La parola e l’algoritmo: l’evoluzione della narrazione nel XXI secolo

La parola e l’algoritmo: l’evoluzione della narrazione nel XXI secolo

Il Novecento ci ha lasciato in eredità il compito di decifrare la complessità, di dare un ordine al caos attraverso il potere della parola. Da Joyce a Calvino, la letteratura ha esplorato le possibilità infinite della struttura narrativa, insegnandoci che ogni testo è, in ultima analisi, un labirinto costruito con cura.

Oggi, in un’epoca dominata dalla rapidità del flusso digitale, ci interroghiamo su quanto sia cambiato il nostro modo di leggere, di interpretare e, soprattutto, di interagire con il mondo. Non siamo più spettatori passivi di una pagina che resta ferma nel tempo; siamo diventati parte di un’architettura in continua mutazione, dove la narrazione si adatta costantemente al mezzo che la trasmette.

L’estetica della precisione digitale

Questa metamorfosi non riguarda solo la letteratura in senso stretto, ma tocca l’intero sistema dei nostri linguaggi. Quando ci interfacciamo con le nuove tecnologie, non stiamo solo compiendo un atto tecnico, ma stiamo partecipando a una nuova forma di scrittura, fatta di icone, di percorsi logici e di gerarchie visive che cercano, spesso con successo, di mimare la chiarezza di una pagina ben composta.

In questa ricerca di equilibrio tra contenuto e forma, alcuni portali web sono riusciti a elevare il design delle proprie interfacce a una vera e propria estetica della consultazione. Pensiamo, per esempio, all’architettura informativa di NetBet.it, che riesce a declinare una grande mole di dati in un ambiente di navigazione estremamente pulito e coerente; qui, la precisione del linguaggio grafico diventa il presupposto necessario per una fruizione serena, trasformando l’atto della consultazione in un’esperienza ordinata, quasi come se fossimo di fronte a un indice ben redatto che ci guida senza ambiguità attraverso i contenuti.

Il lettore contemporaneo tra carta e pixel

Il lettore di oggi non è che il discendente diretto di quello che analizzava il flusso di coscienza nel secolo scorso. La differenza risiede nella velocità: il Novecento ci ha dato il tempo per la riflessione, il XXI secolo ci impone la rapidità della comprensione. Eppure, il desiderio di fondo resta identico: trovare un ordine capace di sostenerci.

La tecnologia, quando è progettata con intelligenza, non cancella questa necessità, ma la supporta. Saper distinguere tra un ambiente digitale approssimativo e uno progettato con rigore è una competenza fondamentale per chiunque voglia continuare a vivere la cultura con consapevolezza, senza farsi sopraffare dal rumore di fondo che la rete, spesso, genera.

Verso un nuovo umanesimo tecnologico

Non dobbiamo temere questo passaggio alla dimensione digitale. La letteratura stessa, nelle sue forme più sperimentali, ha sempre anticipato il bisogno di interattività, il desiderio di uno spettatore che diventi co-autore. Se oggi navighiamo su portali che rispondono ai nostri comandi con estrema reattività, stiamo solo realizzando, su scala tecnologica, ciò che gli avanguardisti avevano solo potuto immaginare.

La sfida, per chi ama la cultura, è quella di restare vigili, di non farsi sedurre dall’automatismo fine a se stesso. L’umanesimo, in fondo, consiste proprio nel saper dare un senso ai mezzi che utilizziamo, non nel lasciarci guidare passivamente da essi.

La continuità della ricerca

In conclusione, la nostra ricerca di significato non si ferma davanti allo schermo di un computer. Anzi, forse è proprio lì che essa si rigenera, cercando nuove forme espressive. La qualità del design, la cura nella scelta dei termini, l’attenzione per la struttura: sono questi gli elementi che continuano a fare la differenza tra il valore e l’effimero.

Che si tratti di un saggio letterario o di un’infrastruttura digitale, ciò che conta è l’intenzione dietro l’opera, la volontà di creare un ponte tra l’idea e chi la riceve. Continueremo a riflettere su queste trasformazioni, con la certezza che, finché ci sarà la volontà di ordinare il pensiero, la tecnologia non sarà che un nuovo, affascinante palcoscenico su cui mettere in scena la nostra infinita voglia di comprendere il mondo.

 

‘Tutta una questione di algoritmo’: il romanzo d’esordio di Luca Bovino

Tutta una questione di algoritmo, edito da Brè Edizioni è l’opera prima di Luca Bovino. Lo scrittore pugliese nasce a Grottaglie il 25/01/1977, dove tutt’ora vive; avvocato da quasi vent’anni, vincitore del premio Toga D’Onore nell’anno 2005 conferito dall’Ordine degli Avvocati di Taranto per la migliore affermazione nell’esame di abilitazione. Sposato, con due figlie, condivide con la sua famiglia passioni, chiacchiere e letture. Ha scritto diversi saggi di interesse giuridico, pubblicati su libri e riviste di settore. Bovino cura un blog di recensioni letterarie dal titolo dalrecensore.wordpress.com.

