Al via la prima edizione del Premio Letterario Scaramuzza a Parma

Nell’anno in cui Parma, città di artisti e letterati, è eletta a Capitale Italiana della Cultura, coinvolgendo tutto il territorio parmense, è occasione per dare avvio nel Comune di Sissa Trecasali alla prima edizione di un concorso letterario intitolato ad un illustre personaggio, pittore e poeta, nato proprio a Sissa nel 1803, Francesco Scaramuzza.

La peculiarità di questo concorso letterario è quello di avere ogni anno una tematica diversa. Il tema di quest’anno è: “Ispirandosi alla figura di Maria Luigia D’Austria, Duchessa di Parma”, figlia primogenita dell’arciduca Francesco (dal 1792 imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Francesco II e dal 1804 imperatore d’Austria con il nome di Francesco I) e di Maria Teresa di Borbone Napoli. I libri, o racconti, non devono essere necessariamente a carattere storico ma possono essere storie di fantasia, di qualsiasi genere letterario; la figura della duchessa è da intendersi come pura ispirazione. Così pure per quanto riguarda la poesia.
Il concorso si rivolge a scrittrici e poetesse, donne, e destinato ad adolescenti.

Il Premio Letterario Scaramuzza è nato da un’idea dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Sissa Trecasali, la sua gestione e realizzazione è stata affidata all’Associazione Parma OperArt APS dall’Amministrazione Comunale stessa. La Giuria sarà composta dai membri della Commissione Pari Opportunità del Comune di Sissa Trecasali e da alcune personalità del mondo letterario nazionale. La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nel mese di dicembre 2020 presso il Teatro “G. Ferrari Burattinaio” loc. Sissa.

Il premio letterario prevede due sezioni: Editi e inediti. La sezione “editi” è relativa alle opere pubblicate di narrativa di ogni genere (thriller, rosa, giallo, saggistica, storico, ecc) che siano ispirate alla Duchessa Maria Luigia d’Austria, imperatrice dei Francesi e regina d’Italia  ad eccezione di racconti e testi teatrali. Sono ammessi solo libri editi nel biennio 2018-2020. La sezione “inediti” è dedicata a racconti ispirati al tema oggetto del bando. E’ ammesso qualsiasi genere: thriller, rosa, giallo, storico o altro. Le raccolte di poesie possono essere “edite” o “inedite”.

 

Il Salone internazionale del libro di Torino 2020 parte oggi con un’edizione straordinaria

Il Salone Internazionale del libro di Torino 2020 diventa Salone del libro extra. A causa dell’emergenza Coronavirus, le porte del complesso fieristico Lingotto Fiere, che avrebbe dovuto ospitare la 33esima edizione della manifestazione culturale resteranno chiuse. In attesa di tornare nella sua veste abituale si è pensato a questo nuovo modo per raggiungere gli appassionati e i lettori: sarà, infatti, il salone ad entrare nelle case per far respirare ugualmente la magia dell’evento. Con lo slogan Non si legge solo sui libri il Salone  inaugura un’edizione streaming, dedicata alle vittime della pandemia e a tutti coloro impegnati in prima linea.

Si parte oggi  fino al 17 maggio. Quattro giornate di eventi gratuiti trasmessi sul sito del salone. Un ricco programma 60 incontri e 140 ospiti nazionali ed internazionali. Un appiglio per reagire a questo periodo di  crisi attraverso la cultura e la condivisione.

Il tema della 33esima edizione è Altre forme di vita. Nella locandina, della promettente illustratrice italiana Mara Cerri, c’è la mutazione di un pesce in un uomo con lo sguardo rivolto verso un libro. Infatti qual è il migliore strumento, se non un libro, per immaginare il futuro e narrare i cambiamenti?

La mission tradizionale dell’evento era quello di  fantasticare sulla fisionomia umana negli anni a venire. Con l’emergenza Covid tutto si è ridimensionato. Al centro del Salone ora ci sono le nuove forme di vita che si sono sviluppate, la nuova dimensione del presente e il continuo interrogarsi sul futuro.

Salone del libro Extra: tutti gli appuntamenti e gli ospiti

Si inizia oggi alle 19:00 con la lezione inaugurale “Conseguenze in attesa” di Alessandro Barbero. Lo storico, in diretta dalla mole Antonelliana, illustrerà come l’umanità, nella storia, abbia affrontato le catastrofi.

Si proseguirà il 16 con altri illustri ospiti: Joseph E. Stiglitz, Salman Rushdie; Samantha Cristoforetti, Catherine Camus con Paolo Flores d’Arcais e Roberto Saviano, Annie Ernaux col suo traduttore Lorenzo Flabbi. E poi Jovanotti, Vinicio Capossela, M¥SS Keta e Michela Giraud, Linus, Dacia Maraini, Ezio Mauro, Lilli Gruber con Barbara Stefanelli, Francesco Piccolo, Maurizio De Giovanni con Franco Di Mare, Paolo Cognetti con Gabrielle Filteau-Chiba

Domenica 17 il direttore del Salone Nicola Lagioia e Marco Pautasso condurranno una maratona live, dove interverranno Massimo Giannini, Roberto Saviano, Alessandro Baricco, Padre Bianchi, Massimo Gramellini ,Carlo Rovelli, Zerocalcare, Paolo Giordano, Teresa Ciabatti e Silvia Avallone, Esperance Ripanti. Mariangela Gualtieri e Fabrizio Gifuni e Arturo Brachetti. In più  performance musicali con Francesco Bianconi, Levante, Eugenio in Via Di Gioia, Perturbazione, Fabrizio Bosso, Spiritual Trio.

