Anzio: grande successo per la masterclass del maestro Caiazzo e il suo progetto discografico

Una giornata intensa di formazione, confronto e nuove opportunità ha caratterizzato la Masterclass di Canto del Maestro Carmine Caiazzo, svoltasi sabato 27 giugno presso la sala “My Stylish Place” di Anzio. L’evento, organizzato dall’Associazione culturale a promozione sociale E.T.S. “The Golden”, per conto del progetto accademico televisivo MusiCall, nelle vesti del titolare e presidente, Tarik Balsamo, in collaborazione con Mediterranea Produzioni, ha riunito cantanti emergenti, artisti e appassionati desiderosi di approfondire gli aspetti tecnici e interpretativi del canto direttamente con uno dei più autorevoli professionisti del panorama musicale internazionale.

Protagonisti della giornata sono stati Lorena Monica Lusci, Cristian Costantino, Marco Troiano, Maria Grazia Sticco, Sonia Loffredo, Sara Antonacci e Caterina Antonacci, che hanno preso parte alla masterclass confrontandosi direttamente con il Maestro in un percorso di studio, ascolto e crescita artistica. Ognuno di loro ha avuto l’opportunità di esibirsi, ricevere consigli personalizzati e approfondire le tecniche vocali e interpretative fondamentali per affrontare con maggiore consapevolezza il mondo della musica.

Ad arricchire ulteriormente l’incontro è stata la presenza del Vocal Coach cantante, cantautore professionista, talent scout e presentatore televisivo, Tarik Balsamo, dell’assistente del Maestro Claudia Barberino, tra le voci del progetto musicale “Napoli in the World”, e della regista e autrice dello stesso progetto, Cira Ciaravola, presidente dell’Associazione “5 Stars APS”. La loro partecipazione ha offerto ai presenti ulteriori spunti di riflessione sul percorso artistico e professionale, mettendo in evidenza l’importanza del lavoro di squadra che accompagna ogni produzione musicale di qualità.

Nel corso della masterclass, il Maestro Caiazzo ha condiviso la propria esperienza maturata in decenni di carriera, offrendo ai partecipanti strumenti concreti per affrontare il percorso artistico con maggiore consapevolezza. Tecnica vocale, interpretazione, presenza scenica, gestione dell’emotività e costruzione di un’identità musicale sono stati alcuni dei temi affrontati durante una giornata che ha alternato momenti teorici ed esercitazioni pratiche.

Direttore d’orchestra, compositore e produttore discografico di fama internazionale, il Maestro Carmine Caiazzo vanta prestigiose collaborazioni non solo con icone mondiali, ma anche con grandi nomi della musica italiana come Silvia Mezzanotte, Annalisa Minetti, Ronnie Jones, Gigi Finizio, Sonia Addario, Giancarlo Genisei e Sara Grimaldi, vocalist di Zucchero. Tra le collaborazioni spicca anche quella con Marica Rotondo, noto volto di Canale 5 e tra i protagonisti del progetto “Napoli in the World”. Durante l’evento, il Maestro ha ribadito la propria filosofia artistica, ricordando che il vero valore della musica risiede nel perfetto equilibrio tra rigore tecnico, emozione e autenticità interpretativa.

Tra i momenti più significativi della giornata spicca la proposta rivolta al partecipante Marco Troiano, al quale il Maestro Carmine Caiazzo ha offerto l’opportunità di produrre un brano inedito scritto dallo stesso Maestro. Un riconoscimento importante, nato dalla qualità artistica dimostrata durante la masterclass e dalla sensibilità interpretativa espressa nel corso dell’incontro. Le sorprese, però, non si sono fermate qui. Per il talento, l’impegno e la sensibilità artistica dimostrati durante la giornata sono stati premiati anche Cristian Costantino e Maria Grazia Sticco, ai quali è stata offerta l’opportunità di esibirsi come ospiti speciali in una delle prossime tappe del progetto “Napoli in the World”, accompagnati dall’Orchestra Ritmico Filarmonica Mediterranea, diretta dallo stesso Maestro Carmine Caiazzo. Un’esperienza di prestigio che consentirà ai due artisti di condividere il palcoscenico con professionisti del settore e di vivere un’importante occasione di crescita artistica e professionale.

La realizzazione del progetto discografico sarà curata da “Mediterranea Produzioni”, che seguirà tutte le fasi della produzione del brano, trasformando questa opportunità in un concreto percorso di crescita professionale. Un’iniziativa che conferma la mission della casa di produzione: investire sui talenti emergenti offrendo occasioni reali per entrare nel mondo della musica con il supporto di professionisti qualificati.

L’attenzione verso verso l’arte di tutte le età e verso il talento, soprattutto dei giovani, rappresenta infatti uno dei pilastri dall’attività di Tarik Balsamo e del suo progetto MusiCall, ma soprattutto anche di quelle del Maestro Carmine Caiazzo, da sempre impegnato nella valorizzazione di nuove voci e nuovi interpreti attraverso percorsi formativi e produzioni discografiche. Durante la masterclass è stato più volte evidenziato come talento, disciplina, studio e determinazione siano gli elementi fondamentali per costruire una carriera artistica credibile e duratura.

Oltre al focus sul canto contemporaneo, l’incontro ha toccato vette culturali importanti grazie al racconto di progetti internazionali come “Napoli in the World”. L’iniziativa, guidata dal Maestro e firmata dalla regia di Cira Ciaravola, reinterpreta la canzone classica napoletana (patrimonio UNESCO) attraverso arrangiamenti innovativi pop-rock sinfonico fusion, pensati proprio per avvicinare  le nuove generazioni a un patrimonio culturale di straordinario valore.

L’elevata partecipazione e il coinvolgimento degli artisti presenti hanno confermato il successo dell’iniziativa, trasformando la masterclass non solo in un momento di formazione, ma anche in un’occasione concreta di incontro tra esperienza, talento e nuove prospettive professionali.

L’opportunità offerta a Marco Troiano, Cristian Costantino e Maria Grazia Sticco rappresenta il risultato più significativo di una giornata che ha dimostrato come la formazione possa tradursi in occasioni reali per il futuro artistico, confermano l’impegno di Tarik Balsamo, del suo progetto “MusiCall” e del maestro Carmine Caiazzo e di “Mediterranea Produzioni” nella scoperta e nella valorizzazione dei nuovi protagonisti della musica italiana.

“Chissà..” la ballata di Ernesto Bassignano che è un canto della speranza

Le note più autentiche non cercano un rifugio nell’anima di chi ascolta. “Chissà..” si presenta proprio così, delicata, intensa e destinata a restare. II nuovo singolo di Ernesto Bassignano, appartiene a questa seconda categoria, è una ballata intensa e delicata che sceglie la via della dolcezza per raccontare la malinconia, trasformando la fragilità in una forma autentica di resistenza emotiva. Definita da qualcuno come “una musica dolce per una canzone triste”, l’opera si muove con eleganza tra memoria e speranza, regalando all’ascoltatore una melodia sospesa, quasi impalpabile, che accompagna parole capaci di toccare corde profonde. È il racconto di un’umanità ferita che continua, nonostante tutto, a cercare la pace e a credere nell’amore come ultimo rifugio.

