel suo vissuto: Roma. Attualmente, oltre a continuare a scrivere, sia per ultimare la saga di Tony Della Rocca sia per partecipare ad altri progetti, tra cui, di prossima pubblicazione, un’antologia di racconti ambientati in uno dei quartieri di Roma, Barbara e Giorgia gestiscono, oltre a quello di Rubina E. Rossi Scrittrice, un account Facebook e Instagram dedicato al mondo antico, Le Bimbe della Res Publica, nel quale raccontano l’antichità in chiave ironica. L’amore per l’antico e per i suoi miti filtra anche dalle pagine di Rubina ed è di ispirazione per la sua scrittura, insieme a fatti e persone reali che fanno o hanno fatto parte della vita di entrambe.

Il segreto inconfessabile: Sinossi

Il rombo della mia moto si spense in una lunga eco, mi tolsi il casco e
mi guardai intorno: il cielo era azzurro e terso eppure l’aria frizzantina
mi solleticava le narici. Ero nel piazzale davanti alla Cattedrale di San
Giusto o, almeno, in quello che noi triestini chiamiamo piazzale ma
che in realtà è piuttosto una via. Il cantiere e le transenne della polizia
si frapponevano tra me e la scena del crimine e gli agenti si muovevano
intorno mentre una folla di curiosi si assiepava cercando di riprendere
la scena con i cellulari. Nello spazio lasciato dalle loro gambe intravidi
quello che sembrava un corpo coperto da un telo di plastica nero. Poco
distante, sul sagrato della chiesa, una giornalista parlava a una
telecamera. Mi avvicinai per cercare di vedere meglio, sperando di
incontrare don Stanislao.

Un giallo tinto di mistero, un omicidio apparentemente inspiegabile e un’indagine piena di colpi di scena.

In questa nuova avventura sarà chiamato a scoprire chi è l’assassino di una suora e per scoprirlo si troverà a viaggiare per l’Italia; lungo questo cammino avrà a che fare con personaggi fuori dal comune, vecchie e nuove conoscenze che avranno ruoli inaspettati e porteranno a risvolti analoghi.

Il segreto inconfessabile è un romanzo giallo, terzo capitolo della tetralogia dedicata alle indagini di Tony Della Rocca – ha dichiarato Rubina E. Rossi. Ciascun romanzo è leggibile singolarmente e slegato rispetto agli altri, ma ciò che li lega è l’evoluzione interiore del protagonista, che da personaggio statico e stereotipato diventa sempre più consapevole di sé, delle sue fragilità, e riesce a illuminare, grazie anche alle indagini che si trova ad affrontare, dei coni d’ombra che oscurano tratti della sua personalità. In particolare, in questo terzo romanzo Tony si dovrà confrontare – e scontrare – con le sue convinzioni religiose e con l’idea stessa della religione, ma dovrà anche affrontare, per iniziare a risolverlo, il rapporto con i suoi genitori. Il romanzo è pubblicato – come già il secondo della serie, L’eco della vendetta – con Chance Edizioni, che si occupa soprattutto di editoria emotiva”.

“Pubblicare Rubina E. Rossi per noi è una sfida particolarmente interessante, perché ci permette di mantenerci saldi sulla nostra linea di narrativa introspettiva, ma di farlo con un genere per noi nuovo prima che le nostre strade e quelle di Giorgia e Barbara si incrociassero – ha commentato l’editore Andrea Stella. Rubina E. Rossi, infatti, è lo pseudonimo con cui firmano i loro libri Giorgia De Luca e Barbara Capotondi. Tutte storie a sé stanti e una non propedeutica all’altra, attraverso le quali le autrici sono riuscite a realizzare un libro di grande spessore qualitativo e in generale una saga perfettamente riuscita. La loro bravura nello scrivere, derivante anche da abbondanti competenze professionali, l’attenzione per i dettagli, la cura nella ricerca, l’amore per la lettura, sono state riversate nella stesura di questo libro, ricco di suspance, mistero, ironia, introspezione, ambientazioni che cambiano mantenendo sempre un impatto vivido nell’immaginazione del lettore e personaggi improbabili, divertenti, oscuri, affascinanti. Con una tale varietà di contesti, situazioni e figure che si alternano tra le pagine del libro, utilizzando uno dei generi più floridi e sempreverdi della letteratura, il libro di Rubina si propone per essere una lettura per tutti, e non solo per chi ama il filone giallo. Per noi questo è un libro che si impone con forza come una delle proposte più importanti nel nostro catalogo di novità 2022”.

Il nostro detective sarà, quindi, ancora una volta chiamato a mettere in discussione alcune sue granitiche certezze. Tutto ciò lo costringerà a confrontarsi di nuovo con i fantasmi del suo passato e con quella parte di sé che insiste a non voler accettare: riuscirà infine a venire a patti con essa? E, soprattutto, riuscirà a far luce su un omicidio tanto enigmatico?

 

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“Una regata mortale” di Editha Aceituna Griffin, il nuovo libro vintage de Le Assassine

Una regata mortale di Editha Aceituna Griffin, con la traduzione di Costanza Masetti, arriva in Italia, per la collana Vintage della casa editrice Le Assassine.

Editha Acetunia Griffin è nata a Gibilterra nel 1876 ed è morta a Kensington nel 1949. Ha scritto più di dodici romanzi tra mysteries e romanzi storici, che hanno trovato risonanza anche in Australia. Della sua vita non si sa molto, a parte il matrimonio con un ufficiale di cavalleria da cui sono nati due figli.

 Una regata mortale: sinossi

Una regata mortale

“Se mai mi dovessi sposare” rifletteva Martin Denham
“vorrei una come lei!”

Era un pomeriggio di giugno nella piccola stazione ferrovia-
ria di Wissingham: Martin era appena sceso dal treno che lo

aveva portato dall’ufficio di Londra alla casa di sua madre sul
fiume. L’aria rovente dello scompartimento lo aveva stressato e

non vedeva l’ora di cambiarsi velocemente d’abito e sorseggia-
re un tè in compagnia di un bel libro. La vista della giovane gli

fece, però, accantonare quei pensieri: era scesa dal suo stesso
treno ed evidentemente non intendeva passare lì solo il fine
settimana, perché aveva una valigia, un borsone e quello che

sembrava essere un cavalletto. Era in piedi all’entrata della sta-
zione e stava confabulando con il facchino, che aveva impilato

i suoi bagagli sul carrello. Fuori non c’erano né auto né car-
rozze, solo una lunga strada vuota bordata di castagni in fiore.

Con la scusa di informarsi circa una cassa di vino che sua
madre aspettava, mentre il capostazione consultava il registro,
Martin osservò attentamente la ragazza. Era la prima volta, a
sua memoria, che si sentiva così attratto da una sconosciuta, di
solito non era così sensibile al fascino femminile.

