Ivano Facchetti, tra super pop e design per elevare la quotidianità

L’artista bergamasco Ivano Facchetti è tra gli artisti contemporanei italiani che vende di più, le sue opere (super)pop sono espressione di vitalità a metà tra arte e design, frutto di passione e studio. Celebre il suo Batman rappresentato nella sua ambiguità morale e iconicità.

L’arte di Ivano Facchetti, il rinomato Re del Super Pop italiano, continua a incantare e stupire il mondo con la sua straordinaria originalità e vitalità. È con grande emozione che Galimberti Home Collection, in collaborazione con Artekaos Milano, annuncia l’esposizione di alcune delle opere più iconiche di Facchetti in occasione dell’inaugurazione del nuovo spazio espositivo a San Babila, Milano.

In un’epoca in cui l’arte si fonde con il design e la creatività diventa sinonimo di innovazione, le opere di Ivano Facchetti si ergono come pionieristiche e visionarie. Ogni pezzo è un’esplosione di colori, forme e concetti che catturano l’essenza stessa della cultura contemporanea, trasformando ogni osservatore in un partecipe attivo di una narrazione unica e coinvolgente.

L’apertura di questo nuovo spazio espositivo è ancor più significativa poiché coincide con l’apertura del prestigioso Salone del Mobile 2024 presso gli spazi di Rho Milano Fiera dal 16 al 21 aprile 2024. Questo laboratorio di sperimentazione e contaminazione diventa il palcoscenico perfetto per presentare le opere di Facchetti, unendo arte e design in un connubio di straordinaria bellezza e innovazione. Le opere selezionate di Ivano Facchetti, esposte presso Galimberti Home Collection, offrono uno sguardo privilegiato nell’universo creativo di questo genio dell’arte contemporanea.

1 Perché sei definito il re della super pop, cos’è per te la super pop e cosa ti distingue dagli artisti pop soprattutto italiani?

Sono definito il Re della Super Pop perché la mia arte si distingue per l’energia e la vivacità che trasmette, catturando l’essenza stessa della cultura popolare contemporanea. Per me, la Super Pop è un’espressione di gioia, vitalità e dinamismo, che si manifesta attraverso colori vibranti e forme audaci. Ciò che mi distingue dagli altri artisti pop, soprattutto italiani, è la mia capacità di trasformare la vita quotidiana in qualcosa di straordinario, portando un tocco unico e originale al movimento. Le mie creazioni 3D vantano una storia decennale di ricerca e sviluppo, durante la quale ho dedicato anni allo studio approfondito e all’analisi dettagliata per portare alla luce ciò che prima non esisteva.

2 Vendi bene le tue opere. Chi è il compratore tipo?

Le mie opere hanno un vasto appeal e attraggono una varietà di acquirenti, ma il compratore tipo è spesso un appassionato d’arte che apprezza la freschezza e l’originalità della mia visione artistica.

Coloro che acquistano le mie opere sono attratti dalla loro energia positiva e dalla loro capacità di trasmettere emozioni forti e immediate. Collezionisti d’arte appassionati, amanti della cultura pop, e professionisti del settore artistico sono solo alcune delle persone che acquistano le mie opere. Ciò che li unisce è la ricerca di opere che trasmettano emozioni forti e che abbiano un impatto visivo potente.

3 C’è qualche esponente in particolare della pop art che ti ha ispirato, che ti ha reso sicuro che la strada giusta fosse questa che hai intrapreso?

Certamente, mi sono ispirato a molti grandi artisti della pop art come Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Keith Haring. Il loro coraggio nel rompere le convenzioni artistiche e nel celebrare la cultura popolare mi ha ispirato profondamente e mi ha reso sicuro che la strada che avevo intrapreso fosse quella giusta per me. L’audacia nell’affrontare temi della cultura di massa e la sua abilità nel trasformare oggetti comuni in icone hanno avuto un impatto profondo sulla mia arte e sulla mia visione artistica.

4 Batman come tutti i supereroi è popolare, perché hai scelto proprio lui?

Ho scelto Batman come soggetto delle mie opere perché lo considero un simbolo iconico della cultura popolare contemporanea. Il suo status di supereroe e la sua ambiguità morale lo rendono un soggetto affascinante da esplorare artisticamente. Inoltre, la sua iconica maschera e il suo mantello nero si prestano a rappresentazioni visivamente accattivanti e suggestive.