Con Tutta questione di algoritmo, Luca Bovino, debutta nel panorama della narrativa italiana, con cui viene premiato con la Menzione Speciale al Premio Bukowski 2020, arrivando finalista nella cinquina del I concorso internazionale Montag 2020.

Tutta una questione di algoritmo: Sinossi

Tutta una questione di algoritmo

Tutta una questione di algoritmo esce sul mercato editoriale il 14/10/2020:

Arrivò lunedì, il giorno della partenza.  

Tutti consigliano di mantenersi liberi, il giorno della partenza,  quando si affronta un viaggio in aereo. Per avere più tempo per  preparare la valigia, arrivare all’imbarco senza rischi, ridurre  l’impatto dei contrattempi. 

Perché l’aereo non è come il treno. Se arrivi in ritardo non c’è  nessun aereo successivo da prendere. C’è solo la catastrofe. Quel lunedì, però, andò a lavorare. Ed ebbe un pomeriggio pieno  di nodi da sciogliere. Non poté farci nulla. Era il lavoro. E il suo  lavoro non aveva pietà per nulla, neanche per le partenze.  Faccende indolenti e sfacciate doglianze erano gli ingredienti delle sue diete. Che ingurgitava senza ritegno, presumendo d’avere  lo stomaco per digerirle. 

Diciannove e trenta.  

Era solo, nella piccola stanza del suo ufficio e stava ancora  aspettando che la casella di posta elettronica caricasse gli ultimi  documenti.  

Sul biglietto d’andata c’era scritto che alle dieci di sera l’imbarco  sarebbe stato chiuso. Il volo partiva da Bari. E per arrivarci  occorreva almeno un’ora e mezza di macchina. A stare larghi. 

E invece di prepararsi era ancora lì, lo sguardo fisso sulla  colonnina nello schermo, che cresceva con la lentezza di un bradipo  zoppo. Ogni tanto inseriva fogli nello scanner, e poi tornava al suo  monitor. Poi rispondeva al telefono, e ricacciava gli occhi lì. 

Annotava improvvisi ricordi sull’agenda, e ricominciava ad  almanaccare nello stesso punto.

La nostra vita è regolata da un algoritmo? Non lo so, di certo siamo parte di un immenso meccanismo composto da sette miliardi di rotelle e, quando se ne inceppa una, nascono i problemi. Come al nostro avvocato, cui manca un bonifico ed è costretto a un precipitoso viaggio a Bologna per recuperare la somma. Cosa volete che sia un volo aereo Bari-Bologna? Eppure… quando l’algoritmo non gira, quando gli ingranaggi s’inceppano, accade di tutto: il traffico, il navigatore, i passaggi a livello, il nervoso! La perdita della lucidità, sommata alla fretta, al timore di non farcela, renderà un banale viaggio di lavoro in una giungla inestricabile di problemi, di frustrazioni, di discussioni, di insidie devastanti. Ce la farà il nostro eroe a raggiungere l’agognata meta? Riuscirà a recuperare la somma bramata? Speriamo, sperando non cambino di nuovo l’algoritmo, vero Mr. Zuckemberg?

L’autore racconta la storia di un viaggio di lavoro nel quale il protagonista finisce per trovarsi in una serie di situazioni paradossali da cui trae esperienze angosciose, e finisce per smarrire ogni rapporto coerente con la realtà, e con sé stesso.

Nelle nebbie del suo delirio onirico, il malcapitato eroe realizza che ogni programma razionale è ormai infranto, e non gli resta altro che contemplare le falle del proprio algoritmo esistenziale.

La resa onirica della trama è presente nel testo attraverso un frequente richiamo ad espressioni eufoniche come: paronomasie, allitterazioni, chiasmi, metri occulti (alessandrini, endecasillabi, quinari, e haiku camuffati all’interno della prosa), oltre a riferimenti espliciti, ed apocrifi come cripto e pseudo citazioni. E altre figure di tensione, come accumulazioni, elenchi, climax e anticlimax, ridondanze, preterizioni, ripetizioni per rendere più realistica l’ossessiva realtà della trama.

Il romanzo – ha dichiarato l’autore Luca Bovino – è nato un po’ da una necessità e un po’ da una scommessa, volevo liberarmi da alcuni fantasmi che perseguitavano da troppo tempo i miei ricordi. E poi volevo sperimentare l’assoluta libertà che offre un testo narrativo inseguendo quel confine irraggiungibile in cui la parola unisce il pensiero con la realtà.

 

 

https://breedizioni.com/libri/tutta-una-questione-di-algoritmo/

 

 

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