Nella placida campagna inglese, dove sorge l’antica Abbazia di Wissingham, Merle, una giovane e bella ereditiera di origine australiana, viene ritrovata senza vita dopo una regata. L’amica, Daria Lane, da poco rientrata da un lungo soggiorno in Italia, non si dà pace e non crede alla facile soluzione proposta dalla polizia, che attribuisce la morte a una rapina finita male da parte di un vagabondo. Determinata a trovare il vero colpevole, la giovane indaga dunque sulla nobile e antica famiglia decaduta, di cui Merle è entrata a far parte sposando Leonard e portando in dote un sostanzioso patrimonio, che ha permesso di salvare l’antica magione e i suoi possedimenti dalla rovina. Ma Diana riuscirà ad arrivare a una conclusione nella sua personale inchiesta? Oppure la sua testardaggine la porterà solo a vivere esperienze spiacevoli e la verità sarà quella sostenuta dalla polizia: un criminale non può annidarsi tra i membri di una casata che da secoli dà lustro alla contea?

“In questo periodo in cui si parla tanto della monarchia inglese, mi sembra particolarmente azzeccato questo romanzo di Aceituna Griffin dove con tocco leggero, ma senza privarci della suspense con un finale insolito, ci mostra la mentalità di una certa aristocrazia – ha commentato l’editrice Tiziana Prina. E poi la descrizione della campagna inglese e dei riti di chi vi abita non possono che deliziare il lettore amante di un’Inghilterra del passato ben impressa nell’immaginario collettivo.”

Un romanzo della Golden Age, scritto negli anni Trenta, che racconta di un classico delitto con personaggi appartenenti alle varie classi sociali, e uno sguardo sul mondo esclusivo dell’upper class, fatto di rigide regole e formalità.

 

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‘Il medaglione del tempo’ di Valentina Dada Villani: un racconto per bambini che nasconde uno scrigno di insegnamenti

Il medaglione del tempo, edito da l’Erudita Editore, è il racconto per bambini e ragazzi scritto e illustrato da Valentina Dada Villani. Classe 1982 l’autrice è anche giornalista, pittrice e fotografa creativa, da anni trascorre la vita in viaggio, girovagando per il mondo. Oltre a Il medaglione del tempo, Villani, ha scritto anche Qualche metro più in là dei mei piedi per Echos edizioni.

 

Il medaglione del tempo: trama e contenuti

Ed è proprio il viaggio al centro del racconto. La narrazione si snoda e si sviluppa in due ambientazioni diverse: il nostro mondo, quello reale e un mondo fantastico, quello di Marabei. Marabei era uno dei luoghi più incantevoli e naturalistici mai esistiti, con più di un’ubicazione. Una zona incontaminata dove vivono maghi, streghe, pirati, fate, elfi, gnomi, sciamani, orchi, vampiri, druidi, fattucchiere e moltissimi animali parlanti.

Il libro si apre con il personaggio di Zorda, una piccola volpe bianca del deserto, animale di compagnia della spumeggiate maga Madame della Cruz. La stravagante signora, dagli abiti sberluccicanti, invia la volpe in avanscoperta alla ricerca di una persona speciale, fondamentale per una certa missione. Il mondo in cui ci ritrova catapultata Zorda è una realtà caotica, fatta di un andirivieni frenico, dove le persone sono insensibili, poco attente e poco tolleranti. Ma questo non impedisce alla volpe di assolvere al suo compito.  Il destinatario di questa missione non poteva essere di certo uno qualunque, anzi doveva possedere delle prerogative imprescindibili quali coraggio, lealtà, fantasia e non avere più dieci anni, un’età in cui si è ancora meravigliosamente ingenui e felici. Insomma, un bimbo o una bimba fuori dagli schemi. Dopo mesi di investigazione la volpe riesce a ritracciare una bimba che possa fare al caso suo.

Il suo nome è Beba, una dolcissima bimba, fuori dal comune con un inseparabile amico insetto di nome Stecco. Beba, ai giocattoli e alla tecnologia, preferisce divorare libri, seduta nella sua casetta sull’albero, leggere mappe geografiche, esplorare luoghi ignoti, creare oggetti o reiventarne altri, riciclando pezzi diversi.  Ma la cosa che ama in assoluto è il mercatino delle pulci, dove può comprare cose da aggiungere alla sua collezione. Ogni primo mercoledì del mese Beba, in compagnia di Stecco si recano, a Bobbio, dove si tiene il suo mercatino dell’usato preferito. L’attenzione della piccola viene catturata da una bancarella particolare, quella del Signor Palumbo, dalla quale grazie, ad un piccolo baratto, riesce a portarsi a casa un cappello. Rientrata a casa Beba non vede l’ora di provare il suo originale acquisto. Non appena si posa il copricapo in testa, viene catapultata, insieme a Stecco, nell’India marabeiana, dove vive madama Frida, insieme ai compagni, il pirata Iginius Barbaforte, il dottor Baltazar Caspar Darjazi, lo sciamano Escheide e la strega Babulinda. Sarà proprio la padrona di casa, la maga de la Cruz a  svelarle la natura della sua missione. Beba è stata scelta per salvare il “mondo dei normali” dal malvagio stregone Nacor, che per vendicarsi di una pesante delusione d’amore subita, ha deciso distruggere il mondo, annientando i sentimenti dei suoi abitanti, Semplicemente creando tutte quelle cose materiali che in breve tempo fecero dimenticare alle persone cos’era la vera felicità, portandole all’interno di un vortice di infelicità ed apatia. Costruì immensi imperi industriali, al fine di realizzare pinzillacchere dannatamente inutili, così facendo riuscì ad inserirsi nella testa delle persone rubando i loro pensieri felici e sostituendoli con frivolezze materiali.

Per fortuna però esistono delle eccezioni e Beba è una di questa. Beba incarna alla perfezione la bambina anticonformista, curiosa, intelligente e avventurosa capace di annientare il malvagio stregone, che con il passare degli anni, grazie al denaro e ai suoi seguaci malavitosi che lo proteggono, ha rafforzato sempre più suo potere. Beba per sconfiggerlo oltre alle sue qualità innate deve possedere però anche dei poteri magici che avrebbe acquisito grazie ad una pozione magica. L’intruglio magico deve essere preparato da uno sciamano Escheide ma per farlo occorrono degli ingredienti particolari che Beba deve raccogliere personalmente, nelle varie parti del mondo marabeiano.

Così la bambina, insieme a Stecco e a Zorda, intraprendono un mirabolante viaggio in diverse parti del mondo, incontrando tanti nuovi amici. Grazie all’aiuto di questi ultimi, insieme a piccoli oggetti magici, all’Omnibus, il libro del tutto, ma soprattutto grazie alla sua caparbietà e pazienza, riesce a sfuggire agli scagnozzi di Nacor. Ma il male è sempre in agguato: infatti quando i tre amici pensano di aver ultimato il viaggio, Narcor rapisce Beba. Alla fine, il bene trionfa: Beba riesce a liberarsi e a sconfiggere lo stregone, attraverso la magia più potente, l’amore e fa ritorno a casa dalla sua famiglia.

La scrittrice Valentina Dada Villani con la sua scrittura semplice e scorrevole rapisce il lettore che capitolo dopo capitolo viaggia con Beba, Zorda e Stecco.  Nonostante la trama sia ricca di luoghi diversi e personaggi sempre nuovi, chi legge resta incollato alle pagine, famelico e desidero di conoscere il finale della storia.

