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Guia Zapponi

Guia Zapponi: “Il teatro è un luogo di catarsi e per cercare di capire che cos’è la vita”

Guia Zapponi classe 1977, è una attrice, produttrice e regista milanese. Dopo gli studi teatrali fra la City Lit di Londra e la Scuola del Teatro Stabile di Genova, la vita di Guia si divide fra teatro, cinema e televisione sia sulla scena che dietro le quinte. Artista poliedrica e dal corpus artistico molto nutrito.

Dal 1995 interpreta ruoli principali in teatro tra cui Il postino di Neruda (regia di Memè Perlini), Giulietta e Romeo (regia di Nicolaj Karpov), Olga (regia di Maura Cosenza), La bisbetica domata (regia di Marco Cesobono), Il Rompiballe (regia di Andrea Brambilla), Posta prioritaria (regia di Sara Bertelà),  Tre voli (regia di S. Bertelà), Bash (regia di Marcello Cotugno), Don Chisciotte (regia di Maurizio Scaparro), Theatre Ouvert (progetto teatrale presso il Teatro Stabile di Torino, di Elisabetta Pozzi).

Guia Zapponi nel DON CHISCIOTTE

Dal 2005 al 2012 lavora in televisione per Rai e Mediaset. In Gente di mare è Laura, sempre lo stesso anno in Codice Rosso interpreta Stefania (regia di Riccardo Mosca) e nel 2008 è Lina ne La Squadra (regia di G. Leacche) e nel  2012  partecipa al film tv Il Matrimonio (regia di Pupi Avati). Successivamente interpreta la sorella di Elena Sofia Ricci nel film tv Le due leggi (regia di Luciano Manuzzi 2013) e successivamente partecipa come protagonista nella serie di successo Don Matteo 10 (regia di Jan Michelini 2015).

Guia e Terence Hill in Don Matteo
Guia e Terence Hill in Don Matteo

 

Per quanto riguarda cinema, l’attrice esordisce nel 2004 con il film Non aver paura (regia di Angelo Longoni) successivamente Una talpa al bioparco (regia di Fulvio Ottaviano). Tra i tanti cortometraggi partecipa come Maria Maddalena in Jesus-il Miracolo italiano (regia di Franco Di Pietro). Il suo curriculum è impreziosito da svariati sodalizi artistici: Guia inizia la collaborazione con un maestro del cinema come Pupi Avati partecipando ai film Il figlio più piccolo, Una sconfinata giovinezza, Un ragazzo d’oro e Un Viaggio lungo cent’anni. Lavora con Carlo Verdone nel film Sotto una Buona Stella.

 

 

 

 

 

Guia Zapponi- Sotto una buona stella
Guia Zapponi- Sotto una buona stella

Con il regista genovese Ildo Brizi  gira due cortometraggi e un lungometraggio come protagonista assoluta Danza Macabra 2014 che vince quest’anno come miglior film di genere al Terra di Siena International Film Festival. Ha lavorato ad una commedia al femminile in uscita al fianco di Paola Minaccioni, Violante Placido e Claudia Pandolfi dal titolo Alice non lo sa

La sua carriera conta anche alcune esperienze all’estero: Guia è stata protagonista nei  film Sharkskin (regia di Dan Perri 2013)  Nothing like the sun (regia di Nguyen Nguyen) Nine-eleven ( regia di Martin Guigui) Los Angeles 2016 e Zeroville (regia di James Franco 2014).

in Sharkskin

Come regista debutta nel 2007 nel suo primo documentario girato in Mauritania, sostenuto dal Ministero dei Beni Culturali, sui cambiamenti climatici proiettato all’interno della settimana sostenibile dell’UNESCO a Roma.

Guia continua la sua esperienza di regista in teatro firmando la regia teatrale di Cena con Burlesque con ben 200 repliche e produce The Great Carouesel.

Guia Zapponi -The Great Carouesel
Guia Zapponi –The Great Carouesel

Si è cimentata nel cinema con la regia del  suo primo cortometraggio dal titolo Paludi e il suo secondo corto dal titolo Una scatola piena di Luce con Giulia Lazzarini, Sara Bertelà e Ginevra Ghisleni, acquistato da Rai Cinema ha vinto una menzione speciale al Terra di Siena International Film Festival.

