Ciro Marino, editore Wojtek: “C’è nuovo fermento circa le case editrici napoletane”

Il nome della casa editrice e libreria di Ciro Marino rimanda alla Storia e in particolare alla Seconda Guerra Mondiale quando soldati polacchi adottarono Wojtek, un cucciolo di orso bruno siriano, e si presero cura di lui durante il loro viaggio in Palestina, improvvisando un biberon con cui nutrirlo con una bottiglia di vodka. Da allora l’orso divenne la mascotte dell’esercito e considerato in Polonia un vero e proprio beniamino, alla stregua di altri grandi eroi nazionali.

La casa editrice e libreria Wojtek è stata fondata nel 2018 da Valeria Romano e Ciro Marino a Pomigliano d’Arco (NA) in piazza Giovanni Leone. La libreria ospita e promuove gruppi di lettura, corsi di scrittura e inoltre, estemporanei ma costanti, incontri, dialoghi e scontri.

In Italia mancano i librai, e Marino dimostra come non basti essere una libreria indipendente per essere una buona libreria, la quale dovrebbe essere considerata un tassello fondamentale del circuito editoriale, non un semplice spazio culturale da preservare e da guardare persino con un po’ di compassione e tenerezza.

Ciro Marino legge i libri che pubblica fin quando gli è possibile e ha bene in mente che indirizzo dare alla propria impresa con passione e dedizione per la letteratura.

 

1 Quando ha iniziato ad interessarsi di libri?

Sono sempre stato attratto misticamente dai libri, mio padre era un fotoincisore, mestiere oggi praticamente scomparso. Era un artigiano della filiera libraria, casa nostra era invasa da libri di ogni genere, libri però che nessuno leggeva, erano lì. A comporre una sorta di biblioteca immobile, intonsa, immacolata. Fin quando non ho cominciato a sverginarla io. Erano libri d’arte per lo più, insieme a romanzi di vario genere. Da lì ho cominciato a leggere, ma ancora non avevo conosciuto la letteratura. Fino a quando una professoressa d’inglese al liceo mi regalò “Il signore delle mosche” e lì ho fatto il mio ingresso nel mondo magico della letteratura.

2 Cosa fa un buon editore? La prima regola secondo Ciro Marino?

Legge i libri che pubblica fin quando gli è possibile; ha bene in mente che indirizzo dare alla propria impresa; segue i suoi libri da quando sono soltanto un manoscritto per poi curarli in ogni passaggio: dall’editing, alla correzione di bozze, dall’aspetto tipografico all’ufficio stampa.

3 Cosa vorrebbe suggerire l’editore Marino al librario Marino?

Questa è una domanda troppo “marzulliana”, non saprei onestamente cosa risponderle. Anche perché credo di seguire in un certo senso lo stesso metodo in entrambi i lavori: la qualità della proposta per me non è solo un ideale, un auspicio, una romanticheria, bensì una strategia precisa. Certo lunga e difficile, ma se poi i traguardi dovessero essere raggiunti. Vogliamo correre e vincere una maratona, e quindi è inutile essere primi dopo 100 m di gara.

4 Napoli e provincia sono vivaci dal punto di vista letterario, cosa hanno da offrire di diverso, di speciale secondo lei?

Non so quanto Napoli sia realmente viva da un punto di vista letterario. Non sono nemmeno certo che lo sia mai stata. Abbiamo delle eccellenze, ma non credo che Napoli possa continuare a raccontarsi come una fucina di talenti più di altre città italiane. Tutt’altro discorso invece per quanto riguarda la periferia napoletana o ancora di più la provincia.

Mi sembra invece che ci sia nuovo fermento circa le case editrici napoletane. Ottime ne sono nate e ottime ne stanno nascendo. Tornando alla domanda: ho smesso da un po’ di ritenere Napoli l’epicentro del mondo culturale, pur continuando a ritenerla la città più bella che abbia mai visto.

5 Tre autori italiani che secondo lei andrebbero ristampati?

Sono molto felice di alcune operazioni di recupero editoriali. Penso a quanto sta facendo Utopia con Ottiero Ottieri, Readerforblind con Dante Arfelli, Cliquot con Brianna Carafa; se dovessi però sceglierne io tre di autori o autrici cui dare più attenzione farei il nome di Paolo Volponi, Fausta Cialente, Guido Morselli e Dolores Prato.

6 Trova che l’aspirante scrittore di oggi sia particolarmente arrogante e pretenzioso o ingenuo?

Ogni scrittore e ogni scrittrice è diverso/a dall’altro/a. Non cadrei in generalizzazioni, con alcuni di questi ho stretto saldissimi legami di amicizia; con pochi di questi ho avuto rapporti difficile. Come al di fuori del mondo editoriale.

7 Un autore straniero che invece andrebbe (ri)scoperto e perché

Poco fa il gruppo di lettura presente nella nostra libreria ha scelto un libro di Karel Čapek, ecco, lui senza dubbio lo “riscoprirei” insieme a una sua conterranea che è Sylvie Richterova che ho avuto anche la fortuna di conoscere al Flip Fesitval della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco.

8 Come si approccia alla lettura di un’opera di un aspirante scrittore? Segue delle sue linee guida mentali, si lascia sorprendere, spesso parte prevenuto?

È senza dubbio fondamentale la sinossi presentata e la nota biografica, già queste due cose per me sono un indicatore. Poi direi che comincio a leggere senza pregiudizi, spesso noi cerchiamo libri che portano con sé una forte capacità linguistica, una vera identità autoriale, raramente è la trama o i temi0, nei nostri libri, a fare da ago della bilancia.

9 Ha appena pubblicato l’ultimo romanzo di Alessandra Saugo, “Come una santa nuda”. Come ricorda questa scrittrice scomparsa prematuramente?

Non mi è facile parlare di questa scrittrice tanto è forte la sensazione che ho provato nel leggerla, per cui non me ne voglia se qui copio e incollo quanto ho scritto in un post: Alessandra Saugo è una scrittrice incredibile, leggendo “Come una santa nuda” ho provato sensazioni che solo pochissime volte, quando mi ritrovai di fronte le Tre cime di Lavaredo, o le Sette opere di misericordia di Caravaggio, o quando un mio amico mi portò a SGUARDI OSTINATI “Rassegna di cinema d’autore” e fu rivoluzionata la mia piccola idea di cinema. Insomma, la penna di Saugo è un massacro, un’estasi, una epifania, un placcaggio che ti stronca il respiro… sono orgoglioso di averlo pubblicato e spero che presto possa raggiungere quanti più lettori e lettrici possibili.

Bisogna ringraziare tre persone: Susanna Mati, con cui è stato un onore confrontarsi; Massimo Recalcati che ospiterà nella sua associazione una delle tante (spero) presentazioni; e Antonio Moresco, tenace cavaliere di questa maestosa poetessa che lui definisce in quarta “indomabile, intollerabile, inclassificabile, scatenata, delicata, traumatizzata, comicodisperata, delirante, perturbante, urticante, unica”.

Questi tre moschettieri ostinati mi hanno fatto conoscere Alessandra Saugo, tutti e tre hanno avuto il piacere di conoscerla prima che morisse.

1o Prossime pubblicazioni?

Il nostro libro più atteso è senza dubbio “Le Madri della Sapienza” di Eduardo Savarese. Un libro meraviglioso di un autore meraviglioso. Una delle operazioni letterarie più spiazzante, complessa, ardita e riuscita che abbia mai incrociato.

Matteo Totaro, docente ed editore: “L’abbattimento dei costi di stampa dei libri ha portato a una proliferazione inarrestabile di edizioni”

Matteo Totaro è un giovane insegnante, editore e tipografo, originario di Monte Sant’Angelo (Foggia), per cui non vale l’espressione riservata ai professionisti del mondo del libro di oggi, Vanitas vanitatum, ovvero ossessionato dalla visibilità, dalla politica, da vendette e spocchia.

Totaro vive a Monte Sant’Angelo fino al termine degli studi classici, quando si trasferisce a Bologna per frequentare la facoltà di Lettere dell’Alma Mater Studiorum. Amante della poesia e della musica, soprattutto grazie a Eugenio Montale, intraprende un percorso di ricerca sulla poetica del cantautore Paolo Conte e si laurea con una tesi sullo scrittore e libraio Roberto Roversi.

