Cime tempestose” in edizione speciale: più di 6.000 copie in dono alle scuole di tutta Italia, per il progetto “Un libro tante scuole

Romanzo unico per intensità visionaria e originalità narrativa. Pagine amate per la capacità di esplorare temi universali come l’amore e la morte e la forza estrema dei sentimenti. Capolavoro della letteratura gotica e romantica che vanta innumerevoli adattamenti cinematografici, teatrali e musicali. Cime tempestose di Emily Brontë è l’opera scelta dal Salone Internazionale del Libro di Torino per la quarta edizione del progetto di lettura condivisa Un libro tante scuole. Coinvolti attorno al libro, con propri contributi, le autrici e gli autori Annalena BeniniEdoardo AlbinatiTeresa CiabattiAntonella LattanziLiliana RampelloChiara TagliaferriAlice Urciuolo e l’attrice Daria Deflorian.

Un libro tante scuole è il progetto nazionale di lettura condivisa che riunisce attorno a un grande romanzo della letteratura internazionale studentesse e studenti di tutta Italia, consegnando loro 6000 copie gratuite, per favorire attraverso la lettura nella comunità scolastica il confronto sulla comprensione di sé, del mondo e del nostro tempo. Un progetto che intende stimolare la riflessione grazie anche all’accompagnamento di contributi testuali, audio originali, incontri con autrici e autori contemporanei.

Un libro tante scuole è promosso dal Salone Internazionale del Libro di Torino e dal main partner Intesa Sanpaolo, con il sostegno della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria, la partecipazione di Chora Media e quest’anno la collaborazione con Mondadori.

Cime tempestose. Il libro in dono a 6.000 studenti

Dopo il successo delle edizioni precedenti – la prima nel 2021 dedicata a La Peste di Albert Camus, la seconda nel 2022 su Lisola di Arturo di Elsa Morante, la terza nel 2023 con Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi – la quarta edizione di Un libro tante scuole vedrà pubblicare un altro grande classico della narrativa internazionale, rivoluzionario romanzo passionale dell’Ottocento, capace di “scendere fino al fondo della conoscenza del Male”, come ebbe a dire Georges Bataille, e di “fare parlare il vento e ruggire il tuono”, come constatò Virginia Woolf.

Da fine gennaio sui banchi di scuola approderà, infatti, Cime tempestose di Emily Brontë, (dall’edizione Mondadori, tradotta da Margherita Giacobino), in una pubblicazione speciale del Salone del Libro corredata da un testo introduttivo di Liliana Rampello, critica letteraria, e da una nota critica di Annalena Benini, direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino. Come per i volumi precedenti, la copertina e l’impostazione grafica sono curate da Riccardo Falcinelli, art director e designer.

Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1847 con lo pseudonimo di Ellis Bell, e poi postumo nel 1850 a cura della sorella Charlotte, è stato scelto per il fascino che tutt’ora esercita sulle lettrici e i lettori di ogni epoca ed età, grazie all’esplorazione profonda delle emozioni umane, alla forza dei suoi indimenticabili protagonisti, Catherine e Heathcliff, e alla complessità di sentimenti e ossessioni che mette in gioco. «Un incomparabile romanzo – come ricorda Liliana Rampello nella sua introduzione – che ha trasportato la tragedia antica dell’eroe e del suo destino fatale fin dentro la modernità, in una lingua in grado di esplorare i lati più oscuri dell’animo umano illuminandolo come mai prima della comparsa di Emily Brontë nella letteratura inglese».

Cime tempestose raggiungerà più di 6.000 studentesse e studenti in Italia (triennio delle scuole secondaria di II grado, delle scuole di formazione professionale e dei corsi serali), che entro i primi giorni di febbraio riceveranno il libro gratuitamente. Il volume, come i precedenti, entrerà a fare parte della “Biblioteca del Salone” che, nel corso degli anni, si arricchirà di voci che hanno saputo diventare universali e parlare alle lettrici e lettori di ogni tempo.

Attorno al libro: podcast, incontri, video, bookblog

Per favorire la riflessione e la discussione su temi, personaggi e poetica del romanzo, autrici e autori d’eccezione accompagneranno studentesse e studenti, ma anche il pubblico tutto, alla lettura di Cime tempestose, grazie a incontri in presenza e interventi audio e video.

