‘Dastan verso il mare’ di Laura Scaramozzino: una storia di fantascienza e rinascita per giovani lettori

Dastan verso il mare, edito da Edizioni Piuma, è l’ultimo romanzo di Laura Scaramozzino. Classe 1976, la scrittrice torinese ha condotto per dodici anni il programma culturale Dimensione Autore presso la nota emittente piemontese Radio Italia Uno.

Laura ha progettato e tenuto corsi di scrittura creativa di primo e secondo livello per associazioni culturali e presso enti pubblici a Torino, provincia e a Palermo. Ha pubblicato per i tipi della OAK Editions, il manuale di scrittura creativa: “Percorso creativo. Un viaggio chiamato scrittura” e il romanzo tratto da una storia vera “L’uomo che salvava le anatre e inseguiva il Big Bang”, Sillabe di Sale Editore.

Ha partecipato alla raccolta di racconti di fantascienza al femminile curata da Emanuela Valentini dal titolo Materia oscura, Delosdigital edizioni. Nel 2019 un suo racconto è stato selezionato per la raccolta di racconti fantastici: Strane creature a cura di Lorenzo Crescentini, edito Watson. Sempre quest’anno, l’autrice è stata selezionata per entrare nell’Antologia del premio di racconti weird: Esecranda.

Nel mese di maggio del 2019 è uscito il suo primo romanzo distopico edito da Watson edizioni intitolato Screaming Dora. A giugno è stata pubblicata la raccolta di racconti Il grande racconto di Klimt, Edizioni della Sera in cui appare Cesare va lontano. A novembre è uscita Materanera, antologia di racconti gialli ambientata a Matera, edita da Bertone. Un suo racconto appare, inoltre, nella raccolta Piemontesi per sempre, Edizioni della Sera. Suoi racconti appaiono sulla webzine Cose di altri Mondi, curata da Giovanni Mongini e sul giornale on line Il CorriereAl, nella rubrica AlLibri, a cura di Angelo Marenzana. Ha collaborato con il sito Tom’s Hardware.

Edizioni la Piuma e la collana i Codici

Dastan verso il mare è il secondo appuntamento della collana I Codici di Edizioni Piuma, dedicata ai mondi fantastici per giovani lettori, tra distopie, ucronie, fantascienza e steampunk.

I Codici è una nuova linea ispirata alla letteratura di mondi possibili e alternativi per giovani lettori. Pubblicare per i ragazzi è una sfida a tutti gli effetti per una casa editrice. Questo target si porta dietro una criticità notevole, cioè quella dell’abbandono della lettura, ma di fatto si tratta di un pubblico che continua ad incuriosirsi alle storie, solo che lo fa in modo diverso, cioè muovendosi fluidamente nei mondi digitali (tra game e social).

Stiamo parlando della generazione Z che frequenta e vive nei social, diventa Creator di contenuti (youtubers, instagrammer, TikTok), si sfida online nei game, scrive e legge su Wattpad.

I ragazzi tra i 10 e i 14 anni hanno bisogno di contenuti a loro dedicati, che non siano troppo kids o troppo Young Adult.  I romanzi che pubblicheremo si potranno ispirare a mondi: ucronici, dieselpunk, steampunk, cyberpunk, solarpunk, fantascienza… insomma, tutti generi che esistono già ma per un pubblico adulto.

Le tematiche trattate:

  • Come vivremo in un futuro prossimo?
  • Come ci prenderemo cura del pianeta
  • Quali nuove tecnologie intratterranno l’umanità?
  • Come vivremo i nostri sentimenti?

Il formato della collana sarà in A5 con una copertina che è anche un poster realizzato da un bravissimo illustratore (Paolo d’Altan), questo per impreziosire e alimentare la voglia di collezionare ogni scenario raccontato nei romanzi.

Ad aprile uscirà il primo titolo per {I Codici XL} Everlasting di Juliette Pierce. Le due linee editoriali si affiancheranno per coprire e allargare ancora di più il bacino di lettori appassionati. {I Codici XL} tratterà romanzi di fantascienza per Young Adult che tocchino più da vicino molti dei disagi che vivono i giovani.

La casa Editrice prosegue quindi l’arricchimento del suo catalogo con titoli che sottolineano l’interesse per un piano editoriale di romanzi Sci-fi dedicati ai ragazzi. In questo nuovo anno Edizioni Piuma continua il suo lavoro con lo stesso impegno oltre a coltivare speranze. L’impegno è quello di cercare di pubblicare storie il più possibile di qualità, perché crediamo fortemente che non si possa più essere editori senza avere idee ben precise, al contrario è necessario misurarsi e rinnovarsi velocemente per stare vicino ai giovani lettori e accompagnarli nella loro crescita per regalare emozioni e spunti mai scontati o banali.

Edizioni Piuma è una casa editrice piccola e indipendente, ibrida nei suoi contenuti sia cartacei che interattivi. Pubblica libri illustrati e app-story per giovani lettori. Desidera sviluppare progetti in cui l’esperienza della lettura sia ridisegnata secondo un approccio multisensoriale e dinamico dell’apprendimento della storia.

Con Dastan verso il mare – ha dichiarato l’editrice Francesca Di Martino – Edizioni Piuma prosegue l’esplorazione dei mondi fantastici dedicati ai giovani lettori. Lavorare con Laura Scaramozzino è stata un’esperienza più che positiva. Siamo rimasti felicemente colpiti per come sia stata brava nell’affrontare la scrittura per un pubblico più piccolo, nonostante il suo background fosse per adulti. Sia nella scelta delle tematiche a tinte forti e sia nella qualità della scrittura, Edizioni Piuma è davvero orgogliosa di presentare Dastan verso il mare. Malgrado sia mancato un contatto fisico con l’autrice, data l’emergenza pandemia, il feeling non è mai venuto meno. Diamo per certo che si comprenda l’importanza di una buona storia per ragazzi, perché confidiamo di far arrivare romanzi buoni per qualsiasi età proprio come quello di Laura Scaramozzino”.

 

Dastan verso il mare: Sinossi

Il freddo è una lastra d’acciaio tra le ossa e la pelle, anche adesso che la primavera è vicina e non battiamo più i denti nel buioDa qualche giorno, tra le chiazze di neve dura, il sole accende la sabbia e le sterpaglie di erba salina. Di fronte a noi il deserto asiatico si estende in direzione dei grandi laghi, verso occidente. Macchie di salvia e acacie rompono la monotonia del paesaggio. Eppure, la notte ci stringiamo ancora nelle coperte di lana e ci rannicchiamo come polpette ghiacciate. Il vento percuote la baracca, sibilando. Tra le pareti s’insinua il respiro nebbioso del Lungo Fiume. Dormono tutti, tranne il Custode di guardia, illuminato dal chiarore del braciere. Gli occhi cerchiati sotto lo shalpac.

 

Queste le parole di Dastan, un ragazzo scampato alla terribile guerra che ha distrutto la Terra. Dopo il terribile conflitto tra le Dittature Mondiali, i superstiti vivono in una zona compresa tra la steppa e il lungo fiume che l’attraversa. Poi più nulla.