5 L’arte pop guarda fuori, al mondo, ma davvero secondo te essa è riuscita totalmente nell’intento di desimbolizzare l’oggetto, rendendolo un fatto?

L’arte pop ha certamente contribuito a desimbolizzare gli oggetti, trasformandoli in fatti artistici. Tuttavia, credo che la desimbolizzazione sia un processo in continuo movimento, e che l’arte pop continui a sfidare e ridefinire i nostri concetti di simbolo e significato attraverso la sua esplorazione della cultura di massa e della società contemporanea.

6 Nell’era dell’arte digitale e degli NTF, la pop art continua ad avere successo, perché? E cosa pensi degli incassi record degli NTF?

Nonostante l’era digitale e la crescente popolarità degli NTF, la pop art continua ad avere successo perché parla direttamente alla nostra esperienza quotidiana e alla nostra cultura condivisa. Le opere pop sono accessibili e immediate, e offrono un modo potente per esplorare e commentare la nostra società in continuo cambiamento. Riguardo agli incassi record degli NTF, penso che siano un riflesso della crescente accettazione e adozione della tecnologia blockchain nel mondo dell’arte, offrendo nuove opportunità per gli artisti di raggiungere un pubblico globale e di monetizzare il loro lavoro.

7 Avere una tua opera in casa, ufficio, studio, cosa dovrebbe voler dire per chi ce l’ha?

Avere una mia opera in casa, in ufficio o in uno studio è molto più di possedere un semplice oggetto d’arte. Significa portare con sé un pezzo della mia visione artistica, un frammento di quel mondo vibrante e pieno di vita che cerco di catturare nelle mie opere. Spero che ogni mia opera possa essere vista non solo come un oggetto decorativo, ma come un contributo alla storia dell’arte contemporanea, un riflesso della nostra cultura e della nostra esperienza condivisa.

8 Stai lavorando ad un nuovo progetto? Cosa ti aspetti?

Sì, sto sempre lavorando a nuovi progetti. Attualmente sto esplorando nuove tecniche e materiali per portare la mia arte a nuovi livelli di espressione e originalità. Mi aspetto che i miei progetti futuri continuino a sorprendere e a ispirare il pubblico, portando un tocco di freschezza e innovazione al panorama dell’arte contemporanea. Il mio processo creativo è un viaggio emozionante e spontaneo. Inizio con un’idea o un concetto che mi sta a cuore e poi lascio che la mia immaginazione prenda il sopravvento. Sperimento con diversi materiali e tecniche, lasciandomi guidare dall’energia del momento. Il risultato è un’opera che ha vita propria, che parla direttamente al cuore e all’anima di chi la osserva.

 

Socialhenge, la video-arte di Enrico Dedin sullo Stonehenge è un’indagine antropologica virtuale

“Socialhenge” è il titolo del nuovo pezzo di video arte dell’artista emergente veneto Enrico Dedin che trasforma virtualmente l’iconico complesso megalitico di Stonehenge in un cerchio di schermi sociali. Dedin ci conduce attraverso un’indagine antropologica che mescola epoche, dalla Preistoria alla Post-Storia, dall’Età del Bronzo all’Età del Silicio.

Il sito archeologico di Stonehenge nel sud dell’Inghilterra attira ogni anno migliaia di persone per celebrare il solstizio d’estate: il giorno più lungo dell’anno. Il mistero della sua origine e il modo in cui il sorgere del sole si adatta alle costruzioni hanno
reso Stonehenge un luogo di pellegrinaggio mondiale. Migliaia di persone di diverse nazionalità affollano il monumento megalitico per
assistere al tramonto del 20 giugno e all’alba del giorno successivo, in un evento unico che mescola festa e spiritualità.

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Matteo Mandelli, tra i pionieri della phygital, nel segno di Lucio Fontana

Il dibattito sulla dialettica tra l’opera d’arte fisica e la sua versione digitale coniata come NFT da numeri sempre crescenti di musei negli ultimi mesi, sono perlopiù informate dall’idea del gemello digitale. È molto meno di una versione digitale identica che ha la stessa aura dell’originale con cui condivide un’esistenza. Potrebbe benissimo essere il caso che l’idea di un gemello digitale di per sé possa ispirare un nuovo modo di pensare per le NFT, sebbene questo possa essere informato anche dal phygital.