Personaggi parlanti e mondi magici sono l’espediente di cui si serve l’autrice per veicolare fondamentali spunti di riflessioni e sviluppare un maggiore senso critico dei piccoli lettori. Ad arricchire il racconto ci anche sono anche le illustrazioni e le descrizioni minuziose, che fanno volare la fantasia e stimolano l’immaginazione dei bambini. Un libro fortemente pedagogico che conduce chi legge ad una profonda disamina della realtà, decriptandola. Nel mondo odierno, soggiogato da cose inutili, in cui dilaga imperante il materialismo, la frenesia e il disamore, in cui l’orpello dell’apparire sovrasta l’autenticità dell’essere, è sempre più raro trovare l’anticonformista che pratichi la gentilezza e l’amore,  colui che cerca di mostrare tolleranza nei confronti del diverso, qualcuno capace di ascoltare il prossimo senza giudicarlo a priori o il coraggioso capace di non alimentare in alcun modo la paura,  altrimenti questa  prenderebbe il sopravvento. Questo è stata Beba. Ma ognuno di noi può esserlo.

Il medaglione del tempo e Alice nel paese delle meraviglie

Il medaglione del tempo, dunque, racchiude in sé un bel carico di significati ed insegnamenti. In più non può sfuggire al lettore esperto, che il libro contenga alcune significative similitudini con un grande classico della letteratura italiana per ragazzi, Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carrol. Innanzitutto, le protagoniste: Beba come Alice hanno un instancabile spirito avventuriero e sono estremamente curiose. Entrambe attraverso portali, una un cappello e l’altra la tana di un coniglio, vengono catapultate in un mondo parallelo. Anche Alice si imbatte in stravaganti personaggi come bianconiglio, stregatto, la regina di cuori e il cappellaio Matto.

Tuttavia, il viaggio più importante che intraprendono è proprio quello che fanno in loro stesse, scandagliando il loro inconscio, cercando di indagare il proprio percorso evolutivo dall’infanzia all’età adulta, cercando di capire chi vogliono essere. Siamo noi gli artefici della nostra crescita personale. Ogni lettore piccolo o grande che sia aprendo e leggendo questo libro non può esimersi dal farlo.

 

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‘La porta dell’inferno’: l’esordio dell’avvocato internazionalista Massimo Maria Tucci

La porta dell’inferno, edito da Gruppo Albatros Il Filo, è il primo romanzo di Massimo Maria Tucci

Ex magistrato tributario, Tucci, è professore universitario e avvocato internazionalista che i suoi clienti ritengono di successo. Ha girato il mondo ricavandone la convinzione che i sentimenti dell’uomo, buoni o cattivi, sono uguali a qualsiasi latitudine. Autore di numerosi testi scientifici, ha scritto ora il suo primo romanzo: il noir metropolitano ambientato a Torino.

La porta dell’inferno: Sinossi

La porta dell’inferno- Copertina del libro

Il romanzo appartiene alla collana Nuove Voci Tracce

– Arnaldo! – Il mio nome mi è stato urlato a pochi cen-
timetri dall’orecchio sinistro. Il lieve dolore mi fa sobbalzare

e il dito che ho sul mouse ha un sussulto. La freccia scatta
come un centometrista, slitta a sinistra, dribbla le icone sullo
schermo e va a incunearsi nella casella “spedisci” della posta
elettronica. Il messaggio che stavo scrivendo si dissolve per

intraprendere il suo misterioso viaggio elettronico e io ri-
mango da solo a fissare lo schermo vuoto.

Non proprio da solo, per la verità, perché l’autore dell’urlo
ora mi sta di fronte e brandisce un forchettone di legno.
– Mark! – sbotto – quante volte devo dirti di non urlarmi
vicino all’orecchio? Lo sai che mi fa un male cane…

– Almeno tu mi trattassi come un cane – mi urla di riman-
do Mark, agganciandosi senza logica apparente alla mia ulti-
ma parola. Del resto la logica non è mai dalla parte di Mark

quando è irritato. Anzi, non è mai dalla parte di Mark e basta.
Mi sta di fronte in grembiule con l’immagine di Linus ai
fornelli, forchettone in mano e pantofole di peluche ai piedi.
Anche così infuriato è bellissimo, i capelli biondi il cui oro
si riflette nelle pagliuzze degli occhi nocciola chiaro e nei
pochi peli che lui chiama barba.

L’omicidio di una ragazza trovata nuda nella piscina di un palazzo della Torino bene fa emergere una città parallela in cui si muovono sette sataniche, club di scambisti e professionisti di specchiata fama apparente. Protagonista è l’avvocato Arnaldo Bertini che, senza perdere la
sua ironia, sarà costretto a indagare perché finito egli stesso nella rosa dei sospettati. Andrà in cerca dell’assassino con il supporto morale di Mark, coinquilino stilista e cuoco raffinato, e l’aiuto professionale di un rassicurante agente investigativo. Dalle loro indagini verrà fuori
il lato oscuro del capoluogo piemontese. Al protagonista il compito, forse impossibile, di richiudere la porta dell’inferno.

Scrive Balbara Alberti nella Prefazione: Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo. Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire. Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del  viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

L’avvocato Arnaldo Bertini ha catalizzato l’attenzione di molti lettori. Il libro, infatti, soprattutto nell’edizione ebook, ha venduto migliaia di copie. Dopo il successo del primo romanzo l’autore annuncia un sequel, due romanzi e due casi da risolvere: uno  a Milano nel mondo della moda e l’altro in Africa. Bertini è lontanissimo dagli investigatori come Sherlock Holmes o il Dottore Ingravallo di Quer Pasticciaccio brutto di Via Merulana, è piuttosto come dice l’autore “il vicino della porta accanto. Bello ma non sa di esserlo, pigro quel tanto da impedirgli di diventare un carrierista. Fondamentalmente un mite che, suo malgrado, finisce per trovarsi in un mare di guai che non ha cercato ma che comunque non fa nulla per evitare perché in fondo ha un profondo senso della moralità e del dovere che, in questo secolo ventunesimo, non sono di moda, come l’onestà troppo profonda verso se stessi e gli altri.

 

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“Sai osare Genitori figli alla conquista dell’autostima”, l’autostima genitoriale secondo Lara Ventisette e Alessandro Paselli

“Sai osare Genitori figli alla conquista dell’autostima” è il saggio scritto a quattro mani dalla psicologa e psicoterapeuta Lara Ventisette e dall’executive -business coach, Alessandro Paselli. Il libro è il frutto dell’esercizio quotidiano delle loro professioni e dall’apertura del servizio culturale e ricreativo per bambini da 0 a 3 anni. Proprio grazie a quest’ultimo, in quindici anni di esperienza lavorativa hanno potuto supportare più di cinquecento famiglie nel percorso di educazione dei figli, e nell’acquisizione di importanti consapevolezze in merito al ruolo genitoriale. Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato, ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere” è la citazione in calce di Marian Wright Edelman che apre il saggio. Prima di poter essere un genitore, si è stato però figlio, il quale ha vissuto in un determinato contesto familiare.

