Gonnelli Casa d’Aste di Firenze. Stampe, Disegni e Dipinti – Libri, Manoscritti e Autografi, dal 1 al 3 dicembre

Dal 1° al 3 dicembre 2020 appuntamento con la Gonnelli Casa d’aste di Firenze con un’asta online dedicata a libri e grafica antica e moderna. Nelle tre giornate d’asta saranno posti all’incanto oltre 1000 lotti suddivisi in tre sessioni d’asta.

 

Stampe, disegni e dipinti antichi e moderni all’asta Gonnelli

Gli oltre 200 lotti che comprendono questa sezione saranno messi all’incanto martedì 1° dicembre dalle ore 10.00.

Tra questi segnaliamo vari fogli di Albrecht Dürer, tra i quali Cristo si congeda dalla madre, xilografia dall’edizione del 1511 con il testo latino, de La Vita della Vergine (base d’asta 900 euro), la Cattura di Cristo da La grande passione su legno, in un’ottima impressione della variante Meder b (base d’asta euro 1200). Un album contenente 9 dei Paesaggi con la Fama di Ercole Bazzicaluva (base d’asta euro 1500). Ancora fogli di Rembrandt quali Il ritorno del figliuol prodigo (base d’asta euro 1200) e Re David in preghiera (base d’asta euro 1000).

Da segnalare anche un rarissimo esemplare del frontespizio delle Carceri piranesiane in I stato, dalla I tiratura della I edizione (base d’asta euro 3000). Di Francisco Goya sono presenti un bel foglio dalla II edizione di Los Caprichos (base d’asta euro 480), una tavola della Tauromachia (base d’asta euro 400) e la serie completa e omogenea di Los Proverbios nella II edizione su 9, stampata nella Calcografia per la Real Academia nel 1875 (base d’asta euro 5000).

Tra i disegni un foglio attribuito a Giovan Battista Tiepolo per le Tentazioni di Sant’Antonio (base d’asta euro 1200), un altro per la Vergine col Bambino sulle nuvole riferito a Giandomenico (base d’asta euro 380) e un album giovanile di Francesco Baratta (base d’sta euro 800).

Tra i dipinti antichi una piccola Crocefissione su rame di Marcello Venusti (base d’asta euro 800) e, tra i dipinti moderni, una Madonna, raro saggio giovanile di Silvestro Lega risalente al periodo purista (base d’asta euro 1200), opere di Mariano Fortuny y Madrazo e Domenico Induno (Vecchia paesana e sua figlia, base d’asta euro 3800). Inoltre tre preziosi dipinti su vetro di fattura sartoriana ispirati a La morte del cervo di D’Annunzio (base d’asta 1500 euro).

Lotto 54, Giovanni Battista Piranesi, invenzioni capric di carceri all acqua forte datte in luce da Giovani Buzard in Roma Mercante al Corso, 1749-50

 

Stampe e disegni moderni

 Nel pomeriggio di martedì 1° dicembre, dalle 14, spazio agli oltre 300 lotti che compongono la sezione dedicata a Stampe e Disegni Moderni.

Tra questi segnaliamo incisioni di autori italiani come Umberto Brunelleschi, Felice Casorati, Fortunato Depero, Giovanni Fattori, Renato Guttuso, Gino Severini, Adolfo Wildt e molti altri. Tra le opere grafiche di artisti stranieri spiccano la cartella completa Katarsis di Magdalena Abakanowicz (base d’asta euro 2000), Il bacio di Peter Behrens (base d’asta euro 1000), Eva, il diavolo e il peccato di Otto Greiner (base d’asta euro 1200), una rara puntasecca erotica di Frantisek Kupka (base d’asta 1200 euro) e l’Odissea di Sigmund Lipinsky (base d’asta euro 2200). Di quest’ultimo sono presentate anche varie incisioni singole, tra cui la ricercatissima Calma marina, in esemplare unico di primo stato (base d’asta euro 1300).

Nella sezione disegni si segnalano una composizione di Fortunato Depero (base d’asta 4800 euro) e un sensazionale pastello, Sorriso infernale del 1919, di Alberto Martini (base d’asta euro 4000).

 

Manoscritti – Autografi – Fotografie – Documenti musicali

La giornata di mercoledì 1° dicembre sarà dedicata interamente ai 240 lotti che compongono questa sezione.