Il podcast in cinque puntate Voci tempestoseprodotto da Chora Media e in partnership con Intesa Sanpaolo, in arrivo a partire da marzo sulle principali piattaforme audio gratuite (tra cui Spotify, Apple Podcast, Spreaker e Google Podcasts), vedrà diverse voci della narrativa contemporanea alternarsi per raccontare i temi e le tante sfumature della poetica di Emily Brontë, fornendo una propria chiave di approccio specifico all’opera. Edoardo Albinati si concentrerà sulla figura di Heathcliff; Teresa Ciabatti commenterà il testo critico di Joyce Carol Oates La magnanimità di Cime tempestose, presente nell’edizione di Mondadori, con letture di alcuni estratti da parte dell’attrice Daria DeflorianAntonella Lattanzi tratteggerà un ritratto di Catherine; Chiara Tagliaferri dedicherà la sua puntata alle due sorelle Brontë; Alice Urciuolo indagherà sui motivi che rendono il romanzo tanto amato dai giovani.

Per la seconda volta, ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado di Torino, selezionai dal Salone, parteciperanno alla realizzazione delle puntate del podcast. In team con la scrittrice e giornalista Valentina Farinaccio, definiranno le domande da proporre agli ospiti sui temi scelti per ciascuna puntata.

Il momento conclusivo del grande percorso di lettura del romanzo Cime tempestose sarà sabato 11 maggio 2024 alla XXXVI Edizione del Salone del Libro, con un appuntamento corale aperto a tutte le ragazze e i ragazzi coinvolti nel progetto.

Per rendere visibile il lavoro delle classi sul romanzo e permettere lo scambio e la condivisione, studenti e docenti pubblicheranno scritti e recensioni sul Bookblog del Salone, lo spazio di racconto condiviso che il Salone mette a disposizione dei ragazzi e delle scuole, nell’apposita area dedicata al progetto, dove sono già presenti i contributi su La peste di Albert Camus, L’isola di Arturo di Elsa Morante e Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi. I migliori commenti saranno oggetto dell’incontro finale al Salone.

Per aderire a Un libro tante scuole, le scuole devono candidarsi sulla piattaforma SalTo+ (https://saltopiu.salonelibro.it/) entro lunedì 8 gennaio 2024.

Info: www.salonelibro.it

Premio Campiello 2023. Benedetta Tobagi vince, ‘ovviamente’, con la Resistenza delle donne

Trionfa al Premio Campiello 2023 Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter Tobagi, assassinato dalle Brigate rosse nel 1980, con la Resistenza delle donne. Ieri 16 settembre 2023, al Gran Teatro La Fenice, è stato annunciato e premiato il vincitore della 61esima edizione del Premio Campiello.

Un podio tutto al femminile per questo Gran Galà della Letteratura, organizzato dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. La Giura dei Trecento Lettori ha così votato: sul gradino più alto La Resistenza delle donne (Einaudi) di Benedetta Tobagi, con 90 preferenze.

Al secondo posto La Sibilla (Laterza) di Silvia Ballestra, con 80 voti; medaglia di bronzo per Centomilioni (Einaudi) di Marta Cai; a seguire al quarto posto Diario di un’estate marziana (Giulio Perrone editore) di Tommaso Pincio e quinta posizione In cerca di Pan (nottetempo) di Filippo Tuena.

Durante la cerimonia condotta da Francesca Fialdini e Lolo Guenzi, sono stati assegnati anche gli altri riconoscimenti legati al Premio: Nicola Cinquetti e Davide Rigiani sono i vincitori delle due categorie in gara del Campiello Junior; Emiliano Morreale  con L’ultima innocenza (Sellerio)si è aggiudicato il Campiello Opera prima; Il Campiello Giovani è andato invece a Elisabetta Fontana con il racconto Sotto la Pelle.  il Premio Fondazione Campiello alla Carriera, invece, è stato assegnato a Edith Bruck, scrittrice, poetessa e regista ungherese sopravvissuta alla Shoah.

Una menzione speciale postuma alla scrittrice Ada D’Adamo, autrice di Come d’aria (Elliot), vincitrice del Premio Strega 2023, scomparsa prematuramente lo scorso marzo. Ricordata anche la scrittrice Michela Murgia, mancata anch’ella prematuramente, autrice tra i tanti, del libro Accapadora, con cui si era aggiudicata il Premio Campiello nel 2010.