In un’epoca segnata da guerre, distanze e sofferenze che sembrano consumarsi davanti ai nostri occhi senza più confini, “Chissà..” diventa una dichiarazione d’affetto verso il mondo, un invito a non smettere di provare compassione. Il testo affronta con sincerità il peso del presente, parlando di sangue versato, di silenzi e di un dolore collettivo che attraversa i continenti, ma lo fa con il linguaggio universale della poesia. La tradizione della grande scuola cantautorale romana incontra arrangiamenti raffinati, costruendo un paesaggio sonoro intimo nel quale la voce di Ernesto Bassignano si intreccia con il pianoforte di Edoardo Petretti e con il violoncello di Giovanna Famulari, due collaboratori storici che contribuiscono a rendere il brano una piccola opera di rara sensibilità. Le note sembrano rincorrere i ricordi, mentre le parole si fanno confessione e carezza, parlando a chi ha ancora il coraggio di fermarsi ad ascoltare davvero. Storico protagonista del Folkstudio accanto a Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Giorgio Lo CascioErnesto Bassignano continua a raccogliere le emozioni della strada trasformandole in canzoni che custodiscono uno straordinario valore umano e civile. Con “Chissà..” conferma ancora una volta la sua capacità di unire impegno sociale e delicatezza poetica, dimostrando come la canzone d’autore possa ancora raccontare il nostro tempo senza rinunciare alla bellezza.

Lo stesso artista presenta il nuovo lavoro con la schiettezza che lo contraddistingue: “Nonostante stia finanziariamente tranquillo rispetto a tanti colleghi che, di questi tempi, sono costretti ad accettare posti e cachet avvilenti (grazie a Dio sono un pensionato Rai), ormai mi muovo sempre meno e ho sempre meno intenzione di spendere grandi cifre per realizzare un album nuovo. Come forse saprete, i miei ultimi cinque lavori sono stati molto apprezzati dalla critica ma, nonostante ciò, hanno contato poco o nulla per farmi salire nella classifica dei cantautori d’autore di indole poetica. Oggi, infatti, il momento per noi poeti civili in musica non è certo dei più fertili. Ed è così che, a tre anni da SIAMO IL NOSTRO TEMPO, premiato sul Corrierone con un bel 9 dal giornalista e critico musicale Mario Luzzato Fegiz, ho pensato, pur senza avvilirmi né lasciare il campo, di accontentarmi di pubblicare un singolo ogni tanto, quando mi prendono l’uzzolo e l’ispirazione. Ed eccomi qua con il mio nuovo “CHISSÀ..”, del quale davvero si dice un gran bene, forse più del solito, un brano sulla pace che tutti attendiamo, dopo un Covid e quattro anni di guerre crudelissime che ci hanno prosciugato occhi e cuore. I miei complici sono sempre i due grandissimi maestri Edoardo Petretti, arrangiatore e pianista, e Giovanna Famulari, con il suo magico violoncello. Ecco tutto. Fatemi sapere che ne pensate. Ad maiora, e speriamo in tempi culturalmente, politicamente e musicalmente davvero migliori.”                                                                                 Le sue parole raccontano il desiderio di continuare a creare senza inseguire classifiche o mode, affidandosi soltanto all’ispirazione e alla necessità di dare voce ai sentimenti. In questo senso “Chissà..” è una lettera aperta alla pace, una dedica romantica alla speranza e alla capacità dell’uomo di continuare ad amare anche quando il mondo sembra aver dimenticato come si fa. Con la leggerezza di una nuvola e la profondità di un abbraccio inatteso, Ernesto Bassignano consegna al pubblico una canzone destinata a lasciare il segno, ricordandoci che le melodie più dolci sono spesso quelle nate dalle ferite più profonde e che, proprio nel tempo del disincanto, la poesia può ancora diventare il luogo dove il cuore ritrova la propria casa.

L’autore

Ernesto Bassignano Nasce a Roma il 4 aprile del 1946. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, conosce Gian Maria Volontè e per tre anni fa, con il suo gruppo il “Teatro di Strada”, o di provocazione politica. Nel 1969 arriva anche al Folkstudio (lo storico locale nel cuore di Roma) e fonda con Giorgio Lo Cascio, Antonello Venditti e Francesco De Gregori “I giovani del folk”. Lavora per la direzione del Pci e comincia una serie infinita di Feste de l’Unità, campagne elettorali e ogni altro tipo di spettacolo politico in tutto il Paese. Nel 1979 entra nella redazione spettacoli de “Il paese sera” e fa il critico musicale fino all’89, anno della chiusura del giornale. Pubblica alcuni libri tra cui “Canzoni, pennelli, bandiere e supplì” nel 2016 con Les Flaneurs Edizioni (che poi è il riassunto delle sue infinite esperienze culturali) e “MI PARE IERI!” nel 2025 (Edizioni Minerva). Lavora per Radio Rai sino a che viene assunto al Gr1 nel 1991. Su Rai Radio 1, dal 1999 al 2011, ha presentato, insieme al giornalista sportivo Ezio Luzzi, la trasmissione di satira sociale “Ho perso il trend”. Dal 19 settembre 2011 Ernesto Bassignano conduce su Radio Città Futura la trasmissione “Radio Bax, nel paese degli struzzi” e, nella stagione 2012-2013, la trasmissione “Rodeo” insieme con Pierluigi “Piji” Siciliani. Oggi è in pensione, ma non hai mai dimenticato l’amata chitarra e di incidere un disco ogni tanto.

‘Punto e a capo’. L’esordio di Milena Melchiorre tra introspezione e canzone d’autore

“Punto a Capo” è il primo album di Milena Melchiorre, cantautrice abruzzese nata nel 2004 e originaria di Giulianova, che si affaccia con decisione e delicatezza al panorama della nuova canzone d’autore italiana. Pubblicato il 10 dicembre 2025 dall’etichetta Cinemusica Nova srls, con il contributo di Nuovo IMAIE, il disco è disponibile su tutti i principali store digitali, mentre il formato CD audio può essere richiesto direttamente attraverso il sito ufficiale: http://www.ideasuoni.com/.

Sei brani soltanto, ma sufficienti per delineare una visione artistica chiara, coerente e sorprendentemente matura. “Punto a Capo” è una dichiarazione di intenti, è fermarsi, ripartire, rimettere ordine nelle emozioni e nelle parole. In un’epoca musicale spesso dominata dalla sovrapproduzione e dalla velocità, Milena Melchiorre sceglie il gesto controcorrente dell’ascolto, dell’essenzialità e della sincerità. Le canzoni nascono come confessioni intime, senza filtri, dove la fragilità non viene nascosta ma trasformata in linguaggio artistico. Tutti i brani dell’album sono scritti, musicati e interpretati dalla stessa Milena Melchiorre, elemento che rafforza il carattere autoriale del progetto. La produzione musicale è affidata a un team di grande esperienza: gli arrangiamenti portano la firma del chitarrista romano Stefano Zaccagnini, figura di riferimento della scena musicale italiana, capace di accompagnare la voce dell’artista senza mai sovrastarla, ma valorizzandone ogni sfumatura emotiva.