Vincitore di concorso indetto per l’insegnamento nella scuola secondaria, Matteo ottiene la cattedra di Italiano e Storia nel Liceo “Primo Levi” di Vignola. Docente appassionato e scrupoloso, segue i suoi studenti con partecipazione anche nel lungo periodo della chiusura degli istituti a causa del covid, sperimentando nuove forme di apprendimento online.

In una piccola piazza di Monte Sant’Angelo, Matteo Totaro ha aperto la sua private press Officina del giorno dopo, in ricordo e memoria di Officina, la rivista fondata a Bologna nel 1955 da Roberto Roversi, Pier Paolo Pasolini e Francesco Leonetti.

Consapevole di quanto sia difficile far innamorare i proprio studenti della letteratura in una società tecnocratica e pubblicare poeti in virtù del fatto che una raccolta cartacea non rappresenta più il raggiungimento di un obiettivo importante per l’autore, ma una semplice tappa di un percorso che spesso si interrompe dopo la prima raccolta, Matteo Totaro è caparbio e determinato a proseguire sulla strada intrapresa muovendosi in uno spazio particolare in cui le regole editoriali ufficiali contano poco, non lavorando su commissione e selezionando con cura gli autori e gli artisti con cui collaborare.

 

 

 

 

1 Quando ha iniziato ad appassionarsi alla poesia e come viene trattata in Italia?

 

È stato con Montale, alla fine del quinto anno di liceo classico. Sono rimasto affascinato dalla musicalità di alcuni versi e dall’originalità di certe immagini. In particolare ricordo la potenza evocativa della poesia “Falsetto” e l’ineluttabilità dell’epifonema con cui si chiude il testo, come l’onda che abbraccia e inghiotte la protagonista Esterina. Poi a Bologna ho conosciuto Roberto Roversi, prima attraverso i testi che aveva scritto per Lucio Dalla, poi personalmente. È stato lui a insegnarmi tutto, ma senza salire in cattedra e assumere il ruolo di Maestro. Mi bastava osservarlo muoversi tra le sue librerie per imparare sempre qualcosa di fondamentale; è stato un apprendimento per osmosi. Devo a lui l’amore per l’oggetto libro e la curiosità per il mondo delle private press che prima di questo incontro mi era completamente sconosciuto.

Che dire, poi, sulla poesia oggi… Conosco direttamente quello che si direbbe “il mondo della poesia contemporanea”, ma solo indirettamente, attraverso libri e riviste, quanto successo negli ultimi decenni del secolo scorso; per questo ogni possibile paragone sarebbe poco significativo. Mi pare comunque che oggi ci sia un grande fermento, dovuto anche alle possibilità che hanno i poeti di raggiungere un numero enorme di lettori attraverso i social. L’abbattimento dei costi di stampa dei libri ha portato a una proliferazione inarrestabile di edizioni, per cui è diventato difficile negli ultimi anni orientarsi nel mondo della poesia, perché chiunque, con un piccolo contributo economico versato alla casa editrice di turno, può pubblicare. Uscire con una raccolta cartacea non rappresenta più il raggiungimento di un obiettivo importante per l’autore, ma una semplice tappa di un percorso che spesso si interrompe dopo la prima raccolta. Sarei curioso di sapere quanti sono i poeti che “smettono” dopo una o due pubblicazioni. Dall’altro lato c’è, effettivamente, anche il mondo “ufficiale” della poesia, fatto di gente molto competente ma che spesso pecca di “amichettismo”, per usare un’espressione brillante coniata dallo scrittore Fulvio Abbate. Ma questo è un altro discorso.

 

2 Quali sono i maggiori problemi che un docente deve affrontare nella scuola di oggi e cosa manca ancora a quest’ultima?

 

Parlando della materia che insegno, Lingua e letteratura italiana, di sicuro il primo ostacolo che un docente si trova a dover affrontare è il disinteresse degli studenti per un mondo che questi ultimi ritengono lontano e incomprensibile. È l’incubo in cui sprofonda Alice nel libro di Lewis Carroll, un mondo (apparentemente meraviglioso) in cui il soggetto non ha libertà di agire perché non conosce i principi che lo regolano. A questo problema se ne aggiunge un altro: oggi la scuola non è più l’unica agenzia formativa a cui gli studenti possono rivolgersi, anzi è probabilmente la meno “accattivante” tra quelle disponibili. Questo, in sintesi, il problema strutturale, a cui si aggiungono altre questioni meno importanti ma comunque significative, come l’eccessiva “burocratizzazione”, che nella maggior parte dei casi frena l’entusiasmo anche dei docenti più intraprendenti, o la partecipazione dei genitori degli alunni ad alcuni momenti scolastici dai quali fini a poco tempo fa erano (giustamente) esclusi.

 

3 Lei che insegnante è? Qual è il suo metodo?

 

Penso che alla base di tutto debba esserci la sincerità, verso gli studenti e verso la materia che si insegna. Non si può trasmettere ciò che non si ama. Per questo motivo scelgo di focalizzarmi sugli autori che davvero mi piacciono, anche a costo di contravvenire a quelle che sono le indicazioni ministeriali. Mi piace portare in classe le mie passioni; egoisticamente a volte utilizzo la scuola come una palestra in cui sperimentare gli interessi culturali (in primis letterari, ma anche musicali o cinematografici) che coltivo nella vita privata. Ammetto di usare gli studenti come cavie, ma mi pare che l’esperimento funzioni. Quando i ragazzi capiscono che il docente ama davvero quello che porta in classe allora lo ascoltano, si fidano, perché comprendono che non sta mentendo. Per questo motivo non nego ai miei alunni la possibilità di seguirmi sui social, perché lì condivido quasi esclusivamente contenuti culturali e questo rappresenta per loro la prova del fatto che il mio non è solo un lavoro ma una vera passione, quasi una ragione di vita.

 

4 Come si muove nel mercato editoriale italiano?

 

Per quanto io la consideri una casa editrice, la mia piccola tipografia si muove in uno spazio particolare in cui le regole editoriali ufficiali contano poco. Non lavoro su commissione e non devo vivere di questa attività; perciò posso permettermi di aprire il mio atelier “per ferie”, quando la chiusura della scuola mi consente maggiore libertà. Seleziono con cura gli autori e gli artisti con cui collaborare e i pochi esemplari dei libretti che stampo vengono venduti privatamente a collezionisti e amici. Non c’è un distributore e non ci sono librerie che hanno in conto vendita i miei lavori: sono un editore autarchico!

 

5 La soddisfazione più grande che le ha dato la sua Officina del giorno dopo?

 

Quando ho pubblicato il primo libretto con tre poesie inedite di Roberto Roversi ho ricevuto una telefonata da una giornalista che mi ha intervistato e dedicato una pagina intera nella sezione cultura di Repubblica Bologna. È stato un bel modo per iniziare questa avventura…

 

6 Quali autori vorrebbe venissero riscoperti e studiati di più?

 

Ogni docente è libero di costruire il proprio percorso didattico all’interno del mare magnum della letteratura italiana. Dico sempre ai miei studenti che non esiste “una sola storia della letteratura”, ma tanti possibili itinerari. Certo, alcune tappe sono imprescindibili: non si possono saltare a piè pari Dante, Leopardi, Montale. Se dovessi fare il nome di un autore da riscoprire, ovviamente farei quello di Roberto Roversi, spesso citato per aver fondato con Pasolini la rivista “Officina”, o per aver scritto i testi di tre album di Lucio Dalla, ma più raramente per il suo lavoro di poeta, romanziere, sceneggiatore teatrale e cinematografico.

 

7 E’ ancora possibile in Italia un’idea di letteratura che sondi le possibilità del linguaggio?

 

Certo. Mi pare che la maggior parte della poesia contemporanea vada in questa direzione. E a tratti mi pare un limite, se mi è permesso dirlo.