Il protagonista proviene da una città già esistente prima della dittatura e del Grande Disastro, famosa per la presenza di un vecchio Cosmodromo da cui molto tempo prima partivano missioni spaziali internazionali. I bambini sono ormai poco più di un centinaio, mentre gli adulti, meno numerosi, si dividono in due fazioni avverse. Da una parte, ci sono i Custodi della Vita, uomini – le donne adulte sono tutte morte – che vorrebbero ripopolare il mondo educando e proteggendo i bambini dai Seguaci dell’Alleanza che progettano, invece, l’eliminazione sistematica di tutti i bambini. Il loro compito è catturarli tutti ed eliminarli in modo che non possano mai più ripopolare il mondo. Il capo di questa setta è Sergej: neurobiologo in possesso di una tecnica ipnotica in grado di piegare la volontà di chiunque. L’uomo intende catturare i bambini e fornire loro, sempre sotto ipnosi, una droga potente che li conduca a una condizione estatica, paradisiaca e infine alla morte. Rimasto in un bunker con i suoi assistenti, durante il conflitto, è riuscito a sopravvivere, ma dopo essere risalito in superficie e aver visto gli effetti della guerra, i cadaveri delle donne e dei bambini, è impazzito e ha elaborato il suo orribile piano di morte.

Ignaro delle motivazioni dei seguaci di Sergej, Dastan e gli altri bambini, sotto la supervisione dei Custodi, affrontano il lungo viaggio verso il mare. Durante il viaggio Dastan si affeziona ad Adel, una ragazzina coraggiosa, con la quale si confida e inizia a relazionarsi. Purtroppo, una notte arrivano i Seguaci e catturano tutti i bambini e anche Adel. Per Dastan rimasto solo, l’ultima azione disperata non può che essere quella di cercare di salvare Adel ad ogni costo.

La scrittura coinvolgente e un epilogo a sorpresa trascinano il lettore a scoprire la storia fino alla fine senza mai abbassare la guardia.

Dastan verso il mare – ha spiegato l’autrice è una storia di rinascita e di fiducia. Si può sempre ricominciare, anche dopo un evento terribile. Credo che, mai come oggi, questo sia un messaggio attuale, soprattutto per i ragazzi. Per me scriverlo è stato come guardare le cose attraverso gli occhi di un ragazzo di undici anni. Con la paura, ma anche con la speranza in un futuro diverso in cui solidarietà e spirito di adattamento diventino valori imprescindibili. Dar vita a una storia così è stato come guardare al futuro intravedendo qualche spiraglio in più”.

 

https://www.edizionipiuma.com/it/dastan-verso-il-mare/

‘Tutta una questione di algoritmo’: il romanzo d’esordio di Luca Bovino

Tutta una questione di algoritmo, edito da Brè Edizioni è l’opera prima di Luca Bovino. Lo scrittore pugliese nasce a Grottaglie il 25/01/1977, dove tutt’ora vive; avvocato da quasi vent’anni, vincitore del premio Toga D’Onore nell’anno 2005 conferito dall’Ordine degli Avvocati di Taranto per la migliore affermazione nell’esame di abilitazione. Sposato, con due figlie, condivide con la sua famiglia passioni, chiacchiere e letture. Ha scritto diversi saggi di interesse giuridico, pubblicati su libri e riviste di settore. Bovino cura un blog di recensioni letterarie dal titolo dalrecensore.wordpress.com.

Con Tutta questione di algoritmo, Luca Bovino, debutta nel panorama della narrativa italiana, con cui viene premiato con la Menzione Speciale al Premio Bukowski 2020, arrivando finalista nella cinquina del I concorso internazionale Montag 2020.

Tutta una questione di algoritmo: Sinossi

Tutta una questione di algoritmo

Tutta una questione di algoritmo esce sul mercato editoriale il 14/10/2020:

Arrivò lunedì, il giorno della partenza.  

Tutti consigliano di mantenersi liberi, il giorno della partenza,  quando si affronta un viaggio in aereo. Per avere più tempo per  preparare la valigia, arrivare all’imbarco senza rischi, ridurre  l’impatto dei contrattempi. 

Perché l’aereo non è come il treno. Se arrivi in ritardo non c’è  nessun aereo successivo da prendere. C’è solo la catastrofe. Quel lunedì, però, andò a lavorare. Ed ebbe un pomeriggio pieno  di nodi da sciogliere. Non poté farci nulla. Era il lavoro. E il suo  lavoro non aveva pietà per nulla, neanche per le partenze.  Faccende indolenti e sfacciate doglianze erano gli ingredienti delle sue diete. Che ingurgitava senza ritegno, presumendo d’avere  lo stomaco per digerirle. 

Diciannove e trenta.  

Era solo, nella piccola stanza del suo ufficio e stava ancora  aspettando che la casella di posta elettronica caricasse gli ultimi  documenti.  

Sul biglietto d’andata c’era scritto che alle dieci di sera l’imbarco  sarebbe stato chiuso. Il volo partiva da Bari. E per arrivarci  occorreva almeno un’ora e mezza di macchina. A stare larghi. 

E invece di prepararsi era ancora lì, lo sguardo fisso sulla  colonnina nello schermo, che cresceva con la lentezza di un bradipo  zoppo. Ogni tanto inseriva fogli nello scanner, e poi tornava al suo  monitor. Poi rispondeva al telefono, e ricacciava gli occhi lì. 

Annotava improvvisi ricordi sull’agenda, e ricominciava ad  almanaccare nello stesso punto.

La nostra vita è regolata da un algoritmo? Non lo so, di certo siamo parte di un immenso meccanismo composto da sette miliardi di rotelle e, quando se ne inceppa una, nascono i problemi. Come al nostro avvocato, cui manca un bonifico ed è costretto a un precipitoso viaggio a Bologna per recuperare la somma. Cosa volete che sia un volo aereo Bari-Bologna? Eppure… quando l’algoritmo non gira, quando gli ingranaggi s’inceppano, accade di tutto: il traffico, il navigatore, i passaggi a livello, il nervoso! La perdita della lucidità, sommata alla fretta, al timore di non farcela, renderà un banale viaggio di lavoro in una giungla inestricabile di problemi, di frustrazioni, di discussioni, di insidie devastanti. Ce la farà il nostro eroe a raggiungere l’agognata meta? Riuscirà a recuperare la somma bramata? Speriamo, sperando non cambino di nuovo l’algoritmo, vero Mr. Zuckemberg?

L’autore racconta la storia di un viaggio di lavoro nel quale il protagonista finisce per trovarsi in una serie di situazioni paradossali da cui trae esperienze angosciose, e finisce per smarrire ogni rapporto coerente con la realtà, e con sé stesso.

Nelle nebbie del suo delirio onirico, il malcapitato eroe realizza che ogni programma razionale è ormai infranto, e non gli resta altro che contemplare le falle del proprio algoritmo esistenziale.

La resa onirica della trama è presente nel testo attraverso un frequente richiamo ad espressioni eufoniche come: paronomasie, allitterazioni, chiasmi, metri occulti (alessandrini, endecasillabi, quinari, e haiku camuffati all’interno della prosa), oltre a riferimenti espliciti, ed apocrifi come cripto e pseudo citazioni. E altre figure di tensione, come accumulazioni, elenchi, climax e anticlimax, ridondanze, preterizioni, ripetizioni per rendere più realistica l’ossessiva realtà della trama.

Il romanzo – ha dichiarato l’autore Luca Bovino – è nato un po’ da una necessità e un po’ da una scommessa, volevo liberarmi da alcuni fantasmi che perseguitavano da troppo tempo i miei ricordi. E poi volevo sperimentare l’assoluta libertà che offre un testo narrativo inseguendo quel confine irraggiungibile in cui la parola unisce il pensiero con la realtà.

