‘Il prezzo del tempo’. La percezione del fattore temporale secondo Ilaria Marchioni

Ne “Il prezzo del tempo, così come si evince dal titolo, Ilaria Marchioni propone un’attenta riflessione su quella che è la percezione del fattore temporale da parte dell’uomo di oggi, figlio della tecnologia e della modernità caotica, soffermandosi su tutti quei meccanismi inconsci che ci inducono ad allontanarci dalle cose realmente importanti e dagli obiettivi che razionalmente vorremmo raggiungere.

Ponendo l’attenzione sull’importanza del momento presente, sul valore di ogni singolo istante, sulla capacità dell’essere umano di auto-osservarsi e sulla consapevolezza di sé che ognuno dovrebbe acquisire, l’autrice suddivide l’opera in tre capitoli inerenti ai tre pilastri sui quali si basa la nostra esistenza vale a dire: i pensieri, le emozioni e il corpo, una triade che non solo costituisce il nostro essere ma che ci pone in collegamento con l’altro.

Ogni capitolo è a sua volta strutturato in paragrafi in cui vengono elencate, in termini di prezzo da pagare, le cause e le credenze inconsce responsabili della perdita di tempo. Riflessioni supportate, a fine paragrafo, da tre sezioni relative a domande di autoconsapevolezza, a strumenti pratici o spirituali per una trasformazione da attuare in autonomia, e ad apprendimenti, decisioni e nuove azioni da appuntare e consultare quando se ne avverte la necessità.

Nel capitolo dedicato ai pensieri si evidenziano, in particolar modo, quei condizionamenti familiari, educativi e religiosi, oltre a quelli legati alla percezione del passato, del futuro e del denaro, che ci impediscono di utilizzare il tempo in modo produttivo.

Analogamente in quello dedicato alle emozioni, si pone l’accento su quegli atteggiamenti e stati emotivi controproducenti, come ad esempio il rancore, l’orgoglio, la paura, la rabbia e le illusioni che, se non gestiti in modo consono, possono vanificare tutti i buoni propositi per una trasformazione interiore. Nella parte relativa al corpo, invece, vengono menzionate le più comuni cattive abitudini tipiche del nostro tempo quali, ad esempio, la fretta, la pigrizia e le dipendenze da cibo spazzatura e farmaci di sintesi che, se prese alla leggera e reiterate nel tempo, possono recare seri danni sia a livello fisico che interiore.

Avvalendosi dunque di una importante esperienza personale e professionale, nonché di concetti appartenenti a discipline come la fisica quantistica, la psicologia, le neuroscienze, le tecniche di rilassamento e meditazione, unitamente ad uno stile di scrittura chiaro e scorrevole, Ilaria Marchioni propone una panoramica dell’argomento molto ben articolata ed esaustiva, in grado di offrire al lettore esempi concreti, ottimi spunti di riflessione e suggerimenti che, se applicati in modo costante e consapevole, possono davvero instradare verso la realtà desiderata: “Il tempo è il nostro migliore alleato per vivere la vita che davvero vogliamo. Allora va difeso, protetto, costruito, indirizzato”.

 

 

Titolo: Il prezzo del tempo

Autore: Ilaria Marchioni

Genere: Saggistica

Pagine: 264

Prezzo: 14,90 €

 

 

Contatti

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Foibe, giornata della memoria. “El Spin” e la satira contro Tito, gli slavi, i grandi della terra di Andrea Giannasi

Foibe, per non dimenticare. Contro la cancel culture. Esce in occasione del Giorno del Ricordo, oggi 10 febbraio, il saggio di Andrea GiannasiEl spin. La satira contro Tito. L’esperienza dell’inserto della Gazzetta di Pola contro l’egemonia jugoslava 1945-1947″ (Tralerighe libri editore).

Sabato 20 ottobre 1945 i polesi trovarono in edicola insieme a “La Gazzetta di Pola”, un inserto satirico di quattro pagine, al prezzo di sette lire, dal titolo in istro-veneto “El Spin”, la spina, con vignette di Gigi Vidris.