 

8 Niccolò Ammaniti dimettendosi dopo aver vinto il Premio Strega, dichiarò a Repubblica: «Non fanno per me queste stanze in cui i libri non contano niente, così come non conta come sono scritti e chi li leggerà, semmai conta quanto potere riescono ad alzare, con quanta polvere copriranno le vergogne di un sistema simile alle logiche di quelli criminali». Lei si rivede in queste parole, cosa ne pensa dei premi letterari in Italia?

 

È una domanda che bisognerebbe rivolgere agli scrittori più che a me. Spesso mi capita di confrontarmi con loro sull’argomento. Molti condividono le parole di Ammaniti ma poi non si tirano indietro quando c’è da ritirare un premio. Roberto Roversi era davvero irreprensibile da questo punto di vista. Mi confessò di non averne mai ritirato uno (in anni in cui i premi letterari erano molto più importanti di oggi, soprattutto a livello economico). L’unica volta in cui fu costretto a farlo fu quando il postino gli fece firmare una raccomandata davanti al portone di casa. All’interno c’era un assegno a tre zeri per un premio vinto.

 

9 Le pubblicazioni a cui è particolarmente legato e perché

 

Mi piacciono i libri belli esteticamente. Chi l’ha detto che un libro non si sceglie (anche) dalla copertina? Da qualche anno sugli scaffali delle librerie mi capita spesso sotto gli oggi una collana di un noto editore italiano che presenta sulla copertina, nell’angolo alto di destra, un taglio in diagonale. Sto aspettando che qualcuno mi spieghi la logica di questa scelta estetica. Scherzi a parte, amo le edizioni stampate in tipografia in pochi esemplari numerati. Potrei citare tanti editori ma mi limito ad Alberto Casiraghy di “Pulcinoelefante”.

 

10 Prossimi obiettivi e un nome su cui sta puntando.

 

L’obiettivo principale è sistemare definitivamente la mia tipografia e lavorare con più costanza. Lo scorso anno ho dovuto affrontare un trasloco, e solo i tipografi sanno cosa significa trasferire una tipografia. Le macchine e i caratteri pesano tantissimo: spostare piombo e ghisa non è un gioco da ragazzi. Quindi punto a risistemare il materiale a disposizione e a riconfigurare il mio nuovo spazio in base alle necessità.

Ho letto tanti poeti interessanti negli ultimi mesi ma per scaramanzia non faccio nomi. Sono contento, invece, di aver pubblicato due autori che sono finiti nella cinquina della prima edizione del premio Strega Poesia 2023; mi riferisco a Vivian Lamarque e Stefano Simoncelli. Autori che apprezzo molto e con i quali ho anche un rapporto d’amicizia. La possibilità di incontrare gli scrittori che amo e di collaborare con loro è uno dei motivi principali che mi hanno spinto a intraprendere questa attività un po’ folle. In fondo i libri sono solo pezzi di carta, dotati però di un potere magico: il potere “di far incontrare le persone”, come mi confessò tempo fa Alberto Casiraghy rispetto ai motivi che lo hanno spinto a pubblicare in trent’anni più di 10.000 plaquette!

Pasquale Langella libraio ed editore napoletano: “Punto ad editare testi di qualità che un giorno possano diventare rarità”

Pasquale Langella, napoletano doc, nasce a Santa Chiara nel 1973, qui frequenta l’Istituto tecnico commerciale Armando Diaz, dove si diploma. All’età di sedici anni viene rapito dal mondo dei libri: quell’estate il giovane Pasquale lavora come “ragazzo del bar”, si reca in una libreria per consegnare il caffè ordinato, raccoglie tutto il suo coraggio e chiede al libraio di farsi regalare un libro. Galeotto fu Cristo si fermò ad Eboli!

Da qui inizia la sua esperienza di lettore e si fa viva la passione per la lettura. Il mondo carta lo seduce al tal punto che Langella inizia a collaborare con la stessa libreria, dapprima portando alle poste i vari pacchetti e poi iniziando a compilare delle schede per catalogare i libri.

A dargli la possibilità di accrescere ulteriormente le sue competenze è una tipografia che si trova proprio difronte alla libreria dove ha l’occasione di sviluppare conoscenze anche nella grafica e nell’impaginazione di un testo. Soltanto dopo 25 anni, riesce a trasformare la sua passione in lavoro. Il 24 settembre 2014 rileva un’attività a Port’Alba, aprendo Langella Libreria.

Langella Libreria

Proprio nella celebre via dei libri, da sempre, un luogo quasi magico, dove il tempo si ferma. Ad aleggiare tra le bancarelle il dolce profumo della carta che inebria gli appassionati lettori e gli habitué senza mai dimenticarsi di solleticare la curiosità degli ignari passanti.

Librario indipendente ma anche editore: per necessità virtù, il 4 Gennaio 2020, a ridosso proprio del lockdown, nasce a Napoli, Langella Edizioni, con le sue originali collane che traggono il nome dai titoli degli album di Pino Daniele, da Terra mia, A passi d’autore fino a Carte e Cartuscelle.

 

Il suo motto è “Le piccole librerie e i negozi vanno aiutate quando sono aperte e non commemorate quando chiudono” …Lei nel 2014 ha rilevato un’attività e ha aperto la sua libreria a Port’Alba a Napoli, la celebre via dei libri, dove però oggi purtroppo molte librerie hanno chiuso. Come vanno aiutate secondo lei?

Io penso che per aiutare le “piccole” attività non si debba fare solo chiacchiere o per esempio organizzare inutili flash mob dopo la loro chiusura, non servono a nulla, per aiutarle bisogna frequentarle, non farsi prendere dalla “comodità della velocità” offerta dalle grandi società online.

Oggi anche molti piccoli negozi si sono adeguati e spediscono anche velocemente, quindi anche se non potete raggiungerli, grazie ai corrieri vi possono raggiungere facilmente, bisogna quindi non farsi prendere dall’abitudine o farsi guidare dai vari “algoritmi”.

 

Ormai quasi nessuno entra in una libreria per girare tra gli scaffali e aspirare quel profumo dicarta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare scriveva Carlos Luis Zafòn. Nell’era digitale spopolano gli ebook. Oppure si acquistano libri scorrendo con il dito tra i cataloghi stando comodamente seduti sul divano…Che strategia deve adottare il librario per accattivare il lettore e condurlo all’interno del proprio negozio?

Io penso che molti lettori siano ancora attratti dal fascino della libreria, di sfogliare il libro, odorarlo e non penso ci siano strategie da seguire perché chi ama il libro sa che in libreria troverà disponibilità di un libraio che può anche consigliarvi indipendentemente dalle “mode” del momento. Gli ebook sono un’alternativa al cartaceo e a volte, specialmente per chi ha difficolta visive nel leggere, sono molto utili ma la “carta è la carta” è tutta un’altra cosa.

 

Lei è librario ma anche editore. Perché e quando ha deciso di aprire una Casa editrice? Qual è la mission del gruppo editoriale? Ha scritto anche un libro. Personalmente che difficoltà incontra o ha incontrato come scrittore e quali come libraio ed editore?

Ho deciso di aprire la mia piccola casa editrice tre anni fa in piena pandemia, un po’ per necessità in quanto avevo scritto lo Stupidario Librario, una raccolta di tutte le richieste assurde che ricevo in libreria, con un’altra casa editrice napoletana, fu un piccolo successo editoriale. Avevo pronto il secondo volume “Casomaicipenso” stavolta però senza la disponibilità della casa editrice, quindi, avendo un po’ di esperienza di grafica editoriale ho deciso di stamparmelo da solo e di creare di conseguenza anche il mio marchio editoriale. Oggi è una piccola realtà editoriale sempre condizionata dal mio essere libraio, in quanto cerco di far riscoprire la mia amata città attraverso vecchi testi ormai esauriti oppure di scoprire testi di viaggiatori o scrittori stranieri, come per esempio H.C. Andersen o A.C. Leffler che sono venuti nella mia città e mai tradotti in italiano.

Langella Edizioni

 

Editoria e cultura sono un chiasmo imprescindibile… Cosa pensa del mondo dell’editoria odierna? Cosa non deve mancare ad un editore oggi?

