‘Il ladro di ricordi’, di Tiffany Reisz

Il ladro di ricordi è un romanzo di Tiffany Reisz, pubblicato da Harper Collins il 7 Luglio 2016. Si tratta di un viaggio attraverso il tempo e i ricordi, della storia di una famiglia maledetta e delle passioni che l’hanno attraversata negli anni. Il ladro di ricordi comincia nel presente, quando Paris riesce a mettere le mani sull’ultima bottiglia rimasta di whisky prodotta nell’azienda dei suoi antenati: i Maddox. Ma l’uomo alla quale prova a rubarla non è disposto a cedergliela tanto facilmente, così Paris gli propone un accordo: la verità sulla fine dell’azienda Red Thread in cambio della bottiglia, del valore di un milione di dollari. Comincia così il viaggio nel tempo attraverso un secolo di storia. I Maddox sono colpiti da una maledizione legata alla fondazione dell’azienda e tutti i componenti sono destinati a pagarne il prezzo. Tramite il racconto di Paris viviamo così le passioni, i dolori e gli errori di Tamara Maddox, ultima discendente della famiglia, che stravolgerà per sempre le sorti della Red Thread.

Il ladro di ricordi: struttura e tematiche

La trama inizia carica di mistero e continua con ancora una maggiore suspense, fino alla rivelazione finale che sconvolge il lettore sino all’insonnia. La storia è articolata su due archi temporali: il presente e gli anni ’80. Nel presente troviamo come protagonisti un ricco imprenditore, che possiede la prima bottiglia di bourbon prodotta nella famosa distilleria Red Thread, e Paris, la narratrice della storia. Il resto del libro consiste per lo più nel racconto della donna, che risale agli anni ’80, ovvero poco prima che la distilleria venisse bruciata in circostanze poco chiare. Il ladro di ricordi è mistero, avventura, suspense, sensualità e sentimento. Una storia di vendetta e riscatto che cattura dalla prima all’ultima pagina. È un romanzo che lascia senza fiato, travolgente e ‘scomodo’, perché tratta di personaggi perdutamente imperfetti in modo tale da portare il lettore a ‘giustificare’ ogni loro scelta, ogni loro errore. Tamara e Levi, l’uomo del quale è innamorata la ragazza, sono solo vittime collaterali della follia dei Maddox. E anche se sono destinati all’inferno per i propri peccati, vivranno per sempre nel ricordo dei lettori. Tiffany Reisz è riuscita a mettere insieme la profondità delle trame di Lucinda Riley con la suspense e la sensualità della scrittura di Ryan Lexi. Un mix davvero ben riuscito.

 

‘Caccia al morto’: l’esordio di Luca Colombo

Luca Colombo, nato a Borgomanero nel 1986, esordisce con il suo primo romanzo Caccia al morto per Graphofeel Edizioni. La trama tratta il tema della morte e delle pompe funebri con grande ironia, grazie all’utilizzo di descrizioni esilaranti e dialoghi serratissimi. Il protagonista di Caccia al morto è Filippo, un aspirante scrittore che trova lavoro come addetto alla comunicazione nelle onoranze funebri del suo paese. Quando accetta l’impiego si aspetta di venire relegato dietro una scrivania, ma il suo ruolo prevederà molto di più: dal sollevare bare al guidare il carro funebre, ad esempio, il tutto accompagnato dagli immancabili, quanto inaspettati visto il contesto, incontri con l’altro sesso. Luca Colombo riesce a parlare della morte con una vena tragicomica che da un lato diverte, ma dall’altro aiuta a riflette su quello che ancora oggi è un grande tabù della nostra società. Ecco alcuni interessanti stralci di Caccia al morto:

«Il Campanile ha una tiratura di circa duemila copie. Il lettore tipo è l’anziano, ovvero chi alla morte – sua e degli altri – ci pensa quotidianamente».

«Eccome se ci pensa».

«Vuole sapere quanti coscritti rimangono, quanto resta da vivere al moribondo della villa accanto, a che punto è la malattia del cugino di terzo grado che non vede da tanto tempo». «Mal comune, mezzo gaudio».

«Per lui embolia polmonare, ischemia e insufficienza renale sono argomenti di tendenza». «Un mio zio era talmente in ansia per le sue coronarie che chiamava il cane Ictus anziché Icarus».

«Chissà quanti come tuo zio».

