Sabato 5 Ottobre 2024 dalle ore 18.00 presso il Museo D’arte e Scienza di Milano (MAS), sarà inaugurata la mostra “On Leonardo’s road”, organizzata dalla FC Art Curator Events della storica e critica d’arte Francesca Callipari e dedicata al genio immortale di Leonardo da Vinci.
Omaggiando idealmente il grande genio di tutti i tempi Leonardo Da Vinci– che proprio a Milano, arrivato nel 1482, diede prova della sua straordinaria capacità di eccellere in ogni campo, lasciando una traccia indelebile nella storia della città – si propone una mostra collettiva di arte contemporanea che riunisce le opere di artisti italiani ed internazionali, provenienti da diversi Paesi, quali: ITALIA, AUSTRIA, ROMANIA, GRECIA, RUSSIA, INDIA, TAIWAN, FRANCIA, CROAZIA, POLONIA, SLOVACCHIA, COLOMBIA, INGHILTERRA, GERMANIA.
Nella città di Milano, infatti, il genio italiano trascorse quasi 20 anni, il periodo più lungo della sua vita. Vasari narra che l’eclettico Leonardo si recò a Milano nel 1482, ai servigi di Ludovico il Moro, dove arrivò per partecipare a un concorso per musicisti e sbaragliò tutti i concorrenti suonando una lira d’argento a forma di teschio di cavallo, costruitosi da solo.
La produzione di Leonardo fu ricca e articolata durante la sua lunga permanenza nella città meneghina: qui dipinse due delle opere più enigmatiche della sua produzione, L’Ultima Cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, e la Dama con l’Ermellino. E inoltre creò i due codici tutt’ora conservati nella città: il Codice Atlantico e il Codice Trivulziano. E ancora di grande importanza sono gli studi di urbanistica compiuti durante il periodo della peste a Milano (1484-1485).
Circa 30 le opere in esposizione, unitamente ad altre presentate in video-esposizione, che condurranno l’osservatore in uno straordinario viaggio tra generi e tecniche artistiche diverse, perseguite dagli artisti contemporanei, passando dalla pittura alla scultura; dall’oreficeria alla fotografia; dall’arte digitale a piccole installazioni.
Tra paesaggi, atmosfere surreali ed oniriche o ritratti che simulano la realtà, gli artisti esprimono le loro emozioni, facendo sì che l’esempio del grande Leonardo sia per loro un invito a spingersi sempre oltre ciò che sembra possibile, oltrepassando le barriere al fine di giungere a nuove forme e tecniche artistiche.
La mostra si svolgerà fino al 11 Ottobre nelle bellissime Sale Leonardo del Museo Mas di Milano, mentre nella Sala degli arazzi, durante la serata inaugurale, avrà luogo la presentazione critica dell’evento a cura della dott.ssa Francesca Callipari, con interventi di alcuni ospiti e degli stessi artisti.
L’evento sarà documentato e seguito dalla web tv “I Love Italy TV & Gallery” e dal sito web di informazione culturale “I Love Italy News”.
Opera di Andrea Severi
On Leonardo’s road. In esposizione fisica opere dei seguenti artisti:
AGUS STEFANIA • ALESSANDRINI SERGIO • ARRIGONI PAOLA • AURELI SABRINA • AVELLINO FLORIANA • AVELLINO VIVIANA • CARIANOPOL CLAUDIA • CIAMPI LUISA • DEGANI LAURA • DUPONT JOSINE • DURBACA MIOARA • FARG2 • GENTILCORE GIACOMO • GHIZZARDI MARIO • GHOSH SWATI • GOBBI VALENTINA • KAISERLIS IOANNIS •KOMPEL SVETLANA • LA PIRAGESSICA• LEPORE LAURA • LEVI MARCO • MEVOLI MINA • MITTERHUBER CHRISTINA • MURGIA GIAMPIERO • OGLIARI ORNELLA • PARELLO CARMELINA • RUSSO LILLY • SEVERI ANDREA • TOY BLAISE
TRAMONTIN PAOLA • TRIANTAFILLOU AGGELIKI
con la partecipazione straordinaria dell’artista-orafo internazionale TOMMASO LUCARELLI
La morte nella sua accezione dovuta al pensiero comune è sempre stata interpretata come la fine di tutto; eppure, nella visione del mondo moderno, il tema della morte in sé sembra sempre più spesso relegarsi a spazi circoscritti: ospedali, case di cura, luoghi di sofferenza. Il libro di Francesca Callipari,L’umana fragilità, concilia attraverso l’arte il rapporto fra uomo e morte: l’analisi artistica e socio-antropologica degli uomini con il trapasso approfondisce, oltre l’aspetto artistico legato alle grandi opere della Storia dell’Arte, anche un assetto filosofico spesso arginato per timore. Morire fa paura, così come intimorisce la perdita di qualcuno di caro; l’ignoto, il non avere risposte su cosa ci sarà dopo è, probabilmente, la linfa che alimenta questi timori reconditi.
Ma come la stessa autrice sottolinea nel libro riguardo al sonno eterno:
‘’È la più autentica protagonista del vivere, accomunando nella stessa identica sorte ogni essere umano’’.