Il mondo dell’editoria moderna è ampio e variegato, essendo l’ultimo arrivato non penso di poter dare giudizi sul mondo editoriale, penso che ognuno fa le proprie scelte e si pone i propri obiettivi, il mio è di non stampare tanto per farlo ma cercare di scegliere i testi e di editarli non pensando alla quantità ma alla qualità e far in modo che un giorno possano diventare rarità bibliografiche.

Tra le collane del gruppo editoriale ne spicca una particolarmente suggestiva “Carte e Cartuscelle” che contiene dei libricini, stampati su carta d’Amalfi, rilegati a filo, conservati i un elegante cofanetto. Un prodotto rigorosamente artigianale ma soprattutto made in Napoli, infatti sia la tipografia che la legatoria si trovano nella città partenopea. Si può parlare, in questo senso, di “Editoria a chilometro zero”? Quanto è significativo che realtà locali diverse si intreccino per creare un prodotto comune?

Si è una delle collane a cui tengo di più sono in poche copie numerate e firmate dagli autori, quando è possibile, nata tra via Port’Alba e via San Sebastiano. Una mattina ero al bar con il mio amico tipografo Rosario Mirate e parlando mi disse di essere in possesso di alcuni fogli di una carta pregiata non più in produzione, da qui è partita l’idea di creare qualcosa di artigianale e in poche copie, di conseguenza, abbiamo coinvolto il legatore della zona e l’artigiano per la creazione dei cofanetti e a oggi siamo a 11 titoli prodotti. Coinvolgere le piccole realtà e fare gruppo è importante perché sono convinto che da soli non si va da nessuna parte.

 

Pino Daniele è il suo mito. Nella sua libreria c’è un angolo celebrativo dedicato alla città di Napoli…Schizzi colorati che raffigurano San Gennaro, il Vesuvio e anche omaggi ai neo Campioni d’Italia. Qual è il suo rapporto con questa città?

Langella libreria- Omaggio alla città di Napoli

Pino è il mio mito oggi e da bambino, sono nato e vivo ancora nel suo stesso quartiere, non sono mai riuscito a incontrarlo ma ho ricordi bellissimi della sua mamma. Quando facevo il garzone di bottega in una salumeria e andavo a casa sua lei conosceva la mia passione e cercava di avvisarmi se Pino quella notte sarebbe venuto a trovarla, e da questo avviso sono partite tante nottate fuori al balcone di un caro amico che abitava di fronte ma nulla mai riuscito a incontrarlo. Oggi l’unico modo che ho per dirgli grazie per le emozioni e per la sua musica è dedicandogli le mie collane editoriali. Sono molto legato alla mia città, cerco di valorizzarla e difenderla sempre, ci vivo da sempre e la vivo nel quotidiano, nonostante le sue difficoltà non è seconda a nessuno per la sua bellezza e per l’umanità dei suoi abitanti quelli veri che la amano e la rispettano come me.

 

Con Langella Editrice ha pubblicato ‘O cunto d’ ‘a gavina e d’ ‘o gatto ca ’a mparaie a vvulà, la versione partenopea della celebre Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepulveda. Perché ha deciso lanciarsi in questa scommessa?

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare in napoletano per Langella Edizioni

Il mio modo di scegliere i libri da editare è molto condizionato dal fatto di essere prima libraio e poi editore, nella mia libreria uno dei libri più venduti è il Piccolo Principe in napoletano e pensando un’alternativa valida da offrire ai miei clienti il primo titolo che mi è venuto in mente era questo di Sepulveda. Da qui è partito tutto, non è stato facile in quanto l’Autore era morto da poco e gli addetti ai lavori mi prevedevano un “No” da parte degli Eredi. Ma la testa è dura e abbiamo contattato lo stesso l’Agenzia che possiede i diritti degli Eredi dell’Autore, ci siamo presentati per quello che siamo “Una piccola realtà che cerca di fare libri di qualità” e dopo un po’ l’Ok e grazie all’aiuto di Claudio Pennino (traduttore) e Federica Ferri (illustratrice) penso di non aver deluso le aspettative di nessuno e siamo molto contenti del prodotto finale.

 

Langella Edizioni ha preso parte sia a Napoli Città Libro e a breve anche al Salone Internazionale del libro di Torino. Quanto è importante, per una piccola realtà editoriale, partecipare a questi eventi?

Partecipare a questi eventi è fondamentale, abbiamo partecipato anche a “Ricomincio dai Libri” che si è tenuto presso la Galleria Principe di Napoli e nonostante si sia svolta a 100 metri di distanza dalla mia Port’Alba abbiamo conosciuto e ci siamo fatti conoscere da lettori nuovi, bisogna uscire dal proprio guscio e queste manifestazioni sono il luogo adatto. Ovviamente partecipare a queste manifestazioni non è facile, sia dal punto di vista logistico che economico, ma sono “sacrifici” che aiutano a crescere e creano contatti e collaborazioni importanti. Infatti, dal 18 maggio saremo al Salone di Torino, quest’anno insieme a Colonnese editore, due realtà su due strade comunicanti e con la stessa idea di “Fare gruppo”.  Insieme cercheremo di far conoscere le nostre produzioni editoriali e di portare la nostra napoletanità al Salone anche con uno stand artistico disegnato da un giovane artista della nostra città Salvatore Couturier e grazie alle sapienti mani delle Artigiane del filo della Bottega di Gegè ma è una sorpresa che vi sveleremo presto anche sulle nostre pagine.

 

https://www.librerialangella.it/225-langella-edizioni

Maria Pia Selvaggio direttrice editoriale di ‘2000diciassette’: ‘L’editoria avrebbe bisogno di una stabilizzazione, di regole nuove e di incentivi’

Maria Pia Selvaggio è direttrice editoriale della casa editrice 2000diciasette. Editrice ma anche scrittrice, la sannita Maria Pia Selvaggio nasce a Telese Terme (BN).

La sua prima opera risale 2006, Il Sapore del Silenzio. A seguire la raccolta di racconti Borgofarsa (2007); L’Arcistrea (2008) dedicato alla janara beneventana Bellezza Orsini; Lei si chiama Anna (2010), romanzo ispirato alla tragedia di Via Puccini (Roma), che ha visto protagonisti Anna Fallarino ed il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino; nel 2011 partecipa a varie antologie con i racconti Larissa e Le Sette Ore ispirato ad una vicenda vera.

Nel 2012 edita il romanzo Ai Templari il Settimo Libro che pubblica con il gruppo Publiedi-Raieri-Panorama-Si di Giuseppe Angelica. Intanto inizia la stesura del romanzo Le Padrone di Casa.

Nel 2014 Maria Pia Selvaggio entra a far parte di un progetto europeo che la vede impegnata con il teatro attraverso le opere Hamida rappresentata in Belgio e Francia; ancora nel 2016 la seconda opera drammaturgica Kariclea messa in scena a Viterbo, Firenze, Grecia, Spagna e Bruxelles. Nel 2017 decide di dare in stampa con la casa editrice Edizioni 2000diciassette, Le Padrone di Casa.

2000diciassette è una preziosa realtà editoriale, testimonianza dell’impegno e del lavoro portato avanti a livello nazionale ed internazionale da editori coraggiosi e innovativi che vogliono valorizzare il territorio in cui vivono, insieme ai loro talenti.

 

Quando e come è nata 2000diciassette e su quali scrittori punta maggiormente? È stato complicato fondare una casa editrice nella provincia beneventana?

La casa editrice 2000diciassette nasce nel gennaio 2017 a Telese Terme (BN) e il nome sancisce l’anno di nascita e di rinascita personale della sua fondatrice. Ero stata pioniera della letteratura al femminile nel Sannio, la prima donna a pubblicare in Valle Telesina nel 2005. Ci volle molto coraggio e fui sottoposta a molte critiche, ma ricevetti anche molti incoraggiamenti. Lo stesso coraggio mi ha portato, anni dopo, a tentare di valorizzare il territorio, proponendo al mondo la lettura di autori sanniti. La finalità della casa editrice è quella di un ripristino della letteratura Sannita, che ha visto autori eccelsi quali Telesio, di cui si sono perse le tracce letterarie, ma che fonti quali Burger e Beloch citano nei loro studi, attraverso autori emergenti, per poterla proiettare nel mondo e nello stesso tempo favorire la lettura e la distribuzione di autori nazionali ed internazionali. Il nostro motto è: Dal Sannio, nel Sannio. I fondatori: Marcella De Mercurio, Pier Luigi Perrottelli, Jessica Vitelli, Luigi Morone e Christian D’Occhio, insieme allo staff di correttori e giornalisti, cercano di rendere sempre efficaci e propositive le proposte editoriali. Tutti gli autori presenti nelle collane editoriali hanno propri spazi e peculiarità particolari, che rendono i loro lavori letterari unici nel panorama culturale.