Accanto a lui, un gruppo di musicisti che contribuisce in modo decisivo alla profondità sonora del disco: Alessandro Sanna al basso, Gianni Aquilino al pianoforte e alle tastiere, Pino Vecchioni alla batteria e Giovanna Famulari al violoncello. Ogni strumento trova il proprio spazio, costruendo un sound elegante, intenso e mai ridondante, in perfetto equilibrio tra cantautorato classico e sensibilità contemporanea. L’album si apre con “Guance”, brano dall’atmosfera onirica e sospesa, in cui una carezza diventa simbolo di protezione ma anche di vulnerabilità. È un inizio che invita subito l’ascoltatore a entrare in una dimensione emotiva intima, quasi sussurrata.

Con “Mare”, la scrittura si allarga verso immagini più ampie: il mare diventa metafora dell’ignoto, dell’infinito che attrae e spaventa, luogo di resa e accettazione della propria umanità. “Istanti” racconta invece una generazione giovane, sospesa tra silenzi, messaggi non inviati e playlist notturne. È una fotografia delicata del modo di amare oggi, fragile eppure autentico. “Dentro un lunedì” porta la riflessione nella quotidianità: una giornata qualunque diventa lo spazio per interrogarsi sul tempo, sulla crescita precoce e sul desiderio di rallentare. Con “Mondo defibrillatore” il ritmo accelera, restituendo la sensazione di una realtà che corre troppo in fretta, lasciando dietro di sé emozioni irrisolte e domande senza risposta.

A chiudere l’album è “Mi sono permessa”…, una canzone di resa consapevole che si trasforma in conquista: il tempo non si combatte, si vive. Oltre alla dimensione discografica, Punto a Capo vivrà anche sul palco. A partire da gennaio 2026, Milena Melchiorre sarà protagonista di numerose serate live nelle principali città del centro Italia, occasioni preziose per scoprire dal vivo la forza interpretativa e la sensibilità scenica dell’artista. Studentessa di Filosofia presso l’Università La Sapienza di RomaMilena Melchiorre porta nella sua musica una naturale inclinazione all’introspezione e all’analisi del sé. Scrive fin dall’infanzia, trovando nella parola uno strumento per dare ordine ai pensieri, e nella chitarra una compagna costante del proprio percorso creativo. Negli ultimi anni ha partecipato a eventi e festival, tra cui il Festival Mogol Battisti, dove ha presentato un brano inedito.

Punto a Capo è, a tutti gli effetti, un nuovo inizio, un album che invita ad ascoltarsi, a fermarsi e a riconoscere nella fragilità una forma di forza e di amore autentico.

 

Quale promozione musicale per gli indipendenti? Le minacce di Spotify

Dopo aver presentato per sommi capi le criticità presenti nel mondo nelle piattaforme musicali e le difficoltà che riguardano gli indipendenti nell’articolo La verità sulle piattaforme musicali streaming. Parte prima – ‘900 Letterario | Letteratura del ‘900, critica, eventi letterari, cinema, politica, attualità, affrontiamo quest’ultime con maggiore approfondimento.
La questione rispetto a qualche anno fa è peggiorata di molto: se prima c’era proprio chi faceva business con gli ascolti finti mettendo giù veri e propri piani di routine con VPN e tanti artisti creati ad hoc, oggi si assistente alla confusione più totale, a causa della mancanza di regole. La musica italiana ad esempio, negli ultimi anni, ha subito un livellamento verso il basso, un appiattimento: cinque produttori e cinque autori hanno fatto la maggior parte delle canzoni che infatti son tutte uguali, suonano allo stesso modo, hanno gli stessi ingredienti e la parte tecnologica della produzione conta molto di più della scrittura, per non parlare dei contenuti, come ha giustamente sostenuto anche l’ex leader degli Afterhours Manuel Agnelli.
Spotify minaccia di fare multe agli artisti: se si lancia un brano, e questo inizia ad arrivare ai 600 ascolti, di colpo torna a 400. Le case discografiche creano artisti fantasma per riempire le playlist e per non far ruotare (e pagare) gli artisti.
Amazon ad esempio non risponde alla richiesta di delucidazioni da parte degli utenti e i produttori e gli artisti indipendenti. Non è semplice orientarsi nella jungla delle piattaforme musicali, spesso non si conoscono nemmeno le zone d’ombra e le criticità da cui dipende il successo di un artista.

 

Problemi riscontrati dall’artista indipendente nella distribuzione e promozione musicale

L’artista indipendente, sulla base della propria esperienza personale e delle collaborazioni con altri artisti, ha evidenziato le seguenti criticità relative al settore della distribuzione e promozione musicale:

  • Costi elevati e scarsa trasparenza nei guadagni: La produzione musicale richiede investimenti significativi, ma i ricavi derivanti dagli ascolti sulle piattaforme di streaming spesso non riflettono adeguatamente gli sforzi e le spese sostenute dagli artisti.
  • Distributori e piattaforme poco chiari: Sebbene alcune piattaforme come Spotify, Amazon e Apple forniscano strumenti di monitoraggio per gli artisti, altre come Tidal, YouTube, Qobuz e Napster risultano poco trasparenti. I report sugli ascolti non sempre corrispondono ai pagamenti erogati dai distributori.
  • Pagamenti irregolari e ritardi: Molte piattaforme inviano report con cadenza trimestrale o semestrale, talvolta con ritardi ancora maggiori, complicando la gestione e la programmazione finanziaria degli artisti.
  • Differenze nei compensi: I pagamenti variano considerevolmente in base alla piattaforma e al distributore, senza una chiara spiegazione riguardo alle tariffe applicate o alle trattenute effettuate.
  • Assenza di strumenti di promozione: La maggior parte delle piattaforme non consente agli artisti di autopromuoversi; solo Spotify offre strumenti a pagamento a questo scopo, mentre le altre limitano fortemente la visibilità degli artisti emergenti.
  • Concorrenza sleale: L’assenza di regole chiare e di strumenti promozionali penalizza gli artisti indipendenti rispetto a quelli più affermati, limitando le opportunità di diffusione.
  • Comportamenti poco corretti da parte di alcune etichette: Alcune etichette emergenti trattengono percentuali elevate (fino al 50%) senza fornire un reale supporto promozionale o servizi concreti agli artisti.
  • Albo degli artisti indipendenti: Considerando la distinzione tra artisti sotto etichetta e artisti totalmente autonomi, sarebbe auspicabile istituire un albo ufficiale degli artisti indipendenti “verificati”. La verifica potrebbe basarsi su parametri quali il deposito di un brano presso SIAE o Soundreef e la sua effettiva distribuzione.
  • Radio: Le emittenti medio-grandi tendono a trascurare gli artisti indipendenti. Considerata l’elevata produzione musicale, per accedere alle radio o essere valutati, dovrebbe essere obbligatorio disporre di un editore, come avviene da sempre. Una possibile soluzione potrebbe essere l’introduzione di una quota obbligatoria di passaggi per musica indipendente e in lingua italiana.

L’artista ritiene dunque necessaria una regolamentazione che garantisca maggiore trasparenza, equità nei compensi e accesso a strumenti di promozione per tutti gli artisti.