Come regista firma tre documentari: Journey To Mauritania, Oman Expedition acquistato da De Agostini e il suo ultimo film Soul Travel prodotto da RS Productions branchia di Rolling Stone Italia è uscito al cinema in tutta italia ad agosto 2021. Proprio con quest’ultimo Guia Zapponi è stata premiata al 25° International Terra di Siena Film Festival nella categoria “Migliore Regia Documentario”.

Nella sua carriera Guia ha prestato il suo volto anche per noti spot pubblicitari e nel corso della sua carriera si preoccupa di curare anche degli aspetti organizzativi e della produzione teatrale e cinetelevisiva. Dal 2008 al 2016 per La Biennale di Venezia si occupata dell’organizzazione del Festival di Venezia nel settore Delegazioni Film.

Guia Zapponi è un’attrice di talento, quel tipo di interprete che lavora non in virtù della popolarità e del successo, ma per amore dell’arte. Un’attrice pensante e generosa, preziosa per il nostro spettacolo.

 

1 Chi sono i maestri del cinema italiano? Quali caratteristiche devono avere secondo lei?

Quando mi viene chiesto chi sono i maestri del cinema italiano mi vengono in mente i grandi del passato De Sica, Fellini, Antonioni, Rossellini e Monicelli. Sono maestri del cinema indiscusso, conosciuti in tutto il mondo. È ovvio che poi ci sono delle persone, comunque, molto in gamba anche oggi e che si potrebbero chiamare maestri. Abbiamo avuto un grande cinema soprattutto in quegli anni. Quello è storia. Ascoltavo proprio l’intervista di un’altra attrice, Monica Vitti appunto, e diceva che in quei tempi spesso i registi non prendevano attori usciti dalle accademie, ma prendevano gente della strada. L’attore era visto come un personaggio non comodo su un set. Per cui non solo erano dei maestri ma, in più avevano una grande creatività. Le caratteristiche che dovrebbero avere secondo me i registi sono sicuramente la creatività, la scrittura- perché il cinema parte dalla scrittura- e una visione, cioè un immaginario. E questi maestri le avevano.  Anzi credo che oggi chiunque faccia cinema deve avere secondo me queste tre caratteristiche.

2 A proposito di maestri, ha lavorato con Pupi Avati, lo trova un cineasta più ruvido o sentimentale? Cosa ha imparato stando a contatto con lui?

Ci sono registi di grande calibro e Pupi Avati è uno di questi. La sua filmografia è abbastanza corposa. Il suo ultimo film, quello su Dante, secondo me è molto interessante. Con lui ho fatto “Una sconfinata giovinezza” un film su una malattia che però non ha avuto a mio avviso il giusto spazio. Lui fa dei film, molto belli, molto difficili ma che magari posso non avere una grande risonanza. Ruvido o sentimentale? Io direi una via di mezzo. La cosa che ho imparato da lui sicuramente il rapporto che ha con gli attori. È molto bravo ad istaurare il rapporto registra-attore. Ha usato persone che non erano attori e li ha trasformati in attori, ad esempio, Katia Ricciarelli. Tanti altri che magari avevano altre professioni. O attori che venivano da tutt’altro cinema, magari, comico, commedia e lui li ha usati nel drammatico. È stato molto bravo da questo punto di vista: sa come parlare agli attori e li conosce. Un aspetto che si dovrebbe tenere conto quando si fa cinema. Perché non è importante solo quale macchina da presa usi o quale luce o qual è il direttore della fotografia o come fai l’inquadratura, ma se  non riesci ad avere una relazione, un rapporto con gli attori, in un certo modo, non riesci a tirar fuori da loro le emozioni, e se non riesci non puoi emozionare il pubblico. È un po’ una catena. Essendo attrice, avendo fatto tanti set, non è solo l’empatia, ma è sapere qual è lo strumento dell’attore, il proprio corpo la propria psicologia. Sapere come parlargli, cosa chiedergli, come chiederglielo. Se sai come parlare e quali emozioni vuoi tirar fuori dall’attore questo cambia il film. Questo l’ho imparato da lui proprio guardandolo e osservandolo. Se avessi fatto più film con lui avrei imparato come usare  al meglio il linguaggio cinematografico. È una persona di grande talento.

3 Cos’è è per lei il palcoscenico Guia? Un territorio neutrale dove si inventa l’uomo, il luogo ideale per essere se stessi, un modo per sfuggire al destino?

