Figure retoriche: le figure di sentimento

Le figure retoriche di sentimento si hanno quando si vuole mettere in evidenza lo stato d’animo poetico, modificando cosi un suono o  la struttura del verso. Le principali sono:

L’APOSTROFE: si ha quando un personaggio si rivolge ad un uditore ideale (non reale) con lo scopo di persuaderlo, manifestando sentimenti di dolore e di sdegno. Esempio:

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di province, ma bordello!”

(Dante, Inferno, canto XXVI).

EPIFONEMA: consiste nel sintetizzare un discorso con una frase enfatica e solenne, sia in forma interrogativa che esclamativa, con valore didattico. Esempio:

“È funesto a chi nasce il dì natale”.

(Leopardi, “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”).

IPOTIPOSI: descrizione di una persona, di un evento o di una cosa con particolare attenzione per i dettagli , con lo scopo di darne una rappresentazione visiva molto vivace. Esempio:

“e ‘l capo tronco tenea per le chiome, / pesol con mano a guisa di lanterna” (XXVIII 121-122).

INVETTIVA: discorso violento contro qualcuno. Esempio:

Ahi Pisa, vituperio de le genti

del bel paese là dove ’l sì suona,

poi che i vicini a te punir son lenti,

muovasi la Capraia e la Gorgona,

e faccian siepe ad Arno in su la foce,

sì ch’elli annieghi in te ogne persona!”

(Dante Alighieri, Divina Commedia, I, XXXIII, 79-84).

ESCLAMAZIONE:  sottolinea un particolare stato d’animo attraverso l’enfatizzazione di una determinata parola o frase. Esempio:

“Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!” (Pd XXVII 7).

Figure retoriche: le figure di parola

Le figure di parola riproducono all’interno di una verso degli effetti speciali. Tra le più utilizzate figurano:

L’ALLITTERAZIONE: consiste nella ripetizione di una lettera, di una sillaba o di un suono in parole seguenti, in questo modo si ha una successione  di termine foneticamente simili tra loro. Esempi: bello buono, tardi tosto, amore amaro.

L’ANADIPLOSI: consiste nel raddoppiare l’ultimo elemento di una proposizione all’inizio della seguente,conferendo cosi maggiore coesione all’enunciato. Molto usata del parlato. Esempi:

«Noi assistiamo […] grandi malati: malati di quella strana e talora paurosa malattia» (C.E. Gadda);  “amo il vento, il vento che mi accarezza i capelli”.

L’ ANAFORA: consiste nel riprendere una parola o una frase all’inizio di frasi successive. Esempio:

«Per me si va nella città dolente,

per me si va nell’eterno dolore

per me si va tra la perduta gente». (Divina Commedia, Inferno-Canto III).

L’ANASTROFE: consiste nello spostare l’ordine abituale  di parole successive. Esempio :

Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia quand’ella altrui saluta,

ch’ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi non l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare

(“Vita nuova” XXVI, 2-8).

L’ASINDETO:consiste in un’elencazione di parole o tramite coordinazione senza l’uso di congiunzioni (ma virgole). Esempio:

«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,

le cortesie, l’audaci imprese io canto

… »

(Ludovico Ariosto, “Orlando furioso”, canto I).

IL POLISINDETO: consiste nell’elencazione di parole  o coordinazione di  frasi tramite congiunzione. Esempio:

«E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli,

e il lampo de’ manipoli,

e l’onda dei cavalli,

e il concitato imperio,

e il celere ubbidir ».

(“5 Maggio”, A.Manzoni).

IL CHIASMO:  consiste in un incrocio  tra due coppie  di parole , secondo lo schema sintattico AB BA. Esempio:

«UNO PER TUTTI

TUTTI PER UNO »

(Alexandre Dumas. “I tre moschettieri”)

IL CLIMAX: consiste nel disporre frasi, secondo un ordine crescente in riferimento all’ intensità del loro significato per creare un effetto di progressione espressiva del discorso. Esempio:

«Noi siamo usciti fore

del maggior corpo al ciel ch’è pura luce:

luce intellettual, piena d’amore,

amor di vero ben, pien di letizia;

letizia che trascende ogne dolzore »

(DanteParadiso XXX)

« esta selva selvaggia e aspra e forte».

(DanteInferno I).

L’ENALLAGE: consiste nello scambiare  una parte del discorso con un’altra. Può avvenire tra due forme verbali, aggettivo e avverbio, nome e verbo, ecc.. Esempi:

“e cominciommi a dir soave e piana” (If II 56); “ed el sen gì, come venne, veloce” (Pg II 51).

L’IPALLAGE: consiste nel riferire grammaticalmente una parte della frase a una parte diversa da quella a cui dovrebbe riferirsi  dal punto di vista semantico. Esempio:

..”di foglie un cader fragile” (dove “fragile” dovrebbe riferirsi a “foglie” e non a “cader”)

(Giovanni Pascoli, da “Myricae”, novembre v.11).

L’ENDIADI: consiste nell’utilizzo di due o più parole per esprimere un concetto. Esempio:

“Fare fuoco e fiamme”.

