‘Una storia nell’arte. I Marchini, tra impegno e passione’. Fino al 21 agosto 2022 a Foligno

I maestri moderni della storia dell’arte: Balla, de Chirico, De Pisis, Magritte, Picasso, Morandi insieme ai contemporanei De Dominicis, Castellani, Di Stasio, Kounellis. Sono soltanto alcuni degli oltre 50 artisti che dal Novecento fino ai giorni nostri hanno accompagnato la vicenda storica e umana di Alvaro Marchini, della sua famiglia e della galleria La Nuova Pesa di Roma. Una selezione di oltre settanta opere si potrà ammirare al CIAC di Foligno fino al 21 agosto.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno presenta dal 21 maggio al 21 agosto 2022 la mostra “Una storia nell’arte. I Marchini, tra impegno e passione. Dopo l’esposizione di successo all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, da cui promana l’operazione culturale conclusasi lo scorso aprile, la mostra è ospitata al Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC). Un progetto unico e ambizioso, realizzato con la curatela di Fabio Benzi, Arnaldo Colasanti, Flavia Matitti, Italo Tomassoni e con il coordinamento di Gianni Dessì.

Grazie alla generosità di numerosi prestatori, saranno esposte a Foligno più di settanta opere selezionate fra quelle della collezione di Alvaro Marchini e della sua famiglia con una incisività specifica per l’aspetto più contemporaneo della Collezione.

Juan Gris Violin et livre 1924. olio su tela, collezione privata

La storia di Alvaro Marchini è stata scandita dall’impegno imprenditoriale e politico (comandante partigiano, medaglia d’argento della Resistenza, cofondatore della società che editò “l’Unità”, organo del Partito Comunista) e dalla passione per l’arte, che lo porta a collezionare e ad aprire nel 1959 a Roma la galleria La Nuova Pesa, con sede, prima in via Frattina e dall’autunno 1961, in via del Vantaggio. L’esperienza ricca e complessa nasce come tentativo cruciale di annodare e promuovere un’idea di possibile prassi estetica all’insegna della figurazione.

La prima stagione della galleria, tra il 1959 e il 1976, vede coinvolto un gruppo di artisti e intellettuali, da Antonello Trombadori a Renato Guttuso, da Corrado Cagli a Pier Paolo Pasolini, da Alberto Moravia a Carlo Levi, legati ad Alvaro Marchini da amicizia, oltre che da una familiarità culturale e ideologica. Anche Simona e Carla, le due giovani figlie di Alvaro, partecipano attivamente alla gestione della galleria. Chiusa La Nuova Pesa nel 1976, Alvaro Marchini continua l’attività imprenditoriale e collezionistica sino alla morte, avvenuta il 24 settembre 1985.

Un mese dopo la figlia Simona, quasi a lenirne la perdita, apre una nuova galleria nella stessa città e con lo stesso nome, ma nuovo indirizzo, via del Corso. In un’ideale continuità sentimentale, si avvia a farsi testimone del proprio tempo sino a giungere ai nostri giorni.

È sullo svolgimento della Collezione a cura della figlia Simona Marchini, spiega il curatore Italo Tomassoni, che sofferma l’attenzione della mostra di Foligno che si ricollega alla tradizione e alla vocazione del CIAC che, dalla sua istituzione (2009), è impegnato sulle figure del contemporaneo. L’area vasta sulla quale di affaccia il secondo tempo de La Nuova Pesa è frammentata e frammentaria. Fuori da ogni assiologia, le strategie si adeguano alla retorica di un individualismo sul quale pesa la tecnologia, il virtuale, la rete e tutto ciò che allontana il reale.

Simona Marchini, che incarna un tempo necessariamente altro, rispetto a quello del padre, dal 1985 al 2020 realizza quasi 250 esposizioni, uno spaccato del vero, del vissuto e di ciò che sopravvive, soprattutto a Roma, di valori artistici dispersi e difficili. Scopre realtà creative portandosi fuori tiro dal coinvolgimento ideologico che aveva caratterizzato l’attività del padre Alvaro. Evita le correnti, privilegia liberamente il soggettivo, intercetta i lacerti di un’arte divenuta labile, volatile, mutevole e che, tuttavia, rappresenta ciò che ‘passa’ l’esperimentazione estetica del suo tempo. Tutto resta dentro il panorama fluttuante di opere prese nel gioco rituale dell’autoritratto. È come se ogni lavoro si riflettesse su uno specchio che rimanda l’autore”.