 

 

https://breedizioni.com/libri/tutta-una-questione-di-algoritmo/

 

 

‘La poesia cambierà il mondo’: il ruolo salvifico della poesia nella nuova silloge di Alessandra Maltoni

La poesia cambierà il mondo, edita da La Zisa edizioni, è una silloge della scrittrice ravvenate Alessandra Maltoni.

Nonostante la sua formazione tecnico-scientifica, la Maltoni è sempre stata ammaliata dalla scrittura. I suoi racconti e poesie l’hanno consacrata nel mondo editoriale italiano ed estero. Alessandra Maltoni ben presto ha raggiunto un indiscusso successo ed è stata pluripremiata.

Con la silloge Tracce di riflessione poetica si è classificata finalista al Premio Internazionale “Trofeo Penna d’autore 2004” di Torino. Nel 2007 ha pubblicato l’opera da Ravenna Racconti tra i numeri. E’ coautrice del antologia poetica La parola  e i suoi approdi. La pubblicazione Domande tra il porto e il mare è stata la protagonista della fiera del libro tenutasi a Scilla in Calabria nell’autunno del 2009. Nel 2010 ha vinto il Premio nazionale di narrativa e saggistica Il Delfino, sezione mare.  La lirica Spazio di riflessione ha ricevuto menzioni d’onore dell’Associazione culturale torinese Penna d’autore ed è inserita, assieme ad una sua breve biografia, nel volume Grandi Classici della Poesia Italiana. La scrittrice, tradotta in lingua spagnola e in lingua inglese, fa parte del salotto degli autori del circolo dei lettori di Torino.

Attualmente Maltoni è una libera professionista ed è titolare di un centro servizi culturali con l’attività politica nel campo della cultura.

La silloge La poesia cambierà il mondo è il frutto della partecipazione della scrittrice al concorso letterario con tema “Poesia è rifare il mondo, bandito da la Zisa Edizioni, con lo scopo di reclutare nuove sillogi da inserire nelle nuove collane.

 

La poesia cambierà il mondo: sinossi

La poesia cambierà il mondo è uscita del 2019. La raccolta è corredata dalla prefazione della Prof.ssa Roberta Accomando, docente di comunicazione, che ha arricchito ulteriormente l’opera con il suo contributo.

Ciò che cattura immediatamente l’occhio è la copertina su cui è illustrato un cangiante papavero blu. Un fiore raro, centrale nella raccolta poetica.

“chinano il capo/ al cadere della pioggia/ le gocce d’acqua/ sono come le lacrime della vita/ ma, la poesia/ alza il capo e papaveri blu/ li erge il sole/ verso l’infinito sull’Himalaya…

Il papavero blu è la poesia. Questo accostamento richiama immediatamente alla poesia Eterno di Giuseppe Ungaretti

“Tra un fiore colto e l’ altro donato

l’ inesprimibile nulla.” Anche in questo caso l’immagine del fiore è metafora di poesia.

 

La scelta del papavero non è casuale, come afferma Alessandra Maltoni, il quale “insieme al rosmarino e all’aloe il papavero blu è uno dei fiori che contiene e dona più energia. La poesia deve trasmettere energia che è nelle parole, quell’energia che può cambiare il nostro stato d’animo, che può cambiare il mondo”.

La poetessa in questa silloge interroga la natura e ne studia l’energia. La raccolta contiene e apre al lettore scenari diversi: oltre al mondo della botanica con le piante e il mare anche quello della fisica quantistica, con riferimento al fenomeno dell’Entanglement. Ad aggiungersi a questo connubio è un massiccio apporto letterario.

Le parole a cui la Maltoni si riferisce é il sì suona di Dante Alighieri. È proprio una citazione del sommo poeta, molto amato dalla scrittrice, che apre la sua silloge poetica. Allo stesso Dante Alessandra Maltoni dedica un componimento:

Dante in una noce

Invisibile agli occhi
la preghiera di lei,
comunica in versi, la salvezza.
In miniatura i canti,
raccontano l’Inferno,
in un museo a spaccanapoli,
lontano dalla zuccheriera
dalla nonna amata.

Alla poesia viene affidata una funzione salvifica, sociale e storica. Per salvare il mondo è necessario partire dalle piccole azioni, dalla natura, dai rapporti umani e dall’uomo. Lo stile raffinato scorrevole ed essenziale racconta proprio percorsi profondi di vita. A mediare è la poesia. La natura, il mondo vegetale, il mare e l’energia solcano un sentiero di speranza. Soltanto illuminandosi d’immenso, come declamava Ungaretti e affidandoci alle orme dantesche potremmo essere salvi. Infatti come scrive la poetessa “l’anima illuminata d’immenso trasformerà il mondo”.

“L’ opera è permeata da una visione fiduciosa verso il futuro dell’umanità verso un’inevitabile possibilità di miglioramento” scrive la Professoressa Roberta Accomando nella prefazione

La silloge La poesia cambierà il mondo racconta un sogno per un futuro più consapevole e osserva gli elementi introspettivi della natura circostante traendo energia positiva. La comunicazione attraverso la parola scritta o verbale si trasforma in energia e può cambiare le azioni, gli eventi e il mondo.

 

Fonte http://www.lazisa.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

‘Vento Lupo e altre improbabili storie’ di Ugo Mauthe, 10 racconti che declinano la fantasia

Uno strano vento scende dalle montagne e ulula tra le case, esasperato dalla solitudine. Una cornacchia dispettosa mette in pericolo la missione di un misterioso equilibrista. L’invenzione della funzione standby porta scompiglio nella vita di coppia di On e di Off. Sono solo alcune delle storie di Ugo Mauthe, fantasiose e improbabili come lupi in città.

I dieci racconti che compongono il libro declinano l’irrealtà, di volta in volta su un diverso registro predominante. Oscillano fra la fiaba nera di Vento lupo (Ensemble 2020 e vincitore del Premio Officina), che dà il titolo alla raccolta e l’allucinata esperienza di vecchiaia e solitudine di Paglia nera. Migrano dall’epica impossibile e pacifista  di L’ultimo soldato ai sorprendenti risvolti della commedia amara di Zapping. Viaggiano fra due diverse sfumature di fantascienza con Zio Simmi e Un fatto misterioso. Toccano l’amore con l’eros tecnologico di On/Off e la favola sognante di Butterfly. Raccontano di strani incontri, come accade nella storia natalizia intitolata Un incontro e nell’ultimo testo della raccolta, Il tatuaggio.

In Vento Lupo, l’autore, pubblicitario con una lunga storia professionale come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione, dopo aver pubblicato sempre con Ensemble  Il silenzio non tace, Premio Conrieri, Premio Il Meleto di Guido Gozzano, Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018), una silloge poetica che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis (Giovane Holden Edizioni, 2018), una favola nera post apocalittica e post umana, sembra chiedersi cosa sia la realtà e in cosa consista la verità dell’essere umano, catapultando il lettore in una dimensione visionaria.