La Resistenza delle donne conquista il Premio Campiello: Sinossi

La storia delle donne italiane ha nella Resistenza e nell’esperienza della guerra partigiana uno dei suoi punti nodali, forse il piú importante.
Benedetta Tobagi la ricostruisce facendo ricorso a tutti i suoi talenti: quello di storica, di intellettuale civile, di scrittrice. La Resistenza delle donne è prima di tutto un libro di storie, di traiettorie esistenziali, di tragedie, di speranze e rinascite, di vite. Da quella della «brava moglie» che decide di imbracciare le armi per affermare un’identità che vada oltre le etichette, alla ragazza che cerca (e trova) il riscatto da un’esistenza di miseria e violenza, da chi nell’aiuto ai combattenti vive una sorta di inedita maternità, a chi nella guerra cerca vendetta e chi invece si sente impegnata in una «guerra alla guerra», dalle studentesse che si imbarcano in una grande avventura (inclusa un’inedita libertà nel vivere il proprio corpo e a volte persino il sesso), alle lavoratrici per cui la lotta al fascismo è la naturale prosecuzione della lotta di classe.

Tobagi racconta queste storie facendo parlare le fotografie che ha incontrato in decine di archivi storici. Ne viene fuori quasi un album di famiglia della Repubblica, ma in cui sono rimesse al loro posto le pagine strappate, o sminuite: le pagine che vedono protagoniste le donne.

Un libro che possiede il rigore della ricostruzione storica, ma anche una straordinaria passione civile che fa muovere le vicende raccontate sullo sfondo dei problemi di oggi: qual è il ruolo delle donne, come affermare la propria identità in una società patriarcale, qual è l’intersezione tra libertà politiche, di classe e di genere, qual è il rapporto tra resistenza civile e armata, tra la scelta, o la necessità, di combattere e il desiderio di pace?

Le donne furono protagoniste della Resistenza: prestando assistenza, combattendo in prima persona, rischiando la vita. Una «metà della Storia» a lungo silenziata a cui Benedetta Tobagi ridà voce e volto, a partire dalle fotografie raccolte in decine di archivi. Ne viene fuori un inedito album di famiglia della Repubblica, in cui sono rimesse al loro posto le pagine strappate, o sminuite: le pagine che vedono protagoniste le donne.

L’universo femminile delle Partigiane, quello variegato fatto di donne di ogni classe e ceto sociale, provenienti da svariati luoghi geografici che hanno preso parte alla lotta dei patrioti italiani per la liberazione dal fascismo. Ma allo stesso tempo anche, le collaborazioniste, le indifferenti, le borsaneriste. Due facce della stessa medaglia: donne capaci di protagonismo collettivo ma anche di individualismi cinici.

Quella di Benedetta Tobagi porta alla luce un racconto inedito di emancipazione femminile: donne che, che nel bene e nel male, rompono gli schemi e le convenzioni, combattendo gli stereotipi, per inseguire la propria libertà, talvolta non senza soffrire. Non mancano infatti nel libro anche episodi dolorosi come le torture, gli stupri da parte dei soldati fascisti e nazisti e i racconti di morte.

La Resistenza delle donne è dedicato «A tutte le antenate»: se fosse una mappa, alla fine ci sarebbe un grosso «Voi siete qui». Insieme alle domande: E tu, ora, cosa farai? Come raccoglierai questa eredità? Chiede l’autrice. Insomma nulla di nuovo dal fronte premi letterari: fascismo, resistenza, donne, temi da premiare per contratto e autori che partono da presupposti di comodo per dimostrare l’indimostrabile, ovvero l’esistenza del patriarcato nel nord Italia, in un periodo storico in cui gli uomini erano in guerra o deportati.

Letteratura cercasi.

 

 

 

Premio Bancarella 2023: trionfa Francesca Giannone con “La portalettere”

A conquistare il Premio Bancarella 2023 è stata Francesca Giannone con il romanzo d’esordio  La portalettere pubblicato da Editrice Nord. Ieri 16 luglio 2023 nella piazza di Pontremoli, in Lunigiana, si è tenuta la cerimonia di premiazione della 71esima edizione del popolare Premio Bancarella, organizzato dalla Fondazione Città del Libro, presieduta da Ignazio Landi e dalle Unioni Librai Pontremolesi e delle Bancarelle.

Il primo scrittore ad aggiudicarsi, la prima edizione del premio nel 1953, è stato Hernest Hemingway. Nell’albo d’oro dei vincitore si annoverano, tra i tanti, gli illustri Boris Pasternak, Oriana Fallaci e Umberto Eco.

La portalettere con 172 preferenze, conquista la San Giovanni di Dioprotettore dei Librai, la ceramica realizzata da Umberto Piombino,  a seguire:

Il re della memoria di Massimo Cotto (Gallucci editore) 86, Il Quinto Sigillo di Davide Cossu (Newton Compton), L’anno delle parole ritrovate di Bea Buozzi (Morellini Editore) 72, Gaber (Hoepli) di Sandro Neri 72 ed infine “Le distrazioni” (HaperCollins) di Federica de Paolis.