Il suggestivo percorso espositivo realizzato al CIAC ricopre tutto l’arco del Novecento fino ai giorni nostri. L’esposizione segue in linea generale il criterio cronologico: insieme a una selezione dei “classici” relativi alla fase storica della Collezione, documenta la nuova ricerca artistica che rivela inedite soluzioni di figurabilità.

Il visitatore potrà ammirare, tra le altre, opere di Giacomo Balla, Georges Braque, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Filippo De Pisis, René Magritte, Pablo Picasso, Giorgio Morandi, Renato Guttuso continuando poi con i lavori contemporanei di Carla Accardi, Luca Maria Patella, Cesare Tacchi, Mimmo Jodice, Enrico Castellani, Stefano Di Stasio, Felice Levini, Vettor Pisani, Maurizio Mochetti e Salvo.

Tra gli importanti nuclei in mostra, si segnala una significativa raccolta dei disegni magistrali di George Grosz, Otto Dix e Scipione, che si potranno ammirare in dialogo con le opere pittoriche dei grandi maestri del Novecento. Particolarmente rara è inoltre l’esposizione dell’opera su tavola di Gino De DominicisSenza titolo”, facente parte della mostra che lo stesso artista realizzò nel 1996 nella galleria La Nuova Pesa, quando, oltre ad altre opere, espose l’installazione “L’Appeso”. Altrettanto rara in una mostra è l’opera “Senza titolo” di Jannis Kounellis, un olio su tela, metallo e coltello del 2013.

La mostra “Una storia nell’arte. I Marchini, tra impegno e passione” intende rendere omaggio a chi ha dato testimonianza attiva della cura, della conservazione e della promozione dell’arte. Allo stesso tempo offre l’occasione per riflettere sul Novecento, un periodo cruciale della nostra cultura.

In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo edito dall’Accademia Nazionale di San Luca, con i testi introduttivi di Claudio Strinati, Segretario Generale dell’Accademia, Umberto Nazzareno Tonti, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, e Gianni Dessì, in qualità di coordinatore, nonché i saggi dei curatori Italo Tomassoni, Fabio Benzi, Flavia Matitti, Arnaldo Colasanti, una conversazione con Lucio Villari e le testimonianze di Carla e Simona Marchini.

I servizi di mostra, le visite guidate e gli approfondimenti sono a cura di Maggioli Cultura.

 

Inaugurazione mostra “Goya. I disastri della guerra”. Dal 18 maggio al 5 giugno alla Galleria delle Arti di Roma

Dopo il successo ottenuto dalla esposizione “L’Inferno di Dalì”, che ha visto la partecipazione di oltre 1.300 visitatori, la Galleria delle Arti presenta la mostra “Goya. I disastri della guerra”una selezione delle celebri incisioni dal titolo originale “Los desastres de la guerra” che Francisco Goya produce dopo essere stato inviato a Saragozza nel 1808 dal generale Palafox, al fine di documentare graficamente l’eroica difesa dell’esercito spagnolo dalle truppe napoleoniche.

L’efferatezza fu tale che il pittore decise invece di testimoniare la “intrahistoria” bellica, descrivendo i soprusi e le barbarie e condannando ogni tipo di guerra in maniera imparziale.
L’artista registra con inclemente realismo le atrocità commesse durante gli scontri e tra il 1808 ed il 1823 realizza un ciclo di disegni dai quali viene tratta una serie di 82 incisioni ad acquaforte su rame, in cui denuncia gli orrori della guerra, racconta la carestia del popolo spagnolo e critica il potere monarchico e della Chiesa attraverso immagini allegoriche e figure dalle sembianze mostruose.

La Galleria delle Arti espone una selezione di 33 tavole impresse dai rami originali incisi da Goya, che mettono in luce la figura del grande maestro in qualità di moderno fotoreporter.
L’esposizione segue l’ordine numerico delle tavole, i cui i titoli sono talvolta correlati, quasi dando origine ad un dialogo tra le stesse. Tutte le incisioni in mostra, provenienti da una collezione privata di Roma, hanno una dimensione variabile tra 155x205mm e 175x215mm.

La mostra ha l’intento di condurre il visitatore a una riflessione più ampia e profonda nei confronti delle conseguenze che la guerra ha portato e porta tutt’oggi con sé.