L’EPANADIPLOSI: consiste nel far ricorrere una o più parole all’inizio e alla fine di una frase o di un verso. Esempio:

“Meditate, gente, meditate”.

L’OMOTELEUTO: consiste nel porre in modo simmetrico tra loro, due parole che terminano alla stessa maniera. Esempio:

“Chi si loda si imbroda”.

L’IPERBATO: consiste nello spostamento di un parte di sintagma all’interno dell’enunciato. Comprende anche l’anastrofe e l’epifrasi. Esempi:

“già prato di fiori vider, coverti d’ombra, gli occhi miei” (Par. XXIII, 80-81);

“più era già per noi del mondo vòlto” (Purg. XII, 73).

LA DIALISI: consiste nell’interrompere un periodo con un inciso. Esempio:

“Ho dimenticato, ma poi non era cosi importante, di dirle una cosa”.

L’ONOMATOPEA: consiste nel riprodurre un suono di un determinato oggetto, tramite procedimento iconico. Esempi:

strisciare, gracchiare, bisbigliare, fruscio.

LA PARONOMASIA: consiste nell’accostare due o più parole con significato diverso ma suono simile. Esempi:

“carta canta”, “chi dice donna dice danno”, “Senza arte nè parte”.

IL POLIPTOTO: consiste nel ripetere, a breve distanza, una parola già usata, modificandone il caso, il tempo, il modo, il numero. Esempio:

“Cred’ io ch’ei credette ch’io credesse…”

(Dante Alighieri, “Divina Commedia”, Inf., 13).

LO ZEUGMA: consiste nel collegare un verbo a due o più elementi di una frase , quando invece questi elementi richiederebbero ciascuno un verbo specifico. Esempio:

“Parlare e lagrimar vedrai insieme” (Inferno, XXXIII 9).

Figure retoriche: le figure di pensiero

Le figure retoriche sono particolari forme espressive, artifici del discorso volte a creare effetti particolari  a immagini, descrizioni, emozioni, sentimenti. Si distinguono in: 1) figure di contenuto 2) figure di parole 3) figure di sentimento. Nelle figure di contenuto, l’idea viene resa più incisiva attraverso un’immagine che ha con essa una relazione di somiglianza:

ALLEGORIA (da non confondere con il simbolo): consiste nella costruzione di un discorso in cui i significati letterali di ogni  termine  passano in secondo piano  rispetto al significato simbolico dell’insieme, (filosofico, etico, metafisico) , trasformando concetti astratti in immagini. In questo senso, l’allegoria  potrebbe essere definita come una sorta di metafora continuata  che consente di riconoscere i significati più nascosti, operando cosi su un piano superiore rispetto al visibile. Chiari esempi di allegoria sono offerti dalla Divina Commedia, la lupa che rappresenta l’avarizia,  il leone la superbia, e la lonza la lussuria.

ANTONOMASIA: consiste nel sostituire al nome proprio di una persona o cosa una perifrasi o un termine che indichi la peculiarità  che  caratterizza al meglio quella persona. Esempi:

Hai visto il Maligno”, “sei un Einstein”, “il pianeta rossa” , ovvero Marte, “l’eroe dei due mondi”, ovvero Garibaldi.

CATACRESI: o abusione, indica qualcosa per cui la lingua non offre un termine specifico. Sono specialmente antiche metafore e metonimie non più considerate tali, all’interno dell’evoluzione della lingua. Esempi:

il collo della bottiglia, bere un bicchiere, non stare più nella pelle.

PROSOPOPEA: consiste nel far parlare oggetti inanimati o animali, come se fossero persone, o persone assenti o defunte. Esempi: il mare mormora,  oppure le celebri Catilinarie di Cicerone dove egli immagina immagina che la Patria sdegnata rimproveri Catilina per avere organizzato una congiura contro di essa.

SIMILITUDINE: consiste nel mettere a confronto  due identità, in una delle quali si individuano somiglianze  paragonabili a quelle dell’altra, ricorrendo all’ uso di avverbi : come, simile a, sembra, somiglia, ecc.. Esempi:

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

(Giuseppe Ungaretti, “L’Allegria, Soldati”)

“Sei veloce come una lepre”.

SINESTESIA: particolare tipo di metafora che consiste nell’unire in stretto rapporto due parole che si riferiscono a sfere sensoriali diverse. Esempi: che bel profumo, voce calda.

IPERBOLE: consiste nell’esagerazione, nell’eccedere nella descrizione della realtà usando espressioni che l’amplifichino, dando cosi maggiore credibilità al messaggio che si vuole comunicare al destinatario. Esempi:

“Ti amo da morire!” “Non ti vedo da una vita!”

METAFORA: Consiste nel sostituire a una parola un’ altra parola legata alla prima da un rapporto di somiglianza, realizzando  in forma immediata il rapporto di somiglianza che solitamente  viene presentato in forma analitica con  una similitudine o un paragone, una vera e propria identificazione. Esempi:

“Sei una volpe”,  “Ragazzo d’oro”, “una montagna di libri”, “quella donna è una perla”.

