XXIX edizione del Salone del libro di Torino

Mancano pochi giorni all’apertura del Salone del libro di Torino. Quest’anno il titolo del Salone 2016 che si svolgerà dal 12 al 16 Maggio è “Visioni”. L’idea è quella di un filo conduttore che faccia emergere la capacità di guardare lontano partendo da una salda conoscenza del patrimonio letterario, artistico e filosofico. Grande spazio ai “visionari” tutti coloro che hanno saputo distinguersi per la lungimiranza del progetto, l’innovazione, l’originalità dei metodi operativi e la sapienza divulgativa e comunicativa. Tra i visionari il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di Tecnologia (IIT), centro per la robotica e nanotecnologie.

Salone del libro di Torino 2016: tra cultura e tecnologia

L’Istituto Italiano di Tecnologia porta al Salone il suo robot androide ‘ICub’, unendo così il libro, insostituibile veicolo di condivisione, le più moderne tecnologie. Insieme a Cingolani ci saranno Marino Golinelli e Brunello Cucinelli. E ancora Guido Tonelli responsabile dell’esperimento che al Cern ha permesso di scoprire, con quello di Fabiola Gianotti, il bosone di Higgs, racconterà i prossimi capitoli di questa nuova avventurosa scoperta. Renato Bruni, docente di Botanica all’Università di Parma, propone la biomimetica come metodo innovativo per dimostrare che la natura è all’avanguardia nell’offrirci soluzioni efficaci, sostenibili e rivoluzionarie. Philippe Daverio terrà una lectio magistralis dal titolo Visionari e televisionari con lo scopo di insegnare come un quadro possa aprire la strada a una pluralità di narrazioni e prospettive infinite. Legata all’arte è certamente la fotografia, in grado di trasformare un’immagine in aperture concettuali modificando la comune percezione; è il caso di un altro visionario Oliviero Toscani che sarà al Salone con un volume che raccoglie le sue opere più famose dal 1965 al 2015.  La visionarietà coniugata al passato consente di «rivedere» e riscrivere la propria storia con strumenti nuovi; è ciò che propone Carlo Ginzburg coniugando insieme scienze umane, arti figurative e letteratura e concentrandosi sulle menzogne e le violenze delle società contemporanee.

Ovviamente la letteratura resta presentissima nelle innovazioni del Salone e per gli autori italiani resta un appuntamento immancabile; in questa 29° edizione Roberto Saviano festeggerà i dieci anni del successo di Gomorra con un’edizione aggiornata del libro. Ci saranno il premio Nobel Dario Fo, Claudio Magris, Erri De Luca, Corrado Augias, Dacia Maraini, Diego De Silva, Alberto Angela, Umberto Galimberti, Luciano Canfora, Antonio Moresco, Antonio Scurati, Elena Stancanelli, Rosa Matteucci, Carlo Bonini Antonio Pennacchi, Marcello Sorgi, Michela Murgia, Donato Carrisi, Giancarlo De Cataldo, Gustavo Zagrebelsky, Igiaba Scego, Domenico Quirico. Un programma ricchissimo, giornate piene di eventi e di ospiti. Tutto il Salone si occuperà di un focus sulle letterature dei Paesi Arabi e saranno presenti importanti ospiti come la scrittrice egiziana Ahdaf Soueif, il poeta siriano-libanese Adonis, il marocchino Mahi Binebine sarà presente anche Shirin Ebadi, la prima donna mussulmana a ricevere il Premio Nobel per la pace, Michael Cunningham, Bernard Quiriny, Muriel Barbéry, Amitav Ghosh, Jeffrey Deaver, Tommy Wieringa. In più quest’anno il Salone esce dai padiglioni del Lingotto e porta i suoi «visionari» in tutta Torino e nei Comuni dell’area metropolitana più di 350 appuntamenti in 170 luoghi differenti. Scuole, chiese, biblioteche, librerie, teatri, atelier, ospedali dove ci saranno incontri con autori, reading, letture, convegni, performance musicali e teatrali, proiezioni, bookcrossing e booksharing, mercati del libro usato, mostre, showcooking.