L’irrazionale scherza con il pensiero in Vento Lupo, per rendere traslucidi, attraverso strade di riflessione diverse, l’essenza e i desideri di ogni essere umano. Probabilmente non viviamo la distopia che ci è stata promessa: non viviamo in un mondo di controllo assoluto da parte di internet e della tecnologia, semmai viviamo in un mondo dove si assiste ad un proliferare di nicchie sorprendenti. Non siamo in un romanzo di Orwell, sembra dirci Ugo Mauthe, ma nel mondo di Philip K. Dick, da cui l’autore sempre prendere spunto per raccontare il disordine ontologico di un mondo dove vero e falso si sovrappongono e confondono, realtà e fantasia si fondono, dove false realtà creeranno false creature umane, oppure falsi umani genereranno false realtà per venderli ad altri umani. Per questo le storie improponibili di Mauthe potrebbero non essere tanto improponibili, dato che la realtà che circonda l’autore non lo aggrada, e di conseguenza scrive, evadendo dalla realtà che vede, ma creandone un’altra parallela e facendo emergere l’invisibile che si cela dietro le nostre vite e la nostra quotidianità.

Vento Lupo si configura come una serie di racconti-ragionamento intorno alla realtà e al rapporto dell’uomo con la fantasia, all’abbandonarsi ad essa grazie alla quale la vita di ogni giorno viene vissuta con maggiore curiosità ed intensità. D’altronde come scriveva Alberto Savinio: <<Il verismo è il peggior nemico della letteratura. […] la letteratura non guarda al presente con l’occhio del presente. La letteratura conosce quello che il presente ignora. La letteratura dice quello che il presente tace. […] La letteratura è la Speranza Scritta>>

 

La busta dice di essere un uomo, l’uomo è lui. C’era già arrivata prima ma aveva perso il segno. “Quanto prima?” si domanda mentre dà un altro schiaffo all’aria, l’ultimo, per forza d’inerzia, perché ha speso tutte le sue energie per muoversi e non ne ha più per fermarsi. La busta dice di essere un uomo, l’uomo è lui, “allora sei tu che mi tocchi, mica un ictus o chi sa che malanno, mi vuoi male, cosa vuoi cosa sei venuto a fare, me lo dici eh?” (Da Vento Lupo)

 

‘L’Affaire Casati Stampa’, il nuovo libro di successo di Davide Amante sulla vita di coppia di Anna Fallarino e il marchese Casati Stampa

Uno dei primi romanzi usciti nel 2021, edito da DMA Books, L’Affaire Casati Stampa dello scrittore Davide Amante, sta avendo un grande successo, come indicano i dati delle vendite. Certamente le ragioni di questi ragguardevoli risultati sono nel tema del romanzo, la vita della coppia Anna Fallarino e marchese Camillo Casati Stampa, intensa, passionale e per certi aspetti al limite della moralità. Ma più ancora che la vicenda stessa, L’Affaire Casati Stampa, è capace di ricreare intorno ai personaggi, con intensità e profondità, quell’atmosfera anni Settanta così carica di vitalità, follia e anticonformismo.
La parola chiave di questo romanzo di Davide Amante è proprio ‘anticonformismo’.
L’autore da un lato affronta una vicenda molto difficile – un omicidio passionale, cruento, cui è seguito il suicidio. La storia d’amore fra Anna Fallarino e il marchese Casati Stampa fu alla ribalta della cronaca per buona parte degli anni Sessanta, spesso assumendo toni scandalistici, e rimase per tutti gli anni ’70, dopo l’omicidio, uno dei casi più in vista e più discussi da moltissimi giornali.
Le indagini sull’omicidio porteranno alla luce ogni dettaglio di una relazione che appare da subito più intensa e complicata delle apparenze. L’approccio anticonformista e dal ritmo veloce dell’autore permetterà di svelare a poco a poco una storia d’amore intensissima e fuori dagli schemi, in tutta la sua grandiosità e passionalità.
D’altro canto l’autore, nel ricostruire attraverso le indagini la vicenda Casati Stampa, riesce con raffinatezza e grande controllo stilistico a immergere il lettore in quel mondo anticonformista degli anni Settanta. Questo è un punto importante perché è proprio partendo dal contesto di questo mondo anni Settanta che è possibile capire e vedere sotto tutt’altro sguardo la vicenda stessa, in tutta la sua passionalità.
Davide Amante ci guida attraverso quella trasgressione e voglia di libertà, nelle relazioni così come nella vita quotidiana, che ha poi portato alla formidabile creatività ma anche a quel disordine sociale, che si è poi cristallizzato negli anni di Piombo, che chiamiamo Anni ’70.
Lo scrittore ci porta nella normalità dell’anticonformismo, nella voglia di rottura con gli schemi e le rigidità dell’epoca precedente, in un amore più libero e più sincero, mostrandoci non soltanto il valore di quell’epoca ma anche il forte contrasto con l’epoca contemporanea, nuovamente regolata da un conformismo e da una rigidità morale di massa, imposta in parte anche dal predominio dei Social Media.
Insomma un libro, L’Affaire Casati Stampa, in cui sono presenti tutti gli ingredienti per catturare l’attenzione del lettore: la vita di provincia che sta stretta, il desiderio di ascesa sociale, la complessità del rapporto di coppia, i vizi e i capricci dell’alta società, ma anche le debolezze e i dolori che accomunano tutti gli esseri umani, Amante, giunto al suo quarto romanzo si rivolge a quei formidabili anni ’70 che hanno lasciato un segno indelebile in tutti noi e nella storia moderna.

Dalla quarta di copertina

30 agosto 1970, il più grande scandalo italiano.
30 agosto 1970, il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino uccide la moglie Anna Fallarino e l’amante Massimo Minorenti per poi suicidarsi. La vicenda scatena ampia risonanza pubblica al punto da essere considerata dalla stampa uno dei più grandi scandali italiani sia perché è coinvolta una delle più antiche famiglie aristocratiche milanesi sia per i retroscena sessuali e morbosi, basati sulla passione voyeuristica e candaulistica di una coppia al limite della moralità.
Le indagini sull’omicidio porteranno alla luce ogni dettaglio di una relazione che appare da subito più intensa e complicata delle apparenze.
Si rivelerà a poco a poco una storia che è difficile definire d’amore, ma certamente di interesse e passione, intensissima e fuori dagli schemi, in tutta la sua grandiosità tragicità. Si scoprirà così un “amore” tutt’altro che scandalistico e la intima bellezza dei personaggi coinvolti.
Un romanzo raffinato e dalla grande potenza narrativa che rivela, attraverso il percorso delle indagini, una delle più grandi verità dell’amore o che crediamo essere amore, della passione, della sofferenze e della vita.

L’autore Davide Amante

Davide Amante è scrittore di narrativa. Ha studiato in scuole di lingua inglese e italiana. Ha collaborato con varie case editrici (fra cui McGraw-Hill, Bertelsmann, Vallardi, Mondadori). Ha insegnato letteratura moderna e contemporanea. Ha scritto sceneggiature in lingua inglese per il cinema.
Ha collaborato con il Politecnico di Milano, su invito del Dipartimento di Architettura, insegnando agli studenti l’interpretazione e la trasposizione dell’opera letteraria negli allestimenti scenici teatrali e cinematografici.
Parla correntemente tre lingue ed è appassionato dello sport della vela e snowboard. Ha attraversato il Ténéré ed altri deserti del nord-Africa, ha navigato in solitario in barca a vela ed ha intrapreso numerosi altri viaggi.
Tra le sue opere: Punto di fuga Wallenberg (Leopard, 2014), Il guardiano delle stelle. Il viaggio di Anais insieme al vento (DMA International, 2018).