Gli incontri, i reading e le lezioni potranno essere visualizzate in diretta o in streaming collegandosi al sito del salone e ai canali social afferenti di facebook, instagram e twitter.

Un tour di cultura messa in campo grazie alla collaborazione di molti enti: un progetto della città di Torino e della fondazione Circolo dei lettori in concerto con la regione Piemonte, il Mibac, la Camera di Commercio, Intesa San Paolo, i partner commerciali e la Rai come main media partner.

Il calendario con gli appuntamenti giornalieri e gli orari è visibile sul sito al link: https://www.salonelibro.it/ita/saltoextra

Salone del libro extra: il SalTo Diventì e #Saltoinlibreria

Il Salone Extra dà spazio anche alle nuove generazioni. In programma anche il SalTo Diventì, la sezione del  Salone dedicata ai giovani, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo in collaborazione con Torino Rete Libri e Bookblog.

Dirette radiofoniche e live da tutto il mondo con autorevoli scrittori come Amitav Ghosh, André Aciman, Bernard Friot e Chen Jiang Hong, Katherine Rundell , Huck Scarry, figlio del celebre Richard. Oltre a scienziati e divulgatori come Elisa Palazzi e Federico Taddia. Un’occasione per far incontrare studenti di ogni ordine e grado e riunirli attorno ai libri e alle parole e per ragionare su ciò che è successo in queste ultime settimane.

Diventa virtuale anche l’incontro con gli editori. Infatti ognuno, ispirandosi ai temi e agli autori  presenterà le novità dei cataloghi grazie alla condivisione della copertina del cosiddetto Libro della ripartenza. Librai ed editori potranno pensare ad una libera reinterpretazione del programma, con vetrine dedicate, letture, ed iniziative di vario tipo da promuovere utilizzando i social media con gli hashtag  #SalToInLibreria. Tutte le vetrine più belle saranno pubblicate sul sito del salone.

Il Salone del libro digitale e solidale in attesa dell’edizione autunnale

Il salone del libro extra non sarà solo un appuntamento con  libri, autori, scrittori e personaggi autorevoli  ma anche con la solidarietà. Due sono le campagne per la raccolta fondi  promosse dalla Regione Piemonte e della Città di Torino: “Sostegno emergenza Coronavirus” e “Insieme possiamo farcela”.

In una delle ore più buie, confuse e dolorose per il nostro paese e per il mondo intero, il gruppo di lavoro del Salone Internazionale del Libro di Torino ha fatto un sogno: riunire alcune delle migliori menti del pianeta per ragionare insieme su ciò che sta accadendo. Così, ci daremo ancora una volta appuntamento intorno al focolare del Salone. Nel nome della solidarietà, della condivisione, dell’amicizia. Se faremo scattare in noi quell’antica scintilla, ne sapremo molto di più, e allora sapremo anche di avere un futuro. Con questa edizione straordinaria prende il via un percorso di attività online che accompagnerà la grande comunità del Salone, editori e lettori, all’edizione autunnale: presentazioni editoriali, rubriche di approfondimento culturale, e nuovi format per il racconto digitale del mondo dei libri e della cultura”  ha dichiarato il Direttore Artistico del Salone del Libro Nicola Lagioia.

A proposito di trasformazioni assistiamo quest’anno ad un’altra forma del salone del Libro. Diversa nello spazio ma non nella sostanza. Perché la scoperta, la curiosità, la condivisione, il sapere e  soprattutto la cultura si sviluppano laddove c’è un terreno fertile, a prescindere dagli spazi e dai confini Ed è proprio questa la pura magia.

 

Giornata mondiale del libro: origine, leggende e festeggiamenti

Oggi ricorre la 25esima Giornata mondiale del libro e de diritto d’autore. Ad istituire questa festa l’Unesco. Dal 1996, infatti, ogni anno, il 23 Aprile tutto il mondo festeggia questa ricorrenza. Una manifestazione culturale per celebrare il mondo dei libri e della letteratura. Un appuntamento importante per riscoprire il piacere della lettura e aggiungere nuovi appassionati alla cerchia dei lettori.

 

La leggenda di San Giorgio e la Giornata mondiale del libro e della rosa

La giornata mondiale del libro e del diritto d’autore è conosciuta anche come la Giornata mondiale del libro e delle rose. Ma perchè si chiama così e perché è stato scelto proprio il 23 Aprile?

Il 23 Aprile si festeggia San Giorgio. La storia della vita di San Giorgio è ricca di leggende.

