Galline che copiano, ovvero Augias e Galimberti alle prese con le uova al Fipronil

Augias: Secondo te i nostri libri cosa sono?
Galimberti: Sono uova.
Augias: Come?
Galimberti: Prendi due uova, una sana, una con il Fipronil. Mischiale senza guardare.
Augias: Fatto.
Galimberti: Dimmi, quale ha il Fipronil?
Augias: Non lo so.
Galimberti: Esatto!
Augias: Non si vede la differenza.
Galimberti: Noi copiamo così bene, che non si vede la differenza!
Augias: Dunque neanche l’indifferenza!
Galimberti: Sì, non si vede nulla, nessun riferimento al libro copiato, così il libro sembra nostro.
Augias: Però il Fipronil è nocivo, uccide.
Galimberti: Uccide il copiato, non il copiatore. Anzi, il copiatore vive e sopravvive grazie al Fipronil. Ti ricordi la storia delle galline di Orwell ne La fattoria degli animali?
Augias: Sì, si rifiutarono di consegnare le uova, vennero messe a digiuno per punizione, nove di loro morirono, ma le altre si arresero e consegnarono le uova.
Galimberti: Cosa ne ricavi?
Augias: Che gli originali, gli autori, diciamo le galline oneste, senza le nostra fama, le nostre recensioni, i nostri commenti, i nostri contatti, le nostre benedizioni, sono a digiuno, muoiono, se vogliono vivere devono consegnare a noi la loro opera.
Galimberti: Giusto.
Augias: Quindi noi vorremmo essere galline?
Galimberti: No!! Siamo più furbi, perché tutti credono che le uova siano nostre, ma è a loro, agli autori-gallina, che brucia il culo.
Augias: Allora noi chi siamo?
Galimberti: Il Fipronil!

Corrado Augias e Umberto Galimberti frequentano un corso per rimanere copioni e privilegiati

Corrado Augias e Umberto Galimberti frequentano un corso per rimanere copioni e privilegiati: “Corso per rimanere famosi e in una casta privilegiata”.

Galimberti legge, è entusiasta, prende il cellulare…
Augias: Pronto?
Galimberti: Pronto, ciao ho trovato una soluzione a quei nostri problemi…
Augias: Ti riferisci alla copiatura, al plagio delle opere?
Galimberti: Esatto!
Augias: Ma è un corso sicuro? Cioè poi ci garantisce che non perderemo l’onore comunque?
Galimberti: Macché onore, non è con quello che siamo qui, forse all’inizio, forse…
Augias: Vabbè, vale la pena vedere.

Galimberti: Ok inizia domani, ci vediamo lì davanti, domani ci spiegano tutto, chi sono i docenti, il programma etc…

Augias e Galimberti si siedono e dopo poco, entrano i docenti. Marianna Madia, copiatrice di parte della tesi di dottorato, Valeria Fedeli, falsificatrice di curriculum per l’aggiunta di una laurea non presa, Giampaolo Scafarto, carabiniere esperto in falsificazione di intercettazioni (un omaggio all’epoca del digitale). Poi ovviamente e giustamente in Italia, viste appunto queste competenze, la prima è ministra della Pubblica Amministrazione, la seconda è ministra dell’Istruzione pubblica, il terzo è presente in omaggio all’era del digitale.

Fedeli: Bene, oggi cominciamo con il modulo:
Copiar m’è dolce in questo mare.
Madia: Continueremo con:
M’illumino di plagio.
Scafarto: E finiremo con il classico:
Chiaro, fresco e dolce oblio.
Madia: Oh, ma abbiamo tra noi due Padri del nostro genere, un bell’applauso per Corrado Augias e Umberto Galimberti!

Loro due sono imbarazzati, ma poi la platea, composta da gente abituata a truccare tutto ciò che produce, non fa che applaudire e così già si sentono più a loro agio.
Madia: Alzate le vostre opere vi prego!
E così entrambi i campioni della fama immeritata alzano i loro scritti accusati, Augias alza Disputa su Dio e dintorni scritto insieme all’ignaro del plagio Vito Mancuso, e Galimberti alza… beh ne ha portati alcuni, avrebbe potuto portarli tutti.
Fedeli: Fate un discorso vi prego.
Platea: Discorso, discorso, discorso…
Galimberti sta per aprire bocca ma… non ha nulla da cui copiare, proprio in quel momento, e rimane muto.

La folla capisce che proprio questa è la migliore dimostrazione di quanto sia importante copiare per non sembrare stupidi come Galimberti in quel momento, quindi c’è uno scrosciare di applausi senza fine. Anche Augias applaude sperando che si dimentichino di far parlare anche lui.
Poi i due scrittori, ricolmi di allori, escono e commentano.

Augias: Per fortuna non ho dovuto parlare, tu alla fine hai un pensiero copiato, puoi rivenderlo, essere professore di filosofia ti permette, ti obbliga ad avere un pensiero.
Galimberti: Guarda che ho un pensiero!
Augias: Sì, ma è degli altri.

Galimberti: Io sono un greco! E odio i cattolici! Sono anticlericale e dunque ho ragione!
Augias: Spero che i greci non ti sentano, i cattolici li odio anche io…comunque io invece non ho neanche la scusa della filosofia. Copio e basta. Poi com’è finita con l’università di Venezia?
Galimberti: Figurati non mi hanno fatto nulla, solo un monito, che vuol dire chiacchiera, che vuol dire nulla. A te com’è andata con Mancuso quando l’ha saputo? Quanto amo questi teologi “ateiggianti”
Augias: Ho detto che non lo sapevo che era un passo di qualcuno. Crede che debba giustificarmi, ma non ci saranno conseguenze penali.