La mostra, a ingresso gratuito, sarà visitabile dal mercoledì alla domenica dalle ore 18.00 alle ore 21.00, fino al 5 giugno 2022.

 

GOYA. I DISASTRI DELLA GUERRA
Dal 19 maggio al 5 giugno. Dal mercoledì alla domenica dalle ore 18 alle ore 21.

c/o La Galleria delle Arti
Via dei Sabelli, 2 – 00185 Roma
Tel 375.7223987
Ingresso Gratuito

Le Opere in mostra
TAV. 1 – TRISTES PRESENTIMINETOS DE LO QUE HA DE ACONTECER
TAV. 3 – LO MISMO
TAV. 4 – LAS MUGERES DAN VALOR
TAV. 7 – ¡QUÉ VALOR!
TAV. 9 –  NO QUIEREN
TAV. 11 – NI POR ESAS
TAV. 15 – Y NO HAY REMEDIO
TAV. 26 – NO SE PUEDE MIRAR
TAV. 27 – CARIDAD
TAV. 30 – ESTRAGOS DE LA GUERRA
TAV. 32 – ¿POR QUÉ?
TAV. 34 – POR UNA NAVAJA
TAV. 35 – NO SE PUEDE SABER POR QUÉ
TAV. 36 – TAMPOCO
TAV. 37 – ESTO ES PEOR
TAV. 44 – YO LO VI
TAV. 45 – Y ESTO TAMBIÉN
TAV. 49 – CARIDAD DE UNA MUJER
TAV. 50 – ¡MADRE INFELIZ!
TAV. 52 – NO LLEGAN A TIEMPO
TAV. 55 – LO PEOR ES PEDIR
TAV. 60 – NO HAY QUIEN LOS SOCORRA
TAV. 62 – LAS CAMAS DE LA MUERTE
TAV. 66 – ¡EXTRAÑA DEVOCIÓN!
TAV. 67 – ESTA NO LO ES MENOS
TAV. 69 – NADA. ELLO DIRÁ
TAV. 71 – CONTRA EL BIEN GENERAL[
TAV. 72 – LAS RESULTAS
TAV. 74 – ¡ESTO ES LO PEOR!
TAV. 76 – EL BUITRE CARNÍVORO
TAV. 78 – SE DEFIENDE BIEN
TAV. 79 – MURIÓ LA VERDAD
TAV. 80 – ¿SI RESUCITARÁ?

Giambattista Brocchi, a 250 anni dalla nascita le celebrazioni in onore dell’illustre naturalista il 30 aprile a Bassano del Grappa

250 anni dalla nascita di Giambattista Brocchi, avvenuta a Bassano del Grappa il 17 febbraio 1772, la Città di Bassano del Grappa celebra il suo figlio illustre per l’eredità culturale affidata ai suoi scritti e alle collezioni naturalistiche e per aver fondato coi suoi lasciti il museo e la biblioteca civica cittadini.

Il primo appuntamento è un importante convegno in programma sabato 30 aprile al Museo Civico di Bassano del Grappa,  che inaugura il calendario di iniziative rivolte a far riscoprire ed apprezzare al pubblico moderno i tanti campi d’interesse di uno studioso innovativo, figura fondamentale nella storia della geo-paleontologia italiana ed europea, da taluni considerato “forse la nostra massima gloria”.

Primo donatore del nostro Museo e della nostra Biblioteca, a Giambattista Brocchi dobbiamo la fondazione di quella straordinaria istituzione che ancora oggi è un punto di riferimento per la città di Bassano del Grappa – afferma Barbara Guidi, direttrice del Museo civico – Celebrare questo poliedrico personaggio di scienza e cultura, a duecentocinquant’anni dalla sua nascita, è non solo un atto dovuto, ma un gesto che rinnova e rinsalda il legame tra l’Istituzione, custode di storia e memoria con lo sguardo rivolto al futuro, e la sua comunità”.       

