Maria Pia Selvaggio direttrice editoriale di ‘2000diciassette’: ‘L’editoria avrebbe bisogno di una stabilizzazione, di regole nuove e di incentivi’

Maria Pia Selvaggio è direttrice editoriale della casa editrice 2000diciasette. Editrice ma anche scrittrice, la sannita Maria Pia Selvaggio nasce a Telese Terme (BN).

La sua prima opera risale 2006, Il Sapore del Silenzio. A seguire la raccolta di racconti Borgofarsa (2007); L’Arcistrea (2008) dedicato alla janara beneventana Bellezza Orsini; Lei si chiama Anna (2010), romanzo ispirato alla tragedia di Via Puccini (Roma), che ha visto protagonisti Anna Fallarino ed il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino; nel 2011 partecipa a varie antologie con i racconti Larissa e Le Sette Ore ispirato ad una vicenda vera.

Nel 2012 edita il romanzo Ai Templari il Settimo Libro che pubblica con il gruppo Publiedi-Raieri-Panorama-Si di Giuseppe Angelica. Intanto inizia la stesura del romanzo Le Padrone di Casa.

Nel 2014 Maria Pia Selvaggio entra a far parte di un progetto europeo che la vede impegnata con il teatro attraverso le opere Hamida rappresentata in Belgio e Francia; ancora nel 2016 la seconda opera drammaturgica Kariclea messa in scena a Viterbo, Firenze, Grecia, Spagna e Bruxelles. Nel 2017 decide di dare in stampa con la casa editrice Edizioni 2000diciassette, Le Padrone di Casa.

2000diciassette è una preziosa realtà editoriale, testimonianza dell’impegno e del lavoro portato avanti a livello nazionale ed internazionale da editori coraggiosi e innovativi che vogliono valorizzare il territorio in cui vivono, insieme ai loro talenti.

 

Quando e come è nata 2000diciassette e su quali scrittori punta maggiormente? È stato complicato fondare una casa editrice nella provincia beneventana?

La casa editrice 2000diciassette nasce nel gennaio 2017 a Telese Terme (BN) e il nome sancisce l’anno di nascita e di rinascita personale della sua fondatrice. Ero stata pioniera della letteratura al femminile nel Sannio, la prima donna a pubblicare in Valle Telesina nel 2005. Ci volle molto coraggio e fui sottoposta a molte critiche, ma ricevetti anche molti incoraggiamenti. Lo stesso coraggio mi ha portato, anni dopo, a tentare di valorizzare il territorio, proponendo al mondo la lettura di autori sanniti. La finalità della casa editrice è quella di un ripristino della letteratura Sannita, che ha visto autori eccelsi quali Telesio, di cui si sono perse le tracce letterarie, ma che fonti quali Burger e Beloch citano nei loro studi, attraverso autori emergenti, per poterla proiettare nel mondo e nello stesso tempo favorire la lettura e la distribuzione di autori nazionali ed internazionali. Il nostro motto è: Dal Sannio, nel Sannio. I fondatori: Marcella De Mercurio, Pier Luigi Perrottelli, Jessica Vitelli, Luigi Morone e Christian D’Occhio, insieme allo staff di correttori e giornalisti, cercano di rendere sempre efficaci e propositive le proposte editoriali. Tutti gli autori presenti nelle collane editoriali hanno propri spazi e peculiarità particolari, che rendono i loro lavori letterari unici nel panorama culturale.

Quanto è importante per il territorio e per gli scrittori poter avere come riferimento la vostra casa editrice 2000diciassette?

Mi sorge spontanea l’affermazione trita e ritrita: “nessuno è profeta in patria”, ma devo affermare con sincerità che: si, non è stato facile e non lo è tuttora, dopo cinque anni dalla nascita della casa editrice farsi spazio in realtà dove a contestualizzare la cultura sono “circoli mecenatici” chiusi alle novità letterarie e culturali, soprattutto se considerate provenienti dal “basso”. Noi 2000diciassette diamo “inchiostro” e possibilità a chi non avrebbe mai il coraggio di esprimersi se non supportati, diamo voce ai fragili, a coloro che si sentono esclusi, ma che hanno tanta ricchezza e cultura da trasmettere. Stiamo dando vita a sogni che solo attraverso la scrittura, tante volte, possono essere realizzati. Siamo lontani da tecniche di “ego-cultura”, di cultura fatta di provincialismo e corse alle presentazioni più appariscenti, lontani da superficialità e bigottismo. Amiamo la scrittura genuina, la competenza profonda senza presunzione e l’apertura verso ampi spazi culturali. Abbiamo autori nazionali e internazionali e da poco abbiamo sancito una rete letteraria con poeti e scrittori francesi

Qual è la risposta del pubblico e del territorio alle iniziative della vostra casa editrice?

Si fa sempre molta fatica a scardinare quelli che sono luoghi comuni legati ad una visione provinciale delle manifestazioni letterarie e culturali, legate, mi ripeto, ad un certo mecenatismo borghese, ma due sono i punti di forza che su cui poggiamo le nostre innovazioni editoriali: inclusione e sinergia. Non senza un po’ di orgoglio, possiamo affermare che in parte siamo riusciti a sollecitare un pubblico sempre più ampio di lettori, uditori e scrittori del territorio, proponendo canovacci di presentazioni sempre più ampi ed inclusivi, dove a partecipare, sempre più spesso, sono anche persone che avevano un’idea “soporifera” degli eventi legati alle letture ed ai libri, o peggio, ne avevano un’idea esclusivamente “celebrativa”. Agli autori che editano con 2000diciassette noi forniamo le ali, accompagnammo il “volo” e spesso alcuni di loro riescono a trovare il coraggio per proporsi anche a casa editrici che credono superiori, complice l’idea che uscire fuori e percorrere altri tratturi editoriali sia meglio: questo per noi è fonte di immensa soddisfazione.

Come scegliete gli autori da pubblicare e secondo quali parametri?

Gli autori propongono le loro opere e un team di esperti, presieduto dal curatore di ogni collana, decide la pubblicazione, a seguire l’opera viene sottoposta al Direttore Editoriale. Abbiamo collane editoriali che vanno dalla narrativa, romanzi e racconti brevi, alla saggistica; dalla poesia al poema moderno, sono presenti in catalogo anche delle opere teatrali. Capita che qualche titolo nasca da eventi o progetti in corso, abbiamo delle antologie che toccano svariati temi: dall’importanza del cioccolato “Je suis Chocolat”, autori vari, all’autunno con “d’Autunno”; per alleviare il senso di solitudine provocato dalla pandemia, in pieno regime pandemico abbiamo editato “A porte chiuse”, ove autori di tutta Italia si sono confrontati in un abbraccio comune, fatal catena d’affetto e d’intenti.

Cosa pensa dell’editoria italiana?