Il giornale intendeva mostrare «gli imbonitori ben pagati che urlano e offrono in cambio della rinuncia alla Patria, l’onore d’una cittadinanza titina che desta invidia al mondo; o chi crede o fa credere agli altri che la storia dell’Istria comincia dal regno dei Karageorgevic e finisce con la calata della IV Armata slobodnja. E nel trambusto, rimettono fuori le corna gli sparuti superstiti della sgominata legione neo-fascista, vantandosi novelli salvatori della Patria in pericolo, dopo averla stuprata e rovinata. È uno spettacolo che merita d’essere registrato».

Lo storico Andrea Giannasi è riuscito a ritrovare una collezione completa dei giornali originali di “El spin” analizzandone i contenuti.

Attraverso la lettura degli articoli, delle vignette, delle spigolature, delle lettere in redazione, è possibile ricostruire la tragica vicenda della comunità italiana tra l’incombente esodo, gli arresti, le vigliaccherie, i numerosi gesti antitaliani, la Strage di Vergarolla nella quale morirono 65 polesi. Di fronte alla stanchezza, la paura, l’orrore, i titini, gli “s’ciavi”, i drusi, i nuovi “gerarchi” e il consesso internazionale sempre più distante dalle questioni istriane.

Al centro delle “punzecchiature” Tito e gli slavi, insieme alla minoranza italiana filo-titina di Pola, ma anche i Quattro Grandi che a Parigi aveva segnato le sorti della Venezia Giulia dimenticando gli ideali di giustizia e di autodeterminazione dei popoli contenuti nella Carta Atlantica.

Il lungo lavoro di ricerca è introdotto da un saggio storico che affronta la complessa vicenda del confine orientale italiano, dalla caduta della Repubblica di Venezia; la dominazione dell’Impero Austro-Ungarico; i processi di germanizzazione; la nascita delle idee nazionali; la netta separazione tra italiani nelle città costiere e gli slavi nel contado; la Prima guerra mondiale; il fascismo di frontiera e la “bonifica etnica”; il Tribunale Speciale del fascismo; la Seconda guerra mondiale.

Andrea Giannasi, laureato in Storia contemporanea (tecnica militare) presso l’Università di Pisa è autore di numerosi studi sulla formazione di contingenti militari impiegati in scenari di guerra. Tra questi Il Brasile in guerra, La Força Expediçionaria Brasileria 1944-1945, Carocci, Roma, 2014; I Nisei in guerra. I soldati nippoamericani in Italia 1944-1945, Tralerighe, Lucca, 2016.

Ha pubblicato anche La guerra a Lucca. 8 settembre 1943-5 settembre 1944, Tralerighe, Lucca, 2014; e I militari italiani nei campi di prigionia francesi, Nord Africa 1943-1946, Tralerighe, Lucca, 2019. Ha ricostruito la storia del massacro del Generale Enrico Tellini e della sua delegazione, avvenuto nel 1923 sul confine greco-albanese.

Il saggio è stata tradotto e pubblicato da LBN editor di Tirana con il tirolo Vrasja Tellini: Nga Janina deri né pushtimin e Korfuzit (Tirana, Albania, 2007). Il 6 marzo 2010 è stato relatore al convegno sul Generale Enrico Tellini a Borgo a Buggiano (l’intervento è stato pubblicato sugli Atti del convegno).

Per i suoi studi in ambito militare ha vinto nel 2017 il Premio “Cerruglio”. Ha ricoperto il ruolo di direttore scientifico del Museo della Liberazione di Lucca e tenuto conferenze presso il Ce.Si.Va. Esercito Italiano già Scuola di Guerra di Civitavecchia.

In ambito giornalistico è collaboratore del “Premio Arrigo Benedetti” dedicato allo storico fondatore dell’Espresso e dell’Europeo. Tra i vincitori del premio Ferruccio De Bortoli, Milena Gabanelli, Toni Capuzzo, Federica Angeli, Paolo Borrometi.

