Ostia Antica Festival: il successo della quinta edizione

In un’estate difficile come questa, in cui i festival e gli eventi culturali sono stati fortemente penalizzati per la drastica riduzione delle capienze degli spazi, per le disposizioni anti Covid-19 che hanno imposto distanziamento tra il pubblico, rilevazione della temperatura a tutti i presenti, mascherine obbligatorie, autocertificazioni da firmare, l’Ostia Antica Festival – Il Mito e il Sogno è riuscito a concludere con successo la sua quinta edizione, registrando in 19 eventi quasi 11.000 presenze.

Come dichiara Filippo Gambari, Direttore del Parco archeologico di Ostia antica, “Il teatro romano di Ostia antica ha ospitato, quest’anno, un’edizione memorabile del Festival “Il Mito e il Sogno”. Artisti di primo piano hanno offerto il loro contributo e attirato l’attenzione dei media sul Parco archeologico: un connubio che ha moltiplicato e entusiasmato gli spettatori. Ringrazio il pubblico e gli organizzatori del Festival, oltre al personale del Parco, formulando sinceri auguri per una prossima edizione libera dagli affanni virali”.

Anche il Consorzio di imprese Antico Teatro Romano, organizzatore della manifestazione, si ritiene davvero soddisfatto: “Con la comicità del teatro di Max Giusti, Andrea Perroni, Francesco Montanari e Vincenzo Salemme, i racconti intimi di Arturo Brachetti, Michela Murgia, Andrea Iacomini e Stefano Massini, la grande musica rock e d’autore di Anthology, di Francesco Gabbani e Samuel, Ostia antica Festival, nonostante una congiuntura assolutamente sfavorevole dovuta alle vicende del Covid19, con questa quinta edizione si conferma uno spazio culturale estremamente vivace della città di Roma. Un’edizione che ha registrato più di un tutto esaurito grazie ai “Dialoghi Sinfonici. Ouverture a…” con il Maestro Germano Neri e l’Orchestra Europa InCanto, alla comicità di Lillo e Greg, al concerto di apertura del festival dedicato a Ennio Morricone a cura di Opera in Roma e ai concerti della rassegna Anthology. Il successo della manifestazione è anche un chiaro esempio dell’ottima collaborazione tra pubblico e privato, dove la valorizzazione del “bene culturale” passa anche dallo spettacolo del vivo.”

 

TEATRO ROMANO / OSTIA ANTICA FESTIVAL 2020 – “IL MITO E IL SOGNO – Va EDIZIONE”
PARCO ARCHEOLOGICO – VIALE DEI ROMAGNOLI 717 – 00119 – OSTIA ANTICA – ROMA

http://www.ostianticateatro.com – info@ostianticateatro.com

“Biblioteche Pubbliche in Terra di Lavoro: status, difficoltà e prospettive”: il meeting di Aversa

“Le Biblioteche sono un servizio pubblico?”. Con questa provocazione ha esordito la Dottoressa Maria Rosaria Califano, presidente AIB, (Associazione Italiana Biblioteche), Sezione Campania, durante il meeting “Biblioteche Pubbliche in Terra di Lavoro: status, difficoltà e prospettive”, tenutosi ad Aversa il 25 maggio scorso. L’evento, patrocinato dal Consiglio Generale della Campania e coadiuvato dalle Associazioni Arte Donna, Libruria Felix, Piazza del sapere-Terra di Lavoro e Pianeta Sapere, ha interessato tutte le Biblioteche presenti sul territorio regionale.

“Se è vero che sono un servizio pubblico, bisogna essere in grado di fornirlo e come professionisti dell’informazione, offrire ambienti attrattivi, personale qualificato e risorse all’avanguardia capaci di attirare pubblici di tutte l’età”, ha proseguito la Dottoressa.

Con l’avvento della tecnologia, ormai tutto è a portata di click, in maniera immediata e veloce e per alcuni le Biblioteche possono apparire luoghi desueti. Per fortuna resiste ancora una maggioranza di persone che le considerano un valido supporto al digitale. In un mondo in cui viaggiano miriadi di informazioni, che spesso si rivelano fake news, il concetto di informazione è distorto, non esiste un garante di veridicità.