«Ho capito: vuoi curare una rubrica dell’ammalato. Intitoliamola L’angolo del cuore».

«Di più: diamogli un vero e proprio romanzo d’appendice, facciamoli friggere per un’intera settimana. Ho dei buoni informatori che mi segnalerebbero i malati più cool in paese; li andrei a trovare regolarmente per fare il punto della situazione, scriverei il capitoletto romanzandoci sopra e il gioco è fatto».

«Una domanda: come convinci gli ammalati ad accettare?»

«Claudio, chi sono gli anziani malati? Persone che non fanno altro che parlare dei loro acciacchi e lamentarsi che nessuno gli dà ascolto; figuriamoci se si lasciano sfuggire l’occasione di raccontarsi all’intero paese. Stampate su carta, le loro amare storie riscuoterebbero finalmente le attenzioni dovute. E poi, chi non vorrebbe diventare personaggio da libro?»

Caccia al morto si presenta come un romanzo sarcastico, intelligente e divertente, che offre spunti di riflessione al lettore.

 

Adriano Gabellone, fondatore dell’Onirica Edizioni

Adriano Gabellone è il fondatore dell’ Onirica Edizioni, casa editrice nata nel 2010 per dare spazio a giovani talenti emergenti. Nel 2016 al progetto iniziale si unisce anche il marchio editoriale <<Il Puntino>>, totalmente dedicato alla letteratura per l’infanzia e per ragazzi. Adriano Gabellone ci ha parlato delle origini della sua casa editrice, di come vede il mercato editoriale oggi e di come il ruolo dell’editore può sopravvivere al fenomento sempre crescente del self publishing.

 

1. Salve, Adriano Gabellone, comincio con il ringraziarla di aver accettato questa intervista per ‘900 letterario. Propongo di iniziare dal principio, ovvero: come è nato il progetto della sua casa editrice ‘Onirica Edizioni’?

Ho sempre avuto la passione della lettura e dell’informatica fin da ragazzo e diversi anni fa, assieme a un collega di lavoro, creammo un sito web dove aspiranti scrittori potevano proporre al pubblico le loro opere e commentare quelle pubblicate dagli altri utenti. E’ un po’ quello che oggi facciamo attraverso Facebook, solo che correva l’anno 2001, quando il termine social network non era ancora stato coniato. Comunque, con il passare degli anni questo sito web si evolse e fu da spunto per nuovi progetti, che, grazie anche alla fondamentale collaborazione di alcune persone a me vicine in quel periodo, videro nella fondazione di una casa editrice, il più importante passo finale.

 

2. Qual è stato il primo titolo che ha pubblicato per “Onirica Edizioni”?

Le nostre prime due pubblicazioni furono le due raccolte antologiche nate grazie al contributo degli autori che frequentavano il nostro sito di scrittura creativa, una di poesie, e una di racconti sulla tematica del raptus. Se sono scettico su un libro difficilmente lo pubblico, e quelle volte che mi sono fatto convincere i risultati non sono stati differenti dalle aspettative. Causa anche il periodo di crisi e incertezza, è più facile che accada il contrario. Ma è anche capitato di scommettere su alcuni titoli che per fortuna hanno incontrato il favore del pubblico.

 

3. Quali sono, a suo parere, gli elementi base che un buon libro deve avere per entrare nel mercato editoriale e accattivare l’attenzione del lettore?

Sicuramente il punto cardine è avere una buona storia da raccontare. Non necessariamente un argomento di cui nessuno abbia mai parlato, purché si sia in grado di raccontarlo in maniera differente. Quindi ci vorrebbe una particolare cura per lo stile. Un libro deve catturare il lettore fin dalle prime righe, quando i personaggi e la trama ancora non hanno preso forma, catapultandolo da subito nella storia. Spesso ci capita di iniziare dei libri che abbandoniamo dopo una decina di pagine (e anche meno) proprio a causa di uno stile povero che propone una lettura incespicante e priva di fluidità, banale e noiosa, benché alla base possa esserci una storia interessante.

 

4. Cosa significa pubblicare un libro al giorno d’oggi? Ovvero com’è cambiato il ruolo dello scrittore con la nascita del self publishing e com’è cambiato il ruolo dell’editore? Molti pensano che ebook e siti di print on demand abbiano iniziato un processo di disintermediazione che elimina gradualmente figure professionali come l’editor, il grafico e il copywriter. Lei come si pone in questo dibattito?