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L’artista italiano LBS unisce il mondo con la performance “No Money, No War, No Web”

L’artista italiano Bruno Salvatore Latella (LBS)  presenta un trittico intitolato No Money, No War, No Web” nella città di Los Angeles. Si tratta di un progetto senza precedenti: per la prima volta al mondo una singola e specifica opera di street art è stata presentata contemporaneamente in più città del globo, inaugurando così l’avvento della prima forma di “Globalized Street Art”.

Il progetto rappresenta una potente denuncia contro la crescente distruzione dei confini fisici e ideologici che caratterizzano il mondo moderno.

La performance, coordinata in maniera meticolosa per far fronte al problema dei diversi fusi orari, è iniziata da Est, in Ucraina, per concludersi negli Stati Uniti.

L’obiettivo dell’artista LBS è sia quello di creare una “Performance Anti-propagandistica”, sia quello di unire street artist provenienti da tutto il mondo che, abbracciando la visione d’insieme, hanno permesso la sua realizzazione.

Le città coinvolte in questo progetto sono:

Odessa (Ucraina), Budapest (Ungheria), RomaMilano (Italia), Barcellona (Spagna), Berlino (Germania), Amsterdam (Paesi Bassi), Cape Town (Sud Africa), Koszalin (Polonia), Londra (UK), Los Angeles (USA).

Il trittico rappresenta tre diverse tipologie di entità contemporanee, non legate esclusivamente alla guerra:

  • Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, emblema dell’attuale conflitto monetario tra Occidente e Oriente che sta portando con la crisi Evergrande a un probabile futuro crollo economico delle banche mondiali e ad una possibile guerra nei confronti di Taiwan;
  • Elon Musk, figura criptica contemporanea, grande imprenditore ma allo stesso tempo artefice del destino del Web, il quale, attualmente, detiene il controllo del sistema di comunicazione internet satellitare Starlink in Ucraina e della piattaforma social X;
  • Vladimir Putin, presidente dell’attuale ex Unione Sovietica, tiranno artefice della distruzione dello Stato ucraino e russo, attraverso una propaganda tesa al concetto di “denazificazione” dell’Ucraina stessa, paradossalmente sta simulando le gesta storiche dei dittatori di inizio ‘900.

La mission che si pone l’artista è quello di permettere, alla sua e alle nuove generazioni, di aprire gli occhi, in quanto la passività liquida che stiamo vivendo sta sottomettendo gli individui e sta portando alla creazione di nuovi falsi Homo-DeiIl denaro, la guerra ed il Web.

In modo squisitamente metaforico, questa performance ha unito gli artisti di tutto il mondo in una lotta artivista nei confronti di questi finti Dei.

L’artista italiano ha una visione che combina il movimento artivista della “super-società liquida” con la Pop art postmoderna. Tale visione si esprime attraverso un simbolismo basato sull’analisi semiologica, sociologica e filosofica/teologica della società contemporanea, caratterizzata dalla tecnocrazia, dalla cultura passiva e dalla mancanza di sogni e certezze, in particolare nelle nuove generazioni. La sua opera è guidata dalla convinzione che la conoscenza porta alla distruzione e alla rinascita. LBS utilizza una varietà di tecniche, tra cui fotografia, disegno digitale, stampe fine art e pittura, prendendo ispirazione da opere rinascimentali, simboliste, Pop art e Street art, al fine di comunicare in modo efficace il suo messaggio concettuale e sociale.

La artistica di Latella ha una componente pedagogica legata alla sua formazione accademica e alle idee che guidano i suoi progetti. L’artista ha raggiunto tappe significative nella sua carriera, tra cui esposizioni personali, pubblicazioni e premi. Tra i progetti futuri, ci sono ulteriori esposizioni e opere di Street art sia in Italia che all’estero, su invito di collezionisti e enti privati e pubblici.

