Guido Domingo pubblica il suo primo romanzo: “Nemmeno una virgola”, un inno alla vita a dispetto dell’età

Essere “vecchi” in un mondo gerontofobico, che relega l’anziano a un ruolo marginale, inerme, in attesa dell’ultima ora di vita. Ed è proprio a questa mentalità dilagante che questo romanzo breve – “Nemmeno una virgola” – si oppone, regalando nuova speranza e colore alle vite ingrigite degli anziani soli. L’autore Guido Domingo, un biologo dalla penna raffinata, racconta una realtà suggestiva e poetica, che trae spunto da un fatto di cronaca: la storia di una pensionata che ritrova un tesoretto di vecchie lire, cambiando così il corso della sua vita. Con uno stile semplice e delicato, che rivela l’estrema sensibilità dell’autore, Domingo affronta tematiche ad alto impatto emotivo, senza mai scadere nel patetico.

 “Qualcuno gridò così forte il suo nome che invece di scavalcarla come al solito, trovò midollo di donna da acciuffare, finalmente.”

La “Vecchia” è la protagonista: una donna sopravvissuta per trent’anni al marito alpino e coltivatore, che si ritrova sola, dopo una vita attiva, tra concerti, musei e una laurea in lettere. Difficile e distaccato è il rapporto con sua Figlia, una donna consumata dagli impegni quotidiani e dai suoi due figli, tutti presi dallo sport, dalle consolle e dallo smartphone. Una madre ormai per certi versi dimenticata, il cui scopo è soltanto quello di “attendere la morte” e impiegare il tempo che le resta, tra letture e televisione. Tutto inaspettatamente cambia quando la signora chiede al giovane vicino di ripararle la maniglia del vecchio frigo “Ignis”, ritrovando al suo interno una busta con 300mila lire e un numero di telefono. Un evento inaspettato, che incuriosirà la donna destandola dal suo torpore esistenziale, rianimandola in questa ricerca della verità. Un piccolo giallo da risolvere che la riporterà alla vita e a rivivere il suo primo incontro con il marito, alle pendici del Monte Rosa, in un rifugio da lui edificato molti anni prima. Un finale leggiadro, foriero di un romanticismo “di altri tempi”. «Madre e Figlia si incontrarono finalmente sullo stesso rigo. Nemmeno una virgola le separava.»

 

CENNI BIOGRAFICI

Guido Domingo è nato il giorno di Natale del 1980 e vive a Cavaria Con Premezzo, un piccolo paese in provincia di Varese. Biologo e ricercatore scientifico con diverse pubblicazioni sull’argomento, è un appassionato di natura ed escursioni. È impegnato anche come cantante, con molti album e concerti all’attivo. È autore di testi, ha scritto e pubblicato alcune poesie, “Nemmeno una virgola” è il suo romanzo d’esordio.

 

RIFERIMENTI EDITORIALI

Pathos edizioni è una casa editrice torinese nata per caso e un po’ per gioco alla fine del 2015: offre una proposta editoriale particolare e dettagliata, non convenzionale, idee diverse e un team fuori dagli schemi. Partendo dalle pubblicazioni in ambito universitario sino ai romanzi, alle biografie di persone straordinarie: accendendo i riflettori sui diversi VIP, affronta i temi della disabilità e dell’integrazione; supporta la poesia e dà voce ai diritti degli animali. Sensibile alle categorie più indifese, la casa editrice supporta le attività di diverse ONLUS in accordo con gli autori.

‘La voce del crepaccio’: il thriller nordico dello scrittore altoatesino Matthias Graziani

«La voce del crepaccio» è il terzo thriller scritto da Matthias Graziani, noto scrittore altoatesino quarantatreenne, già acclamato dalla critica per «Sottopelle»: il suo primo romanzo investigativo. In quest’ultimo – «La voce del crepaccio» – uscito il 17 ottobre, si respira un’atmosfera prettamente nordica e carica di suspense. Ambientato nel novembre del 1989 a Feldberg, in Alto Adige, dove divampa un’ondata di terrore: il mostro, il leggendario Gletschmann, alias l’uomo del crepaccio, è tornato e con lui anche un’inspiegabile scia di sangue.

«Come una creatura crepuscolare discende tra i larici e gli abeti, in mezzo ai grovigli di rami morti. Si lascia alle spalle le acque ghiacciate che cadono a picco, si muove goffo e feroce in mezzo alla rugiada e alle colonne oblique di luce».