Quanto è importante per il territorio e per gli scrittori poter avere come riferimento la vostra casa editrice 2000diciassette?

Mi sorge spontanea l’affermazione trita e ritrita: “nessuno è profeta in patria”, ma devo affermare con sincerità che: si, non è stato facile e non lo è tuttora, dopo cinque anni dalla nascita della casa editrice farsi spazio in realtà dove a contestualizzare la cultura sono “circoli mecenatici” chiusi alle novità letterarie e culturali, soprattutto se considerate provenienti dal “basso”. Noi 2000diciassette diamo “inchiostro” e possibilità a chi non avrebbe mai il coraggio di esprimersi se non supportati, diamo voce ai fragili, a coloro che si sentono esclusi, ma che hanno tanta ricchezza e cultura da trasmettere. Stiamo dando vita a sogni che solo attraverso la scrittura, tante volte, possono essere realizzati. Siamo lontani da tecniche di “ego-cultura”, di cultura fatta di provincialismo e corse alle presentazioni più appariscenti, lontani da superficialità e bigottismo. Amiamo la scrittura genuina, la competenza profonda senza presunzione e l’apertura verso ampi spazi culturali. Abbiamo autori nazionali e internazionali e da poco abbiamo sancito una rete letteraria con poeti e scrittori francesi

Qual è la risposta del pubblico e del territorio alle iniziative della vostra casa editrice?

Si fa sempre molta fatica a scardinare quelli che sono luoghi comuni legati ad una visione provinciale delle manifestazioni letterarie e culturali, legate, mi ripeto, ad un certo mecenatismo borghese, ma due sono i punti di forza che su cui poggiamo le nostre innovazioni editoriali: inclusione e sinergia. Non senza un po’ di orgoglio, possiamo affermare che in parte siamo riusciti a sollecitare un pubblico sempre più ampio di lettori, uditori e scrittori del territorio, proponendo canovacci di presentazioni sempre più ampi ed inclusivi, dove a partecipare, sempre più spesso, sono anche persone che avevano un’idea “soporifera” degli eventi legati alle letture ed ai libri, o peggio, ne avevano un’idea esclusivamente “celebrativa”. Agli autori che editano con 2000diciassette noi forniamo le ali, accompagnammo il “volo” e spesso alcuni di loro riescono a trovare il coraggio per proporsi anche a casa editrici che credono superiori, complice l’idea che uscire fuori e percorrere altri tratturi editoriali sia meglio: questo per noi è fonte di immensa soddisfazione.

Come scegliete gli autori da pubblicare e secondo quali parametri?

Gli autori propongono le loro opere e un team di esperti, presieduto dal curatore di ogni collana, decide la pubblicazione, a seguire l’opera viene sottoposta al Direttore Editoriale. Abbiamo collane editoriali che vanno dalla narrativa, romanzi e racconti brevi, alla saggistica; dalla poesia al poema moderno, sono presenti in catalogo anche delle opere teatrali. Capita che qualche titolo nasca da eventi o progetti in corso, abbiamo delle antologie che toccano svariati temi: dall’importanza del cioccolato “Je suis Chocolat”, autori vari, all’autunno con “d’Autunno”; per alleviare il senso di solitudine provocato dalla pandemia, in pieno regime pandemico abbiamo editato “A porte chiuse”, ove autori di tutta Italia si sono confrontati in un abbraccio comune, fatal catena d’affetto e d’intenti.

Cosa pensa dell’editoria italiana?

Il problema della lettura in Italia si intreccia con caratteristiche culturali e socio-demografiche; la popolazione diminuisce e diminuiscono i lettori, bisogna diffondere la consapevolezza che chi legge fa più strada. L’editoria avrebbe bisogno di una stabilizzazione, di regole nuove, di incentivi che troppe volte vengono meno. I nuovi editori sono davvero degli eroi, in un mercato che diventa sempre più competitivo e saturo. In buona sostanza, chi ha più micce economiche sopravvive e i piccoli e medi editori si “arrangiano” per rimanere a galla. Troppo spesso, gli scrittori pubblicati da medie o piccole case editrici sono infinitamente più bravi di scrittori a cui è destinata fama nazionale, ma la Storia insegna che è un fenomeno avvenuto e ripetuto nel corso dei secoli, basti pensare agli autori cardine della letteratura italiana, per accorgersi che sono morti in povertà e qualcuno senza la fama che ha meritato a-posteriori. Credo sia importante aiutare le biblioteche, che possono essere quei punti diffusi di mediazione della lettura sul territorio per tutti i cittadini.

Quale tra le vostre collane riscuote maggior successo? Tra di esse se ne annovera una denominata Fragili? Perché questa scelta?

Il memoire. La collana dedicata al memoire rappresenta il 60% delle bozze letterarie che riceviamo, seguita dalla collana di poesie, romanzi e racconti. Una collana esclusivamente dedicata alle “fragilità”, nata circa tre anni fa, è divenuta forza motrice per coloro che spesso hanno timore a palesare le loro storie, a raccontarsi, a denunciare. Bullismo, sordità, accoglienza degli stranieri, handicap fisici, depressione, tutti problemi legati al sociale e rappresentati in prima persona da chi vive giornalmente i vari disagi. Per la prima volta in Italia una collana editoriale esclusivamente dedicata a tematiche sommerse, ma che hanno bisogno di essere raccontate. In questo ambito ci siamo mossi attraverso una rassegna “ConTesti”, che ha raccolto consensi da tutta Italia. Borghi della lettura ha accolto questo progetto con entusiasmo, adottando simbolicamente tre nostri autori. Un’altra collana “Ruah” riguardante la Storia delle Religioni, curata dal Teologo Christian D’Occhio, sta riscuotendo molti consensi. Personalmente, ogni nuovo autore mi emoziona, consapevole che accanto a me e tra fogli sparsi, pulsa un’anima.

Ci può dare qualche anticipazione sulla prossima pubblicazione in uscita e suoi progetti futuri?

Nei nostri progetti futuri l’idea di una rete con il mondo editoriale europeo, per uno scambio costruttivo e ampio. Per l’anno prossimo già tantissime le proposte ricevute che riguardano i vari generi e le varie collane. Molti i giovani che si avvicinano al mondo della scrittura e questo ci riempie di orgoglio: essere forieri di nuovi talenti è il sogno di tutti gli editori. Molti i titoli che saranno presentati, e tra i nomi che proporremo anche scrittori stranieri. La prossima uscita in ordine di tempi? Non potendo preannunciare tutte le uscite, che saranno abbondantemente pubblicizzate di volta in volta, annuncio la mia. Da tre anni ero al lavoro su un carteggio dal fronte fra Carlo Emilio Gadda e la zia Isabella Rappi Lehr, per concessione dell’archivio contemporaneo Vieusseux, dell’erede di Carlo E. Gadda: Arnaldo Liberati e con l’approvazione dell’Università La Sapienza di Roma, che ho terminato in questi giorni e che vedrà la luce nel mese di gennaio. Un lavoro difficile su una delle personalità più complesse della letteratura italiana.