 

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“Volevo dire”. L’anima si racconta tra i versi di Angiola Guerriero

Dare voce ai pensieri dell’anima, a volte repressi. Si tratta dell’opera Volevo dire” di Angiola Guerriero – residente ad Apricena, comune ai piedi del Gargano in provincia di Foggia – ad imprimere sui fogli emozioni e sentimenti. Il dolore, la speranza, la bellezza. Ma anche la natura. E la parola. Che a volte non esce, rimane intrappolata nell’anima, per poi metterla nero su bianco. «Il titolo – racconta l’autrice – conferma il bisogno di esprimere le mie emozioni ma anche le mie convinzioni».

La raccolta, con prefazione del poeta, editore e formatore Giuseppe Aletti, appartiene alla collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti.

«Con ritmo melodico, che a volte diventa incalzante, a volte si avvicina alla forma canzone, altre alla filastrocca, Angiola Guerriero ci porge, nella raccolta di poesie “Volevo dire”, rime che insistono sulla centralità della parola poetica anche e soprattutto ai nostri giorni. Tesa verso un vivere consapevole – scrive Aletti – imboccando la strada illuminata dal faro della poesia, Angiola ci mostra gli stupori e le bellezze che nascono da questa meravigliosa arte, che è invenzione umana ma pervasa dall’anelito all’infinito».

 

La vita dell’autrice, docente di Educazione all’Immagine, è caratterizzata da arte e poesia. «Questa disciplina – afferma la Guerriero – esige un rapporto, tra immagine, suoni e parole, quindi è inevitabile il collegamento tra le arti. La poesia – aggiunge – nella mia vita riveste un ruolo importante, in quanto esprime il desiderio della mia anima di trasmettere il mondo interiore».

Gli argomenti che ispirano i suoi versi sono da ricercare nelle emozioni che ritraggono il mondo naturale, nel rapporto tra l’uomo e Dio, e tra l’uomo e i suoi simili. «Ho iniziato a scrivere poesie – conclude l’autrice – per dare voce ai pensieri repressi della mia anima e per poter esprimere tutta me stessa».

‘Recisioni e suture’, il melodramma in versi di Giuseppe Castrillo

“Recisioni e suture” è una raccolta di poesie scritte da Giuseppe Castrillo, docente di Lettere italiane e latine, originario di Pietravairano (Caserta), dove ha vissuto quasi ininterrottamente per più di cinquant’anni e, attualmente, residente a Piedimonte Matese (sempre in provincia di Caserta).

Si tratta di una raccolta di versi che diventano incontri, ricordi e sensazioni di diversi momenti della vita, rimpianti e dolori che attraversano il corpo e i pensieri, ma sempre tendenti alla ricerca di una nuova meta, una pace interiore. Tagli che vengono ricuciti – come suggerisce il titolo dell’opera – per favorirne la cicatrizzazione.

E proprio riguardo al nome dato alla raccolta delle liriche, pubblicata nella collana “I Diamanti” della Aletti editore, l’autore confessa che il titolo «è frutto del legame con suo padre che è stato per più di quarant’anni medico condotto, come si diceva un tempo».  «Credo infatti – precisa Castrillo – che la vita, a volte, sia un’operazione chirurgica: qualcuno e qualcosa vengono recisi dal proprio cuore, dalla propria mente, ma poi il ricordo e la memoria suturano le ferite e fanno riaffiorare quelle persone, quei fatti, quelle cose che furono recisi, tagliati, asportati».

La poesia diventa, allora, il culmine di un percorso passato dalla lettura dei fumetti ai classici e alla narrativa, plasmato, poi, nella scrittura di saggi critici e poetici. Un “taccuino del trito sentire” – come recita il sottotitolo del libro. «Per me – racconta l’autore – è un gioco di memoria, di raccolta di luoghi visti e ripresi, di persone abbondonate dentro di me e riportate in vita.