Il problema della lettura in Italia si intreccia con caratteristiche culturali e socio-demografiche; la popolazione diminuisce e diminuiscono i lettori, bisogna diffondere la consapevolezza che chi legge fa più strada. L’editoria avrebbe bisogno di una stabilizzazione, di regole nuove, di incentivi che troppe volte vengono meno. I nuovi editori sono davvero degli eroi, in un mercato che diventa sempre più competitivo e saturo. In buona sostanza, chi ha più micce economiche sopravvive e i piccoli e medi editori si “arrangiano” per rimanere a galla. Troppo spesso, gli scrittori pubblicati da medie o piccole case editrici sono infinitamente più bravi di scrittori a cui è destinata fama nazionale, ma la Storia insegna che è un fenomeno avvenuto e ripetuto nel corso dei secoli, basti pensare agli autori cardine della letteratura italiana, per accorgersi che sono morti in povertà e qualcuno senza la fama che ha meritato a-posteriori. Credo sia importante aiutare le biblioteche, che possono essere quei punti diffusi di mediazione della lettura sul territorio per tutti i cittadini.

Quale tra le vostre collane riscuote maggior successo? Tra di esse se ne annovera una denominata Fragili? Perché questa scelta?

Il memoire. La collana dedicata al memoire rappresenta il 60% delle bozze letterarie che riceviamo, seguita dalla collana di poesie, romanzi e racconti. Una collana esclusivamente dedicata alle “fragilità”, nata circa tre anni fa, è divenuta forza motrice per coloro che spesso hanno timore a palesare le loro storie, a raccontarsi, a denunciare. Bullismo, sordità, accoglienza degli stranieri, handicap fisici, depressione, tutti problemi legati al sociale e rappresentati in prima persona da chi vive giornalmente i vari disagi. Per la prima volta in Italia una collana editoriale esclusivamente dedicata a tematiche sommerse, ma che hanno bisogno di essere raccontate. In questo ambito ci siamo mossi attraverso una rassegna “ConTesti”, che ha raccolto consensi da tutta Italia. Borghi della lettura ha accolto questo progetto con entusiasmo, adottando simbolicamente tre nostri autori. Un’altra collana “Ruah” riguardante la Storia delle Religioni, curata dal Teologo Christian D’Occhio, sta riscuotendo molti consensi. Personalmente, ogni nuovo autore mi emoziona, consapevole che accanto a me e tra fogli sparsi, pulsa un’anima.

Ci può dare qualche anticipazione sulla prossima pubblicazione in uscita e suoi progetti futuri?

Nei nostri progetti futuri l’idea di una rete con il mondo editoriale europeo, per uno scambio costruttivo e ampio. Per l’anno prossimo già tantissime le proposte ricevute che riguardano i vari generi e le varie collane. Molti i giovani che si avvicinano al mondo della scrittura e questo ci riempie di orgoglio: essere forieri di nuovi talenti è il sogno di tutti gli editori. Molti i titoli che saranno presentati, e tra i nomi che proporremo anche scrittori stranieri. La prossima uscita in ordine di tempi? Non potendo preannunciare tutte le uscite, che saranno abbondantemente pubblicizzate di volta in volta, annuncio la mia. Da tre anni ero al lavoro su un carteggio dal fronte fra Carlo Emilio Gadda e la zia Isabella Rappi Lehr, per concessione dell’archivio contemporaneo Vieusseux, dell’erede di Carlo E. Gadda: Arnaldo Liberati e con l’approvazione dell’Università La Sapienza di Roma, che ho terminato in questi giorni e che vedrà la luce nel mese di gennaio. Un lavoro difficile su una delle personalità più complesse della letteratura italiana.

 

Per consultare il catalogo della casa editrice 2000diciassette:https://www.edizioni2000diciassette.com/catalogo/

 

‘Un negro voleva Iole’, le fantasie allucinate di Marcello Barlocco

Oltre a scoprire nuove voci, letterarie e non, fare editoria dovrebbe significare anche provare a recuperare quelle provenienti dal passato che, per un motivo o l’altro, non sono note o vengono dimenticate. In questo, la Giometti&Antonello – piccola casa editrice di Macerata, creata da Gino Giometti e dal compianto Danni Antonello – continua a riservarci piacevoli sorprese, come Un negro voleva Iole, libro che presenta una selezione di racconti, editi ma rimasti ignoti ai più e aforismi, totalmente inediti, di Marcello Barlocco (1910-1972), scrittore dall’esistenza tumultuosa e che, in vita, è sempre rimasto ai margini della letteratura italiana, come si ricorda nella nota degli editori.

Poi, in tempi più vicini a noi, qualcosa è riaffiorato, ma sempre molto poco: un ricordo di Carmelo Bene, incluso nella sua biografia (1998); la ristampa di un romanzo breve dell’autore, Veronica, i gaspi e Monsignore, pubblicato da Greco&Greco e con l’utilissima curatela di Andrea Marcheselli (2005).

LA GRAN PARTE di Un negro voleva Iole ha come fonte I racconti del Babbuino, libro uscito nel 1950 e che ebbe una menzione al Premio Viareggio di quell’anno.

Dei testi in questione, ce ne sono due inclusi nelle loro versioni successive, Le mani e L’amante delle parabole. Del primo circola anche in rete una registrazione audio della sua lettura da parte dell’autore stesso; del secondo invece sappiamo che si tratta di una versione pubblicata per una rivista dell’epoca. E sempre per quella stessa rivista – Il delatore -, Barlocco pubblicò Un’avventura a Genova, storia non presente nel volume originario e che, con il titolo La formula, si può leggere nel volume stampato dalla Giometti&Antonello.

Ora, al di là dell’innegabile piacere del testo – la lingua usata è al servizio delle singole narrazioni, ma non mancano sottigliezze stilistiche che impreziosiscono gli orditi -, come definire la letteratura di Barlocco? Qui non si può che concordare con Daniele Giglioli, che nella puntata dedicata al libro del programma di Radio3 Fahrenheit, lo scorso 12 febbraio, riconosce la difficoltà dell’operazione, sottolineando il fatto che risulterebbe erroneo associare le fantasie dello scrittore a quelle di autori come Buzzati, Landolfi, Tozzi.

A questa sorta di impasse, Gino Giometti – l’altro ospite di quella puntata del programma – offre una possibile via di fuga, dal momento che suggerisce di pensare la prosa di Barlocco come quella di «un Landolfi americano che ha letto Lovecraft», e quindi un’esperienza vicina ad un filone che va oltre la tradizione italiana, specialmente quella di quando il nostro era in vita.

FRA I RACCONTI di Un negro voleva Iole, quello che forse mostra in modo più pronunciato l’intreccio di due caratteristiche presenti un po’ ovunque, cioè grottesco e violenza, è La mani.