Il self publishing è una strada adatta solo a poche persone dotate di uno spiccato senso commerciale, tant’è che i casi di successo si contano sulle dita di una mano. Spesso si tende a pensare che il ruolo dell’editore ormai sia superfluo, ma il successo di un libro dipende anche dai quei “piccoli” accorgimenti che si possono acquisire solo grazie ad anni di esperienza nel mercato editoriale. E infatti, a eccezione dei casi isolati citati all’inizio, la maggior parte delle persone che seguono la strada del self-publishing tornano in un secondo momento a cercare la strada della pubblicazione “tradizionale”.

 

5. ‘Il Post’ del 22 Settembre scrive: “Non ci sarà un unico salone del libro tra Torino e Milano”. Come commenta la polemica che va avanti da tutta l’estate circa la locazione della fiera del libro più grande d’Italia?

Partecipo alla maggior parte delle fiere dedicate all’editoria presenti nel centro-nord, ma mi sono sempre rifiutato di partecipare al Salone del libro in quanto è una kermesse che va a solo beneficio dei grandi gruppi editoriali, mentre i piccoli editori faticano a rientrare dell’investimento necessario per prender parte a un evento di tale portata. La speranza è che a seguito di questo dibattito possa nascere qualcosa di buono anche per la piccola editoria indipendente, anche se ne dubito fortemente.

 

6. Andiamo un po’ più sul personale, qual è il suo libro preferito? E qual è il libro che avrebbe voluto pubblicare con la sua casa editrice?

Oddio, scegliere solo un libro per me sarebbe davvero impossibile, perché ogni libro che ho letto in qualche modo mi ha lasciato qualcosa. Ma essendo io un tipo abbastanza sedentario e riflessivo, prediligo spesso le letture avventurose e ricche di mistero. E, visto che il primo amore non si scorda mai, penso che Moby Dick resti il mio romanzo preferito in quanto è stato quello che ha dato il via a tutto facendomi innamorare della letteratura.
Il libro che avrei voluto pubblicare l’ho pubblicato, ma il titolo non ve lo dirò mai. Lascio a voi il piacere di scoprirlo leggendo i libri della nostra piccola casa editrice.

 

7. “Leggere è…” come continuerebbe questa frase?

La fonte dell’eterna giovinezza, perché significa nutrire la mente, e salire su un treno diretto verso mondi inesplorati.

‘Suicide Squad’: terzo fallimento per la DC Comics

Suicide Squad (Warner Bros, 2016) è un film di David Ayer, terza pellicola sull’universo della DC Comics dopo L’uomo d’acciaio (2013) e Batman vs Superman- Dawn of Justice (2016), un filone che vuole ricalcare il modello della Marvel, senza però aver ottenuto ancora lo stesso successo.

Il cast di Suicide Squad è corale ed è uno dei punti di forza sul quale è stata basata la pubblicità antecedente all’uscita nelle sale del film, il 5 Agosto 2016: Will Smith, Jared Leto, Margot Robbie, Joel Kinnaman, Viola Davis, Jai Courtney, Jay Hernandez, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Ike Barinholtz, Scott Eastwood e Cara Delevingne. La trama è incentrata sulla formazione, da parte dell’agente governativo Amanda Waller, di una squadra speciale per combattere in azioni ad alto rischio, formata solo da pericolosi criminali: l’ex-psichiatra Harley Quinn, il cecchino assassino Deadshot, l’ex-gangster pirocinetico El Diablo, il ladro Capitan Boomerang, il mostruoso cannibale Killer Croc e il mercenario Slipknot. Se i criminali dovessero ribellarsi e provare a scappare verrebbero uccisi immediatamente da una micro bomba impiantata nel loro collo, qualora invece la missione andasse a buon fine otterrebbero uno sconto della pena di dieci anni. Quello che però Amanda Waller non ha tenuto in conto è che la strega chiamata ‘L’incantatrice’, un’altra delle possibili reclute della Suicide Squad, potesse ribellarsi decidendo di vendicarsi su tutta l’umanità.