La poesia mi viene incontro come una compagna che non cerco, un ospite inatteso con i quali comincio una conversazione che non vorrei mai interrompere, di cui ho bisogno perché volendo parlare sempre più di rado con le persone fisiche. Grazie alla poesia parlo con le cose che vedo e che ricordo di aver visto, con i paesaggi e con chi mi appartiene».

Nella sua prefazione Cosimo Damiano Damato parla della raccolta dei versi come di un «melodramma napoletano», dove ogni addio, ogni esplosione di libertà, ogni perdizione, pentimento e la morte, come ultima fotografia da scattare, vengono scattati «con gli occhi, occhi meridionali, occhi capaci di cantare come solo gli occhi napoletani sono capaci di tanto melodramma epico e per sempre».

Un continuo susseguirsi di luoghi e memorie, che si alternano e formano il vissuto. «La mia raccolta – afferma Castrillo – è stata scritta ascoltando l’invito/ammonizione di Montale: “Non recidere forbice quel volto”, evitando che i segmenti del tempo di una vita cadano nel fango. Per me  il “tagliare e ricucire” è non solo la metafora della vita, ma la lezione del vivere: in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Io aggiungerei al “si trasforma” di Lavoisier tutto si reintegra, tutto si riplasma».

Concorso letterario “Racconti campani 2022” – Historica edizioni

La casa editrice indipendente Historica edizioni (www.historicaedizioni.com) in collaborazione con il sito Cultora (www.cultora.it)  indice il concorso letterario “Racconti campani 2022”. La partecipazione al concorso è gratuita ed è rivolta a tutte le persone, italiane o straniere, nate, residenti o domiciliate nella regione Campania.

L’oggetto del concorso riguarda esclusivamente la sezione narrativa. Gli autori intenzionati a partecipare al concorso dovranno inviare racconti inediti e redatti in lingua italiana. Possono partecipare al medesimo testi già premiati in altri concorsi, purché sempre inediti e redatti in lingua italiana.

Gli elaborati dovranno essere inoltrati entro e non oltre il 15 febbraio p.v. in formato word con nome, cognome, numero di telefono e nome del concorso al seguente indirizzo email: racconticampani@gmail.com .

I racconti vincitori saranno pubblicati da Historica edizioni in un libro che sarà disponibile nelle librerie campane (con distribuzione Libro.co), sul sito di Historica, nelle principali fiere della piccola e media Editoria cui parteciperà l’editore, e sui principali book-stores online.

Di seguito, il bando completo del concorso (visitabile anche all’indirizzo: http://www.historicaedizioni.com/concorso-letterario-racconti-campani-2022/ )

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Concorso letterario Racconti campani 2022

Historica edizioni (www.historicaedizioni.com) in collaborazione con il sito Cultora (www.cultora.it) indice il concorso letterario “Racconti campani 2022”.

UNICA SEZIONE: NARRATIVA – Si accettano racconti a tema libero che non superino le 10.000 battute spazi inclusi. Sono ammesse eccezioni se gli elaborati superano di poco il limite prefisso. Ogni autore può inviare al massimo un racconto.

TESTI – I testi devono essere in lingua italiana e inediti. Possono partecipare autori italiani e stranieri. Possono partecipare testi già premiati in altri concorsi.

COME INVIARE I RACCONTI – I concorrenti devono inviare il racconto in formato word, con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e nome del Concorso, al seguente indirizzo mail: racconticampani@gmail.com

CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE – La partecipazione è gratuita e aperta a tutte le persone nate, residenti o domiciliate nella regione Campania.

TERMINI DI INVIO – Inviare gli elaborati via mail entro e non oltre il 15 febbraio 2022.

DESIGNAZIONE DEI VINCITORI – Agli autori selezionati verrà inviata una mail con il responso.

PREMI – I racconti vincitori verranno pubblicati da Historica edizioni in un libro che sarà in vendita nelle librerie campane (con distribuzione Libro.co), sul sito di Historica, alle principali fiere della piccola e media Editoria cui parteciperà l’editore e sui principali book-stores online.