Un momento della conferenza stampa di presentazione con Giuseppe Busnardo, Barbara Guidi e Stefano Pagliantini

“L’anniversario è una straordinaria occasione per scoprire la figura di colui che non fu solo un sommo paleontologo ma uno studioso poliedrico e un grande innovatore  – spiega il botanico Giuseppe Busnardo, curatore del progetto  – Giambattista Brocchi eccelse in molte discipline e per questo il programma delle celebrazioni, oltre al convegno, contemplerà una serie di iniziative volte ad approfondire i diversi aspetti della sua figura, come studioso dell’antichità, alpinista-ante litteram, addirittura giardiniere…”

Il convegno ospita la Lectio Magistralis di Stefano Dominici (curatore Museo di Storia Naturale di Firenze, professore a contratto di Paleontologia dell’Università di Firenze) dal titolo “Dal Brenta al Beagle. Giambattista Brocchi e il dibattito sulla storia delle specie dal 1796 al 1836″.  Dopo i saluti delle autorità e del direttore dei Musei Civici Barbara Guidi, sono previsti gli interventi di Francesco Berti in merito alla riedizione critica de “Giornale delle osservazioni fatte ne’ viaggi in Egitto, nella Siria e nella Nubia da G.B. Brocchi“; di Stefano Pagliantini su Giambattista Brocchi e la nascita della Biblioteca Civica di Bassano; di Giuseppe Busnardo sul progetto di restauro dell’erbario egiziano di Brocchi; di Martina Polo sull’intitolazione del Liceo cittadino al naturalista bassanese. Il convegno sarà moderato da Paolo Mietto, studioso senior, già professore associato di Geologia Stratigrafica dell’Università di Padova.

Forse la critica inglese non ha mai parlato con tanto favore di un’opera non inglese e ovunque ho sentito parlare di voi in Germania, in Inghilterra, in Francia”. Con queste parole nel 1817 il botanico Alberto Parolini raccontò all’amico Giambattista Brocchi l’accoglienza riservata in Europa alla sua “Conchiologia fossile subappennina”, pubblicata a Milano nel 1814. L’opera catalizzava conoscenze accumulate in decenni di studio della fauna adriatica per mano di Giuseppe Olivi e Stefano Renier e nasceva dal confronto tra questa e le conchiglie fossili raccolte da Brocchi in tutta Italia.

Erede degli insegnamenti geologici di Giovanni Arduino, Alberto Fortis e Antonio Gaidon, acuto conoscitore della letteratura naturalistica, Brocchi presentò al mondo intero una sua originale idea sulla storia delle specie. Per la risonanza internazionale che ebbe la teoria, basata su solidi dati scientifici e sopravvissuta alla sua morte nel 1826, è considerato uno dei fondatori della paleontologia moderna, un precursore della biologia evoluzionistica e una delle massime glorie della geologia italiana.

Il progetto dedicato al 250° anniversario di Giambattista Brocchi è a cura di Giuseppe Busnardo ed è promosso dal Comune di Bassano del Grappa e organizzato da Musei Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa; il progetto si fregia inoltre degli importanti patrocini di Società Botanica Italiana, Accademia Olimpica di Vicenza, Associazione Nazionale dei Musei Scientifici, Società Geologica Italiana, Società Paleontologica Italiana e della Società Italiana di Malacologia.

Santiago Ribeiro partecipa all’Esposizione Internazionale d’Arte del 21° secolo in Cina

Shanghai, Cina – Si terrà in diverse città della Cina una mostra internazionale per sostenere l’educazione dei bambini in Cina con artisti provenienti da più di venti paesi.
Le città dove si svolgerà la mostra saranno Pechino, Shanghai, Hangzhou, Nanchino, Shenzhen, Guangzhou, Chengdu, Chongqing, Changsha, Wuhan, Qingdao Xi’an Art.