Un trionfo quasi annunciato se si considera che il romanzo, sia già alla sua 12esima edizione: fin dalla sua pubblicazione si è imposto nella top ten dei libri più letti, rimanendo in classica per svariati mesi. Amazon lo annovera al terzo posto come best seller per la categoria Narrativa sulle saghe familiari.

Duplice successo anche per l’Editrice Nord che per il secondo anno consecutivo trionfa: Stefania Auci che lo scorso anno si era imposta con L’inverno dei leoni, passa il testimone alla Giannone.

Francesca Giannone, pugliese, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Trasferitasi a Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione “Finzioni”. Ha pubblicato vari racconti su riviste letterarie, sia cartacee sia online. Tornata a vivere a Lizzanello, il suo paese di origine in Salento, ha continuato a scrivere e a coltivare l’altra sua grande passione, la pittura; come si può leggere nel suo sito https://www.francescagiannoneart.com/, il suo soggetto d’elezione sono le donne.

Nel corso della serata è stato assegnato anche il 60esimo Premio Bancarella Sport alla campionessa olimpica Sara Simeoni per Una vita in alto, edito da Rai Libri, scritto a quattro mani insieme al giornalista Marco Franzelli, e altri riconoscimenti a Giulia Faggian, moglie di Marco Mattioli, direttore commerciale di numerose case editrice nazionali; poi ai librai Davide Giovannacci, di Biella; Giorgio Tarantola, di Sesto San Giovanni (Milano); e Alessia Panassi, le cui librerie sono presenti in Val di Susa.

Premio Bancarella 2023: vince La portalettere

Il libro, uscito per la prima volta il 10 Gennaio 2023, è un romanzo di formazione, ispirato da una storia vera.

Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta?

Persino a trent’anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell’istante in cui l’ha vista.

Nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent’anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello.

Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.

Il romanzo, come ha dichiarato Francesca Giannone in un’intervista, è nato nel periodo del lockdown, quando rovistando nei cassetti per delle pulizie è emerso un vecchio bigliettino da visita della sua bisnonna, insieme a foto datate in bianco e nero, lettere d’amore e documenti. E’ proprio da qui che la scrittrice, trova l’ispirazione per la sua storia. Dopo aver realizzato di aver riportato alla luce un tesoro inestimabile inizia un’operazione di ricostruzione: prima familiare grazie ai racconti della madre e poi storica, infatti si reca nei luoghi pugliesi, in particolare a Lizzanello dove è riuscita ad ascoltare le testimonianze degli anziani del paese, che all’epoca bambini avevano conosciuto la portalettere Anna. La forestiera, come loro stessi la definivano, che ben presto seppe conquistare un posto nel cuore di tutti loro.

La portalettere è un romanzo intriso di storia, che fa conoscere la figura di una donna, una pioniera dell’emancipazione femminile che lotta per autodeterminarsi, che lascia il suo paese natio emigrando in Puglia, diventando la prima postina del meridione, riuscendo, con la sua intraprendenza, a fronteggiare tutti i pregiudizi del caso:

Carlo la fisso, sbalordito.                                                                                                                                                                                                 Antonio, invece, abbozzò un sorriso.                                                                                                                                                                       “Dai, Anna”, disse Carlo ridacchiando.                                                                                                                                                                   “Non è un lavoro da donne”.                                                                                                                                                                                “Cosa ci sarebbe di non adatto ad una donna?” ribatte lei, piccata.                                                                                                                      “È faticoso”, rispose lui.                                                                                                                                                                                              “In giro a piedi tutto il giorno, con la pioggia o con il sole.                                                                                                                                     Ci perderesti la salute. Siamo seri. Non esistono portalettere donna”                                                                                                                “Finora disse” Anna.

Per gli amanti del romanzo le sorprese non finiscono qui, infatti, i diritti del libro sono stati acquistati da La Lotus Production, società di produzione cinematografica e televisiva italiana, e presto diventerà una serie tv. Il best seller della Giannone, diventerà anche una fortunata trasposizione cinematografica? Considerando la tematica femminista tanto abusata in questo periodo, la risposta è affermativa. Nulla di di nuovo dunque, dall’universo dei premi letterari.

 

https://www.editricenord.it/libro/francesca-giannone-la-portalettere-9788842934844.html

 

 

 

Tellurica- Pino Genovese e Alberto Timossi in mostra alla Galleria d’Arte Moderna dal 14 luglio

Da venerdì 14 luglio fino a domenica 15 ottobre, la Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita Tellurica, mostra di Pino Genovese e Alberto Timossi. Il progetto presenta al pubblico due opere ambientali inedite, realizzate in coppia da entrambi gli artisti ed esposte insieme a un gruppo di fotografie che testimoniano momenti di cooperazione tra Genovese e Timossi, i quali, in questa circostanza, uniscono le caratteristiche dei rispettivi linguaggi.

