Antoine de Saint-Exupéry: una vita tra nuvole e scrivania

Antoine de Saint-Exupéry, nasce a Lione il 28 Giugno 1900,da una famiglia aristocratica, ma modesta. Appassionato di aerei, corona il suo sogno d’infanzia di diventare Aviatore. Il pilota, però, coltiva anche un’altra passione, la scrittura:anche in questo campo, Antoine, riscuote i primi successi, con la pubblicazione del racconto, L’Aviateur  sulla rivista <<Le Navire d’argent>> e la stesura del romanzo Courrier Sud. La vita di Antoine de Saint-Exupéry è un continuo librarsi tra le nuvole e un posarsi per di scrivere; Umberto Eco infatti, diceva giustamente a proposito dello scrittore francese: “E’ incerto se Saint-Exupéry, volasse per scrivere o scrivesse per volare“.

Nella seconda metà degli anni venti, Saint-Exupèry, infatti, diventa prima il responsabile dell’Aéroposta, lungo la rotta Tolosa-Dakar e poi, direttore aéreopostale a Buenos Aires. Questa esperienza, ispira due produzioni letterarie: Vol de Nuit e Terre de Hommes (1939), dove si riflette, sul rapporto indissolubile, che si crea tra l’uomo e la macchina-in questo caso l’aereo-che volano insieme a migliaia di chilometri da terra, mentre il tempo scorre, scandito dal rombo dei motori. Durante il periodo della seconda guerra mondiale, Antoine de Saint-Exupéry parte per prestare il suo servizio militare. Questi anni, sono la culla di altri famosissimi scritti: Pilote de guerre (1942) e Lettre à un otage (1944.)

Il 31 Luglio del 1944, il comandante de Saint-Exupéry, scompare in volo senza lasciare traccia, durante una missione di ricognizione aerea: quel giorno non viene registrato, alcuno scontro aereo, né ci sono state rivendicazioni da parte dell’aviazione nemica. La sua sparizione misteriosa e il mancato ritrovamento dell’areo, contribuiscono a creare da subito, il mito del poeta-aviatore, che tutto il mondo aveva conosciuto, appena un anno prima, come autore del romanzo Il piccolo principe.

Antoine de Saint-Exupéry, personaggio poliedrico e desideroso di conoscenza, guadagna un posto importante nella storia, non soltanto per il suo spirito temerario d’aviatore, ma soprattutto per il suo animo da poeta, sebbene dimostri di non esserlo di professione: egli è un umanista, perché descrive i legami che si creano tra gli uomini, i quali, in un mondo oscurato dalla guerra, rappresentano l’unica possibilità di verità e di riscatto. Le sue opere sono l’esaltazione del senso del dovere, dell’amore per la vita, ma anche la capacità di affrontare la morte. Quella di  de Saint-Exupéry è una letteratura di eroismo, di sublimazione dell’amicizia e della fratellanza. E sono questi i temi illustrati in una delle suoi scritti più celebri. Le Petit Prince (Il Piccolo Principe).

Antoine de Saint-Exupéry e Il piccolo principe

Il romanzo, uscito per la prima volta, nel 1943 a New York, ha consolidato sempre di più il successo di Antoine de Saint-Exupéry, ed è stato tradotto in 250 lingue, diventando uno dei libri più letti al mondo. L’opera è dedicata a Léon Werth, il migliore amico dell’autore, uno scrittore ebreo francese, perseguitato dai nazisti, costretto a nascondersi per sopravvivere e pertanto bisognoso di affetto e conforto.

Il piccolo principe è una sorta di autobiografia in quanto racconta un’esperienza realmente accaduta: Saint-Exupéry, durante una delle sue missioni, per una avaria del motore, fu costretto ad atterrare nel deserto, dove trascorse la notte, in attesa dei soccorsi.

Il Piccolo Principe è una favola moderna, scritta per i bambini, ma soprattutto per gli adulti che lo sono stati. Mentre le pagine scorrono, il piccolo principe, il protagonista della storia, entra in contatto con altri esseri umani, si confronta con loro, cresce e fa esperienza, e noi con lui. Da questo punto di vista, il romanzo è sicuramente didascalico: l’autore afferma “l’essenziale è invisibile, agli occhi, si vede bene solo con il cuore”, insegnandoci a guardare le cose, con un occhio più profondo, con il cuore, grazie al quale possiamo discernere l’estraneo dall’essenziale”.