Mostra internazionale d’arte sun rainbow, fondo di beneficenza per l’educazione

Con i fruttuosi risultati della riforma e dell’apertura della Cina, Il Paese asiatico è entrato in una nuova fase.
Pur ottenendo notevoli risultati in campo economico, anche il campo della cultura e dell’arte necessitano di ulteriore sviluppo in Cina. Attualmente il Paese si sta concentrando sul funzionamento e sulla gestione di opere d’arte internazionali di alta qualità, cooperando con eccezionali artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo e promuovendo la divulgazione delle discipline umanistiche e dell’arte nella società cinese e gli scambi culturali internazionali.Parte del reddito del fondo sarà donato ai bambini nelle aree svantaggiate per la loro istruzione.
L’artista surrealista portoghese Santiago Ribeiro è il mentore e il promotore della più grande mostra surrealista del mondo nel 21° secolo, Surrealism Now International, il suo lavoro è stato esposto a livello globale così come a Berlino, Mosca, New York, Dallas, Los Angeles, Mississippi, Indiana , Denver, Varsavia, Saint Nantes, Parigi, Londra, Vienna, Pechino, Firenze, Madrid, Granada, Barcellona, Lisbona, Belgrado, Montenegro, Romania, Giappone, Taiwan, Brasile, Minsk, Nuova Delhi, Jihlava (Repubblica Ceca ) e Caltagirone in Sicilia e diverse città in Portogallo. Times Square a New York, Stati Uniti, ha riportato molte volte informazioni sulla sua mostra e le sue opere sono state raccolte da collezionisti in molti paesi.
Le opere dell’artista portoghese (nato a Coimbra e ideatore del progetto Surrealism Now, realizzato con il supporto della Bissaya Barreto Foundation) paralizzano lo sguardo, cosicché gli elementi spesso considerati insignificanti, assumono un segreto e una valenza tutte loro, lasciando che la nostra mente compia ulteriori associazioni oniriche.Di fronte alle opere di Ribeiro, che sono attraversate da un linguaggio dove l’individuo e la materia oltrepassano la propria anatomia, scavando nei propri desideri e aprendo i cardini agli spazi di una morale assente, giocando con i nostri impulsi, sembra che si debba andare alla ricerca del fantasma del sonno.
In tal senso il surrealismo di Ribeiro mostra ciò che potrebbe essere se liberassimo totalmente il nostro subconscio; saremmo degli omini nudi e non vedenti che vanno a sbattere contro i paletti dell’immoralità e del masochismo. Tuttavia la nostra volontà, la nostra coscienza e la nostra libertà di scelta ci vengono in soccorso e ci rendono davvero liberi, essendo l’essere umano non solo un complesso biochimico.
Video in italiano tradotto in cinese da Jin Yaotong realizatto da Vincenzo Cali, Annalina Grasso, Maurizio Bianucci 

‘L’inferno di Dalì’. Le Opere di Salvador Dalì a Roma a La Galleria delle Arti dal 22 marzo

Negli anni ’50, in occasione del 700° anniversario della nascita di Dante, il governo italiano commissiona a Salvador Dalì, il Maestro del Surrealismo, l’illustrazione de La Divina Commedia. 

L’artista realizza un capolavoro illustrato del Novecento: 102 acquerelli, esposti per la prima volta a Roma nel 1954.

L’esposizione in Italia genera polemiche che portano Dalì a ripresentare la collezione nel 1960 al Musée Gallièra di Parigi. La mostra riscuote un enorme successo, tanto da spingere Joseph Foret a dar vita al progetto di trasformazione degli acquerelli in xilografie. Sotto la diretta supervisione del genio dell’Artista, vengono convertiti in matrici di stampa i 3500 blocchi di legno intagliati a mano ed impressi in progressiva i 35 colori di ogni tavola; tale tecnica consente, oltre a preservare tutti gli elementi cromatici, l’aggiunta delle più intense sovrapposizioni dei colori.

“Ho voluto che le mie illustrazioni per Dante fossero come delle lievi impronte di umidità su un formaggio divino, di qui il loro aspetto variopinto ad ali di farfalla.” 

Salvador Dalì

Nei rinnovati spazi de La Galleria delle Arti, storico ritrovo culturale del quartiere di San Lorenzo a Roma, a partire da martedì 22 marzo alle ore 18.30 saranno esposte le 34 xilografie che raccontano l’affascinante viaggio iconografico nell’Inferno, primo dei tre regni dell’aldilà descritti da Dante.

L’allestimento della mostra segue quello originariamente voluto da Dalì, che non rispetta l’ordine sequenziale dei canti come da opera originale. In ogni xilografia viene illustrato un verso o una terzina del canto, riportati nelle didascalie che affiancano le tavole.

Un cammino visivo che interpreta magistralmente il linguaggio del poeta fiorentino e conduce chi osserva attraverso le atmosfere oniriche ed i colori suggestivi direttamente nell’Inferno dantesco.

La Galleria delle Arti: storia del locale

La costruzione del quartiere di San Lorenzo risale al periodo tra il 1884 e il 1888, durante il grande sviluppo urbanistico che ebbe la città di Roma a seguito dell’Unità d’Italia, e si sviluppò in un’area oltre le Mura Aureliane, precedentemente agricola. La sua edificazione avvenne per accogliere gli alloggi di ferrovieri, operai ed artigiani giunti a Roma alla fine del secolo XIX per lo sviluppo urbanistico della città a cavallo tra i due secoli. Nasce quindi con una connotazione popolare che si rispecchia nelle particolari tipologie abitative. 