DIRITTI D’AUTORE – I diritti dei racconti rimangono di proprietà dei singoli Autori.

INFORMAZIONI – Per informazioni scrivere a:  racconticampani@gmail.com

 

 

Al via la 14^ Edizione del premio letterario Internazionale Citta’ di Cattolica – Pegasus Literary Awards

É uscito il bando relativo alla 14^ Edizione del premio letterario Internazionale Citta’ di Cattolica – Pegasus Literary Awards definito dalla stampa, l’Oscar della letteratura italiana. Il premio patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Cattolica, è una delle maggiori manifestazioni conosciute a livello internazionale per la qualità dei contenuti nonché il più grande premio Europeo.

Una kermesse che si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, e di scoprire nuovi talenti, occupandosi nel contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale.

Il premio nasce nel 2008 da un idea dello scrittore Roberto Sarra con l’intento di creare una kermesse popolare aperta a tutti e allo stesso tempo un qualcosa di grande qualità che desse visibilità agli autori, soprattutto agli esordienti. 
La prima edizione si è svolta presso il Teatro Snaporaz di Cattolica, un ambiente piccolo, ma particolarmente raffinato dotato di 150 posti. Il presidente veniva affiancato per la presentazione da Elisa Triani di Mediaset, la presenza di Cesare Rimini, scrittore, Presidente della filarmonica della scala di Milano e del grande Sergio Zavoli come ospiti d’onore, completavano l’opera.
Il successo è stato immediato. Per la prima volta si era creato qualcosa di unico ed innovativo che attira i giovani verso la letteratura. Scenografie, jngle, una sigla musicale studiata ad hoc e delle splendide coreografie hanno creato una cornice dinamica e moderna che ha rivoluzionato il concetto di premio letterario, trasformandolo in una Kermesse Culturale di grande impatto emotivo e di grande interesse mediatico.
Con il trasferimento avvenuto l’anno successivo presso lo splendido Teatro della Regina con una capienza di circa 700 posti, il premio ha assunto la connotazione attuale, essendo dotato di un’orchestra di ben 26 elementi e di un corpo di ballo. Sempre più numerosi sono stati nel frattempo giornalisti, scrittori e personaggi famosi che hanno affollato la manifestazione.
Con la trasformazione da nazionale ad internazionale il premio viene pubblicizzato in diversi paesi del mondo, poiché e’ possibile parteciparvi in diverse lingue e ottiene l’alto patrocinio del parlamento europeo con la concessione di un premio speciale.
Oggi il Città di cattolica – Pegasus Literary Awards è uno dei premi più ambiti nel contesto europeo, tappa indispensabile nel curriculum di ogni autore.

Nonostante la pandemia l’interesse per questo premio è in costante crescita le richieste di partecipazione provengono da diversi paesi del mondo Spagna e America latina in testa. Paesi dove la poesia e la letteratura sono molto sentiti. É stata prodotta un’apposita campagna in tal senso in lingua spagnola proprio per il particolare interesse suscitato in quei luoghi.

Anche dagli Stati Uniti e dalla vicina Inghilterra le istanze non mancano. Nelle passate edizioni sono state premiate Star Internazionali del calibro di Joe Jackson che va ad aggiungersi ai tanti meravigliosi super-ospiti che vi hanno preso parte nelle varie edizioni, giornalisti quali Sergio Zavoli, Lucio Lami, Roberto Gervaso, Magdì Allam, scrittori quali Pierluigi Panza, Gabriel Nissim, registi quali Pupi Avati e Leandro Castellani vincitore del Leone d’oro al festival di Venezia, ma anche musicisti come Vince Tempera, Mario Lavezzi, Pivio e autori di testi come Cristiano Malgioglio.

Tanti anche i vincitori di premi di prestigio quali Roberto Pazzi già trionfatore del Campiello. Ampio spazio viene dato ad autori emergenti e a nuovi talenti che trovano nel Premio Città di Cattolica l’ideale trampolino di lancio verso la notorietà.