METONIMIA: consiste nel sostituire una parola con un’altra che abbia con la prima un certo legame, logico o materiale , spaziale  temporale  o causale. Esempi:

“Vivere del proprio lavoro”, “Ho portato Montale all’esame”, “ho finito una bottiglia”, “ascolto il mio cuore”, “bronzo” per statua.

SINEDDOCHE:  procedimento linguistico simile alla metonimia ma se ne differenzia perché si basa su relazioni di tipo quantitativo,. Può indicare una parte per il tutto (vela per nave), il tutto per la parte (americano al posto di statunitense), il plurale per il singolare (l’inglese per gli inglesi), e anche il singolare per il plurare, il genere per la specie (il felino per il gatto), il numero determinato per l’indeterminato (migliaia di persone per dire molte persone) e l’indeterminato per il determinato.

PERIFRASI: detta anche giro di parole,  consiste nell’utilizzare, invece del termine proprio, una sequenza di parole per descrivere qualcuno o qualcosa. Si ha cosi una serie di parole o frasi, in genere più lunga. Le perifrasi  sono utilizzate nel linguaggio quotidiano  per evitare ripetizioni , per rendere più  comprensibile un concetto, oppure per evitare termini sgradevoli  o poco rispettosi (eufemismi). Esempi:

“Il bel Paese” ovvero l’Italia, “L’amor che muove il sole e le altre stelle” ovvero Dio nella Divina Commedia.

PERSONIFICAZIONE: consiste nell’attribuzione di, comportamenti, pensieri, caratteristiche  umani a qualcosa che invece non ha nulla di umano. Esempi: la Speranza, la Pace, l’Amore.

OSSIMORO: consiste nell’accostamento, voluto da chi scrive o parla, di due termine in antitesi , incompatibili tra loro .

Esempi: ghiaccio bollente, disgustoso piacere, silenzio assordante.

ANTITESI: consiste nell’accostare due termini o frasi di significato opposto.

Si può ottenere sia affermando una cosa e negando insieme la sua contraria. Esempio:

Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ‘l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ‘l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.”

ANACOLUTO: consiste nel non rispettare la coesione tra le parti della frase, si ha cosi una sintassi “pendente”. Esempio:

“Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare” (A. Manzoni).

LITOTE: consiste nell’affermare un concetto mediante la negazion del suo contrario. Esempio:

“Don Abbondio  non era nato con un cuor di leone”

(A. Manzoni, “I promessi sposi”)

 

Introduzione alla poesia del Novecento

Non è semplice rispondere alla domanda: “Quando comincia la poesia, specialmente quella italiana, del Novecento?” I critici infatti hanno trovato difficoltà nello stabilire una linea di demarcazione universale. Senza dubbio questo secolo è celebre per la sua indecifrabilità e frammentarietà e si può cercare di comprenderne le caratteristiche poetiche solo dividendolo in vari spezzoni. Per quanto riguarda la poesia italiana  primi segnali di cambiamento, che aprono strada al Novecento, si intravedono ne “I Canti” di Leopardi, con le sue rime sparse, che trasgrediscono il classicismo; secondo alcuni poi è Pascoli, con la raccolta “Myricae” l’iniziatore della poetica del Novecento, lasciandosi alle spalle la tradizione per far emergere, quasi fosse una stupefacente scoperta, la natura, gli animali, le piccole cose, dando loro voce. La metrica risulta più libera, piena di rinvii, parla all’animo del lettore, ma  questo accade perché cambia il ruolo del poeta, se ne ha una concezione diversa.

Non esiste più il poeta guida o il poeta romantico in grado di esprimere sentimenti difficilmente esprimibili per i più, ma il poeta ora è consapevole della crisi che vive, è desolato che non sa che dire se non parole sentimentali vane;  non è un caso che Corazzini si chieda in una sua composizione: “Perchè tu mi dici poeta?” e che Montale affermi che il poeta non è più  portatore di illuminazioni intellettuali e sentimentali (“Non chiederci la parola che squadri l’animo nostro informe…non domandarci la formula che mondi possa aprirti,/sì qualche storta sillaba e secca come un ramo./ Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».

Lo stesso Pascoli nella sua prosa “Il fanciullino” sostiene che il poeta si debba affidare ad uno sguardo infantile per poter liberare la realtà e il mondo dalla sterili abitudini, scoprendo nuovi orizzonti.

Ci si interroga, si riflette sul compito del poeta, si cercano nuove strade da percorrere attraverso avanguardie e sperimentazioni; a tal riguardo , convenzionalmente, si è posto come inizio il 1903 quando ci si ribella alla poetica di D’Annunzio, Carducci e anche Pascoli; fanno tendenza i crepuscolari attraverso il loro movimento, estranei alla cultura accademica e ispirati dal decadentismo europeo. I maggiori esponenti del crepuscolarismo sono Corazzini, Palazzeschi, Gozzano, Govoni che esprimono sentimenti di rassegnazione, malinconia; la poesia di Gozzano  è intrisa di ironia e raffinatezza , si pensi a “Nonna Felicita”considerata il suo capolavoro, dove il ricordo languido di un amore si confonde con la consapevolezza dello scorrere del tempo che rendono l’uomo angosciato. Gozzano inoltre conferisce ad oggetti e cose un certo alone evocativo e simbolico; e i crepuscolari sono tra i primi a sperimentare la poetica delle piccole cose che tanto caratterizzerà gli ermetici, successivamente.