Durante tale periodo, nel 1885, viene costruito l’edificio che ospita La Galleria delle Arti. Inizialmente destinati agli scantinati del palazzo ad uso privato, gli spazi occupati dal locale furono utilizzati dagli abitanti del quartiere come ricovero antiaereo durante la II guerra mondiale, anche durante i drammatici bombardamenti del 19 luglio 1943, come si evince dai numerosi palazzi che mantengono il ricordo delle lesioni subite, durante i quali morirono circa 3.000 persone. 

Dalla fine degli anni Quaranta, il locale fu trasformato in una fabbrica di sedie, la ditta Croppo, che mantenne la sua attività in quel luogo fino alla fine decennio successivo. Fu quindi una balera e alle fine degli anni Sessanta, con la nascita di una nuova tipologia di fruizione del cinema che vede la nascita di sale interamente dedicate alla attività di cinema d’essai, divenne il Cineclub Sabelli, uno dei più importanti esempi di questa nuova tendenza insieme al Filmstudio 70 e il Monte Sacro a Roma. 

Il Circolo Gianni Bosio, fondato a Roma nel 1972, aprì la sua prima sede a via dei Sabelli 2; in quel periodo, a condurre le attività del Circolo c’erano Paolo Pietrangeli, i componenti del Canzoniere del Lazio, un gruppo di teatro e di musica che si era chiamato Collettivo Gianni Bosio, e varie persone sparse gravitanti nel modo della scena artistica e politica degli anni Settanta.

Dal 1986 al 1989 divenne la galleria “Artista casa delle Arti” che nel 1990 fu trasformata nella prima galleria d’arte aperta di notte a Roma ospitando mostre d’arte ma anche spettacoli di poesia contemporanea e musica etnica. 

Durante i Novanta aprì in quelle sale il DDT, storico locale della Movida Romana; a seguire il Lost’n’found e il Mads, storico locale della capitale della scena underground e punk che ospitava una ricca programmazione teatrale, le cui attività si sono concluse a metà del decennio scorso.

Ristrutturata nel 2019, la Galleria delle Arti è oggi uno spazio di 320 metri quadri di grande versatilità che ha mantenuto le caratteristiche strutturali del basamento di un edificio di fine XIX secolo: una sequenza di archi costituiti da mattoncini in laterizio, pietra e tufo, intervallati da ambienti di diversa grandezza che, esaltati come elementi architettonici, ne creano il fascino. La struttura degli spazi si configura come una lunga e monacale galleria di archi e volte che viene contrastata dagli arredi in velluto e oro dai rimandi anni Venti/Trenta.

Giovanni Anselmo, tra i fondatori dell’arte povera, in mostra alla galleria Alfonso Artiaco di Napoli dal 18 gennaio

Giovanni Anselmo presenta la sua terza personale presso la Galleria Alfonso Artiaco, a piazzetta Nilo il 17 gennaio prossimo, dalle 10.00 alle 19.00; le precedenti nel 1991, nello spazio di Pozzuoli, e nel 2005 a Palazzo Partanna in piazza dei Martiri a Napoli. La mostra durerà fino al 5 marzo 2022.

Tra i primi nella cerchia dei fondatori del movimento Arte Povera, Anselmo sin dal finire degli anni ‘60 trae la propria ispirazione dall’osservazione degli eventi naturali e dall’energia che ne scaturisce. La sua ricerca radicale combina materiali di diversa natura in continuo dialogo o conflitto, rendendo quasi tangibili le forze che animano l’opera d’arte, manifestandosi attraverso gli effetti sul mondo circostante.

Questo dualismo si traduce in una tensione continua tra visibile e invisibile, tra potenza e atto, tra finito ed infinito. Organico e inorganico, naturale e tecnologico, leggerezza e pesantezza sono solo alcune delle coppie dialettiche sulle quali l’artista lavora in cui l’energia insita nella materia è bloccata in quell’attimo in cui fenomeni opposti collidono e si azzerano.

La mostra presenta una selezione di lavori datati dal finire degli anni ’60 fino ad oggi, in un percorso di opere rappresentative dell’artista.

L’artista

Giovanni Anselmo nasce a Borgofranco d’Ivrea nel 1934 e si avvicina alla pittura da autodidatta. Dal 1967 inizia ad esporre nelle principali mostre di Arte Povera e al 1968 risale anche la sua prima mostra personale sempre presso la Galleria Sperone di Torino.