 

Per consultare il catalogo della casa editrice 2000diciassette:https://www.edizioni2000diciassette.com/catalogo/

 

‘Un negro voleva Iole’, le fantasie allucinate di Marcello Barlocco

Oltre a scoprire nuove voci, letterarie e non, fare editoria dovrebbe significare anche provare a recuperare quelle provenienti dal passato che, per un motivo o l’altro, non sono note o vengono dimenticate. In questo, la Giometti&Antonello – piccola casa editrice di Macerata, creata da Gino Giometti e dal compianto Danni Antonello – continua a riservarci piacevoli sorprese, come Un negro voleva Iole, libro che presenta una selezione di racconti, editi ma rimasti ignoti ai più e aforismi, totalmente inediti, di Marcello Barlocco (1910-1972), scrittore dall’esistenza tumultuosa e che, in vita, è sempre rimasto ai margini della letteratura italiana, come si ricorda nella nota degli editori.

Poi, in tempi più vicini a noi, qualcosa è riaffiorato, ma sempre molto poco: un ricordo di Carmelo Bene, incluso nella sua biografia (1998); la ristampa di un romanzo breve dell’autore, Veronica, i gaspi e Monsignore, pubblicato da Greco&Greco e con l’utilissima curatela di Andrea Marcheselli (2005).

LA GRAN PARTE di Un negro voleva Iole ha come fonte I racconti del Babbuino, libro uscito nel 1950 e che ebbe una menzione al Premio Viareggio di quell’anno.

Dei testi in questione, ce ne sono due inclusi nelle loro versioni successive, Le mani e L’amante delle parabole. Del primo circola anche in rete una registrazione audio della sua lettura da parte dell’autore stesso; del secondo invece sappiamo che si tratta di una versione pubblicata per una rivista dell’epoca. E sempre per quella stessa rivista – Il delatore -, Barlocco pubblicò Un’avventura a Genova, storia non presente nel volume originario e che, con il titolo La formula, si può leggere nel volume stampato dalla Giometti&Antonello.

Ora, al di là dell’innegabile piacere del testo – la lingua usata è al servizio delle singole narrazioni, ma non mancano sottigliezze stilistiche che impreziosiscono gli orditi -, come definire la letteratura di Barlocco? Qui non si può che concordare con Daniele Giglioli, che nella puntata dedicata al libro del programma di Radio3 Fahrenheit, lo scorso 12 febbraio, riconosce la difficoltà dell’operazione, sottolineando il fatto che risulterebbe erroneo associare le fantasie dello scrittore a quelle di autori come Buzzati, Landolfi, Tozzi.

A questa sorta di impasse, Gino Giometti – l’altro ospite di quella puntata del programma – offre una possibile via di fuga, dal momento che suggerisce di pensare la prosa di Barlocco come quella di «un Landolfi americano che ha letto Lovecraft», e quindi un’esperienza vicina ad un filone che va oltre la tradizione italiana, specialmente quella di quando il nostro era in vita.

FRA I RACCONTI di Un negro voleva Iole, quello che forse mostra in modo più pronunciato l’intreccio di due caratteristiche presenti un po’ ovunque, cioè grottesco e violenza, è La mani.

Qui, c’è un protagonista che si trova a scontrarsi con i propri arti, in un crescendo di situazioni i cui estremi, con i loro correlativi oggettivi (la gogna per le mani; i binari per la doppia esecuzione) indicano l’immobilità umana come una specie di tendenza esistenziale generale, da cui poi, come nelle altre storie, sembrano alla fine scaturire per lo più sangue o ghigni.

«Molti animali inferiori, specialmente i vermi, putrefacendosi emettono una piccola luce; gli uomini invece puzzano». Da buon anti-umanista, Barlocco non sembra scrivere per il prossimo suo. O meglio, non è compiacente, né gli interessa esserlo. E per questo, in fondo, non possiamo che leggerlo con ammirazione.

 

https://ilmanifesto.it/tra-grottesco-e-violenza-le-fantasie-allucinate-di-marcello-barlocco/?fbclid=IwAR0mH_AhLwhIZz7DAOtS3_avRKRany6lj0Gj1i2Nx8JVmTDLCnQFlBq6yBQ

La WoM Edizioni parte con la pubblicazione dell’ultimo romanzo di Twain, introvabile in Italia

La neonata casa editrice WoM Edizioni parte con il botto pubblicando l’ultimo romanzo di Mark Twain (introvabile in italiano) e che si intitola “3000 anni tra i microbi”.

Si tratta di un romanzo pseudo-fantascientifico che narra l’avvincente storia di uno scienziato che, per uno sfortunato esperimento mal riuscito, viene trasformato in un microbo del colera e catapultato all’interno del corpo di un barbone, Blitzy.

Qui farà amicizia con gli altri suoi simili e con loro inizierà un viaggio alla volta dell’analisi della società umana regalandone ai posteri una satira perspicace!

Trasmutato per errore nel microbo del colera Bkshp, il protagonista Huck si ritrova a compiere un viaggio nel corpo del barbone Blitzowski dove incontra altri suoi simili, germi, virus, batteri e microbi con i quali condivide questo mondo microscopico che si rivela essere lo specchio di quello umano.

Romanzo essenziale di Twain, sintesi perfetta della sua indagine sulla natura umana. Precursore del genere fantascientifico e innovatore dello stile, un ibrido tra romanzo classico e sperimentale a cavallo tra Jules Verne e James Joyce.

Il libro è stato scritto nel 1905 da Mark Twain, ma è stato pubblicato postumo solo nel 1980 all’interno di una raccolta. In Italia era stato pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1996.

Quando l’anima del vibrione del colera si impossessa di me, sono fiero di lui: lo acclamo; sarei disposto a morire per lui; ma quando è invece la natura umana a prevalere, mi tappo il naso, In quei momenti mi è impossibile rispettare questo vecchio flaccido sepolcro.

Un romanzo attualissimo dunque il cui intento satirico di Twain era quello di mettere in scena un universo alieno in modo da potersi fare beffa delle idee politiche e filosofiche del suo tempo. Tuttavia la storia originale non ha una conclusione definitiva: Twain non arrivò mai a completare l’avventura di Huck in mezzo ai microbi.

La casa editrice WoM

WoM, acronimo di Word of Mouth, è un rictus sardonico di fronte all’inanità del Presente, di tutto quanto appesantisce la vita con un sentimento di serietà e di afflizione.
WoM Edizioni propone di rianimare quella letteratura straniera e italiana dimenticata, fuori catalogo e inedita – contraddistinta dal comico e humor nero – e di riproporla in nuove vesti e curatele riattivandone lo spirito dissacratorio.

Caratteristica peculiare di WoM il fatto che ogni titolo proposto è accompagnato da un apparato iconografico elaborato ad hoc, poiché uno dei suoi capisaldi è quello di ristabilire il connubio tra l’Immagine e la Parola. Ed è anche per questo motivo che i libri WoM si presentano con un foro in copertina, sorta di oculo-spioncino, da cui poter (metaforicamente) sbirciare il Mondo.

‘Gli Eletti’: la nuova collana della casa editrice Alter Ego per riscoprire le pietre miliari e libri meno conosciuti della letteratura

Gli Eletti è una delle collane proposta dalla casa editrice Alter Ego. Alter. La casa editrice è stata fondata nel 2012 a Viterbo da Danilo Bultrini e Luca Verduchi ed è specializzata nella pubblicazione di narrativa. Attiva inizialmente sul territorio della Tuscia e del Lazio, dal 2014 ha esteso il proprio raggio d’azione a tutta l’Italia, ed è distribuita a livello nazionale. Dal 2020 la casa editrice ha aperto alla pubblicazione di autori contemporanei stranieri.

I romanzi di Alter Ego raccontano gli uomini e le donne di oggi, noi, la nostra società. Particolare attenzione viene riservata al tema del “doppio”.  Una ricerca sapientemente condotta attraverso le molteplici collane: Specchi, Spettri, Egonomia  e Crocevia. Le prime contengono generi  che spaziano dal romanzo di formazione al romanzo psicologico, passando attraverso il distopico il romanzo umoristico, fino ad arrivare al giallo e al thriller. In Crocevia, invece, trovano spazio alcune proposte che si discostano dal resto del catalogo. Insomma, pubblicazioni dai mille sapori capaci di accattivare i gusti di qualsiasi lettore.