Suicide Squad: alte aspettative e aspre critiche

Suicide Squad è stato un film molto atteso ma che purtroppo ha deluso le aspettative della critica, che lo ha recensito negativamente descrivendolo come il peggior film dell’estate, nonostante gli alti incassi ottenuti sin dal primo weekend di programmazione (380 milioni di dollari). Le maggiori critiche sono state rivolte alla trama, pressoché inesistente, al montaggio molto confuso e alla psicologia dei personaggi, parecchio incerta. Suicide Squad doveva essere un film cupo ma con un tocco di comicità, due elementi che non sono stati ben amalgamati all’interno della storia, rendendolo un film ricco di potenzialità non sfruttate: né davvero cupo, né davvero comico. Anche il punto forte della pubblicità che ha preceduto l’uscita nelle sale della pellicola, ovvero l’attesa performance di Jared Leto nei panni di Joker (che porta sulle spalle il peso del suo predecessore Heath Ledger nella trilogia di Christopher Nolan) risulta deludente, riducendosi a poche scene che nulla hanno a che fare con la trama generale del film. L’unica interpretazione degna di nota è quella di Margot Robbie nei panni di Harley Quinn, un mix di follia, comicità e assoluta devozione verso il suo compagno (Joker) che diverte e commuove al tempo stesso, elevandosi di una spanna al di sopra di tutti gli altri personaggi.  E anche della trama stessa del film, che si dimentica non appena finiti i titoli di coda.

Ennio Flaiano, 10 citazioni per ricordarlo

Ennio Flaiano, classe 1910, è stato giornalista per testate come “Oggi”, “Il Mondo” e “Il Corriere della Sera”(specializzato in elzeviri) e scrittore vincitore del Premio Strega nel 1947, con il suo romanzo più famoso Tempo di uccidere. Ennio Flaiano è conosciuto anche come sceneggiatore di film memorabili (La strada, La dolce vita e 8½), come critico teatrale e cinematografico e fine umorista. Le sue battute sono ricordate per l’umorismo pungente, a tratti cinico, incentrato sulla descrizione dei comportamenti più assurdi della gente. In sua memoria è stato istituito il Premio Flaiano per soggettisti e sceneggiatori, la cui cerimonia di premiazione si svolge ogni anno nella sua città natale, Pescara.Di seguito dieci citazioni per ricordare Ennio Flaiano:

1.“La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia.”

2.“L’uomo è un animale pensante, e quando pensa non può essere che in alto. È questa la mia fede. Forse l’unica. Ma mi basta per seguire ancora con curiosità lo spettacolo del mondo”

3.“La morte ha la faccia di certe signore che telefonano al bar col gettone: e a un certo momento, senza smettere di telefonare, vi fanno un cenno di saluto e di sorpresa.”

4.“Si arriva a una certa età nella vita e ci si accorge che i momenti migliori li abbiamo avuti per sbaglio. Non erano diretti a noi.”

5.“Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno l’invoca, la primavera l’invidia e tenta puerilmente di guastarla.”

6.“Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.”

7.“Mi chiedevo se era quella la rassegnazione, quel vuoto aspettare, contando i giorni come i grani di un rosario, sapendo che non ci appartengono, ma sono giorni che pure dobbiamo vivere perché ci sembrano preferibili al nulla.”

8. “L’italiano è una lingua parlata dai doppiatori.”

9.“Vivere è diventato un esercizio burocratico.”

10.“La psicoanalisi è una pseudo-scienza inventata da un ebreo per convincere i protestanti a comportarsi come i cattolici.”

 

5 citazioni per innamorarsi di Raymond Carver

Raymond Carver è uno dei maggiori autori americani del Novecento, classe 1938, nato in una famiglia umile da madre cameriera e padre operaio. È conosciuto come scrittore, poeta e saggista e tra le sue opere più famose ricordiamo: Vuoi star zitta per favore? (1976), Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (1981), Cattedrale (1983), Da dove sto chiamando (1988). Il successo di Raymond Carver è dovuto soprattutto alla sua capacità di raccontare storie di gente comune, l’America disperata dei matrimoni falliti, dei mariti che bevono, delle bollette non pagate e dei lavori umili, proprio perché ha vissuto tutto questo in prima persona. Ecco alcune delle sue citazioni più celebri:

1.“Non c’è niente di più bello che la bellezza dei boschi prima dell’alba”.

 

2.“E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Sentirmi chiamare amato, sentirmi amato sulla terra”.