La fine degli anni Sessanta segna anche l’inizio dell’esperienza internazionale: è infatti invitato a “Prospect ‘68”, Dusseldorf, 1968; “When Attitudes Become Form”, Berna, 1969 e “Conceptual Art – Arte Povera – Land Art”, Torino, 1970.

Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1978, 1980 e nel 1990 dove vince il Leone d’Oro per la Pittura. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche nazionali e internazionali fra cui GAM di Torino, Museum of Modern Art di New York, Museum of Contemporary Art di Los Angeles e S.M.A.K di Ghent.

Le opere di Anselmo sono installazioni di materiali diversi, spesso opposti, in rapporto di equilibrio e di tensione; si configurano come la materializzazione dell’energia di una situazione o di un evento. In Torsione, del 1968, ad esempio, un panno di fustagno è mantenuto attorcigliato da una barra di ferro, il cui movimento è impedito dalla presenza della parete.

In Senza titolo (Struttura che mangia) un cespo di lattuga è trattenuto tra due blocchi di granito; entrambe le opere visualizzano il concetto di entropia, in base all’interpretazione del filosofo francese Georges Bataille.

Invisibile (1971-75) è un parallelepipedo di granito nero d’Africa su cui è incisa la scritta VISIBILE. Il blocco non è intero ma tagliato su un lato, su cui si presupponeva inscritto il suffisso IN, ovvero la sua parte invisibile, infinita e incommensurabile, quella che renderebbe l’opera finita ma «invisibile». Con un gesto essenziale, Anselmo allude alla possibilità di trovare un completamento in ciò che non vediamo.

La Galleria Alfonso Artiaco celebra L’Art Days-Napoli e Campania

Presso la prestigiosa Galleria Alfonso Artiaco di Napoli, è partita la mostra dal titolo Accesso, curata da Christian Malycha con la partecipazione degli artisti André Butzer, Albert Oehlen, David Schutter, Jana Schröder, Raphaela Simon e Ulrich Wulff per celebrare l’Art Days – Napoli e Campania.
Fondendo l’espressionismo europeo con la cultura popolare americana, il tedesco André Butzer si è fatto strada attraverso gli estremi artistici e politici del 20° secolo – vita, morte, consumo e intrattenimento di massa – fino al 21° secolo. Con influenze ad ampio raggio tra cui Paul Cézanne, Edvard Munch, Henri Matisse, nonché Walt Disney e Henry Ford, Butzer ha sviluppato un universo fittizio unico ed elaborato.
Albert Oehlen lavora in una varietà eclettica di tecniche e immagini. Interessato all’esplorazione del mezzo come genere, i suoi dipinti sono passati incessantemente dall’astrazione al realismo, spesso fungendo da parodia o imitazione di modelli pittorici tradizionali.
L’arte di David Schutter è una forma di studio fenomenologico che discute le distanze e i problemi incontrati durante la realizzazione di un dipinto. Le sue opere sono tanto rievocazioni performative di specifiche fonti canoniche quanto discreti dipinti e disegni, e come tali formano un repertorio di lunghe prove pittoriche.
Jana Schröder si concentra sulla ricerca del segno e dell’intimità dell’inconscio creando tele poetiche e complesse, capaci di trasportare in luoghi ignoti.
Raphaela Simon è nota per i suoi dipinti di forme semplici e indistinte su fondali monocromatici. Per realizzarli, l’artista lavora in più fasi, ridipingendo e modificando gli elementi in un processo lento e continuo. Simon genera forme di palinsesto, con i colori che brillano attraverso i diversi strati, aggiungendo sfumature alle composizioni.
Ulrich Wulff passando dalla figurazione all’astrazione, propone una figura grottesca con gli occhi sporgenti e un grande naso che compare frequentemente nei suoi dipinti e disegni.
Art Days – Napoli e Campania è la prima art week della regione, che si svolge dal 16 al 19 Dicembre 2021, riunendo spazi indipendenti e gallerie d’arte contemporanea del territorio da Napoli a Salerno passando per Benevento e Caserta.
Art Days – Napoli e Campania è un’iniziativa a cura di Letizia MariRaffaella Ferraro e Martina Campeseorganizzata dall’Associazione Attiva Cultural Projects. Nata dalle menti brillanti di tre giovani ragazze, che nel 2020 sono riuscite ad unire in un’unica iniziativa 46 enti di cui 35 a Napoli, tra gallerie del territorio come, ad esempio, Lia Rumma, Alfonso Artiaco e Umberto Di Marino e assicurandosi il supporto di istituzioni come il Museo Madre, Casa Morra, e molti altri. In particolare la manifestazione ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; per l’occasione, nei giorni 17, 18 e 19 il Museo Madre offrirà al pubblico il biglietto ridotto.
Art Days – Napoli e Campania è promotore di uno spirito di complicità e collaborazione tra enti pubblici e privati, piccoli e grandi, città e provincia, in modo trasversale ed egualitario. Un’opportunità per scoprire un mediterraneo contemporaneo.
ORARI GALLERIA 
16 – 17 – 18 dicembre ore 10 – 19
19 dicembre ore 10.30 – 13
Calendario aperture:
16/12 Caserta, Benevento, Salerno e Sorrento
17/12 Napoli – Centro Storico
18/12 Napoli – Chiaia
19/12 Napoli – Provincia

