“La visionaria”, di Assunta Sànzari Panza. Oltre l’apparenza

La poetessa Assunta Sanzari Panza firma la sua nuova raccolta “La visionaria”, per Vallecchi edizioni e ci ’autrice ci ricorda che bisogna sempre andare al di là dell’apparenza, che la vita va vissuta, giorno dopo giorno.

Ed è così che la volontà di scrittura, l’energia di composizione, la lotta tra scrittura e morte che qui vanno in scena trovano la conferma della loro verità e il fiore più estremo del loro cuore in versi delicati e sospesi. Dove la vita, nel tumulto di parole e metafore, si sorprende, quasi sostando.

Dalla prefazione di Davide Rondoni: «Scrivere significa costruire il linguaggio, non spiegarlo», frase tratta da Max Bense: per la scrittrice il linguaggio è esito e campo di una “costruzione” e non di una spiegazione. Ma quel che il linguaggio costruisce – e lei lo sa bene – non è linguaggio ma vita. Ed ecco la scrittrice gettarsi tra queste pagine, sonore, impetuose, delicate, gettarsi nel linguaggio per costruire una propria biografia profonda (divisa per capitoli che sono indicazioni esistenziali prima che stilistiche). E in questa tensione che quasi stordisce il lettore per gli accumuli di metafore, per la proteiforme capacità verbale, Sànzari Panza vive il suo “meraviglioso fallimento”. Che è il medesimo meraviglioso fallimento dell’arte intera quando, protesa ad afferrar la vita, ne deve riconoscere la maggiore vastità e la imprendibile sperdutezza.

Dichiara l’Autrice: Essere visionari significa vedere oltre il reale con la stessa nitidezza della realtà. Il mio approccio privilegia il sentimento autentico rispetto al sentimentalismo, eliminando l’io lirico per commuovere senza artifici verbali. Fondamentale è poi il rigore della forma: un rifiuto categorico del già visto a favore di una costante ricerca dell’inaudito

L’autrice

Assunta Sànzari Panza, nata a Castelvenere (Benevento), vive in provincia di Avellino, dove svolge la professione di docente. Ha pubblicato testi poetici nell’antologia Chiamata contro le armi, a cura di Nadia Cavalera, su riviste cartacee e in diversi siti letterari, poi raccolti nel volume Lux. Nova et vetera (Robin Editore, 2022) premiato dalla giuria del concorso internazionale «Città di Montevarchi». Della sua opera si sono occupati tra gli altri, Gualberto Alvino e Fiorenzo Toso per «Treccani», Maurizio Soldini, Giuseppe Manfridi e Francesco Tarquini. Di imminente pubblicazione il romanzo dal titolo La bambina si sposò a cinque anni.

“Il rosso del re” di Marina Marazza. Il secondo volume della saga dei Barolo

Il rosso del re di Marina Marazza, è l’ultimo lavoro edito da Solferino che prosegue il romanzo storico Sangue delle Langhe, che si svolge durante un periodo di grandi cambiamenti, in particolare durante la Restaurazione in Italia, dove lprotagonista, Giulia di Barolooriginariamente  Juliette Colbertsi innamora di Tancredi Falletti di Barolo si trasferisce Torino.

Fare sempre di più per la città di Torino, per i suoi miserabili, per le carcerate, per i bambini abbandonati a se stessi: nei primi decenni dell’Ottocento Giulia, marchesa di Barolo, assieme al marito Tancredi, allarga il raggio delle sue attività benefiche. Ma oltre all’impegno e al tempo occorrono sempre più soldi, che possono venire dalle vigne della loro tenuta, dove stanno sperimentando metodi innovativi per produrre finalmente un vino «serbevole», capace di invecchiare, pregiato e dunque redditizio. Un vino che deve conquistare innanzitutto il re Carlo Alberto, l’unico che può davvero decretarne il successo.