Una della più celebri è contenuta nella Legenda Aurea, una raccolta di biografie angiografiche del medioevo scritta in latino dal vescovo Jacopo da Verazze.

In essa si racconta che in una città della Libia di nome Selem vi fosse uno stagno di grandi dimensioni in cui si nascondeva un drago che, con il suo fiato, era in grado di uccidere chiunque. Per placare la sua ira e sopravvivere gli abitanti del posto erano soliti offrirgli due pecore ogni giorno; ben presto, però, i capi di bestiame iniziarono a diventare pochi, e così il popolo decise che l’offerta quotidiana dovesse essere composta da una pecora e un giovane estratto a sorte.

Un giorno, a essere estratta fu la principessa Silene, la giovane figlia del re Silene. Ella mentre procedeva incontro al suo infausto destino si imbatté in Giorgio, un giovane cavaliere che promise alla ragazza di salvarla.

Disse, quindi, alla principessa di avvolgere al collo del drago la sua cintura, senza timore: e, in effetti, così facendo la fanciulla riuscì a convincere la bestia a seguirla verso la città. La popolazione fu sorpresa nell’osservare il drago così vicino, ma ci pensò Giorgio a infondere loro fiducia, riferendo che era stato Dio a mandarlo ivi per sconfiggere l’ira del drago: il mostro sarebbe stato ucciso solo se gli abitanti avessero abbracciato il cristianesimo e si fossero fatti battezzare. Così avvenne: la popolazione si convertì, e anche il re; il cavaliere Giorgio uccise il drago, il quale fu trascinato da otto buoi e portato fuori dalla città.

Le gesta del cavaliere non sono rintracciabili solo nell’angiografia. Un’altra leggenda risale al XVI secolo ed è ambientata a Mont Blanc, nel medievo.

Questa versione è molto simile a quella della vita del santo. La storia si conclude in maniera diversa: il cavaliere salva la principessa , uccidendo il drago. Dal suo sangue nasce un roseto. Il cavaliere raccoglie una rosa e la dona alla principessa.

Da questa antica e romantica leggenda, traggono origine le festività dedicate a San Giorgio, San Jordi, a Barcellona, ed in tutta la la Catalogna. San Jordi diventa la festa degli innamorati : in origine gli uomini erano soliti regalare alle proprie amate delle rose rosse, insieme ad una spiga, simbolo di fecondità.

E i libri che c’entrano? Un libraio di Barcellona, Vincent Clavel Andrés, nel 1923, afferma che il 23 Aprile non poteva essere celebrata solo per festeggiare l’amore, ma anche la letteratura. Perché in quella data sono venuti a mancare due collossi della letteratura: Miguel de Cervantes e William Shakespeare.

Da allora il 23 Aprile si festeggia in tutta la Catalogna la giornata mondiale del libro e della rosa. Inizialmente gli uomini regalano una rosa e le donne rispondono con un libro.

Oggi invece ci si scambia vicendevolmente libri e rose. Anche i librai donano il fiore per ogni libro venduto durante la festa.

Dalla Giornata del libro e delle rose alla Giornata mondiale del libro e dei diritti d’autore

Nel 1930 la 28a sessione della conferenza generale dell’Unesco decide di portare a livello internazionale l’idea di Clavel e proclama il 23 Aprile come la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. In più aggiunge altri nomi all’elenco di scrittori legati alla data del 23 aprile: Inca Garcilaso de la Vega e Josep Pia, morti in quella data ma anche le nascite Maurice Druon, il russo Vladimir Nabokov, il colombiano Manuel Mej ía Vallejo e il premio nobel islandese Halldór Laxness.

Oggi a causa dell’emergenza del coronavirus, i festeggiamenti per celebrare la ricorrenza potranno essere solo virtuali. Una Maratona di interventi critici, letture e analisi di alcuni dei passi più belli della letteratura è stata organizzata dal Miur e dalla Fondazione de Sanctis. Una staffetta per giovani e adulti, un tributo al libro e agli autori. Perché come scriveva Inge Feltrinelli “I libri sono tutto. I libri sono la vita” 

 

La quarantena con la cultura: le iniziative dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli

Arte, cinema, letteratura e teatro. Ma anche l’attualità dei cambiamenti dell’economia e del diritto al tempo dell’emergenza coronavirus. C’è tutto l’universo culturale dei tanti settori formativi dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, la più antica libera Università italiana, nel suo piano straordinario di eventi culturali online denominato “La quarantena con la cultura”.

“In un momento di grande difficoltà per l’Italia e per il mondo in generale – spiega il Rettore Lucio d’Alessandro nel quale l’emergenza sanitaria in atto ha portato anche alla necessaria chiusura dei tanti luoghi della cultura del Paese (dai teatri ai musei, dalle scuole alle università) l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, da sempre particolarmente attiva nell’animazione culturale del territorio, ha pensato, oltre ad un piano straordinario di didattica online per i suoi studenti, di mettere a disposizione dell’intera comunità globale attraverso la rete internet una programmazione quotidiana di ‘pillole di passioni culturali’ realizzate dai suoi docenti, e in qualche caso dai suoi dipendenti, e disponibili gratuitamente ‘on demand’ per tutti”.