Quest’anno numerosi saranno anche i premi e le ricorrenze che daranno vita ad altre occasioni di incontro e discussione. Ricorrono infatti 500 anni della prima pubblicazione dell’Orlando furioso. Il poema di Ludovico Ariosto sarà rievocato dalla studiosa Lina Bolzoni. Con l’Omaggio ad Amleto di Fabrizio Gifuni con un evento di Nadia Fusini dedicato a La tempesta sarà ricordato William Shakespeare. A celebrare Miguel Cervantes ci sarà con la proiezione del film Quijote di Mimmo Paladino, con Peppe Servillo e Lucio Dalla. Per i cent’anni della scomparsa di Guido Gozzano ci sarà l’omaggio di Isabella Ragonese così come per i cent’anni dalla nascita di Natalia Ginzburg, Nanni Moretti e Margherita Buy interpreteranno pagine di Lessico famigliare.

Il Salone di Torino si conferma ancora una volta come la più grande libreria italiana del mondo ma anche un prestigioso festival culturale, un essenziale punto di riferimento per gli operatori professionali del libro e uno spazio vivo, dove sviluppare idee tra tradizione e innovazione.

Segreti e no, indagine sul potere di Claudio Magris

<<La vita politica è costellata di segreti, di misteri sanguinosi, la cui verità viene occultata e confusa con una efficienza sconosciuta a quasi tutte le altre attività umane. Il potere ha sempre bisogno del segreto; non c’è Stato, per quanto liberale e democratico, che non abbia i suoi servizi segreti che operano avvolti da un’aura tenebrosa in cui la lotta col male si confonde, nell’immaginario ma spesso anche nella realtà, col male stesso. Ma c’è un’altra, molto più interessante sfera del segreto, che ha a che fare con la vita individuale e con una umanissima protezione della propria libertà. È il segreto che ha a che fare con la tutela dell’intima dignità umana – una tutela messa sempre più a repentaglio, oggi, dal nostro sistema mediatico>>.

Sono sempre più attuali queste parole del grande scrittore Claudio Magris presenti nel libricino suddiviso in sei capitoli, Segreti e no (Bompiani, 2014), un minisaggio il cui obiettivo è quello di mostrare come sia importante e doveroso difendere l’intimità e la privacy della persona minacciata dal circuito mediatico, da leggere tutto d’un fiato. Claudio Magris indaga sul significato del segreto nelle vite private e nella sfera politica di ogni società, quali pericolose macchinazioni possa nascondere, quanti errori sotterrare. I segreti della storia italiana più recente (da Ustica alla strategia della tensione, dagli scandali finanziari a quelli religiosi) sono rimasti tali per decenni, e probabilmente lo rimarranno per sempre, o almeno fino a quando non saranno più in grado di nuocere. Per continuare a fare paura, a minacciare la nostra società, secondo l’autore triestino, “è necessario che il segreto, qualsiasi esso sia, diventi il Sacro, l’Ineffabile e l’Inconoscibile; una verità superiore accessibile soltanto agli iniziati, a chi è autorizzato da una misteriosa, divina autorità superiore a conoscerlo e a impedirne la conoscenza al volgo”. “Volgo” che tuttavia dovrebbe vedersi garantito il suo diritto alla privacy, conservando per sé i suoi fatti personali, senza dover essere subito messo alla gogna o sospettato di chissà quali reatio magagne.

Magris rivendica il diritto individuale “all’opacità, a non essere passato da parte a parte…dai raggi X di alcuna conoscenza globale”, e alla difesa della propria libertà, di un proprio spazio in cui essere liberi da tutto e da tutti, anche dalla persona amata, perfino da se stessi. Quando la comunicazione si trasforma in espropriazione della vita degli altri, ecco che scade nel voyeurismo, perché “il segreto e la sua custodia sono un elemento fondamentale del potere. Ma c’è un’altra, molto più interessante custodia del segreto: è una umanissima protezione della propria libertà”.