Dimenticato D’Annunzio e la sua mitografia magniloquente e sensuale,si approda ad un tono più dimesso per rappresentare la realtà; e si giunge cosi all’importante esperienza dell’ermetismo, parola che indica chiusura, consapevolezza dello stato di disagio in cui vive l’uomo (“Spesso il male di vivere ho incontrato”dirà Montale in una delle sue poesie). I poeti ermetici sono avulsi dalla retorica, la loro attenzione è rivolta alle cose minimali, Ungaretti, Montale e Quasimodo rifiutano l’ottimismo, optando per l’essenzialità, adottando un linguaggio libero da ogni condizionamento retorico, prediligendo (soprattutto Ungaretti) l’analogia.

Più rarefatte risultano invece le poesie  di Montale, ricche di occasioni, di presenze, di incontri che rafforzano l’attaccamento del poeta verso la vita, pur non avendo meta. Rievoca il passato anche Quasimodo, che gli procura angoscia esistenziale nel presente, avvalendosi di spazi bianchi e di articoli indeterminativi, ma ricercando comunque la pace interiore.

Tutta l’arte (già dalla fine dell’Ottocento) diventa merce che tende ad essere considerata dalla classe borghese come strumento di svago e di distrazione, banalizzandola, conferendole un valore semplicemente ludico. Questo “consente” ad artisti e poeti di perdere il loro prestigio e tendano a vedersi come dei buffoni di corte con il trucco sbavato. I poeti maledetti (Baudelaire, Verlaine, Mallarmè . Rimbaud) si ribellano attraverso  della figura del dandy,  di chi ostenta la propria bellezza, eleganza e raffinatezza snob, avvalendosi della poesia pura. Protestano anche gli Scapigliati, contro il Romanticismo e il provincialismo della cultura risorgimentale; si lasciano affascinare dal disordine, dall’anticonformismo, dal tema della malattia.

Questo il manifesto degli Scapigliati, attivi nell’Italia settentrionale (termine utilizzato per la prima volta da Cletto ):

«In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito esiste una certa quantità di individui d’ambo i sessi v’è chi direbbe una certa razza di gente – fra i venti e i trentacinque anni non più; pieni d’ingegno quasi sempre, più avanzati del loro secolo; indipendenti come l’aquila delle Alpi, pronti al bene quanto al male, inquieti, travagliati, turbolenti – i quali – e per certe contraddizioni terribili fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire fra ciò che hanno in testa, e ciò che hanno in tasca, e per una loro maniera eccentrica e disordinata di vivere, e per… mille e mille altre cause e mille altri effetti il cui studio formerà appunto lo scopo e la morale del mio romanzo – meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile, come coloro che vi formano una casta sui generis distinta da tutte quante le altre. Questa casta o classe – che sarà meglio detto- vero pandemonio del secolo, personificazione della storditaggine e della follia, serbatoio del disordine, dello spirito d’indipendenza e di opposizione agli ordini stabiliti, questa classe, ripeto, che a Milano ha più che altrove una ragione e una scusa di esistere, io, con una bella e pretta parola italiana, l’ho battezzata appunto: la Scapigliatura Milanese».

La nascita della società di massa porta anche allo sviluppo di una piccola borghesia intellettuale che vive  nell’industria culturale. Il bisogno di recuperare ruolo sociale importante si fa sempre più forte e gli artisti lo dimostrano attraverso la pubblicazione di riviste politico-culturali, nate a Firenze, come il Leonardo, La Voce, Lacerba, L’Unità, Il Baretti, La Ronda. Tra le avanguardie più significative spicca l’Espressionismo, i cui temi principali sono la città mostruosa, la civiltà delle macchine viste come caos senza senso, che si esprime attraverso le allucinazioni e le visioni inquietanti. All’interno di questo movimento, si sviluppa il Futurismo fondato da Marinetti nel 1909 che manifesta la necessità  di abolire i musei e le biblioteche,simboli di un passato  da superare, anzi da distruggere, esaltando invece il progresso, la velocità, la violenza, la guerra, la macchina. Marinetti  propone  parole in libertà, senza sintassi, abolizione della punteggiatura, uso dei verbi all’infinito. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone anche il Dadaismo, che  rifiuta il moderno, la novità, ma anche la letteratura del passato. Per il Surrealismo invece l’arte deve  esprimere l’inconscio, luogo dove  reale ed immaginario, passato e presente si mescolano; proponendo una scrittura automatica, attraverso libere associazioni mentali.

La poesia europea è segnata dai nomi di Breton, tra i padri del Surrealismo, del futurista   Majakovskij in Russia; in Italia di Sbarbaro, di Rebora, di Campana e il loro senso di sradicamento, a causa del Fascismo  della guerra.

