‘Smile’: Il fantasma dei Beach Boys

Capita molto raramente di vedere dei fantasmi, ma in campo musicale qualche volta succede ed il “fantasma” più famoso del rock è senza dubbio SMiLE, il leggendario album dei Beach Boys, cancellato improvvisamente a pochi giorni dalla pubblicazione dall’autore Brian Wilson e rimasto inedito per più di quarant’anni. Negli anni la fama di “capolavoro perduto”, di “opera maledetta”, ne ha accresciuto enormemente il fascino facendogli assumere contorni mitici, alimentando, cosi, l’affannosa ricerca di collezionisti e la continua pubblicazione di bootleg contenenti stralci di quelle fantastiche sessions. Nel 2011 il mistero è stato svelato. Le SMiLE Session sono state pubblicate (lo stesso Wilson ne aveva riproposto una sua versione “solista” nel 2003 ma si stratta di tutta un’altra cosa), la scaletta originaria è stata ricostruita svelando l’incredibile bellezza e complessità di un album magnifico e geniale. Difficile anzi difficilissimo, un caleidoscopio di colori e note in cui nulla è casuale ma collocato nel punto esatto in cui era previsto che fosse, seguendo un preciso percorso sonoro ben stampato nella mente dell’autore. Vi si possono trovare suoni “insoliti”, pezzi di altri brani, armonie vocali, struggenti ballate, testi visionari e lisergici, surf e malinconiche ballate, in un mosaico apparentemente senza senso ma che dopo il primo ascolto assume un disegno ben preciso.

“Una sinfonia adolescenziale diretta a Dio”. (Brian Wilson-1966)

Il livello raggiunto in Pet Sounds, viene ampiamente superato attraverso l’ideazione e la composizione di un album in forma di una lunga suite, contenente brani scritti appositamente ed incisi con tecniche innovative, per poi venir legati tra loro con grande forza concettuale ed abilità musicale. Un lavoro monumentale che avrebbe dovuto essere la risposta americana a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles e che avrebbe dovuto proiettare la musica pop in un’altra dimensione.

Our Prayer ed il doo-wop di Gee, per la loro breve durata e mancanza di testo, possono considerarsi l’introduzione ad Heroes And Villans, uno dei pezzi cardine del disco  caratterizzato da continui cambi di tempo e partiture impossibili. Do You Like Worms (Roll Plymouth Rock) riprende il refrain del brano precedente per poi fondersi senza soluzione di continuità con i raccordi di I’m In The Great Shape e Barnyard in cui vengono ospitati versi di animali. Una rivisitazione psichedelica e lisergica di You Are My Sunshine (classico della tradizione americana), intitolata My Only Sunshine (The Old Master Painter/My Only Sunshine), porta a Cabin Essence, altra canzone incredibile, dove alla strofa molto dolce e delicata si contrappone un ritornello martellante e “ondulatorio”.

SMiLE-Capitol Records

La meravigliosa Wonderful, con il suo tono sognante e l’inconfondibile suono del clavicembalo, la scherzosa Look (Song For The Children), la quasi strumentale Child Is The Father Of The Man, l’incredibile Surf’s Up (una delle migliori interpretazioni di Wilson), le divagazioni di I Wanna Be Around/Workshop (con tanto di suoni da falegnameria!), gli ortaggi sgranocchiati di Vega-Tables, il cui ritornello è una delle migliori composizioni dei Beach Boys, l’assurda Holidays, le rarefatte atmosfere di Wind Chimes, la delirante The Elements: Fire (Mrs. O’Leary’s Cow), le pause di Love To Say Dada, il capolavoro indiscusso Good Vibrations ed la deliziosa You’re Welcome, brano di chiusura dell’album, sono tutte parti di un arazzo musicale che prende forma ad ogni microsolco. Un album assurdo, irripetibile che mette in evidenza tutto il genio musicale di Wilson ma anche tutta la sua fragilità psichica che lo porta ad abbandonare il progetto (anche per l’ostilità degli altri membri del gruppo a pubblicare un disco cosi difficile) e lo costringerà ad anni di paranoia e depressione. Non capito, ripudiato, SMiLE viene smembrato ed i suoi pezzi vengono riciclati per dare sostanza a lavori francamente trascurabili (da Smiley Smile a 20/20) scempiandone le intenzioni artistiche e la qualità intrinseca. Ora la domanda è: chissà come sarebbe cambiato il mondo musicale se fosse stato pubblicato nel 1967…

Pet Sounds dei Beach Boys: il fantastico mondo di Mr. Wilson

Pet Sounds-Capitol Records (1966)