L’artista

LBS è nato a Reggio Calabria nel 1999. Da musicista classico a “maestro” delle arti visive, coniuga in modo unico gli studi umanistici con la sua produzione artistica, trasformando idee e visioni in opere d’arte avvincenti. Situato all’incrocio tra il concettualismo, l’estetismo e l’artivismo,

LBS ha rapidamente conquistato notorietà, collezionando premi prestigiosi. La sua street art potente e socialmente critica ha ottenuto riconoscimenti diffusi e apparizioni sui media nazionali. LBS affronta coraggiosamente le problematiche della società, invitando lo spettatore a confrontarsi apertamente con le sfide del mondo contemporaneo.

La sua visione unica si fonde con l’artivismo nella “super-società liquida”, esplorando simbolicamente la società contemporanea e la mancanza di sogni e certezze. Con una tecnica che combina fotografia, disegno digitale, progettazione di stampe fine art e pittura, LBS trae ispirazione da diverse correnti artistiche, creando un linguaggio visivo incisivo.

Le sue opere comunicano un messaggio concettuale e sociale, con un profilo pedagogico che riflette la sua formazione accademica. LBS è stato protagonista di mostre e pubblicazioni importanti, con una crescita costante nella sua carriera artistica. Preparati a essere rapito da LBS, un artista che usa l’arte come catalizzatore per il cambiamento, richiamando la nostra umanità e offrendo una speranza luminosa per il futuro.

“Il museo ideale. Il ritorno del Rinascimento”, il docu-film sulla messa in salvo del patrimonio artistico rinascimentale

La Casa Russa a Roma apre la nuova stagione culturale con la tanto attesa proiezione del film “Il museo ideale. Il ritorno del Rinascimento” (Russia, 2023) il 28 settembre alle ore 18:30.

Il documentario è incentrato sulla storia dei restauratori provenienti da vari paesi che hanno lavorato sul restauro delle preziose sculture del Rinascimento, che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale furono portati dall’Italia in Germania e poi nell’Unione Sovietica. Le opere furono successivamente restituite alla Germania e oggi costituiscono la base della collezione della Galleria di Dresda e dell’Isola dei musei di Berlino.

“Questo documentario, che intreccia gli eventi di Berlino, Mosca e Firenze, in uno stile affascinante, quasi poliziesco, rievoca la felice storia di un’esemplare cooperazione internazionale che ha permesso di salvare il patrimonio culturale dei maestri del Rinascimento fiorentino”, afferma il direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt.

Le riprese si sono svolte negli archivi e nei laboratori dei musei di Mosca, San Pietroburgo, Berlino e Firenze. I dipendenti del Museo Puškin e dell’Ermitage raccontano nel film episodi sconosciuti del lavoro dei loro colleghi negli anni ’50 per salvare e restituire le collezioni di scultura e pittura.

La prima del film della società di produzione cinematografica Syntez-Integra, con il supporto del Museo Statale di Belle Arti “A.S. Puškin”, delle Gallerie degli Uffizi e della Fondazione “Stella Art Foundation”,  si è svolta quest’estate a Firenze nell’ambito del festival “Apriti Cinema”.

La proiezione presso la Casa Russa a Roma si terrà alla presenza del regista del film Ivan Bolotnikov, del compositore Leonardo Benazzi, di produttori e altri partecipanti al progetto. Sarà inoltre inaugurata una mostra fotografica dedicata a questa collezione, conosciuta come “Progetto Donatello”.

Tellurica- Pino Genovese e Alberto Timossi in mostra alla Galleria d’Arte Moderna dal 14 luglio

Da venerdì 14 luglio fino a domenica 15 ottobre, la Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita Tellurica, mostra di Pino Genovese e Alberto Timossi. Il progetto presenta al pubblico due opere ambientali inedite, realizzate in coppia da entrambi gli artisti ed esposte insieme a un gruppo di fotografie che testimoniano momenti di cooperazione tra Genovese e Timossi, i quali, in questa circostanza, uniscono le caratteristiche dei rispettivi linguaggi.