Negli anni trenta vengono a delinearsi  due tipi di letterati: “il letterato-letterato” e “il letterato ideologo”. Il letterato-letterato, sulle orme di Croce, è votato ad una poetica di disimpegno, trasfigurando il dato reale in  simbolo. L’intellettuale ideologo che si oppone al regime, come Gobetti e Gramsci, è messo a tacere . C’è anche molta letteratura, invece che letteratura che sostiene il regime, come Bartolini, Soffici, Rosai collegati al movimento Strapaese e alla rivista il Selvaggio, o  Bontempelli, collegato al movimento Stracittà e alla rivista “900”.

Incomincia in questo modo, con la poesia dell’impegno, la stagione neorealista o di denuncia che trova massima espressione anche nel cinema. Una grande influenza sulla poesia italiana di questo periodo ha la poesia europea rappresentata soprattutto dall’angloamericano Eliot e dal francese Valery; Eliot  con la sua poesia allegorica influisce sicuramente su Montale che renderà la sua poesia, appunto, allegoria a partire dalle seconda raccolta de “Le occasioni” con le sue donne-simbolo.

Nel 1956 nasce la rivista “Officina”, per opera di Pasolini, Leonetti e Roversi, che si propone di opporsi sia al neorealismo che al Novecentismo, ovvero contro la tradizione lirico-simbolico-ermetica , proponendo lo sperimentalismo, forme di scrittura nuove. Esplode in tal senso l’Antologia “I Novissimi” che contiene poesie di Giuliani, Sanguineti, Balestrini. Nel 1963, a Palermo nasce il “Gruppo 63”, movimento di neoavanguardia  di cui fanno parte  illustre personalità: Guglielmi, ,Eco, Lombardi, Arbasino, Sanguineti, Leonetti, e altri.

«Gruppo 63 è una sigla di comodo di cui spiegheremo un po’ più avanti l’origine. Di fatto dietro a questa sigla c’era un movimento spontaneo suscitato da una vivace insofferenza per lo stato allora dominante delle cose letterarie: opere magari anche decorose ma per lo più prive di vitalità […]. Furono l’ultima fiammata del neorealismo in letteratura, fioca eco populista della grande stagione cinematografica dei Rossellini e dei De Sica». (Balestrini, Giuliani)

Mentre  Calvino  invita a non considerare la letteratura come l’unica forma di contestazione possibile , Vittorini sostiene che  il tema industriale deve entrare nelle poesie e nei romanzi. Tuttavia intorno al ‘74-‘75 la Neoavanguardia è  già conclusa, sostituita  dall’irrazionalismo nietzschiano/heidggeriano dei filosofi Vattimo e Cacciari. Il 1984 rappresenta un anno importante: a Palermo si svolge  un dibattito, titolato “Il senso della letteratura”dove affiora una tendenza, anche se minoritaria, espressionista e neoallegorica.

Molta fortuna hanno riscosso riscuotono anche i poeti stranieri in Italia come Neruda, Kahlil, Garcia Lorca, Pessoa, Prevert, Allan Poe, Thomas, Stevenson, Dickinson, Renard, Lee Masters, Eliot, Kerouac, Sarandaris, Apollinaire, e tanti altri.

 

Il contesto storico-culturale del Novecento

L’inizio del Novecento vive un periodo di grande espansione economica, grazie allo sfruttamento delle materie prime  nelle colonie, negli USA viene introdotta la catena di montaggio, mentre l’Italia conosce l’esperienza liberale e laica del governo giolittiano. Tuttavia la vera svolta storica si ha nel 1914 con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando D’Asburgo a Sarajevo che porta l’Austria a dichiarare guerra alla Serbia. L’Italia, facente parte della Triplice Alleanza con Germania e Austria, inizialmente si dichiara neutrale ma la politica interna induce il Paese a schierarsi contro i suoi vecchi alleati. L’esercito italiano subisce una grave sconfitta a Caporetto, Cadorna subentra a Diaz, gli Austriaci sono respinti lungo il Piave e saranno definitivamente sconfitti  nella battaglia di Vittorio Veneto. Contemporaneamente in Russia ha inizio la Rivoluzione Russa e sale al potere Lenin; i trattati di pace firmati a Versailles infliggono delle pesanti penalizzazioni agli sconfitti: l’Impero austro-ungarico viene sciolto e la Germania è costretta a pagare ingenti debiti di guerra, nascerà la Repubblica di Weimar e una grave crisi economica sconvolgerà l’Occidente. L’Italia ha il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia.

