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Altri mondi

Elezioni politiche 2018: vince la realtà, il cosiddetto populismo che fa ancora storcere il naso ai radical chic che vivono su un altro pianeta

elezioni politiche 2018

Dal trionfo del Movimento 5 Stelle alla débâcle del Partito Democratico, dal successo della Lega al tonfo di Forza Italia: come cambia lo scenario politico italiano dopo le elezioni del 4 marzo? A guardare le mappe spennellate di colori politici, l’Italia è divisa in due: Lega Nord e Lega Sud. Il meridione e le isole sono macchiati del giallo del Movimento 5 Stelle, il settentrione è zona targata Lega. I veri vincitori sono loro, i partiti cosiddetti populisti, i partiti della realtà. I perdenti? Innanzitutto il Partito Democratico dell’ex-premier in bicicletta Matteo Renzi, che ha dimezzato i consensi, insieme alla fotogenica e onnipresente Emma Bonino e ai colonnelli fuoriusciti (dalla casa democratica e dalla storia) Bersani, D’Alema, Grasso e compagnia. Non se la passa bene nemmeno Forza Italia, che guadagna la seconda posizione all’interno della coalizione del centrodestra.

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‘Il filo nascosto’, l’ultimo capolavoro di P.T. Anderson che accosta con rigore narrativo i misteri della creazione artigianale a quelli dei rapporti di coppia

Il filo nascosto

Mentre gli uomini amano svestire le donne, lo stilista Reynolds Woodcock, fulcro della moda britannica, che abbaglia anche la famiglia reale, ama vestirle per trasformarle in feticci privati di una volontà di dominio che le sublima nel momento in cui le imprigiona. Se Day-Lewis con il suo sguardo sfuggente ed enigmatico giganteggia –ancorché non gli giovi l’eccessiva affettazione del doppiaggio italiano- nel ruolo inventato a partire da figure storiche del cinico e anaffettivo protagonista di Il filo nascosto è perché P. T. Anderson gli costruisce attorno, appunto, come con l’ago, il filo e il centimetro, una tela di comportamenti, gerarchie, nevrosi e rituali su cui la cinepresa indaga cercando di scioglierne l’intrinseco rebus. Quasi sempre serrato nelle stanze del lussuoso edificio che riunisce abitazione e atelier del sarto più venerato della Londra anni 50, il film candidato a sei Oscar, ma in ogni caso già iscritto al novero dei cult-movie, utilizza il tema della moda come un mezzo anziché un fine, riuscendo ad avvicinare con una rigorosa strategia narrativa (sino a correre il rischio di estenuare gli spettatori) i misteri della creazione artigianale/artistica a quelli dei rapporti amorosi/morbosi di coppia.

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Salviamo la scuola dall’anacronismo politico

scuola italiana

Lavinia Flavia Cassaro, l'insegnante di Torino che ora rischia il posto per aver augurato la morte alle forze dell'ordine, rappresenta uno dei tanti modelli diseducativi che vorremmo sinceramente sparissero dalle nostre scuole. Sembra che l’aria che si respira possa tranquillamente provenire da uno dei film di Elio Petri: le strade sono in fermento, i caschi della celere non occupano le gradinate degli stadi ma l’asfalto, ed il neo prototipo dell’anarchico da copertina si scaglia contro i tutori dell’ordine costituito. Cortei e fumo, disordine controllato, di nuovo il nemico nero da combattere, l’incombere di vecchie paure con l’ombra che torna a distendersi sul martoriato stivale del Belpaese. “Anacronismo che avanza!”, potrebbe essere lo slogan di una moderna corrente di pensiero, che ripesca modelli dal passato, per far fronte alla voragine politico-sociale, apertasi nel tessuto di questa nostra Italia che stenta a trovare una propria identità.

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Sull’idiozia degli opposti estremismi: fascisti e antifascisti nel 2018, opposti cameratismi esercitati da cervelli depensanti

fascisti

Nell’Italia del 2018, non ancora uscita dalla più devastante crisi economica che il moderno capitalismo abbia mai generato, ci tocca stare a discutere di fascismo e antifascismo. Il rosso e il nero, magari quello di Stendhal, ché se si leggesse di più e si cianciasse di meno tutti ne guadagneremmo. Invece no, in giorni di manifesta inconsistenza del dibattito pubblico e di molle decadenza dei valori politici, durante la campagna elettorale più noiosa e demenziale che vivente ricordi, si scopre d’un tratto che la domanda che turba il sonno di tutti gli italiani è: tornerà mai il Duce ad affacciarsi al balcone di palazzo Venezia? Come tale interrogativo sia diventata la più cogente questione politica di questi tempi rimarrà un mistero buono al più per stralunati studiosi di psicologia sociale.

