Cannes 2019: vince il thriller coreano ‘Parasite’ di Bong Joon-Ho

Cala il sipario sull’edizione 72 del Festival del Cinema di Cannes che anche quest’anno ha presentato pellicole variegate e di elevatissima qualità. A trionfare è stato il coreano Bong Joon-Ho, con la pellicola Parasite. un thriller crudelissimo dai risvolti horror. La storia è quella di una famiglia di disoccupati, i Ki-taek, ossessionati dalla ricca famiglia Park al punto da invadere la loro vita quotidiana. Bong Joon-Ho, già regista di Snowpiercer, era stato a Cannes nel 2017, quando aveva presentato Okja, il primo film Netflix proiettato in Concorso nell’unico anno in cui il colosso streaming veniva accolto nella selezione ufficiale del Festival sulla Croisette. Quel film era stato bocciato in partenza, in maniera simbolica dalla giuria di Pedro Almodóvar che all’epoca dichiarò: “non possiamo certamente dare la Palma d’oro a un film che non arriverà nei cinema”. Adesso il regista coreano vive il momento di trionfo: il suo film ha recentemente trovato una distribuzione in Italia. Sarà infatti Academy Two a lanciarlo nelle sale italiane.

Bong Joon-ho ha costruito una carriera sulla distorsione del fantastico ma in questo film non ci sono creature, né immersioni nel soprannaturale: solo due famiglie, due case, e la brutale dissezione di una disuguaglianza di classe nella società tanto coreana quanto globale.

Parasite è un’eccellente lettura del suo tempo, che Bong riposiziona nel verticale delle stratificazioni domestiche dopo averlo disteso sull’orizzontalità del treno in Snowpiercer. Alla fotografia, vivida e fluida nello sfruttare i volumi architettonici, c’è Hong Kyung-po, reduce dal fenomenale lavoro su Burning, che della lotta di classe faceva uno sfondo elegante laddove Parasite la erge ad allegoria principale.

A Cannes 72 rimangono a bocca asciutta l’Italia rappresentata da Bellocchio e Favino con Il traditore, ottimo film sul pentito di mafia più famoso di tutti i tempi, che rievoca Rosi e Coppola, e Quentin Tarantino e il suo C’era una volta a Hollywood. Il film monumento agli anni d’oro della fabbrica del cinema non ha vinto nessun premio nonostante la presenza del regista alla cerimonia di chiusura del Festival.

 

Tutti i vincitori

 

PALMA D’ORO
Parasite, di Bong Joon-ho

GRAND PRIX
Atlantique, di Mati Diop

PREMIO DELLA GIURIA
Les Misérables, Ladj Ly

Ex aequo con

Bacurau, di Juliano Dornelles e Kleber Mendonça Filho

PREMIO ALLA REGIA
Jean-Pierre e Luc Dardenne – Young Ahmed

MIGLIORE ATTORE
Antonio Banderas – Dolor y Gloria

MIGLIORE ATTRICE
Emily Beecham – Little Joe

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Céline Sciamma – Portrait of a Lady on Fire

MENZIONE SPECIALE
It Must Be Heaven, di Elia Suleiman

PALMA D’ORO AL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
La distance entre le ciel et nous, di Vasilis Kekatos

MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA – CORTOMETRAGGIO
Monstruo Dios, di Agustina San Martin

CAMERA D’OR ALLA MIGLIORE OPERA PRIMA
Nuestras Madres, di César Diaz

 

Fonte: Film.it

Far East Film Festival, il viaggio nel lontano Est dal 20 aprile: il cinema tra vent’anni

Il viaggio nel “lontano Est” si apre venerdì 20 aprile, con il super spy thriller coreano Steel Rain e il dramma malesiano Crossroads: One Two Jaga, per chiudersi il 28 aprile con il war thriller indonesiano Night Bus. Vent’anni fa. Sul tema è stato già detto tutto, forse anche di più. Canzoni. Aforismi prêt-à-porter. Libri. Film. La nostalgia ti aspetta dietro l’angolo, pronta a tenderti un agguato, ed esiste un unico modo per evitarla (o, quantomeno, per attutirne l’impatto): trasformare “vent’anni fa” in “tra vent’anni”. Ecco perché il Far East Film Festival, simulando una certa noncuranza di fronte a quel 20 che campeggia nel logo, ha scelto di muoversi lungo una linea diversa. Lontana dalle tentazioni autocelebrative, lontana dal reducismo e, pur senza disporre dell’apposita sfera di cristallo, indirizzata verso il futuro: cos’è il cinema oggi e cosa sarà, appunto, tra vent’anni?

Il modo in cui l’industria cinematografica sta sfruttando il prodotto-film sta cambiando. E, va da sé, il pubblico sta subendo una rapida mutazione genetica, determinata in larga parte dalle piattaforme on demand, Netflix e Amazon su tutte. Per parlare al “nuovo pubblico”, che è già il “pubblico di domani”, servono dunque nuovi linguaggi (non è certo difficile scommettere sulla grammatica della serialità), nuovi autori e nuovi registi. Magari, perché no, proprio i nuovi autori e i nuovi registi che quest’anno affollano la line-up del FEFF.
Il dato è davvero impressionante: 21 dei 55 titoli in concorso, su 81 titoli complessivi, sono opere prime o seconde: un autentico vivaio di cineasti asiatici del futuro.

Non era mai capitato nella lunga storia del Far East Film Festival e il Far East Film Festival, guardando avanti, ha deciso di non sottoporre i “Fab 21” soltanto all’esame degli spettatori (da sempre, ricordiamo, arbitri supremi della classifica finale), ma anche di una giuria internazionale altamente qualificata. Tre i componenti: il produttore hongkonghese Albert Lee, il produttore americano Peter Loehr e lo sceneggiatore italiano Massimo Gaudioso, firma storica del cinema di Garrone.

Ai tradizionali audience awards udinesi per il miglior film, il Gelso d’oro assegnato dal pubblico e il Gelso nero assegnato dagli accreditati Black Dragon, si aggiungerà quindi il Gelso bianco per la migliore opera prima o seconda assegnato da Lee, Loehr e Gaudioso. Una piccola rivoluzione che porta chiaramente in sé qualcosa di più grande: tutte le radici che il FEFF ha piantato, curato e visto crescere dal 1999.
L’Asia è sempre lontana, certo, il cinema di vent’anni fa è già storia e, per sapere cosa sarà il cinema tra vent’anni, gli spettatori dovranno seguire il FEFF ancora a lungo. Poi, magari, chissà: il battito d’ala di una farfalla a Udine, in un film del festival, potrebbe anche terremotare il cinema in tutta Europa!

http://www.fareastfilm.com/
(a cura di Andrea Coco)