Si rafforzano il nazionalismo e l’imperialismo, nascono i movimenti socialisti e i partiti comunisti (Comune di Parigi, Prima, Seconda e Terza Internazionale). Il capitalismo è il sistema dominante nel Novecento e gli intellettuali da un lato propongono nuove teorie e forme di avanguardia, dall’altro non riescono ad uscire dal sistema culturale burocratico; ma la maggior influenza nella letteratura (soprattutto a Trieste) l’assume senza dubbio Freud investigando su un territorio già intuito da diversi poeti e scrittori, quello dell’inconscio e della psicoanalisi. D’Annunzio è ancora preso come modello anche se si sente l’esigenza da parte di alcuni poeti di abbandonare questo “divismo” per abbracciare la quotidianità della vita e l’inutilità della poesia stessa. La prima vera avanguardia nel Noveceto, si ha con il Futurismo che entra in forte polemica con il passato attraverso le riviste “La Voce” (i cui collaboratori sono per una poesia estremamente soggettiva , traboccante di neologismi, anacoluti e accostamenti insoliti di parole) e “Lacerba” (che rilancia la letteratura frammentaria ed esaltando l’anarchia del genio).

Tuttavia già dal 1920 si assiste ad una fase di tendenze contraddittorie, tra sperimentazione e ritorno alla tradizione , quasi fosse un richiamo all’ordine di fronte alla violenza della guerra , e proprio  per questo che la classicità viene ora intesa  non più come un peso morto ma come un’eredità da conquistare. Uno dei primi ad attuare quella che non sarebbe più stata solo una tendenza è Montale; mentre Stalin in Russia e Hitler in Germania cominciano a sopprimere ogni forma di espressione avanguardistica. Anche l‘Italia subirà poi le forti pressioni del regime fascista.

Dopo la Prima Guerra Mondiale i regimi liberali entrano in crisi i regimi liberali a causa delle lotte operaie e dell’affermazione dei partiti  socialisti ; in questo clima instabile, tuttavia, trovano strada facile i regimi totalitari come è stato già accennato precedentemente: Nazismo in Germania, Comunismo in Russia, Fascismo in Italia, mentre gli USA vivono un forte incremento industriale  che porta ad una grave crisi economica nel 1929. Nel 1939 ha inizio la Seconda Guerra Mondiale con l’invasione nazista della Polonia che induce Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla Germania. Anche l’Italia entra in guerra, ma si sottovalutano sia la Gran Bretagna che l’Unione  Sovietica. Le  sorti della guerra cominciano a cambiare quando gli USA si schierano contro la Germania dopo aver subito, un anno prima, l’attacco dei Giapponesi.

Nel 1943 Mussolini cade e viene imprigionato. Pochi mesi dopo viene siglato un armistizio con gli Alleati, e Hitler fa  nvadere l’Italia divenuto ormai paese nemico e Mussolini, una volta liberato, fonda la Repubblica di Salò. Nel 1944 gli alleati sbarcano in Normandia e piegano  la Germania . Hitler si suicida. La guerra si conclude con la resa del Giappone a seguito del bombardamento atomico per  opera degli Stati Uniti; Mussolini viene ucciso dai partigiani. Il mondo ora è  diviso in due blocchi: quello occidentale rappresentato dagli Stati Uniti e quello orientale dall’Unione Sovietica. Capitalismo contro Comunismo, entrambi alla ricerca di alleati  per avere il predominio. Tutto questo sconvolge la cultura letteraria ed artistica del novecento che vede davanti a sé arretrare sempre più la democrazia, l’affermarsi della società di massa, del consumismo e di conseguenza le disparità economiche e disuguaglianze sociali. La poesia, sopratutto in Gran Bretagna è impegnata, civile, unita alla raffinatezza formale. Nasce l’industria del cinema ad Hollywood che influenzerà non poco la letteratura.

Anche il panorama filosofico del Novecento appare complesso che vede contrapporsi due scuole di pensiero opposte: la filosofia analitica e quella continentale. Sia gli analitici che i continentali vogliono rompere con la metafisica e la sua impostazione fondazionalista della filosofia optando per una filosofia che rifletta su sè stessa. Tra gli analitici spiccano i nomi di Wittgenstein e di Popper, tra i continentali quello di Heidegger. “Il trattato logico filosofico” di W. ha fatto scuola nella filosofia della scienza del Novecento; secondo il filosofo viennese quello che noi chiamiano pensiero rispecchia perfettamente la realtà costituita da fatti atomici, composti a loro volta da oggetti semplici. Il modo migliore per verificare la veridicità dei fatti è l’empirismo rifiutando, come i neopositivisti, la metafisica. W. inoltre è alla ricerca di una formulazione di un linguaggio universale ed elabora una teoria di giochi linguistici per arrivare ad asserire che ciò che dà significato alle parole è l’uso che se ne fa nel linguaggio comune.

Popper prende in analisi i ragionamenti e le teorie e giunge alla conclusione che l’induzione non esiste o quantomeno non può portare a nulla:

“Il fatto che per ogni problema esiste sempre un’infinità di soluzioni logicamente possibili è uno dei fatti decisivi di tutta la scienza; è una delle  cose  che  fanno  della  scienza  un’avventura  così  eccitante.  Esso  infatti  rende inefficaci tutti i metodi basati sulla mera routine. Significa che, nella scienza, dobbiamo usare l’immaginazione e idee ardite, anche se l’una e le altre devono sempre essere temperate dalla critica e dai controlli più severi.”