Certo, il giovane sovrano è distratto da molti altri eventi: un incendio a corte che mette a rischio la vita del suo erede, una presunta medium che sostiene di poter comunicare con la sua defunta madrina e non ultimo i moti e gli attentati dei carbonari, decisi a costruire l’Italia unita, con o senza i Savoia. Giulia e Tancredi rischiano di venir travolti dai venti di libertà e salvano Silvio Pellico, uscito spezzato dallo Spielberg, assumendolo come loro bibliotecario.

Ma il caso più caro al cuore di entrambi rimane quello di Angela Agnel, la popolana detenuta per l’assassinio del marito violento: mentre lei è chiusa in carcere, le sue figlie crescono tra amori, ambizioni, tormenti e vere e proprie tragedie.
Giulia resta sempre loro accanto, instancabile sostenitrice del diritto di tutte le donne a essere realizzate e felici.
La saga di successo dei Barolo continua con un movimentato romanzo corale e ricco di sfumature: amori proibiti, passioni politiche, efferati omicidi, intrighi di corte. Al centro di un’epoca turbinosa, la figura della marchesa di Barolo risalta con tutta la sua forza, la sua modernità e la sua eccezionale umanità

Se in Sangue delle Langhe protagonista era una giovane ed immatura, seppur tenace Giulia, dapprima come dama di compagnia dell’imperatrice Josephine Bonaparte (prima moglie di Napoleone), successivamente moglie del marchese Tancredi Falletti di Barolo e infine abile imprenditrice e paladina della giustizia, in Il rosso del re si assiste alla rivelazione della società dell’epoca (l’arco narrativo va dal 1819 al 1835), dei suoi personaggi chiave come Camillo Benso conte di Cavour, precedentemente solo presentato come un ragazzino vivace, qui lo vediamo come giovane e arguto stratega, esploriamo meglio la figura di Silvio Pellico, che da poeta incarcerato diviene bibliotecario e saggio consigliere dei marchesi.

Ma è anche un altro grande protagonista a prendersi la scena: il vino Barolo. I marchesi si rivelano essere degli ottimi imprenditori e ben comprendono quanto sia importante far fruttare la terra in cui vivono, creando un vino serbevole che permetta loro di avere una rendita e una sicurezza economica, in un’epoca di così grandi cambiamenti storici, politici e culturali e così, con lungimiranza facendo, creano un vino che ancora oggi è tra i più rinomati non soltanto d’Italia, ma del mondo.

 

 

‘Spuma di mare’, l’atteso seguito di Mare avvelenato, di Elena Magnani

Roma, 1912. Mimma non è più la bambina fragile e spaurita arrivata da Messina all’indomani del terremoto. Ha quattordici anni e una sete di vita che Petra, la sua tutrice, fatica sempre più a comprendere. Cresciuta tra le mura del convento, Mimma sente il richiamo di una città inquieta, fatta di vicoli polverosi, promesse di libertà e pericoli taciuti. È proprio qui che viene folgorata da Alessandro, carismatico e sfuggente, capo di una banda di ragazzi che vivono ai margini tra espedienti e sfide. Con lui Mimma scivola in un gioco sempre più audace di segreti e silenzi, finché un evento drammatico non spezza l’equilibrio: l’innocenza si incrina e il peso della colpa – vera o solo creduta – comincia a modellare i destini, lasciando ferite destinate a durare.

A vegliare su Mimma c’è sempre Toma – so Mazzeo, che porta con sé il peso di una maledizione mai sciolta e di un passato feroce. Muratore a Roma, diviso tra la protezione per Mimma e l’amore irrisolto per Petra, Tomaso è l’esile punto di equilibrio di un mondo pronto a crollare. Come possono convivere anime così diverse, tutte segnate dalle cicatrici della perdita? A sparigliare definitivamente le carte arriva la grande Storia: una guerra che sconvolgerà il destino di milioni di persone, un Paese in cerca di rivalsa, e poi la Spagnola, un virus che si farà strada nelle case e nei corpi, portando con sé scelte irreversibili. E nulla resterà intatto.