In questo sistema complicato si incastra la figura professionale del bibliotecario, il quale non è un semplice dipendente ma un mediatore culturale, con delle proprie capacità professionali. Ed ecco che emerge il grande paradosso_ purtroppo sono pochi i bibliotecari qualificati e con una preparazione accademica adeguata. Tale mancanza è una condizione comune a tutte le biblioteche presenti al summit.

L’altro grande deficit è rappresentato dalla mancanza di spazi:non basta avere una stanza con degli scaffali e dei libri per parlare di biblioteche. La biblioteca deve essere strutturata in maniera precisa e disposta in un certo modo: dalla sale, alle stanze di lettura agli spazi ricreativi. Molte delle biblioteche campane non dispongono di strutture adeguate: esse infatti sono spesso relegate negli uffici del municipio oppure in spazi stantii, per non parlare della mancanza di connessione, di una rete wifi, che limita l’interattività della biblioteca. Senza una rete internet è impossibile costituire cataloghi digitali, ed di conseguenza il lettore è costretto a recarsi di persona per conoscere la disponibilità dei volumi. Un’altra carenza è l’insufficienza di personale che si occupi dei servizi digitali: ebook, riviste o documenti on line, relegando la biblioteca ad un luogo vecchio e poco aggiornato.

La biblioteca oltre ad essere luogo di studio, di ricerca deve essere soprattutto in grado di fare rete: un luogo ricettivo per tutti: dai bambini, agli adulti fino agli studiosi. Un centro sociale e di condivisione.

L’immagine delle biblioteche come luoghi “incantati” o il rifugio dei”topi di biblioteca” deve essere ridimensionata ai nostri giorni. C’è bisogno di strutture smart, all’avanguardia, postazioni multimediali, di calamite attrattive che possano coinvolgere il pubblico. Organizzare incontri con scrittori, fumettisti, artisti di ogni genere, ospitare eventi culturali, creare ad esempio degli spazi multimediali dove poter ascoltare della musica. Allargare le frontiere insomma, perché la cultura non è soltanto tra le pagine dei libri. Sono proprio queste le prospettive su cui le biblioteche pubbliche campane puntano per il futuro.

Le biblioteche, in Campania fatturano l’1% all’anno. Il dato è molto allarmante e sintomatico che c’è qualcosa che non funziona. Se è vero che vi sono progetti in cantiere, questi devono essere supportati da adeguati investimenti e finanziamenti, altrimenti non si può né formare un personale qualificato, né mantenere una struttura bibliotecaria attiva.

Il calendario delle iniziative dell’associazione ‘AstrolabioCultura’

Il Premio Astrolabio è stato istituito allo scopo di promuovere la parola poetica ed evidenziare nel panorama letterario attuale opere di autori degne di attenzione. L’associazione culturale AstrolabioCultura nasce del 2016 a Pisa e persegue lo scopo, come si legge nel suo Statuto, della solidarietà sociale, umana, civile e culturale. In particolare, l’ente opera in maniera specifica, con prestazioni non occasionali di volontariato attivo, nelle seguenti aree di intervento: culturale, educativo e artistico. Di seguito gli appuntamenti di AstrolabioCultura:

16 Marzo , ore 18:00 – Caffè dell’Ussero di Pisa – Incontro con gli autori Annalisa Macchia e Maurizio Castellani.

13 Aprile ore 18:00 – Caffè dell’Ussero di Pisa – Incontro con le autrici Roberta Degl’Innocenti e Adua Biagioli.

27 Aprile ore 18:00 – Caffè dell’Ussero di Pisa – Incontro con gli autori Roberto Patruno e Flaminia Cruciani (presenta Carlo Pasi).

8 Maggio ore 18:00 – Studio Arte MeS3 in via Verdi 40, Livorno. Valeria Serofilli presenta i suoi libri presso il salotto di Giuliana Donzello.

11 Maggio LE ORIGINI DELLA POESIA – Incontro con l’autore Domenico Cipriano (in occasione della sua nuova raccolta: L’Origine, L’Arcolaio, 2017). Presenta il prof. Giuseppe Panella.