Un ragazzo, Julian Spitaler, visto con sospetto dagli abitanti del Paese, sa interpretare le “voci” della montagna e percepisce il pericolo imminente. Il commissario, Lara Boschi, è stata inviata lì nella valle per indagare sul primo omicidio: quello del giovane Mirko Ties, mentre la sua fidanzata, Miss Südtirol è stata rapita. Ma in quell’area non è solo lo spauracchio del “mostro” a destare preoccupazione: anche i manipoli di sbandati che si muovono liberamente e un losco individuo, Frieda, che, indisturbato, commercia in metadone e in bambini che sottrae alle famiglie per rivenderli al mercato nero di Bled, una città slovena ai piedi delle Alpi Giulie. Le vicende si intrecciano l’una con l’altra, ma i protagonisti sono sempre gli stessi: Julian, personaggio chiave per il suo legame arcano con la montagna e la vecchia guardia forestale Karl Kastner, pluridecorato eroe della Seconda Guerra Mondiale. Un romanzo investigativo avvincente, dai personaggi profondamente caratterizzati e dall’intreccio minuziosamente descritto, con scene a grande impatto emotivo. Sullo sfondo, trionfa la maestosità delle Dolomiti e una compenetrazione mitologica tra uomo e natura, come solo in Alto Adige accade.

 L’autore

 Matthias Graziani (1979) vive a Bolzano, è bilingue, lavora come insegnante e giornalista. La trilogia fantasy “La stirpe del vento” (2010, Armenia) segna il suo esordio nell’editoria e vende più di diecimila copie. “Sottopelle” (2016, La Corte Editore) è il suo primo thriller ed è stato apprezzato dal grande maestro del noir Andrea G. Pinketts. Partecipa con un racconto all’antologia “Notti Oscure” (2017, La Corte Editore). Con “Quel che resta del peccato” (2018, La Corte Editore) tinge di nero la sua Bolzano. Nel 2020, l’Accademia della Scrittura gli conferisce il primo premio per il racconto: “Vite cambiate”. Il 18 ottobre 2022 uscirà il suo secondo romanzo investigativo: “La voce del crepaccio”.

 

Scheda editoriale

Genere: gialli, noir ed avventura

Editore: Mursia

Collana: Giungla Gialla

Formato: brossura

Pubblicato:17/10/2022

Pagine: 304

Prezzo: 17 euro

Lingua Italiano

Isbn    9788842564942

 

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“Panini al prosciutto. Storia di un’assassina”, il noir californiano di Christian Cantelli Podestà

“Panini al prosciutto. Storia di un’assassina” di Christian Cantelli Podestà è un romanzo noir scritto con un linguaggio accattivante e scorrevole, in cui si racconta una vicenda nera che colpisce e intrattiene con le sue brusche e impreviste svolte narrative; è la storia della nascita di un angelo della morte, il racconto della genesi di un male implacabile, della vertiginosa caduta in una lucida e sanguinaria follia.

La protagonista dell’opera è Caterina, una donna di mezza età che ne ha già viste tante e che ha sofferto troppo; poco tempo dopo essersi sposata in giovane età con l’amore della sua vita e aver messo al mondo una splendida figlia, ha dovuto infatti scontrarsi con una terribile realtà: al marito viene diagnosticata una rara forma di malattia neuro-degenerativa. Da quel momento tutto cambia nell’esistenza di Caterina: l’assolata Los Angeles in cui vive con la famiglia diventa troppo luminosa per l’oscurità che le sta crescendo dentro e il chiosco di panini di sua proprietà, situato sul vivace molo turistico di Santa Monica, diventa una prigione per la sua anima straziata. Quando il destino decide di giocarle un altro tiro mancino, il più tremendo, la donna crolla sotto il peso del dolore, della rabbia e della voglia di vendetta che la consumano giorno dopo giorno – «La rabbia piano piano cominciò a sedimentarsi, formando strati su strati, incrostandosi e marcendo, accumulandosi fino a diventare qualche cosa di diverso, molto più potente e ancestrale. La rabbia repressa, compressa e reiterata, divenne dura come il diamante e pura come la luce, trasformandosi in un sentimento profondo, forte e determinante: odio».