Secondo P. infatti noi siano tabula plena non tabula rasa e la ricerca inizia proprio dai problemi che vanno risolti  attraverso la formulazione di ipotesi. Ma la nostra conoscenza scientifica è congetturale ed ipotetica , problematica e fallibile e le nostre teorie sono falsificabili. Per questa concezione fallibilistica P. è considerato il teorico della democrazia e della società aperta, un liberale progressista, un ingegnere olistico, un riformista.

Tra i continentali Heidgger elabora il metodo storico ermeneutico (Scuola di Francoforte); nel suo capolavoro “Essere e tempo” prende in questione l’essere il cui problema coincide con l’apparire agli altri, per cui l’uomo è sempre in situazione, è gettato in essa, in un rapporto aperto verso il mondo. Esistere vuol dire possibilità di agire, quindi per H. la prassi precede la conoscenza, il modo di essere dell’Esserci è la sua esistenza ed è anche un essere per la morte.

Tuttavia H. ci tiene a distinguere il suo pensiero da quello esistenzialista per cui l’uomo non deve essere pià padrone dell’ente ma il pastore dell’essere:

“l’uomo è piuttosto gettato dall’essere stesso nella verità dell’essere, in modo che, così esistendo, custodisca la verità dell’essere, affinché nella luce dell’essere l’ente appaia come quel che l’ente è.”

Durante il Novecento, l’ontologia diviene ermeneutica, ovvero interpretazione del linguaggio, (l’Essere si svela nel linguaggio) rifiutando il modello storicistico per quanto riguarda la concezione dell’arte, la quale per H. plasma l’epoca in cui si sviluppa.

Generi letterari del Novecento

I generi letterari che nascono o che sono maggiormente adoperati dagli autori durante il Novecento sono:

Sonetto: breve componimento poetico , composto da quattordici versi di endecasillabi raggruppati in due quartine  a rima alternata o incrociata e in due terzine a rima varia. Lo schema del sonetto è molto vario, possiamo avere il sonetto misto, doppio, minimo, continuo. Nel ‘900 autori come Pasolini e Zanzotto lo hanno utilizzato in maniera originale.

Versi liberi: l’autore non rispetta volontariamente lo schema metrico tradizionale, nè si avvale di un numero fisso di sillabe.Soprattutto durante il Novecento si attua un rapporto molto più libero per quanto riguarda gli accenti e le strofe.Si hanno cosi : la polimetria che consiste nell’utilizzare versi regolari ma che costituiscono strofe irregolari; anisosillabismo, quando si vengono a formare sillabe maggiori o minori rispetto a quelle tradizionali per una lunghezza variabile del testo; il verso-frase, coincide con la pausa e varia per accenti, battute ed estensione; il verso-lineare è di solito rappresentato con una pausa nella dizione e con uno spazio bianco.

Romanzo: forma della narrativa in prosa, caratterizzato da una struttura  della storia abbastanza complessa e una vasta varietà di personaggi. Presenta molti sottogeneri ,molti dei quali hanno avuto fortuna nel Novecento come:

il romanzo giallo: genere di narrativa popolare estesosi poi alla tv, ai fumetti  e soprattutto al cinema, nel quale si racconta un crimine; comprende a sua volta il poliziesco, il noir, lo spionaggio, il thriller, che può essere a sua volta legale o medico.

Il poliziesco dà maggiore importanza alle indagini rispetto ad un racconto giallo classico (o deduttivo); il noir , discendente dell’hard boiled americano mette racconta un delitto attraverso gli occhi del criminale o di chi ne è coinvolto involontariamente, con un’attenzione particolare per l’ambiente e la psicologia dei personaggi. La letteratura di spionaggio è incentrata su una spy story internazionale che può includere il noir, il thriller, la fantapolitica e la fantascienza. Il thriller è un giallo di suspense e di azione  dove si assiste alla preparazione ed esecuzione  del crimine in un crescendo di emotività e tensione. Nel thriller legale (Carofiglio, Grisham) i protagonisti sono gli avvocati che risolvono il caso, nel thriller medico (Cornwell) il medico legali e gli specialisti della scientifica.

Meritano poi una speciale menzione i gialli storici ambientati nell’Antica Roma, durante l’Età Vittoriana o nel Medioevo; e i serial killer di cui la maggior rappresentante è Agatha Christie (“Dieci piccoli indiani”).

Il romanzo rosa: narra vicende amorose , sentimentali e passionali  destinato soprattutto al pubblico femminile; celebri sono i romanzi di Liala, di Mura, di Glyn.

Il romanzo horror:  basato su storie che suscitano nel lettore forti emozioni e paura e orrore, è anche conosciuto come racconto gotico o di fantasmi. Predominano il mistero, il bizzarro, il sovrannaturale, luoghi sinistri, personaggi particolari, creature mostruose; il ritmo narrativo è veloce e caratterizzato da molti colpi di scena. Iniziatori e rappresentanti  del genere sono stati Poe, Doyle e Stevenson per poi proseguire del Novecento soprattutto in Inghilterra, Stati Uniti ed Irlanda (King) mentre in Italia raramente si scrivono romanzi di genere.