Per me il palcoscenico è un luogo in cui esprimersi, in cui attraverso i personaggi si riescono ad esprimere alcune potenzialità ed emozioni. Il teatro è un luogo di catarsi, nel senso che si va a teatro per cercare di capire che cos’è la vita.

4 Il mondo visibile ed invisibile si toccano di più in teatro o al cinema? Ritiene che il teatro sia più veritiero del cinema, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto tecnico, la messa in scena, la recitazione, ecc?

Il teatro  è presenza. Il cinema è visione. Poi, ovviamente la cosa bella è che non tutto deve essere detto, cioè tu metti gli ingredienti e poi lasci anche spazio al pubblico. Veritiero no, perché veritiero è soltanto il documentario, perché ciò che si vede è vero, forse nemmeno quello perché comunque è montato e quindi si fanno delle scelte, non si vede tutto. In questa prospettiva nulla è veritiero, neanche il teatro e il cinema sono veritieri perché sono rielaborazioni della realtà. Se poi parliamo di autenticità allora può esserci in tutto.

5 Guia è stata la regista del documentario Soul Travel, incentrato sul tema del viaggio. Cos’è per lei il viaggio? Perché ha scelto proprio Il vulcano Kilimanjaro?

Guia Zapponi- Soul Travel
Guia Zapponi- Soul Travel

Per me il viaggio è come un percorso interiore, per cui io lo vivo così: si può andare alla ricerca di qualcosa, oppure, avere voglia di un cambiamento, quindi intraprendere un viaggio per cambiare alcune cose o per spostarsi comunque da una realtà e vederla sotto un’altra prospettiva. Il mio documentario inizia proprio con un testo filosofico, scritto da Massimo Cacciari nel quale si legge che ci possono essere tanti modi di viaggiare. Ci può essere l’avventura e ci può essere anche soltanto il percorso per andare a fare la spesa che è una sorta di viaggio. Il viaggio che ho inteso in questo film è l’avventura e il cambiamento, quindi il percorso interiore. Avevo scelto due posti: uno era il Tibet e l’altro era la Tanzania. Purtroppo per via del Covid- perché comunque fortunatamente abbiamo potuto lavorare durante il COVID, il Tibet diventava complicato, proprio logisticamente, anche perché le frontiere erano chiuse. La mia idea era di avere una montagna come simbolo da scalare con trekking e il Kilimanjaro che era la seconda possibilità, è stata quella che abbiamo scelto. Se dovessi tornare indietro direi che è stata la scelta più adatta, soprattutto per quello che è successo durante il film, che ha potuto confermare il messaggio che io volevo mandare e cioè che non è importante la meta, ma appunto il percorso e le persone con cui lo tu fai. Un po’ il parallelismo della vita: cioè non è importante arrivare a chissà quali successi. Ognuno ha le sue mete, i suoi sogni… a volte per arrivare a quelle mete si perde una serie di cose e di bellezze che ti dà la vita tutti i giorni. Magari ecco le piccole cose o magari delle cose che puoi fare nel frattempo e che ti regalano comunque delle belle emozioni o belle sorprese. Ho riscoperto che stare insieme agli altri è bello e piacevole, umanamente ti fa sentire bene e utile. Ecco, il Covid ci ha permesso di capire questo messaggio importante.  La meta non è fondamentale, ma tutto il resto dentro questa vita sì: gli amori, le delusioni, le cose, i figli eccetera. Il viaggio sul Kilimanjaro è stata la stessa cosa. Tutti volevamo arrivare alla nostra cima-non era complicato arrivarci, perché ci arrivano tutti con una preparazione minima- ma c’è stato un incendio: il fumo ci ha bloccato, l’ultimo giorno, proprio ad un giorno dalla cima. Questo ha confermato il mio messaggio iniziale abbiamo potuto ammirare tante bellezze, tante cose che ci hanno cambiato e hanno contribuito alla creazione di un bel gruppo.

6 Cosa pensa del cinema italiano?… E delle fiction? Ravvisa in chi fa teatro e cinema d’autore dei pregiudizi  verso queste ultime?