«E così, mentre vedeva suo marito perdere giorno per giorno ogni facoltà fisica e mentale, trasformandosi in una specie di vegetale, la sua vita fu caricata di una montagna di responsabilità e presto i sogni di un futuro radioso si trasformarono nella paura costante di non riuscire ad arrivare a fine mese e non essere in grado di affrontare le enormi difficoltà che il destino le aveva messo di fronte, portandola a farle maledire il giorno in cui era arrivata lì, sul molo di Santa Monica, dove aveva incontrato lo sfortunato amore della sua vita»

Christian Cantelli Podestà presenta una storia drammatica e spietata che narra di un devastante blackout, a cui seguono oscuri propositi guidati da una sorta di delirio mistico, e di un patto col diavolo dagli esiti impensabili. Nonostante non si possano giustificare le azioni di Caterina, il lettore prova un’inspiegabile empatia per lei; è tutto giocato sul confine tra necessità e pretestuosità, e ciò porta anche a profonde riflessioni sull’ineffabile natura del male: esso, infatti, può annidarsi anche dove in apparenza non c’è terreno fertile.

 

SINOSSI DELL’OPERA. Caterina passa la sua vita servendo panini in un chiosco vicino alla spiaggia in California, nel tempo libero deve accudire il marito, ormai invalido da parecchi anni. La vista, ogni sera, del coniuge sofferente la spinge a cercare una soluzione drastica: recargli una morte indolore. Ma chi mai poteva pensare che da questo pensiero, come una scintilla dentro lei, nascesse la mente di una serial killer? Spinta a trovare la dose giusta di “Digitale purpurea”, un fiore velenoso che non lascia tracce, Caterina sconvolgerà la sua vita e quella della sua contrada. Prima spinta da curiosità e successivamente da scelte morali, la donna servirà i suoi panini al prosciutto conditi con un ingrediente segreto: il veleno della Digitalis. Un romanzo noir ricco di colpi di scena, climax e suspence, nella cornice di una regione soleggiata e magica. Riuscirà la protagonista a portare a termine il suo intento eludendo le indagini?

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Christian Cantelli Podestà nasce alla Spezia nel 1975. Figlio di un fotografo pubblicitario, passa la sua infanzia nello studio del padre, dove impara a usare la fotocamera professionale ben prima della bicicletta. La passione per la registrazione del momento e l’attenzione per i dettagli lo hanno portato a occuparsi di fotografia a livello professionale ed artistico, dandogli la possibilità di esporre le sue opere in tutto il paese. L’amore per la filosofia lo ha poi convinto, ormai in età adulta, a frequentare l’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove ha seguito l’indirizzo logico-epistemologico. Da sempre accompagnato da una fervida immaginazione, ha cominciato a scrivere romanzi durante la quarantena imposta per la pandemia globale dovuta al virus COVID-19. Alle sue spalle ha varie pubblicazioni, come libri di viaggio, la trilogia di fantascienza dello “Jäger”, il libro di narrativa “Un piccolo paese” e il noir “Panini al prosciutto. Storia di un’assassina”.

 

 

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“Sai osare. Genitori e figli alla conquista dell’autostima”, il saggio di Ventisette e Paselli

“Sai osare. Genitori e figli alla conquista dell’autostima” di Lara Ventisette e Alessandro Paselli è un saggio scritto da due autori che da quindici anni lavorano nel campo della psicoterapia e del coaching; inoltre, hanno anche aperto un servizio culturale e ricreativo per bambini da 0 a 3 anni che ha permesso loro di supportare quasi cinquecento famiglie nel percorso di educazione dei figli, e nell’acquisizione di importanti consapevolezze in merito al ruolo genitoriale.

Desideriamo accompagnarti come genitore in un percorso fatto di opportunità travestite da ostacoli, utili a rendere i tuoi figli forti, equilibrati, intelligenti, sensibili, responsabili, resilienti e capaci di costruire la vita che desiderano. Aiutando loro, aiuterai te stesso; aiutando te stesso, aiuterai loro. Mettendo in moto questa ruota benefica, trasformerai l’onere educativo in onore e la fatica in dono

Partendo dall’assunto che il benessere dei figli deriva dal benessere dei genitori e viceversa, i due professionisti hanno deciso di scrivere questo libro, ispirato dalle tante domande che vengono poste ogni giorno dai loro pazienti, per offrire strumenti utili e immediati per intraprendere un percorso di conquista dell’autostima. Aiutano infatti i genitori a cambiare prospettiva emotiva e a lasciar emergere i loro vissuti, le loro istanze emotive, comunicative, relazionali, organizzative e operative che risultano più problematiche, per poi riorientarle; questo approccio li guida passo dopo passo a diventare i genitori che hanno sempre desiderato essere – «Questo libro è dedicato ai genitori che vogliono sentirsi liberi. Liberi di fare pace con i bambini che sono stati. Liberi di emanciparsi da ciò che avrebbero voluto ricevere, senza poterlo ottenere. Liberi dalle ferite che hanno corredato il romanzo della loro vita. Liberi dai condizionamenti limitanti che hanno ricevuto. Liberi dalla tentazione di essere uguali, o antitetici, a quello che sono stati i loro genitori. Liberi di riscattare i tentativi fallimentari agiti dai loro familiari, scegliendo di essere i genitori migliori che possono essere».