 

31 Maggio ore 17:30 – Presso la sede SMS Biblio di Pisa – Incontro con l’autrice Valeria Serofilli con riferimento alle sue pubblicazioni Ulisse (racconti) e Vestali (poesia). Presenta il prof. Giuseppe Panella.

1 Giugno ore 18:00 – Caffè dell’Ussero – Incontro con l’autore Gianluca Garrapa.

Settembre Sangiulianese 2018 (data da definire) – Teatro Rossini di San GiulianoTerme,“Premio Astrolabio Sezione Ulisse e Shelley”– Cerimonia di Premiazione e rappresentazione teatrale “La vestale” tratta dai testi “La tela e il trono” di Achille Concerto,(romanzo, ed.Leonida 2015) e “Ulisse”(racconti) e “Vestali” (poesia) di Valeria Serofilli (editi entrambi da Ibiskos Ulivieri Editrice 2015)

26 Ottobre ore 17:30, Firenze, Libreria Salvemini, Piazza Salvini n. 18. Valeria Serofilli “Navigando verso Ulisse e Vestali” con riferimento alle sue pubblicazioni Ulisse ( racconti) e Vestali (poesia), entrambe edite da Ibiskos Ulivieri, presenta Roberta Degl’Innocenti.

I baroni e i dormiglioni: il finto stupore intorno ai concorsi universitari truccati

Le denunce fuori tempo massimo contraddistinguono il glorioso modus operandi dei nostri media di regime: solo adesso le belle addormentate hanno scoperto il baronato universitario. Gli hanno anche dato già un nome: “concorsopoli”, come se fosse uno scoop. Come se non fosse nata e cresciuta così l’università italiana, figlia di una prima repubblica in cui tutto il sistema andava avanti per cooptazione. Questa volta non ci caschiamo, questa volta non è una Notizia. La notizia non c’è. Chiunque abbia frequentato un po’ le aule universitarie, anche solo da matricola per poi ritirarsi, lo sa.

Tutto il sistema universitario da decenni va avanti seguendo il criterio dei concorsi truccati: è così. E lo sanno tutti.
Ora il problema non è tanto questo, con il baronato ci abbiamo fatto pace, come con un sacco di altre cose. Il problema è il finto stupore che si crea attorno a questo tipo di notizie, come a far finta di non averne mai sentito nulla. Forse per una volta bisogna ringraziare chi ha denunciato, chi non ci è stato a subire un’altra ingiustizia, perché altrimenti ancora una volta non staremmo parlando dell’elefante nel salotto.

Ed è inutile sperare che il sistema cambi quando le fondamenta sono marce. Il mondo del lavoro è corrotto quanto lo è quello universitario. Il declino dell’Italia è rappresentato dalla mediocrità di chi ricopre i posti del potere, che ormai sono tutti “figli di” cresciuti che a loro volta stanno ripagando favori ricevuti piazzando altri “figli di” e nulla c’entra con chi vuole speculare sul giusto e normalissimo sistema di segnalazione di persone idonee a ricoprire incarichi. Nessuno davvero pensa che non sia normale consigliare una persona per un certo tipo di lavoro o incarico, diverso è manipolare, truccare o impedire a chi non ha agganci la possibilità di avere quello stesso posto.
Non è neanche giusto fare i nomi dei 29 professori indagati perché probabilmente, anche in questo caso ci sarà un piccolo esercito di vittime sacrificali, un piccolo nucleo di capri espiatori a cui addossare indignati tutte le colpe di un sistema di cui siamo tutti figli, nessuno escluso. E allora avanti il prossimo ladro, truffatore, che gli altri sono tutti santi e innocenti.

Il sistema universitario va cambiato, perché l’università così com’è è marcia, non solo per i concorsi truccati, ma soprattutto per il pensiero unico cui si lascia il compito di indottrinare migliaia di studenti ignoranti di sapere e desiderosi di ottenere il pezzo di carta più che la conoscenza. Il baronato è solo una piccola parte di questo macchina fabbricatrice di laureati in serie che pensano nello stesso modo, sempre pronti a indignarsi per un sistema che nessuno ha mai voluto cambiare sapendo di doverlo cambiare, solo perché in fondo, hanno capito il meccanismo, e vogliono entrare a farne parte anche loro.