Queste premesse, non fanno altro, che avvalorare un’altra celebre citazione di Antoine de Saint-Exupéry:“Sembrerò morto, ma non sarà vero”. Antoine de Saint-Exupery vive, ogni volta che si sfogliano le pagine del Piccolo Principe,
che non è considerato un capolavoro da tutti, anzi a molti sembra un libro delirante di un uomo che nel deserto ha preso troppi colpi di sole, ma contiene delle perle di saggezza pseudo-metafisiche, incastonate in un testo un po’ sconclusionato, che ormai sono entrate in nostro possesso, nella vita di tutti i giorni. Dal punto di vista strettamente stilistico e narrativo, Il piccolo principe non è molto degno di nota.

 

 

Giochi Paralimpici Rio 2016: tutte le medaglie italiane

Ieri 18 settembre, all’ 1:00 ora locale sono stati celebrati gli ultimi istanti di questa edizione dei Giochi Paralimpici. Per l’ultima volta il Maracanà ha avuto l’occasione di farci immergere nel colorato e armonioso mondo carioca. Sono stati undici, i meravigliosi giorni, in cui abbiamo avuto la fortuna di ammirare un fantasmagorico spettacolo. Gli atleti con sudore, energia e una strepitosa forza d’animo si sono sfidati per vedere garrire il proprio vessillo sul podio.

Il paese che ha visto più volte issare la propria bandiera, è stata la Cina, che ha portato a casa 239 medaglie, posizionandosi prima nel medagliere. Dietro di lei la Gran Bretagna, L’Ucraina, gli USA, l’Austria, la Germania, i Paesi Bassi, il Brasile e l’Italia, che dopo 40 anni entra a far parte di nuovo delle migliori dieci posizionandosi al nono posto. A seguirla, la Polonia.

Giochi Paralimpici 2016: l’Italia fa il pieno di medaglie

Dopo un tiepido esordio è arrivato il trionfo dalla delegazione azzurra, che ha conquistato  39 encomi, mantenendo così la promessa di migliorare i risultati dei Giochi Paralimpici londinesi.

Il primo a dare inizio alle danze è stato Francesco Bettella che, insieme al compagno Federico Morlacchi, hanno decorato il medagliere. Successivamente Giovanni Achenza e Michele Ferrarin  fregiato il medagliere di un bronzo e di un argento, nel triathlon. La medaglia numero 4 è arrivata dalla nostra portabandiera, Martina Caironi, nel salto in lungo, che sale sul secondo gradino del podio, dopo aver eguagliato e superato il suo record personale. Un altro argento e due bronzi vengono raccolti nel nuoto, rispettivamente con Cecilia Camellini, Giulia Ghiretti e Vincenzo Boni. Federico Morlacchi ha ulteriormente impreziosito il medagliere, vincendo il primo Oro della sua Carriera, nei 200m misti. Giulia Ghiretti invece ha collezionato il suo secondo bronzo. Altri encomi sono arrivati nel nuoto, con l’ argento di Bettella e di Ajola Trimi, il bronzo di Ferem Morelli, l’oro di Francesco Bocciardo e del consacrato campione Morlacchi.

Trionfo nel ciclismo e medagliere sempre più ricco

L’altro sport che ha regalo più medaglie all’Italia è stato il ciclismo, capitanato dall’instancabile Alex Zanardi, che ha guadagnato un oro nel crono, un argento nella prova in linea della Handbike e un oro nella staffetta con Podestà-Mazzone. 3 medaglie d’oro sono arrivate da Vincenzo Podestà, Luca Mazzone e Paolo Cecchetto, 2 argenti  da Mazzone, 2 bronzi da Francesca Porcellato e uno da Giancarlo Masini, Fabio Anobile e Andrea Tarlao.

Il medagliere azzurro si è arricchito ulteriormente con l’Oro della giovane promessa della scherma Bebe Vio, e con il bronzo del fioretto femminile a squadre. Disco d’argento per Tapaia. Anche il tiro con l’arco ha centrato due medaglie, con Simonelli e la squadra Mijno-Airoldi. Oro anche per Assunta Legnante nel lancio del peso. Ancora due bronzi nel tennistavolo: uno vinto da Kalem singolarmente e l’altro conquistato in squadra con Rossi.