Dopo l’eccezionale successo di Mare avvelenato, Elena Magnani prosegue la saga della famiglia Mazzeo con un romanzo intenso e corale, una storia di crescita, appartenenza e libertà, in cui il mare continua a chiamare anche chi crede di esserne fuggito per sempre.

ELENA MAGNANI è nata a Genova, ma vive da molti anni in Garfagnana dove lavora come coach di scrittura. Dopo aver pubblicato romanzi di genere con piccoli editori, ha esordito in ambito letterario con La segnatrice (2022), a cui ha fatto seguito Mare avvelenato (2024), entrambi amatissimi e usciti per Giunti.

 

F.I.Q.A. Fluid Intelligence Quantum Amplified, il thriller psicologico di Riccardo Brignoli

Psicoterapia, intelligenza artificiale e transumanesimo: quando la mente umana diventa il nuovo campo di battaglia. In un intreccio narrativo che fonde thriller psicologico e fantascienza filosofica, questo nuovo romanzo conduce il lettore in una discesa vertiginosa nei territori più inquietanti della coscienza contemporanea.

Daremmo il nostro sangue alle macchine per scambiare l’anima con una banca dati?”

Un romanzo che affronta temi di stringente attualità – manipolazione mentale, etica dell’intelligenza artificiale, immortalità, transumanesimo – ponendo una domanda centrale e inquietante: chi controllerà la coscienza quando non sarà più soltanto umana?

“L’intrigante intreccio tra psicologia, tecnologia avanzata e filosofia contraddistingue l’originalità di questo romanzo. È una storia coinvolgente che pone profondi interrogativi sull’evoluzione dell’essere umano quando scienza e tecnologia entrano nelle profondità dell’inconscio collettivo.  L’ambientazione in una città abruzzese vicino ai laboratori sotterranei del Gran Sasso crea un’atmosfera autentica e affascinante mescolando tradizione a innovazione” afferma l’autore. “La trama è incalzante con un ritmo di lettura che tiene incollati fino alla fine, alternando riflessioni psicologiche e filosofiche a momenti di tensione con intensi colpi di scena. L’attualità dei temi trattati, le implicazioni psicologiche ed etiche, la complessità dei sentimenti coinvolti nel rapporto uomo-macchina, danno al lettore la possibilità di riflettere criticamente verso i grandi cambiamenti sociali e psicologici che l’intelligenza artificiale sta attuando.”

 

Trama: Perché lo psicoterapeuta Xeno è incaricato dall’Ordine degli Psicologi di fare un’indagine su di un personaggio che non si osa neanche nominare? Perché un suo collega ha lo studio nel laboratorio sotterraneo di fisica nucleare del Gran Sasso? E chi è il vecchio chiamato Alchimista? In una città di provincia dell’Abruzzo, il Presidente di una Fondazione Internazionale che gestisce gli esperimenti nel laboratorio di fisica nucleare sotto il Gran Sasso, vuole realizzare un progetto avveniristico fondato su di un esperimento psicologico dando il via a una rivoluzione globale. Quali saranno le implicazioni di queste sperimentazioni? Dove può spingersi la tecnologia che sfrutta l’Intelligenza Artificiale quando si fonde con la psiche umana? Qual è il mistero che lega gli esseri umani quando si attiva la proiezione degli affetti detta transfert e a cosa si è disposti pur di ottenere l’oro dei filosofi ovvero l’immortalità? Tante domande per una sola risposta: F.I.Q.A.

 

Biografia: Riccardo Brignoli (1975) è Psicologo Clinico, specializzato in Psicoterapia individuale e di gruppo, Dottore in Antropologia e Insegnante di Yoga e meditazione. Insegna presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Analitica ATANOR, riconosciuta dal MIM, e ha collaborazioni con L’Università degli Studi dell’Aquila. È autore di numerosi libri e pubblicazioni su riviste specializzate.