L’esposizione si articola su tre diversi ambienti della Galleria d’Arte Moderna, andando dall’esterno all’interno. Ad aprire il percorso di visita, l’ingresso di via Crispi vede la collocazione della scultura Innesto, per poi passare alla serie fotografica visibile nel chiostro delle sculture che anticipa il chiostro-giardino, a sua volta luogo d’intervento per l’installazione Tellurica, da cui proviene il titolo del progetto. Tanto le fotografie quanto i due lavori ambientali consentono di osservare le possibilità di dialogo tra le materie distintive del lessico dei due artisti, ossia legno di recupero (Genovese) e PVC (Timossi), configurate giungendo a un suggestivo livello di uniformità che, al contempo, qualifica le soggettività.

La mostra raccorda le ricerche dei due autori a partire dalla predisposizione comune a operare nello spazio aperto, con interventi su scala ambientale. Sulla base di questa attitudine condivisa, Genovese e Timossi, per Tellurica, hanno eseguito due opere ex novo, nate dal connubio tra i loro alfabeti e ideate per conversare con il contesto che le accoglie. Nei lavori, la forza primigenia della natura si compenetra con le proprietà dell’artificio umano, modulandosi reciprocamente e in risposta all’architettura circostante. Ne deriva un’estetica composita, che rinnova aspetti disciplinari legati all’essenza stessa della scultura e alla sua declinazione in chiave installativa, riunendo dimensione arcaica e artefatto industriale, materia geofisica e materiale sintetico, modello naturale e antropizzazione.

 La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. A cura di Davide Silvioli.

 

 

Pino Genovese (Roma, 1953). Figlio d’arte, suo padre, lo scultore Rocco Genovese, lo segue nei primi insegnamenti del disegno e lo coinvolge nella fotografia di sue opere. Si diploma in design all’Istituto ISIA di Roma. Lavora nello studio di Lavinio, a contatto con la natura e il mare; suoi riferimenti e fonti di ispirazione. Dopo un periodo dedicato alla scultura, senza mai tralasciare il disegno, comincia a sperimentare l’installazione. La sensibilità verso la natura lo induce a creare opere che ne restituiscono una visione arcaica, ricorrendo a materiale recuperato in spiagge e nel sottobosco.

Ha esposto al Centro Luigi Di Sarro di Roma, al Museo Nitsch di Napoli, all’Area Archeologica di Satricum di Le Ferrerie (LT), all’Accademia Belgica di Roma. Suoi interventi ambientali sono in permanenza presso il Museo di Arte nella Natura di Opera Bosco, il Parco Internazionale di Scultura Contemporanea Sculture in Campo, il Parco Allestimenti di Arte Contemporanea Terra Arte.

Alberto Timossi (Napoli, 1965). Si è formato tra Genova e Carrara, dove ha frequentato la Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti. Lavora nel suo studio di Roma, dove, da qualche anno, conduce una personale ricerca sull’arte ambientale, realizzando installazioni scultoree con l’uso di materiali derivanti dall’edilizia. Dopo aver confrontato il proprio lavoro in vari contesti urbani, l’attenzione verso l’ambiente naturale, che si modifica in risposta ai processi di antropizzazione, costituisce il centro della sua pratica recente.

Ha esposto al Pastificio Cerere di Roma, alla Collezione Manzù di Ardea, al MUSMA di Matera, al Palazzo dei Consoli di Gubbio, alla Fondazione Orestiadi di Gibellina. Suoi interventi ambientali sono stati realizzati presso le cave Michelangelo di Carrara, il laghetto del Col d’Olen in Valle d’Aosta, il ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso, l’area sacra del Kothon sull’isoletta di Mozia.

‘Come d’aria’ della defunta scrittrice Ada D’Adamo vince il Premio Strega 2023

Ada D’Adamo vince il Premio Strega 2023 con il romanzo Come d’aria. La scrittrice deceduta il primo aprile del 2023 batte Rosella Postorino che con Mi limitavo a amare te (Feltrinelli) era la favorita alla vigilia. Un trionfo a sorpresa, e che vede affermarsi una vera e propria piccola casa editrice, Elliot, e per la dodicesima volta nella storia dello Strega una scrittrice (l’ultima era stata Helena Janeczek nel 2018 con  La ragazza con la Leica – Guanda).