Oltre ad editare nuovi talenti la casa editrice, fin dalla sua fondazione, si è proposta di indagare nel panorama culturale internazionale riscoprendo le gemme dimenticate della letteratura. Da questo presupposto nasce gli Eletti: capolavori della letteratura italiana e internazionale in formato economico e tascabile. La collana valorizza i classici intramontabili del panorama letterario, riproponendoli in una veste completamente originale.

La grande attenzione alla cura editoriale del progetto – grazie alla consulenza letteraria di Dario Pontuale – la grafica ricercata e le traduzioni inedite  rendono gli Eletti unici e collezionabili.

Nel catalogo sono presenti le Pietre Miliari, immancabili nelle librerie di un lettore, come Alice nel paese delle meraviglie, Attraverso lo specchio, La sirenetta e Canto di Natale. Ma non mancano le Gemme, perle dimenticate o introvabili dell’opera letteraria delle grandi penne del passato: I racconti di viaggio di Charles Dickens, La cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti e racconti di Guy De Maupassant, Robert L. StevensonHonoré de Balzac, Edgar Allan Poe, Luigi Capuana e tanti altri. Questo  consente di far conoscere ai lettori, a partire dai giovanissimi, i grandi autori al di là dei loro romanzi più famosi.

Per consultare la collezione completa: http://www.alteregoedizioni.it/gli-eletti/

Ad aggiungersi alla già ricca collana sono altri due titoli: L’informatore di Joseph Conrad e I morti di James Joyce.

 

Gli Eletti e le new entry: L’informatore di Conrad e I morti di Joyce

Fresco di pubblicazione, inserito nel catalogo, è  l’Informatore di Joseph Conrad:

Ambientato nell’Inghilterra vittoriana del 1908 il racconto ha come sfondo il microcosmo dei circoli anarchici, di cui l’autore si prende sistematicamente gioco. Spie, doppiogiochisti, anarchici cinici,  anarchici convinti e finti anarchici sono i protagonisti di questa commedia nera. Il narratore si trova così immerso nel racconto di una vicenda sporca, intricata, dove il signor X racconta dei suoi sforzi per scoprire l’identità del viscido delatore che si nasconde tra le fila di  un gruppo di anarchici londinesi e che ne sabota sistematicamente i piani. Un racconto che parla di ideali traditi, di significati sfuggenti, di maschere e pose, della fine di un’era e dell’inizio di un’altra. Un racconto che si racconta da sé, fin dal titolo: L’informatore – un racconto ironico.

 

L’altra new entry è I morti di James Joyce.

In questo ultimo, breve e stupendo racconto della raccolta Gente di Dublino, e come in tutti i precedenti, i personaggi di James Joyce rinunciano ai sogni e alle illusioni. “Era venuto per lui il momento di andare a ovest”, scrive Joyce: dove si trova Michael Furey, dove si trovano i morti e il loro ricordo. Nel racconto i coniugi Gabriel e Gretta si rendono conto che il presente è inscindibile dal passato, così come i vivi sono inscindibili dai morti.

Accanto agli Eletti c’è anche Gli Eletti XL che vanta titoli come Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi, Il primo fuoco e altre novelle di Gabriele D’annunzio e le Lettere d’amore tra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti.

La Casa editrice Alter ego è infinitamente sorprendete, nuovi progetti si stagliano all’orizzonte.  Tante sono le novità di prossima pubblicazione: un testo di Pavese, un racconto Fitzgerald, una selezione di racconti di Lovecraft e la raccolta di racconti popolari Nani e folletti dell’antropologa Maria Savi Lopez.

Un appuntamento importante è fissato a settembre 2020 per la collana di narrativa contemporanea straniera. In arrivo il primo titolo di un’autrice canadese, pluripremiata e mai tradotta in Italia, dedicato alla vita di Emily Dickinson.

Proprio la citazione della Dickinson “A tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte. A solo pochi Eletti, la luce dell’aurora“ è stata scelta dalla casa editrice Alter ego per presentare al pubblico la loro nuova collana.

 

http://www.alteregoedizioni.it/shop

 

 

 

 

 

 

 

 

Edizioni Le Assassine: le donne al centro della letteratura gialla

Edizioni Le Assassine, diretta da Tiziana Elsa Prina, è un piccolo gruppo di appassionate/i di crime che da anni lavora nel mondo editoriale, occupandosi di scelta dei libri, traduzioni, editing e comunicazione. La casa editrice propone la letteratura gialla, declinandola nelle sue svariate sfaccettature – giallo a suspence, deduttivo, hard boiled, psicologico, noir –, negli stili più diversi – fantasiosi, essenziali, sofisticati, semplici, d’antan – e nei contesti geografici più vari – Marocco, Malesia, Canada, ma anche Germania, Francia, solo un piccolo esempio dei Paesi da cui vengono le scrittrici.

 Il logo di Edizioni Le Assassine è un volto enigmatico, che rievoca donne un po’ misteriose, immerse in un’atmosfera inquietante. 

Pur spaziando dall’enigma della camera chiusa al thriller psicologico, al noir, Edizioni Le Assassine ha “un centro di gravità permanente”: protagoniste della narrazione, oltre che le scrittrici, ci sono nel bene e nel male le donne, talvolta vittime e talaltra vessatrici.

Si è voluto avere, inoltre, uno sguardo più ampio sul mondo e così è stato pensato, di dedicarsi ai romanzi stranieri, mettendosi sulle tracce di penne che abitano i quattro angoli del globo e delle storie che più entusiasmano.

La ricerca non si ferma al presente, la passione per il crime, come una macchina del tempo, ha portato alla scoperta di scrittrici del passato, coraggiose pioniere di questo genere, A volte potranno sembrare distanti perché soggette a certe convenzioni letterarie e sociali, ma non per questo sono meno capaci di creare atmosfere intriganti.

La scelta di trattare la letteratura gialla non solo al femminile ma anche di scrittrici straniere sia viventi, per la collana Oltreconfine, che non per quella Vintage ha catalizzato l’attenzione di molte testate nazionali, trasformando Edizioni Le Assassine in un caso editoriale.

 

L’urlo dell’innocente per la collana Oltreconfine delle Edizioni Le Assassine

L’ultima uscita sul mercato editoriale de Le Edizioni Assassine è L’urlo dell’innocente di Unity Dow.

Unity Dow, giudice, attivista per i diritti umani, scrittrice e ministro del governo del Botswana è nata in un’area rurale dove i valori tradizionali erano dominanti; ha frequentato Giurisprudenza all’Università del Botwsana e dello Swaziland e poi a Edinburgh in Scozia, suscitando con la sua educazione occidentale un misto di stima, ma anche di sospetto. Impegnata nella difesa dei diritti delle donne, è stata tra le fondatrici di EmagnBasadi, la prima organizzazione femminile del Paese. Si è occupata dei diritti dei gay e ha partecipato anche alla creazione di Aids Action Trust. Prima donna giudice dell’Alta Corte del Botswana, si è impegnata molto per la democratizzazione delle leggi del Paese, per esempio nell’ambito del diritto di famiglia.

Personaggio poliedrico, ha dimostrato il suo valore anche come scrittrice; nei suoi libri spesso emergono i conflitti tra i valori occidentali e quelli tradizionali, ma anche i problemi riguardanti i rapporti tra uomo e donna in un continente afflitto dalla povertà come quello africano. Dow ha contribuito al libro Schicksal Afrika (Destino Africa) dell’ex presidente tedesco Horst Koehler (2009), e ha spesso fatto parte di missioni dell’Onu in Sierra Leone e Ruanda. Oltre al conferimento della Legion d’onore francese, Unity Dow è stata menzionata al Women of the World Summit nel marzo 2011 come una delle 150 donne che “scuotono il mondo”. Dal 2013 è entrata in politica e da allora ha più volte rivestito il ruolo di ministro.

Sinossi

Una ragazzina di dodici anni sparisce nei pressi del suo villaggio, nel Botswana. La polizia locale dice alla madre che è stata presa e uccisa dalle bestie feroci. Cinque anni dopo, la giovane Amantle Bokaa viene inviata in quel villaggio sperduto dell’Africa per assolvere un tirocinio nell’ospedale, e lì accidentalmente trova una scatola dalla misteriosa etichetta. La scatola contiene qualcosa che riporta al caso ormai archiviato e dà luogo alla ricerca della verità, verità che risulterà ben più terribile di quanto Amantle possa immaginare.

