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Altri mondi

Il mercato dell’Arte tra aste, musei e alta finanza

aste

Il mercato dell’arte coincide dunque in larga misura con quello delle aste, l’unico, come s’è detto, in grado di offrire valori pubblici e obiettivi, misurabili e verificabili. Poiché i maggiori e più importanti incrementi, in termini sia di fatturato sia di quantità di intermediazioni, negli ultimi anni sono stati registrati proprio dal mercato delle aste, si può dire che esso è radicalmente cambiato e fortemente cresciuto. Il 2000 è stato un anno di capitale importanza per le case d’asta: New York è stata la sede principale di questo tipo di mercato, al secondo posto si è collocata Londra, mentre Hong Kong ha rappresentato la sede caratterizzata dalla maggiore crescita in termini percentuali. Solo pochi anni dopo, per la prima volta, si è determinata un’importante inversione di tendenza, che si è andata consolidando negli anni successivi: se l’Asia ha stabilizzato la sua posizione sul mercato, si è assistito a un affiancamento, dovuto alla crescente globalizzazione del mercato, dell’Europa agli Stati Uniti; i compratori quindi sono sempre più internazionali e disposti a comprare in qualsiasi parte del mondo. Inoltre, sono comparsi nuovi capitali liquidi provenienti dalle economie emergenti che, geograficamente e culturalmente, sono pronte a percepire l’Europa, e in particolare Londra, come un solido mercato internazionale alternativo e complementare a quello di New York. Nel 2004 è stata registrata, da una parte, una moderata ma costante diminuzione delle vendite negli Stati Uniti, dall’altra, un lento ma continuo aumento di quelle in Europa e una rapida impennata in Asia. Questi dati sono fondamentali per delineare il processo che, se non si pone come vera e propria delocalizzazione delle vendite (dagli Stati Uniti verso altri continenti), sicuramente segna un netto ampliamento della geografia delle intermediazioni più importanti, e individua un nuovo tipo di cliente, molto più internazionale e ‘globalizzato’ rispetto al passato.

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James Ensor, il pittore satirico e anarchico delle maschere che ha anticipato le tendenze moderne e la società di massa

Ensor

Anarchico, satirico e assolutamente incompreso, almeno fino al 1929 quando Re Alberto I scelse di nominarlo barone; da quel momento James Ensor, che aveva sempre fomentato critiche asprissime nei confronti della borghesia attraverso i suoi dipinti, decise di ritirare tutte le copie de “L’alimentazione dottrinaria”(1889), un’acquaforte su carta giapponese che rappresenta tutta la malsana pidocchieria dei potenti (il re e i suoi ministri) nell’atto di defecare sui sudditi (la massa) che nel frattempo accolgono l’offesa spalancando le fauci, pronte ad ospitare gli escrementi. Un ritratto ruvidissimo della società belga di fine Ottocento che vedeva sul trono Re Leopoldo II. Ma Ensor – che da socialista umanitario passò a coltivare posizioni di totale anarchismo – aveva ben compreso che gli uomini dovevano venir tutti malmenati a colpi di pennello, eccetto rari casi.

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‘Tre manifesti a Ebbing, Missouri’, il thriller, venato di humour nero, capolavoro dell’inglese Martin McDonagh

tre manifesti a Ebbing

l film ideale non esiste perché davanti a uno schermo siamo tutti diversi. Invece la sceneggiatura ideale forse sì e in tal caso assomiglierebbe certo a quella di Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Tralasciando la messe di premi importanti che ha ottenuto e continuerà a ottenere, questo torbido thriller venato di humour nero che sarebbe meglio vedere nella versione originale sottotitolata riesce, infatti, a scolpire l’indimenticabile ritratto di una donna che sopravvive, pensa e lotta in una landa selvaggia come un moderno cowboy rendendola il fulcro narrativo di un gruppo di personaggi altrettanto spiazzanti e perturbanti.