Ulteriori preoccupazioni dell’artista indipendente sulla situazione attuale

L’artista indipendente esprime preoccupazione per lo stato attuale della musica indipendente, evidenziando principalmente:

  • Costi di produzione elevati e ritorni economici limitati: Nonostante i significativi investimenti per produrre musica, gli artisti indipendenti faticano ad ottenere compensi adeguati, soprattutto a causa della mancanza di regole chiare nella distribuzione.
  • Mancanza di trasparenza da parte di piattaforme e distributori: Spesso i dati sugli ascolti e sui guadagni sono poco chiari o discordanti, con report che non corrispondono ai compensi effettivamente ricevuti.
  • Pagamenti irregolari: Alcune piattaforme pagano con notevoli ritardi, mentre alcuni distributori non effettuano affatto pagamenti, aggravando la gestione finanziaria degli artisti.
  • Limitazioni imposte dalle piattaforme: Piattaforme come Spotify e Deezer impongono soglie minime di ascolti per erogare i pagamenti e, in certi casi, rimuovono brani sospettando frodi quando gli ascolti aumentano troppo rapidamente.
  • Problemi legati alla promozione: Gli artisti indipendenti non hanno pari opportunità di promozione; solo Spotify consente una promozione a pagamento, mentre altre piattaforme non offrono possibilità concrete di autopromozione.
  • Assenza di regole chiare sugli ascolti fraudolenti: La mancanza di definizioni e procedure trasparenti espone gli artisti al rischio di rimozioni arbitrarie dei brani senza un processo equo. Di fatto, manca una “carta dei servizi” per gli artisti.

L’artista conclude sottolineando l’urgenza di definire regole precise che garantiscano equità, trasparenza e pari opportunità per tutti gli artisti emergenti e indipendenti.

 

La verità sulle piattaforme musicali streaming. Parte prima

È disco d’oro! È in vetta alle classifiche FIMI, è il più ascoltato su Spotify, il più scaricato da I tunes! Quante volte leggiamo e sentiamo questi annunci? Perché sono sempre i soliti nomi di cantanti a scalare le classifiche? Come funzionano davvero le piattaforme musicali streaming, una su tutte, Spotify?

Iniziamo a rispondere a queste e ad altre domande partendo col dire che una casa di produzione musicale indipendente affronta diverse sfide per affermarsi e rimanere competitiva nel mercato, tra difficoltà che una major nemmeno conosce, quali

Risorse limitate

Concorrenza con major

Distribuzione e promozione

Gestione dei diritti d’autore e royalties

Reperimento di talenti

Adattarsi alle tendenze del mercato

Creazione di una rete di contatti

Bilanciare arte e business

Nonostante queste sfide, molte case di produzione indipendenti riescono a ritagliarsi un proprio spazio nel mercato e a supportare artisti emergenti in modo autentico e innovativo, come quella del produttore musicale fonte di importanti e dettagliate rivelazioni sul settore discografico italiano.

La questione rispetto al 2020 è peggiorata di molto, come ci assicura il nostro producer: prima c’era proprio chi faceva business con gli ascolti finti mettendo giù veri e propri piani di routine con VPN e tanti artisti creati ad hoc, oggi invece siamo allo sbando sempre più senza regole.

Spotify che minaccia di fare multe agli artisti, quando si lancia un brano, inizia ad arrivare a 600 ascolti per poi di colpo tornare a 400. Stanno creando artisti fantasma per riempire le playlist e quindi non far ruotare (e pagare) gli artisti. Mancano regole proprio basilari.

Il producer stesso ha inviato, invano, PEC ad Amazon per chiarimenti.

 

Problemi riscontrati dall’artista indipendente nella distribuzione e promozione musicale

L’artista indipendente, sulla base della propria esperienza personale e delle collaborazioni con altri artisti, ha evidenziato le seguenti criticità relative al settore della distribuzione e promozione musicale:

  • Costi elevati e scarsa trasparenza nei guadagni: La produzione musicale richiede investimenti significativi, ma i ricavi derivanti dagli ascolti sulle piattaforme di streaming spesso non riflettono adeguatamente gli sforzi e le spese sostenute dagli artisti.
  • Distributori e piattaforme poco chiari: Sebbene alcune piattaforme come Spotify, Amazon e Apple forniscano strumenti di monitoraggio per gli artisti, altre come Tidal, YouTube, Qobuz e Napster risultano poco trasparenti. I report sugli ascolti non sempre corrispondono ai pagamenti erogati dai distributori.
  • Pagamenti irregolari e ritardi: Molte piattaforme inviano report con cadenza trimestrale o semestrale, talvolta con ritardi ancora maggiori, complicando la gestione e la programmazione finanziaria degli artisti.
  • Differenze nei compensi: I pagamenti variano considerevolmente in base alla piattaforma e al distributore, senza una chiara spiegazione riguardo alle tariffe applicate o alle trattenute effettuate.
  • Assenza di strumenti di promozione: La maggior parte delle piattaforme non consente agli artisti di autopromuoversi; solo Spotify offre strumenti a pagamento a questo scopo, mentre le altre limitano fortemente la visibilità degli artisti emergenti.
  • Concorrenza sleale: L’assenza di regole chiare e di strumenti promozionali penalizza gli artisti indipendenti rispetto a quelli più affermati, limitando le opportunità di diffusione.
  • Comportamenti poco corretti da parte di alcune etichette: Alcune etichette emergenti trattengono percentuali elevate (fino al 50%) senza fornire un reale supporto promozionale o servizi concreti agli artisti.
  • Albo degli artisti indipendenti: Considerando la distinzione tra artisti sotto etichetta e artisti totalmente autonomi, sarebbe auspicabile istituire un albo ufficiale degli artisti indipendenti “verificati”. La verifica potrebbe basarsi su parametri quali il deposito di un brano presso SIAE o Soundreef e la sua effettiva distribuzione.
  • Radio: Le emittenti medio-grandi tendono a trascurare gli artisti indipendenti. Considerata l’elevata produzione musicale, per accedere alle radio o essere valutati, dovrebbe essere obbligatorio disporre di un editore, come avviene da sempre. Una possibile soluzione potrebbe essere l’introduzione di una quota obbligatoria di passaggi per musica indipendente e in lingua italiana.

L’artista ritiene dunque necessaria una regolamentazione che garantisca maggiore trasparenza, equità nei compensi e accesso a strumenti di promozione per tutti gli artisti.

Perché queste criticità non le si affrontano seriamente? Come iniziare a risolverle?

 

 

Continua….

 

 

Lucio Corsi, il mondo poetico e la campagna come ‘locus amoenus’

Un artista delicato, dolce, onirico, un cantautore ispirato come ormai non se ne incontrano quasi più. Ascoltare Lucio Corsi oggi è rivivere un tempo quasi dimenticato. Una Madeleine di Proust, un ricordo felice che si ripresenta; l’estetica vagamente ispirata a Ziggy Stardust di David Bowie, l’universo musicale che ha sfumature di Ivan Graziani, forse Lucio Dalla e Randy Newman pur mantenendo una linea originale netta. Lucio Corsi piace perché, come i cantautori di un tempo, non si vende al mercato dell’infallibilità ma fa poesia cantando la natura che lo circonda.