Può un disco rasentare la perfezione? Dopo aver ascoltato Pet Sounds, la risposta non può che essere si. Eppure la sua genesi, la sua lavorazione e la sua accoglienza furono tutt’altro che semplici. Alla metà degli anni ’60 i Beach Boys erano i paladini della surf music, corrente musical/esistenziale tipicamente californiana la cui filosofia era incentrata su tre capisaldi: belle ragazze, macchine veloci e, ovviamente, il surf. L’estate senza fine, il calore del sole, amori folgoranti, tutti ingredienti imprescindibili che fecero di questi cinque ragazzi di spiaggia un’ incredibile macchina da singoli capace di sfornare, nel giro di pochi anni, brani di enorme successo quali: Surfin’ Usa, I Get Around, Surfin’ Safari, Fun Fun Fun. Ma nel 1966 le cose cambiarono improvvisamente. Una nuova consapevolezza sembrò pervadere il gruppo. La fine dell’adolescenza, l’avanzare di una nuova stagione, la cognizione che tutto ha una fine, portarono i Beach Boys ad un punto di svolta. Dopotutto all’estate segue sempre l’autunno, dopo il giorno arriva sempre la sera. In ambito musicale, l’uscita, nel dicembre del 1965, di Rubber Soul dei Beatles, spinse Brian Wilson, leader riconosciuto del gruppo, ad alzare notevolmente il tiro della sua ambizione musicale.

« Non ero preparato per quell’unità. Sembrava che tutto stesse bene insieme. Rubber Soul era un insieme di canzoni… che in qualche modo andavano insieme come in nessun album mai prodotto, e io ero molto sorpreso. Dissi: “Ecco. Ora sono davvero stato spinto a fare un grande album.” » (B. Wilson)

Quasi ricalcando le orme dei Fab Four, Brian Wilson smise di andare in tournèe (anche per crescenti problemi mentali), si chiuse in studio ed, insieme al paroliere Tony Asher, cominciò a lavorare a quello che sarebbe stato il suo capolavoro. Una tecnica di registrazione stupefacente (lo studio usato come uno strumento), testi crepuscolari venati di malinconia, strumenti insoliti, suoni inediti, primi accenni di elettronica fecero di Pet Sounds un caleidoscopio di colori e sensazioni assolutamente all’avanguardia. Dai mandolini di Wouldn’t It Be Nice, alle ondeggianti armonie di You Still Believe In Me, dai corni francesi di God Only Knows, alla leggendaria rilettura dello standard country Sloop John B., fino al theremin di I Just Wasn’t Made For These Times ed al latrato dei cani in Caroline No, tutto in quest’album segue un preciso filo logico, un chiaro disegno musicale scaturito unicamente dalla mente e dal genio di Brian Wilson. Gli altri membri del gruppo furono usati solo come meri esecutori delle parti vocali e le partiture musicali, data la loro difficoltà, furono eseguite da capaci turnisti. Di fronte a tanta complessità (e poca commercialità), molti storsero il naso. Primi tra tutti gli stessi componenti dei Beach Boys. Mike Love, voce principale e frontman del gruppo, una volta ascoltato il materiale di Pet Sounds ebbe a dire: “Chi ascolterà questa merda? Le orecchie di un cane?” .

Brian Wilson- Pet Sound Photo Session (1966)

Ironicamente fu proprio questo sarcastico commento ad ispirare il titolo dell’album. Ancor più duro fu il giudizio dei dirigenti della Capitol Records che, in un primo momento, vietarono la pubblicazione del disco. Di fronte all’insistenza feroce di Brian Wilson, decisero comunque di pubblicarlo senza però dargli un’adeguata copertura pubblicitaria. Le vendite iniziali furono prevedibilmente basse (con nefasti effetti sulla salute mentale dell’autore) ma la sua considerazione da parte del mondo musicale fu immediatamente enorme. Gli stessi Beatles rimasero stupefatti di fronte alla magnificenza dell’album e lo annoverarono tra le fonti d’ispirazione per la realizzazione di Sgt. Pepper. Ovviamente negli anni l’influenza e l’importanza di quest’opera sono cresciute a dismisura fino a diventare unanimemente riconosciute. Nel 2004 è stato inserito tra i cinquanta album da preservare nel National Recording Registry dalla Biblioteca Nazionale del Congresso a dimostrazione della sua longevità e universalità. Negli anni successivi i Beach Boys non riuscirono più a raggiungere simili vette artistiche limitandosi a pubblicare onesti album di pop/rock con alterne fortune commerciali. Brian Wilson fu costretto a lunghi periodi di completa inattività a causa della sua instabilità psichica, ma poco importa. Tutta la forza del suo genio è ormai impressa nella storia della musica e riemerge prepotentemente ogni volta che risuonano le note di Pet Sounds.

 

di Gabriele Gambardella