Tra i manoscritti segnaliamo una eccezionale pergamena, lunga oltre 7 metri, relativa alle vertenze tra alcuni monasteri benedettini in Umbria e Marche (datata 1330). Top lot della sezione uno splendido libro d’ore del XV secolo realizzato a Cremona miniato nella Firenze rinascimentale (base d’asta 18.000).

La sezione autografi comprende oltre 100 lotti con importanti nomi italiani e stranieri: Napoleone I, Paul Valéry, Hermann Hesse, Prampolini, Mino Maccari (con disegni), Victor Hugo, Alessandro Manzoni, ecc.

Una corposa parte è dedicata a Gabriele D’Annunzio, all’impresa di Fiume e al volo su Vienna (con lettere, manifesti, fotografie ecc.) E a documenti della dittatura nazista e fascista (lettere autografe di Mussolini, Hitler, Rommel ed esponenti di spicco di quegli anni).

La sezione fotografica contiene, tra l’altro, nudi di Wilhem von Gloeden (basi d’aste 300-400 euro), alcuni celebri scatti realizzati da August Alfred Noack raffiguranti zone della Liguria, una interessante raccolta di fotografie di moda degli anni ʼ20-ʼ40 (basi d’aste 100-500 euro), una raccolta di fotografie della Grande Guerra, un album di fotografie di Dresda di inizio ‘900, fotografie di Napoli di fine XIX secolo ecc.

La sezione musicale comprende una raccolta di arie manoscritte del XVII secolo, la maggior parte delle quali sconosciuti, un documento con firma autografa di Atto Melani (uno dei più celebri castrati del ‘600 e spia alla corte di Luigi XVI. La sua vita avventurosa ha ispirato molti romanzi).

 

Libri dal XV al XX secolo, Scienze tecniche e matematiche, Libri d’artista

 La sezione include oltre 300 lotti che verranno messi all’incanto nella giornata di giovedì 3 dicembre.

Tra i top lot una splendida copia in coloritura dell’Atlas coelestis del 1742 di Doppelmayr (base d’asta euro 15000), le prime tre parti (relative alle popolazioni native americane) delle Collectiones Peregrinationum in Indiam Orientalem et Indiam Occidentalem di Theodor De Bry (base d’asta euro 13000) e una raccolta di oltre 200 vedute delle piazze, fontane e territori di Roma eseguita da Giovanni Battista Falda, Marco Saedeler, Giovanni Maggi e Francesco Villamena (base d’asta euro 6500).

Si segnalano inoltre la prima, rarissima edizione con dedica autografa di Montale di Ossi di seppia, uno dei più importanti libri del Novecento italiano (base d’asta euro 2800), una bella edizione del 1749 dell’Histoire naturelle di Buffon in legatura coeva (base d’asta euro 4500) e la prima edizione italiana del 1548 della Geografia tascabile di Tolomeo (base d’asta euro 6000).

Top lot della sezione Scienze tecniche e matematiche la più importante opera di Daniel Bernoulli, Hydrodynamica del 1738 (base d’asta euro 1600), considerato il padre della moderna idrodinamica e Méchanique analitique di Joseph Louis Lagrande del 1788 (base d’asta euro 2000), entrambe in prima edizione.

Inoltre il curioso Théorie de la double réfraction de la lumière dans les substances cristallisées di Etienne Louis Malus (base d’asta euro 2400).

La sezione Libri d’artista accoglie riviste d’arte (Derriere Le Miroir, xxe Siècle) arricchite da litografie e illustrazioni originali di Miró, Tal-Coat, Palazuelo, Giacometti, Chagall, Kandinsky, Braque.

Tra i top lot numerose opere illustrate da Salvador Dalì: i 24 temi del surrealismo, con splendide illustrazioni originali (base d’asta euro 3000); una Biblia del 1967 con 105 tavole (base d’asta euro 4600) e la celebre Divina Commedia del 1964, qui proposta sia nella versione in tre volumi con la legatura sbalzata (base d’asta euro 2200) che in sei volumi e brossura (due copie, cadauna euro 1600). Ancora L’Odyssée illustrata da André Masson (base d’asta euro 1000) e lo splendido Souvenirs et portaits d’artiste per Mourlot, con le illustrazioni dei più importanti artisti del XX secolo: Picasso, Miró, Cocteau, Chagall, Buffet solo per citarne alcuni (base d’asta euro 480).