Qui, c’è un protagonista che si trova a scontrarsi con i propri arti, in un crescendo di situazioni i cui estremi, con i loro correlativi oggettivi (la gogna per le mani; i binari per la doppia esecuzione) indicano l’immobilità umana come una specie di tendenza esistenziale generale, da cui poi, come nelle altre storie, sembrano alla fine scaturire per lo più sangue o ghigni.

«Molti animali inferiori, specialmente i vermi, putrefacendosi emettono una piccola luce; gli uomini invece puzzano». Da buon anti-umanista, Barlocco non sembra scrivere per il prossimo suo. O meglio, non è compiacente, né gli interessa esserlo. E per questo, in fondo, non possiamo che leggerlo con ammirazione.

 

https://ilmanifesto.it/tra-grottesco-e-violenza-le-fantasie-allucinate-di-marcello-barlocco/?fbclid=IwAR0mH_AhLwhIZz7DAOtS3_avRKRany6lj0Gj1i2Nx8JVmTDLCnQFlBq6yBQ

La WoM Edizioni parte con la pubblicazione dell’ultimo romanzo di Twain, introvabile in Italia

La neonata casa editrice WoM Edizioni parte con il botto pubblicando l’ultimo romanzo di Mark Twain (introvabile in italiano) e che si intitola “3000 anni tra i microbi”.

Si tratta di un romanzo pseudo-fantascientifico che narra l’avvincente storia di uno scienziato che, per uno sfortunato esperimento mal riuscito, viene trasformato in un microbo del colera e catapultato all’interno del corpo di un barbone, Blitzy.

Qui farà amicizia con gli altri suoi simili e con loro inizierà un viaggio alla volta dell’analisi della società umana regalandone ai posteri una satira perspicace!

Trasmutato per errore nel microbo del colera Bkshp, il protagonista Huck si ritrova a compiere un viaggio nel corpo del barbone Blitzowski dove incontra altri suoi simili, germi, virus, batteri e microbi con i quali condivide questo mondo microscopico che si rivela essere lo specchio di quello umano.

Romanzo essenziale di Twain, sintesi perfetta della sua indagine sulla natura umana. Precursore del genere fantascientifico e innovatore dello stile, un ibrido tra romanzo classico e sperimentale a cavallo tra Jules Verne e James Joyce.

Il libro è stato scritto nel 1905 da Mark Twain, ma è stato pubblicato postumo solo nel 1980 all’interno di una raccolta. In Italia era stato pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1996.

Quando l’anima del vibrione del colera si impossessa di me, sono fiero di lui: lo acclamo; sarei disposto a morire per lui; ma quando è invece la natura umana a prevalere, mi tappo il naso, In quei momenti mi è impossibile rispettare questo vecchio flaccido sepolcro.

Un romanzo attualissimo dunque il cui intento satirico di Twain era quello di mettere in scena un universo alieno in modo da potersi fare beffa delle idee politiche e filosofiche del suo tempo. Tuttavia la storia originale non ha una conclusione definitiva: Twain non arrivò mai a completare l’avventura di Huck in mezzo ai microbi.

La casa editrice WoM

WoM, acronimo di Word of Mouth, è un rictus sardonico di fronte all’inanità del Presente, di tutto quanto appesantisce la vita con un sentimento di serietà e di afflizione.
WoM Edizioni propone di rianimare quella letteratura straniera e italiana dimenticata, fuori catalogo e inedita – contraddistinta dal comico e humor nero – e di riproporla in nuove vesti e curatele riattivandone lo spirito dissacratorio.

Caratteristica peculiare di WoM il fatto che ogni titolo proposto è accompagnato da un apparato iconografico elaborato ad hoc, poiché uno dei suoi capisaldi è quello di ristabilire il connubio tra l’Immagine e la Parola. Ed è anche per questo motivo che i libri WoM si presentano con un foro in copertina, sorta di oculo-spioncino, da cui poter (metaforicamente) sbirciare il Mondo.

‘Gli Eletti’: la nuova collana della casa editrice Alter Ego per riscoprire le pietre miliari e libri meno conosciuti della letteratura

Gli Eletti è una delle collane proposta dalla casa editrice Alter Ego. Alter. La casa editrice è stata fondata nel 2012 a Viterbo da Danilo Bultrini e Luca Verduchi ed è specializzata nella pubblicazione di narrativa. Attiva inizialmente sul territorio della Tuscia e del Lazio, dal 2014 ha esteso il proprio raggio d’azione a tutta l’Italia, ed è distribuita a livello nazionale. Dal 2020 la casa editrice ha aperto alla pubblicazione di autori contemporanei stranieri.

I romanzi di Alter Ego raccontano gli uomini e le donne di oggi, noi, la nostra società. Particolare attenzione viene riservata al tema del “doppio”.  Una ricerca sapientemente condotta attraverso le molteplici collane: Specchi, Spettri, Egonomia  e Crocevia. Le prime contengono generi  che spaziano dal romanzo di formazione al romanzo psicologico, passando attraverso il distopico il romanzo umoristico, fino ad arrivare al giallo e al thriller. In Crocevia, invece, trovano spazio alcune proposte che si discostano dal resto del catalogo. Insomma, pubblicazioni dai mille sapori capaci di accattivare i gusti di qualsiasi lettore.

Oltre ad editare nuovi talenti la casa editrice, fin dalla sua fondazione, si è proposta di indagare nel panorama culturale internazionale riscoprendo le gemme dimenticate della letteratura. Da questo presupposto nasce gli Eletti: capolavori della letteratura italiana e internazionale in formato economico e tascabile. La collana valorizza i classici intramontabili del panorama letterario, riproponendoli in una veste completamente originale.

La grande attenzione alla cura editoriale del progetto – grazie alla consulenza letteraria di Dario Pontuale – la grafica ricercata e le traduzioni inedite  rendono gli Eletti unici e collezionabili.

Nel catalogo sono presenti le Pietre Miliari, immancabili nelle librerie di un lettore, come Alice nel paese delle meraviglie, Attraverso lo specchio, La sirenetta e Canto di Natale. Ma non mancano le Gemme, perle dimenticate o introvabili dell’opera letteraria delle grandi penne del passato: I racconti di viaggio di Charles Dickens, La cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti e racconti di Guy De Maupassant, Robert L. StevensonHonoré de Balzac, Edgar Allan Poe, Luigi Capuana e tanti altri. Questo  consente di far conoscere ai lettori, a partire dai giovanissimi, i grandi autori al di là dei loro romanzi più famosi.

Per consultare la collezione completa: http://www.alteregoedizioni.it/gli-eletti/

Ad aggiungersi alla già ricca collana sono altri due titoli: L’informatore di Joseph Conrad e I morti di James Joyce.