L’esposizione si articola su tre diversi ambienti della Galleria d’Arte Moderna, andando dall’esterno all’interno. Ad aprire il percorso di visita, l’ingresso di via Crispi vede la collocazione della scultura Innesto, per poi passare alla serie fotografica visibile nel chiostro delle sculture che anticipa il chiostro-giardino, a sua volta luogo d’intervento per l’installazione Tellurica, da cui proviene il titolo del progetto. Tanto le fotografie quanto i due lavori ambientali consentono di osservare le possibilità di dialogo tra le materie distintive del lessico dei due artisti, ossia legno di recupero (Genovese) e PVC (Timossi), configurate giungendo a un suggestivo livello di uniformità che, al contempo, qualifica le soggettività.

La mostra raccorda le ricerche dei due autori a partire dalla predisposizione comune a operare nello spazio aperto, con interventi su scala ambientale. Sulla base di questa attitudine condivisa, Genovese e Timossi, per Tellurica, hanno eseguito due opere ex novo, nate dal connubio tra i loro alfabeti e ideate per conversare con il contesto che le accoglie. Nei lavori, la forza primigenia della natura si compenetra con le proprietà dell’artificio umano, modulandosi reciprocamente e in risposta all’architettura circostante. Ne deriva un’estetica composita, che rinnova aspetti disciplinari legati all’essenza stessa della scultura e alla sua declinazione in chiave installativa, riunendo dimensione arcaica e artefatto industriale, materia geofisica e materiale sintetico, modello naturale e antropizzazione.

 La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. A cura di Davide Silvioli.

 

 

Pino Genovese (Roma, 1953). Figlio d’arte, suo padre, lo scultore Rocco Genovese, lo segue nei primi insegnamenti del disegno e lo coinvolge nella fotografia di sue opere. Si diploma in design all’Istituto ISIA di Roma. Lavora nello studio di Lavinio, a contatto con la natura e il mare; suoi riferimenti e fonti di ispirazione. Dopo un periodo dedicato alla scultura, senza mai tralasciare il disegno, comincia a sperimentare l’installazione. La sensibilità verso la natura lo induce a creare opere che ne restituiscono una visione arcaica, ricorrendo a materiale recuperato in spiagge e nel sottobosco.

Ha esposto al Centro Luigi Di Sarro di Roma, al Museo Nitsch di Napoli, all’Area Archeologica di Satricum di Le Ferrerie (LT), all’Accademia Belgica di Roma. Suoi interventi ambientali sono in permanenza presso il Museo di Arte nella Natura di Opera Bosco, il Parco Internazionale di Scultura Contemporanea Sculture in Campo, il Parco Allestimenti di Arte Contemporanea Terra Arte.

Alberto Timossi (Napoli, 1965). Si è formato tra Genova e Carrara, dove ha frequentato la Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti. Lavora nel suo studio di Roma, dove, da qualche anno, conduce una personale ricerca sull’arte ambientale, realizzando installazioni scultoree con l’uso di materiali derivanti dall’edilizia. Dopo aver confrontato il proprio lavoro in vari contesti urbani, l’attenzione verso l’ambiente naturale, che si modifica in risposta ai processi di antropizzazione, costituisce il centro della sua pratica recente.

Ha esposto al Pastificio Cerere di Roma, alla Collezione Manzù di Ardea, al MUSMA di Matera, al Palazzo dei Consoli di Gubbio, alla Fondazione Orestiadi di Gibellina. Suoi interventi ambientali sono stati realizzati presso le cave Michelangelo di Carrara, il laghetto del Col d’Olen in Valle d’Aosta, il ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso, l’area sacra del Kothon sull’isoletta di Mozia.

‘’L’umana fragilità’’, l’analisi storico-artistica della morte nel saggio di Francesca Callipari

La morte nella sua accezione dovuta al pensiero comune è sempre stata interpretata come la fine di tutto; eppure, nella visione del mondo moderno, il tema della morte in sé sembra sempre più spesso relegarsi a spazi circoscritti: ospedali, case di cura, luoghi di sofferenza. Il  libro di Francesca Callipari, L’umana fragilità, concilia attraverso l’arte il rapporto fra uomo e morte: l’analisi artistica e socio-antropologica degli uomini con il trapasso approfondisce, oltre l’aspetto artistico legato alle grandi opere della Storia dell’Arte, anche un assetto filosofico spesso arginato per timore. Morire fa paura, così come intimorisce la perdita di qualcuno di caro; l’ignoto, il non avere risposte su cosa ci sarà dopo è,  probabilmente, la linfa che alimenta questi timori reconditi.