 

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/cartucce/i-baroni-e-i-dormiglioni/

Parte oggi la quarta edizione del Festival letterario ‘Urbino e le città del libro’

Oggi, 9 maggio 2017 parte la quarta edizione del Festival “Urbino e le città del libro”. La manifestazione che per il suo direttore artistico Alessio Torino “non è soltanto un festival di letteratura, ma la celebrazione di tutto il lavoro che c’è dietro alla nascita di un libro”, si concluderà il giorno 11 giugno nello splendido capoluogo marchigiano, tra le sede più importanti del Rinascimento italiano e il cui centro storico è patrimonio dell’UNESCO.

Il direttore artistico del festival di Urbino ha inoltre dichiarato: “Quello che vorremmo è far avvicinare il più possibile queste energie”. Da qui l’idea di un festival che parta dal basso, che coinvolga le eccellenze della città e si apra al panorama nazionale e internazionale: “Il titolo stesso dell’evento vuole rappresentare la nostra voglia di incontrare le altre città del libro. Per questo abbiamo avviato una serie di gemellaggi: l’anno scorso con l’Istituto italiano di Cultura di Madrid, quest’anno con quello di Lisbona”.

La rassegna è stata presentata durante il fine settimana al Salone del libro di Torino. “Segno della nostra volontà di entrare a far parte di un network nazionale più ampio”, ha ancora commentato il direttore artistico. I luoghi che ospiteranno gli eventi in programma sono tra i più suggestivi di Urbino. A partire dal Teatro Sanzio sul cui palco l’attrice Sonia Bergamasco leggerà alcuni brani della scrittrice Annie Ernaux, ha svelato Torino in anteprima. Poi Palazzo Santini che ospiterà la festa di inaugurazione. E ancora il Collegio Raffaello, la Casa della poesia e il Circolo cittadino. Il programma completo delle tre giornate è stato pubblicato  sul sito internet dell’iniziativa, ma il direttore artistico si è già lasciato sfuggire alcune anticipazioni come quella sul workshop sull’editoria per l’infanzia organizzato in collaborazione con l’Isia o la presentazione della ristampa di una guida di Urbino dell’‘800 curata dai ragazzi della Scuola del libro.

Ospiti attesissimi di questa IV edizione sono gli Ex-Otago, che a Urbino hanno fissato la seconda data di un tour estivo che prevede 50 concerti in tre mesi e porterà il loro ultimo album Marassi (Garrincha Dischi e INRI) in giro per l’Italia. Nati a Genova nel 2002 come trio acustico, gli Ex-Otago vantano un percorso fatto di prestigiose collaborazioni (come quella con Davide Bertolini produttore dei Kings of Convenience e con Caparezza), partecipazioni in programmi TV, un libro di parole e immagini, Burrasca (Habanero Edizioni), e soprattutto ottima musica suonata dal vivo.

Urbino merita un festival del libro e anche quest’anno mi auguro che ci sia grande partecipazione da parte della cittadinanza e di chi viene da fuori città per la rassegna. È bello vedere facce conosciute e facce nuove che si incontrano grazie alla letteratura”, ha concluso Torino.

 

Fonte:

“Urbino e le città del libro”, un festival che si apre al mondo

15 immagini per raccontare il Salone del Libro di Torino 2017

Varcando la soglia dell’ingresso principale del Salone del Libro di Torino 2017, si respira un’atmosfera quasi magica che, solletica la curiosità dei visitatori che li spinge ad addentrarsi in questo importante evento. I visitatori muniti di mappa hanno iniziato il loro viaggio culturale

 

“Oltre il confine” è stato il filo conduttore attraverso cui si è snodata la trama dell’evento: cancellare idealmente i confini per imparare a conoscere diversi mondi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il viaggio nel Salone Internazionale del libro di Torino prevede diverse tappe: la prima è il padiglione 1 che, ospita tutte le sezioni regionali e la maestosa sala rossa destinata all’incontro con gli scrittori e gli ospiti dell’evento