L’appuntamento quotidiano sul Canale You Tube del Suor Orsola (www.youtube.com/unisobna) e sui diversi canali social dell’Ateneo prenderà il via stasera alle 21.30 con la prima puntata di “Marmi ‘caldi’ di storia e di vita”, un viaggio virtuale curato dallo storico dell’arte Pierluigi Leone de Castris, tra le grandi bellezze meno conosciute del patrimonio storico artistico napoletano che celano dietro i loro marmi personaggi e storie ricchi di fascino. Si partirà dalla Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia e dalle storie che trasudano dal sepolcro della regina Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angiò.

Sul canale You Tube del Suor Orsola è già online, come introduzione alla rassegna e alla sua ‘mission’ culturale, l’intervento di Paola Villani (https://www.youtube.com/watch?v=JJE7SDKsEk0&t=79s), direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche del Suor Orsola, dedicato a “Letteratura e felicità: curare con i libri”, la prima delle quaranta ‘pillole’ di conferenze programmate fino al 10 Maggio, seppur con la speranza, come evidenzia il Rettore d’Alessandro, “di riaprire anche prima le nostre sale dell’antica cittadella di Suor Orsola che lo scorso anno hanno ospitato oltre 200 eventi culturali in presenza così come ci piace fare e come speriamo di tornare presto a fare”.

L’intervento introduttivo di Paola Villani (che anticipa una serie di ‘lezioni’ quanto mai utili anche per i tanti studenti delle scuole italiane che in questi giorni si trovano a studiare forzatamente a casa) è un breve viaggio nell’attuale dibattito sulla ‘letteratura necessaria’, sulla letteratura che cura, che aiuta a essere felici e soprattutto che permette all’uomo di adattarsi all’ambiente e vincere la realtà senza farsene sopraffare. Un viaggio suggestivo fatto insieme con Madame Bovary, Anna Karenina o il principe Myškin, compagni di un viaggio al confine tra realtà e finzione.

Tra le pillole di conferenze più interessanti già in palinsesto per i prossimi giorni ci saranno gli interventi del filosofo Gennaro Carillo su “Cinema e Peste” e su “Achille e l’ambivalenza dell’eroe”, le riflessioni quanto mai attuali del giuslavorista Luca Calcaterra su “Emergenza sanitaria e crisi economica al tempo del Coronavirus” e su “Lo Smart working: da necessità ad occasione”, gli approfondimenti dell’italianista Gianluca Genovese su “Retorica e fake news tra cinema e letteratura” e su “I capolavori letterari nati in clausura” e due suggestivi parallelismi tra il mondo del diritto e quello della cultura curati dalla giurista Carla Acocella e dedicati a “La Peste di Camus al tempo del Coronavirus” e “Raffaello e le radici del diritto”.

Molti di questi contributi saranno strutturati anche e soprattutto come pratici consigli di lettura o di visioni cinematografiche per questi giorni di ‘clausura’ causati dalle restrizioni previste dal governo per limitari i rischi del contagio da coronavirus. “Uno dei miei interventi – evidenzia Gianluca Genovese, presidente del Corso di Laurea in Lingue e culture moderne del Suor Orsola – che disegna un breve itinerario tra i classici della letteratura concepiti da autori in reclusione, tra isolamento imposto e claustrofilia, è anche un piccolo catalogo di letture possibili nella distensione di questo tempo sospeso: dalla Città del sole di Tommaso Campanella ai Dialoghi di Torquato Tasso, dalle Poesie di Emily Dickinson alla Recherche di Marcel Proust”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la ‘lezione’ di cinema di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico del Suor Orsola. “Il cinema – evidenzia Carillo – sin dalle sue origini ha raccontato spesso le grandi catastrofi. Ecco allora che ho voluto proporre una riflessione su tre film (“L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel, “La maschera della morte rossa” di Roger Corman e “Lo squalo“, di Steven Spielberg) tra loro molto dissimili, ma capaci, oltre a cogliere lo spirito del proprio tempo, di aiutare a riflettere, in modo oggi molto attuale, sui diversi meccanismi della paura”.

‘Dantedì’: Una giornata per celebrare Dante, il “Sommo Poeta” e la nostra identità

A partire dall’anno corrente, il 25 marzo non sarà più considerato un giorno qualunque. Il Ministero dei Beni Culturali ha istituito nella sunnotata data il Dantedì, giornata dedicata alla celebrazione del “Sommo Poeta” Dante Alighieri. Infatti, proprio nel 2021, ricorrerà il 700esimo anniversario della morte del “padre della lingua italiana”.  In occasione di questa festa letteraria ognuno di noi è invitato a partecipare e a dare il proprio contributo. In che modo? Leggendo, “postando” sui social, declamando, o semplicemente citando i meravigliosi versi che hanno unito milioni di generazioni e che continueranno ad unirle anche in questo momento non facile. Permettendo a tutti di farsi avvolgere dal potere eternante della poesia in un unico abbraccio collettivo, dal sapore “familiare”.