La raccolta di encomi ha continuato ad impreziosirsi grazie all’atletica, con un bronzo di Alvise de Vidi, un oro di Caironi e un argento di Contraffatto, che hanno chiuso il medagliere paralimpico. Un’altra pagina dello sport è stata scritta: questo evento sportivo si è trasformato in un grande investimento per il futuro, all’insegna dello slogan “YES I CAN”, rendendo l’impossibile, possibile.

I Giochi Paralimpici finiscono per rimanere: ci auguriamo infatti che l’imponente energia che si è sprigionata, possa trasmettersi a tutti e perdurare nel tempo senza dispersi mai, in attesa di potenziarsi a Tokyo 2020.

Giochi Paralimpici, al via la XV edizione

Rio de Janeiro 2016: la festa continua. Alle 22:00 ore locali un gremito Maracanà riaccenderà le luci per l’inaugurazione della XV edizione dei Giochi Paralimpici. Saranno 4300 i candidati che tenteranno di scrivere un altro pezzo di storia, nei medesimi impianti, dove hanno avuto luogo le Olimpiadi. 161 paesi si confronteranno in 23 discipline.Grande assente sarà la Russia che è stata esonerata dalla competizione sportiva per il doping. 101 sono gli atleti italiani che lotteranno per portare in alto il tricolore. La “carica 101”, denominata così per l’occasione,sarà capeggiata  da Martina Caironi, la nostra portabandiera. La campionessa mondiale ed europea nei 100m t42, cercherà di replicare a Rio l’oro conquistato a Londra.

L’Italia a caccia di medaglie

Il Presidente del Cip (Comitato italiano paralimpico), Luca Pancalli  dice di voler fare meglio di Londra, “rompendo gli argini in modo che, lo tsunami paralimpico possa invadere il territorio italiano”.

Molti infatti, sono i protagonisti che intendono centrare l’obiettivo medaglie: Alex Zanardi, vuole  arricchire il suo medagliere nel handbike. Agli antipodi, la giovanissima fiorettista Beatrice Maria Vio, che punta ad impreziosire ancor di più un palmares di titoli

Grandi  aspettative si hanno per la celeberrima Giusi Versace, per Assunta Legnante nel lancio del peso, per Eleonora Sarti  nel tiro con l’arco, per il nuotatore Federico Morlacchi e per Ferdinando Acerbi nell’equitazione. Questi sono solo alcuni dei atleti, ma in realtà tutti meriterebbero un encomio.

Giochi Paralimpici: uno spettacolo di sport e di vita

Quello che vedremo in questi giorni, non sarà solo uno spettacolo sportivo: non ci troveremo di fronte soltanto a 4300 atleti, ma a delle stelle. Astri che brillano nel firmamento più bello e più imprevedibile, quello della vita. Oriana Fallaci diceva “chi ama la vita, non riesce ad adeguarsi, subire, farsi comandare“. Questo è ciò che hanno fatto questi “Indomiti”: si sono messi in gioco con caparbietà, hanno comandato, perchè amano la vita, hanno lottato e hanno fatto dello sport un nuovo progetto di vita.

Tra gli atleti paralimpici ci sono molte storie incredibili di persone che hanno cercato di concentrarsi su ciò che hanno, sul loro talento, piuttosto che su ciò che hanno perso e piangersi addosso.
Riuscire a partecipare alle Paralimpiadi è un grandissimo risultato per questi atleti ma in futuro si auspica che gareggino nello stesso periodo degli atleti normodotati, ovviamente separatamente. E si sa, purtroppo, che per realizzare questo è indispensabibile che, gli sponsor mettano soldi per dare il giusto spazio e far conoscere questi meravigliosi atleti a tutti, piuttosto che circoscriverli ad un evento discriminatorio.