‘L’Arte nei manifesti del Cinema di Florestano Vancini’ in mostra a Ferrara dal 18 settembre

Ferrara omaggia il grande regista Florestano Vancini con la mostra intitolata ‘L’Arte nei manifesti del Cinema di Florestano Vancini‘, la prima esposizione permanente dedicata al cinema ferrarese e a uno dei suoi massimi rappresentanti.

L’ inaugurazione avrà luogo domani, sabato 18 settembre, alle ore 18.00, presso lo Spazio Grisù. L’iniziativa di una mostra con manifesti, cimeli, testimonianze storiche di pregio è piaciuta anche alla Regione Emilia-Romagna, che ha selezionato la proposta di Stefano Muroni, attore e organizzatore culturale ferrarese, nell’ambito del Bando regionale sulla memoria, dedicato alle figure che “hanno segnato la storia del territorio emiliano-romagnolo del ‘900, di cui va conservata la memoria storica e garantita la sua trasmissione alle nuove generazioni, oltre a sostenere una ricerca storica approfondita e aggiornata”.

Curatore della mostra permanente sarà Luca Siano, tra i massimi esperti a livello nazionale di pittori del cinema e direttore dell’Archivio Sandro Simeoni. “Abbiamo raccolto ed archiviato – spiega Simeoni – il maggior numero di locandine, foto, buste, soggetti e manifesti riguardanti tutta l’opera cinematografica del grande regista estense, compreso un rarissimo bozzetto originale disegnato da Ermanno Iaia per il corredo pubblicitario de ‘La banda Casaroli’ del 1962. Simeoni, Iaia, Brini, Ferrini, Casaro, sono alcuni dei nomi dei pittori che con la loro arte hanno fatto da tramite tra l’autore ed il suo pubblico, cogliendo l’essenza di quei film e cristallizzandola in una singola immagine dipinta.

Le immagini dipinte evocano parte delle storia del cinema italiano, quel cinema capace di coniugare abilmente l’impegno politico, la narrazione storica e il puro spettacolo, attuando anche un revisionismo storico, insieme a Visconti (Senso) attraverso la pellicola del 1972,  “Bronte”, in cui il regista ferrarese abbatte definitivamente il mito consolidato che la tradizione italiana aveva costruito intorno al Risorgimento, periodo che viene visto da Vancini come pieno di aspettative deluse e di occasioni mancate, a cominciare dalla non partorita Repubblica democratica, sostituita da una monarchia sabauda priva di vigore, sia sul piano delle libertà che su quello della giustizia sociale.

Vancini non è riuscito dalla metà degli anni Settanta a tenere alta l’attenzione verso l’analisi della realtà perché il neorealismo stava perdendo vitalità, ma film come Bronte, cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, La lunga notte del ’43 (suo esordio cinematografico, Amore amaro, rappresentano tentativi esemplari e riusciti di quell’inizio di ricostruzione della storia dalla parte dei vinti e delle classi subalterne che si comincia a fare proprio alla svolta del decennio, capovolgendo non pochi indiscussi stereotipi rimasti troppo a lungo immutati.

La tensione morale e l’ammissione di una insensibilità culturale verso la presa di coscienza della frattura tra passato e presente sono le peculiarità del cinema di Vancini e che purtroppo il cinema italiano di oggi ha smarrito, votandosi alla bieca retorica.

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