Ma come la stessa autrice sottolinea nel libro  riguardo al sonno eterno:

 ‘’È  la più autentica protagonista del vivere, accomunando nella stessa identica sorte ogni essere umano’’.

Se la storia di ogni uomo è diversa quello che è certo è che il finale sarà il medesimo,  per tutti. L’autrice, attraverso l’analisi storico artistica, presenta al lettore un’esperienza di riflessione che, a tratti, si potrebbe definire trascendentale: la vera felicità è da ricercarsi non sulla terra ma in un’altra dimensione, in quanto gli uomini vivono sulla terra ma non le appartengono. Un promemoria antico, che già appare nel Vangelo di Giovanni (Gv 17) come la stessa Callipari non manca di ricordare:

 “Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo’’.

La caducità dell’esistenza è argomento di disquisizione e riflessione già dall’antica Grecia, basti pensare al poeta elegiaco Mimnermo.  I temi dei suoi scritti si ispirano alla giovinezza e,  in particolar modo,  alla paura della vecchiaia e della fine come conseguenza. Il componimento ‘’Come foglie’’  ne è una conferma: le foglie diventano analogia dell’esistenza umana che  ben attesta l’arcaico e atavico timore che ogni uomo, fin dalla notte dei tempi,  custodisce nei meandri delle proprie angosce:

‘’[…]Ma le nere dèe ci stanno a fianco,

l’una con il segno della grave vecchiaia

e l’altra della morte. Fulmineo

precipita il frutto di giovinezza,

come la luce d’un giorno sulla terra.

E quando il suo tempo è dileguato

è meglio la morte che la vita’’.

 

 L’eterna lotta fra l’uomo e il suo destino imprescindibile

L’autrice Francesca Callipari, storico e critico d’arte, si sofferma proprio sull’arcaica lotta dell’uomo contro il suo destino mortale e inevitabile. La mitologia greca, in questo senso, dona diversi spunti sulle innumerevoli strategie ricercate da eroi e uomini  nell’intento di escogitare piani e tattiche  per sfuggire alla ‘’Nera Signora’’: la ninfa nereide Teti che immerge Achille nel fiume Stige per renderlo immortale, inutilmente come poi si appurerà, è simbolo della continua lotta umana per sfuggire al destino ineluttabile che investe ogni uomo; oltre che emblema chiarissimo dell’imprescindibilità di un fato che accomuna ogni essere umano. E proprio partendo da questo assunto che l’autrice dà al lettore una nuova visione, stoica ma realista: si è di passaggio, il tempo è probabilmente poco quindi tanto vale adornarlo di bellezza senza sprecarlo.

Francesca Callipari si sofferma su due periodi storici molto importanti: il Seicento e il Settecento e proprio partendo dal fato mortale, finale della storia di ognuno,  pone una riflessione sulla vita esortando a viverla pienamente, contraddizioni comprese. Le opere analizzate dall’autrice risalgono, maggiormente, al  XVII e al XVIII secolo, non perché la tematica della morte abbia un’etichetta storica fissa, semplicemente perché è proprio in questo periodo che il senso di angoscia legato alla dipartita prevale sull’arte.

Il viaggio, che connette l’angoscia esistenziale legata all’aspetto lugubre e comunemente diffuso della morte, si sofferma su dipinti, monumenti funebri, ma anche sculture che ben confermano dubbi, timori, sensazioni di precarietà esistenziale condivise in ogni tempo. Ma non solo: L’umana fragilità non è un semplice libro descrittivo ma la peculiarità del testo si riscontra soprattutto nel tentativo, ben riuscito, dell’autrice di spiegare con estrema maestria l’interesse per il macabro, i messaggi dietro le composizioni e i motivi del perché un qualcosa che fa tanto paura sia comunque argomento preponderante di cui si cercano informazioni, indipendentemente dal periodo storico. I primi due capitoli sono dedicati alla concezione della morte partendo dalla storia antica: il ruolo del trapasso  nell’antica Roma e la scissione fra morte del corpo e dell’anima fino a giungere  all’ossessione della società del Seicento che costruisce e basa la vita in virtù della fine.