 

 

 

Giochi Olimpici 2016: medaglie, encomi e delusioni

Giochi Olimpici di Rio 2016: è calato il sipario. Goethe alla domanda: “Come raggiungere un traguardo?” Replicava “Senza fretta e senza sosta”. Parimenti Rio de Janeiro, a piccoli passi, ha concluso, la sua “corsa”più importante, le Olimpiadi 2016. Il Maracanà ha ospitato la kermesse finale dei Giochi Olimpici ed è “riapparso” anche Alberto Santos Dumos. Sotto i suoi piedi, un enorme orologio ha cominciato a muovere le sue lancette per il conto alla rovescia.

Ha inizio il megashow di musica, colori e balli per salutare all’insegna della magnifica saudade questa 31ma Olimpiade, firmato nuovamente dal nostro connazionale Balich. Ed è subito carnevale carioca, grazie alla regia di Rosa Magalhães. Sotto una pioggia a catinelle, ha iniziato a prendere forma un meraviglioso “arcobaleno umano”. Le nazioni partecipanti hanno fatto il loro ingresso come un unico grande popolo, per celebrare la comunione e la pace. Gli atleti accompagnati da un’esultante torcida hanno sfilato insieme sorridenti e rilassati, improvvisando danze, scattando selfie per immortalare il momento.

In un tripudio di colori e musica si è giunti al momento clou della cerimonia: da un cilindrone verde è apparso Super Mario, il Premier giapponese Abe, celebrando la staffetta da Rio a Tokyo, che nel 2020 ospiterà i Giochi Olimpici. Una scritta “See you in Tokyo” è apparsa sul campo confermando il passaggio di testimone. Rio de Janeiro ha calato il sipario sulle Olimpiadi, con la mise en place dello show.                  Rio ha fatto scorrere i titoli di coda di questo meraviglioso sceneggiato, spazzando via le diffidenze iniziali.

Ed ora, che è stata scritta la parola “The end”, si comincia a guardare i numeri e fare bilanci. Questa è stata in maniera indiscussa, un’Olimpiade a “trazione stelle e strisce”, infatti gli Usa, con 121 medaglie toccano il cielo dal punto più alto dell’Olimpo. A seguirli con molto distacco, la Gran Bretagna che dopo Londra 2012 ha investito molto nello sport, e la Cina, rispettivamente con 67 e 70. Poco più dietro la Russia e la Germania, con 56 e 42. Nono posto per l’Italia, con 28 titoli olimpici. Chiude la top ten l’Australia con 29 medaglie.

Giochi Olimpici di Rio 2016: Italia nella top ten del medagliere

Protagonisti assoluti sono stati i fuoriclasse Michael Phelps e Usain Bolt. Il primo che, va in “pensione” dopo aver conquistato cinque ori e un argento, per un totale di 23 ori in tutta la sua carriera. Il secondo l’uomo più veloce del mondo, che con tre medaglie d’oro raggiunge quota nove e conclude la sua ultima olimpiade, eguagliando le leggende Lewis e Nurmi. Anche l’Italia ha il suo re, Niccolò Campriani che porta a casa due luccicanti ori in due competizioni della carabina. Flop per Djokovic e Tom Baley che scivolano vorticosamente dall’Olimpo.                                                                                          Diversi i successi da parte degli atleti delle 207 nazioni. Per l’Italia la “Festa dello sport” è stato, un evento che è andato al di là delle più rosee aspettative. I nostri campioni non si sono voluti accontentare di 25 medaglie, prefissate Hanno trionfato, equiparando i risultati dei Giochi Olimpici di Londra 2012.

E’ stato un vero successo già nel primo giorno delle gare, grazie all’argento di Rossella Fiamingo, nella spada femminile. A seguire un bronzo per Gabriele Detti nei 400 stile libero. La seconda giornata si è tinta d’argento, con  Borghini, nel ciclismo, Cagnotto-Dallapé nei tuffi e  Giuffrida nel judo.               Applausi scroscianti per Fabio Basile che ha indossato al collo una preziosa medaglia d’oro. Grande emozione per Daniele Garozzo che, in una gara all’ultima stoccata ha ottenuto l’oro.

Un plauso anche per Giovanni Pellielo e per Marco Innocenti che hanno portano a casa due medaglie d’argento. Prezioso argento anche per Elisa di Francisca. Bronzo per il canottaggio2senza con Abbagnale-diCostanzo e per il canottaggio4senza con gli azzurri Castaldo, Lodo, Montrone e Vicino.