 

La guardava senza malizia: semplicemente la voleva, ne sentiva il bisogno. Certo, nel volerla e nel sentirne il bisogno c’era una qualche forma di affetto, anche se era difficile definirlo tale. E lei era, a conti fatti, disponibile. La guardava ridere con gli amici, gettando la testa all’indietro, mentre forse imitava con le braccia il volo di un uccello. Era intenta a raccontare una storia divertente ai compagni e tutti l’ascoltavano. Probabilmente stava facendo la sciocchina, come talvolta succede ai ragazzini. Qualsiasi cosa stesse facendo, non si era accorta che lui la osservava. Era la seconda volta che con l’auto passava accanto a quel gruppetto di bambini. Non aveva avuto difficoltà a riconoscerla, l’aveva già puntata in precedenza. No, la guardava senza malizia, senza volerle fare del male o causare dolore ai suoi famigliari. Semplicemente la voleva, ne sentiva il bisogno: dopo, il dolore sarebbe stato inevitabile. Sotto ogni aspetto lo si poteva considerare una brava persona

“Questo romanzo pubblicato da una piccola casa editrice australiana che ho trovato alla Fiera di Francoforte non è solo un thriller nato dalla fertile fantasia di uno scrittore, ma una storia che si basa su un caso vero o, forse, sarebbe meglio dire su casi veri di omicidi rituali. L’autrice, che tra l’altro è una donna nota nel continente africano per le sue battaglie per i diritti civili, ci porta infatti in un mondo sconosciuto a molti occidentali e attraverso la narrazione riesce non solo a creare quella suspense che si cerca in questo genere di romanzi, ma a farci capire aspetti di una società così lontana dalla nostra. Un libro, insomma, che incuriosisce, ma che strappa anche il cuore per quel che ci mostra” – ha dichiarato l’editrice Tiziana Elsa Prina

Edizioni Le Assassine: Il mistero della vetreria per la collana vintage

Edizioni Le Assassine arricchisce la sua collana vintage con Il mistero della vetreria di Margaret Armstrong, scritto nel 1939 con il titolo Murder in Stained Glass.

Margaret Armstrong nasce nel 1867 a New York da una famiglia socialmente molto in vista. Per gran parte della sua vita è illustratrice molto apprezzata di copertine in stile Art Nouveau e solo in età avanzata si dedica alla scrittura, diventando un’esponente tardiva della Golden Age. Come il padre, grande conoscitore dell’arte vetraria, e una sorella, Margaret si distingue per le sue doti artistiche e in tarda età abbandona l’attività di illustratrice per dedicarsi alla scrittura, pubblicando due biografie e tre romanzi gialli molto apprezzati dalla critica; tra i suoi lettori si annovera anche Agatha Christie.

Sinossi

La signorina Trumbull, agiata e frizzante newyorkese di mezza età, decide di lasciare la sua comoda dimora per andare a trovare la vecchia amica Charlotte. Non può sottrarsi all’invito, che prevede però già noioso, sia perché preferisce la vita effervescente di New York alla tranquillità della campagna, sia perché considera la donna un po’ triste e cupa. Tuttavia le sue previsioni saranno del tutto scombinate quando nella fornace della vetreria di Frederick Ullathorne, noto creatore di vetrate artistiche, verranno ritrovati resti umani. Grazie alla sua spiccata curiosità e a un’innata capacità investigativa, la signorina Trumbull si troverà così coinvolta nell’indagine ̶ che si rivela alquanto complicata ̶ per scoprire chi era la vittima e chi l’assassino; la guida la certezza di essere più abile del detective incaricato del caso, e di riuscire a “vedere ciò che altri non hanno visto”. Non sa che la sua intraprendenza potrebbe costarle cara.

Immagino che il tempo, bello o brutto che sia, abbia spesso fatto la differenza nella vita delle persone. È un’ovvietà, senza dubbio: tuttavia quando ripenso alla parte che ho avuto nel caso Ullathorne, mi rendo conto che se il sole non fosse stato così splendente in quel particolare lunedì mattina dello scorso marzo, niente di quello che è avvenuto a Bassett’s Bridge sarebbe accaduto esattamente nello stesso modo, e anzi una parte non sarebbe successa affatto. Perché io non sarei stata là. Era un po’ come quella filastrocca che diceva: “E venne il gatto che si mangiò il topo, che al mercato eccetera eccetera”.  il tempo non si fosse messo al bello, non sarei andata a far visita a Charlotte Blair

Haycraft, uno dei maggiori studiosi del genere giallo,  considerò Margaret Armstrong tra le migliori scrittrici che ricorsero nei loro romanzi alla tecnica dell’HIBK (Had I But Know ovvero “se lo avessi saputo”), di cui un’altra autrice americana, Mary Roberts Rinehat, fu l’iniziatrice

Ella utilizza questa tecnica, soprattutto nella parte iniziale e in quella finale. L’elemento caratterizzante era costituito dal narratore, di solito una donna, non più giovane e benestante, che si lamentava per le cose che avrebbe potuto fare per prevenire i terribili crimini esposti nella storia, se solo avesse avuto l’acutezza di prevederli.

Mentre per alcune detective amatoriali HIBK l’accusa è quella di mancare di razionalità e dunque di presentare un’investigatrice che resta incapace di risolvere il caso e che deve alla fine rivolgersi a un uomo per risolverlo, la nostra signorina Trumbull sa investigare con vigore e intelligenza e giunge alla soluzione più logica, se solo l’autrice non intervenisse con un paio di mosse che portano a un esito inatteso della vicenda.

Insomma, ci viene presentata una figura di donna agiata, determinata e single e che a tratti ci meraviglia per la sua libertà di pensiero e di azione: in nuce ha tutte le caratteristiche della donna emancipata che sa bastare a se stessa, pur non rinunciando a un certo lato romantico soprattutto nei confronti di due giovani personaggi della storia che faticano a coronare il loro sogno d’amore: in quel caso si presenterà non più come una novella Sherlock Holmes ma come la Fata Turchina.

Un altro elemento interessante del libro e della tecnica narrativa a cui si faceva riferimento è la narrazione in prima persona, che nel giallo della Armstrong riesce a dare un tono leggero e anche divertente all’intera vicenda, cosa non facile visti i tranelli e le difficoltà che pone l’utilizzo della prima persona al posto della terza. Immaginiamo infatti un personaggio come Miss Marple che narra in prima persona invece che in terza come perderebbe molto della sua attrattiva, anche se in fondo entrambe le investigatrici hanno almeno una somiglianza: la capacità di trarre informazioni dalle chiacchiere degli altri.

Abbastanza curioso, poi, il fatto che uno dei personaggi più immorali e spiacevoli del romanzo abbia la stessa professione del padre della Armstrong. Che in qualche modo rispecchiasse una relazione difficile padre-figlia?

Anche Charlotte, l’amica dell’investigatrice improvvisata, ricorda vagamente la scrittrice: le accomuna la passione per la natura, che portò l’autrice a viaggiare per il West, raccogliendo nozioni sui fiori selvatici che poi mise in un libro.

Domina comunque sull’intera storia il personaggio della signorina Trumbull, che inizialmente indaga per curiosità, ma poi viene spinta dalla volontà di anticipare le mosse della polizia per soddisfare un suo personale bisogno, quello di arrivare a un finale del caso che sia positivo per le persone che le sono care, più che per un senso di giustizia. Non manca infatti un lato romantico della donna che influenza talvolta le sue teorie, rendendole un po’ fantasiose, anche se poi lei sa prendere in mano le situazioni con molto senso pratico.

Pur trovandoci di fronte a un delitto, non proviamo angoscia, ma curiosità per il dipanarsi della vicenda, e il modo leggero in cui la donna tratteggia personaggi e situazioni spesso ci strappa un sorriso.

 

Fonti

https://edizionileassassine.it/prodotto/lurlo-dellinnocente/

https://edizionileassassine.it/prodotto/il-mistero-della-vetreria/

 

 

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