‘’Verosimilmente, potremmo affermare che proprio a partire dalla seconda metà del XVII secolo si pongano, in qualche modo, le basi del pensiero moderno sulla morte. Il mutamento socio – culturale sarà ancor più evidente nel XVIII secolo, periodo caratterizzato dall’esplorazione dell’uomo per il proprio “io” e dal concetto della “morte dell’altro”.

In seguito, il culto dei morti e dei cimiteri come luogo di riposo e di tacita custodia della dipartita si andrà ad accentuare proprio nel Settecento.

 

La morte attraverso l’arte, il Seicento e il Settecento: monumenti funebri e dipinti

Nei successivi capitoli l’autrice trasporta il lettore in un viaggio fra l’onirico, l’arte e la realtà dove tempo e memento mori si incontrano in modo tangibile, raffigurati in tutta la loro concretezza in monumenti funebri, incisioni ma, anche, dipinti. Il macabro si interseca alla ‘’poetica dello stupore tipica del Barocco’’ come  l’autrice delinea, così come i tipici oggetti che ricordano il momento de trapasso ( il teschio alato, simbolo artistico per eccellenza di questo periodo) si inseriscono anche  orologi, libri, candele  che evocano sia il continuo scorrere del tempo, sia al dominio della morte sulla vita terrena.

Le tombe diventano monumenti  funebri evocativi con effigi ed epitaffi, che lodano e inneggiano le gesta del defunto. Ma ricordando la celebre Livella di Totò, il Principe Antonio De Curtis, anche nella casa dell’eterno riposo esistono divisioni di classe: la gente abbiente dalle sontuose  tombe  e le classi povere della società.

Nel Seicento, per supplire alla problematica, coloro  i quali appartenevano alle classi sociali più elevate abbandonano i cimiteri per costruire cappelle e lasciare spazio a chi è sprovvisto di loculo. Solo nel Settecento si giunge a un nuovo cambiamento che vedrà la costruzione di  tombe ricche nuovamente all’interno dei cimiteri, soprattutto da parte di una classe sociale media che non si accontenta più di rimanere nell’ombra. L’autrice prosegue nella descrizione tecnica e artistica della tipologia di tombe e monumenti funebri, così come della loro locazione.  Nelle pittura, invece, così come nelle incisioni la morte diventa provocatoria, eroica e anche erotica.

Si prosegue con l’analisi di dipinti importanti dove arte e morte collidono mescolandosi in un tripudio scenografico di cui è impossibile non percepirne la potenza; è il caso di J. Louis David: Andromaca veglia Ettore, A. Gentileschi: Giuditta e Oloferne, G. Cagnacci: La morte di Cleopatra, proseguendo con le analisi di incisioni famose la scultura e i monumenti funebri del Bernini: Monumento funebre a Urbano VIII o J. B. Pigalle: La tomba del Conte D’Harcourt, per citarne alcune.

Nel viaggio filosofico e artistico in cui l’autrice trasporta il lettore c’è spazio non solo per approfondire la conoscenza delle bellezze artistiche sotto la guida di un’esperta, ma soprattutto di riflettere su una condizione che la natura umana allontana dai pensieri, automaticamente, per natura. Ed è proprio oggi, in un periodo storico post-pandemico, in cui si è stati bombardati – mediaticamente e  non – da continue notizie sulla morte che, attraverso l’arte, si può riflettere su una tematica così discussa ma poco concepita, attraverso un modus operandi distaccato che scandaglia le pieghe interiori del lettore ‘’costringendo’’, quasi, chi si approccia al testo a fermarsi e pensare come l’arte possa essere un strumento mitigatore e, a tratti, magico la cui potenza consiste fin dalla notte dei tempi a elevare spiritualmente l’essere umano anche al di sopra dei propri timori.