“Come d’aria” è un memoir che non indulge molto in pietismo o vittimismo come tanti altri romanzi di questo genere, scritto in prima persona dalla D’Adamo rivolgendosi alla propria figlia affetta da una patologia totalmente invalidante, e parlando del proprio cancro terminale. Daria è la figlia, il cui destino è segnato sin dalla nascita da una mancata diagnosi. Ada è la madre, che sulla soglia dei cinquant’anni scopre di essersi ammalata. Questa scoperta diventa occasione per lei di rivolgersi direttamente alla figlia e raccontare la loro storia.

Tutto passa attraverso i corpi di Ada e Daria: fatiche quotidiane, rabbia, segreti, ma anche gioie inaspettate e momenti di infinita tenerezza.
Le parole attraversano il tempo, in un costante intreccio tra passato e presente.

Il dramma di Daria si intreccia con quello di Ada, che si ammala di tumore al seno, diffuso poi in tutto il corpo nonostante le terapie, e la sofferenza è tanto più intensa per la consapevolezza che <quando hai un figlio disabile cammini al posto suo, vedi al posto suo, prendi l’ascensore perché lui non può fare le scale, guidi la macchina perché lui non può salire sull’autobus. Diventi le sue mani e i suoi occhi, le sue gambe e la sua bocca. Ti sostituisci al suo cervello>.

E’ il racconto di una vita, fatta non solo di dolore , ma anche di interessi profondi, di rapporti familiari e amicali intensi. Un romanzo luminoso che non disturba il lettore, pieno di buoni sentimenti.

Sto guardando fuori dalla finestra. Giù in cortile, nel buio, un gatto cerca riparo dalla pioggia; è bagnato, infreddolito, spaventato. Una bestia sola nella tempesta…Quel gatto sono io.

Oscillando continuamente tra passato e presente, Ada racconta di una vita trascorsa tra ospedali, visite mediche, fisioterapia, battaglie quotidiane contro la cultura dello scarto. Tuttavia una domanda resta: può essere definito questo romanzo, “letteratura”? ll Premio Strega sta alzando l’asticella della qualità o continua sulla strada del calcolo (in riferimento alle premiazioni delle piccole case editrici), dei buoni sentimenti, del già letto?

Salone del Libro di Torino, o del posto al sole degli egoriferiti

Anche quest’anno il Salone internazionale del libro di Torino dimostra essere un altro salotto che lascerà tutto come prima: i soliti quattro nomi chiamati a gestirlo, un grigiume di assistenzialismo culturale che, con i soldi degli editori che per qualche ragione ignota ancora frequentano il salone, permette a queste figurine tutte postura e superbia, ma poco cervello ed originalità, di comprarsi le loro costosissime scarpe ortopediche artigianalmente cucite da immigrati palestinesi.

Il solo successo cui ambisce il salone è la presenza, la massa, indistinta e chic. Il che è anche emblematico della miseria intellettuale. L’elenco di incontri di questa fiera della vanità, che consente a questa massa indistinta di para-editoriali di campicchiare sulle macerie della cultura italiana con i soldi di editori, contribuenti e lettori, ha pochi eguali. Della serie: dobbiamo cercare di mettere dentro tutti quelli che contano, che sono nel giro.

Il Programma è sempre il medesimo ma con i libri nuovi, così i grandi editori accontentano gli autori, e i “lettori” possono mettersi in fila per ore per scattare una foto con il loro beniamino da mettere su Instagram.

Il salone del libro è una grande fabbrica, un parco giochi sempre più costoso in cui gli editori prenotano un giro di giostra ad autori egoriferiti che accorrono felici nella città dei Savoia dove si ascoltano attori che leggono qualcuno o qualcosa, Saviano e Michela Murgia che tengono omelie antifasciste, virostar, scrittrici che incontrano solo e soltanto donne con cui parla solo e soltanto di donne che hanno avuto le peggiori sciagure di questo mondo; Luciana Littizzetto che parla del suo futuro fuori dalla RAI.

Il Salone del libro di Torino ha tuttavia offerto anche un altro ridicolo spettacolo un paio di giorni fa: un drappello di fascistelli travestito da compagnucci ribelli ha impedito al ministro per le pari opportunità, Eugenia Roccella, di presentare il suo libro «Una famiglia radicale». Scandendo lo slogan «fuori i fascisti dal salone» hanno vietato un confronto pubblico. Roccella ha invitato i contestatori a spiegare le loro ragioni, dando una lezione di stile, ma naturalmente questi ultimi non ne hanno voluto sapere.

Ma la cultura non può avere a che fare con la destra, cosa c’entra un ministro di un governo di centro-destra o destra-centro con la cultura che si sa, è da sempre appannaggio della sinistra? Ha obiettato qualcuno.