 

 

Una delle sezioni regionali è dedicata alla sala Matera, capitale europea della Cultura 2019. E’ posizionata proprio di fronte all’ingresso del padiglione. In questo spazio è stato possibile allietare l’udito, grazie agli incontri diretti con gli ospiti ma anche ammirare una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, che proprio a Matera girò il celebre film ” Il Vangelo secondo Matteo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Toscana insieme a Matera per quest’anno è stata scelta la sezione regionale ospite. Anche qui si tengono incontri con editori e ospiti

 

Il Salone Internazionale si è spinto “oltre il confine” non soltanto in senso ideologico ma anche geografico: ha ospitato tre stand stranieri: la Romania, la Cina e il Marocco

 

 

 

 

 

 

 

Insieme alla Romania e al Marocco, la Cina è l’altra sezione internazionale ospitata dal Salone del Libro

 

In ogni padiglione del Salone internazionale è collocata una sala, di colore diverso, dove si tengono convegni ed incontri. Nel Padiglione 1 vi è la Sala Rossa

 

 

 

 

 

 

 

 

Il viaggio nel Salone Internazionale del libro continua: attraversando il padiglione 1 i visitatori possono accedere al padiglione 2. Quest’ultimo ha ospitato la maggior parte delle case editrici

 

 

 

 

 

Anche nel padiglione 2 vi è la sala conferenze colorata: la sala blu.
Come la sala rossa è collocata in fondo al padiglione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel Padiglione 3 è collocato questo spazio espositivo, curato dall’Università di Torino. La sezione è dedicata all’ambito scientifico, denominato “Open Science”

 

Nella sezione Open Science è esposto questo oggetto. Si tratta del Simulatore di volo inventato nel 1917, da Herlitzka appunto. Questo strumento, insieme ad altri, veniva usato per testare l’attitudine al volo degli aspiranti piloti della Prima Guerra Mondiale. Si trattava di un test molto attendibile perché riproduceva tutti i movimenti e le sollecitazioni a cui l’areo era sottoposto in quota. Il simulatore fu ritrovato nel 1994, in uno scantinato e opportunamente restaurato. Oggi è conservato presso l’ateneo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel padiglione 3, presso la piazza dei lettori è collocata la torre dei libri. La torre, composta da finti libri, è una delle immagini più note, riconducibile al Salone Internazionale

 

 

Dopo la sala rossa del padiglione 1 e la sala azzurra del padiglione 2, ecco la sala azzurra sita appunto nel padiglione tre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’esterno dei padiglioni 1,2 e 3 vi è il padiglione numero 5. Esso è collocato in una zona distaccata dai padiglioni precedenti ed è un area dedicata esclusivamente ai più piccoli. Svariate sono le attività messe a disposizione: dai laboratori di immagine, di parola di lettura, fino a spazi dedicati ai giochi

Master in Critica giornalistica Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico: al via le iscrizioni

L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” apre le iscrizioni per l’edizione 2017/2018 del Master di primo livello in Critica Giornalistica. L’Accademia è stata fondata nel 1936 dal critico teatrale Silvio d’Amico e rappresenta l’unica Istituzione nazionale per la formazione di attori e registi che rilascia un titolo di studio di livello universitario. È sostenuta dal Ministero dell’Istruzione, della Università e della Ricerca e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Il progetto vanta sin dal suo esordio nel 2006 la partnership del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani; nel 2008 il patrocinio del Consiglio Internazionale dell’UNESCO per il Cinema, la Televisione e la Comunicazione Audiovisiva (CICT), nel 2009 ha ricevuto il nulla osta dal Ministero dell’Istruzione – Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica – che lo ha accreditato come Master di I Livello in grado di offrire un titolo di studio riconosciuto e l’attribuzione di 60 crediti formativi.