I suoi testi sembrano avvolti da una sorta di realismo magico e antropomorfismo: popolati da animali e scenari bucolici, come una favola di Esopo o Fedro, i brani di Corsi raccontano la natura, la campagna, il mondo contadino e le tradizioni legate a un tempo ormai dimenticato. Altalena Boy/Vetulonia Dakar è la raccolta dei suoi primi due EP, in cui mescola l’ambientazione bucolica a sfumature fantastiche, mentre Bestiario Musicale è il primo album dell’artista dove la dimensione favolistica è centrale; i testi, apparentemente scanzonati, celano invece significati profondi e ricordano a tratti la poetica di Gianni Rodari.

Bestiario musicale

Nel disco Cosa Faremo Da Grandi, azzardando un parallelismo, si riscontra ancora una sfumatura rodariana; nello specifico il Rodari della raccolta Filastrocche per tutto l’anno dove il poeta di Omegna racconta aspetti della vita quotidiana, il fluire del tempo, i sentimenti come l’amicizia e l’importanza della solidarietà. Il fiabesco ingloba anche la seconda traccia del disco, Freccia Bianca, pur trattandosi di un brano più autobiografico; il treno è lo spirito di un pellerossa che risale, dall’amata Maremma, la strada verso Milano. E anche il vento, per qualcuno fastidioso, può diventare un buon amico; nel brano Trieste, Corsi scrive:

“Il vento no, non è un freno, ma una spinta”.

Risulta chiara l’immagine lirica di cui l’artista fa dono a chi ascolta la sua musica: una condizione apparentemente avversa può nascondere elementi positivi. Anche nella visione di Eugenio Montale a volte il vento può essere segno di vitalità positiva. Il poeta ligure In Limine ( Ossi di Seppia, 1925) scrive:

‘’Godi se il vento ch’entra nel pomario

vi rimena l’ondata della vita […]’’.

Nei versi di Montale il vento rappresenta l’ondata della vita, il cambiamento che può accadere; proprio come Lucio Corsi ricorda in Trieste: a volte lo scompiglio è opportunità. Quello che colpisce dell’artista è l’abilità di cantare la normalità, un quotidiano intriso di sogno ma anche di sentimenti che accomunano; è il caso di Tu sei il mattino (2024) dove Corsi canta la giovinezza e gli anni del liceo in una dimensione intimistica e nostalgica che ricorda le band anni ’70, come La Bottega dell’Arte nel brano Che dolce lei o ancora il già citato Ivan Graziani che pure nel brano Agnese si lascia andare al ricordo luminoso della giovinezza, rievocando malinconicamente nella figura della giovane ragazza un tempo dorato e perduto. Ascoltando con attenzione i brani di Lucio Corsi ci si catapulta in un mondo che non c’è più, anche per quanto riguarda la poetica; il registro linguistico colto e raffinato dell’artista, così come gli scenari descritti nei brani, evocano un mondo poetico e onirico che rimanda a grandi nomi della letteratura italiana difficile da scorgere nell’attuale panorama musicale.

La campagna come locus amoenus e la visione favolistica 

Per Corsi la campagna è il locus amoenus per eccellenza; la natura georgica e bucolica ritorna spesso nella sua produzione musicale così come le immagini poetiche che rimandano a un mondo fatto di tradizione contadina. In Tu sei il mattino sfilano gli ulivi, le margherite, la neve e la dolcezza di un amore giovanile:

‘’Ho imparato come stare al mondo dagli ulivi nella rete

Che s’inchinano soltanto sotto al peso della neve

Non me ne fregava niente di Pitagora ed Euclide

Gli occhi fuggivano via dalle finestre, nei prati di margherite’’.

Cosa faremo da grandi

Un universo bucolico che ricorda Myricae di Giovanni Pascoli e le sue onomatopee, soprattutto nel disco Bestiario Musicale, dove la musica che accompagna la bellezza dei testi si fonde in una dimensione surreale. Ascoltando in cuffia L’Upupa, La Volpe, La Lepre, sembra quasi di trovarsi immersi nella macchia Toscana, di notte, mentre i rumori si rincorrono formando un’armoniosa melodia e l’odore degli alberi e della terra ulimosa penetra il proprio essere trasportando l’ascoltatore in un panismo di dannunziana memoria. La Maremma di Corsi è descritta nel suo essere brulla ma anche incantata.

Bestiario Musicale dà voce agli animali che la popolano, quegli animali che un tempo avevano molto più spazio per esprimersi e far valere il loro potere. Cosa resta, quindi, del legame dell’Uomo con il mondo animale? Sembra chiedersi e chiedere l’artista. Ma i brani sono anche un ponte che si collega al passato, a quella dimensione intrisa di leggenda e tradizione che appartiene al mondo contadino dove gli animali sono alleati, non nemici.

Corsi ha raccontato in varie interviste di quanto il brulicare di suoni appartenente al mondo animale della sua amata Maremma sia vivo, di come la genesi delle sue canzoni parta da momenti di vita vissuta, da una lepre che spunta in strada durante la notte, dalla vita invisibile ma pulsante che contorna la campagna del suo paese di origine.

In Corsi ritorna il mito bucolico della campagna, il locus amoenus che rimanda ai tipici luoghi dell’infanzia pascoliana. Il rigoglio della natura, in questo senso, diventa palcoscenico di magia e meraviglia e proprio l’ambiente pastorale rappresenta la più fulgida poetica del fanciullino, ovvero la contemplazione sensibile di fronte alle piccole cose; il «(Non omnis) arbusta iuvant humilesque Myricae» di Virgilio da cui Pascoli trae il titolo della sua raccolta Myricae per sottolineare la bellezza dell’apparente semplicità che può essere colta solo dalla purezza del fanciullo. La natura regala letizia solo a chi sa accorgersi delle piccole cose, un piccolo monito che in Bestiario Musicale è più vivido che mai.

L’Upupa di Lucio Corsi e L’Upupa di Eugenio Montale

La capacità immaginativa di Lucio Corsi è talmente potente da farlo sembrare un antico cantastorie, un folletto bucolico e bizzarro della musica che ha come cori e cantori gli elementi della natura. Il brano “Godzilla” è, per esempio, una canzone surreale popolata da falene e cimici e dalla variegata immaginazione di un bambino, o ancora ‘’Le Api’’ dove il kafkiano e il reale si incontrano sfiorandosi in una eterna danza. E poi c’è ‘’L’Upupa’’ (Bestiario Musicale, 2017) che narra di un movimento punk nato nella foresta:

‘’C’è un movimento punk nella foresta

Gli alberi con i capelli sempre verdi sulla testa

C’è un movimento punk ai limiti del bosco

Con l’upupa che canta allegra le sue origini di zebra

E se ne frega di chi la vede come un male

Di chi la vede come un ponte tra il mondo dei vivi e il mondo delle ombre’’.

Lucio Corsi restituisce una certa regalità a questo uccello mitico visto come oggetto di superstizioni e leggende e, spesso, associato alla morte e all’oscurità. E come l’artista, anche il poeta Eugenio Montale squarcia la veste ferale che la maldicenza aveva accostato al volatile nei versi di Upupa, ilare uccello ( Ossi di Seppia, 1925):

Upupa, ilare uccello calunniato

dai poeti, che roti la tua cresta

sopra l’aereo stollo del pollaio

e come un finto gallo giri al vento;

nunzio primaverile, upupa, come

per te il tempo s’arresta,

non muovere più il Febbraio,

come tutto di fuori si protende

al muover del tuo capo,

aligero folletto, e tu lo ignori.