Con un linguaggio scorrevole e diretto, gli autori ci conducono in un viaggio sia teorico che pratico – sono infatti presenti esercizi di autovalutazione alla fine di ogni capitolo, relativi all’argomento trattato – in cui si può apprendere come acquisire una sana autostima genitoriale e come accompagnare coscientemente i propri figli a sviluppare la propria. Il titolo del libro “Sai osare” è un acronimo che guida il lettore negli otto passi per conoscere le competenze genitoriali imprescindibili per aiutare i propri figli in questo processo di ristrutturazione percettivo-emotiva: supporto, autonomia, impegno, organizzazione, studio, attenzione, responsabilità ed emozioni. L’opera è rivolta sia ai genitori che a coloro che, pur non avendo figli, vogliono rileggere in modo diverso la propria storia e il proprio rapporto con la famiglia d’origine.

 

SINOSSI DELL’OPERA. Questo manuale aiuta i genitori a cambiare prospettiva emotiva e, di conseguenza, a interpretare i fatti con occhi diversi, riorientando il loro modus operandi grazie a nuove azioni comportamentali, comunicative e relazionali. Gli autori accompagnano le figure genitoriali in un percorso fatto di “opportunità travestite da ostacoli”, insegnando loro l’utilizzo di una lente di ingrandimento dinamica che si sposti perpetuamente dai loro comportamenti a quelli dei bambini e viceversa. In virtù di questa forte relazione biunivoca, i genitori – attraverso un lavoro continuo su loro stessi – giorno dopo giorno s’impegnano a rafforzare la propria autostima così da aiutare i figli a costruire la loro. Solo in questo modo, li renderanno forti, equilibrati, sensibili, responsabili, resilienti e capaci di fare ciò che più desiderano della propria vita.

 

BIOGRAFIE DEGLI AUTORI

Lara Ventisette è psicologa e psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Breve Strategica. Docente del Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Formatrice. Creatrice del Metodo PsicoStyling®, un innovativo coaching psicologico per migliorare l’autostima. Coordinatrice del Baby Parking Zerotre Spazio Infanzia. Insegnante di Yoga.

Alessandro Paselli è executive e business coach con venti anni di carriera corporate alle spalle. Specializzato in coaching e Problem Solving Strategico. Founder e managing director di Studio Action, nonché general manager e docente della PsicoStyling® Academy.

 

 

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‘Ballata triste a due voci’. Il drammatico romanzo di Dina Ravaglia

Ballata triste a due voci di Dina Ravaglia è un romanzo narrato da due prospettive, a volte emozionalmente antitetiche: quelle di Giada e di Theo, lei ventisettenne maestra elementare e lui diciannovenne aspirante musicista rock. Giada si racconta con voce sommessa, perché non ha mai avuto molta stima di sé, e anche la narrazione del suo dolore è ovattata, quasi impercettibile; Theo è più presente, la vita lo ha indurito presto, e la narrazione della sua sofferenza è prorompente, è quasi urlata, sebbene con il garbo che lo caratterizza. Sono due protagonisti intensi e tragicamente complessi, che non dovrebbero mai incontrarsi tanto sono diversi, come differenti sono anche le strade che percorrono; il destino, però, si sa, ama giocare e un giorno li mette uno di fronte all’altra: da subito esposti come fossero nudi, con le loro anime traboccanti da non riuscire ad essere contenute nell’involucro corporeo.

Giada lotta ogni giorno per sentirsi all’altezza, per non soccombere alle sue fragilità e alla solitudine dei suoi giorni; Theo ha visto morire sua madre di overdose tre anni prima, il padre si è rifatto una vita all’estero e lui è l’unico a prendersi cura di Oscar, il suo fratellino di dieci anni più piccolo. Alla fine, comunque, non importa la differenza d’età, non conta il divario che esiste tra le loro esperienze di vita: Giada e Theo si incontrano e stabiliscono un contatto intimo, non sapendo cosa l’esistenza stia per riservare a entrambi.