Il successo del master in critica giornalistica è da attribuirsi a un corpo docente composto da professionisti del mondo del giornalismo e della comunicazione ed a una costante attività pratica garantita dal tirocinio giornalistico con la testata Recensito e dai prestigiosi stage presso le aziende partner, che, negli anni, spesso si sono trasformati in una concreta opportunità di lavoro.

Tra gli insegnanti vi sono firme importanti della stampa italiana e professionisti del mondo della comunicazione come: Ernesto Assante (La Repubblica), Leonetta Bentivoglio (La Repubblica), Sandro Cappelletto (La Stampa), Steve Della Casa (Radio Rai), Carlo Freccero (membro del consiglio di amministrazione RAI – Radio Televisione Italiana), Massimo Marino (Il Corriere della Sera), Enrico Menduni (autore, documentarista, docente ordinario di media digitali all’Università Roma Tre), Mario Sesti (Critico, regista e membro del comitato di selezione del Festival del Cinema di Roma, ideatore del programma Tv “Splendor” in onda sulle reti Mediaset), Davide Antonio Bellalba (giornalista, autore televisivo e presidente della Federazione Italiana Comunicatori e Operatori Multimediali), Gabriele Niola (La Repubblica), Michele Rech in arte Zerocalcare.

Non mancano, inoltre, momenti di approfondimento come i seminari dedicati al rapporto tra televisione e minori e quelli riservati all’ideazione, alla produzione e al mercato della fiction-tv.
Tra i partner che ospitano in stage i corsisti – offrendo un’opportunità che in alcuni casi si è trasformata in una concreta proposta di lavoro – vi sono realtà quali: RAI, LA7, SKY, Adnkronos, il Gruppo Editoriale “L’Espresso”, il Gruppo editoriale QN, la Fondazione Musica per Roma, Zètema Progetto Cultura, APT (Associazione Produttori Televisivi), Film Commission Toscana, Film Commission Marche, Wider Films, MY Movies, Cineteca di Bologna.

Gli argomenti previsti dal master in critica giornalistica saranno: Elementi di storia del teatro; Analisi del testo drammaturgico; Analisi del testo coreografico; Elementi di storia e semiologia del cinema; Alfabetizzazione e analisi cinematografica; Elementi di storia della televisione; Elementi di drammaturgia musicale; Metodologia della critica teatrale; Metodologia della critica cinematografica; Morfologia e critica della paraletteratura (fumetto, videogioco, cartoon); La critica cinematografia e il web; Metodologia della critica televisiva; Dalla tv al web: pratiche, linguaggi, forme di fruizione dei contenuti; Metodologia della critica musicale; Il giornalismo musicale: dai quotidiani a internet, ecc…

Il corso mira a potenziare le capacità di osservazione, di analisi e di critica dello spettacolo contemporaneo; facendo acquisire conoscenze specifiche ed approfondite, relative alla storia dei diversi contesti storico culturali, sociali, di produzione e fruizione delle arti performative, del cinema, della musica e dello spettacolo.

Sono poi partner del Master i teatri più importanti d’Italia (il Piccolo Teatro di Milano, l’Eliseo, il Sistina, il Teatro Biondo di Palermo, il Teatro Massimo di Palermo, ERT – Emilia Romagna Teatro, Teatri di Vita di Bologna, il Teatro della Pergola di Firenze-Fondazione Teatro della Toscana, Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, Teatro Pubblico Pugliese di Bari), le agenzie di comunicazione Daniele Mignardi Promopress Agency, Tiziana Rocca Comunicazione, Storyfinders.

Ogni anno gli allievi vengono coinvolti in attività di comunicazione relative ai progetti artistici dell’Accademia, dagli spettacoli teatrali alle produzioni cinematografiche realizzate con Maestri come Sergio Rubini, Giorgio Barberio Corsetti, Arturo Cirillo, Valentino Villa, Robert Wilson e molti altri.