 

 

Arte, collezionismo finanza, ovvero quando il giudizio estetico è affidato alle leggi commerciali

Era il 1968 quando il pittore francese Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, 1938) sigillò la galleria Apollinaire di Milano incollando una pezza striata sulla porta d’ingresso. Lo spazio espositivo fu chiuso dall’artista così come gli ispettori sanitari serrano i locali infetti: l’arte era accolta in uno spazio sociale disturbato. Durante gli anni sessanta e settanta la critica istituzionale si diffuse come vera e propria pratica artistica, tesa a denunciare il legame indissolubile tra dimensione creativa e sfera economica. Le gallerie erano i luoghi maggiormente presi di mira dagli artisti, poiché promuovevano la trasformazione di opere d’arte in merce e allontanavano il pubblico dallo sterile spazio espositivo. Formali come aule di tribunale, più lustri e glaciali di un laboratorio scientifico, questi contenitori d’arte erano, e sono tutt’ora, dei veri e propri spazi sacri, che idealizzano ogni materiale inserito al loro interno e ripudiano la presenza umana del pubblico.

Le sue pareti, come scriveva Brian O’Doherty negli anni sessanta, sono intrise di opportunismo e commercio, le opere non sono esposte per essere vissute ma si riducono a merci destinate allo scambio. Eppure l’analisi e l’opposizione da parte degli artisti odierni verso i meccanismi che regolano la mercificazione dell’arte sembrano essersi affievoliti, e gli operatori culturali sconfitti e disillusi rispetto a un sistema economico così sofisticato da annullare ogni ostinazione donchisciottiana. In questo momento storico i mercati dell’arte vedono un’influenza sempre più esigua da parte dei musei pubblici – tendenzialmente meno vicini a logiche di profitto e dunque meno soggetti a finanziamenti statali – e una forte presenza di collezionisti privati.

Ma chi sono questi collezionisti e perché sono così interessati a investire nell’arte? L’elenco di ART news Top Collectors è sicuramente un ottimo punto di partenza. Tra i primi in ordine alfabetico incontriamo l’imprenditore miliardario Roman Abramovich, noto per aver pagato tangenti miliardarie per il controllo delle risorse petrolifere e di alluminio in Russia. L’elenco comprende anche il quarto uomo più ricco del mondo secondo Forbes Bernand Arnault, il buisnessman Charles Saatchi, che aiutò a eleggere la regina del neoliberismo Margaret Thatcher, e Dimitri Mavrommais, il gestore patrimoniale greco con sede in Svizzera che pagò milioni di sterline per un Picasso a Christie’s (una delle principali case d’asta al mondo) nel giugno del 2011, mentre i greci insorgevano contro le misure di austerità europee.

A livello nazionale, se prima della globalizzazione e della progressiva finanziarizzazione i centri nevralgici del mercato dell’arte erano Europa e Stati Uniti, ora gli investimenti provengono da altri luoghi come Cina, Russia e paesi in via di sviluppo tra cui India, Brasile e Sud Africa. L’artista e ricercatrice americana Andrea Fraser nel saggio 1% c’est moi (2012) rileva che il mercato dell’arte cresce in relazione all’aumento della disparità di reddito.

Tra il 2004 e il 2009, ad esempio, il numero di compratori provenienti dal Medio Oriente a Christie’s è aumentato del 400%, la regione che – come riporta lo studio Measuring lnequality in the Middle East 1990-2016: The World’s Most Unequal Region? realizzato dagli economisti Facundo Alvaredo, Lydia Assouad e Thomas Piketty – risulta avere attualmente la distribuzione di reddito più diseguale al mondo. Sebbene la comunità finanziaria non abbia riconosciuto ufficialmente il mercato dell’arte come un settore d’investimento, a causa della mancanza di liquidità e del suo carattere poco trasparente, le opere d’arte sono utilizzate come garanzia per assicurare prestiti bancari multimilionari e confluiscono nel portafoglio finanziario per i fondi pensione. Diversi studi attestano che l’arte sia una buona copertura contro l’inflazione e un ottimo strumento di gestione del rischio; alcune banche come Citigroup hanno iniziato a riconoscere le collezioni d’arte dei loro ricchi clienti come parte dei loro portafogli finanziari, e più le stesse vengono ampliate, minore risulta il rischio d’investimento.