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15 anni senza Alberto Sordi, fenomeno tutto italiano, intraducibile all’estero, il cui riso che suscita nello spettatore scaturisce da una deviazione dell’infantilismo

Alberto Sordi

Oggi potremmo ancora ridere con Alberto Sordi? Esistono ancora, gli italiani raccontati da Albertone? Facile rispondere di no, e del resto Sordi stesso, almeno negli ultimi 25 anni di carriera, raramente era riuscito a produrre maschere potenti: l'ultima volta con i due funerali della commedia all’italiana, Un borghese piccolo piccolo e I nuovi mostri; poi, solo Monicelli lo aveva recuperato con un ruolo all’altezza, archeologico e riassuntivo, Il marchese del Grillo (1982) Oggi gli italiani alla Sordi, i finti moralisti o i commercianti d'armi, gli arrampicatori sociali e i mezzibusti è difficile ritrarli con un briciolo di simpatia. Per fare delle commedie è quasi impossibile non scantonare verso la fiaba o verso il demenziale.

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‘La forma dell’acqua’, il fantasy romantico di alta classe di Guillermo del Toro candidato all’Oscar che è anche una splendida dichiarazione d’amore verso il cinema

La forma dell'acqua

Con La Forma dell’Acqua del Toro non solo è riuscito a creare quello che probabilmente è il suo film migliore, ma lo fa con una storia d’amore, terreno nel quale non si era praticamente mai addentrato. L’ultima pellicola del regista è infatti anche la sua consacrazione definitiva, un film attraverso il quale traspare chiaramente non solo tutta la sua voglia di riscatto e il suo amore incondizionato per il cinema, ma anche una consapevolezza nuova, più precisa e sicura nel raccontare le sue storie. C’è da dire dopotutto che, probabilmente, dopo il Leone d’Oro a Venezia, quest’ultimo lavoro sarà un prodotto che riserverà a del Toro grandi soddisfazioni anche durante la cerimonia di premiazione dei prossimi Academy Awards (il film è stato candidato all’Oscar in ben tredici categorie).

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‘Touch me not’, pellicola didascalica sui rapporti intimi, della regista rumena Adina Pintilie vince L’Orso d’oro 2018

touch me not

Si è conclusa lo scorso weekend la 68sima edizione della Berlinale, lo storico festival internazionale del cinema di Berlino. Ad aggiudicarsi l’Orso d’oro come miglior film è stata l’opera prima della regista rumena Adina Pintilie, Touch Me Not, un’insolita esplorazione dell’intimità sessuale negata. Riconoscimenti anche per The Heiresses del paraguaiano Marcelo Martinessi, la storia di una donna che reinventa se stessa dopo l’incarcerazione della compagna, che ha vinto il premio Alfred Bauer per le pellicole più innovative e quello per miglior attrice per la sua protagonista Ana Brun.

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Il silenzio come prima parola e come arresto atemporale nel saggio di Massimo Baldini ‘Elogio del silenzio e della parola’

silenzio

Massimo Baldini in Elogio del silenzio e della parola afferma che la causa principale del nostro malessere e della confusione sociale e linguistica di cui siamo preda è l’aver disimparato il silenzio. Inquinamento ambientale, inquinamento acustico, ma anche e soprattutto inquinamento linguistico. Baldini designa magistralmente un secondo millennio fatto di uomini che vivono con la paura del silenzio e, nel contempo, con la nostalgia del silenzio, hanno nostalgia del silenzio perché vivono immersi nel rumore, perché il loro e l’altrui parlare è sovente un parlare degradato, vanamente loquace, perennemente distratto. Chiacchiere, semplici chiacchiere, parole improduttive e inconsistenti, che hanno nostalgia delle parole nate dal silenzio, cioè di parole parlanti che non scivolino sull’uomo affaccendato, un linguaggio che non sia un parlare puramente palatale.

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