Gioia smisurata quando, nel cielo di Rio hanno sventolato contemporaneamente due bandiere che annunciavano il trionfo di Diana Bacosi e del suo oro e di Chiara Cainero con l’argento. Il tiro al volo si è vestito d’oro con Gabriele Rossetti. Ancora, una volta doppia festa per l’Italia con l’oro di Paltrinieri e il bronzo di Detti nei 1500 stile libero. Bronzo anche per Tania Cagnotto. I festeggiamenti, sono proseguiti in casa Garozzo, Enrico, fratello del medagliato d’oro ha vinto l’argento con Fichera, Pizzo e Santarelli nella spada a squadre. Rachele Bruni ha conquistato un argento in acque libere ed Elia Viviani un oro nel ciclismo su pista.

Un’altra medaglia durante questi Giochi Olimpici è arrivata dalla spiaggia di Copacabana, dove Lupo-Nicolai hanno vinto l’argento contro i padroni di casa, fregiandosi di condurre la bandiera italiana durante la cerimonia di chiusura. Ancora un sogno in piscina, il Setterosa ha combattuto con determinazione, ma alla fine ha dovuto accontentarsi dell’argento contro gli Usa. Anche il Settebello ha fatto la sua parte, portando a casa un bronzo contro il Montenegro.                                                                                                                                    

Rammarico per Chamizo e l’Italvolley

Ultime, ma non meno importanti le medaglie, di bronzo di Frank Chamizo (derubato da parte della giuria della finale) nella lotta libera, e l’argento, con un po’ di rammarico, nel volley. L’Italvolley, dopo aver sconfitto gli USA dopo 5 spettacolari set, ad un passo dall’oro, si è dovuta arrendere ai padroni di casa del Brasile (già battuti peraltro nel girone) dopo tre set dopo aver lottato senza quell’aggressività e pizzico di follia che li aveva contraddistinti nei matches precedenti, con un mezzo sorriso, ma ugualmente a testa alta ha conquistato la medaglia d’argento.

Ben dieci sono le medaglie di legno che L’Italia non è riuscita ad impreziosire, l’ultima è stata quella delle Farfalle della ginnastica ritmica che, si sono viste strappare il bronzo dalla Bulgaria per due decimi. Accanto alle prestazioni di livello, come in ogni competizione è inevitabile che ci sia stata qualche delusione e rammarico: alcuni sono ritornati a casa con un po’ di amaro in bocca, come Federica Pellegrini, la Errigo e Nibali, vittima di una caduta. La Dea bendata questa volta non li ha baciati, ma ugualmente onore a loro che, si sono dimostrati grandi sportivi. I vincitori, infatti non sono soltanto quelli che al collo indossano la medaglia ma quelli che nonostante la sconfitta, continuano a sorridere, ad impegnarsi in attesa di una prossima occasione. Se questa non dovesse sopraggiungere, nessuno li rimprovererà, perché comunque ci hanno regalato momenti di pura emozione, rappresentandoci nel migliore dei modi.

I Giochi Olimpici 2016 hanno avuto un ottimo riscontro di spettatori, visti le oltre oltre 490.000 persone che ogni giorno hanno incitato i propri atleti durante 17 giorni di gara.                                                                Eugenio Montale scriveva: “Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta”. Noi siamo parte di quel sogno, abbiamo condiviso con i nostri atleti, non solo la corsa verso il podio, ma anche le loro gioia, quando siamo stati spettatori di curiosi fuori programma come la, proposta di matrimonio da parte del fidanzato della tuffatrice cinese medaglia d’argento He Zi e quella tra una giocatrice di rugby e la sua compagna.

Per finire è giusto encomiare il grande gesto di fair play tra le due atlete dei 5000 metri femminili: la neozelandese è caduta trascinando con sé l’atleta americana, entrambe infortunate, sorreggendosi a vicenda hanno tagliato il traguardo, hanno perso la gara ma hanno vinto in solidarietà. 

Questa è stata la grande eredità che, le Olimpiadi di Rio hanno lasciato alle generazioni future. Adesso non resta che sperare, che quest’onda olimpica non si disperda come spesso accade, nel giro di pochi giorni, in attesa di Tokyo 2020.