 

‘Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo’ di Ilaria Iannuzzi. Il diritto secondo le donne

Da una ventina d’anni a questa parte si parla con insistenza di “femminilizzazione del diritto”, mettendola in relazione con il boom delle laureate in Giurisprudenza avviato negli anni Ottanta, e soprattutto con l’aumento delle donne avvocato e magistrato, che dagli anni Novanta sembra davvero inarrestabile. Un dato quantitativo che – come notava anni fa Paola Ronfani a proposito dell’avvocatura – in sé non dice molto, poiché quello qualitativo – la collocazione delle donne nelle gerarchie interne alla professione – era ed è ancora oggi poco incoraggiante.

Conosciamo la retorica femminista spesso incapace di accettare che la donna possa compiere una libera scelta anche quando sceglie di occuparsi della famiglia e di non lavorare, di non fare carriera, trattando la questione “parità di genere” a volte prescindendo dalla meritocrazia dei singoli individui. In tal senso, il libro testimoniale di Ilaria IannuzziStorie di giuriste che hanno cambiato il mondo, (Ed. Le Lucerne, 2026) passa agilmente in rassegna figure di donne di legge che hanno fatto la storia del diritto. Ortensia, Fatima al-Samarqandi, Giustina Rocca, Olympe de Gouges, Belva Lockwood, Soumay Tcheng, Eleanor Roosevelt, Gisèle Halimi, Simone Veil, l’italiana Tina Lagostena Bassi, Ruth Bader Ginsburg e altre, sono tra le protagoniste della storia del diritto, attive in tutte le parti del mondo, unite dalla tenacia con la quale hanno portato avanti le proprie idee e combattuto battaglie determinanti per rimodellare l’impianto legislativo dei loro Paesi.

In momenti decisivi della storia, le donne protagoniste del libro di Iannuzzi hanno osato fare la cosa più sovversiva di tutte: prendere la parola davanti alla legge. Dall’antica Roma alla Samarcanda medievale, dalla Cina rivoluzionaria ai tavoli delle Nazioni Unite, Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo mostra come la determinazione, la preparazione, il talento e il coraggio di singole donne abbiano fatto del diritto uno strumento di trasformazione e libertà. Voci impertinenti, rigorose, libere, che hanno messo in discussione le regole secondo cui girava il mondo. E, così, lo hanno cambiato per sempre.

Il vivido resoconto di Iannuzzi chiude con Shirin Ebadi, avvocato iraniano Premio Nobel per la Pace 2003 e figura quantomai attuale di questo momento storico. Ebadi infatti si è dedicata alla difesa dei diritti umani, rappresentando spesso gratuitamente dissidenti politici, donne e bambini vittime di abusi e ingiustizie. A causa delle sue posizioni critiche verso il regime islamico, Ebadi ha subìto intimidazioni, arresti e la confisca dei beni di famiglia. Dal 2009 vive in esilio a Londra, dove continua la sua attività di attivista e scrittrice, senza mai rinunciare alla lotta per la democrazia e la giustizia in Iran. Iannuzzi, con piglio cinematografico, invita il lettore a ragionare su come sia la letteratura a svelare quel percorso umano e istituzionale che porta all’affermazione della dignità della persona.

‘Il mio amico Sam’ di Valentina Zanusso. Due esistenze agli antipodi per una rinascita

Un incontro impossibile che può cambiare due vite; è la storia de “Il mio amico Sam”, il nuovo romanzo di Valentina Zanusso, pubblicato da The Wall Edizioni, che affronta temi delicati come la solitudine, la disperazione e la possibilità di rinascere anche quando tutto sembra perduto.