Mi ricordo quando facevo teatro e volevo fare fiction, non dovevo dire che facevo teatro. Ci sono sicuramente i compartimenti cinema, teatro e fiction. Per me un attore può fare tutto.  Sono linguaggi differenti,  oggi hai più possibilità di lavorare bene anche sulle fiction, ma quando io lavoravo su Gente di mare o Codice rosso era tutto molto veloce. Ciak, scena uno, buona, avanti. Se fai teatro fai un mese di prove, lavori molto sul tuo personaggio e non è mai buona la prima. Io come attrice passerei da un linguaggio all’altro senza problemi. Sono un po’ chiusi come mondi e non sono tanto interscambiabili. Con le serie televisive di oggi, forse c’è un po’ più di possibilità di questo interscambio. Ti dico la verità, sono veramente molto positiva sul cinema italiano. Per me è un bel momento. Vedo autori molto interessanti, vedo registi che riescono comunque a fare dei bei film per cui sono molto fiduciosa.

7 Qual è stato l’ultimo film che ha visto?

Io guardo tantissimo cinema, tantissima televisione, mi piace, amo il cinema. L’ultimo che ho visto è stato A Chiara. Poi la Famiglia Addams, ad Halloween, con mia figlia Ginevra che ha 11 anni. Poi ho visto anche Tenet di Christopher Nolan, poi ho visto La Caja Come dire di Lorenzo Virga, che aveva vinto il Leone d’oro. In tv ho visto Revolutionary road di Sam Mendes. Diciamo che guardo veramente tantissimi film e tantissima televisione perché è anche un modo di studiare gli altri. Adesso voglio andare a vedere sicuramente Freaks out- Un film di Gabriele Mainetti. Ed è stata la mano di dio di Paolo  Sorrentino.

8 Regista- Attore è un sodalizio fondamentale per il successo del film. Eppure tra le due figure chi conquista una popolarità immediata è l’attore che sta sullo schermo rispetto al regista che sta dietro. Da cosa dipende a suo avviso? In più è lapalissiano che ci siano più registi uomini che donne. Perché? Quanto è stato difficile affermarsi rispetto a suoi colleghi uomini e in che tipo di ostacoli e preconcetti si è imbattuta ?

L’attore ci mette la faccia e quindi ha una popolarità immediata, il regista ci mette il nome, ma poi dipende anche da paese a paese. Da noi in Italia non so quanta gente esca per vedere un regista o un attore. In America, ad esempio, c’è chi va vedere un film di Nolan anche se molti non sanno che faccia abbia, altri invece scelgono il film perché c’è ad esempio Tom Cruise, Clooney o di Caprio, che sono mondialmente conosciuti.  L’attore tendenzialmente si promuove, si fa vedere anche perché è scelto in base alla sua immagine, corpo e fisicità. Il regista invece deve vendere ai produttori un suo contenuto. Purtroppo, sì ci sono più registi uomini che donne, come in tante professioni. Ci sono anni da convertire perché non abbiamo proprio lavorato come donne, partendo dall’Ottocento e avanti con i secoli. Mentre gli uomini hanno sempre lavorato, si sono create delle posizioni.

Noi ce le stiamo creando adesso e la Rai come altri broadcaster dovrebbe tener presente questo aspetto e dare un pochino più di spazio a registe donne. Ad esempio, quando vado a parlare con i produttori sono tutti uomini, così come le reti sono tutti uomini. La mia idea, quindi, deve valere almeno il doppio rispetto quella dell’uomo, a mio avviso, devi essere molto brava. Se io da donna un giorno dovessi avere una produzione avviata e c’è una donna incita che lavora con me tendenzialmente troverei un modo o comunque spererei che lo stato ci supporti perché queste persone possano lavorare. Io ho lavorato fino quando ero all’ottavo mese e ti dico la verità la Mostra del cinema di Venezia me lo ha permesso e io ne sono stata felice. A me piace lavorare. Noi per di più facciamo lavori per periodo. Io ho scelto per 3 anni di non lavorare e stare con mia figlia. Ma quella è stata una mia scelta ma dopo per rientrare ho fatto e sto facendo tanta fatica. Per di più sono una mamma single, per cui faccio tre volte la fatica che fanno gli altri però ti assicuro mi alzo la mattina e dico anche questa volta ce la faccio a fare questo film. E poi ci sono persone con cui collaboro che sono felici di collaborare con me.