Olimpiadi 2016- Rio de Janeiro: crocevia di aggregazione ludica e sociale

Olimpiadi 2016 al via. A partire da ieri 5 agosto fino al 20 agosto 2016, Rio de Janeiro per la prima volta, sarà la cornice di uno degli avvenimenti sportivi più importanti : la 31ma edizione dei giochi olimpici estivi. Si è aperto il sipario sull’opening show, confezionato ad hoc dall’architetto italiano Mario Balich in collaborazione con una società produttrice di cerimonie; è stato lo stadio <<Maracanà>> ad aprire le porte all’evento suggestivo. Alle 19:30, Il Cristo redentore sopra al Tempio del calcio, si è tinto dei colori brasiliani e lo spettacolo ha avuto inizio: un trionfo di colori, canti, balli e gioia. Si è cominciato con un tuffo nel passato:  sono state ripercorse le tappe salienti della storia brasiliana, dallo Stanziamento degli Indisos nelle capanne, all’arrivo degli schiavi africani e di Cristoforo Colombo, fino alle prime urbanizzazioni e al decollo  nei cieli del leggendario 14bis per omaggiare Alberto Santos Dumos, il primo aviatore che, nel 1906 fece decollare e poi volare un aereo senza spinte. Il programma ha previsto poi la sfilata delle Nazioni partecipanti con i corrispettivi portabandiera: la Grecia, come patria delle Olimpiadi ha aperto il passaggio, l’Italia ha sfilato come 101ma Nazione. A condurci in questa meravigliosa avventura,  è stata la nuotatrice Federica Pellegrini, che proprio nel giorno del suo ventottesimo compleanno, ha avuto l’onorevole compito di condurre e issare il nostro vessillo, in queste che  presumibilmente, saranno le sue ultime olimpiadi.

Federica Pellegrini è stata la prima nuotatrice italiana ad aver vinto una medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, e ad aver conquistato quattro titoli mondiali e sette ori negli Europei. Si è proceduto con l’ingresso in campo di tutte la altre nazioni, che come un tavolozza di colori, sono andati a ad ultimare un quadro già meraviglioso e molto suggestivo. Non è mancata l’emozione quando a sfilare sono stati i rifugiati sotto la bandiera della Cio. Infine l’ingresso della teda, la fiamma olimpica, e l’accensione del braciere da parte del tedoforo Vandarlei Cordero Lima, il maratoneta che ad Atene 2004, a causa dell’aggressione di un  predicatore irlandese, perse preziosi secondi che gli costarono la medaglia. Una cerimonia inaugurale accattivante, dunque dove attraverso la Gambarre, l’arte di arrangiarsi con poco, è stato messo su uno spettacolo all’altezza dell’evento. Uno show fatto di colori, musica e gioie ma anche di sostenibilità nei confronti del mondo e della natura: immancabile l’omaggio alla Foresta Amazzonica. Per sensibilizzare a questo tema così importante, ogni atleta durante la sfilata ha portato con sé, una cartuccia contenente un seme, che sarà piantato a conclusione delle Olimpiadi.

Olimpiadi 2016: gli azzurri in gara e il caso Russia

Gli atleti partecipanti alle Olimpiadi 2016, si sfideranno nei 26 sport tradizionali, più  il rugby e il golf, che sono stati introdotti nel 2016 come parte integrante dei Giochi. I medesimi impianti dal 7 al 18 settembre saranno teatro della 15ma edizione delle Paralimpiadi, dove saranno in competizione oltre 4.300 atleti provenienti da 176 Paesi del mondo. Anche per questa categoria, vi sono novità sportive all’orizzonte: introduzione della canoa e del Triatlon. In un Brasile in delirio, si incroceranno i sogni  degli atleti che, con vigore e sportività si contenderanno le medaglie olimpiche, dando vita ad uno strabiliante spettacolo di risonanza mondiale. Ognuno nel mondo resterà costantemente in contatto con i proprio beniamini: i fortunati, direttamente dagli spalti degli impianti, altri invece attraverso varie emittenti. Il numero degli atleti che formano l’Italia team sono 297, tra cui 155 uomini e 142 donne. Grandi aspettative si prospettano per la squadra azzurra, che punta alla vittoria di 28 medaglie, eguagliando il successo riscosso a Londra nel 2012, anche se il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha dichiarato: Se arriviamo a 25 facciamo il nostro”. Molte speranze sono riposte in vasca per la Pellegrini, che dopo aver assolto il suo compito di portabandiera, vestirà i panni dell’atleta, sfidando le avversarie fino all’ultima bracciata, così come Gregorio Paltrinieri, che sogna la vittoria nei 1500 stile libero. Tanto ci si aspetta anche da Tania Cagnotto nei tuffi. Si auspicano risultati  rilevanti per il Settebello, il Setterosa e le Farfalle azzurre della ginnastica ritmica.