 

Per maggiori info sui progetti della Dott.ssa Callipari: www.iloveitalynewsarteecultura.it

 

Desenzano del Garda celebra il centenario della nascita dell’artista pop Roy Lichtenstein

La Città di Desenzano del Garda (Bs), in occasione del centenario della sua nascita, celebra uno dei più importanti artisti americani della Pop Art internazionale: Roy Lichtenstein.
Organizzata dall’Assessorato alla Cultura e prodotta da MV Eventi, la mostra “Roy Lichtenstein: the Sixties and the history of international Pop art” sarà ospitata al Castello dal 29 aprile al 16 luglio 2023 e presenterà 60 opere di Roy Lichtenstein e di alcuni dei principali protagonisti del rinnovamento artistico degli anni Sessanta.
“La cultura Pop” afferma l’Assessore alla Cultura Pietro Avanzi “torna a riempire coi suoi colori e i suoi valori le mura del nostro castello Medievale andando a valorizzarlo ancora una volta: le opere di Roy Lichtenstein rappresentano un salto nel passato degli anni Sessanta che ci proietta all’interno della storia internazionale della Pop Art. Sono convinto che anche stavolta il pubblico risponderà alla grande nei quasi tre mesi di esposizione della mostra: non a caso abbiamo scelto un’artista globale e conosciuto in tutto il mondo, visto che stiamo entrando nel pieno della stagione turistica con tante persone provenienti da tutta Europa. Ringrazio il prezioso contributo di Matteo Vanzan, curatore e organizzatore della mostra, senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile”.
Fonte: Getty Images
Roy Lichtenstein, uno dei più importanti artisti della Pop americana, è stato protagonista indiscusso, assieme ad Andy Warhol, del ritorno alla figurazione negli anni Sessanta dopo la stagione Informale.
Le sue opere, ormai entrate nel mito, si rifanno ad un immaginario collettivo fatto di fumetti, pubblicità, personaggi della Walt Disney, piloti dell’aeronautica militare rispondendo alla necessità di spersonalizzare l’opera d’arte dai sui più intimi significati non essendo, come dichiarò lui stesso, “interessato a divulgare tematiche che insegnino qualcosa alla gente, o che cerchino, in qualche modo, di migliorare la società”.
Il percorso espositivo” spiega il curatore della mostra Matteo Vanzan “è strutturato per offrire una panoramica sull’opera di Lichtenstein e della sua celebre tecnica pittorica che, in linea con le ricerche warholiane, mira ad associare la creazione artistica ad un vero e proprio prodotto industriale partendo però sempre dal disegno, di cui abbiamo un esemplare esposto in mostra. La tecnica dei punti Ben Day, il cui nome deriva dall’illustratore e stampatore del XIX secolo Benjamin Henry Day che li ha introdotti per la prima volta, ha portato Lichtenstein ad una riconoscibilità immediata all’interno del sistema dell’arte contemporanea facendolo diventare uno degli artisti più amati del secondo Novecento”.

 

In mostra saranno presenti alcuni dei suoi lavori più conosciuti come Crack! del 1963 usato come manifesto pubblicitario per annunciare la mostra di Lichtenstein alla Leo Castelli Gallery, As I open fire del 1967, Drowing Girl del 1987 edito dal MoMA di New York e tratto dal racconto Run for Love! della DC Comic, oltre ai suoi celebri omaggi agli artisti del passato Pablo Picasso e Carlo Carrà con The red horsemen del 1975.
Di grande importanza sarà anche l’aspetto emozionale della mostra, il cui obiettivo sarà quello di trasportare il visitatore all’interno di un’epoca intramontabile attraverso la proiezione di film, documentari come Woodstock e una ricca colonna sonora fatta di brani di Beatles, Rolling Stones, Jimi Hendrix, The Who, Janis Joplin e molti altri ancora.
“A completamento dell’esposizione” conclude Vanzan “abbiamo voluto rendere omaggio ad alcune delle personalità più importanti dell’arte degli anni Sessanta come il vincitore del Gran Premio della Biennale di Venezia del 1964 Robert Rauschenberg, Andy Warhol, l’inglese Joe Tilson, Jim Dine oltre ad una parentesi dovuta sia al Nouveau Réalisme con Arman, Yves Klein e Mimmo Rotella”.

 

La mostra, aperta fino a domenica 16 luglio, avrà i seguenti orari: 29 aprile – 31 maggio: lunedì chiuso – martedì/domenica 10.00-18.00 e 1 giugno – 16 luglio: lunedì chiuso – martedì/domenica 10.00-18.30.
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