Sono stata a Confindustria per ritirare il magazine in cui ero presente una mia intervista, scritta da Stefano Rudilosso, un grande professionista con cui mi piacerebbe collaborare sul mio prossimo film ambientato nel territorio comasco. Ci sono molte persone con cui sto collaborando al mio prossimo film soprattutto voglio ringraziare Flavio Artusi, produer e assistente alla regia, Giovanni Stilo, per la parte di scrittura iniziale e Lucio Montecchio e Dario Sonetti, professori universitari collaborazioni scientifiche per la scrittura del prossimo film. Ci sono tanti uomini e poche donne che hanno ruoli importanti. Secondo me l’involuzione di marcia ci sarà ed è una questione cultura. Dovremmo affermare i nostri diritti con determinazione. Ci sono molte registe donne brave. Anche attrici che stanno facendo film come registe, la Gerini, la Golino che li fa già. Da questo punto di vista sono molto fiduciosa, perché se ci possono essere registi uomini ci possono essere anche registe donne. La cosa migliore è essere considerati essere umani qualsiasi sia il genere, la razza ecc. I preconcetti in cui mi sono imbattuta sono tanti. Una donna deve sempre stare attenta a tante cose, perché si deve promuovere, deve essere piacente, ma dall’altra parte c’è la tua vita, le tue cose, le relazioni con chi vuoi tu. Sono fili molto labili. Non mi interessa né della fama né dei soldi se poi io mi guardo allo specchio e sono felice con me stessa quello che ho fatto va bene. È faticoso come attrici, non è una cosa solo mia, l’abbiamo vista con il Me too e non è solo nel cinema ma ovunque dall’azienda, alla musica, in qualsiasi settore. Ognuno dentro ha i suoi valori e fa delle scelte. Quando hai la possibilità di scegliere è già una grande cosa.  Quando avevo 19 anni e sono andata a Roma avevo per fortuna al mio fianco avevo il mio ex compagno che credeva in me: mi disse che sarei diventata una brava attrice, di studiare e che il resto lo avrebbe fatto la vita Non entrare in certe spirali perché potresti pentirtene. Io l’ho seguito, per fortuna avevo lui. Una ragazza potrebbe anche perdersi. Invece a volte bisogna avere la forza di dire no.

Ho fatto lo stabile di Genova poi sono passata al cinema con una consapevolezza differente. Magari non sono diventata famosa a vent’anni ma non so neanche se certi escamotage possano portare alla fama, forse sì o forse no. Alla fine, ognuno fa i conti con se stesso e la cosa più importante è conoscere se stessi e fare ciò che è nella tua natura, ciò che ti dice la tua voce interiore in modo tale che tu vivi serena con te stessa. Io, Guia, non giudico e non mi interessa. Voglio essere una persona onesta, pulita e leale. Ho combattuto con le mie paure, con le mie fatiche. Ognuno fa un suo percorso, che è unico, ognuno ha il suo modo di crescere ed imparare le cose, di fare gli errori. L’80% della mia vita è il mio lavoro. Quella è una parte importante e quindi devi condividerla con una persona che magari ha fatto un percorso simile oppure lo comprende. Ma se due persone si supportano in qualsiasi caso, lavorativo o sentimentale, è una bella relazione. Tornando alla questione lavorativa, dico che ci sono molti produttori a credere nelle donne per cui si deve provare e se una strada non va bene chiuderla e intraprenderne un’altra.

9 A cosa sta lavorando e quali sono i suoi progetti futuri? 

Sto lavorando ad un film ed è una storia stupenda secondo me. È il mio primo lungometraggio ed è la mia prima esperienza come regista in questo senso. È una storia pazzesca che ho inventato e parla della relazione tra essere umano e piante. Anche su temi di attualità come ambiente e sostenibilità. Poi c’è una parte di invenzione perché non è scientificamente provato quello che andremmo a raccontare nel film. La storia parte da un continente straniero: la Costa Rica e poi giriamo il film tra Milano e Como. E’ un thriller, ci sarà all’inizio una bella scena in Costa Rica per proseguire poi Italia. Il Film mi piace molto, ci sto lavorando da un po’ e dovremmo a dicembre finire la prima stesura della sceneggiatura e iniziare la produzione l’anno prossimo.

 

 

 

 

About Melania Menditto

Mi chiamo Melania Menditto. Sono laureanda in Lettere presso l'Università Federico II di Napoli. Amo la Letteratura, il Teatro, la Poesia, la Scienza forense,la Musica. Da sempre ammaliata dal Mondo di carta, sogno di farlo esplorare ai tanti, grandi o piccoli che siano.

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