 

3.“Sotto la finestra, sul balcone, ci sono degli uccellini malridotti
che si affollano attorno al cibo. Sono gli stessi, credo,
che vengono tutti i giorni a mangiare bisticciando. C’era un tempo,
[c’era un tempo,
gridano e si beccano. Sì, è quasi ora.
Il cielo rimane cupo tutto il giorno, il vento viene da ovest e
non smette di soffiare… Dammi la mano per un po’. Tienimi la
mia. Così va bene, sì. Stringimela forte. C’era un tempo in cui
pensavamo di avere il tempo dalla nostra. C’era un tempo, c’era
[un tempo,
gridano gli uccellini malridotti”.

 

4.“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita”.

5.“Perché non ballate? In cucina si versò un altro bicchiere e guardò i mobili della camera da letto sistemati nel giardino. Il materasso era scoperto, mentre le lenzuola a righe colorate erano piegate sul cassettone, accanto ai due cuscini. A parte questo dettaglio, tutto era disposto come lo era stato nella stanza: comodino e abat-jour dalla parte di lui, comodino e abat-jour dalla parte di lei.
La parte di lui, la parte di lei. Sorseggiava whisky e rifletteva su questo punto”.

 

 

Io prima di te, il film: recensione in anteprima

Io prima di te (Warner Bros, 2016) è un film di Thea Sharrock basato sull’omonimo best seller della scrittrice inglese Jojo Moyes, autrice di Innamorarsi in un giorno di pioggia (2002), Luna di miele a Parigi (2012) e La ragazza che hai lasciato (2012). Il film verrà distribuito nelle sale italiane a partire dal 1° Settembre, ma in alcuni cinema italiani la pellicola è stato presentata in anteprima il 17 Agosto.

La trama racconta di un giovane e talentuoso uomo d’affari londinese, Will Traynor (interpretato da Sam Clafin, famoso per la saga di Hunger Games), che rimane paralizzato dal collo in giù in seguito a un incidente stradale e che è costretto dalla sua disabilità a tornare a vivere nella tenuta dei genitori, in una piccola cittadina della campagna inglese. Louisa Clark (interpretata da Emilia Clarke, la Daenerys Targaryen del Trono di Spade) è una ragazza solare e allegra, appena rimasta disoccupata e alla disperata ricerca di un impiego per aiutare la sua famiglia, che si trova in una brutta situazione economica. Louisa Clark entra così nella vita del presuntuoso ed egocentrico Will Traynor, assunta dalla madre per tenere compagnia al figlio tetraplegico e per risollevargli il morale, compromesso in seguito al terribile incidente. Tra Will e Louisa si instaura dapprincipio un rapporto traballante fatto di lunghi silenzi alternati a frasi pungenti da parte di Will, innervosito dalla presenza di una ‘baby sitter’ per tutto il giorno, e solo grande imbarazzo da parte di Louisa per non sapersi rapportare con disinvoltura con una grave disabilità come la tetraplegia. Ma col tempo i due scopriranno un modo per diventare amici, e Will metterà da parte il suo modo di fare scontroso davanti all’unica persona che non lo tratta con la condiscendenza solitamente riservata ai malati. Eppure il contratto di lavoro di Louisa sta per scadere e i sei mesi per i quali ha firmato hanno un significato più profondo e drammatico di quanto lei avrebbe mai immaginato. Io prima di te rientra appieno nel filone di film riguardanti i temi della malattia e della lotta fra la vita e la morte, già tracciato da Colpa delle stelle (2014) e Quasi amici (2011).