Dipende.. Non è tutto oro quello che luccica, non tutto ha un valore, per quanto cercano di convincerti del contrario. Ci sono scrittori stati grandi scrittori conservatori in Italia; Tomasi di Lampedusa, Dino Buzzati, Giovannino Guareschi, Giuseppe Berto, Eugenio Corti, Guido Morselli, Carlo Alianello, Carlo Sgorlon. È la sinistra che è malata, ed è malata perché è la sua piattaforma “intellettuale” che fa acqua dappertutto. Ad esempio, nel momento in cui cerchi di analizzare la politica in modo “intellettuale”, molto probabilmente sei di sinistra, mosso da quello che Hegel chiamava il lavoro del negativo. Fai domande e offri risposte in linea con la teoria, semplicistiche, capaci di farti illudere di essere quasi un intellettuale, un illuminato capace di leggere la realtà. Ma il negativo persiste, persiste in libreria tra gli attivisti  attivisti antifascisti perditempo, assetati di potere (ovviamente indottrinati) e come scrisse William Blake; “La mano della vendetta trovò il letto dove fuggì il tiranno viola, la mano di ferro schiacciò la testa del tiranno e divenne tiranno al suo posto.”

Ecco il vero destino della sinistra, sempre e per sempre, incline a distruggere, incapace di conservare e non portata a creare, con il cuore pieno di lavoro del negativo.

La cultura è anche comprendere che le opinioni sono diverse. Si contesta dialogando, non silenziando.

 

Salone del libro: il solaio degli egoriferiti. Non vi sopporta più nessuno – Pangea

Il giornalismo letterario al servizio della libertà. Sull’asse Napoli-Caen un progetto di studio e ricerca sulle opere di Alexandre Dumas in Italia

“Il giornalismo letterario di Dumas sta essenzialmente nel fatto che non si tratta solo di un giornalismo d’informazione ma di approfondimenti attraverso opinioni e servizi curati con una lingua e una scrittura fluida, che coinvolge il lettore e che promuove i grandi ideali: dalla democrazia alla libertà“. Così Alvio Patierno, docente di Letteratura francese all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, presenta alcuni dei temi del progetto di studio e di ricerca su “L’impresa giornalistica e letteraria di Dumas in Italia”.

Un progetto biennale che l’Ateneo napoletano porterà avanti fino al 2024 insieme con l’Università francese di Caen grazie al finanziamento dell’Università Italo-Francese di Torino nell’ambito del bando “Due Cattedre Italo-Francesi”. Un progetto di studio e ricerca che prevede innanzitutto la mobilità dei docenti (visiting professor tra le due Università) e la mobilità degli studenti per soggiorni di ricerca ed anche occasioni di incontri e riflessioni come la giornata di studi si svolgerà venerdì 19 maggio all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e sarà dedicata al tema “Dumas al crocevia tra storia, letteratura e giornalismo”.

Il convegno, organizzato anche con l’Istituto Francese di Napoli, si aprirà alle 9.45 nella Biblioteca Pagliara del Suor Orsola con gli interventi del Rettore, Lucio d’Alessandro e del Console generale di Francia a Napoli, Madame Lise Moutoumalaya (programma completo degli interventi su www.unisob.na.it/eventi). Nella sessione del mattino spazio alle riflessioni sul contesto storico- letterario negli anni dell’Unità d’Italia. Nel pomeriggio le riflessioni sul giornalismo letterario di Dumas, sul giornale quale vetrina della sua opera narrativa e sull’opera narrativa al servizio della vendita del giornale.

“È ancora oggi un importante caso di studio “L’Indipendente” fondato a Napoli nel 1860 da Dumas a sostegno della spedizione garibaldina e dell’Unità d’Italia”, spiega il prof. Patierno. Dell’Indipendente di Dumas (1860-1876) ci sono solo due copie cartacee nelle Biblioteche nazionali di Napoli e di Roma, ma molti articoli si trovano anche online grazie ai lavori di digitalizzazione da parte della studiosa Sarah Mombert. “Il giornale era nato – racconta il Prof. Patierno – con la volontà di Garibaldi e di Dumas di creare uno strumento al servizio dell’impegno per la libertà. La struttura di quel giornale politico e letterario è ancora oggi attuale: scritto in francese e tradotto di notte in italiano da vari collaboratori, tra cui il giovane Eugenio Torelli (futuro direttore del Corriere della Sera), l’Indipendente di Dumas offriva (unico caso in assoluto) due romanzi d’appendice di cui Dumas era maestro, notizie internazionali, rubriche varie e una politica di marketing e di pubblicità molto forte (vendita di gadget associati al giornale, supplementi e brochure, merchandising). Grande spazio era riservato alle arti: teatro, musica, pittura. Un caso esemplare da studiare ancora oggi per allungare il futuro ai giornali cartacei.”.

