Naked, di Kevin Brooks

Naked  (Piemme, 2016) è un romanzo young-adult del celebre scrittore inglese, autore di Bunker Diary e L’estate del coniglio nero, Kevin Brooks, il quale scrive soprattutto per un pubblico giovanile, caratterizzando i suoi scritti con tematiche adolescenziali spesso intrecciate a una trama prettamente noir. Naked è ambientato a Londra negli anni Settanta, nei mesi che videro la nascita delle prime band punk e della loro consacrazione nell’ambito discografico: Sex Pistols, Clash, Ramones e… i Naked.

Naked: trama e contenuti

La trama ha una base autobiografica dato che lo stesso autore da giovane ha suonato in una band punk, per poi allontanarsi da quell’ ambiente quando la droga e la violenza ebbero surclassato l’importanza della musica. Naked è raccontato in prima persona da Lili, una giovane ragazza di diciassette anni che suona il pianoforte. Un giorno il ragazzo più popolare della scuola, Curtis Ray, la invita ad assistere alle prove della sua band: i Naked. Non solo Lili entrerà a far parte del gruppo, suonando il basso, ma diventerà anche la ragazza di Curtis. Lili è una giovane ragazza economicamente ricca, però povera di affetti, infatti è figlia di una ex modella mentalmente instabile e alcolizzata, abbandonata dal marito poco dopo le nozze. È così che Lili entra nel circolo vizioso di una relazione insana con Curtis, in cui il ragazzo con ogni probabilità la tradisce e non finge neppure di interessarsi alla fragile situazione familiare di lei. Curtis ha solo una cosa in mente: la fama, il successo, il sogno di un contratto discografico. I Naked inizialmente sono formati da Curtis, Lili, Stan e Kenny, ma a seguito di uno scontro tra Curtis e Kenny quest’ultimo abbandona la band. È questo l’episodio che da il via alla vera trama del romanzo. Fino a questo punto la narrazione stenta a decollare, per poi prendere una piega del tutto diversa e il ritmo dell’azione si fa sempre più incalzante. È proprio durante una delle audizioni per scegliere il nuovo chitarrista, un sostituto di Kenny, che Lili vede per la prima volta William Bonnie.

L’incontro con ‘Billy The Kid’, come Curtis lo prende più volte in giro, sarà l’evento più importante della vita di Lili, che porterà a una straordinaria catena di eventi nell’afosa estate del 1976 che cambierà per sempre il futuro della protagonista. William Bonnie è un genio della musica, ottimo chitarrista e personaggio controverso. Viene descritto dall’autore come un ragazzo misterioso, trasandato nel vestirsi e nell’acconciarsi i capelli, né bello e né brutto ma con dei profondi occhi nocciola che affascinano sin da subito Lili. Nell’estate del 1976 cambiano molte cose. I Naked a poco a poco si fanno conoscere dal pubblico, grazie ai piccoli concerti a Conway Arms, fino alla proposta discografica della Polydor. La scalata al successo dei Naked cammina parallelamente alla storia di William e Lili, alla scoperta del passato misterioso di William legato alla guerra civile irlandese e all’IRA, e alla messa a punto di una vendetta vecchia di anni. Naked è un’epifania emotiva, un racconto a tratti violento e scioccante di una realtà narrata nel modo più verosimile, senza sconti né abbellimenti.

La droga, la violenza, gli scontri fra gruppi sociali diversi e tutti i lati più oscuri di un decennio sanguinario come gli anni ’70 sono espressi magistralmente dalla scrittura asciutta e pulita di Kevin Brooks, nei suoi periodi brevi e incisivi, senza troppe subordinate. Lili è voce narrante fino alla fine, quando un salto temporale ci trasporta trentacinque anni dopo quell’estate, da una Lili adulta e nostalgica, che riguarda una vecchia registrazione della puntata del 22 Settembre 1976 del programma ‘Top of the Pops’, alla quale avevano partecipato anche i Naked. Tutta la storia raccontata da lei confluisce in quell’unico momento, in quel preciso ricordo, che possiede la potenza di un colpo alla stomaco, e che conclude il romanzo con una moltitudine di emozioni diverse. Naked è una storia forte e drammatica, raccontata nello stesso modo in cui i Naked suonano la loro musica, con caos ed energia, ma mantenendo una delicatezza e una genuinità che, invece di stonare col contesto, rendono lo scenario puro e ‘sporco’ allo stesso tempo.