«La vita semplicemente accade, e a noi non resta altro da fare che assecondarla. La vita, a volte, si calma da sola».

Dina Ravaglia presenta un romanzo pieno di passione e di dolore, viscerale e autentico, sporco e allo stesso tempo puro; la preziosa costante della musica rock, poi, è un valore aggiunto, e accompagna lo smarrimento e il tormento di questi due ragazzi che lottano per trovarsi, per non perdersi. L’autrice tratta temi molto delicati come la depressione, la dipendenza da droghe, la violenza fisica, l’abbandono genitoriale; non utilizza filtri, non si censura, non si nasconde dietro falsi moralismi: la vita è anche fatta di questa materia fangosa, da cui è difficile uscirne ma non impossibile. Giada e Theo, come noi, cadono, e a volte fanno fatica a rialzarsi; insieme, però, nel loro disperato bisogno reciproco, trovano un modo di risollevarsi dalle loro miserie, dimostrando l’importanza dell’amore e dell’accettazione dell’altro nelle sue luci e nelle sue ombre – «L’unica cosa che puoi fare, quando sei nel pozzo, è allungare le mani e lasciare che ti tirino su».

 

SINOSSI DELL’OPERA. È la storia dell’incontro inatteso di due mondi deserti, quello del diciannovenne Theo, chitarrista rock, e di Giada, la ventisettenne maestra elementare di suo fratello. Un incontro che produce scintille e mostra come l’incendio che divampa, anziché distruggere, finisce per creare. Perché le cose insolite non necessariamente sono destinate a fallire, e a volte le strade tortuose ci portano a destinazione. Narrato in prima persona, in un duetto di voci e punti di vista, il romanzo esplora le parti buie e intime dei due protagonisti, affrontando anche il tema della depressione conseguente le drammatiche vicissitudini della vita di Theo, quali la morte della madre e un’accusa infondata ma infamante che gli costerà molto cara, in termini di violenza e separazione. Ma il romanzo affronta anche la zona luminosissima dell’amore: quello innato per la musica, quello incondizionato per un fratello e quello dolce e passionale tra i due protagonisti. In un finale avvolgente come un abbraccio, liberatorio come le lacrime.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTRICE. Dina Ravaglia è nata a Parma e vive a Brescello. Architetto, tre figli, per lei scrivere è importante da sempre. Ha pubblicato numerosi libri, con cui ha vinto anche premi prestigiosi: “La curva del cielo”, racconto inserito nell’antologia Matrimoni (Effequ Edizioni, 2008), “La luna sporca” (Edizioni Ponte Gobbo di Bobbio, 2008), romanzo vincitore del premio al concorso Città di Bobbio 2008 e del 2° premio al concorso per narrativa edita “Livio Paoli” San Mauro 2009 a Signa, Firenze. Seguono “La mano di legno” (Edimond Edizioni, 2011), romanzo vincitore del 2° premio Città di Castello 2010 e arrivato tra i quattro finalisti del Premio Città di Forlì 2010, “L’isola degli internati” (ebook Io Scrittore, 2013; cartaceo self-publishing, 2020), romanzo finalista al torneo letterario Io Scrittore 2012, “Uno” (Nicola Calabria Editore, 2014), “Il cuore opposto” (Gilgamesh Edizioni, 2017), romanzo vincitore del 1° premio narrativa concorso Andrea Torresano, e “Cattiva stella” (Nuova Santelli Edizioni, 2018).

 

 

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‘Homo prospectus. Verso una nuova antropologia’, il saggio interdisciplinare di Seligman, Railton, Baumeister e Sripada

“Homo prospectus. Verso una nuova antropologia” di Martin E.P. Seligman, Peter Railton, Roy F. Baumeister e Chandra Sripada è un saggio interdisciplinare in cui si riflette sulla possibilità che la coscienza possa consistere in gran parte nella produzione di stimoli connessi ai futuri possibili. Seligman, esperto di psicologia generale con una solida preparazione nel campo della psicologia sperimentale e clinica, ha messo insieme un incredibile gruppo di lavoro che in anni di studi e ricerche ha elaborato questo innovativo e interessante testo. Gli undici capitoli del saggio sono organizzati in modo che sia solo uno dei quattro autori a prendere la parola, fermo restando la presenza dei commenti degli altri tre studiosi; Seligman si è poi assunto il compito di limare le differenze di stile e di prospettiva.