Non mancano segnali positivi nemmeno nell’atletica leggera con Meucci e Giorgi, nella box dove  Clemente Russo ,Valentino Manfredonia e Irma Testa, assicurano battaglia sul ring, nella scherma con Rossella Fiamingo, che sarà la prima italiana a calcare la pedana. Non mancheranno pronostici nelle discipline del  tiro a segno, del tiro con l’arco, del tiro a volo. Riflettori puntati anche sul vincitore del Giro d’Italia Vincenzo Nibali e sullo schermidore Aldo Montano, che sogna l’oro nella gara individuale. Il motto delle Olimpiadi recita “l’importante non è vincere ma partecipare”, tuttavia  guardare il cielo di Rio dal gradino più alto del podio, sarà un’esperienza sensazionale. Ma se i suddetti atleti si preparano a combattere per entrare nella storia delle olimpiadi, c’è qualcuno che attende ancora il pass per poter partecipare, come Alex Schwazer: l’atleta, infatti è stato trovato positivo ad un controllo antidoping lo scorso gennaio, dove si è riscontrato una modesta quantità di Testosterone. Dopo 20 controlli antidoping e dopo l’ultimo test risultato negativo, il marciatore dovrà comunque attendere la sentenza del Tas. La  questione doping è stata, quasi sempre, purtroppo, corollario degli eventi sportivi: anche in queste Olimpiadi 2016 la macchia nera del doping ha inquinato il candore del fair play. Ancor aperto è il controverso caso della Russia, dove si parla di “doping di stato”: la Commissione di inchiesta dell’Agenzia Mondiale antidoping (Wada) accusa la Federazione russa dell’atletica, di aver dopato i propri atleti con la complicità del Ministero dello Sport. Un caso agghiacciante dunque: pare che sotto la questione doping si nasconda un  mondo occulto, un giro illecito di tangenti e un ferrato boicottaggio dei controlli. E tra le grida di un complotto politico, o un semplice errore  umano nell’effettuare i controlli, aleggia il silenzio del Comitato Olimpico, che prende tempo, rinviando la decisone.

Ma noi auspichiamo che le Olimpiadi 2016 “siano, una competizione internazionale sana e in buona salute, un gioco tra i paesi, che rappresenti il meglio di ognuno di noi e una cooperazione mondiale come affermò lo scrittore americano John Williams. Tutto il mondo infatti si unirà per seguire le gare. In questo periodo di conflitti e di disgregazione, dove la violenza e i soprusi la fanno da padroni, è più che mai necessario un momento di aggregazione e di interculturalità vera, non ipocrita e fasulla tanto per fare i buonisti. Difficilmente riusciremo a liberarci da questo regime di terrore che attanaglia le nostre vite con sempre più forza, ma almeno in queste occasioni sarebbe bene prendere esempio proprio dalla cultura brasiliana che con la loro anima festaiola e gioviale riesce con un sorriso a dimenticarsi almeno per qualche ora dei problemi e delle difficoltà. Le Olimpiadi 2016 che tutti chiediamo di vedere: un mondo di sport ma anche di legalità, giustizia e fratellanza.