Il libro si apre con una scena potente: un anziano uomo, convinto di essere malato terminale, si prepara a togliersi la vita su un ponte nel cuore della notte. Un gesto estremo che verrà interrotto da una serie di coincidenze imprevedibili che lo porteranno a incontrare Sam, un giovane fragile e insicuro, alle prese con le proprie paure e con un misterioso oggetto capace di indicare la strada verso ciò di cui si ha più bisogno.

Da quell’incontro improbabile nasce un viaggio umano e simbolico che mette di fronte due esistenze agli antipodi: un vecchio disilluso che ha perso ogni speranza e un ragazzo che non ha ancora trovato il coraggio di vivere davvero.

Il mio amico Sam è un romanzo che alterna momenti di ironia, tensione e profonda riflessione, raccontando con delicatezza come anche l’incontro più casuale possa cambiare il destino di una persona.

Attraverso personaggi imperfetti ma autentici, Valentina Zanusso costruisce una storia capace di parlare a chiunque abbia attraversato momenti di difficoltà o si sia sentito smarrito.

Il mio amico Sam: trama e contenuti

Il romanzo si apre con il vecchio Sam sul Ponte della Libertà, deciso a suicidarsi per evitare il destino che teme più di tutto: diventare un corpo inerme e dipendente dagli altri. Un evento banale (la pubblicità di un fast food e un cane che abbaia) interrompe il suo gesto. Decide allora di concedersi un ultimo pasto.

Nel fast food incontra il giovane Sam, un ragazzo profondamente infelice che vive intrappolato nella vergogna per il proprio corpo e in un ambiente familiare distruttivo. Il ragazzo possiede il Noes, una misteriosa pietra magica che indica la direzione verso ciò di cui una persona ha davvero bisogno. Quella notte la pietra lo ha guidato proprio lì.

Il destino dei due uomini si incrocia. Dopo una serie di eventi e coincidenze, iniziano a frequentarsi e a seguire insieme le indicazioni del Noes, che li porta in diversi luoghi della città: cinema, negozi, sale giochi, locali, musei.

Queste “tappe” non sono casuali: servono a spingerli fuori dalla loro zona di comfort e a confrontarsi con le proprie paure.

Durante questo percorso:

il giovane Sam inizia a riacquistare fiducia in sé stesso;

il vecchio Sam riscopre il valore delle piccole esperienze e della compagnia;

entrambi affrontano il peso del proprio passato.

Il vecchio rivela il trauma che ha segnato la sua vita: un’infanzia segnata dalla guerra e dalla fame. La paura di perdere la propria famiglia lo aveva portato a ossessionarsi con il lavoro e il denaro, fino a distruggere il rapporto con il figlio Albert. Il senso di colpa lo ha tormentato per tutta la vita.

I due uomini finiscono così per diventare ciò che non hanno mai avuto: un padre e un figlio l’uno per l’altro.

Con il passare del tempo la salute del vecchio peggiora. Un incidente gli rompe il femore e lo costringe a letto in ospedale, dove la sua condizione degenerativa lo trasforma lentamente in un uomo prigioniero del proprio corpo.

Il giovane Sam continua a visitarlo, raccontandogli storie e immaginando nuove avventure per alleviare la sua sofferenza.

Alla fine il vecchio muore il 5 giugno, ma prima appare al ragazzo in sogno nel luogo simbolico dove tutto era iniziato: il fast food. Non parla, ma gli indica le casse del locale, suggerendo che lì c’è ancora qualcosa di importante per lui. Poi scompare in una luce accecante.

Un mese dopo la morte dell’uomo, il giovane riceve l’unica eredità lasciata dall’amico: il suo taccuino.

Dentro trova una frase scritta su uno scontrino: “Amico mio, riprovaci.”

Capisce che il vecchio non gli ha lasciato denaro perché voleva che credesse nelle proprie capacità. Il taccuino contiene anche una mappa dei luoghi in cui il Noes lo aveva guidato.

Seguendo quel messaggio, Sam decide di tornare al primo luogo della loro storia: il fast food.

