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“Mad Dogs & The Englishman”: l’apoteosi di Joe Cocker

All’indomani della sua travolgente performance al festival di Woodstock, nell’agosto del 69, Joe Cocker, la voce graffiante del rock, scomparso lo scorso 21 dicembre 2014, si ritrova ad essere uno dei performer più acclamati del pianeta. La sua drammatica versione di With A Little Help From My Friends scala le classifiche ed entra nella leggenda. Sull’onda di questo enorme successo, il soulman di Sheffield, parte per un mastodontico tour attraverso gli Stati Uniti da cui scaturirà il suo primo album dal vivo intitolato significativamente Mad Dogs & The Englishman

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Addio a Pino Daniele, anima blues della musica italiana

Come ricordare il grande cantautore Pino Daniele, scomparso ieri all'età di 59 anni a causa di un infarto, simbolo di Napoli e artista internazionale che mai si è piegato alle ragioni della musica commerciale, ma sperimentando sempre; quale album scegliere per rendergli giusto omaggio? Spulciando tra le maglie di una discografia imponente, la scelta è caduta su Vai Mò, verso il quale probabilmente molti storceranno il naso di fronte dal momento che Nero A Metà è generalmente considerato il capolavoro dell’artista partenopeo.

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“All Things Must Pass”: Il volo di G. Harrison

All things must pass è il disco del definitivo affrancamento di Harrison dall’ombra dei Beatles e del superamento del trauma dovuto alla tormentata separazione. Il tutto non senza polemiche, ovviamente. Nella copertina Goerge è seduto in un prato in mezzo a quattro nani da giardino. Le interpretazioni negli anni sono state molteplici, ma aldilà dei dibattiti dovuti ai presunti messaggi cifrati presenti nella cover (McCartney ha fatto la stessa cosa in Ram e Lennon in Imagine), l’opera in questione è di innegabile bellezza.

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“Ram”: McCartney và alla carica

Nell’aprile del 1970, a pochi giorni dallo scioglimento dei Beatles, fa la sua comparsa nei negozi un curioso LP con una ciotola e delle ciliegie in copertina, nessun nome. Non appena lo si mette sul piatto si svela l’arcano. La voce e lo stile sono inconfondibili. Si tratta dell’album solista dell’ex bassista dei Fab Four intitolato semplicemente McCartney.

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“Live At Fillmore East”: Un miracolo chiamato Allman Brothers Band

Accade, alle volte, che un concerto si trasformi in un evento unico, straordinario, irripetibile. L’empatia che si instaura tra pubblico ed artisti sul palco raggiunge vertici assoluti trasformando un live act in un’esperienza che va oltre la musica in grado di suscitare sentimenti e sensazioni profonde capace di tramutare un semplice happening musicale in un qualcosa di storico, degno di essere tramandato alle generazioni future. Questo è quanto accaduto durante la serie di concerti tenuta da The Allman Brothers Band, al leggendario Fillmore East di New York tra l’11 ed il 13 marzo 1971.

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“Deja Vù”: l’apoteosi dei CSN&Y

CSM&Y: musicisti fantastici dotati di inarrivabile talento ma anche di un ego smisurato e di una personalità irrimediabilmente erratica. Uno dei più grandi quartetti della storia del rock è nato un po’ per caso dalla fusione di quattro temperamenti e stili musicali assolutamente diversi ma complementari. Stephen Stills, proveniente dai Buffalo Springfield, David Crosby, licenziato dai Byrds, Graham Nash, ex Hollies, decidono, nel lontano 1968, di unire le proprie forze per dar vita ad un trio basato sulla perfetta amalgama tra chitarre e voci. Dopo un ottimo debutto dall’omonimo titolo, targato 1969, i tre decidono di includere in formazione Neil Young, già compagno di Stills nei Buffalo Springfield, capace di aggiungere una notevole spinta sia creativa che vocale e strumentale alla già enorme cifra stilistica dei compagni.

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Mina: L’urlo della Tigre

Un’artista. Anzi, una grande artista. Soubrette, attrice, presentatrice ma soprattutto cantante. Mina è stata il personaggio chiave del panorama televisivo e musicale italiano degli anni ’60 e ’70. Dagli esordi come urlatrice con lo pseudonimo di Baby Gate nel lontano 1960 fino al ritiro volontario nel 1978, Anna Maria Mazzini (questo il suo vero nome) è stata la punta di diamante della canzone italiana. Una voce e che voce! Potente, limpida, sensuale, versatile, dall’incredibile estensione (basta ascoltare il brano Brava scritto su misura per lei proprio per evidenziarne il fantastico registro vocale), che non accenna a mutare col passar del tempo e capace di confrontarsi, negli anni, con i repertori più disparati (dalla musica sacra ai Beatles passando per Renato Zero, Battisti, gli splendidi duetti con Celentano, la canzone napoletana fino ad arrivare ai recentissimi canti natalizi) uscendone, sempre e comunque, vincente.

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“The Doors”: tra Angeli e Demoni

The Doors-Elektra-1967 The Doors-Elektra-1967 Gran bel periodo gli anni ’60 in California. Durante tutto il decennio si erano avvicendati gruppi fondamentali per la storia della musica: The Beach Boys, The Byrds, The Kingston Trio. Poi la Summer Of Love, l’utopia hippie, gli acid test hanno trasformato il sound della West Coast in una magnifica visione psichedelica. Le cavalcate lisergiche dei Grateful Dead, i “cuscini surrealistici” dei Jefferson Airplane, il “sabor latino” dei Santana e le splendide armonie dei CSN&Y, solo per citarne alcuni, hanno fatto del Golden State il centro nevralgico della nuova avanguardia artistico/culturale. A guidare questa irripetibile stagione musicale è una formazione decisamente atipica per l’epoca, senza un bassista, composta da quattro ragazzi di Venice Beach capitanati da un leader bello e maledetto: lui è Jim Morrison, il gruppo si chiama The Doors. Il nome così insolito è preso in prestito da un libro fondamentale per la controcultura giovanile: Le porte della percezione di Aldous Huxley. Immediatamente famosi per i loro show incendiari ed iconoclasti, Morrison e soci sono messi sotto contratto dall’Elektra e nel gennaio del 1967 pubblicano il loro folgorante debutto.

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