‘Bella da spaccare il mondo’, un romanzo di formazione ambientato negli anni ’80: buona la prima per Fabiola Perrotta

Uscito in libreria a novembre 2020, Bella da spaccare il mondo è il libro d’esordio, edito da Kimerik , di Fabiola Perrotta. L’autrice, nata a Succivo l’8 luglio del 1964, si dice soddisfatta del buon lavoro prodotto: “Ho scritto di getto le pagine e le ho date da leggere ad un mio vecchio amico, Antonio Tanzillo, autore della prefazione, il quale mi ha introdotto alla casa editrice siciliana. Sono stata ben lieta di lavorare con loro in quanto ho avuto la necessaria libertà di perseguire ciò che avevo iniziato senza particolari intromissioni”. Il libro Bella da spaccare il Mondo si propone come romanzo di formazione e racconta i ricordi adolescenziali di Guadalupe, giovane degli anni ottanta, cresciuta in provincia , attratta da un mondo cosmopolita. La realtà dei sogni si infrange in tenera età, dopo il lutto improvviso del padre. La solitudine e le avversità del destino si riveleranno fondamentali per la crescita della protagonista, che, come una fenice, supererà i dolori con la forza dell’amore, diventando in fine una donna tanto forte da “spaccare il mondo”.

Il romanzo, pur essendo la prima esperienza editoriale della scrittrice, si presenta subito con un linguaggio maturo, accattivante, ricco di particolari e con una trama scorrevole capace di attirare ogni tipologia e fascia di pubblico. Gli avvenimenti importanti, iniziati nell’estate del ’79, sono narrati con grande enfasi.

I fatti principali hanno caratterizzato realmente l’esperienza e la vita stessa dell’autrice, altri, invece, sono frutto della grande sua capacità immaginativa che indirizza dunque il suo lavoro non ad semplice scritto autobiografico. La creazione di un confine labile ma incomprensibile tra realtà e finzione, è un espediente ben riuscito.

Fabiola Perrotta precisa “Non avevo intenzione di raccontare troppo della mia vita: volevo attingere il giusto. Ho cercato di far rivivere soprattutto momenti e esperienze comuni nel quale il lettore potesse rispecchiarsi. Le mie vicende personali, in primis la morte di mio padre, sono state utilizzate per poter inviare un messaggio di speranza a chi legge. Nonostante tutto il dolore, la forza dell’amore, nella vita di Guadalupe, ha prevalso sempre”.

L’autrice poi  spiega “Dopo un rinnovato lutto per la perdita di un amico, ho riscoperto l’amicizia con la sua vedova. Ho deciso di scrivere di come ancora una volta l’amore sia rinato proprio dal dolore.”

La crescita finale di Guadalupe è dunque caratterizzata dalla forza che riesce a trarre da eventi nefasti. Le fasi lunari ne sintetizzano la gradualità. Particolarmente suggestivo sono le descrizioni scientifiche oppure riferimenti mitologici, storici o musicali che l’autrice ha aggiunto a conclusione di ogni capitolo.

F. Perrotta dichiara ancora: “La Luna rappresenta per me un elemento romantico e contemporaneamente femminile. Ho iniziato a scrivere al chiaro di Luna raccontando di una donna, Guadalupe, e delle tante figure femminili che hanno popolato la sua vita. Più scrivevo più mi accorgevo che c’era un legame. La sua capacità di rinascere è proprio ciò che la accomunava alla storia della protagonista.”

Partendo dalla Luna, le figure femminili sono pilastro portante nel racconto e si ripresentano in modo costante durante tutto il ciclo di narrazione. Le figure di maggior rilievo e più controversie sono la madre descritta come distaccata dai figli, proiettata verso la cura del marito e non abbastanza forte da diventare punto di riferimento per la protagonista, dopo la morte del padre. Le sorella maggiore Luise presentata come fredda, schiva, distante, simile alla madre.

A differenza di Guadalupe, la sorella minore Gemma è invece dipinta come debole caratterialmente, se pur di buon cuore, sarà legata alla protagonista ma parranno non capirsi mai fino in fondo. Le amiche di infanzia, di scuola sono presentate come figure principalmente positive e descritte come unici legami forti, prediletti da Guadalupe.

Fondamentale è l’attenzione che la Perrotta dedica alla  figura  della nonna paterna. Descritta come una donna con la sindrome di Penelope, a lei l’autrice dedica un intero capitolo: “E’ il capitolo alla quale sono più affezionata. Descrivere mia nonna mi ha dato tanto conforto. Il suo ricordo mi fa capire quanto lei sia stata importante per me e per il mio percorso. Come figura positiva per la mia crescita personale era doveroso dedicarle un’ intera parte. Il libro invece l’ho dedicato a mia madre, decisamente simile alla madre della protagonista, che pur essendo una figura non del tutto positiva , è stata egualmente importante perché, come dice la dedica, ci ha comunque amato”.

Il ricordo della nonna porta con se altrettanti episodi ricchi di vividi particolari che ricreano quei sapori , quegli odori e quei momenti di un tempo lontano dalla quale traspare tutta la nostalgia che l’autrice prova nel descriverli. Altra nota da sottolineare è la particolare attenzione data al nome della protagonista: Guadalupe è legato ad un aneddoto significativo della vita dell’autrice. Come lei stessa racconta: “Quando nacqui, mio padre voleva chiamarmi così ma ai tempi non sembrava neanche un nome .Si optò per Fabiola. Mi sembrava giusto utilizzarlo almeno per la protagonista del mio romanzo. La mia scelta è stata dettata, quindi, puramente affettiva. Ho scoperto cosa significasse solo in seguito.”

L’appunto che si potrebbe fare al romanzo riguarda la sua conclusione: la transizione della protagonista all’età adulta senza però far trasparire null’altro del suo vissuto più maturo. F. Perrotta non esclude un seguito anche se avverte: “La conclusione è riferita alla fine di un periodo ben preciso della vita. Ho intenzione di raccontare di una protagonista o un protagonista più maturo ma non so se riprenderò la figura di Guadalupe. Attualmente lavoro ad un altro progetto che riguarda la raccolta di aforismi e pensieri per l’anima. Ho aperto per questo un canale Youtube con l’intento di diffonderli ad un maggior numero di persone. E’ un impegno che mi rilassa e mi dà gioia”.

‘Nel cuore di una bimba, nella luce di una stella’, la favola nera di Arrigo Geroli

Nel cuore di una bimba, nella luce di una stella è un romanzo dello scrittore Arrigo Geroli per la casa editrice Nulla Die, 2020

Si tratta di una favola nera dalle tinte horror, ambientata nel 2017 ma ricca di rimandi alla Milano ancestrale, che ho scritto con l’intento di trattare il tema dell’inganno e dell’aberrazione dell’amore. Attraverso mondi paralleli e miti celtici, oceani di farfalle e patti di sangue, Ageroli tenta di offrire al lettore spunti di riflessione sulla paura e il desiderio di crescere; la perdita del senso della vita in seguito all’indipendenza di chi si ama; l’attaccamento insensato a un’esistenza indecorosa, e l’assenza di luce che traveste la violenza subita in amore.
I protagonisti del romanzo sono Alba, una bambina speciale a cui viene impedito di crescere; la madre Clara, una giovane disposta a tutto pur di non arrendersi all’AIDS; Gio, una strega che uccide i figli dei propri amanti con l’aiuto dei loro padri; Grada, Alina e gli abitanti dei Giardini della Luce, ultimi superstiti della Milano precristiana. Uno scenario affascinante quello che ha scelto Geroli, il quale sembra non risparmiare una certa dose di ironia affinché il lettore esorcizzi le proprie paure, per ambientare la sua favola nera, tra Basiliche Palatine e Ambrosiane, costruite subito dopo l’editto di Milano emanato da Costantino.