Sarebbe tuttavia impossibile riportare l’opera dantesca, intera e meravigliosa, per cui saranno di seguito scelti per ogni cantica, alcuni versi che, leggeremo insieme virtualmente, cercando di onorare, nel nostro piccolo un poeta di enorme levatura.

Inferno: l’incontro con i due amanti “maledetti” Paolo e Francesca.

Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.                 102                     

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.                    105

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.                                 108

(Inferno, canto V, vv. 100-108).

Quando leggemmo il disiato riso                                   
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,                             135
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.                     138

(Inferno, canto V, vv. 133-138).

Chi non ha mai studiato questi versi soavi a scuola?

Le parole di Francesca trasudano amore e passione per Paolo, suo cognato. Un amore tortuoso e fedifrago, nato per caso, leggendo il romanzo di Lancillotto. Ma come dice Francesca “chi è amato non può non ricambiare amore” quello stesso amore che li ha eternamente condannati.

Purgatorio: Dante e il “dolce stil novo”.

Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore        
trasse le nove rime, cominciando
Donne ch’avete intelletto d’amore‘».                             51

E io a lui: «I’ mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’e’ ditta dentro vo significando».                                  54

«O frate, issa vegg’ io», diss’ elli, «il nodo
che ‘l Notaro e Guittone e me ritenne
di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo!                                  57

(Purgatorio, canto XXIV, vv. 49-57).

quand’ io odo nomar sé stesso il padre
mio e de li altri miei miglior che mai
rime d’amore usar dolci e leggiadre;                              99

(Purgatorio, canto XXVI, vv. 97-99).

Nel XXIV canto del Purgatorio Bonagiunta Orbicciani da Lucca (notaio e poeta lucchese) presenta Dante come “colui che fore trasse le nove rime, cominciando ‘Donne ch’avete intelletto d’amore’” indicando nella canzone del poeta fiorentino il manifesto del “dolce stil novo” dantesco, e di conseguenza Dante stesso, come seguace di questo nuovo stile poetico, inaugurato da Guido Guinizzelli (poeta bolognese) con la canzone “Al cor gentil rempaira sempre amore”. Dante, di fatti, nel canto XXVI, indica proprio lo stesso Guinizzelli come “il padre meo e de li altri miei miglior che mai rime d’amor usar dolci e leggiadre.” Inoltre Bonagiunta specifica di trovarsi da una parte opposta del “nodo” di questa nuova poetica e quindi di non farne parte insieme a Iacopo da Lentini (il Notaro, esponente della Scuola siciliana) e Guittone d’Arezzo (in seguito Fra Guittone, esponente della cosiddetta “Scuola toscana”).

Paradiso: San Bernardo e la Preghiera alla Vergine

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,                                     3

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.                                     6

(Paradiso, canto XXXIII, vv. 1-6).

Or questi, che da l’infima lacuna
de l’universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,                                            24

supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute.                                             27

E io, che mai per mio veder non arsi
più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,                           30

perché tu ogne nube li disleghi
di sua mortalità co’ prieghi tuoi,
sì che ‘l sommo piacer li si dispieghi.                               33

(Paradiso, canto XXXIII, vv. 22-33).

O somma luce che tanto ti levi
da’ concetti mortali, a la mia mente
ripresta un poco di quel che parevi,                                69

e fa la lingua mia tanto possente,
ch’una favilla sol de la tua gloria
possa lasciare a la futura gente;                                       72

ché, per tornare alquanto a mia memoria
e per sonare un poco in questi versi,
più si conceperà di tua vittoria.                                         75

(Paradiso, canto XXXIII, vv. 67-75).

ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.                            141

A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,                              144

l’amor che move il sole e l’altre stelle.

(Paradiso, canto XXXIII, vv. 139-145).

Il canto conclusivo si apre con un’emozionante preghiera alla Vergine Maria da parte di San Bernardo con cui il santo intercede affinché anche Dante possa assistere alla visione di Dio, e che la Madre possa liberarlo dagli impedimenti terreni. Il Santo riesce nel suo intento e Dante visibilmente commosso volge lo sguardo verso l’alto per contemplare la suprema beatitudine. Sebbene il poeta sia umano, e quindi la “memoria non può seguire l’intelletto”, prega la luce divina affinché possa ricordare questo mirabile evento e possa tramandare alle generazioni future almeno un barlume della gloria divina. Il suo desiderio viene esaudito da un’improvvisa folgorazione che lo rende degno di comprendere Dio e di conoscere l’amore divino che “move il sole e l’altre stelle”.

‘Capolavori della Johannesburg Art Gallery Dagli Impressionisti a Picasso’ in mostra al Forte di Bard

Capolavori della Johannesburg Art Gallery. Dagli Impressionisti a Picasso, a cura di Simona Bartolena, è la mostra che il Forte di Bard ospiterà dal 14 febbraio al 2 giugno 2020. In esposizione, una selezione di 64 opere dallo straordinario valore artistico, provenienti dalla Johannesburg Art Gallery, il principale museo d’arte del continente africano.