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‘Benedetta follia’ di Carlo Verdone ci consegna un’Ilenia Pastorelli attrice a pieno titolo

Benedetta follia

Che Ilenia Pastorelli, l’inconsapevole fatina di “Jeeg Robot”, fosse una forza della natura lo si era già capito, ma Verdone è riuscito a tramandarla come attrice a pieno titolo. La sua verve sexy in bilico tra il “ci è o ci fa” (la sciroccata) imperversa, infatti, in Benedetta follia, shaker dolceamaro delle tematiche più congeniali al talento ragionato del regista trait d’union tra la tracotanza dei mostri anni Sessanta e la fragilità degli eredi psicotici della commedia all’italiana. Il suo segreto si conferma, infatti, quello dell’abilità e la malizia con cui il suo alter ego schermico è indotto a confrontarsi con le controparti femminili che lo blandiscono e l’umiliano, ma infine gli offrono puntualmente una chiave per restare i piedi sui travagliati saliscendi della vita.

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Mostra mercato di arte moderna e contemporanea dal 13 al 21 gennaio a Bergamo: IFA e BAF si incontrano

fiera di Bergamo sull'arte

Italian Fine Art (Ifa) e Bergamo Arte Fiera (Baf) si incontrano a Bergamo: la capitale orobica si conferma meta d'eccellenza per gli appassionati di alto antiquariato e arte moderna e contemporanea. I due prestigiosi appuntamenti artistici vanno in scena per la prima volta insieme alla Fiera di Bergamo: attese oltre 150 gallerie, operatori e collezionisti d'arte.

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‘Quadrophenia’, gli Who in dieci canzoni

Who

Quella degli Who è musica selvaggia, libera e ricca di contenuti: è il rock di quattro ragazzi di Londra, padri di una rivoluzione che dura da oltre cinquant'anni. Nell’eterna lotta tra Beatles e Rolling Stones, ogni tanto ci imbattiamo in qualcuno che dice “meglio gli Who”. Costui è un pazzo, direbbe qualcuno, e avrebbe torto marcio: capaci di affascinare il pubblico più trasversale, creare show incredibili e restare sulla cresta dell’onda per oltre cinquant’anni, la band inglese è ancora uno dei motivi per credere nel rock’n’roll, e in questo articolo, vi raccontiamo le dieci canzoni migliori del loro sconfinato repertorio.

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L’Italia fa riscoprire l’arte al mondo, il senso del bello di pittori italiani di talento in un libro di Camillo Langone

arte italiana contemporanea

L'arte contemporanea, estenuata dai continui balzi in avanti delle avanguardie novecentesche, sembra aver smarrito bellezza e genio, tecnica e costanza, stile ed originalità. Il paese di Michelangelo e Caravaggio, Leonardo e Raffaello può, ancora una volta, contribuire a salvare l'arte ed il bello, valorizzando gli epigoni di una tradizione secolare ed ineguagliata. V’è un artista italiano esperto nella pratica dell’encausto, tecnica nella quale fallì anche uno come Leonardo, avvezzo ad operare con la cera anziché con l’olio garantendo ai suoi capolavori una durata plurisecolare. Un altro, connazionale e pittore, dipinge maestose cadute oniriche, tra cui si ricorda una geniale precipitazione di Pasolini defunto che si ricongiunge a Petrarca, Pound ed alla madre. Lust, but not least, un trentenne del Belpaese che vanta tra le sue opere dodici pale d’altare. E’ in corso un nuovo Rinascimento? Il Vaticano è tornato ai tempi di Raffaello e Michelangelo?

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Egon Schiele, espressionista pupillo di Klimt, ossessionato dal disegno e malinconicamente disperato

Egon Schiele

Il tratto di Egon Schiele è asfitticamente deformato e steso tra due espressioni: il sesso e la morte. La sua malinconia è un sentimento disperato, una discesa sconfinata negli inferi e nelle viscere dell’essere umano. Schiele, in un perpetuo frammentarsi, trascina per la prima volta nella pittura, l’asprezza della carne nel sesso. Come la modernità, i corpi sono malattie distruttive e dannazioni eterne. Non è pensabile uscire dalla carne poiché è castigo senza espiazione.

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