 

Gli Eletti e le new entry: L’informatore di Conrad e I morti di Joyce

Fresco di pubblicazione, inserito nel catalogo, è  l’Informatore di Joseph Conrad:

Ambientato nell’Inghilterra vittoriana del 1908 il racconto ha come sfondo il microcosmo dei circoli anarchici, di cui l’autore si prende sistematicamente gioco. Spie, doppiogiochisti, anarchici cinici,  anarchici convinti e finti anarchici sono i protagonisti di questa commedia nera. Il narratore si trova così immerso nel racconto di una vicenda sporca, intricata, dove il signor X racconta dei suoi sforzi per scoprire l’identità del viscido delatore che si nasconde tra le fila di  un gruppo di anarchici londinesi e che ne sabota sistematicamente i piani. Un racconto che parla di ideali traditi, di significati sfuggenti, di maschere e pose, della fine di un’era e dell’inizio di un’altra. Un racconto che si racconta da sé, fin dal titolo: L’informatore – un racconto ironico.

 

L’altra new entry è I morti di James Joyce.

In questo ultimo, breve e stupendo racconto della raccolta Gente di Dublino, e come in tutti i precedenti, i personaggi di James Joyce rinunciano ai sogni e alle illusioni. “Era venuto per lui il momento di andare a ovest”, scrive Joyce: dove si trova Michael Furey, dove si trovano i morti e il loro ricordo. Nel racconto i coniugi Gabriel e Gretta si rendono conto che il presente è inscindibile dal passato, così come i vivi sono inscindibili dai morti.

Accanto agli Eletti c’è anche Gli Eletti XL che vanta titoli come Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi, Il primo fuoco e altre novelle di Gabriele D’annunzio e le Lettere d’amore tra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti.

La Casa editrice Alter ego è infinitamente sorprendete, nuovi progetti si stagliano all’orizzonte.  Tante sono le novità di prossima pubblicazione: un testo di Pavese, un racconto Fitzgerald, una selezione di racconti di Lovecraft e la raccolta di racconti popolari Nani e folletti dell’antropologa Maria Savi Lopez.

Un appuntamento importante è fissato a settembre 2020 per la collana di narrativa contemporanea straniera. In arrivo il primo titolo di un’autrice canadese, pluripremiata e mai tradotta in Italia, dedicato alla vita di Emily Dickinson.

Proprio la citazione della Dickinson “A tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte. A solo pochi Eletti, la luce dell’aurora“ è stata scelta dalla casa editrice Alter ego per presentare al pubblico la loro nuova collana.

 

http://www.alteregoedizioni.it/shop

 

 

 

 

 

 

 

 

Edizioni Le Assassine: le donne al centro della letteratura gialla

Edizioni Le Assassine, diretta da Tiziana Elsa Prina, è un piccolo gruppo di appassionate/i di crime che da anni lavora nel mondo editoriale, occupandosi di scelta dei libri, traduzioni, editing e comunicazione. La casa editrice propone la letteratura gialla, declinandola nelle sue svariate sfaccettature – giallo a suspence, deduttivo, hard boiled, psicologico, noir –, negli stili più diversi – fantasiosi, essenziali, sofisticati, semplici, d’antan – e nei contesti geografici più vari – Marocco, Malesia, Canada, ma anche Germania, Francia, solo un piccolo esempio dei Paesi da cui vengono le scrittrici.

 Il logo di Edizioni Le Assassine è un volto enigmatico, che rievoca donne un po’ misteriose, immerse in un’atmosfera inquietante. 

Pur spaziando dall’enigma della camera chiusa al thriller psicologico, al noir, Edizioni Le Assassine ha “un centro di gravità permanente”: protagoniste della narrazione, oltre che le scrittrici, ci sono nel bene e nel male le donne, talvolta vittime e talaltra vessatrici.

Si è voluto avere, inoltre, uno sguardo più ampio sul mondo e così è stato pensato, di dedicarsi ai romanzi stranieri, mettendosi sulle tracce di penne che abitano i quattro angoli del globo e delle storie che più entusiasmano.

La ricerca non si ferma al presente, la passione per il crime, come una macchina del tempo, ha portato alla scoperta di scrittrici del passato, coraggiose pioniere di questo genere, A volte potranno sembrare distanti perché soggette a certe convenzioni letterarie e sociali, ma non per questo sono meno capaci di creare atmosfere intriganti.

La scelta di trattare la letteratura gialla non solo al femminile ma anche di scrittrici straniere sia viventi, per la collana Oltreconfine, che non per quella Vintage ha catalizzato l’attenzione di molte testate nazionali, trasformando Edizioni Le Assassine in un caso editoriale.

 

L’urlo dell’innocente per la collana Oltreconfine delle Edizioni Le Assassine

L’ultima uscita sul mercato editoriale de Le Edizioni Assassine è L’urlo dell’innocente di Unity Dow.

Unity Dow, giudice, attivista per i diritti umani, scrittrice e ministro del governo del Botswana è nata in un’area rurale dove i valori tradizionali erano dominanti; ha frequentato Giurisprudenza all’Università del Botwsana e dello Swaziland e poi a Edinburgh in Scozia, suscitando con la sua educazione occidentale un misto di stima, ma anche di sospetto. Impegnata nella difesa dei diritti delle donne, è stata tra le fondatrici di EmagnBasadi, la prima organizzazione femminile del Paese. Si è occupata dei diritti dei gay e ha partecipato anche alla creazione di Aids Action Trust. Prima donna giudice dell’Alta Corte del Botswana, si è impegnata molto per la democratizzazione delle leggi del Paese, per esempio nell’ambito del diritto di famiglia.

Personaggio poliedrico, ha dimostrato il suo valore anche come scrittrice; nei suoi libri spesso emergono i conflitti tra i valori occidentali e quelli tradizionali, ma anche i problemi riguardanti i rapporti tra uomo e donna in un continente afflitto dalla povertà come quello africano. Dow ha contribuito al libro Schicksal Afrika (Destino Africa) dell’ex presidente tedesco Horst Koehler (2009), e ha spesso fatto parte di missioni dell’Onu in Sierra Leone e Ruanda. Oltre al conferimento della Legion d’onore francese, Unity Dow è stata menzionata al Women of the World Summit nel marzo 2011 come una delle 150 donne che “scuotono il mondo”. Dal 2013 è entrata in politica e da allora ha più volte rivestito il ruolo di ministro.

Sinossi

Una ragazzina di dodici anni sparisce nei pressi del suo villaggio, nel Botswana. La polizia locale dice alla madre che è stata presa e uccisa dalle bestie feroci. Cinque anni dopo, la giovane Amantle Bokaa viene inviata in quel villaggio sperduto dell’Africa per assolvere un tirocinio nell’ospedale, e lì accidentalmente trova una scatola dalla misteriosa etichetta. La scatola contiene qualcosa che riporta al caso ormai archiviato e dà luogo alla ricerca della verità, verità che risulterà ben più terribile di quanto Amantle possa immaginare.