«Che cosa succede nel momento in cui l’essere umano canonico diventa Homo prospectus e la capacità di pensare ai nostri futuri diventa la facoltà che ci contraddistingue?»

Gli autori partono dal presupposto che la definizione Homo sapiens non si addica alla nostra condizione di esseri umani: «Noi crediamo che quello che caratterizza in modo specifico l’Homo sapiens è l’ineguagliabile capacità umana di orientare le proprie azioni immaginando varie possibilità che si articolano nel futuro – cioè la “prospezione”. La prospezione è la capacità che, nella sua espressione più elevata, realizza l’ambizione della sapienza. Perciò faremmo meglio a chiamarci Homo prospectus». Individuando e definendo i processi cognitivi attraverso i quali opera la prospezione, gli autori ne esplorano il ruolo in riferimento ad alcuni aspetti esistenziali come il libero arbitrio, l’etica, l’invecchiamento, ma anche rispetto ad elementi più propriamente psicologici, come il razionale di alcuni approcci terapeutici. Ne risulta un volume articolato, che guida il lettore in un processo di ragionamento trasversale sul funzionamento della mente che, attraverso un approccio interdisciplinare, tocca psicologia, filosofia, antropologia e neuroscienze, ma che non manca di riferimenti alla quotidianità e alle domande più comuni che l’essere umano si pone.

È il momento quindi di superare il vecchio schema passato-presente; il nuovo modello della prospezione consente inoltre di ripensare a importanti argomenti come l’apprendimento, la memoria, la percezione, l’emozione, l’intuito, la scelta, la coscienza, la moralità, il carattere, la creatività e la malattia mentale, e di offrire quindi nuove prospettive da cui osservarli e studiarli.

In seguito alla pubblicazione in inglese di questo saggio da parte della Oxford University Press, diverse borse di studio sono state stanziate dalla Templeton Foundation per la scienza della prospezione: gli autori hanno quindi creato un sito web – www.prospectivepsych.org – in modo che si possano seguire gli sviluppi di questi lavori.

 

SINOSSI DELL’OPERA. E se ciò che caratterizza in modo specifico Homo sapiens fosse la capacità di orientare le proprie azioni immaginando varie possibilità che si articolano nel futuro – cioè la “prospezione”? Da questa idea si sono mossi gli autori per ipotizzare la figura dell’Homo prospectus e concettualizzare l’idea che l’azione umana è attratta dal futuro, oltre che essere influenzata dal passato – senza tuttavia esserne determinata. La storia della psicologia è stata fino ad oggi dominata dall’idea che il comportamento sia guidato dalla memoria e dalle proprie esperienze passate, o centrato sul presente e orientato dalla percezione e dalla motivazione. Homo prospectus ribalta completamente questa prospettiva, ponendo un nuovo modello per il futuro.

 

BIOGRAFIE DEGLI AUTORI.

Martin E.P. Seligman è direttore del Penn Positive Psychology Center ed è Zellerbach Family Professor di Psicologia presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università della Pennsylvania, dove dirige il Master of Applied Positive Psychology (MAPP). Autore di quasi trecento pubblicazioni scientifiche e di venticinque libri fra cui, tradotti in italiano, “Il circuito della speranza. Il percorso dell’uomo che ha aperto la psicologia all’ottimismo” (Giunti Psychometrics, 2019), “Per una felicità autentica. Realizza il tuo potenziale con la psicologia positiva” (Anteprima Edizioni, 2018) e “Fai fiorire la tua vita. Una nuova, rivoluzionaria visione della felicità e del benessere” (Anteprima Edizioni, 2017), Seligman è un’autorità mondiale nei campi della psicologia positiva, della resilienza, della learned helplessness, dell’ottimismo e del pessimismo.

Peter Railton è Gregory S. Kavka Distinguished University Professor presso l’Università del Michigan, Ann Arbor. Si è occupato di filosofia della scienza, etica, metaetica, filosofia politica ed estetica. Ha insegnato a Berkley e Princeton ed è stato membro di vari centri di ricerca negli Stati Uniti e in Europa.

Roy F. Baumeister è Frances Eppes Eminent Scholar and Professor di Psicologia presso la Florida State University; le sue ricerche riguardano temi quali sé e identità, l’autoregolazione, rifiuto interpersonale e bisogno di appartenenza, sessualità e genere, l’autostima, il significato e la presentazione di sé. È autore di oltre cinquecento pubblicazioni e di trentuno libri fra cui, tradotto in italiano, “La forza di volontà” (con John Tierney, TEA, 2015).