Se la storia di ogni uomo è diversa quello che è certo è che il finale sarà il medesimo, per tutti. L’autrice, attraverso l’analisi storico artistica, presenta al lettore un’esperienza di riflessione che, a tratti, si potrebbe definire trascendentale: la vera felicità è da ricercarsi non sulla terra ma in un’altra dimensione, in quanto gli uomini vivono sulla terra ma non le appartengono. Un promemoria antico, che già appare nel Vangelo di Giovanni (Gv 17) come la stessa Callipari non manca di ricordare:
“Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo’’.
La caducità dell’esistenza è argomento di disquisizione e riflessione già dall’antica Grecia, basti pensare al poeta elegiaco Mimnermo. I temi dei suoi scritti si ispirano alla giovinezza e, in particolar modo, alla paura della vecchiaia e della fine come conseguenza. Il componimento ‘’Come foglie’’ ne è una conferma: le foglie diventano analogia dell’esistenza umana che ben attesta l’arcaico e atavico timore che ogni uomo, fin dalla notte dei tempi, custodisce nei meandri delle proprie angosce:
‘’[…]Ma le nere dèe ci stanno a fianco,
l’una con il segno della grave vecchiaia
e l’altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d’un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita’’.
L’eterna lotta fra l’uomo e il suo destino imprescindibile
L’autrice Francesca Callipari, storico e critico d’arte, si sofferma proprio sull’arcaica lotta dell’uomo contro il suo destino mortale e inevitabile. La mitologia greca, in questo senso, dona diversi spunti sulle innumerevoli strategie ricercate da eroi e uomini nell’intento di escogitare piani e tattiche per sfuggire alla ‘’Nera Signora’’: la ninfa nereide Teti che immerge Achille nel fiume Stige per renderlo immortale, inutilmente come poi si appurerà, è simbolo della continua lotta umana per sfuggire al destino ineluttabile che investe ogni uomo; oltre che emblema chiarissimo dell’imprescindibilità di un fato che accomuna ogni essere umano. E proprio partendo da questo assunto che l’autrice dà al lettore una nuova visione, stoica ma realista: si è di passaggio, il tempo è probabilmente poco quindi tanto vale adornarlo di bellezza senza sprecarlo.
Francesca Callipari si sofferma su due periodi storici molto importanti: il Seicento e il Settecento e proprio partendo dal fato mortale, finale della storia di ognuno, pone una riflessione sulla vita esortando a viverla pienamente, contraddizioni comprese. Le opere analizzate dall’autrice risalgono, maggiormente, al XVII e al XVIII secolo, non perché la tematica della morte abbia un’etichetta storica fissa, semplicemente perché è proprio in questo periodo che il senso di angoscia legato alla dipartita prevale sull’arte.
Il viaggio, che connette l’angoscia esistenziale legata all’aspetto lugubre e comunemente diffuso della morte, si sofferma su dipinti, monumenti funebri, ma anche sculture che ben confermano dubbi, timori, sensazioni di precarietà esistenziale condivise in ogni tempo. Ma non solo: L’umana fragilità non è un semplice libro descrittivo ma la peculiarità del testo si riscontra soprattutto nel tentativo, ben riuscito, dell’autrice di spiegare con estrema maestria l’interesse per il macabro, i messaggi dietro le composizioni e i motivi del perché un qualcosa che fa tanto paura sia comunque argomento preponderante di cui si cercano informazioni, indipendentemente dal periodo storico. I primi due capitoli sono dedicati alla concezione della morte partendo dalla storia antica: il ruolo del trapasso nell’antica Roma e la scissione fra morte del corpo e dell’anima fino a giungere all’ossessione della società del Seicento che costruisce e basa la vita in virtù della fine.
‘’Verosimilmente, potremmo affermare che proprio a partire dalla seconda metà del XVII secolo si pongano, in qualche modo, le basi del pensiero moderno sulla morte. Il mutamento socio – culturale sarà ancor più evidente nel XVIII secolo, periodo caratterizzato dall’esplorazione dell’uomo per il proprio “io” e dal concetto della “morte dell’altro”.
In seguito, il culto dei morti e dei cimiteri come luogo di riposo e di tacita custodia della dipartita si andrà ad accentuare proprio nel Settecento.
La morte attraverso l’arte, il Seicento e il Settecento: monumenti funebri e dipinti
Nei successivi capitoli l’autrice trasporta il lettore in un viaggio fra l’onirico, l’arte e la realtà dove tempo e memento mori si incontrano in modo tangibile, raffigurati in tutta la loro concretezza in monumenti funebri, incisioni ma, anche, dipinti. Il macabro si interseca alla ‘’poetica dello stupore tipica del Barocco’’ come l’autrice delinea, così come i tipici oggetti che ricordano il momento de trapasso ( il teschio alato, simbolo artistico per eccellenza di questo periodo) si inseriscono anche orologi, libri, candele che evocano sia il continuo scorrere del tempo, sia al dominio della morte sulla vita terrena.