 

La guardava senza malizia: semplicemente la voleva, ne sentiva il bisogno. Certo, nel volerla e nel sentirne il bisogno c’era una qualche forma di affetto, anche se era difficile definirlo tale. E lei era, a conti fatti, disponibile. La guardava ridere con gli amici, gettando la testa all’indietro, mentre forse imitava con le braccia il volo di un uccello. Era intenta a raccontare una storia divertente ai compagni e tutti l’ascoltavano. Probabilmente stava facendo la sciocchina, come talvolta succede ai ragazzini. Qualsiasi cosa stesse facendo, non si era accorta che lui la osservava. Era la seconda volta che con l’auto passava accanto a quel gruppetto di bambini. Non aveva avuto difficoltà a riconoscerla, l’aveva già puntata in precedenza. No, la guardava senza malizia, senza volerle fare del male o causare dolore ai suoi famigliari. Semplicemente la voleva, ne sentiva il bisogno: dopo, il dolore sarebbe stato inevitabile. Sotto ogni aspetto lo si poteva considerare una brava persona

“Questo romanzo pubblicato da una piccola casa editrice australiana che ho trovato alla Fiera di Francoforte non è solo un thriller nato dalla fertile fantasia di uno scrittore, ma una storia che si basa su un caso vero o, forse, sarebbe meglio dire su casi veri di omicidi rituali. L’autrice, che tra l’altro è una donna nota nel continente africano per le sue battaglie per i diritti civili, ci porta infatti in un mondo sconosciuto a molti occidentali e attraverso la narrazione riesce non solo a creare quella suspense che si cerca in questo genere di romanzi, ma a farci capire aspetti di una società così lontana dalla nostra. Un libro, insomma, che incuriosisce, ma che strappa anche il cuore per quel che ci mostra” – ha dichiarato l’editrice Tiziana Elsa Prina

Edizioni Le Assassine: Il mistero della vetreria per la collana vintage

Edizioni Le Assassine arricchisce la sua collana vintage con Il mistero della vetreria di Margaret Armstrong, scritto nel 1939 con il titolo Murder in Stained Glass.

Margaret Armstrong nasce nel 1867 a New York da una famiglia socialmente molto in vista. Per gran parte della sua vita è illustratrice molto apprezzata di copertine in stile Art Nouveau e solo in età avanzata si dedica alla scrittura, diventando un’esponente tardiva della Golden Age. Come il padre, grande conoscitore dell’arte vetraria, e una sorella, Margaret si distingue per le sue doti artistiche e in tarda età abbandona l’attività di illustratrice per dedicarsi alla scrittura, pubblicando due biografie e tre romanzi gialli molto apprezzati dalla critica; tra i suoi lettori si annovera anche Agatha Christie.

Sinossi

La signorina Trumbull, agiata e frizzante newyorkese di mezza età, decide di lasciare la sua comoda dimora per andare a trovare la vecchia amica Charlotte. Non può sottrarsi all’invito, che prevede però già noioso, sia perché preferisce la vita effervescente di New York alla tranquillità della campagna, sia perché considera la donna un po’ triste e cupa. Tuttavia le sue previsioni saranno del tutto scombinate quando nella fornace della vetreria di Frederick Ullathorne, noto creatore di vetrate artistiche, verranno ritrovati resti umani. Grazie alla sua spiccata curiosità e a un’innata capacità investigativa, la signorina Trumbull si troverà così coinvolta nell’indagine ̶ che si rivela alquanto complicata ̶ per scoprire chi era la vittima e chi l’assassino; la guida la certezza di essere più abile del detective incaricato del caso, e di riuscire a “vedere ciò che altri non hanno visto”. Non sa che la sua intraprendenza potrebbe costarle cara.

Immagino che il tempo, bello o brutto che sia, abbia spesso fatto la differenza nella vita delle persone. È un’ovvietà, senza dubbio: tuttavia quando ripenso alla parte che ho avuto nel caso Ullathorne, mi rendo conto che se il sole non fosse stato così splendente in quel particolare lunedì mattina dello scorso marzo, niente di quello che è avvenuto a Bassett’s Bridge sarebbe accaduto esattamente nello stesso modo, e anzi una parte non sarebbe successa affatto. Perché io non sarei stata là. Era un po’ come quella filastrocca che diceva: “E venne il gatto che si mangiò il topo, che al mercato eccetera eccetera”.  il tempo non si fosse messo al bello, non sarei andata a far visita a Charlotte Blair

Haycraft, uno dei maggiori studiosi del genere giallo,  considerò Margaret Armstrong tra le migliori scrittrici che ricorsero nei loro romanzi alla tecnica dell’HIBK (Had I But Know ovvero “se lo avessi saputo”), di cui un’altra autrice americana, Mary Roberts Rinehat, fu l’iniziatrice

Ella utilizza questa tecnica, soprattutto nella parte iniziale e in quella finale. L’elemento caratterizzante era costituito dal narratore, di solito una donna, non più giovane e benestante, che si lamentava per le cose che avrebbe potuto fare per prevenire i terribili crimini esposti nella storia, se solo avesse avuto l’acutezza di prevederli.

Mentre per alcune detective amatoriali HIBK l’accusa è quella di mancare di razionalità e dunque di presentare un’investigatrice che resta incapace di risolvere il caso e che deve alla fine rivolgersi a un uomo per risolverlo, la nostra signorina Trumbull sa investigare con vigore e intelligenza e giunge alla soluzione più logica, se solo l’autrice non intervenisse con un paio di mosse che portano a un esito inatteso della vicenda.

Insomma, ci viene presentata una figura di donna agiata, determinata e single e che a tratti ci meraviglia per la sua libertà di pensiero e di azione: in nuce ha tutte le caratteristiche della donna emancipata che sa bastare a se stessa, pur non rinunciando a un certo lato romantico soprattutto nei confronti di due giovani personaggi della storia che faticano a coronare il loro sogno d’amore: in quel caso si presenterà non più come una novella Sherlock Holmes ma come la Fata Turchina.

Un altro elemento interessante del libro e della tecnica narrativa a cui si faceva riferimento è la narrazione in prima persona, che nel giallo della Armstrong riesce a dare un tono leggero e anche divertente all’intera vicenda, cosa non facile visti i tranelli e le difficoltà che pone l’utilizzo della prima persona al posto della terza. Immaginiamo infatti un personaggio come Miss Marple che narra in prima persona invece che in terza come perderebbe molto della sua attrattiva, anche se in fondo entrambe le investigatrici hanno almeno una somiglianza: la capacità di trarre informazioni dalle chiacchiere degli altri.

Abbastanza curioso, poi, il fatto che uno dei personaggi più immorali e spiacevoli del romanzo abbia la stessa professione del padre della Armstrong. Che in qualche modo rispecchiasse una relazione difficile padre-figlia?