La famiglia è l’istituzione principale di riferimento per l’essere umano. Quella, come scrivono gli autori, palestra emotiva, grazie alla quale cresciamo e ci sperimentiamo. Ma è soltanto quando riusciremo ad emanciparci dalla famiglia, dai condizionamenti dei nostri vissuti del passato e da tutto il corredo del ciò che ero che potremmo guardare all’orizzonte futuro, del voglio essere. Solo cercando di migliorarci potremmo sviluppare una sana autostima genitoriale. I figli, direttamente ed indirettamente ci guardano e ci imitano: Il modo di agire, il comportamento o lo stato d’animo del genitore li condiziona. Più i genitori sono sereni ed equilibrati, più i figli cresceranno forti e con un livello di autostima solido per affrontare le sfide della vita. È proprio questo l’assunto da cui parte la stesura del libro: il benessere dei figli è strettamente correlato a quello dei genitori.

Non esistono né ricette segrete, né un manuale che ci insegni ad essere genitore o tantomeno figlio. L’unica cosa certa per far funzionare il grande e meraviglioso meccanismo chiamato famiglia è quello di far lavorare i due ingranaggi che lo compongono: genitori e figli devono operare insieme tutti giorni, intraprendendo un percorso parallelo fatto di crescita, di miglioramenti e anche, eventualmente di sbagli per riuscire a conquistare l’autostima. Ed è proprio l’autostima il filo conduttore su sui è stata intessuta la “trama” del saggio. Gli scrittori del saggio ci descrivono l’autostima come un tempio sorretto da quattro pilastri fondamentali: la famiglia, la scuola, le amicizie e la percezione corporea. In questi quattro campi esperienziali che sviluppa e cresce l’autostima. L’autostima è definibile come la distanza tra chi sentiamo di essere e chi vorremmo essere. Ma esiste una relazione circolare tra l’opinione che noi abbiamo di noi stessi e l’opinione che gli altri hanno di noi. Dunque, anche questo concorre ad accrescerne il livello.

Dopo aver illustrato in maniera minuziosa il concetto Autostima e i pilastri su cui essa si poggia, la narrazione entra nel vivo. Per apprendere come acquisire una sana autostima genitoriale e accompagnare coscientemente i propri figli a sviluppare la propria è necessario partire da otto competenze genitoriali imprescindibili importanti contenute proprio nel Sai Osare. S di supporto, A di Autonomia, O di organizzazione, S di studio, A di attenzione, R di responsabilità ed E di emozione. Inizia così un viaggio in otto capitoli per scoprire questo acronimo pragmatico.

Il primo è Supporto, inteso come sostegno: sostenere il bambino, spronarlo senza essere eccessivamente opprimenti, anzi piuttosto facendo un passo indietro, osservando i suoi bisogni. Il genitore riuscirà a soddisfarli quanto più si adopererà a riconoscere quelli del figlio.

Si parla di Autonomia quando un bambino riesce a prendere decisioni da solo e a gestire gli effetti delle proprie scelte. Un genitore guida suo figlio nel percorso dell’autonomia, dicendo dei sì ma anche no e vagliando con lui delle strade alternative.

Il concetto di Impegno viene indagato nel terzo capitolo. Ogni giorno genitori e figli devono impegnarsi ad impegnarsi. Perché soltanto così si possono raggiungere i successi desiderati. Grande importanza in questo contesto occupano le promesse: un genitore deve imparare a fare solo promesse che riuscirà poi effettivamente mantenere. Una reiterata promessa non mantenuta contribuisce a minare la credibilità del genitore agli occhi del figlio,

In ogni famiglia è quanto mai indispensabile l’Organizzazione. Soprattutto nella società odierna ci ritroviamo a fare i conti con una vita frenetica, fatta di impegni e scadenze.  La sensazione che emerge è che non si abbia il tempo per fare tutto e che ogni volta si debba rincorrere le cose perché sfuggono. Le risorse per organizzarsi al meglio sono focus, energia e tempo. Focalizzarsi per distinguere le attività necessarie e prioritarie da quelle meno importanti, impiegare l’energia al momento giusto e impegnare al meglio il tempo senza dissiparlo in futili cose che non fanno crescere.

 Nel quinto capitolo si esplora il concetto Studio: imparare ad imparare è fondamentale per costruire l’autostima! E le tre fasi per imparare sono: organizzazione, comprensione, memorizzazione. Importanti sono gli aspetti emotivi legati all’apprendimento dei bambini. I genitori devono ricordarsi che le aspettative che ripongono nei figli potrebbero influenzare la loro autostima.

L’Attenzione occupa la narrazione del sesto capitolo. Ed è fondamentale privilegiare un’attenzione di qualità e non di quantità. È importante allenare il proprio figlio e allenarsi come genitore ad osservare ed ascoltare. L’attenzione è accudimento.

La penultima competenza imprescindibile per la conquista dell’autostima è la Responsabilità, che non è colpa perché i sensi di colpa sono proprio gli acerrimi nemici per costruire il tempio Autostima.  Insegnare ai bambini a prendersi la responsabilità sin da piccoli vuole dire insegnargli a gestire le loro vite, a prendere decisioni e rispondere delle proprie azioni.

Le emozioni occupano lo spazio dell’ottavo e ultimo capitolo. Per Piaget, l’intelligenza è paragonabile al motore di un’automobile e le emozioni alla benzina che permette al motore di funzionare. In questa sezione si procede a perscrutare la competenza emotiva. I bambini possono diventare emotivamente competenti solo se noi adulti gli insegniamo attraverso il nostro esempio, ad esprimere, comprendere e regolare le emozioni.

Con un linguaggio scorrevole e diretto, gli autori conducono chi legge in un viaggio sia teorico che pratico – sono infatti presenti esercizi di autovalutazione alla fine di ogni capitolo, relativi all’argomento trattato. In più ogni capitolo è corredato dalle storie vere dei bambini, genitori/ nonni che si sono rivolti a Lara e Alessandro è questo innesca un meccanismo di empatia e la consapevolezza che nulla è facile ma niente è impossibile se c’è la volontà di trasformare l’onere dell’educazione in onore.

Non mancano nel saggio citazioni e ricorsi ai pilastri della psicologia, tra i tanti Piaget, appunto, Vygotskij e Nardone. Accostandosi a questi nomi e alle loro teorie per un non esperto del mestiere è senz’altro difficile ma Ventisette e Paselli hanno il merito di riuscire a decodificare il linguaggio psicologico grazie all’ausilio di citazioni, esempi pratici ed evocazioni di situazioni tipo della vita quotidiana, rendendo fruibile il testo anche per il lettore che non conosce la materia.

Lara Ventisette e Alessandro Paselli consegnano al lettore questo saggio, non con il tono cattedratico di maestri, ma nelle vesti, in primis di genitori e solo dopo nei panni dei professionisti, che quotidianamente, si rendono partecipi delle trasformazioni dei loro pazienti e clienti, crescendo insieme a loro.

Nell’introduzione si legge: <<Questo libro è dedicato ai genitori che vogliono sentirsi liberi. Liberi di fare pace con i bambini che sono stati. Liberi di emanciparsi da ciò che avrebbero voluto ricevere, senza poterlo ottenere. Liberi dalle ferite che hanno corredato il romanzo della loro vita. Liberi dai condizionamenti limitanti che hanno ricevuto. Liberi dalla tentazione di essere uguali, o antitetici, a quello che sono stati i loro genitori. Liberi di riscattare i tentativi fallimentari agiti dai loro familiari, scegliendo di essere i genitori migliori che possono essere>>.

Tutto questo può succedere solo si è disposti ad osare!