Galimberti: Lo vedi? L’importante è rimanere in Italia, qui nessuno ci farà pagare nulla, perché altrimenti, nei posti dove siamo noi, dovrebbero pagare quasi tutti. E soprattutto essere invitati in trasmissioni dove gente come noi giganteggia accanto agli ignoranti che non si accorgono se diciamo cazzate.
Augias scoppia a ridere e, anche se ateo, ringrazia Dio.

Augias e i boccoli di Fortuna

Fortuna era una bambina di sei anni. E’ morta il 24 giugno di due anni fa, caduta o spinta dall’8° piano del palazzo in cui viveva, a Caivano (NA). Una bambina in un ambiente degradato, abbandonato a sé di cui ci si ricorda mestamente in circostanze come questa. Ancora prima del tragico vagito, ha subìto delle violenze ripetute e che sarebbero premeditate con indicibile macchinazione. Secondo gli inquirenti, il presunto pedofilo, Raimondo Caputo, avrebbe pure avuto l’appoggio della madre e della compagna, anche lei arrestata. Bastava questo.

Tuttavia, durante la trasmissione “Di Martedì” (La7) dello scorso 3 maggio, il giornalista Corrado Augias intervistato dal conduttore Giovanni Floris sul tragico fatto, ha detto la sua, elargendo la sindrome di una sorta di ateismo delle parole, lanciate senza molta assennatezza (con elucubrazioni da intellettualoide), senza risparmiarsi dal fornire una propria personale parentesi, di cui avremmo volentieri fatto a meno, sull’atteggiamento, il trucco e l’acconciatura boccolosa della vittima ritratta in una fotografia. Secondo Augias nello scatto Fortuna “con quei boccoli”, quei vestiti e una postura da 16enne, sollecita “uno stridore” che il giornalista riconducerebbe alla mancanza della madre di un punto di riferimento culturale, di conseguenza di una mancanza di stabilità spirituale per la bambina. Lo stridore andrebbe collegato con la fede cristiana incarnata dalla statuetta di Padre Pio apparso in un intervento della mamma di Fortuna. Augias nelle dichiarazioni ad Huffpost delle ultime ore ha chiarito anche la sua avvisaglia di una perdita del senso del sacro radicata nel contesto famiglia-condominio. In poche parole, una madre che veste e tratta la figlia come una adolescente (oggettivamente non deducibile dalla foto), ha perso l’orientamento, non avrebbe educato la figlia a preservare la purezza dell’infanzia. Ma Augias, in che mondo vive? Non ha mai visto una bambina adornata perché imita la mamma, le amiche o la zia? E che colpa avrebbe, quella di avere indossato un leggero lucidalabbra o un pantaloncino troppo corto? E’ pur vero che oggi il consumismo coglie le sue prede nei minori. Allora, in quel caso si dovrebbe attribuire la colpa della sessualizzazione delle bambine nella martellante campagna pubblicitaria delle grandi case di moda che propongono piccole indossatrici a 6/7 anni. L’età di Fortuna. Ma un adulto non dovrebbe avere capacità di discernimento, maturità e capire che anche acconciata da ragazza adolescente, è sempre una bambina? E’ un po’ come dire che le donne vengono violentate perché provocano con i loro abiti succinti. E i bambini poi? Ci sono anche dei bambini maschi vittime degli adulti, e dalle foto mostrate in TV non sembra affatto che si atteggiassero a machi. Probabilmente Augias non è bene informato.

Fortuna Loffredo: una bambina non una ragazzina

Non si può giustificare nessun abuso sulle bambine e sui bambini, che nasca in un ambiente degradato o meno. La violenza contro i minori è un crimine contro l’umanità, ricamarci sopra riflessioni su riflessioni estenuante e inconcludente.
Ora, di certo Augias non intendeva immolare la foto al presunto pedofilo come prova di una civetteria colpevole della bimba, o santificare l’orco, al contrario. Solo che a volte non serve sviscerare, analizzare, su questioni che sono un’ignominia di per sé. A volte sarebbe preferibile mettere un punto, almeno di sospensione, tra la presunzione di decenza e l’accettabilità di una congettura “sociologica”, antropologica , eccetera eccetera. E anche se fosse, anche Fortuna si atteggiava a ragazza di 16 anni (come tutte le coetanee), cosa vuol dire? Avremmo dovuto presagire perché era troppo bella e “agghindata”? Sarebbe come dire che un colpevole si riconosce dall’esteriorità dei suoi comportamenti. Allora i bambini, e non solo le bambine, dovrebbero essere protette ogni giorno: nei parchi, nei quartieri in e out, e nelle case. I pedofili non portano tunica o blasone di riconoscimento, per echeggiare “l’abito non fa il monaco” così come le vittime. Agghindate o meno, sono vittime innocenti. Anche di una società che non si ricorda che all’adulto per proteggere i bambini non occorrono filosofeggiamenti astratti sulla loro natura di essere fragile, ma riconoscere i propri errori. La società degli adulti si sta dimenticando di nuovo, (non a caso sono stati proprio i bambini a buttare giù il muro di omertà e del silenzio degli adulti, raccontando la verità), che un bimbo non va usato (e l’elenco di questi abusi anche morali è lungo, la pedofilia è la punta triste dell’iceberg), ma rispettato nel suo evolversi creatura autonoma e libera. E non basta la famiglia. E’ la società che deve crescere, recuperando valori sacri come l’infanzia; per citare Dietrich Bonhoeffer: <<Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini>>. Ma questa società di senso morale e di protezione verso i bambini ne ha perso le tracce, si è disintegrata. E ci si mettono anche gli pseudo intellettuali con i loro modi e tempi sbagliati.