La collezione nel suo insieme conta oltre cento opere tra olii, acquerelli e grafiche, che portano la firma di alcuni dei grandi maestri della scena artistica internazionale tra Ottocento e Novecento, da Degas a Dante Gabriel Rossetti, da Corot a Boudin e Courbet, da Monet a Van Gogh, da Mancini a Signac, da Picasso a Bacon, Liechtenstein e Warhol, fino ai più recenti protagonisti del panorama artistico sudafricano, primo fra tutti William Kentridge. Una serie inaspettata di capolavori che permettono di percorrere un vero e proprio viaggio nella storia dell’arte del XIX e XX secolo, spaziando dall’Europa agli Stati Uniti, fino al Sudafrica.

L’esposizione al Forte di Bard inizia con un’opera di Antonio Mancini, un ritratto a Lady Florence Phillips, fondatrice della Johannesburg Art Gallery e prosegue con le opere dell’Ottocento inglese tra cui i lavori del grande protagonista del romanticismo britannico Joseph Mallord William Turner, dei Preraffaelliti Dante Gabriel Rossetti e John Everett Millais e di Sir Lawrence Alma-Tadema.

Un nucleo di opere francesi della seconda metà dell’Ottocento sono le protagoniste della sala successiva: in esposizione la veduta delle falesie normanne di Étretat di Gustave Courbet, un piccolo gioiello che ben rappresenta la fase più vicina ai barbizonniers di Camille Corot e opere di François Millet e Henri-Joseph Harpignie.

Il percorso continua con la straordinaria novità del linguaggio impressionista delle opere di Monet, Sisley, Degas e Guillaumin e con alcuni protagonisti della scena postimpressionista, artisti che seppero prendere le distanze dalla lezione di Monet e compagni, suggerendo nuove ipotesi espressive e nuove strade alle generazioni successive. Notevole spazio ha in mostra il pointillisme, lo stile nato dalla radicalizzazione delle teorie impressioniste, grazie alla presenza di due capolavori di Paul Signac (un acquerello e lo splendido La Rochelle), un paesaggio di Lucien Pissarro, figlio dell’impressionista Camille, in bilico tra nuove ricerche e memorie della pittura paterna, e un importante lavoro di Henri Le Sidaner.

Segnano, invece, il passaggio al XX secolo i disegni di due grandi scultori: Auguste Rodin e Aristide Maillol. L’arrivo nelle collezioni della Johannesburg Art Gallery di opere datate al Novecento è piuttosto tardivo grazie ad acquisizioni e donazioni successive. In mostra, al rigore del ritorno a una figurazione dagli accenti tradizionali di André Derain fanno da contrappunto l’approccio già avanguardista di Ossip Zadkine, in bilico tra sintesi cubista e recupero di una rinnovata solidità classica, e l’inconfondibile eleganza del segno di Amedeo Modigliani. Quattro grafiche e una significativa Testa di Arlecchino a matita e pastello raccontano la ricerca di Pablo Picasso.

Il percorso nelle avanguardie prosegue con la ricerca sensuale e luminosa di Henri Matisse, presente in mostra con tre notevoli litografie.
La collezione storica dedicata al secondo Novecento è frutto di acquisizioni e donazioni recenti e comprende, oltre che lavori di artisti locali, anche opere di europei e statunitensi. La mostra ne ospita quattro significativi esempi: un tormentato ritratto maschile di Francis Bacon, un intenso carboncino di Henry Moore, e due capolavori pop di Roy Lichtenstein e Andy Warhol.

L’ultima sezione della mostra è dedicata all’arte africana contemporanea che ricopre un ruolo importante nel percorso espositivo: una vera scoperta, un’occasione per incontrare una realtà pittorica ben poco nota al pubblico europeo.

La collezione della Johannesburg Art Gallery 

Aperta al pubblico nel 1910, la Johannesburg Art Gallery è il principale museo d’arte del continente africano e ospita una collezione di altissima qualità.

Principale protagonista della nascita e della formazione della collezione fu Lady Florence Philips. Nata a Cape Town nel 1863, si trasferisce a Johannesburg dopo il matrimonio con Sir Lionel Philips, magnate dell’industria mineraria. La galleria, finanziata da investimenti del marito e di alcuni altri magnati, nasce con l’obiettivo di dotare la sua città di un museo d’arte, convinta di voler trasformare quello che all’epoca era un centro minerario in una città improntata al modello delle capitali europee. La nascita di una galleria d’arte pubblica sarebbe stata inoltre un’opportunità di crescita culturale per tutta la popolazione oltre che fattore di prestigio per l’alta società locale.

Altra personalità che ebbe una parte rilevante nella fondazione del museo fu Sir Hugh Percy Lane, esperto d’arte e mercante anglo-irlandese. Già curatore per la Municipal Gallery of Modern Art di Dublino, fra i primissimi estimatori e collezionisti dell’Impressionismo francese, aiutò Lady Philips nell’impresa, consigliando possibili acquisizioni.