Chandra Sripada è professore associato di Filosofia e psichiatria presso l’Università del Michigan, Ann Arbor. Studia i meccanismi cerebrali coinvolti nella presa di decisione, nella prospezione e nell’autocontrollo e cerca di capire come le acquisizioni della ricerca scientifica impattino sull’immagine che abbiamo di noi stessi in quanto agenti liberi e razionali.

 

 

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‘L’ultima poesia d’amore’, il nuovo romanzo di Leo Silva Brites

Dal 20 ottobre giunge in libreria il nuovo romanzo di Leo Silva Brites per Instapoeti, marchio del Gruppo Alise Editore. L’ultima poesia d’amore è il titolo con cui lo scrittore sigilla il profondo rapporto che corre tra l’arte e l’amore, rendendolo vivo in una storia di crescita personale e di delicata poesia.

Lungo le sponde del lago di Lugano, un gelato al pistacchio riesce a rompere il sistema di credenze di un ragazzo che ha in odio il mondo intero. Il gusto di assaporare quell’istante assieme a Nadia lo incoraggia ad affrontare sé stesso e il suo passato.

Ne L’ultima poesia d’amore protagonista è un giovane di nome Abel. Il ragazzo odia tante cose e persone: i turisti, ad esempio. Un sentimento non indifferente se si vive e si ama passeggiare sul lungolago di Lugano. E mentre si cammina, è impossibile nascondere certe occhiate di disprezzo nei loro confronti. Abel ha questi particolari occhi colmi d’odio nei confronti del mondo, odio che si tramuta in paura di guardarsi dentro: il suo stesso sguardo critico gli si ritorce contro. Come sfuggirgli?

La sua vita di camminate per le strade di Lugano, i treni presi senza biglietto, le corse in taxi gli fanno conoscere personaggi unici, folli, in cerca, come lui, di una zona franca di equilibrio tra sé e la vita. Tra questi personaggi ce n’è uno che cambierà per sempre il punto di vista di Abel: Nadia. La ragazza, in coda per gustare il gelato più buono della città, sembra il suo opposto.

Abel infatti, nella lista delle tante cose che disprezza, ha inserito anche il gelato, quello al pistacchio in particolare. Nadia ordina proprio quello, ma con una grazia capace di offuscare la barriera del suo giudizio. L’incontro tra i due splende di bellezza e magia a tal punto da donare ad Abel quel coraggio a lui necessario per affrontare i propri lati più cupi. Abel scopre così che la sua vita, più che una fuga, è una ricerca: il giovane è in cerca di una poesia, l’ultima lasciatagli dalla madre.

In questo viaggio di crescita, amore e realizzazione che comincia con una scoperta disarmante, Leo Silva Brites torna a indagare i temi a lui cari. Abel è un personaggio inconsapevole di possedere un museo pieno d’arte al suo interno. Imparerà a proprie spese come ogni persona incontrata sia un dono speciale, come ogni incontro sia una possibilità per vivere e scoprirsi un po’ di più. Gli basta solo capire come cogliere l’attimo e “restare” nelle emozioni. L’Amore diventa allora un impegno volto a risanare ciò che si è perso, a condividere la propria vita con gli altri con leggerezza.

Leo Silva Brites appartiene alla rete di influencer “Instapoeti”, un social network con oltre 5 milioni di follower. Instapoeti è anche il marchio editoriale più seguito dai giovani sui social. Pubblica romanzi d’amore, poesie e libri di giovani scrittori.

 

L’autore de L’ultima poesia d’amore

Leo Silva Brites nasce nel 1999. È uno scrittore e poeta di origini portoghesi, precisamente di Fatima, cresciuto in Svizzera, nel Canton Ticino. Da bambino sviluppa il bisogno di scrivere per esternare su carta le proprie emozioni. Nel 2019 pubblica In bilico tra cuore e cervello, e nel 2020 Emozioni – Introspezione dell’Amore, due libri di poesie che lo fanno conoscere nel suo Cantone. L’ultima poesia d’amore è il suo primo romanzo, incentrato sul concetto di resilienza che diventa il dolce ricordare, la ricerca di una poesia che affronta il dolore del vissuto.