Qui finalmente trova il coraggio di fare ciò che un tempo non aveva osato: parlare con la cassiera che gli piaceva da sempre.

Da quell’incontro nasce una relazione con Daisy, una ragazza appassionata di musica come lui. Insieme iniziano a suonare e cantare nei locali. Sam riprende la sua passione per la chitarra e ritrova fiducia in sé stesso.

Col tempo perde molto peso,cambia completamente vita, si trasferisce con Daisy, continua a suonare, diventa proprietario di un locale musicale chiamato Lucky Dog, nome scelto in ricordo del cane che aveva guidato gli eventi della loro storia.

Il Noes, la pietra che guida verso il proprio destino, viene infine restituito al luogo da cui proviene: un lago. Il giovane Sam capisce che quell’oggetto non appartiene a nessuno e che il suo scopo è solo aiutare le persone a trovare la propria strada.

Anni dopo, Sam guarda alla propria vita con gratitudine. Senza l’incontro con il vecchio non sarebbe mai cambiato e probabilmente sarebbe morto nell’incendio che distrusse la casa del padre.

Il vecchio Sam gli ha salvato la vita, proprio come lui aveva salvato la sua anima.

La loro amicizia dimostra che non è mai troppo tardi per cambiare, le persone possono salvare a vicenda il proprio destino.

A volte basta un incontro casuale per cambiare completamente la direzione della vita.

 

 

‘Le due vite di Andrii Rosliuk’, di Olivia Crosio. Una storia di speranza ucraino-italiana

Si può appassionare il lettore alla vicenda di un uomo che non ce l’ha fatta? Ad una storia dove il protagonista non esce vincitore, o perlomeno come nel modo in cui siamo abituati un personaggio vincente, eroe. “Le due vite di Andrii Rosliuk” (Arkadia Editore, 2026), di Olivia Crosio, è la storia «allegra e piena di vita» di un uomo che non ce l’ha fatta. È anche un romanzo, voluto dal suo protagonista. Andrii Rosliuk e sua madre Nataliia lasciano l’Ucraina a causa della guerra e della malattia di lui. Vengono caricati su un autobus e portati in Italia, a Milano, dove lui tenterà un trapianto di midollo. Si lasciano dietro famiglia, amici, progetti e speranze, ma anche le polpette preferite di Andrii, la sua auto rossa con il cambio automatico e una certa bottiglia di whisky.

A Milano iniziano una seconda vita, popolata di angeli. Nataliia, che si credeva una donna concreta, ne vede ovunque e, come se non bastasse, inizia ad avere sogni premonitori. E poi tram, metropolitana, tram. Con la sua energia, «il piccolo folletto ucraino» s’impadronisce di cuori e cucine. Intanto Andrii lotta. La continuità con la loro vita precedente è data dai frequenti battibecchi, che lasciano ogni volta piccata lei, pentito lui. La sera Andrii, che è un informatico di successo e continua a lavorare nonostante tutto, riceve telefonate da amiche e amici rimasti in Ucraina. Tutti lo aspettano, non vedono l’ora di bere con lui quella certa bottiglia di whisky. E i colpi contro il muro stanno a significare che Iryna e Myla, nella stanza accanto, hanno la cena pronta anche per lui. Le cure di Andrii procedono fino a un ennesimo ricovero. E allora lui decide che, prima di addormentarsi, forse è meglio incaricare qualcuno di scrivere la sua storia, perché «comunque vada a finire, sarà stato bellissimo».