Segreti e no è un affascinante pamphlet, una guida alla contemporaneità, che in pochissime pagine di ampi caratteri affronta un tema spinoso ancora oggi al centro del dibattito politico e sociale, intriso di citazioni colte e di aneddoti storici che ci raccontano come il segreto politico è forse quello che dimostra più di ogni altro la natura di potere insita nel segreto stesso, in ogni segreto e anche la sua franchigia rispetto alle leggi della morale e come il ruolo di un capo di Stato è anche dato dall’alone di mistero che lo avvolge. Tuttavia può accadere che spesso i segreti rivelino verità inutili o che servono a ben poco: i segreti sull’omicidio di Kennedy, sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia negli anni Settanta verranno alla luce quando, secondo Magris, non avrà più importanza, almeno per quello che riguarda l’esercizio del potere, conoscere la loro verità. Anche sapere se Gesù è stato processato dai romano o dagl iebrei potrebbe avere delle conseguenze politiche ed è per questo che non lo si sa ancora con sicurezza.

Alla custodia del segreto non è dunque sufficiente il labirinto dei depistaggi politici e della falsificazione documentaria, ma è necessaria una interdizione d’accesso a quelli che non devono conoscere il segreto che diviene mistero, sacro ed ineffabile, accessibile solo a chi ha un mandato religioso. Non a caso l’essenziale di tutti i culti misterici è rappresentato dal segreto del rituale: mistero deriva dal greco myein che vuol dire “chiudere gli occhi e le labbra”, ed è concesso solo agli introdotti ai culti dalle guide (mystagoi).

L’infinito viaggiare: la parabola esistenziale di Magris

Claudio Magris è uno degli autori più insigni del panorama letterario italiano ed estero e viene riconosciuto dalla critica nazionale e internazionale come uno dei più interessanti intellettuali contemporanei, oltre che ritenuto uno dei maggiori conoscitori della letteratura mitteleuropea.

Lo scrittore nasce a Trieste nel 1939. Nel corso del suo percorso accademico diviene un profondo conoscitore della letteratura europea, specie quella centrale e ottiene una cattedra prima a Torino, poi a Trieste, in letteratura tedesca, inoltre nel corso della sua vita ottiene vari riconoscimenti letterari, come la consecuzione di prestigiosi premi letterari come il premio Bagutta (con l’opera Danubio nel 1986), il premio Strega (con Microcosmi nel 1997), e anche il premio Principe delle Asturie nel 2004, nella sezione letteratura. La sua carriera letteraria è costellata di successi, ma anche nel settore civile Magris non manca di alti riconoscimenti e onorificenze, diventa infatti senatore del parlamento italiano (1994-1996) e ottiene anche il titolo di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (2001). Dal 2006 entra a far parte dell’Accademia dei Lincei.

Il pensiero magrisiano, accompagnato da uno stile raffinato, elegante ed asciutto è un elemento che il lettore odierno può certo apprezzare e sentire proprio, non certo senza una buona dose di curiosità e di conoscenza pregressa. Una delle caratteristiche degli scritti di Magris è infatti un enciclopedismo, quasi borgesiano alle volte, ricco di riferimenti dotti e sofisticati. Uno stile medio-alto che risulta funzionale agli obiettivi prefissi dalle opere stesse dello scrittore. La saggistica di Magris contiene acuti spunti di riflessione, ed offre al lettore l’opportunità di soffermarsi e confrontarsi con il punto di vista lucido e riflessivo dello scrittore sul mondo. Uno dei temi tra i più trattati nel mondo magrisiano è sicuramente quello del viaggio, un esperienza che per lo scrittore triestino assume un particolare ruolo e una particolare importanza nella vita esistenziale di ogni uomo.