Io prima di te: struttura e tematiche

Io prima di te è un film dalla struttura eterogenea e in parte discontinua, così come il romanzo sul quale è basato. Si tratta di un dramma, ma per due terzi della trama anche l’elemento più tragico della storia, ovvero la tetraplegia di Will, viene presentato spesso con siparietti quasi comici insieme alla coprotagonista Louisa, che alleggeriscono l’atmosfera di un tema così profondo. E forse proprio questa illusione di leggerezza iniziale crea quel senso di straniamento e angoscia quando, a circa quindici minuti dalla fine del film, la storia cambia prendendo un altro corso. L’andamento del film è discontinuo anche perché, pur essendo un film drammatico, le scene del vero dramma si consumano molto velocemente, mentre viene lasciato ampio spazio alla parte della trama riservata alla ‘commedia romantica’, quindi tempo della storia e tempo del racconto in Io prima di te spesso non coincidono. Le tematiche del film sono: la disabilità, il valore della vita, la libertà di scelta dell’individuo, l’eutanasia, tutti argomenti complessi che lascerebbero intuire un senso di pesantezza del film, ma che in realtà vengono trattati sia nel libro che nella pellicola cinematografica con grande sensibilità e leggerezza. Io prima di te è stato criticato, durante la sua uscita nelle sale internazionali a Giugno, proprio per il messaggio che sembra suggerire la trama: ovvero il sentimento di depressione e abbattimento davanti alla prospettiva di una vita immobilizzata a letto o sulla sedia a rotelle. In realtà il senso del film è tutt’altro, si parla di libertà di scelta dell’individuo fino ai massimi livelli, cioè la scelta fra la vita e la morte, un interrogativo al quale il film non può e non deve dare una risposta in quanto decisione strettamente personale. Di certo non si tratta di un incitamento all’eutanasia, anzi tutt’altro. Infatti Will incita Louisa a vivere appieno la sua vita sfruttandola al massimo, mettendosi sempre in discussione, affrontando tutte le sue paure e prendendo in mano il pieno controllo del proprio futuro. E la scelta finale di Will Traynor, nonostante le critiche, rientra completamente in questa chiave di lettura.

5 citazioni per innamorarsi di Paullina Simons

Paullina Simons è una scrittrice russa, classe 1963. All’età di dieci anni è emigrata in America insieme alla sua famiglia, dove si è laureata in Scienze politiche alla Kansas University. Il successo a livello internazionale come scrittrice è arrivato con la saga de Il cavaliere d’inverno, la cui trama ha inizio durante l’assedio di Leningrado del 1941 e che prende ispirazione dalla storia della sua famiglia in Russia. Lo scorso Maggio Harper Collins Italia ha pubblicato Una valigia piena di sogni, un romanzo contemporaneo struggente che parla d’amicizia e d’amore con lo stesso stile profondo e coinvolgente che ha reso Paullina Simons così amata dai lettori. Ecco riportate di seguito alcune citazioni tratte dalle opere di Paullina Simons:

1-“C’è un momento, nell’eternità, che precede la scoperta delle reciproche verità. Quel semplice momento è quello che ci spinge a vivere, quello in cui ci sentiamo sull’orlo del futuro, sull’abisso dei sentimenti proibiti, prima di sapere con certezza che abbiamo amato. Prima di sapere con certezza che abbiamo amato per sempre”.

2-“Non temerai i terrori della notte,nè la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno. Mille cadranno al tuo fianco, diecimila alla tua destra; ma nulla ti potrà colpire”. Si fece il segno della croce. Si mise a braccia conserte ed aspettò. Ripensò alle ultime parole di suo padre. Papà, ho visto le cose per le quali ho dato la vita distrutte, ma come farò a sapere se le ho ricostruite con i miei arnesi ormai logori?”

3-“Fai a te stessa queste tre domande, e scoprirai chi sei: in cosa credi? In cosa speri? E soprattutto… cosa ami?”

4-“Soldato, lascia che ti accarezzi il viso e baci le tue labbra, lasciami urlare attraverso i mari e sussurrare attraverso i prati ghiacciati della Russia quello che sento per te… Luga, Ladoga, Leningrado, Lazarevo… Alexander, un tempo tu mi hai portata e io ora porto te. Nella mia eternità ora io porto te.
Attraverso la Finlandia, attraverso la Svezia, fino in America con le mani tese, mi ergerò e mi farò avanti, destriero nero che galoppa senza cavaliere nella notte. Il tuo cuore, il tuo fucile mi conforteranno, saranno la mia culla, la mia tomba. Lazarevo stilla il tuo essere nel mio cuore, goccia d’alba al chiaro di luna, goccia del fiume Kama. Quando mi cerchi, cercami là, perchè là sarò tutti i giorni della mia vita”.

5-“Barrington, Leningrado, Luga, Ladoga, Lazarevo, Ellis lsland, Swietokryzst, Sachsenhausen, il deserto di Sonora, le famiglie scomparse, le madri e i padri scomparsi, sono tutti incisi nei loro animi e nei loro volti e, come la luna mercuriale, come Giove su Maui, come la galassia di Perseo con le sue stelle blu che implodono, continuano a vivere mentre i venti stellari sussurrano sugli Urali e sul Kama, sugli oceani e sulla terra, mormorando nel cielo argenteo illuminato dalla luna..
<Tatiana…>
<Alexander…>
E il Cavaliere di bronzo si è fermato”.

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