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‘L’anima non si cicatrizza’, parola dello scrittore israeliano Eshkol Nevo

Che cosa la spinge a scrivere? Ha sempre saputo che sarebbe diventato scrittore? Se avessi a disposizione il tuo scrittore preferito, che cosa gli chiederesti?  Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo, che ha abbandonato una carriera da pubblicitario per dedicarsi alla scrittura, ha messo le mani avanti pubblicando la sua L’ultima intervista, in Italia con Neri Pozza nel 2019 (traduzione dall’ebraico di Raffaella Scardi). 

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Clemens Setz: ‘La letteratura è telepatia”

Clemens Setz è uno scrittore austriaco nato a Graz nel 1982 e si conferma come tra i più interessanti autori nel panorama letterario europeo. Clemens costruisce narrazioni avvincenti incastonando in esse dei mini-saggi rivitalizzando il romanzo-saggio, genere che raggiunse la piena maturità in Austria e Germania nel periodo tra le due guerre  nonché cruciale per una rinnovata comprensione non solo della storia letteraria europea ma anche della varietà dello spettro morfologico e simbolico del modernismo.

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Pierpaolo de Mejo, nipote di Alida Valli e tra i realizzatori del documentario a lei dedicato: ‘Mia nonna non era scontrosa, solo riservata’

Pierpaolo de Mejo è un giovane regista e attore, nato in una famiglia di artisti, suo padre infatti è Carlo de Mejo, attore attivo nel cinema dalla seconda metà degli anni sessanta (ha preso parte, tra gli altri a Teorema di Pasolini), figlio della grande attrice Alida Valli e di Oscar de Mejo, compositore di musica jazz. Pierpaolo ha collaborato alla realizzazione di un documentario, selezionato nella sezione Classics di Cannes 2021, su sua nonna insieme al regista Domenico Verdasca e al supporto dell’attrice Giovanna Mezzogiorno, voce narrante nel film, per celebrare i 100 anni della nascita della diva italiana, suo malgrado. Già, perché Alida Valli era una donna schiva, timida, riservata, amava il suo lavoro, l’arte, ma non la mondanità. Se oggi Alida fosse viva e avesse 20-30-40-50 anni non avrebbe un profilo social e sarebbe restia alle interviste.

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Germano di Renzo: l’attore romano che ha lavorato con Mel Gibson

Germano di Renzo nasce a Roma il 12 Aprile 1976. Da sempre appassionato di cinema, si dedica alla recitazione frequentando diversi laboratori teatrali fin dall'adolescenza. Negli anni ottiene diverse gratificazioni professionali prendendo parte a molteplici pièces teatrali come “Anfitrione” di Plauto, “L'Orso” di Cechov e “L'Innesto” di Pirandello. Diversi sono gli attestati conseguiti per la recitazione cinematografica, dizione e mimesica. Di Renzo è stato anche allievo del Laboratorio Cinema 87 di Roma tenuto dalla docente Mirella Bordini. La sua formazione non si arresta nel tempo, studia infatti con Maurizio Ponzi e Pino Pellegrino, con quest'ultimo approfondisce il metodo Costa.

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Roberto Vandelli: “C’è bisogno di teatro in tutte le sue espressioni!”

Roberto Vandelli, classe 1964. Professione sulla carta d'identità: attore. Dopo la maturità artistica, si diploma in Dizione all’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Vandelli entra a far parte della Compagnia del Teatro Gerolamo di Milano diretta da Umberto Simonetta come assistente alla regia, partecipa agli spettacoli Ah, se fossi normale e Serata a teatro.

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La WoM Edizioni parte con la pubblicazione dell’ultimo romanzo di Twain, introvabile in Italia

La neonata casa editrice WoM Edizioni parte con il botto pubblicando l'ultimo romanzo di Mark Twain (introvabile in italiano) e che si intitola "3000 anni tra i microbi". Si tratta di un romanzo pseudo-fantascientifico che narra l'avvincente storia di uno scienziato che, per uno sfortunato esperimento mal riuscito, viene trasformato in un microbo del colera e catapultato all'interno del corpo di un barbone, Blitzy. Qui farà amicizia con gli altri suoi simili e con loro inizierà un viaggio alla volta dell'analisi della società umana regalandone ai posteri una satira perspicace!

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L’artista Nicola Samorì, tra Bernanos e Dostoevskij

L’artista ravennate Nicola Samorì teme la morte e il disfacimento dei visi e dei corpi e ce lo dice senza troppi misteri, pur cercando di sondare l’inconoscibile, soprattutto in relazione al sacro. D’altronde se non fosse oscuro non sarebbe nemmeno né sacro, né divino. Samorì propone ai visitatori un monolite nero che costituisce la sua produzione artistica, fatta di concetti e simboli provenienti dall’arte barocca e realista, soprattutto spagnola e olandese, che si tramutano in figure iperrealistiche che fungono da nuovi modelli, perché la malattia, il decadimento, la deformazione sono uno strumento di conoscenza, una pratica mistica, una vanità, cui nessuno sfugge.

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