Le tombe diventano monumenti funebri evocativi con effigi ed epitaffi, che lodano e inneggiano le gesta del defunto. Ma ricordando la celebre Livella di Totò, il Principe Antonio De Curtis, anche nella casa dell’eterno riposo esistono divisioni di classe: la gente abbiente dalle sontuose tombe e le classi povere della società.
Nel Seicento, per supplire alla problematica, coloro i quali appartenevano alle classi sociali più elevate abbandonano i cimiteri per costruire cappelle e lasciare spazio a chi è sprovvisto di loculo. Solo nel Settecento si giunge a un nuovo cambiamento che vedrà la costruzione di tombe ricche nuovamente all’interno dei cimiteri, soprattutto da parte di una classe sociale media che non si accontenta più di rimanere nell’ombra. L’autrice prosegue nella descrizione tecnica e artistica della tipologia di tombe e monumenti funebri, così come della loro locazione. Nelle pittura, invece, così come nelle incisioni la morte diventa provocatoria, eroica e anche erotica.
Si prosegue con l’analisi di dipinti importanti dove arte e morte collidono mescolandosi in un tripudio scenografico di cui è impossibile non percepirne la potenza; è il caso di J. Louis David: Andromaca veglia Ettore, A. Gentileschi: Giuditta e Oloferne, G. Cagnacci: La morte di Cleopatra, proseguendo con le analisi di incisioni famose la scultura e i monumenti funebri del Bernini: Monumento funebre a Urbano VIII o J. B. Pigalle: La tomba del ConteD’Harcourt, per citarne alcune.
Nel viaggio filosofico e artistico in cui l’autrice trasporta il lettore c’è spazio non solo per approfondire la conoscenza delle bellezze artistiche sotto la guida di un’esperta, ma soprattutto di riflettere su una condizione che la natura umana allontana dai pensieri, automaticamente, per natura. Ed è proprio oggi, in un periodo storico post-pandemico, in cui si è stati bombardati – mediaticamente e non – da continue notizie sulla morte che, attraverso l’arte, si può riflettere su una tematica così discussa ma poco concepita, attraverso un modus operandi distaccato che scandaglia le pieghe interiori del lettore ‘’costringendo’’, quasi, chi si approccia al testo a fermarsi e pensare come l’arte possa essere un strumento mitigatore e, a tratti, magico la cui potenza consiste fin dalla notte dei tempi a elevare spiritualmente l’essere umano anche al di sopra dei propri timori.
Dal 18 Aprile è disponibile in tutti gli store online il libro dal titolo “L’umana Fragilità” dello storico e critico d’arte Francesca Callipari. Un’analisi storico artistica ma anche socio-antropologica sul rapporto dell’uomo con la morte, che ci conduce in un viaggio introspettivo volto ad approfondire aspetti che troppo spesso tendiamo ad allontanare per paura, invogliandoci al tempo stesso a scoprire un po’ di più alcune grandi opere della Storia dell’arte.
È questo uno dei temi più diffusi dell’intera storia dell’arte e ciò si spiega non soltanto per il fatto che rappresenti uno degli aspetti ineludibili dell’esistenza ma perché, inesorabilmente, esso si intreccia con tutti gli ambiti e i valori fondamentali della civiltà. Sin dalla notte dei tempi la morte ha avuto un ruolo centrale nell’immaginario collettivo, configurandosi come pensiero estremo e tappa inevitabile per qualsiasi riflessione incentrata sulla vita e sui suoi significati. Il tema viene qui analizzato attraverso l’arte, prendendo in esame due secoli importanti e densi di cambiamenti nei quali essa è stata grande protagonista: ovvero il Seicento e il Settecento.
Un tema trattato dal punto di vista storico ma che si intreccia per forza di cose con la contemporaneità: come affermato dalla stessa autrice l’idea di questo libro è nata proprio nel periodo covid, durante il lockdown che “di colpo ci ha fatto ricordare in maniera così pressante la caducità della nostra esistenza, facendo emergere chiaramente quanto l’uomo contemporaneo sia impreparato ad accogliere la morte e quanto, anzi, la paura lo conduca al punto di negarla”.
Con un linguaggio chiaro e adatto ad ogni tipo di fruitore, Francesca Callipari procede all’analisi delle singole opere, cercando di scavare nell’interiorità degli artisti e del lettore, facendo sì che sia l’arte stessa con la sua magia a mitigare le nostre paure, invitandoci alla riflessione.
L’autrice
Laureata in Storia dell’arte moderna presso l’Università di Firenze con una tesi in Storia della miniatura medievale, è oggi critico d’arte e curatore mostre e si occupa prevalentemente di artisti emergenti. Ha curato mostre in Italia e all’estero. È membro del Comitato di Selezione Artisti per l’Atlante dell’Arte contemporanea e membro del Comitato Internazionale curatori della Biennale di Firenze.
Ideatrice della mostra itinerante I Love Italy, si impegna nella valorizzazione e promozione del talento italiano anche attraverso la Web Tv “I Love Italy TV – Gallery”. Tra i suoi libri già pubblicati: il romanzo “L’odiato amore” (2014) vincitore del Premio Miglior “Opera Prima” al Premio Internazionale Sirio Guerrieri.