Nel cuore di una bimba, nella luce di una stella, un estratto

Una tempesta si abbatte sulla casa nel bosco di Clara e della figlia malata Alba, provocando dei danni che il loro tuttofare Gustino si affretta a riparare. L’uomo, un gigante down dai modi gentili, prima di far ritorno in città dalla sua compagna Morena, avvisa Clara di strani segni simili a dei graffi su una parete dell’edificio. Intanto, a Milano, una coppia di giovani sposi attende insieme alla polizia una possibile chiamata da parte dei rapitori di Sofia, la loro neonata, trafugata in piena notte mentre dormivano. Parzialmente ripresasi, la piccola Alba litiga con la madre e si spinge a passeggio nella sua amata foresta, ma, dopo essersi appisolata, un incubo risveglia le sue paure e la costringe a fare ritorno da Clara, con i piedi nudi martoriati dai sassi.

Dal dialogo del colonnello dei carabinieri Cinti con un suo collaboratore, si evince che alcune telecamere del palazzo hanno inquadrato la misteriosa rapitrice della piccola Sofia, ma nessuno ha chiesto ancora un riscatto.

Tornato da Alba, ancora debolissima, Gustino la carica su una carriola e la porta a riposare sull’erba, in riva al Nirone. Accanto al ruscello, riesce appena a dirle che l’incubo del giorno prima è un’allerta del bosco perché qualcosa di pericoloso è ritornato, poi entrambi vengono investiti da un oceano di milioni di farfalle in fuga. Alba riesce ad abbatterle con la forza della propria mente, ma crolla stremata. Priva di sensi, con la febbre alta e le piante dei piedi miracolosamente guarite dall’acqua del ruscello, Alba viene apparentemente accudita dalla madre, ma la litania recitata dalla donna, che parla di querce, fiumi e della stella Sirio, ha qualcosa di inquietante. In riva al Nirone, una giovane coppia sembra godersi un picnic, ma, all’improvviso, la ragazza di nome Gio adagia un corpicino senza vita nelle acque gelide del ruscello. Accortasi dell’arrivo di Gustino, in preda ai sensi di colpa per aver fatto star male Alba, spinge il suo compagno a percuoterlo con una grossa pietra. Carlo, il padre della neonata rapita, si sveglia di soprassalto: nell’incubo è il compagno innamorato di Gio. Ritiene quel sogno così reale da lasciare moglie e poliziotti in casa e dirigersi nel parco dove scorre il Nirone, alla ricerca della figlia. Ma non è solo un incubo. Gio, insieme a Gustino, sanguinante per le ferite, si reca alla baita nel bosco e intima a madre e figlia di andarsene da quella che ritiene essere casa sua.  Dopo avere curato in qualche modo Gustino, Clara crolla stremata e viene costretta da Alba a rivivere in sogno un fatto terribile avvenuto molti anni prima, quando, pur essendo cosciente della propria sieropositività, ebbe un rapporto non protetto con un giovane, contagiandolo. La rabbia della bimba è motivata dal fatto di sentirsi usata da Clara e sua prigioniera.

Smarritosi alla ricerca della sua neonata nel Parco delle Groane, Carlo incontra due strambi astrofili che si lasciano sfuggire di pulsazioni anomale della stella Sirio osservabili solo all’interno del bosco.

Gustino convince Clara ad abbandonare la casa. La donna affronta una marcia terribile, con la bimba esausta sulle proprie spalle, e stremata riesce a raggiungere un bar immerso nella foresta che rappresenta l’avamposto tra la dimensione del bosco e quella cittadina. È lì che le due dovranno attendere Morena, la compagna di Gustino, educatrice di Alba nei suoi primi anni di vita. Alba rimprovera la madre di amarla solo per sentirsi viva, e di impedirle di crescere per paura di non riuscire a sopravvivere senza di lei.

Gio torna a occupare la casa liberata dalle due, ma quando si accorge dei disegni di Alba che la ritraggono nella sua orribile incarnazione di strega, non riesce a trattenere la propria ira e uccide Gustino.

Il barista, dopo avere rifocillato le donne, svela a Clara che nelle diverse dimensioni il tempo scorre in maniera tutt’altro che lineare; in particolare, in città passa molto più rapidamente. L’avvisa inoltre che Morena non verrà a salvarle perché le ritiene responsabili della morte di Gustino. Sconvolte per la notizia della morte dell’amico, madre e figlia vengono caricate poco dopo in auto da Carlo, disperato per non aver ritrovato la figlia. L’uomo confessa di avere avuto una relazione con una donna di nome Gio, conosciuta in una discoteca, e di avere letteralmente perso la testa per lei, arrivando a mettere in secondo piano moglie e neonata. L’auto subisce un incidente a causa dell’attraversamento di una femmina di cinghiale. Nel dormiveglia, Alba ricorda quando la Dea Belisama inviò quella stessa scrofa per indicare a una colonia di Celti il luogo dove edificare il villaggio che sarebbe poi diventato Milano. Alba era una di loro. La piccola segue l’animale e si allontana, abbandonando la madre e Carlo nei rottami. Oramai, tutti sono oltre il varco. Dopo un concerto nel bosco, Mary, una giovane chitarrista punk, incontra Alba. La bimba la condiziona mentalmente e si fa condurre a casa di lei per trascorrere la notte al coperto. Lì, i ricordi della piccola si mischiano a quelli della madre. La strega Gio si introduce in quella villa e tenta di ucciderla, ma la bambina prende coscienza di sé e ha la meglio.

Morena, la sua educatrice, subisce violenza da Beleno, l’essere divino per cui ha sempre agito; il dio la accusa di avere aiutato Clara, insieme a Gustino, a impedire a sua figlia Alba di smettere di crescere tramite la litania e le intima di condurla ai Giardini della Luce, per adempiere al proprio destino.

Le due chitarre avevano litigato pesantemente, in un intro lunghissimo e rabbioso in cui si erano inseguite e raggiunte più volte, urlandosi addosso. Poi avevano taciuto, e il basso e la batteria avevano iniziato a martellare scuotendo le ossa dei nove spettatori, fino a quando al grido di “I heard the news!” si era scatenato l’inferno.

Iniziare a suonare alle 21,10 come primo gruppo di supporto dei Punkreas, voleva dire anche questo: mendicare attenzioni e applausi a una manciata di “part-time punk” arrivati in anticipo per trovare parcheggio e tavoli liberi e ricavarne il nulla. Visti gli headliner della serata, l’interesse del pubblico per cinque disadattati devoti alle scabrosità di Roy Brown ed Elvis Presley era pressoché nullo; in più, a quell’ora, tra un assolo di chitarra e un piatto di costine la scelta era obbligata.

Il loro aspetto non è che aiutasse: se il chitarrista, devastato dall’acne e col ciuffone, non era propriamente un figo, il batterista, col collo da anaconda e i capelli di Frankenstein, sembrava pronto a entrare in una bara.

A ogni modo, dopo lo scetticismo iniziale, la loro carica devastante cominciò a far girare qualche testa. E se la bassista calva, con una sottile peluria sulle guance e i seni appena accennati, seguiva la falsariga dei primi due, la prima chitarra, una bella ragazza con una cascata di riccioli rossi e il body di pelle nera aperto a rombo sulla scollatura, risollevava clamorosamente le sorti, sensuale e distaccata sui suoi tacchi quattordici anche quando le esternazioni del cantante – un indemoniato a petto nudo, coi pantaloni di latex e le scarpe da donna – travalicavano i limiti del buongusto.