In morte di Anna Marchesini, numero 1 della comicità italiana

Il 31 Luglio scorso, all’età di 62 anni, nella sua Orvieto si è spenta l’attrice comica, doppiatrice, imitatrice, autrice e scrittrice Anna Marchesini. Da anni infatti l’attrice, considerata da molti la sola degna erede di Franca Valeri, lottava contro una caparbia artrite reumatoide che l’aveva costretta a ritirarsi dalle scene. Si può dire che Anna Marchesini abbia vissuto due vite: una sul palcoscenico e un’altra dietro le quinte. Nata ad Orvieto, la Marchesini, dopo aver frequentato il liceo classico, si laurea a Roma in Psicologia. Successivamente entra nell’<<Accademia di Arte drammatica Silvio d’Amico>>, dopo essere stata rifiutata per due volte e dove si diploma come attrice di prosa e nello stesso anno, entrando a far parte della compagnia teatrale al piccolo di Milano. Grazie a fortuiti incontri, nasce l’amicizia con Tullio Solenghi e Massimo Lopez e il loro successivo sodalizio ne “Il Trio”, dove la Marchesini è stata non solo comica di razza ma anche fonte di idee per i divertenti sketch con Solenghi e Lopez. Un’escalation di successi li travolge conducendoli a calcare palcoscenici importanti come quello di <<Domenica in>>, <<Fantastico 7>> e il <<Festival di Sanremo>>. La loro comicità raggiunge l’apice del successo nel 1990 con i Promessi Sposi, sceneggiato televisivo in chiave parodica dell’omonimo romanzo manzoniano. Nel 1995 il Trio si scioglie e i tre amici proseguiranno  la loro carriera autonomamente.

In questi anni, Anna Marchesini comincia ufficialmente la sua brillante carriera da solista militando tra tv  e teatro. La sua comicità arguta, travolgente ma mai irriverente e soprattutto volgare, ha divertito milioni di persone, portando alla ribalta personaggi indimenticabile come la signorina Carlo, con la sua celebre frase: “siccome che so cecata”, la conturbante sessuologa, la Lollobrigida, calzandone i panni come un’esperta modella. La carriera della Marchesini è proceduta a gonfie vele fino a che un vento avverso ha cominciato a rallentare la sua “navigata”: un attacco di artrite reumatoide l’ha costretta ad assentarsi dalla scene.

Da quel momento in poi è cominciata la sua seconda vita, dietro le quinte. Anna Marchesini si è dimostrata un grande esempio di forza di volontà, con estremo coraggio non si è lasciata abbattere dal quel vento. Nel 2007 diventa insegnante dell’Accademia di Arte drammatica e nel 2008 in occasione dei 25 anni di attività de Il Trio ritorna in tv con i due amici. Sé è pur vero che il decorso sprezzante dell’artrite  abbia invalidato la qualità della sua vita, è altrettanto vero il fatto che non abbia scalfito minimamente la sua anima e il suo spirito. Anna non si è mostrata invincibile, per timore di distruggere un mito, o per paura che evaporasse quell’aura di successo che aleggiava intorno alla sua persona. Nonostante quel sassolino nella scarpa fosse così doloroso, ha continuato a camminare senza paura di soccombere. Ha mantenuto rapporti sociali, si è mostrata in pubblico sorridente in più di un occasione in particolare nel salotto di Fabio Fazio, dove ha mostrato di essere una vera guerriera, sprezzante del pericolo. Lei stessa soleva affermava che “la vita è piena di complicazioni, perciò bisognava amarla con tutte le nostre forze”, provando per la vita un amore smisurato, nonostante tutto. Proprio per questo, la Marchesini più che come donna di spettacolo, va ricordata come esempio di vita per tutti, come una meravigliosa regista che alla fine del suo film ha lasciato un messaggio importante :“Se un vento avverso soffia nella tua direzione, non arrenderti, afferra il timone  lascia che  il vento ti sospinga verso nuove mete, trasformando ciò che poteva sembrava avverso, in un’occasione favorevole”.

Ed è proprio quello che ha fatto quando non ha più potuto calcare il tanto amato palcoscenico: come una famelica osservatrice ha continuato a  “guardare all’interno delle pieghe delle cose” come lei stessa aveva dichiarato in alcune interviste, sperimentando nuovi orizzonti come quelli della scrittura. Ha pubblicato infatti due romanzi, Il terrazzino dei gerani timidi , Di mercoledì, un libro di racconti intitolato Moscerine e infine una raccolta di poesie Fiori di Fitolacca, in cui Anna si definisce “il tramonto di un giorno speciale”. E adesso che il sipario è ormai calato definitivamente, possiamo affermare con certezza che Anna è quel tramonto che non tramonterà mai e che l’ironia sulle nostre paranoie e manie della più grande comica italiana, continueranno ad accompagnarci.