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Natalino Sapegno

Natalino Sapegno, tra rigore e chiarezza

Natalino Sapegno (Aosta 1901 – Roma 1990), è stato senza dubbio uno dei più influenti storici della letteratura e critico. Di formazione crociana, posizione che liquiderà in seguito in nome di una problematica più concreta e comprensiva, in chiave “figurale”, Sapegno nasce ad Aosta nel 1901 vive i primi anni a Torino, dove frequenta le scuole elementari e ginnasiali, durante le quali ha come compagno di studi Carlo Levi, al quale sarà legato per tutta la vita da un’amicizia indissolubile. Nell’autunno del 1918, non ancora diciassettenne, si iscrive alla facoltà di Lettere di Torino, dove segue con particolare interesse i corsi di Ferdinando Neri e Gaetano De Sanctis. Nel capoluogo piemontese Sapegno si lega con fraterna amicizia a Piero Gobetti, collaborando alle sue iniziative culturali e scrivendo assiduamente sulle sue riviste.

L’avvento del fascismo, che coincide con il conseguimento della laurea (discussa nel 1922 con una tesi su Jacopone da Todi), lo spingono ad una scelta di vita più raccolta. Vinto il concorso nazionale per una cattedra nelle scuole medie superiori, si trasferisce nel 1924 a Ferrara e si dedica all’insegnamento nel locale Istituto Tecnico, approfondendo la sua formazione letteraria a partire dagli autori della letteratura italiana dei primi secoli e nutrendosi di letture a tutto campo, di scrittori sia italiani contemporanei sia stranieri. Frutto delle sue letture sono un centinaio di saggi, recensioni e articoli su varie riviste. Nel 1930 esercita la libera docenza presso le Università di Bologna e di Padova. In questi anni esce il poderoso volume su Il Trecento della «Storia letteraria d’Italia» che lo impone all’attenzione del mondo accademico. Qualche anno dopo, nel 1936 è chiamato all’Università di Palermo; dopo un solo anno viene scelto a coprire la prestigiosa ed allora unica cattedra di Letteratura italiana all’Università di Roma che ricoprirà fino al 1972.

Nel frattempo era uscito il primo volume del Compendio di storia della letteratura italiana, di cui verranno successivamente pubblicati il secondo e il terzo volume rispettivamente nel ’41 nel ’47. Tra la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio degli anni cinquanta Sapegno entra in contatto con i giovani antifascisti della facoltà di Lettere romana, tra cui Amendola, Ingrao, Trombadori, Salinari, Muscetta. Questi sono gli anni che vedono il pieno dispiegarsi della sua maturità critica in numerosi saggi a partire da Manzoni, Laopardi, Porta, Alfieri, Carducci Verga e molti altri; molti di questi saggi saranno successivamente raccolti in due importanti volumi, Pagine di storia e Ritratto di Manzoni. Per buona parte degli anni ’50 il critico è assorbito dal commento alla Divina Commedia che resta ancora oggi modello insuperato di metodo critico e di rigore filologico per la quale ricorre agli antichi chiosatori rifiutando ogni lettura estetizzante. Nel 1954 entra a far parte dell’Accademia dei Lincei. Nel 1976 lascia definitivamente l’insegnamento universitario proseguendo la sua attività di critico. Nel 1980 viene pubblicato presso Bulzoni l’ultimo di cinque volumi di scritti in suo onore, contenente le sue pagine disperse. Si spegne a Roma l’11 aprile 1990.

L’impronta lasciata da Sapegno nel campo della critica letteraria è stata fondamentale. Nessun altro storico della letteratura ha saputo unire l’esemplare rigore critico con la chiarezza ed l’eleganza di esposizione. Della sterminata bibliografia di Natalino Sapegno, alcune opere sono considerate dei classici della letteratura tout court.

Critica contemporanea divina commedia letteratura italiana Natalino Sapegno 2015-02-23

About Michela Iovino

Le parole aiutano la "coraggiosa traversata" della realtà, così scrisse una volta Elsa Morante. Lo credo anche io, fermamente, per questo scrivo. Amo l'arte, la musica classica, il cinema e in particolar modo la letteratura, che è essenziale punto d'appoggio. Nei frattempo della vita colleziono storie, forse un giorno ne scriverò qualcuna!
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