Il tema del viaggio viene trattato, antecedentemente al saggio L’infinito viaggiare (2005), anche nei romanzi Danubio (1986) e Microcosmi (1997), ma tale tematica ne L’infinito viaggiare viene probabilmente affrontato più autenticamente, in quanto i fatti, a differenza di Danubio e Microcosmi, sono puntellati come se fossero nuovi, vissuti al momento, raccogliendo articoli di giornali, impressioni, appunti, invece che divenire materiale da racconto. L’opera si presenta inizialmente come un diario di viaggio, quello che a tutti gli effetti è, ma a uno sguardo più approfondito, si rivela la componente più interessante dell’opera, la sua nascosta e interessante filosofia. Infatti sin da subito si può notare come il viaggio non diventi una novella, bensì un mondo attorno cui la vita di tutti i giorni gravita.

Da questa caratteristica metafisica del viaggio, Magris prende spunto per tracciare sin da subito, nella prefazione, le caratteristiche tipiche del “viaggio”. Lo scrittore dapprima ne confronta e sviscera vari filoni di pensiero, da quello antico e circolare odisseico, mettendo in risalto la caratteristica evoluzione del viaggio che muta il mondo rendendolo precario e rendendo precario il senso della comune esistenza stessa, a quello nietzschiano, ovvero quello che prosegue come una linea retta dispersa nell’oblio e nel vuoto esistenziale.

Il viaggio, ci dice Magris, non mostra solo la precarietà del mondo, bensì anche quella del viaggiatore, ma sopratutto il viaggio non è un “andar via”, ma è un “essere”, come una tartaruga che con la propria casa viaggia per il mondo. Quando si è in viaggio non si è in nessun luogo qualcuno direbbe, ed invece Magris si oppone nettamente a questa presa di posizione e anzi ci dice che il viaggio stesso è il luogo in cui siamo, nel pensiero magrisiano il viaggio diventa dunque esistenza viva e lecita, dinamica e accesa, forte e piena. Diventa il vero contenitore della vita totalizzante. Alla domanda “Viaggiare verso dove?” quindi la risposta suggerita sembra essere non un luogo, ma una qualità dell’ essere, viaggiare verso il viaggiare, con un gioco di parole si potrebbe dire.

Ma se viaggiare diventa il luogo dell’essere, primordiale e infinito come il viaggio stesso, un’altra domanda arriva alle orecchie del viaggiatore: “Perché viaggiare?”. A questa domanda Magris risponde con l’esempio di don Chisciotte, la cui sortita “vorrebbe essere la scoperta, la verifica e la riconferma di ciò che si sa, della verità letta nei libri di cavalleria”, ovvero viaggio inteso come conferma, come riconquista della vita e del suo mistero.

L’autore delinea così un viaggio utopico, infinito ed esistenziale, che porta con sé la scoperta e la riscoperta, l’incontro e lo scontro col mondo, un viaggio che egli assimila allo scrivere, che diviene analogia necessaria di questo viaggio come del vivere stesso. Attraverso la scrittura si parte per strade sempre nuove e sempre vecchie, le parole che, già mille volte usate, prendono nuova forma e si intrecciano per formare una nuova strada, un nuovo viaggio. Il viaggio viene presentato come esistenza, come crogiolo della storia e dell’umanità e assume tutte quelle caratteristiche che lo rendono la più alta forma di espressione dell’esistenzialismo magrisiano, in cui si parla di un viaggio che può iniziare da un rigo, da un oggi o da un dove e che conduce per molteplici strade, per snodati percorsi all’interno di una vita già labirintica e tortuosa, un viaggio che cambia nei luoghi (si passa da Berlino, da Londra, alla Spagna) o nel tempo, un viaggio continuo che non si spezza, (anche se i documenti non sono ordinati cronologicamente), un viaggio che parte e riparte periodicamente e che  potenzialmente non finirà mai. Magris ha dunque raccolto questo suo saggio una brillante osservazione, che viene già espressa nel titolo: Viaggiare non ha fine, ne un inizio, viaggiare è indefinito perché è misto ed intriso della stessa materia di cui è composta l’eternità, viaggiare è ora, oggi, domani e ieri, non ha tempo, né direzione, perché è ogni tempo e ogni luogo, viaggiare è la metaforica visione dell’ Universo.

Viaggiare è infinito.