Fino dalla sua apertura, il museo presenta una selezione di opere di straordinaria qualità e modernità, un nucleo arricchitosi negli anni, grazie a nuove acquisizioni, lasciti e donazioni.

 

‘Le opere di Venanzo Crocetti a Roma’, il libro di Cecilia Paolini sul grande scultore italiano

Le opere di Venanzo Crocetti a Roma della curatrice e storica d’arte Cecilia Paolini è una pubblicazione che ricostruisce l’intero catalogo delle opere che lo scultore Venanzo Crocetti eseguì a Roma e per Roma, tramite un doppio binario di studio: la ricostruzione storica, attraverso l’analisi delle fonti e dei documenti dell’epoca, e l’analisi stilistica, grazie a un percorso di confronto con l’evoluzione del linguaggio artistico di Crocetti stesso e in parallelo con i grandi maestri di primo Novecento, quali Martini e Fortuny.

Il lavoro di ricerca è stato sistematico anche da un punto di vista documentaristico, ed è stato concepito con l’obiettivo di sistematizzare il patrimonio di fonti storiche legato alle committenze e alle richieste collezionistiche ricevute dal maestro. Una catalogazione critica fondamentale per comprendere l’importanza dell’opera del maestro nella sua città di elezione, luogo nel quale Crocetti stabilì il proprio studio che egli stesso trasformò in museo negli ultimi anni della propria vita.

Quello di Crocetti è un mondo che ha “contaminato” ambienti diversi tra loro, ma là dove è rimasto il suo segno, dove il ricordo della sua arte  viene continuamente celebrato dagli occhi della gente, si può vedere il valore eterno della bellezza.

Venanzo Crocetti ha sempre cercato e trovato ovunque spunti per dare forma alle idee delle sue opere. Tutto è strumento, elemento, su cui sostanza e materia prendono vita. Nato a Giulianova (Teramo) il 3 agosto del 1913, Crocetti già durante l’infanzia dimostra grandi doti artistiche che esprime disegnando col carbone sulle pareti di casa e in strada.

Tutte le opere di Crocetti, realizzate in un arco temporale di quasi ottant’anni, sono frutto di lavoro ininterrotto, di un’attività che non conosce pause  che non ammette distrazioni. La sua fama è cresciuta parallelamente alla sua maturazione artistica; e dopo la sua morte, avvenuta nel 2003, i riconoscimenti per la bellezza dell’arte di Crocetti hanno ancora visto nelle sue opere un grande protagonista nell’arte del Novecento.

La presentazione del libro si terrà il 3 febbraio prossimo a Roma, presso il Museo Venanzo Crocetti, alle ore 18.00.

 

Cecilia Paolini, storico dell’arte, ha conseguito il titolo di dottorato presso l’Università “Sapienza” di Roma. I suoi interessi coinvolgono sia la pittura fiamminga moderna, per cui ha pubblicato una monografia sul rapporto tra Rubens e gli arciduchi delle Fiandre Meridionali, sia l’arte contemporanea. Per il Ministero dell’Interno ha curato le mostre collettive L’Aquila non si muove (Roma, Palazzo Ferdinando di Savoia, 2009) e Sfide e Speranze (Roma, Palazzo Ferdinando di Savoia – Torino,Palazzo della Regione Piemonte, 2010). Per la mostra Grande Napoli Arte (Napoli, Castel Nuovo, 2012) è stata curatore della sezione dei dipinti di XIX e XX secolo.

Cinque diari americani del critico Giuseppe Antonio Borgese in un’inedita edizione a Firenze

Giovedì 30 gennaio alle ore 15:30, presso L’Accademia Toscana di Scienze e LettereLa Colombaria” a Firenze, si terrà la presentazione dell’edizione critica degli inediti diari americani di Giuseppe Antonio Borgese, relativi agli anni 1928-1935, a cura di Maria Grazia Macconi per le Edizioni Gonnelli di Firenze. L’edizione si arricchisce di un saggio di Gandolfo Librizzi e di una nota introduttiva di Luciano Canfora. Durante la presentazione interverranno Luciano Canfora, Marino Biondi, Maria Grazia Macconi, Rosario Pintaudi e Gandolfo Librizzi.

“Il libro del diario resterà costantemente sullo scrittoio”. Con queste parole Giuseppe Antonio Borgese (Polizzi Generosa (PA) 12.11.1882 – Fiesole (FI), 4.12.1952), si approccia a scrivere i sui quindici diari in terra di America in un arco cronologico che va dal 29 dicembre 1928 al 26 novembre 1952, pochi giorni prima della sua morte.

Dopo la sua improvvisa morte avvenuta a Fiesole la notte del 4 dicembre 1952, l’ingente mole dei suoi documenti manoscritti fu donata dalla moglie Elisabeth Mann alla Biblioteca Umanistica dell’Università degli studi di Firenze, dove da giovane Borgese aveva studiato e si era laureato. Tra questi materiali erano conservati i 15 diari, che il 24 marzo 1960 vennero sigillati alla presenza della donatrice con l’avvertenza che non venissero violati prima del 1979. Scritti a piena pagina con una chiara e regolare scrittura, recano pesanti tracce dell’alluvione che colpì Firenze nel 1966.