Un viaggio non solo geografico ma esistenziale e psicologico, scevro dalla retorica stucchevole sulla guerra e sulla malattia che ti rende solo buono e mansueto. Il protagonista è entusiasta della vita perché consapevole che la malattia di cui è affetto lo ha potenziato nello spirito e nell’intelletto; non è una figura da compatire, strumento di sensibilizzazione alla causa ucraina per chi legge, ma un uomo di successo, pieno di vita, simbolo di resistenza totale. E Andrii sa bene che ogni giorno di resistenza in Ucraina è un giorno di speranza. Dal romanzo di Crosio, emerge come si senta la mancanza da parte dell’Ucraina della giusta fierezza della propria memoria storica e linguistica. A volte si ha la sensazione che troppi ucraini vogliano chiudere la propria identità in un concetto nazionale stretto e limitato, di carattere locale e folklorico, o – peggio ancora – in teorie variamente arcaizzanti o mistiche. Nel contempo, l’Ucraina, soprattutto da quando è iniziata l’invasione russa, vuole stabilire una vera e propria identità linguistica.

 

Chi ha lasciato l’Ucraina a causa della guerra. Le due vite di Andrii Rosliuk

‘Nel nome del padre’, la nuova raccolta poetica di Nunzio di Sarno

Nel nome del padre è l’ultima raccolta poetica di Nunzio Di Sarno, docente e psicologo, pubblicata da Eretica edizioni. Di Sarno ha pubblicato tre raccolte di versi: Mu (Oédipus, 2020), Wu (Bertoni 2021) ed Ellenika (Eretica 2023). Suoi articoli e poesie sono presenti su diversi blog, siti e riviste. Mu project è un progetto di poesia, video, musica e immagini, che porta avanti da alcuni anni su siti e social.

Prefazione

La tabula rasa è un’illusione.

Questo vale per l’individuo e per i gruppi.

Si entra in questo mondo e se ne esce, intrecciati ai vivi e ai morti: i legami invisibili ci definiscono, rinsaldandosi ad ogni respiro e plasmandoci nelle lunghe catene transgenerazionali. Conoscere se stessi significa conoscere ciò che degli altri portiamo in noi, realizzando come e perché certe trasmissioni — e non altre — si siano fissate nella nostra coscienza.

La presente opera è il resoconto di un viaggio di individuazione.

Il poeta, addentrandosi nelle sue storie familiari e sondando le parti profonde di sé, rivive il rimosso e il represso, stando dentro e fuori, per integrare mancanze e traumi, comprenderne l’ineluttabilità sistemica e accettare la funzione omeostatica delle difese, così da ricostruire una nuova storia.

La ricerca è esperienziale: piani e processi sono sempre intrecciati per garantire una comprensione ampia e approfondita.

Le pratiche psicofisiche orientali, diverse forme di meditazione — soprattutto lo zen e il Vajrayana — insieme a filosofia occidentale, psicologia e psicoterapia sono vissute dal poeta in corpo, parola e mente (concetti del Dharma), per tenere insieme il rigore e la disciplina della scienza e l’intuizione, l’ascolto e l’empatia dell’arte, in un sentiero di conoscenza e trasformazione.

La relazione col padre, non solo per questioni edipiche, è al centro dell’opera, pur con rimandi multipli e diacronici alle altre figure, familiari e non.

La consapevole connessione tra inconscio individuale e collettivo apre, a intermittenza, alle corrispondenze con alcuni archetipi, che si rivelano per affinità. Nell’esplorazione di mondi interiori ed esteriori, la scrittura permette al poeta di tessere un filo di senso e di protezione, come la parola nella psicoterapia e il mantra nel Vajrayana.

 

Antenati

 

Canapa mattoni e poco più

A tener su la pelle bruciata

Di contadini e manovali –

Saggi ignoranti di provincia

 

Giacche e cravatte a mostrare

Una fierezza composta e dura

Per gli stenti superati a fatica

Dopo guerre e contrabbando

 

Eccovi con falci e martelli

Risplendenti nel lavoro

Che traccia sui vostri volti

La bellezza della rivincita

 

Voi che avete dato il pane

A noi che siamo venuti

Un tetto e tempo necessari

Per maturare conoscenza

 

A voi mi prostro perché

Senza di voi io non sarei

 

Ed è con voi riscattati

Dai nostri stessi mali

Che solo potrò essere

 

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