Questi nuovi collezionisti, che trainano e determinano l’abbassamento e la risalita del capitale simbolico delle opere d’arte, spesso mancano di una conoscenza approfondita della dimensione culturale e sono costretti a richiedere l’assistenza da parte di consulenti, o nel peggiore, ma anche nella stragrande maggioranza, dei casi il loro interesse a investire è dettato prevalentemente da fini commerciali. Assistiamo, dunque, a un cambiamento di rotta nel sistema dell’arte: si è passati da un precedente elitarismo culturale, che vedeva, a partire dai Salon, una squadra di accademici quali deputati dello status artistico delle opere, a un elitarismo economico, più precisamente finanziario. In questa deprofessionalizzazione del giudizio culturale, sono ora i valori economici a determinare la reputazione artistica, piuttosto che il contrario, un meccanismo che si iscrive perfettamente nell’attuale fase del capitalismo che Jeremy Rifkin denomina “culturale”.

La volontà di trarre profitto dall’esperienza artistica è anzitutto promossa da gallerie e case d’asta, ma trova la sua massima e subdola manifestazione nelle fiere d’arte, che, disancorate da qualsiasi contesto sociale, promuovono la vendita e il consumo delle opere d’arte sotto forma di evento culturale. Ravvivato da esposizioni artistiche e tavole rotonde di esperti, il format standard delle fiere d’arte cerca di nascondere il fine reale dell’evento: la mercificazione della cultura. La presenza pregnante di Gallerie, case d’asta e fiere da un lato e la diminuzione d’investimenti pubblici nella dimensione culturale contemporanea dall’altro, hanno modificato anche l’attitudine dell’artista di oggi, il quale, venuta meno la possibilità di costruirsi un’adeguata autosufficienza economica attraverso la ricerca e la produzione artistica – una via oggi fortemente impraticabile –, sposano l’ossessione nevrotica di fare profitto a breve termine. Nel perseguire un guadagno gli operatori d’arte contemporanea sono divenuti piccoli o grandi imprenditori di sé, collaborano con il mercato per fabbricare le loro carriere e sono disposti a sacrificare la propria poetica per il minimo spiraglio di vendita.

Lampante è il gesto di Damien Hirst, secondo Il giornale dell’arte nella top ten degli artisti più venduti al mondo e con ben 120 assistenti, che nel 2008 scavalcò la casa d’asta Sotheby’s avvertendo direttamente i commercianti d’arte che le 223 “opere d’arte” uscenti dal suo atelier erano disponibili al modico prezzo di 200 milioni di dollari. Questo modus operandi da celebrità va a braccetto con la presenza sempre più costante di vip come Leonardo di Caprio e Brad Pitt alle feste delle fiere d’arte contemporanea e alle inaugurazioni di gallerie. Possiamo constatare che il mercato dell’arte abbia adottato la logica del marchio di moda: l’artista contemporaneo si è trasformato in un brand manager teso alla propaganda commerciale della propria produzione. Non a caso uno degli artisti di maggiore successo Takashi Murakami ha collaborato intensamente con il super brand Louis Vuitton, mentre Miuccia Prada è una delle più importanti collezioniste d’arte contemporanea.

Questa fotografia è ovviamente condizionata dalle politiche neoliberiste, che negli ultimi trent’anni hanno promosso deregolamentazione e privatizzazione anche nel settore culturale, soffocando l’autonomia della produzione artistica e affidando ogni giudizio estetico alle leggi commerciali e finanziarie. La stessa ascesa di uno stile piuttosto che un altro nel mercato dell’arte, come rilevano la storica dell’arte Maria Lind e il docente ordinario di sociologia Olav Velthuis, è influenzata da questioni economiche. Nel loro saggio Contemporary Art and Its Commercial Markets: A Report on Current Conditions and Future Scenarios (2012) rilevano che, se durante il boom economico il mercato dell’arte era invaso da formati relativamente accessibili come la Pop Art egli anni ’60 e la pittura figurativa negli anni ’80, la crisi degli anni ’70 fu segnata dall’ascesa di stili meno commerciabili come il minimalismo e la performance art, mentre la Video Art fu in auge dopo il tracollo finanziario degli anni ’90. Nell’ottica di questo riduzionismo economico la presenza degli stili nel mercato dell’arte assume le connotazioni di risposta opportunista alla domanda latente – come nel caso del boom economico -, o assente –durante le crisi. Qual è, dunque, la libertà dell’artista in questo sistema falsamente democratico che suggerisce addirittura i format più vendibili delle opere d’arte?

 

Arianna Cavigioli