Anche Charlotte, l’amica dell’investigatrice improvvisata, ricorda vagamente la scrittrice: le accomuna la passione per la natura, che portò l’autrice a viaggiare per il West, raccogliendo nozioni sui fiori selvatici che poi mise in un libro.

Domina comunque sull’intera storia il personaggio della signorina Trumbull, che inizialmente indaga per curiosità, ma poi viene spinta dalla volontà di anticipare le mosse della polizia per soddisfare un suo personale bisogno, quello di arrivare a un finale del caso che sia positivo per le persone che le sono care, più che per un senso di giustizia. Non manca infatti un lato romantico della donna che influenza talvolta le sue teorie, rendendole un po’ fantasiose, anche se poi lei sa prendere in mano le situazioni con molto senso pratico.

Pur trovandoci di fronte a un delitto, non proviamo angoscia, ma curiosità per il dipanarsi della vicenda, e il modo leggero in cui la donna tratteggia personaggi e situazioni spesso ci strappa un sorriso.

 

Fonti

https://edizionileassassine.it/prodotto/lurlo-dellinnocente/

https://edizionileassassine.it/prodotto/il-mistero-della-vetreria/

 

 

Paolo Ivaldi, editore di ‘Achille e la tartaruga” presente al Salone del Libro di Torino: “Il miglior boicottaggio non è impedire ad altri di sedersi”

Paolo Ivaldi è un piccolo editore indipendente di Torino con all’attivo 60 pubblicazioni in 10 anni, e che (fortunatamente per lui), non vive di sola editoria; nel 2008 ha fondato la casa editrice Achille e la tartaruga (presente al controverso Salone del Libro di Torino, su cui calerà il sipario il 13 maggio), di cui ciascuna Collana si rifà al tema del paradosso di Zenone, che esprime le contraddizioni della cultura occidentale. Ivaldi si occupa soprattutto d’arte ma non ha rinunciato al suo sogno e alla sua genuina passione per la scrittura. La sua casa editrice mira a realizzare un prodotto di buona qualità, in un mercato dove la percentuale dei piccoli editori che in questo momento sono in netta difficoltà e che potrebbero sparire nei prossimi anni, se non mesi, sono circa il 40 per cento, secondo stime attendibili. Alcuni editori riescono a restare a galla, attuando pratiche che funzionano, facendo fruttare le proprie idee e la propria creatività, non facendosi travolgere dalla crisi. In questo senso Ivaldi è andato oltre il prodotto librario in se, editando anche un mensile online: La storia e la bellezza.

Logo casa editrice Achille e la tartaruga

 

1. Perché nel 2009 ha deciso di fondare una casa editrice?

Già da diversi anni ne parlavo con amici con i quali condividevo l’interesse per la scrittura, all’epoca organizzavamo incontri, cene, laboratori durante i quali scrivevamo e leggevamo. Tuttora ancora succede ma sempre più di rado. Mi ero laureato non da molto e deluso dal mondo della ricerca ho pensato che l’unica strada per me poteva essere crescere per migliorare qualcosa in cui credevo io. Poi il mio sogno segreto fin dalla più tenera età è sempre stato quello di progettare una casa editrice, possibilmente a tema. Ho scelto il tema di Achille e la tartaruga perché il paradosso di Zenone, esprime le contraddizioni e la sensazione di scacco in cui si trova oggi la cultura e il pensiero Occidentale.

2. Cosa distingue la sua casa editrice dalle altre?

Non è facile paragonare la propria esperienza con quella altrui. Posso dire che cerco di realizzare un prodotto di buona qualità, artigianale per molti versi, selezionato nei contenuti e anche di piacevole fattura. E di offrirlo ai lettori a un buon prezzo. Non pubblico tutto quello che mi viene proposto e talvolta capita di rifiutare vantaggiose offerte di pubblicazione, per i motivi più diversi.

3. Trova delle affinità particolari tra mondo dell’editoria e mondo dell’arte, quest’ultima sua attività principale?

Il “Sistema” Italia, non so se sia così anche all’estero, è un sistema molto bloccato e questo vale anche per l’editoria e per l’arte, penso ancora di più per il mondo dello spettacolo o dello sport. Il mondo dell’editoria è diviso in due realtà assai ben separate. I cinque principali gruppi editoriali italiani si dividono il 95% del fatturato totale e quindi quando si parla di editoria bisogna avere ben chiaro a quale delle due realtà ci stiamo riferendo perché è evidente che anche le regole del gioco siano di conseguenza assai diverse.

4. Tre autori che avrebbe voluto pubblicare

Se si tratta di un gioco che non ha limiti penso ai classici: ad esempio un libro che mi ha segnato profondamente come lettore è Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki. Fra gli autori italiani invece mi sarebbe piaciuto molto conoscere di persona Calvino, nei suoi racconti in particolare mi sento come a casa. Per citare un contemporaneo invece mi ha molto colpito Domani nella battaglia pensa a me di J. Marìas che pure essendo un racconto sostanzialmente realistico è avvolto in una atmosfera irreale molto suggestiva. E poi Nooteboom che ho avuto la fortuna di incontrare personalmente. E infine Pessoa, non posso non citare Pessoa, anche se siamo già a cinque. Ho scelto tutti narratori con l’eccezione di Pessoa, perché come lettore vedo scrittori poco coraggiosi che sembrano non avere la sufficiente personalità per sperimentare o inventare nuove strade. Sono appiattiti sull’attualità che non è interessante, non serve uno scrittore per raccontarla, è sufficiente un cronista. Lo scrittore dovrebbe anticiparla se possibile inventarla, il materiale sul quale si basa la letteratura non è il reale ma il possibile. Non ho parlato dei saggi e non ho citato la poesia perché a mio modo di vedere l’arte si avvicina alla verità più della scienza e più della filosofia e il banco di prova di uno scrittore è il romanzo più della poesia.

5. Se non avesse la “protezione” del suo lavoro principale, Lei si sentirebbe di appartenere a quale di queste categorie: editore che resiste, editore prova ad innovare, editore che soffre?

Nella mia attività editoriale ciò che più mi pesa è il fatto di essere da solo. In parte è dovuto al caso, in parte alle circostanze in parte è proprio un’esigenza mia. Oltre ad avere dei vantaggi questo è anche un grande svantaggio perché il lavoro non può essere legato o dipendere troppo da come io mi sento in positivo o in negativo o peggio dalle situazioni della mia vita. È come salire su un treno che a un certo si ferma in aperta campagna, non ci sono stazioni nel raggio di chilometri, non si può scendere, le porte e i finestrini sono bloccati. Passano i minuti e fra i passeggeri comincia a diffondersi un certo sconforto (ho pubblicato circa 60 libri in questi dieci anni di attività e non ho mai conosciuto un autore che, a pieno diritto, non fosse impaziente di vedere presto l’uscita del proprio libro); poi a un certo punto il treno riparte misteriosamente così come si era fermato e tutto viene in fretta dimenticato e insieme al sollievo ci dimentica anche di non aver compreso il motivo della sosta.