“Scrivere per fare business, dal personal branding al brand journalism”: continua a far parlare di sé il libro di Michela Trada

Scrivere per fare business, dal personal branding al brand journalism a cura della giornalista Michela Trada, edito da Do it Human, dalla uscita nel 2021, ancora oggi riscuote successo perché non vuole essere un manuale di comunicazione, ma un ricettario – come ama definirlo l’autrice stessa – pensato appositamente per imprenditori e liberi professionisti al fine di ottenere risultati concreti in materia di
business dalla produzione di contenuti scritti.

Michela Trada è giornalista, speaker e amante del bello in ogni sua forma ed espressione. Dal 2018, assieme a Sabrina Falanga, è Ceo della casa editrice Brainding, direttore di Inkalce Magazine e vice direttore di News48.it, il primo magazine Italiano di giornalismo costruttivo. È parte del team nazionale dell’ufficio stampa del Lions Club e membro del Constructive Network. Crede in un Giornalismo costruttivo al servizio della comunità e nella valorizzazione del talento di ciascun individuo, in primis dei giovani.
Attraverso il Brand Journalism, in cui è specializzata, dà voce alle eccellenze italiane.

Scrivere per fare business, dal personal branding al brand journalism: sinossi

Se esiste una condizione meritocratica nel fare impresa, riguarda la comunicazione. A ben pensare, ogni professionista, ogni azienda combatte ad armi pari per raggiungere il cliente con il proprio messaggio e per costruire con lui un legame sano.I media tradizionali ci hanno abituati a una disparità che non contemplava eccezioni. Infatti, l’elemento economico ha sempre rappresentato un filtro all’ingresso per quelle aziende che non potevano acquistare spazio e tempo sui media tradizionali. Perché si riduce in fondo a questo il rapporto tra comunicazione e imprese con i media tradizionali: acquistare lo spazio e il tempo disponibile sul listino. Oggi le cose sono diverse, nulla è gratis, ma tutto è possibile. Guadagnare l’attenzione e la fiducia dei
clienti attraverso la nostra comunicazione dipende dalle parole che scegliamo e non dalla frequenza dei nostri spot pubblicitari in TV. Il risultato dipende dalla rilevanza del nostro messaggio nella vita del cliente e non dal budget disponibile.

La scrittura è uno strumento di marketing? Si può davvero fare business con e grazie ai contenuti scritti? Scrivere per fare business non vuole essere un manuale di comunicazione, ma un ricettario pensato appositamente per imprenditori e liberi professionisti al fine di ottenere risultati concreti dalla produzione di contenuti scritti. Storytelling, content marketing, brand journalism: queste le tre tecniche di scrittura esaminate con esempi e casi studio al fine di arrivare a definire in modo autentico il proprio personal branding e incrementare così la propria reputazione online e offline. Non è mai troppo tardi, del resto, per iniziare e imparare a scrivere di se stessi e della propria azienda partendo dai propri valori e dal proprio perché: oggi siamo noi il “brand” in vetrina da acquistare.

All’interno della pubblicazione, con prefazione di Alessio Beltrami, anche i contributi di volti noti del mondo della Comunicazione tra cui Riccardo Scandellari, Giulia Bezzi, Salvatore Russo e Oscar di Montigny.

«La nostra Storia fa notizia se utilizziamo le parole corrette per raccontarla – rivela l’autrice – La scrittura è lo strumento più potente a nostra disposizione per far emergere noi stessi, il nostro perché e i nostri valori: le persone non comprano più un prodotto/servizio, ma chi lo rappresenta. E la scelta avviene per affinità e vision comuni».

Nella prefazione Alessio Beltrami – docente, autore e fondatore di Content Marketing Academy- scrive: «Questo libro è un compagno di viaggio ideale per chi vuole diventare padrone della propria comunicazione, ma ti avverto, potrebbe diventare un compagno di viaggio scomodo perché, come tutti i facilitatori del cambiamento, ti chiederà di modificare idee e abitudini.».

https://www.doithuman.com/editori/scrivere-per-fare-business-brand-journalism-michela-trada/

 

 

Jacopo Siccardi: “Il teatro è smettere di pensare solo all’io per iniziare a pensare al noi”

Classe 1991, Jacopo Siccardi è un performer torinese. Non solo attore, cantante e ballerino ma anche fiorettista: per 12 anni ha praticato a livello agonistico la scherma, aggiudicandosi il terzo posto al Campionato Nazionale Cadetti. Dopo aver frequentato il liceo scientifico informatico si iscrive Accademia dello Spettacolo di Torino. Ed è proprio questa la terra felix dove cresce, studia e sperimenta diverse discipline dalla tecnica vocale, al repertorio musical, canto pop\rock, la recitazione teatrale, la danza contemporanea e classica, danza jazz Tip Tap, dizione e fonetica, fino alla storia del musical. Nel giugno del 2013 si diploma, con la lode, come Triple Threat Performer. Durante l’esperienza accademica Jacopo Siccardi ha l’opportunità di calcare il palcoscenico in svariati ruoli: come Scrooge Canto di Natale in cui interpreta Federigo, Sogno di una Notte di Mezza Estate in cui veste i panni del folletto Puck, Jesus Christ Superstar nel quale canta nel ruolo di Judas, come danzatore nell’ allestimento dello spettacolo\documentario Bororo e Decameron  il Prencipe Galeotto, nel quale recita la parte di Rustico, 6 Come Noi, con la regia di Alessandro Avataneo con il quale lavora al personaggio di Luigi.

Nell’estate 2013 prende parte alla realizzazione del Dvd di C’è da non crederci a cura dell’Accademia dello Spettacolo. Nello stesso anno viene scelto per il ruolo di Artù per la produzione di Excalibur La Spada nella Roccia, in tournée in tutto il nord Italia per il 2014. Nel 2015 Jacopo Siccardi è in teatro con Il Mercante di Venezia e ne il Monello di Charlie Chaplin, fino al 2016. Nello stesso anno presso il Pantomime Festival di Dresda è impegnato in  Undercreative Project- Angle Breaking e in Smile Cafè. Ancora nel 2016 Jacopo Siccardi  prende parte All’ombra del Campanile. 

La sua carriera conta esperienze anche al cinema e in televisione: sul grande schermo, nel 2016, ne Il Principe dei Tarocchi e in Smoking Tar; in tv, nel 2017, con la fiction rai, Non Uccidere 2 e con una produzione mediaset, il film, il Terzo indizio.

Nel 2017 è ancora in teatro, con la commedia musicale Il Piccolo Principe, nel ruolo dell’aviatore. Nel 2018, è in scena con Amalfi Musical Opera e con A Christmas Carol.

L’anno successivo Jacopo Siccardi è impegnato in Notre dame il mistero della cattedrale e in Murder Ballad.  Attualmente è impegnato con Vajont di tutti, riflessi di speranza. 

Jacopo Siccardi in Vajont di tutti- Riflessi di speranza

 

Quando ha capito di voler fare l’attore e il performer?

Direi durante gli studi presso l’Accademia dello spettacolo di Torino ed il Duse International a Roma. Inizialmente volevo fare il cantante Rock (sono un fan di Bruce Springsteen) ma ho preferito intraprendere lo studio anche di danza e recitazione e nel farlo… mi sono accorto che mi piacevano!