Il Premio mette in palio ogni anno numerosi premi in denaro e diversi contratti editoriali per trasformare in realtà il sogno di vedere pubblicato e distribuito il proprio libro su scala nazionale tramite le librerie del gruppo Feltrinelli e Ubik. Il bando scade il 31 gennaio 2022.

Per informazioni visitate il sito: www.premioletterariocattolica.it

Il regista Giuseppe Gimmi: riflessioni sul cinema, tra Sorrentino, Capuano e Maradona

Occuparsi di cinema, realizzare un film è come viaggiare sotto una scia di stelle. Sono due anni che approfondisco il cinema attraverso lo studio di sceneggiatura e regia, Per le vie del paradiso” è stato il mio primo cortometraggio che mi ha permesso attraverso l’uso delle immagini e di voci narranti di avvicinarmi, ad alcune mitologie della mia vita. Oggi vorrei strettamente parlare di alcune figure importanti, che hanno cambiato il mio pensiero, e la mia vita. Sotto il segno di Paolo Sorrentino, Antonio Capuano e Diego Armando Maradona
Che cosa avete contro la nostalgia? L’unico svago che resta contro la paura del futuro”. Su questa frase io mi rispecchio; la bellezza del cinema di Paolo Sorrentino per me, racchiude la debolezza dell’essere umano, con le sue fragilità, una sintesi perfetta dei pensieri scadenti che ognuno di noi fa, assorbito da tale ignoranza di ignorare il bello, cioè tutto quello che ci circonda ma soprattutto la nostra anima veritiera, perché da qui parte tutto.
Un giovanissimo Paolo Sorrentino
Riflettere su se stessi, e sicuramente un allenamento che noi tutti dovremmo fare ogni giorno, cosi come i personaggi sorrentiniani analizzano la loro vita attraverso un grandissimo procedimento di scrittura. La nostalgia dei personaggi la rivediamo nei luoghi, alcune volte influenzano le nostre scelte o addirittura ci posso schiacciare in un buco nero dove difficilmente si riesce a tornare a galla. Il cinema è verità, per me Sorrentino é verità, dove attraverso il suo modo di vedere le cose riesce a trasportarti in una realtà confusa, quindi la realtà di tutti i giorni.
Avvicinandomi al suo cinema qualcosa che sicuramente mi ha impressionato è la forza dei personaggi attraverso lo sdoppiamento di facce (Toni Servillo) che nello stesso tempo fanno riflettere su una caratteristica veritiera della nostra vita, le maschere che indossiamo ogni giorno per essere “perfetti” alla massa senza  pensare a noi. Il cinema è senza regole per me, è tutto questo ho capito grazie alle sue pellicole, che si può descrivere la noia, i difetti, i pensieri, la gioia di vivere tutto attraverso un solo binario, quello della verità di essere se stessi, e di non diventare troppo abili per paura di convincersi di sapere tutto dalla vita.
“Non ti disunire” esclama Antonio Capuano a Fabietto Schisa nel film È Stata la mano di Dio. Essere fedeli a se stessi anche quando tutto va male. Parole, gesti e affermazioni, ma alla fine chi siamo noi? Ho conosciuto Antonio Capuano, in un breve incontro cinematografico a Bari. Una persona molto intelligente ma soprattutto un uomo che racconta attraverso una visione incredibile l’essere umano. Cerco di fare le cose con molta onestà. Onestà può essere una parola fastidiosa: cerco di fare le cose come le penso e come le sento, senza nascondigli, come giocano i bambini, questo è Antonio Capuano, dove la verità tocca come corde musicali la nostra anima e ci fa scrivere storie forti, dove attraverso gli occhi puoi toccare il personaggio, addirittura puoi sentirti travolto da tutto questo, perché devi essere accanito della vita. È una magia, come dicevo all’inizio, si perché fuori se alzi gli occhi al cielo senti l’odore della libertà.
“Maradona era una divinità” esclama Paolo Sorrentino in un’intervista. Diego Armando Maradona, dai capelli arruffati, con il volto angelico e un cuore d’oro come i suoi piedi. Il calcio è Diego Armando Maradona. Maradona è uno stato d’animo.
Siamo nel 1984 di un 5 Luglio che resterà nel cuore di tutti gli appassionati di calcio, l’arrivo di Maradona a Napoli, un riscatto, qualcosa di eccezionale che si unisce ad un sogno. L’uomo può superare i suoi limiti, può fondere la sua volontà e arrivare ovunque, quasi a toccare il cielo come ha fatto Maradona, fisico e metafisico questa è la differenza tra gli altri. È difficile raccontare una divinità, perché non la puoi raccontare ma la puoi solo sentire dentro, questo sei per me Diego Armando Maradona.
Giuseppe Gimmi