 

La Maremma immaginata, elogio della provincia e dimensione fantastica

In più di un’intervista Lucio Corsi ha parlato dell’importanza della noia e di come la sua famiglia lo abbia fin da subito indirizzato a farci i conti, in quanto aspetto presente nella vita di ognuno. Corsi ha anche sottolineato, tuttavia, quanto il tedio sia stato motore della sua creatività; la vita di provincia può essere lenta ma proficua e ricca di insegnamenti. Il silenzio può consigliare arte e nell’apparente stasi  il brulicare di vita sussurra fantasia. Il poeta Attilio Bertolucci scriveva ‘’Il passo è quello lento e gaio della provincia’’ (Gli Anni, La capanna indiana, Firenze, Sansoni, 1951) perché la lentezza è anche prendersi il tempo per il piacere della scoperta. La bellezza del mondo fantastico di Lucio Corsi è soprattutto aver ricordato come, in un momento storico che spinge alla velocità e fa sentire fuori luogo chi non è infallibile, bisogna sempre rimanere sé stessi, non snaturandosi. E allora ecco che l’artista propone una Maremma che è scrigno di sogno: nella zona Toscana amata dallo scrittore Carlo Cassola la poetica di Corsi, dopo Bestiario Musicale, lascia il posto all’onirico e al surreale come si riscontra nel brano La gente che sogna:

’Se ne hai bisogno

Un albergo non è altro che il pronto soccorso del sonno

Dove puoi fare tutte le esperienze della vita

Senza una vittoria e senza una ferita’’.

Ma le suggestioni della Maremma sono sempre presenti nei brani di Corsi e così il carattere favolistico e visionario che si interseca a influenze glam rock e cantautoriali come quelle di Paolo Conte e Ivan Graziani. Un altro esempio è l’album, con l’omonimo brano, Cosa faremo da grandi? in cui l’artista smonta la narrazione del ‘’traguardo’’ come punto d’arrivo, evidenziando come l’azione del disfare non sia necessariamente un fallimento ma, anzi, una ripartenza perché sì, si può buttare il lavoro di anni in quanto anche da adulti è possibile cambiare visione e percorso:

‘’C’è un mistero in ogni giorno che comincia

Dopo una notte che finisce

Io non ho mai capito

Di che cosa sono fatte le conchiglie

E come fanno ad arrivare

Lungo le spiagge affollate

Se dal cielo non scendono scale

Se dal mare non arrivano strade’’.

Ascoltare i brani di Lucio Corsi è tornare con la mente a tempi lontani, al mondo dorato dell’infanzia, alla dimensione lirica e domestica degli ambienti familiari, alle sfumature crepuscolari di provincia popolate da poeti come Marino Moretti e Guido Gozzano, al giorno svanito nel tramonto e  alla ‘’pace infinita che sui fiumi stende la sera alla campagna’’ di Alfonso Gatto (Arie e ricordi, Tutte le poesie Mondadori, 2017).

Un parallelismo con il poeta Morbello Vergari

La poetica di Lucio Corsi ha ammaliato il pubblico per la sua delicatezza, l’eleganza e la cultura dell’artista. La Maremma Grossetana, luogo natio di Corsi, vanta anche i natali di un altro pregevole poeta: Morbello Vergari nato nel dicembre del 1920 e scomparso nel 1989. La sua è un’infanzia contrassegnata dalla guerra e dalla miseria, ma vicina al mondo contadino e bucolico. Durante gli anni del dopoguerra inizia a proporre i suoi testi poetici e si avvicina alla musica in quanto suona la fisarmonica. La sua prima silloge è ‘’Versacci e discorsucci’’ e nel presentare il proprio pensiero poetico Vergari scriverà:

«Non canto i cavalier, l’armi, gli onori,

come un dì fece il grande Ludovico.

Le guerre infami, i sanguinanti allori;

di tutto questo non mi importa un fico.

Ma i lavoranti, l’ape, i campi, i fiori;

le cose grandi solamente, dico.»

Proprio come Lucio Corsi, Vergari canta la normalità, la consuetudine, le piccole cose che tuttavia sono grandi. L’attaccamento alla  propria terra e la fierezza delle proprie origini è un altro punto in comune fra l’artista visionario, ponte fra presente e passato, e Morbello Vergari. Il poeta intorno agli anni ’70 aveva iniziato una ricerca sulla tradizione canora maremmana; grazie all’amicizia con la cantante folk Caterina Bueno partecipa alla serata conclusiva del Convegno sulle “Tradizioni popolari e la ricerca etnomusicale” , nel 1975 a Firenze. Successivamente, in seguito alla collaborazione con Corrado Barontini, nasce  il gruppo “Coro degli Etruschi” il cui obiettivo era riproporre i canti della tradizione; da qui il libro ‘’Canti popolari in Maremma’’.

Quello che stupisce dell’arte di Lucio Corsi non è solo una sublimazione sognante del quotidiano ma anche la mescolanza fra il surreale e il reale. In alcune interviste tratte dal periodo Sanremese Lucio ha sottolineato:

‘’Bisogna rimanere ancorati alla terra come gli alberi della Maremma’’.

La terra natale è sempre presente e così gli alberi che Lucio ama: sognare sì, tendere al cielo anche ma sempre rimanendo solidi come il paesaggio selvaggio della sua Maremma. In un’intervista risalente al 2015 su La Repubblica Lucio parla anche del suo rapporto con gli alberi:

‘’Ho un rapporto di infatuazione per gli alberi: c’è tipo una quercia vicino casa mia e ce l’ho come riferimento fin da piccino’’.

Il lirismo  di Corsi colpisce anche nelle interviste per il lessico sofisticato e il tono elegante, ma soprattutto per i contenuti consueti ma rivoluzionari. Conversare del potenziale rapporto d’amore con la natura e i suoi elementi è già poesia e Lucio ricorda a chi è preso dalla frenesia del mondo e dalla competizione quanto è bello non avere traguardi ma solo partenze e quanto è liberatorio fermarsi ad ascoltare. Come scriveva il poeta Camillo Sbarbaro, in 38, Trucioli (1914-1918):

‘’Ma ormai, se qualcuno invidio, è l’albero.

Freschezza e innocenza dell’albero! Cresce a suo modo. Schietto, sereno. Il sole, l’acqua lo toccano in ogni foglia. Perennemente ventilato.

Tremolio, brillare del fogliame come un linguaggio sommesso e persuasivo!

Più che d’uomini, ho in cuore fisionomie d’alberi’’.

 

Entomologia in musica e poesia

Come si evince da alcune dichiarazioni dell’artista e dai suoi testi la passione per l’entomologia e gli insetti è abbastanza evidente. Nel brano ‘’Godzilla’’ Corsi catapulta l’ascoltatore in un universo incantato esortando, quasi, a fare un esercizio di immaginazione:

‘’Provate a mettere le ali

Provate a mettere le ali alle lumache

Diventeranno draghi’’.