Chi sono stati o sono i suoi Maestri? A questo proposito con chi sogna di lavorare?

Il mio primo maestro è stato Angelo Galeano, prima ancora di iscrivermi all’ Accademia. Ho fatto un anno di lezioni di canto con lui ed è stato merito suo se ho cominciato a scoprire il mondo musicale al di là del Rock. In realtà nel corso degli anni mi sono accorto che c’è un po’ da imparare da tutti! Dai registi, dai colleghi, dalle squadre tecniche, ed anche dai “non addetti ai lavori”, da chiunque insomma. Attualmente sono molto felice dei progetti a cui sto lavorando. Lo spettacolo Il Vajont di tutti scritto e diretto da Andrea Ortis mi sta portando ad un’ analisi e ad un ascolto interiore piuttosto profondi e sono grato a tutti i colleghi con cui sto condividendo questo percorso per la loro meravigliosa umanità oltre che per la loro professionalità. Mentre con Vlad Dracula di Ario Avecone ,oltre al piacere di collaborare di nuovo con vecchi amici, sono grato che mi permetta di lavorare con Artisti che seguo da tempo come Christian Ginepro e Giorgio Adamo.

 

È stato campione di fioretto nella vita e poi maestro di scherma scenica in teatro. Ci può spiegare meglio nel dettaglio?

Beh… ad essere sincero io ho iniziato a fare scherma (a 8 anni) dopo aver visto La Maschera di Zorro al cinema. È stata una folgorazione! Poi per dodici anni l’aspetto coreutico di questa mia passione è rimasto latente, coperto dalle dinamiche agonistiche, per poi riemergere quando ho iniziato a studiare Arti Sceniche. Ora… io non mi definisco un maestro. Semplicemente ho elaborato e sto perfezionando un metodo per permettere ad attori e professionisti del settore di approcciarsi al combattimento scenico, soprattutto a quello all’ arma bianca, in maniera funzionale. Non ci si improvvisa schermidori, ma talvolta non si ha tanto tempo in allestimento per montare combattimenti che siano belli da vedere ed abbiano l’apparenza di realismo. Il mio compito è facilitare questo processo agli attori, in modo che la scena di combattimento non diventi un ostacolo ma sia al servizio della recitazione e quindi del testo e dello spettacolo.

E’ un attore del Film Commission Torino Piemonte (FCTP) che ha come scopo la promozione della Regione Piemonte e del suo capoluogo Torino come location e luogo di lavoro d’eccellenza. Quanto è importante sostenere le produzioni che scelgono di produrre sul territorio piemontese?

Per me è fondamentale! Non fraintendetemi, Roma è un centro di produzione cinematografica meraviglioso. Semplicemente io vedo il potenziamento di un centro come quello di Torino, e dei suoi attori, registi, tecnici ecc ecc non con un fine di competizione ma bensì di collaborazione con il polo di Roma. A Torino abbiamo per esempio uno dei teatri di posa più grandi d’Europa, perché lasciare questi spazi poco utilizzati? La crescita artistica di un centro come Torino può ed è giusto che porti alla crescita di tutto il settore! Questa almeno è il mio punto di vista.

Cosa vuol dire essere un attore oggi?

Per me, Jacopo Siccardi,  più che mai è il mettersi nei panni degli altri. Può sembrare una banalità. Ma comprendere il punto di vista di un’ altra persona, le emozioni, i pensieri, i dubbi, le aspirazione che la muovono è un processo che porta a parer mio ad arricchirsi di giorno in giorno. Stando sempre e solo con le proprie idee alla lunga ho la sensazione che si rimanga un po’ come un cane alla catena. Ascoltare le idee degli altri e riuscire a rispettarsi anche nel disaccordo è un processo artistico ma anche sociale. È smettere di pensare solo all’ Io per iniziare a pensare al Noi.

Qual è per Lei la maggiore differenza tra un attore di teatro e uno di cinema?

Personalmente non vedo tutta questa differenza se non dal punto di vista della tecnica attoriale. Ovviamente un attore a teatro avrà bisogno di una una qualità vocale e di una carica fisica di maggior respiro, per arrivare allo spettatore seduto in ultima fila, come si dice in gergo, rispetto alla recitazione più contenuta, più intima potremmo dire, dell’ attore che sta davanti alla macchina da presa, pronta a intercettare anche il più piccolo movimento, ed il più piccolo dettaglio. Ma il percorso emotivo, il processo di immedesimazione che deve compiere l’attore, sono i medesimi per entrambi gli ambiti. Naturalmente un professionista può preferire uno dei due ambienti, nulla di male a riguardo. Personalmente mi piacciono entrambi. Adoro la presenza del pubblico in teatro, la carica e la magia dell’ irripetibile, anche facendo diverse repliche dello stesso spettacolo nessuna sarà mai uguale all’altra, ma nel contempo la spettacolarità della macchina cinematografica è sempre un’ emozione.

Ha calcato palchi a livello nazionale ed internazionale. Come viene percepito il teatro, che tipo di pubblico c’è. Ha riscontrato delle differenze tra Italia e l’estero?

All’ estero ho lavorato principalmente con il gruppo Jobel in spettacoli di pantomima. Un genere poco di moda attualmente in Italia. Partecipando per esempio al Pantomime Festival di Dresda ho scoperto che in Germania questo è un genere vivo e attivissimo. Il pubblico è più abituato all’ idea di uno spettacolo senza parole. In Italia abbiamo un grande esponente di questo teatro che è Paolo Nani. Per esempio sono rimasto estasiato dal suo L’arte di morire ridendo. All’ estero talvolta capita che il pubblico rida o si emozioni in un momento imprevisto dello spettacolo, perché magari sei andato a toccare un retaggio culturale, un frammento di un modo di vivere che non conosci appieno. Magari all’ inizio si può rimanere un po’ spiazzati, ma di base la trovo una cosa molto bella.

In una società come la nostra, dove tutto si svolge e si consuma nell’immaterialità del mondo digitale, di internet, dei social e dei videogiochi. Come si fa ad educare il pubblico e soprattutto le nuove generazioni alla cultura teatrale o alle arti in generali?

La performance dal vivo non ha paragoni. Questo è il mio parere. Far comprendere alle nuove generazioni che andare a teatro non è come andare al cinema, che l’attore in quel momento è lì per te, in carne ed ossa, è essenziale. Con questo non voglio attaccare il digitale. Per esempio in ambito videoludico ci sono operazioni come Death Stranding di Hideo Kojima che sono state interamente realizzate con la partecipazione di attori professionisti senza i quali il videogioco non avrebbe potuto assumere l’aspetto esperienziale, e non di solo intrattenimento, che lo caratterizza. Certamente i linguaggi è giusto che si evolvano, che si incontrino, senza chiudersi nei propri compartimenti stagni.

Tra i tanti ha vestito i panni del folletto Puck in Sogno di una notte di mezza estate, Federigo in Scrooge Canto di Natale, Stattford in Vlad Dracula, Rustico nel Decameron-Principe Galeotto. Che rapporto ha con la letteratura, quanto è complesso per un attore misurarsi con autorevoli opere letterarie, trasporle e renderle fruibili per il pubblico?