‘Illusioni perdute’ di Giannoli: le degenerazioni del nostro sistema mediatico

Con “Illusioni perdute” un regista colto e tradizionale come Giannoli (“Marguerite”) offre una versione di tutto rispetto, ancorché ridotta e impoverita, del romanzo pubblicato in tre parti da Honoré de Balzac tra il 1837 e il 1843 e diventato il secondo dei cicli narrativi della monumentale La Comédie Humaine e proprio una “commedia umana” scorre per 141 minuti sullo schermo in cui tutto si compra e si vende, la letteratura come la stampa, la politica come i sentimenti, le reputazioni come le anime.

Jeu de massacre nella Parigi del 1820. Lucien Chardon è un giovane di bell’aspetto che dati gli umili natali deve sopravvivere come umile impiegato della tipografia di famiglia ad Angouleme, capoluogo del dipartimento della Charente; le spropositate ambizioni di poeta dilettante, incoraggiate dalla nobildonna che lo protegge, lo spingono a lasciare la provincia per trasferirsi nella capitale dove viene presto trascinato nel tourbillon mondano, culturale e giornalistico dell’epoca della Restaurazione.

In un quadro figurativo garantito da costumi, scenografie, fotografia, musiche d’alto e (oggi) inusitato livello è piacevole, così, farsi sorprendere dalle ascese e le cadute del brillante e arrivista Lucien autonominatosi de Rubempré tra i comportamenti di personaggi affascinanti o grotteschi, nel frenetico caos delle strade, i teatri, le redazioni, i salotti, nella fluidità delle inquadrature e le sequenze spesso contrappuntata da veri e propri schizzi in stile caricaturistico.

Metodo utilizzato anche dal venerato scrittore, peraltro saccheggiato molto meno di quanto si possa pensare dalle trasposizioni –vengono in mente “Eugenia Grandet”, “Il colonnello Chabert”, “Out 1”, “La bella scontrosa” e “La duchessa di Langeais”- forse perché, come ha scritto acutamente Roberto Manassero, “se è vero com’è vero che il cinema narrativo deriva dal romanzo ottocentesco, non ha bisogno di tradurre Balzac perché nei suoi elementi di base è già naturalmente balzachiano”.

Non volendo o potendo replicare la sottigliezza delle psicologie balzachiane, la complessità del Bildungsroman o romanzo di formazione e neppure la cruda spregiudicatezza dei film di Stone (“Wall Street”) o Scorsese (“The Wolf of Wall Street”) ai quali insieme al co-sceggiatore Fieschi si è sicuramente e astutamente ispirato, Giannoli privilegia la seconda parte del testo originario che sembra anticipare le degenerazioni del sistema mediatico odierno: con la sua chiara concessione agli umori populisti, “Illusioni perdute” insiste sulle comparazioni tra il torbido intreccio delle carriere e la lotta di classe, l’affannosa corsa alle cene, le lusinghe editoriali e le manovre dei precorritori dei tweet e fake news e la segreta voluttà delle alcove amorose, i misteri e i voltafaccia sentimentali e le oscure trattative pubblicitarie, finanziarie e politiche.

 

ILLUSIONI PERDUTE

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