Così le cimici diventano carro-armati volanti, gli insetti vedono gli alieni camminare sulla terra e le falene sono farfalle anziane in pelliccia che, alla sera, vanno a ballare. Un giovane poeta del secolo scorso, come Lucio Corsi, intesserà un rapporto profondo con l’entomologia e specialmente con le farfalle; Guido Gozzano, infatti, dedicherà dei meravigliosi versi ai lepidotteri in le ‘’Epistole Entomologiche’’.

‘’[…]Voi contemplate, amica, la farfalla

infissa da molt’anni. Ben più dolce

è meditarla viva nel suo regno

La rivedo con gioia ad ogni estate;

sfuggito all’afa cittadina, appena

giunto al rifugio sospirato, indago

con occhi inquieti lo scenario alpestre […]’’

Gozzano, come Corsi, è un cantore della provincia e delle piccole bellezze che sfuggono agli uomini assorbiti dall’escandescenza della società. Sempre come l’artista toscano che ritorna alla sua Maremma, anche nel mondo poetico di Guido Gozzano la città natale – in questo caso Torino – è al centro del suo universo letterario, culla di ricordi, lirismo e nostalgia; così come la natura che ritorna nella sua contemplazione paesaggistica e il mondo naturale popolato dai suoi elementi caratteristici.

Intravedere la realtà sotto le spoglie del sogno

Le influenze musicali di Corsi, come sottolineato più volte dall’artista, sono ben note. Ma la sensibilità del cantautore, la preziosità del registro linguistico, la visione immaginifica dei testi lo collocano al centro di un mondo letterario sfavillante in cui confluiscono le poetiche di vari autori del ‘900, a ben vedere, e non solo scrittori di poesia ma veri e propri precursori di tendenze.

Il 15 ottobre 1923 nasceva Italo Calvino, il 15 ottobre 1993 Lucio Corsi; forse una strana coincidenza, o forse no. Il primo ha esplorato il neorealismo, la commedia fantasy, la fantascienza umoristica, il gusto dell’ironia la dimensione mitico-fiabesca che sotto le spoglie del sogno cela la realtà. E Corsi è un artista che sembra uscito da una fiaba, un menestrello che racconta le sue storie attraverso testi fantastici e favolistici che non tralasciano la dimensione onirica e la sfumatura fantascientifica ( si pensi all’Astronave Gira Disco o Altalena Boy, per esempio) una figura eterea, fluttuante  e incastonata in un paesaggio dai toni pastello di Hayao Miyazaki. L’amore di Lucio per gli alberi lo avvicina alle avventure arboree di Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista de il Barone rampante (1957) di Italo Calvino che decide di salire su un leccio e di non scendere più, ma anche alla struttura fiabesca di Marcovaldo (1963) dove il tema urbano si interseca alla tematica del surreale e alla purezza del personaggio.

L’incredibile successo di Lucio Corsi è forse sintomo di un necessario  processo di palingenesi: l’arte, la cultura, la musica, la poesia hanno bisogno di una rinascita, una  restaurazione che non releghi i valori, le tradizioni, la normalità e la fierezza di essere sé stessi – come lo stesso Corsi canta nel brano portato al Festival di Sanremo 2025, ‘’Volevo essere un duro’’– ma si interessi all’immagine di uomini fallibili e imperfetti che sognano grazie ad alberi e prati di margherite come Lucio, che immaginino gli allunaggi delle lepri e ombre che non sono lugubri o funeree ma rappresentano lo sguardo illuminato della luna che sfugge alla notte che avanza. ‘’Sono anni che nessuno mi trasforma in qualcos’altro’’, scrive l’artista in un altro suo pezzo, ‘’Danza Classica’’, e probabilmente è stata proprio la sua resistenza al tempo e alle mode, oltre alla sua musica, ad averlo preservato in tutta la sua purezza e luminosità.

 

 

 

 

Simone Cristicchi tra intolleranza progressista e arte

In questi giorni sanremesi sta tenendo banco tra le polemicucce, quella sulla canzone del cantautore Simone Cristicchi, “Quando sarai piccola”, tacciata di paraculismo.

Al netto degli interventi di chi critica Cristicchi perché vicino agli ambienti di Pro Vita e non di sinistra, sorprende che un artista non possa parlare di temi non mortiferi, con romanticismo, senza che venga accusato di voler vincere facile. Cristicchi non apologizza l’eutanasia, non esalta i diritti civili, non spinge i diktat del progressismo più estremo. Cristicchi, che da sempre tratta temi delicati e drammatici, canta la propria esperienza, in cui molte persone si sono riconosciute.

Lasciando il patetismo a chi quest’anno a Sanremo fa la parte della vittima, riuscendo ad abbindolare anche la sala stampa, e a chi si è dato una ripulita nel look, sarebbe opportuno far conoscere a chi accusa Cristicchi di patetismo, che ad esempio un certo Eric Clapton ha scritto un capolavoro per suo figlio che è morto in tenera età; un autore, un artista prova a condividere un sentimento, un’emozione, scegliendo il modo di comunicarlo che più gli si addice.

Nelle parole di Cristicchi traspare la sofferenza e la fatica di chi si prende cura di una persona affetta da Alzheimer, sottolineando la dolcezza e la pazienza che si dovrebbe avere nell’accompagnare i propri genitori in questo drammatico cammino, e che alcune persone, purtroppo per molti, hanno.

La domanda semmai da porsi è: è una bella canzone quella di Cristicchi? Merita la vittoria? Se l’arte rientra nella capacità di trasmettere un tema, la forma è l’arte stessa, e in Cristicchi la forma c’è, e ha portato il pubblico alla commozione. Se con quella forma si riesce a toccare il cuore delle persone, l’obiettivo è centrato. L’esempio è nel festival stesso: Fedez tratta un tema importante come la depressione, eppure non ha avuto lo stesso impatto di Cristicchi.

Non è indispensabile avere un’estensione vocale pazzesca, gorgheggiare, vocalizzare, urlare, per toccare le corde più profonde dell’anima. La tecnica è fondamentale nel canto, ma non basta per poter parlare di arte o di poesia. A tal proposito, “Quando sarai piccola” non è poesia, né una messa cantata come alcuni detrattore considerano; è una bel testo, cantato con trasporto e commozione che però non ha melodia. Nonostante questo è “arrivata” al pubblico, come arrivò seconda a suo tempo “Signor tenente” di Faletti, canzone che non ha melodia, non orecchiabile, apprezzata da pubblico e critica, considerata una poesia.

Per affrontare la questione canzone/poesia, è necessario sgomberare il campo dai tanti luoghi comuni, dalle affermazioni sciatte che da decenni proliferano intorno a questo tema. Non basta liquidare la questione dicendo che i trovatori sono stati i primi cantautori della storia, che molte canzoni si ispirano alla letteratura (e qui si può stilare un elenco che va da Non al denaro non all’amore né al cielo di De Andrè a La divina commedia di Tedua), o che non è un caso che molti tra cantautori e cantautrici, parallelamente alla produzione musicale, abbiano sempre coltivato interessi puramente letterari, scrivendo romanzi (come quelli di Leonard Cohen, di Ivano Fossati), pubblicando poesie (come hanno fatto Jim Morrison, Patti Smith o Claudio Lolli).