6. Cosa ne pensa della polemica stucchevole nata intorno alla presenza della casa editrice Altaforte? Nonostante le polemiche il libro di Salvini sta andando molto bene, come i libri sul Duce, pubblicati da grandi case editrici (non esenti da strafalcioni storici)…

La vicenda è iniziata e si è conclusa a mio modo di vedere nel peggiore dei modi. Il miglior boicottaggio non è lasciare una sedia vuota, o impedire ad altri di sedersi, rischiamo come sempre di ottenere l’effetto contrario. Se questo editore, che non conosco nel caso specifico, ha la possibilità di pubblicare testi significa che la sua attività non è illegale, per quanto io personalmente ne posso capire. Se non mi piace o non mi interessa non è sufficiente ignorare e rivolgersi altrove? Se ho timore che le sue idee si diffondano creando disagio e instabilità sociale l’unica vera risposta è la cultura, cercare di fare noi per primi le cose bene e diffondere consapevolezza in quelli che possiamo raggiungere, guardandoci non solo dal fascismo in senso stretto (quello che alberga dentro di noi come sosteneva Umberto Eco) ma dai diversi tipi di fascismo che ci circondano. Fra l’altro Ezra Pound è stato tutto fuorché fascista nelle sue idee, nei suoi scritti, e nel sangue che ha versato lui stesso per amore della libertà. La libertà è l’esatto opposto del fascismo.

8. La sua più grande soddisfazione nell’ambito editoriale?

Ho fatto esperimenti molto interessanti con il teatro che è un genere tutt’altro che commerciale; ho pubblicato i testi inediti di alcuni spettacoli e li ho accompagnati alle rappresentazioni, utilizzando lo spettacolo stesso come evento per il libro. E al pubblico piaciuto molto, quindi questo significa che in Italia i lettori non è vero che non ci sono, magari piuttosto è l’offerta culturale a non essere abbastanza allettante.

9. Come vede l’editoria italiana tra 10 anni?

Secondo me gli editori italiani stanno commettendo l’errore ma qualcuno per fortuna se n’è accorto, di trascurare gli ebook e i libri multimediali. Può darsi anche che fra dieci anni il web sarà molto meno importante di oggi o soppiantato da nuove tecnologie che nemmeno sono all’orizzonte ma bisogna attrezzarci bene oggi, se vogliamo essere competitivi in futuro.

 

 

Quanti libri vengono scritti, pubblicati e letti ogni anno in Italia? Quanto vale il mercato dell’editoria? Chi sono gli italiani che leggono? Scoprilo nell’infografica!

Nelle classifiche internazionali sulla lettura dei libri, l’Italia si trova sempre in posizioni relativamente basse, riscontrando un’alta produzione di titoli (in aumento anno dopo anno) contro una bassa percentuale di lettori (che diminuisce anno dopo anno).
Per fare chiarezza sulla reale situazione del mercato dell’editoria in Italia, abbiamo raccolto un po’ di dati relativi ai tre grandi soggetti che compongono questo mondo (gli editori, i libri e i lettori) e abbiamo creato l’infografica “L’editoria in Italia: pesci grandi e piccoli in un mare di libri”, che potete vedere qui sotto.

Pesci grandi e pesci piccoli

Sono diversi i dati che balzano di più all’occhio, ma uno di quelli più eclatanti riguarda la distribuzione dei titoli pubblicati in un anno tra i vari editori presenti in Italia. Andiamo con ordine. In Italia ci sono circa 1500 editori, che si dividono in 3 categorie:
Piccoli Editori (sono il 54,8% e pubblicano meno di 10 titoli l’anno)
Medi Editori (sono il 31,6% e pubblicano tra 11 e 50 titoli l’anno)
Grandi Editori (sono il 13,6% e pubblicano più di 50 titoli l’anno)

Come potete intuire, la quasi totalità dell’offerta letteraria pubblicata in Italia viene pubblicata dai Grandi Editori, che però sono molti meno rispetto ai piccoli editori. Questo significa che la maggior parte dei titoli pubblicati in un anno arrivano dalle grandi o grandissime case editrici, mentre le più piccole si concentrano su una produzione più ridotta e specializzata.
Anche la distribuzione degli editori sul territorio è abbastanza polarizzata, con la metà delle case editrici che ha sede al Nord, il 30% al Centro e solo il 20% al Sud.

Un mare di libri

Durante il 2016 (anno a cui si riferiscono i dati), sono stati pubblicati in Italia 61.188 titoli e sono state stampate 129 milioni di copie. Si tratta di un numero molto elevato, soprattutto se riportato ai generi letterari principali, che sono sostanzialmente tre:
Categoria “Varia Adulti” (romanzi, avventura, gialli, poesia, teatro, saggistica…) – 85%
Categoria “Ragazzi” – 8%
Libri Scolastici – 7%

I libri in Italia vengono letti per la maggiore in formato cartaceo, ma è in corso un notevole aumento della fruizione di ebook da parte dei lettori tanto che, su oltre 61.000 titoli, ben il 35,8% è stato pubblicato anche in ebook, anche se il formato digitale rappresenta in media meno del 10% del fatturato complessivo di una casa editrice.

Identikit dei lettori in Italia

Mentre si pubblicano tantissimi titoli ogni anno, il numero totale di lettori sfiora appena il 40% della popolazione, pari a 23,3 milioni di persone. Tra queste ci sono lettori forti, che leggono più di 12 libri all’anno (e sono il 14,1%) e lettori deboli, che leggono massimo 3 libri all’anno (e sono il 45%).
Sono diversi i fattori che influiscono sulla lettura, e tra questi si evidenziano principalmente il sesso e il titolo di studio. È dalla fine degli anni ’80, infatti, che in Italia si è affermata la tendenza che vede le donne come le lettrici più assidue. Come si vede dall’infografica, questa tendenza vale per tutte le fasce d’età, dai 6 agli 80 anni.
Per quanto riguarda il titolo di studio, invece, leggono regolarmente il 73,6% dei laureati, il 48,9% dei diplomati e il 23,9% di chi possiede la licenza elementare.
Ora che hai un’idea generale della situazione del mercato editoriale in Italia, guarda l’infografica e scopri tutti gli altri dati! Poi, se ti è piaciuta, condividila con i tuoi amici per dare vita a una discussione interessante!