Penso che la letteratura sia un’ incredibile ricchezza. Porta in sé oltre al contenuto di ogni opera anche il retaggio dell’ ambiente culturale che l’ha generata. Il modo di pensare, le abitudini, la conformazione sociale… . Per me un attore è giusto che sia in un certo senso anche un po’ un letterato, che legga, che guardi film di diversi generi, che sia curioso. E poi c’è da mettersi in gioco, al servizio della visione del regista, dal punto di vista performativo ed umano. Il rapporto tra attore e regista è fondamentale! Un buon lavoro fatto prima porterà ad una migliore comunicazione con il pubblico. Per me l’arte è sempre comunicazione! Non sono un grande amante di quell’ Arte elitaria, talvolta piuttosto ermetica, difficile da avvicinare a più ancora a volte da comprendere appieno. Credo profondamente nelle forme d’arte a più livelli, nelle quali lo spettatore può cogliere ciò che appare nell’ immediatezza ma poi anche immergersi al di sotto della superficie trovando nuovi contenuti e sempre maggiori profondità.

Sarà in scena con “Vajont di tutti, riflessi di speranza”. Ci anticipi qualcosa

È un progetto al quale come ho detto sono davvero grato di poter partecipare. Va a toccare momenti della Storia del nostro paese che non è giusto dimenticare. Non certo per esaltare la tragedia, o per rinvangare il dolore, ma piuttosto perché ci sono lezioni in quelle storie che ancora non sono state del tutto imparate. È uno spettacolo che, a parer mio, ha in se’ un fortissimo senso di speranza e che racchiude la volontà di lasciarsi alle spalle il dolore, ma non per dimenticarlo, bensì per poter iniziare a ricostruire con una nuova consapevolezza. È anche uno spettacolo che ha una sua brillantezza. Certo si parla di argomenti non facili, che vanno approcciati con delicatezza e rispetto, ma questo non significa che la narrazione e la comunicazione non possa avvenire nella serenità e nel piacere di stare insieme. Si… questo è un aspetto di questo spettacolo che sento particolarmente, il pubblico in sala non è mero spettatore, ma sta con noi, vive con noi la serata!

Progetti futuri?

L’ambito musicale non è stato mai dimenticato! Sto registrando un album con la band progressive rock ARCA PROGJET di cui sono il cantante. È un lavoro pieno di passione. I membri della band (e compositori dei brani) sono Alex Jorio alla batteria, Gregorio Verdun al basso e Carlo Maccaferri alle Chitarre. Appena il progetto verrà ultimato non mancherò di farvelo sapere.

 

https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-vajont-di-tutti-riflessi-di-speranza/190805

‘Il Gentiluomo’ di Andrea Perego, romanzo ispirato dai protagonisti della rivoluzione francese

Il Gentiluomo, pubblicato da Supernova Edizioni, è il nuovo romanzo di Andrea Perego.

Il giornalista e scrittore italo-australiano attualmente è stanziato a Berlino. Dopo aver collaborato con diverse testate italiane, tra il 1999 e il 2004 lavora a Sydney come broadcaster-journalist per SBS Radio, con cui collabora ancora saltuariamente, occupandosi prevalentemente di politica, musica e cultura.

Rientrato in Italia nel 2004, a Venezia collabora con Filippi Editore curando una serie editoriale a soggetto veneziano, fra cui la ristampa aggiornata delle Curiosità veneziane di Giuseppe Tassini (prima edizione: 1863). Intanto collabora al settore editoriale di diverse mostre ed eventi. È autore del testo della guida breve della mostra Mantegna a Mantova inaugurata il 15 settembre 2006 a Mantova.

Scrive il testo dell’atlante della mostra Caravaggio e l’Europa. Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, inaugurata il 14 ottobre 2005 a Palazzo Reale, a Milano, e il testo della guida breve della mostra Il Male – Esercizi di pittura crudele  inaugurata il 25 febbraio 2005 a Torino, presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi. I tre volumi sono editi da Skira editore, Milano.

Nel 2009 è sua la voce di Cristo nell’allestimento di Peter Greenway Le nozze di Cana (”The Wedding at Cana”, versione italiana).

Nel frattempo Perego si diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Venezia.

La sua prima raccolta di racconti brevi, intitolata Racconti in cornice, contenente racconti suoi e di Daniela Biscontin, è pubblicata nel gennaio 2014 da Supernova Edizioni.  L’edizione inglese del libro esce nel marzo 2015 col titolo Red Moons and Cornflowers.

Dopo un lavoro durato tredici anni, Andrea Perego pubblica il suo primo romanzo nell’ottobre 2016, con Supernova. Le leggi del tempo è un articolato giallo storico ambientato a Venezia, che si svolge nel corso di una giornata, il 9 novembre 1730. Tra i protagonisti del romanzo compaiono anche la pittrice Rosalba Carriera e il musicista Antonio Lotti. L’edizione inglese del romanzo, The Laws of Time, esce nel 2019.

Nel marzo 2018 Andrea Perego pubblica, sempre con Supernova, Casanova a Berlino, che racconta i due mesi trascorsi da Giacomo Casanova nella capitale prussiana nell’estate del 1764. Il libro esce in quattro lingue. L’edizione francese è la trascrizione critica dal manoscritto autografo di Giacomo Casanova, Histoire de ma vie, realizzata da Andrea Perego che cura l’intero progetto editoriale, con le edizioni in tedesco e in inglese, e si occupa personalmente della nuova traduzione in italiano.

Dopo oltre due anni di ricerche negli archivi di Berlino, Venezia, Parigi e Parma, nel 2020 pubblica con Supernova Barbara – Un affare di Stato, la storia della ballerina Barbara Campanini (1719-1799) ricostruita sulla base dei documenti originali. Il libro è pubblicato con il patrocinio del Comune di Parma e nella primavera del 2022 esce anche l’edizione inglese.

Il Gentiluomo: sinossi

Il Gentiluomo  esce nel settembre 2022

Nel corso delle ricerche legate a un mio lavoro precedente, mi trovai su un’isola della Scozia, in un archivio
privato, a sfogliare delle antiche carte collocate piuttosto
disordinatamente in alcune scatole di cartone. nes suno
ci aveva mai messo mano ed erano introdotte solo da un
inventario sommario: non descriveva il fondo, non ne
tracciava la storia. era un elenco che individuava il contenuto di ogni scatola con le date delle carte incluse e una
sintetica descrizione come “Fascio di corrispondenza a *** o
a sua moglie”, oppure “Fasci di carte e altri Memorandum”,
o ancora “Fascio di carte miste (trovate sciolte) su vari soggetti (necessita di essere analizzato più in dettaglio)”.
Come sempre succede in questi casi, bisogna armarsi
di grande pazienza e di occhi attenti.

Il protagonista è un nobiluomo francese che, dopo una giovinezza dorata a Versailles, durante la Rivoluzione deve scappare da Parigi per sfuggire al patibolo. Spinto dal terrore e senza denaro, con un plico di lettere che contengono i segreti della regina Maria Antonietta, raggiunge finalmente la salvezza a Londra dove, a trentatré anni, inizia la sua nuova vita non più come aristocratico ma come modesto cittadino straniero. Il suo carisma e la sua intraprendenza lo aiutano a farsi strada. Eliza, una vecchia amica dei tempi di Versailles, lo presenta al suo nuovo marito inglese, Henry Austen, che introduce il gentiluomo nel mondo della finanza londinese, dominato da corruzione e contrabbando. La nuova vita del gentiluomo si svolge nella brillante alta società di Londra. A Bath conosce la sorella di Henry Austen, Jane, che non ha ancora pubblicato i suoi romanzi e con la quale comincia a intrattenere una gustosa corrispondenza epistolare.