 

Alise Editore

è la casa editrice fondata a Milano da Alessandro Alise, editore e manager con esperienza decennale in campo editoriale, il cui impegno è quello di pubblicare libri di qualità, titoli suddivisi in collane innovative che spaziano tra diverse tematiche. I suoi brand sono Alise, Eternity e Instapoeti.

‘Il portiere’ di Giuseppe Tecce. Uno spaccato di gente comune, delinquenti e uomini di legge

“Il portiere” di Giuseppe Tecce è una raccolta di dieci racconti brevi contraddistinti tutti da un finale aperto; sono storie appassionanti e profondamente attuali che, sebbene ambientate in diverse parti d’Italia e con differenti protagonisti, sono legate dal fil rouge del conflitto ucraino-russo, trattato da svariati e a volte opposti punti di vista. Un altro elemento in comune è la scelta di collocare le vicende all’interno di hotel, sia lussuosi che di infimo ordine, e di dare alla figura del portiere di notte il ruolo di testimone degli eventi, a volte attivo e altre passivo, o di protagonista o ancora in alcuni casi di antagonista.

L’autore presenta dei racconti dalla spiccata vena surreale ma anche molto aderenti alla realtà, in cui si riscontrano sia un pungente cinismo che un’inattesa delicatezza. Uno dei punti di forza di queste vicende è rappresentato dalle accurate descrizioni degli ambienti e dei caratteri dei numerosi personaggi; ci vengono quindi mostrati luoghi affascinanti e ricchi di arte o posti desolati e squallidi, e incontriamo esseri umani dalla bassa moralità oppure altri che ci sorprendono per la loro empatia e generosità. Sono storie ricche di suspense, scritte con un linguaggio scorrevole e coinvolgente in cui è presente un’aspra critica a tutte le guerre, e in cui si mostrano le differenti conseguenze di tanta brutalità sulla mente degli esseri umani. In questa raccolta sperimentiamo disperazione e speranza, egoismo e altruismo, violenza e bontà, intolleranza e comprensione; tra criminali e trafficanti d’armi, tra idealisti e disillusi, conosciamo uno spaccato dell’umanità nelle sue meravigliose e anche controverse sfumature.

Tutti i racconti sono irrisolti, lasciando spazio alla fantasia del lettore affinché si intrecci con quella del narratore, creando delle conclusioni sempre differenti. È lo stesso autore a invitare a usare l’immaginazione, per poi inviare i propri finali alla sua mail giuseppe.tecce@gmail.com.

 

SINOSSI DELL’OPERA. “Il portiere di notte” è un’opera corale dove, attraverso dieci racconti, l’autore descrive dieci personaggi, sempre “portieri in turno di notte” in alberghi sparsi per l’intera penisola. In alcuni episodi il portiere ne è il protagonista, in altri, l’antagonista, in altri ancora è semplicemente la chiave di volta di un racconto altrimenti privo d’anima. L’altro filo conduttore dell’opera è il tema della guerra tra Russia e Ucraina, visto e narrato da diverse angolazioni. Il che contestualizza i racconti all’interno di un periodo storico ben preciso, che oscilla tra la metà di febbraio e la metà di marzo del 2022. Spesso i racconti dei portieri e quelli della guerra si mescolano in un turbinio di emozioni che l’autore cerca di trasmettere attraverso una scrittura semplice e a tratti evocativa.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Giuseppe Tecce (Benevento, 1972) è laureato in Giurisprudenza e dal 2001 è presidente di una cooperativa sociale di Benevento che si occupa di servizi dedicati a persone svantaggiate ed emarginate, realizzando strutture residenziali di accoglienza per minori temporaneamente allontanati dal proprio nucleo familiare, per persone affette da disabilità psichica e per migranti. Tra il 2012 ed il 2018 è stato presidente del Consorzio di Cooperative Sociali ASIS nella Regione Campania, specializzandosi nella realizzazione di progetti europei. Si occupa di tutela del territorio, valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale e di paesaggio tra il Sannio e l’Alta Irpinia, attraverso l’associazione “I Coccioni”. È inoltre animatore del video blog “Giuseppe Tecce” sulla piattaforma YouTube, con video a sostegno delle tipicità del proprio territorio e non solo. Pubblica “Storia di un presidente che si credeva un topo” (Scatole parlanti, 2021), “L’agente della Terra di Mezzo” (Bookabook, 2022), il diario di un viaggio in bicicletta nella terra Irpina, e due raccolte di poesie.

 

 

Contatti

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