“Elvis Presley”: la nascita di un mito

Elvis Presley-RCA-1956

Dopo le prime, storiche, incisioni per la Sun Records di Sam Phillips, l’allora vent’enne Elvis Presley era già un uomo da 35.000 dollari. Tale infatti è la somma sborsata dalla RCA per accaparrarsi la voce, le movenze, i diritti e l’istinto del giovane artista di Tupelo. Questa manciata di registrazioni effettuate per la piccola label di Memphis, unitamente alle prime incendiarie esibizioni nei teatri locali, avevano, infatti, contribuito a ridefinire i parametri della musica giovanile degli Stati del Sud. Del resto Elvis aveva delle caratteristiche che nessun cantante fino ad allora aveva mai posseduto. La sua sensualità debordante, la sua abilità nel “tenere” il palcoscenico, la capacità di catalizzare l’attenzione di occhi e orecchie suscitando veri e propri fenomeni d’isteria collettiva unitamente alla voce più sexy mai udita, lo trasformano ben presto in una icona il cui impatto sulla cultura americana è paragonabile, per forza ed effetto, solo al terremoto di San Francisco del 1906.

Prima di Elvis il mondo era in bianco e nero. Poi è arrivato… ed ecco un grandioso technicolor”. (Keith Richards)

Il passaggio alla RCA segna la definitiva consacrazione del giovane Presley (consentendo alla Sun Records di sopravvivere ancora qualche anno; quel tanto che basta per lanciare altri “mostri sacri” quali Johnny Cash, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis e Roy Orbison) ed il suo trionfale ingresso nello star system. La nuova casa discografica, intelligentemente, per cercare di riprodurre il clima di spontaneità che regnava nel piccolo studio di Memphis, lascia praticamente carta bianca al cantante arrivando ad affiancargli perfino gli stessi musicisti che lo hanno accompagnato nelle prime prove davanti al microfono (Scotty Moore alla chitarra e Bill Black al contrabbasso). I risultati non sono però elettrizzanti. L’aria che si respirava nelle stanze della grande multinazionale, probabilmente impediva ad Elvis di lavorare con la scioltezza sia fisica che mentale sfoggiata alla corte di Sam Phillips tanto che, nel disco d’esordio, intitolato semplicemente Elvis Presley, sono contenuti brani registrati qualche anno prima nella sua città natale. Nonostante tutto la furia iconoclasta della nuova stella giovanile esce fuori in tutta la sua potenza dai microsolchi di questa epocale opera prima.

Elvis “The Pelvis”-1956

Da Blue Suede Shoes ad I Got Woman, da Just Because a Tutti Frutti, da Blue Moon a Money Honey, quest’album rappresenta la quint’essenza del rock, la fonte primigenia da cui nascerà la musica popolare della seconda metà del XX secolo. Pubblicato nel marzo del 1956 diventa il primo disco della storia a vendere un milione di copie. La storica copertina, con il nome del cantante in lettere rosa e verdi, viene ripresa da un’ infinità di gruppi (i Clash in London Calling, Tom Waits in Rain Dogs, K.D.Lang in Reintarnation solo per citarne alcuni) diventando un oggetto di culto. Ma non è di certo solo il fascino della copertina o la bravura del cantante a farne una pietra miliare. La sua forza sta nell’essere l’indiscusso trait d’union tra bianco e nero, tra melodia ed istinto, tra country e blues ovvero le due grandi anime della musica americana. Una commistione rarissima, quasi un miracolo di fronte al quale non si poteva in alcun modo restare indifferente, nel bene o nel male. Inoltre si può dire che Elvis Prelsey sia stato il primo disco di un giovane per i giovani, concepito e dedicato ai teenager, che fino a quel momento erano praticamente ignorati dall’industria discografica. Una vera e propria rivoluzione copernicana dopo la quale niente sarà più come prima.

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