Il passato torna a bussare all’improvviso alla sua porta e a riaprire le ferite, quando un suo grande amore dei tempi di Parigi, mai dimenticato, gli rivela il mistero delle lettere di Maria Antonietta che gli aveva consegnato molti anni prima. La passione, quasi ossessiva, non si è mai spenta e il gentiluomo è chiamato nuovamente a prendere una decisione difficile.

Giunto a ottant’anni trova il coraggio di raccontare una vita avventurosa, divertente e spregiudicata.

Una giovinezza dorata alla corte di Versailles, un amore assoluto, un plico di lettere che incriminano la regina di Francia, Marie Antoinette, mentre la Rivoluzione infiamma Parigi cambiando il corso della storia e la vita del protagonista, costretto a fuggire in circostanze rocambolesche dalla Francia e dal suo passato per ricominciare una seconda vita a Londra. Sono gli elementi da cui si sviluppa questo romanzo di viaggio e d’avventura nato proprio dalla lettura delle memorie autentiche di alcuni protagonisti della Rivoluzione francese, nobiluomini e nobildonne che vissero gli anni che cambiarono la storia della Francia e dell’Europa.

 

Tempo fa cominciai a leggere le memorie di persone vissute durante la Rivoluzione francese. Persone che c’erano passate attraverso, l’avevano osservata coi propri occhi e sentita sulla loro pelle; nobildonne e gentiluomini francesi scampati al patibolo in un modo o nell’altro. Le trovai interessantissime – racconta Andrea Perego. Ho un debole per questo tipo di storia, la storia vista e raccontata. Pensai che sarebbe stato curioso dare vita a un personaggio che narrasse le sue vicende proprio da quella prospettiva. È un modo di raccontare la storia ‘da dentro’, cioè da un punto di vista pienamente umano; però è anche un’angolazione che presta il fianco a osservazioni assolutamente corrette: perché si dovrebbe provare simpatia per un personaggio nato e cresciuto nel lusso e fra i privilegi? Uno di quei fortunati che i princìpi della Rivoluzione volevano colpire e abbattere? La domanda e la sua risposta, tutt’altro che seducente, sono all’origine di questo romanzo che – spero – ha per protagonista un personaggio tutto sommato simpatico, un eroe-non eroe che si pone le stesse domande, che è consapevole delle contraddizioni di cui è intessuta la sua vita, e che in fondo non è meglio né peggio di gran parte degli altri uomini che incontra sul suo cammino.

Così, trovata la cornice, occorreva creare la storia, il soggetto romanzesco, la vicenda da inserire su quello sfondo. Il carattere del protagonista, l’episodio delle lettere di Maria Antonietta e la storia d’amore con il suo Pensiero Immortale sono il fil rouge, l’ordito su cui s’intreccia la trama del romanzo, da cui conseguono le peripezie e le avventure del gentiluomo, fortunose, rocambolesche e talvolta da lui anche accortamente cercate.

Pure per la seconda parte del racconto, quella londinese, ho inserito la narrazione in un contesto storico assolutamente reale. La figura di Henry Austen era una chiave curiosissima per aprire la porta a Jane, sua sorella. Le lettere di Jane e della sua ‘stravagante’ cugina Eliza – l’altra vera protagonista –, lette con la cura del ladro, mi hanno fornito la traccia reale su cui inserire un disegno di fantasia. Perché i veri romanzi storici, i più avvincenti, sono quelli in cui nella storia reale si inserisce l’imprevedibile, affascinante variante umana”.

“Ho conosciuto Andrea Perego all’Archivio di Stato di Venezia. Ero bloccato su un’antica scrittura e ho visto che lo studioso al mio fianco procedeva con una discreta velocità a leggere e ad annotare qualcosa su un suo quaderno. Gli ho chiesto se potesse aiutarmi leggendo un paio di righe del mio documento. Con grande cortesia si dichiarò disposto, lesse il documento e mi risolse il problema – ha dichiarato Giovanni Distefano.

Ecco come sono stato ‘catturato’ da Andrea Perego e quali sono gli inizi del nostro rapporto editoriale: l’ho invitato a scrivere per il nostro periodico Nexus (fondato nel 1993) e la sua prosa mi intrigava; poi ho scoperto che aveva vissuto in Australia, il continente che avevo nel cuore perché nel 1978 vi avevo trascorsi molti mesi in quanto mi era stato assegnato l’Australian-European Award per i lavori che conducevo all’Università Ca’ Foscari nell’ambito della cattedra di Letteratura del Commonwealth del prof. Bernard Hickey. Ho appreso quindi che era stato giornalista di una radio australiana e che amava scrivere.

La sua prosa asciutta e ricca allo stesso tempo, le parole scelte con grande cura e appropriatezza, l’eleganza e il ritmo del suo periodare mi indussero a dirgli che se in futuro avesse pensato di scrivere un libro, Supernova, la casa editrice di cui sono amministratore unico, fondata nel 1987, avrebbe gradito molto pubblicarlo.

Sono passati anni da allora e Supernova ha pubblicato diversi lavori di Andrea Perego, uno degli scrittori più presenti e apprezzati nel catalogo della casa editrice.

Sono così stati pubblicati Racconti in cornice (un libro del 2014 che raccoglie i suoi racconti e quelli di Daniela Biscontin); Le Leggi del Tempo (2016); Casanova a Berlino (2018, in quattro lingue: italiano, inglese, francese, tedesco); The Laws of Time (2019); Barbara – Un affare di Stato (2020); Barbara – An Affair of State (2022); Il Gentiluomo (2022). Tutti libri pregevoli, presenti anche nei Bookshop di Musei Civici di Venezia a dimostrazione che essi sono apprezzati in primis da coloro che li propongono ai lettori.

Un’altra piacevole qualità del nostro scrittore è la sua capacità di eloquio che amplifica la sua personalità la quale si manifesta appieno, come ho potuto constatare di persona, nelle presentazioni dei suoi libri che finiscono per diventare, sempre, un evento”.

 

Nelle pagine di Andrea Perego la Storia con la s maiuscola si fonda, quindi, nella storia con la s minuscola e ognuno dei ventotto capitoli del romanzo si conclude con un corsivo in cui il protagonista si astrae dalle vicende storiche narrate e lascia scorrere la coscienza con un procedimento che nel 1840 sarebbe stato assolutamente innovativo.

In queste sezioni, che costituiscono quasi un romanzo nel romanzo, il Gentiluomo racconta le parti più intime di sé, spesso in forma di sogno, di memoria, di libere associazioni che narrano in altro modo la sua crescita di uomo. Il nobiluomo francese è, del resto, ormai un English gentleman quando il passato torna a bussare alla sua porta in maniera inaspettata.

“Ma sì, la mia vita è stata divertente”, riconosce egli stesso scrivendo un’autobiografia in cui s’intrecciano storia e sentimento, ricordi e pragmatismo, realtà e sogno.

 

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