Premio Bancarella: breve storia

Unico nel suo genere per genesi, il Premio Bancarella può paragonarsi ai migliori prodotti agricoli delle terre nostrane, sani e nutrienti poiché, come essi, deve al proprio ambiente di origine la sua peculiarità e significatività. E’ il solo evento nato e gestito interamente da librai, di origine Lunigiana (Tra la Liguria e la Toscana), zona nota fin dalla prima metà del ‘900 proprio per il vivissimo commercio librario, che ha dato i natali a molte delle librerie ancora esistenti. Il potenziale culturale di una simile tradizione non tarda a vibrare, ed attraverso Renato Mascagna, collaboratore dello scrittore storico Pietro Ferrari, sfocia nelprimissimo raduni di librai a Mulazzo, nella Lunigiana.

Provenienti da tutti i maggiori centri urbani e non (Torino, Pisa, Genova e molti altri), bancarellai, editori e scrittori giurarono, su iniziativa del sindaco Salvator Gotta, di ritrovarsi ogni anno per commemorare quell’eccezionale ritrovo di solenni personalità. Le insolite origini dell’evento ne hanno determinato la singolarità fino ad oggi, ovvero l’assenza di attenzione da parte di giurie letterarie, talvolta utili solo a fomentare diatribe, più che dibattiti costruttivi.

Il Premio Bancarella vanta le qualità di naturalezza e genuinità dei contenuti, ovvero prodotti letterari e collaborazione lettori-librai. Non è un caso che almeno due volte (nel ’53 e nel ’58) il
premio venga vinto da capolavori che conquistano il Nobel: rispettivamente “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway e “Il Dottor Zivago” di Boris Leonidovič Pasternak.

Un lampante esempio di come la semplicità possa ospitare ed avvalorare la magnificenza.

Rassegne letterarie: Salone del libro

Punto di partenza per scoprire le immense dimensioni della lettura e immancabile appuntamento periodico per i visitatori abituali, il Salone del libro è da intendersi come la naturale risposta alla necessità di condivisione, scoperta e riscoperta di prodotti e generi letterari d’ogni sorta, per ogni genere di pubblico e prospettiva. Presentazioni di libri, incontri con autori celebri o emergenti, letture e conferenze sono la ricetta di una tipologia d’evento che ha per molto tempo conosciuto le tenebre dell’anonimato e della frequentazione di nicchia e che solo dagli ultimi anni ’90 ha iniziato a sorgere imponentemente e moltiplicarsi, conducendoci ad attuali e celebri esempi come il Salone del libro di Parigi, la partenopea Galassia Gutenberg, la Buchmesse di Francoforte, più grande tra gli eventi Europei, ed il  secondo classificato per numero di Espositori, il nostrano Salone internazionale del libro con sede a Torino.

Un’espansione che è figlia dei propri risultati: gli avventori, visitatori ed espositori sono in crescita di anno in anno e, limitandoci all’esempio Torinese, osserviamo felicemente che il numero dei secondi esplode da un modesto 1.500 nel 2012 ad un torrenziale 7.500 nel  2013, anno che vanta anche la maggior partecipazione di visitatori dai propri albori : circa 330.000.

Quasi una fatalità, dato il tema dell’ultima edizione: “Dove osano le idee“. E quella del Salone del libro Internazionale è, senza dubbio, come disse il premio Nobel Josif BrodskijLuminosa, con un pizzico di follia“. Qualcosa di cui, in questi tempi, c’è bisogno più che mai per consentire a tutti di scoprire le sterminate emozioni della letteratura.