Il romanzo psicologico: la letteratura come mezzo di (auto)analisi , terapia e riflessione profonda; di fronte alla violenza e alla guerra gli autori scelgono di  focalizzare tutto  sui personaggi, sul loro mondo interiore e sulla loro psiche; la fabula è ridotta al minimo cosi come lo spazio. Prevalgono le pause (“La coscienza di Zeno”, “Uno, nessuno, centomila“, e i romanzi di Joyce, Proust,..

Riscuote poi molto successo anche il romanzo erotico, i cui contenuti sessuali sono piuttosto espliciti.

Riviste italiane del Novecento

Gran parte dell’attività culturale degli intellettuali trova, dagli anni ’20 alla fine della Seconda Guerra Mondiale, espressione nelle riviste e nei periodici, nonostante il forte condizionamento e la censura del regime fascista. Le riviste più influenti ed importanti del ‘900 sono:

-<<La Ronda>>: rivista romana che ha  l’intento di restaurare i valori tradizionali e classici della letteratura, rivendicando la sua indipendenza dalla politica e accusando Giovanni Pascoli quale responsabile della decadenza della letteratura contemporanea. Si prendono invece come esempi da imitare Manzoni e Leopardi.

-<<Il Baretti>>: fondata da Piero  Gobetti per rendere omaggio al letterato  del settecento Giuseppe Baretti, sostenendo la rivoluzione liberale.

-<<Solaria>>: fondata da Alberto Carocci  a Firenze, nella quale spiccano figure come Montale e Debenedetti e in una posizione complessa anche Gadda.Vengono fatti conoscere scrittori come Eliot, Joyce, Woolf, Faulkner, Pasternak, Kafka, Gide, Proust, Rilke.

-<<Il Selvaggio>: ideata da Angiolo Bencini, presenta contenuti in linea con in regime.

-<<‘900>>: diretta da Massimo Bontempelli di ampio respiro europeo, per una letteratura più giovane. Ma il regime fece chiudere la rivista nel 1929.

– <<La letteratura>>: diretta da Alessandro Bonsanti  raccoglie intorno a se i fedelissimi solariani, anch’essa molto aperta alla cultura europea. Tra i suoi collaboratori spiccano intellettuali come Quasimodo, Montale, Vittorini, Saba, Lorca, Contini.

-<<Primato>>: fondata da Giuseppe Bottai, Ministro dell’educazione nazionale, per affermare il primato dell’Italia in vista delle guerra e per promuovere l’interventismo culturale. Molti furono i collaboratori, dalla filosofia alla pittura, tra i quali figurano: Abbagnano, Binni, Praz, Cecchi, Alvaro, Biagi, Montanelli, Guttuso, Luzi, Penna.

Le principali correnti, movimenti e tendenze stilistiche del Novecento

Nei primi anni del Novecento si affacciano  nuove forme di avanguardia,che  mirano  ad un totale superamento della tradizione, delle istanze classiche, romantiche, naturaliste e decadenti. Si va alla ricerca di nuovi temi e l’arte stessa è sotto attacco in quanto istituzione, non ha più quella superiorità propria di un sistema autonomo. Nascono cosi nuove correnti, movimenti, tendenze letterarie come:

Espressionismo: tendenza stilistica caratterizzata da una certa propensione verso il lato emotivo della realtà, in contrapposizione all’oggettività dell’impressionismo di cui uno dei maggiori esponenti è Frank Kafka.

Futurismo: nasce in Francia nel 1910 con un manifesto pubblicato su “Le Figarò”scritto da Marinetti. L’attenzione si concentra sulla civiltà delle macchine, della velocità, della forza, del dinamismo, la dissacrazione dei valori tradizionali, la fiducia nel progresso.

Dadaismo: movimento culturale fondato a Zurigo da Tristan Tzara nel 1916, si propone in maniera anarchica di prendersi gioco dell’arte nella società borghese attraverso opere evanescenti con umorismo e derisione, il manifesto dei dadaisti è:

«Dada non significa nulla. È solo un suono prodotto della bocca».

Surrealismo: nasce come evoluzione del Dadaismo e si propone come automatismo psichico puro, essendo influenzato dalla lettura de “L’interpretazione dei sogni” di Freud ed incentrando la sua riflessione sull’amore inteso come fulcro della vita, sogno, follia e liberazione dalle convenzioni sociali, superando il razionalismo.

Crepuscolarismo: corrente letteraria nata in Italia caratterizzata da un forte bisogno di confessione e rimpianto per i valori tradizionali, rifiutando sia la poetica carducciana che quella d’annunziana. Ma questa perenne insoddisfazione non sfocia nella ribellione, ma trova rifugio e sfogo nei luoghi più segreti dell’anima, accompagnandosi ad una certa malinconia. I principali rappresentanti sono Gozzano, Palazzeschi, Moretti, Corazzini, Marrone, Govoni i quali tendono a ridurre la poesia a prosa, trasgredendo la metrica tradizionale.