La canzone è poesia? No. È letteratura? Certo.

Ammettendo poi che un testo letto e lo stesso testo cantato non sono la stessa cosa e, in particolare, che un testo scritto per essere letto e uno scritto per essere cantato sottintendono grammatiche differenti, si può anche arrivare a dire che una canzone che in tutto e per tutto assomiglia a una poesia in realtà non è una buona canzone. Eppure quante volte, proprio ascoltando un pezzo di musica leggera, ci capita di affermare come per Faletti o adesso per Cristicchi: questa è poesia? In quei casi è come se elevassimo la forma canzone a uno status superiore, esponendola a situazioni comunicative che trascendono ed eccedono quelle riconducibili a un brano musicale e che normalmente pertengono alle forme espressive ritenute più nobili, prima fra tutte la poesia.

Perché una canzone non può essere valida di per sé, in quanto canzone, ma deve per forza rimandare a qualcos’altro, prendere un po’ di qua e un po’ di là, simulare i modi della cosiddetta letteratura colta?

Va notato come l’influenza non sia soltanto unidirezionale: non è soltanto la poesia a ispirare le canzoni, in cui si riscontra chiaramente come talune proprietà del brano musicale abbiano esercitato un’influenza diretta sull’ideazione e sulla costruzione di testi propriamente letterari, o tranquillamente accolti come tali.

Alcune canzoni di Bob Dylan, di Fossati, di Guccini, di De André, di Battisti, ecc, sono palesemente letteratura, e come tale presuppone una consapevolezza linguistica che è propria del genere e che è giunto il momento di provare a inquadrare: di che specificità si tratta? Cos’è che in modo inconfondibile contrassegna la natura di certi testi musicali?

A questo punto bisogna accennare al fatto che la parola cantata demandi inevitabilmente parte del suo significato complessivo alla componente musicale, il che, a detta dei detrattori più tenaci, comporterebbe una insanabile ‘provvisorietà’ a livello strettamente letterario, una mancanza di esattezza che invece non si ritrova nella letteratura ‘pura’.

Semplicemente non si può valutare una canzone facendo capo ai soli strumenti della poesia. Ci si può limitare a notare come, in alcuni casi di cantautorato, una sorta di sistematica ‘disarticolazione’ della lingua cantata avvicini le parole delle canzoni a quelle del discorso poetico.

Detto ciò, Cristicchi meriterebbe la vittoria solo per il fatto di essere inviso ai progressisti, ma la sua canzone, abbastanza debole sul piano sintattico-ritmico-melodico, non fa di lui un poeta, e nemmeno un paraculo. Una cosa è certa: una canzone per essere bella e meritare la vittoria non deve essere per forza orecchiabile, vedesi la vittoria a Sanremo 2000 di Sentimento della Piccola Orchestra Avion Travel.

 

 

‘Atom heart mother’ Il concerto-evento dei Pink Floyd Legend torna a Firenze il 29 giugno 2022 al Teatro Romano di Fiesole

Tutti i concerti del tour di Atom hanno sempre incassato il tutto esauritodagli Arcimboldi di Milano allo Sferisterio di Macerata, dal Teatro Romano di Ostia Antica a quello di Verona, dalla Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma al Teatro Colosseo di Torino.
Un grande successo dovuto alla realizzazione “unica e speciale” della celebre suite: dal 2012 i Pink Floyd Legend, infatti, sono i soli a portare in tour ATOM nella versione integrale accompagnati da Coro e Orchestra seguendo la partitura originale (e autografata) del compositore Ron Geesin con il quale i Legend hanno sottoscritto a Londra, anni fa, un sodalizio artistico.

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Al Teatro Romano di Fiesole l’ensemble di cento elementi sarà composto dalla Legend Orchestra, dal Coro Arkè e dai Cori Sesto in Canto e Animae Voces (questi ultimi diretti dal M° Edoardo Materassi), tutti diretti dal Maestro Giovanni Cernicchiaro.
Nel corso del concerto non mancheranno comunque i più grandi successi del gruppo britannico (da quelli degli esordi a quelli più recenti) che la formazione romana suonerà nella classica formazione.

Quella di Firenze è la prima data di un tour estivo anticipato dal concerto del 21 giugno alle ore 21, in occasione della Festa della Musica, che aprirà le celebrazioni ufficiali di #FUTURESIGHT #TorVergata40 nel 40° anniversario della fondazione dell’Ateneo e che sarà esclusivamente dedicato a tutta la comunità universitaria.
L’evento, ripreso con la regia di Maurizio Malabruzzi e presentato da Carlo Massarini vedrà i Legend accompagnati dai 17 elementi della Legend Orchestra diretta da Giovanni Cernicchiaro.

Il 28 luglio i Legend saranno poi in scena al Giardino Scotto di Pisa, insieme a Denys Ganio e ai ballerini della Compagnia Daniele Cipriani, con SHINE Pink Floyd Moon, l’opera rock del celebre coreografo e regista Micha van Hoecke scomparso un anno fa.

Dal 31 luglio al 22 agosto il tour continua con 4 date di Atom Heart Mother.
Il 31 luglio il gruppo si esibirà in Romania all’Anfiteatro Romano di Bucarest per poi tornare in Italia a Roma sul palco della Cavea del Parco della Musica, il 3 agosto, dove si esibiranno con una special guest d’eccezione come Ron Geesin, il compositore inglese della celeberrima suite di Atom.
Ad agosto i Pink Floyd Legend voleranno in Sicilia per la prima volta per due date: il 21 agosto all’Agrigento Live Festival al Teatro Valle dei Templi e il 22 agosto all’Anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (Catania)
Il 7 settembre sarà, invece, la volta del repertorio di The Dark Side of The Moon all’Anfiteatro Romano di Terni.
Atom tornerà il 9 settembre, dopo il sold out del 2018, al Teatro Romano di Verona e il 23 novembre al Teatro Augusteo di Napoli.

Tutti i concerti del tour si avvarranno di un incredibile nuovo disegno luci e laser e di sorprendenti effetti scenografici che, uniti alla fedeltà degli arrangiamenti, ai video dell’epoca proiettati su schermo circolare di 5 metri, agli oggetti di scena, ricreano quel senso di spettacolo totale per vivere un’indimenticabile “Floyd Experience”

PINK FLOYD LEGEND
FABIO CASTALDI – Basso, Voce, Gong
ALESSANDRO ERRICHETTI – Chitarra, Voce
EMANUELE ESPOSITO – Batteria
SIMONE TEMPORALI – Tastiere, Voce
PAOLO ANGIOI – Chitarra acustica, elettrica e 12 corde, Basso, Voce
con
MAURIZIO LEONI – Sassofono
NICOLETTA NARDI / SONIA RUSSINO / GIORGIA ZACCAGNI – Cori

e con
LEGEND CHOIR & ORCHESTRA
diretti dal M° Giovanni Cernicchiaro

PINK FLOYD LEGEND SUMMER TOUR 2022
Biglietti in vendita su www.ticketone.it – www.bookingevents.it

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