 

Programma completo del convegno su www.unisob.na.it/eventi

Premio Letterario L’Avvelenata edizione 2023

Il “Premio Letterario L’Avvelenata” è un concorso letterario nazionale, di seguito “il Concorso”, che mira a valorizzare la cultura attraverso l’arte e la scrittura, fondato al fine di premiare e promuovere le migliori opere presentate. Il bando ha lo scopo di creare momenti di confronto e di approfondimento su temi sociali e culturali, nonché di intrecciare nuove reti di connessioni editoriali e artistiche sul territorio.

Questo Premio è dedicato alle parole, alle immagini e ai sentimenti di creative e creativi di ogni età, al fine di condividere emozioni e dialogare attraverso la sensibilità artistica e intellettuale di ciascuno.

Il Concorso ha il Patrocinio Culturale di WikiPoesia; ed è creato in collaborazione con Salmace, Bomarscé, Crocevia, Pessime Idee, Tlon, Scuola Romana dei Fumetti, RISME, Penelope Story Lab, Il Menu della Poesia, Poetesse: Donne da Ricordare, L’indi, Lo Spazio Bianco, Spoken Poetry Slam, Cusano Media Group, Radio Zainet e AĒ Autori. Presidenti di Giuria: Daniele Mencarelli – vincitore Premio Strega Giovani 2020, Alessandra Carati – finalista Premio Strega 2022 e Paolo Zardi – candidato Premio Strega 2015 e 2021.

REGOLAMENTO

1. MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
1.1 Il Concorso è a tema libero. Si può partecipare con racconti, poesie, romanzi e fumetti (di seguito “le Opere”). Non è previsto un numero massimo di Opere da poter inviare. Le Opere possono essere inedite o edite in base alla sezione.

1.2 Possono partecipare autori e autrici di tutte le età, italiani e stranieri.

1.3 Le Opere delle sezioni B, C e D di seguito riportate potranno avere già ottenuto riconoscimenti e premi in analoghi concorsi letterari o risultare pubblicate in siti o antologie, sempre che l’autore/autrice sia titolare dei Diritti d’Autore e comunque sollevando l’Associazione da qualunque responsabilità in merito.

1.4 Il Concorso si compone di più sezioni:

❖ SEZIONE A – Racconto Inedito Ogni Autore/Autrice, di qualsiasi età, può partecipare con uno o più racconti. Lingue ammesse: italiano e qualsiasi altra lingua o dialetto purché ne segua la traduzione in italiano. Sono ammessi racconti anche in forma di fiaba o di lettera. Il racconto deve comporsi di massimo 20.000 caratteri spazi compresi (è consentito margine di tolleranza a giudizio della giuria).

❖ SEZIONE B – Racconto Edito Ogni Autore/Autrice, di qualsiasi età, può partecipare con uno o più racconti. Lingue ammesse: italiano e qualsiasi altra lingua o dialetto purché ne segua la traduzione in italiano. Sono ammessi racconti anche in forma di fiaba o di lettera. Il racconto deve comporsi di massimo 20.000 caratteri spazi compresi (è consentito margine di tolleranza a giudizio della giuria).

❖ SEZIONE C – Poesia Edita e Inedita Ogni Autore/Autrice, di qualsiasi età, può partecipare con una o più poesie. Libertà di stile e di metrica. Lunghezza massima 50 versi (è consentito margine di tolleranza a giudizio della giuria). Lingue ammesse: italiano e qualsiasi altra lingua o dialetto purché ne segua la traduzione in italiano.

❖ SEZIONE D – Fumetto Edito e Inedito Ogni Autore/Autrice, di qualsiasi età, può partecipare con una o più storie. Ogni storia a fumetti può essere composta da un massimo di quattro tavole, a tema libero, di autore unico (sceneggiatore e disegnatore). Lingue ammesse: italiano e qualsiasi altra lingua o dialetto purché ne segua la traduzione in italiano.

❖ SEZIONE E – Romanzo Inedito Ogni Autore/Autrice, di qualsiasi età, può partecipare con un solo romanzo di genere giallo. Lingue ammesse: italiano. Il romanzo deve comporsi di massimo 180.000 caratteri spazi compresi (è consentito margine di tolleranza a giudizio della giuria).

Per maggiori info: Bando 2023 – II ed. Premio Letterario L’Avvelenata (1).pdf

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