Il connubio tra la violenza della musica e il canto melodico, ma a tratti sguaiato, costituiva l’essenza dell’esibizione: una rielaborazione personalissima e distruttiva di rhythm and blues, rock’n’roll, punk e dark.

Un po’ troppo per chi si sentiva già appagato per essere riuscito a trovare la festa, spersa nel bosco senza la benché minima indicazione.

In ogni caso, dopo l’ultimo dei ventisei minuti conclusisi con la cover incendiaria di “A Cat Named Domino” di Roy Orbison, gli applausi si fecero un po’ più convinti, a prescindere dal fondoschiena superbo di Mary.

Roby e Alex, voce e chitarra, si erano conosciuti un anno prima, lavorando al mercato del pesce di Bergen nei banchi gestiti dagli italiani. Da ubriachi, una sera, a un concerto degli Scott Bradlee’s Postmodern Jukebox, avevano esposto le loro teorie musicali a Adrian e Liv, un ragazzo e, probabilmente, una ragazza del luogo; visti gli interessi affini avevano deciso di formare una band, anche se nessuno di loro aveva mai imparato a suonare.

Mary, la sorella di Alex, li aveva raggiunti un paio di mesi dopo da Milano, ma visto il suo impatto visivo e sonoro, era chiaro che se avessero voluto combinare qualcosa avrebbero dovuto tenersela stretta.

Da lì in poi avevano iniziato a girare l’Europa, togliendosi qualche piccola soddisfazione e autoproducendo un dodici pollici di cui non avrebbero mai ammortizzato le spese. In compenso avevano trovato da dormire e da mangiare praticamente ovunque, e per dei ragazzi che facevano centoundici anni in cinque poteva anche bastare.

Liberato il palco nell’attesa dei Prodotti Locali, la band che avrebbe suonato da lì a poco, i cinque caricarono il furgone e si cambiarono senza dire una parola, disperdendosi tra i chioschi della birra e delle salamelle.

Ogni volta, dopo un concerto, il copione era lo stesso, con lo sforzo di non rivolgersi la parola che raramente superava i venti minuti; poi, qualcuno particolarmente incazzato, di solito Mary, perdeva le staffe e cominciava a insultare e a rimproverare gli altri per la mancanza di disciplina.

Quando nel suo vagare la ragazza trovò Roby e Alex su una panca, con un bicchiere di birra e un piatto di costine davanti alla bocca, non li uccise solo perché era disarmata. Il loro discorso aveva preso una piega strana.

– Alex… tu, lo sai… che hai il vestibolo Darwiniano?

– Io?

– Sì, cazzo. È assurdo.

– Non sei il primo che me lo dice.

– No, dico sul serio. Con le tempie rasate le tue orecchie a punta si vedono da dio, non mi posso sbagliare. È un… una specie di retaggio che ci portiamo dietro dal nostro periodo arcaico, quan…

– Il vostro periodo arcaico non è mai finito, coppia di pirla!

– Ue’, sorellina! Hai fame? Prenditi una salamella.

– Vai a cagare te e la salamella.

I due, fumatissimi, scoppiarono a ridere, con le lacrime agli occhi e la stessa risata asmatica; ogni volta che erano in procinto di smettere si guardavano in faccia e ricominciavano da capo, coi crampi alla pancia, facendola andare sempre più in bestia.

– Mi spiegate perché perdiamo tempo e soldi a provare, se poi dal secondo pezzo fate tutti come vi pare?

Roby si pulì la bocca e si strinse nelle spalle. Senza rossetto e tacchi a spillo, in pantaloni e maglietta, era persino un bel ragazzo.

– Dai, Mary, lo sai che siamo così. Non suoniamo come la musica che passa alla radio… e poi lo hai detto tu che violenza e fascino stanno bene insieme.

– Ma che cazzo dici? Non ho mica detto che dobbiamo spegnerci! Ma io non voglio fare rumore! Senza disciplina non si va da nessuna parte. Ma è un concetto che le vostre teste di cazzo non riusciranno mai ad assimilare.

– Ma quanti “ma” hai detto? – obiettò il fratello.

I due si guardarono negli occhi e scoppiarono di nuovo a ridere, andando letteralmente in visibilio quando la ragazza gettò loro addosso la poca birra rimasta nei bicchieri.

– “Ma” andatevene affanculo!

Mary si allontanò, spingendo le unghie nei palmi e mordendosi la lingua, senza sapere dove andare. Con la gonna lunga a fiori, i sandali e la canottierina beige, se avesse trovato una macchina del tempo si sarebbe catapultata a Woodstock, a bere, fumare e scopare tutta la notte sull’erba, chiudendo un occhio sulla qualità della musica. Invece era lì, in mezzo al nulla, senza neanche aver mai fatto la patente.

Qualcuno stava iniziando ad arrivare e i ragazzi e le ragazze cominciavano a dedicarle delle occhiate, ma in trenta secondi aveva già perso ogni desiderio di farsi toccare.

Era volubile. Lo sapeva.

Adrian e Liv erano seduti al banchetto, senza guardarsi né parlare. Immobili e vestiti completamente di nero, sembravano due corvi. In un anno li aveva sentiti emettere dei suoni sei o sette volte, senza capirci niente.

Girò la testa dall’altra parte e si soffermò su una signora non più giovanissima, coi capelli corti a spazzola e le labbra scure, seduta a un tavolino misero tra lo stand di borse e quello di oggetti africani.

Una candela cambiava colore, illuminandole la faccia di verde e di bianco, ma il pezzo forte era costituito da una scritta a pennarello su un cartone sgualcito, appoggiato a una gamba del tavolo. Diceva: “Leggo il futuro”. E più sotto, in piccolo: “Ma tanto sai già come va a finire”.

Nonostante l’incazzatura, a Mary venne da ridere. Fece qualche passo verso di lei e le chiese il prezzo.

– Per te cinque euro.

– Sei brava! Hai già percepito che sono una poveretta?

La donna sorrise e fece di no con la testa, girandosi verso le due statue norvegesi: – Zero vinili e zero magliette vendute. Non voglio infierire.

Mary tolse la banconota dalla borsetta e si sedette, spostando i capelli su una spalla e accavallando le gambe.

– Che begli orecchini che hai, – notò la fattucchiera.

– La falce e la colomba. Non so che significato abbiano, ma li ho visti a un mercatino di Berna, prima di un concerto, e li ho presi. Ma sono una che cambia gusti abbastanza in fretta.

– Che cosa vuoi sapere? – tirò fuori le carte e iniziò a mescolarle, con un movimento lento e armonioso che catturò l’attenzione di Mary.

– Continua a mischiare ancora un po’. Ti dispiace?

– No, figurati. Per cinque euro, questo e altro.

Il mix di carne alla griglia e incensi africani era quanto di più ributtante si potesse respirare; ancora due minuti e avrebbe avuto le visioni anche un cadavere.

– Non ci credo a queste cose, – disse Mary, – a gente che dice di sapere che cosa succederà agli altri… o a se stessa. Ai preti e alle religioni, per capirci. Ma so che se ti comporti in una certa maniera hai più probabilità che determinati fatti ti accadano.

– Non credi in Dio?

– Dio? Boh, non lo so. Non so neanche come si prepara la carbonara, dovrei sapere se esiste dio?