Ora, dopo lunghi anni di gestazione, per la casa editrice Gonnelli di Firenze, a cura di Maria Grazia Macconi, con la nota di Luciano Canfora, professore emerito di Storia e un saggio di Gandolfo Librizzi, Direttore della Fondazione “G.A. Borgese” e il prezioso assenso degli eredi, la figlia Nica Borgese e la nipote Giovanna Borgese, sono pubblicati per la prima volta i primi cinque scritti in lingua italiana (gli altri sono scritti in inglese), che comprendono il periodo 1929-1935.

Conservati presso il Fondo Borgese della Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze, la loro pubblicazione sono il frutto di una collaborazione decennale tra la Fondazione “G.A. Borgese”, che ne ha finanziato la ricerca grazie all’opera di Maria Grazia Macconi, la Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze, che ha messo a disposizione il Fondo Borgese e il Dipartimento di Civiltà antiche e moderna della Facoltà di Lettere dell’Università di Messina diretto dal prof. Rosario Pintaudi, che li ha ospitati nella collana da lui diretta “Carteggi di Filologi”.

Critico letterario, scopritore di talenti, giornalista, direttore di riviste e collane, delegato in missioni diplomatiche durante il primo conflitto mondiale, narratore (autore del Rubé che segnò la rinascita del romanzo in Italia), drammaturgo, poeta, cattedratico germanista e docente di estetica, esule antifascista, filosofo e attivista politico, legato a personaggi di rilievo del suo tempo, Giuseppe Antonio Borgese è stato un indiscusso protagonista della vita letteraria e culturale della prima metà del Novecento.

I cinque Diari ora pubblicati sono una fonte documentaria di grande rilievo storico: per la galleria di personaggi che vi sfilano (basti citare tra tanti, Mussolini, D’Annunzio, Croce); per le vicende politiche di quegli anni a cavallo tra gli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta che vi sono tratteggiate; per gli iniziali rapporti con gli altri esuli italiani in America (Salvemini, La Piana, i fratelli Rosselli, Ventura); per una mai instancabile attività artistica e culturale che dà senso e sostegno alle tribolate vicende esterne che irrompono nella sua ordinata vita di professore universitario; per le riflessioni su opere letterarie, poetiche e filosofiche; per i commenti su critici, letterati, artisti; per le considerazioni sulle vicende e personaggi politici italiani e internazionali. Ma, soprattutto, per i temi più generali trattati, testimoniano il processo di evoluzione personale, intellettuale, artistica e morale di questo rilevante, complesso e difficilmente inquadrabile intellettuale della cultura italiana del primo Novecento.

I Diari fanno luce principalmente sul periodo dell’esilio americano, cui Borgese andò incontro per non voler sottoscrivere il giuramento fascista imposto dal regime ai professori universitari nel 1931. In questo senso, di straordinaria e fondamentale importanza, vi è trattata tutta la questione riguardante il suo rapporto con il fascismo con la posizione che lo porta a opporre il rifiuto, attraverso la stesura dei due memoriali, le cosiddette Lettere a Mussolini, vero e proprio affresco morale e sintesi riassuntiva estrema della sua vita e della sua opera. Lungo questa scia, sono indicati, quindi, gli accenni e gli sviluppi iniziali a due delle opere fondamentali dell’avvio della riflessione e azione antifascista militante, quelli riguardanti cioè la stesura del saggio Sulle origini intellettuali del fascismo e quelli concernenti il libro Goliath, the march of fascism.

Sono di straordinario valore profetico, le riflessioni politiche sul momento storico e, in tale contesto, l’interessante argomento emergente sulle straordinarie e anticipatrici considerazioni della necessità storica di veder sorgere gli Stati Uniti d’Europa come unica prospettiva di salvezza oltre la follia ancora imperante dei diversi nazionalismi nazifascisti.

Vi sono poi accennati e affrontati argomenti concernenti la sua sfera artistica e poetica, con il riferimento ad alcuni inediti di grande valore e interesse, tra i quali, fondamentali, sono i rimandi ad alcuni inediti tra cui il dramma teatrale La Fuga in Egitto, al poema epico Atlantide, nonché gli accenni iniziali a quella che sarà poi Montezuma, dramma epico dedicato alla conquista del Messico da parte degli spagnoli ma che in realtà denuncia le aggressioni neocolonialiste all’Impero Etiopico da parte del regime fascista.

Infine, tra le macroaree di argomenti trattati, vi sono altri due blocchi di estremo interesse che riguardano il riferimento a carteggi con alcune illustre personalità che gettano una luce profonda e smagliante sullo spessore culturale e umano di Borgese, come, per esempio, le lettere scritte a Vitaliano Brancati e a Francesco Chiesa, veri e propri testamenti intellettuali. Altri riferimenti a personalità di grande rilievo, animano diffusamente molte delle altre pagine diaristiche che, grazie anche ai numerosi ricordi di infanzia e giovinezza costituiscono un importante documento autobiografico dell’intera vita di Borgese.