 

Fonte:

Il mercato editoriale in Italia

Malia Delrai, dal self publishing alla fondazione della Delrai Edizioni

La Delrai Edizioni nasce nel 2016 per opera di Malia Delrai, autrice proveniente dal campo del self publishing che ha deciso di mettersi in gioco anche nel mondo della piccola editoria. La sua casa editrice ha l’obiettivo di arrivare al lettore privilegiando la passione e le esigenze dei suoi scrittori, e non limitandosi alla mera parte commerciale. La Delrai Edizioni pubblica, senza chiedere alcun anticipo agli autori, vari generi letterari: dal romance al thriller, dall’erotico al fantasy. Abbiamo incontrato l’autrice-editrice che ci ha raccontato delle sue passioni e anticipato alcune novità riguardanti la Delrai Edizioni che sarà presente al Salone del Libro di Torino del prossimo 18 maggio.

 

 

Malia Delrai nasce come scrittrice e approda all’universo dell’editoria. Come sono nate queste due passioni? Quando hai capito la necessità di scrivere e quando hai maturato la voglia di metterti al servizio di altri autori?

La passione per la scrittura è nata una decina d’anni fa, direi quasi per caso. Cercavo a tutti i costi qualcosa che mi identificasse e che potesse dar senso alla mia vita. Sorrido quando penso che la scrittura non fosse la mia prima opzione, ho provato un corso di disegno e anche uno per fare a maglia, ma poi è stato inevitabile che non riuscissi a combinare niente di buono, non erano adatti a me. Sono entrata in un sito dove all’epoca si scrivevano fan fiction e ho tentato, così per gioco, e non è più finita. In realtà pubblicare per se stessi, da soli, non è poi granché per me, nel senso che dà tante soddisfazioni, questo certo, ma se ami lavorare insieme agli altri, condividere le tue passioni con altre persone, arriva il bisogno di impegnarsi in questo, perciò ho maturato il desiderio di aprire una casa editrice e di condividere i miei scrittori con i lettori. Sai qual è la cosa più bella? Appassionarsi ad altre storie, viverle dentro come se fossero proprie, riconoscere la bravura di altri autori e cercare di fare il meglio per loro. È qualcosa che va al di là di qualsiasi soddisfazione personale, ed è molto molto più gratificante.

 

Cosa consigli a chi sta provando ad emergere come scrittore? Meglio il self-publishing oppure affidarsi all’esperienza e all’appoggio di una casa editrice?

Non potrei mai dire cosa sia meglio, perché tutto parte da punti di vista differenti, obiettivi diversi. Se un autore punta a un guadagno immediato, o comunque a un percorso “solitario”, allora di sicuro è meglio il self-publishing, ma se invece vuole e desidera coltivare il lavoro di squadra, il rapporto con altri autori e con un editore, cercare insieme insomma una risposta alle sue esigenze insieme ad altri che lavorano nel campo, allora è bello anche affidarsi a un editore. Per certo so che il mondo dell’editoria non è così facile, perché c’è di tutto nel calderone, ma non credo che il mondo del self sia poi tanto differente.

 

Cosa consigli invece a chi ha il sogno di aprire una piccola casa editrice? In Italia ne nascono moltissime ogni giorno eppure l’impero editoriale è comandato sempre dalle stesse ‘big’. Ne vale la pena? C’è la possibilità di farsi conoscere e creare qualcosa di proprio e indipendente dai grandi colossi? Cosa ricordi dei primi passaggi per aprire la Delrai Edizioni?

Io mi sono affidata a persone competenti, da sola sarebbe stato impossibile. Non è solo questione di passaggi da fare, ma di persone che ovviamente ti seguono in questo percorso: è necessario un commercialista, un legale, una persona competente che possa dirti come effettivamente ci si deve muovere. Se ne vale la pena? Dipende dagli obiettivi che si hanno, dal tempo che ci si vuole dedicare. A volte penso di impazzire, altre invece mi sento soddisfatta. Aprire una casa editrice è qualcosa che si fa per passione all’inizio, si pensa: Ehi, i libri mi piacciono! E poi ci si scontra col resto e si capisce che “il libro” è “solo una” delle cose che si deve creare. Il resto: la logistica, la burocrazia, gli eventi… è tutto da gestire e lo si deve fare, non si può abbandonare. È tutto importante, tutto. Il comando delle big è naturale perché hanno un grande capitale da investire e tanti soldi per potersi permettere quello che hanno, un piccolo editore invece questa possibilità non ce l’ha. Ma a volte mi domando se siano i soldi che fanno la differenza, se veramente servono questi e basta per poter essere definiti “grandi”. Spero che ci sia la possibilità di farti conoscere e creare qualcosa di proprio a prescindere dai grandi editori, spero di riuscirci, lo vedrò nei prossimi anni, ora è presto, per ora cerco di fare del mio meglio e mettercela tutta.

 

Descrivi Malia Delrai in tre parole.

Sole, cuore, amore. 😛

 

Qual è l’autore che non hai pubblicato e che vorresti pubblicare?

Uberto Ceretoli. Lo considero un grande del fantasy e dello steampunk, però non pubblica con me, purtroppo. Credo che sia uno dei più grandi che ultimamente io abbia letto e che mi è rimasto nel cuore. Lo trovo un autore di grandissimo talento. Tu pensa che invece forse si avvererà il mio sogno di pubblicare una persona che stimo, ma per ora non faccio nomi. Finché non succede, non ci crederò.

 

Quali sono le tue letture preferite?

Amo tantissimo lo steampunk, è uno dei generi che preferisco, ma anche il fantasy non mi dispiace. Poi ovviamente c’è il romance, l’erotico… diciamo che amo parecchi generi. Ho letto anche thriller che mi hanno lasciata senza parole. Sono piuttosto onnivora come lettrice, spesso però mi rendo conto che ricerco anche io, come molti, una realtà per ruggire dalla mia. Non perché la mia non mi piaccia ovviamente, anzi, ma perché mi piace vivere diverse vite e sognare diversi mondi.

 

Per finire, sei stata alla fiera di Milano e sarai a quella di Torino. Cosa dobbiamo aspettarci come novità firmate Delrai?

Oh, non so nemmeno io cosa aspettarmi. Tutto sta succedendo molto velocemente, troppo velocemente, e io fatico a stare dietro a ogni cosa. Ho conosciuto persone meravigliose, davvero meravigliose, che mi stanno sostenendo, che lavorano con me, ed è bello. Vorrei poter vivere di questo lavoro, anche se per ora non è possibile, mi impegno e do il massimo perché è un grande amore. Cosa aspettarsi dalla Delrai? Tanti nomi, di autori bravi, capaci, che ce la stanno mettendo tutta, che ci credono ancora, che non pensano che i lettori siano solo numeri, che con umiltà cercano ancora di farcela. Io non posso mollare, per me loro sono tutto, sono importantissimi. Vorrei poter far nomi, ma è prematuro. Però… io penso in grande!

 

 

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