Movimento per l’emancipazione della Poesia: la resistenza poetica italiana

Sarà capitato a tutti di sentire in giro frasi come: “Ma tanto la poesia è morta”. La rabbia che ne può derivare non è la rabbia da mancata rassegnazione, quella testarda opposizione verso la mortificazione della letteratura che i veri appassionati sperimentano vivendo nel tempo in cui non si ha tempo per far nulla, tranne che produrre e produrre o, in alternativa, perder tempo. No. È una rabbia diversa, che emerge di fronte a quelle analisi facilone, superficiali e del tutto inconcludenti tipiche di chi ama fare l’esperto per hobby. Alla persona attenta, infatti, non possono sfuggire i segni lasciati in giro dai partigiani del bello: chi ancora crede, chi ancora si impegna, chi ancora studia, impara, si migliora, e crea (non “produce”) con consapevolezza. Quasi sempre senza clamore. A volte pubblicamente e con successo. Di ogni età, sparsi ovunque. Hanno qualche verso nascosto nel cassetto, qualche segreto tratto di colore lasciato su tela, una qualunque passione “vecchio stile” che resiste al tempo. A volte si organizzano in gruppi, e segretamente operano nelle viscere del mondo.

E’ il caso del MeP- Movimento per l’emancipazione della Poesia, un movimento artistico italiano fondato a Firenze nel 2010 da un gruppo anonimo di poeti, che “persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e  rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme” (citando lo statuto del movimento) e “intende raggiungere il proprio scopo sfruttando ogni canale ritenuto idoneo e mantenendo comunque saldo il rispetto per ogni altra forma d’arte”. Il movimento è cresciuto parecchio ed è ora presente su tutta la penisola. I suoi esponenti partecipano spesso ad eventi letterari, sempre in modo anonimo (ogni autore è contraddistinto da una sigla, “affinché sia la poesia in quanto tale a essere messa in primo piano piuttosto che i singoli poeti”), e diffondono poesia con ogni mezzo possibile, attacchinaggio incluso. Questi ragazzi ci credono eccome.

Il MEP si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze.

E allora, torniamo alla sentenza di morte che mette il cappio al collo ai poeti. Cosa vuol dire morire? Quand’è che un’arte muore? Quando non viene apprezzata dalla maggior parte delle persone che ne avrebbero facoltà? Allora anche la pittura è morta? L’opera classica è morta? Il teatro? Il cinema d’autore? Tutto è morto, allora? Si può gridare alla catastrofe, o stilare, usando la lista delle attività in voga, l’annuario delle nuove arti, e così premiare con status di opera maestra quel selfie venuto così bene da non sembrare autoscatto, quella spontaneità ritrattistica che neanche la Nouvelle Vague di Truffaut, risultato di una miscela sapiente di equilibrismo, composizione fotografica e prestidigitazione?

Insomma, ma quando mai l’arte ha avuto vita facile? Quando mai ha costituito attività comune, e spontanea? L’arte richiede un talento e dunque, per sua definizione, non può essere fatta da tutti. Oltre al talento c’è poi il lavoro, la creazione, la ricerca. Un lavoro è richiesto anche per capirla, l’arte. Per apprezzarla. Per elaborarla. La bellezza richiede lavoro. E chi viene dal bel paese lo sa. È cresciuto sapendo che l’arte è importante, in qualche modo sacra, un po’ difficile. Ma anche bella, bellissima. L’Italia a suo modo resiste, e molto meglio di altri. Certo, si potrebbe fare di più, il turismo è trascurato, i musei sono spesso vuoti. I libri non si vendono. I piccoli cinema chiudono, o trasmettono porcherie. La musica classica non viene capita.

Manca l’interesse, la domanda. E qui il cuore del problema. L’arte non può entrare nel ciclo produttivo. E meno male. L’arte non si può produrre, non si può  forzare, e non si può fare su larga scala. Quando ci si prova, i risultati sono magari anche fruibili, ma perlopiù scadenti. L’arte non interessa come merce. Perché non è merce. Non si può trasferire come bisogno indotto. È una spinta naturale che, o si ignora, o si coltiva con criterio e con impegno. Certo, si potrebbe invocare un’altra e più efficace Istruzione, un’altra e più etica Informazione. Ma quando tutto ciò manca, cosa si fa? Si combatte, si resiste, e si sopravvive. No, la poesia non è morta. La bellezza non muore mai.