– Beh… ti confermo che la carbonara esiste.

– Giura!

Sorrisero, poi restarono un po’ in silenzio.

 

‘L’usurpatore’ di Emanuele Rizzardi: un romanzo storico che porta alla luce le gesta di Alessio Filantropeno

L’usurpatore, edito da Assobyz, è l’ultimo romanzo di Emanuele Rizzardi. Classe 1990, Emanuele nasce e vive a Legnano. Laureato in Lingue presso l’Università La Cattolica e attualmente lavora come project manager presso una multinazionale della meccanica. Appassionato di storia medievale bizantina e del Caucaso fin da bambino, si forma da autodidatta sui saggi dei più noti storici contemporanei e non. Bizantinista, scrittore, divulgatore, Rizzardi collabora con varie testate di settore, associazioni e radio. Fa parte del direttivo dell’Associazione Culturale Byzantion. Del 2018 è la sua opera prima L’ultimo Paleologo, edita da PubMe. A due anni di distanza lancia sul mercato editoriale  il suo nuovo scritto.

 

L’usurpatore: Sinossi

L’usurpatore- Copertina

L’usurpatore è un romanzo storico di 427 pagine. Il libro è uscito in italiano ma successivamente è stato tradotto in inglese con il titolo di Usurpator

Tessalonica, gennaio 1324

Quando riceverai questa lettera, mio caro Michele, potrei essere un cadavere freddo e rigido in una fossa comune. Chi ti scrive e Alessandro filantropeno, il tuo vecchio e logoro padre, o almeno quanto di lui rimane. Oggi sono venuti a casa dei soldati di Andronico. << Preparatevi filantropeno, perché domani mattina a quest’ora verremo a prelevarvi e sarete scortati a Costantinopoli. Ordine del Basile Basileus>>, mi hanno detto, senza far trasparire troppe emozioni.  <<Che sia così!>>, ho risposto senza protestare e quasi sogghignando. Non ho alcun dubbio sul mio destino in un certo senso vi anello da molti anni. Sono stanco, il nero dei miei capelli ha lasciato totalmente spazio un grigiore pallido, mentre la mia pelle chiarissima diventa sempre più insofferente ai raggi del Sole, facendomi sentire un reietto rintanato in casa. Non sono per niente dubbioso sul perché il Basileus mi faccia prendere per uccidermi proprio ora, dopo quasi 30 anni dal nostro ultimo incontro; La mia stessa esistenza è un affronto alle sue politiche fallimentari. Io sono la prova vivente dell’inettitudine, miopia e stupidità del nostro sovrano Andronico II Paleologo, per volontà di Dio, ma non certo mia. Me lo aveva detto, vedremo se ora avrà almeno il fegato di mantenere la parola. Gli occhi di chi, come me, ha ricevuto la carezza di una lama rovente sono molto deboli e questo sforzo di scrittura mi sta costando ben più di un dolore, perciò presta molta attenzione a queste mie parole perdonami per eventuali errori; non è facile riassumere tanti fatti a distanza di molto tempo. […] Sappi che in questa lettera avrei solamente la verità, la pura, semplice e cruda verità. Ora che anche tu stai percorrendo le mie orme come soldato, fai tesoro delle mie parole, potrebbero tornarti utili in futuro…Ti darò consigli e ti farò rivivere le mie esperienze attraverso l’inchiostro […]

Gli ultimi anni del ‘200 sono durissimi per il già provato Impero Bizantino, recentemente ricostituitosi a Costantinopoli, sotto la spregiudicata e agguerrita famiglia dei Paleologi. Quel che rimane delle ricche province d’Asia Minore è caduto nell’anarchia. Bande di razziatori turchi, avide di bottino e terre, saccheggiano ripetutamente le campagne, costringendo i cittadini dell’impero a tentare una disperata fuga verso la costa o ad arroccarsi dietro alle mura di antiche e solide fortezze.
Nel frattempo Karman Bey, signore musulmano di Mileto, aumenta il suo potere a dismisura e raduna un esercito abbastanza grande da convincere la corte di Costantinopoli a rispondere con ogni mezzo a sua disposizione. Il sogno turco di conquistare la “regina delle città” sembra poter diventare una triste realtà.

Il Basileus Andronico II ripone le sue speranze nel giovane nipote Alessio Filantropeno, incaricandolo di porre definitivamente fine alla pressione nemica e conservare quanto rimasto, prima che sia troppo tardi. Alessio, euforico all’idea di mettere in mostra le proprie qualità come comandante militare, scoprirà che gli intrighi, i giochi di potere e la guerra hanno sempre un prezzo da pagare, e le sue illusioni giovanili andranno incontro ad una realtà amara.

Tutte le vicende ruotano intorno al declino dell’impero bizantino e alla nascita di quello Ottomano. La storia, scritta in forma epistolare, racconta la vita e le gesta del generale Alessio Filantropeno, nipote di Basileus Andronico II, appartenente alla dinastia dei Paleologi.

La famiglia dei Paleologi (Greco: Παλαιολόγος, pl. Παλαιολόγοι) fu l’ultima dinastia a governare l’Impero Bizantino. In seguito alla Quarta crociata alcuni membri della famiglia fuggirono a Nicea e qui riuscirono a mantenere il controllo dell’impero in esilio. Michele VIII Paleologo divenne imperatore nel 1259 e riconquistò Costantinopoli nel 1261. I discendenti di Michele governarono fino alla caduta di Costantinopoli, nel 1453, rendendo i Paleologi la dinastia di regnanti più longeva nella storia Bizantina. Il motto della famiglia era Basileus Basileon, Basileuon Basileuonton (Βασιλεύς Βασιλέων, Βασιλεύων Βασιλευόντων, cioè “Re dei Re, Regnante dei Regnanti”). A causa dei loro matrimoni con le famiglie d’occidente i Paleologi furono la prima famiglia Imperiale ad adornarsi di simboli occidentali su cimiero e stemma. Utilizzarono l’aquila bicipite Imperiale nera in campo oro, oppure una croce accantonata da quattro B d’oro girate all’esterno in campo rosso.

La stessa B che appare sulla copertina del libro nella scritta Bysantion. L’usurpatore narra uno spaccato storico brevissimo quasi mai trattato in altri romanzi dello stesso genere: siamo in pieno tramonto dell’impero bizantino e il  libro restituisce le imprese del giovane generale Alessio Filantropeo, una figura non molto conosciuta se non nei manuali di bizantinista.

Lo stesso Emanuele Rizzardi dice: “Il filantropeno è una figura unica ed eccezionale del suo tempo. Quella di voler dare voce alle sue gesta e stata una scelta naturale”

Guido Borghi Unige dell’Associazione Culturale Byzantion scrive nella sua recensione: “Le gesta del generale bizantino Alessio Filantropeno (ca. 1270-dopo il 1340) in Anatolia Occidentale negli anni 1293-1295 vengono qui ricostruite nella pregevole forma artistica di romanzo storico fondato sull’analisi scrupolosa e al tempo stesso critica delle fonti primarie coeve. La vicenda, pienamente rappresentativa delle dinamiche geopolitiche dell’epoca, si configura altresì come un paradigma storico generale e ha rilevanza a livello di Filosofia della Storia”.

L’usurpatore è, dunque, un romanzo storico, ma anche il racconto di prodezze, guerre civili, suspence, gloriosi combattimenti e avvincenti battaglie per accattivare non solo gli appassionati del genere.

 

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