I migliori incipit della letteratura del ‘900

Gli incipit di un’opera letteraria rappresentano l’ingresso di un labirinto, una vera e propria arte che attira i lettori, che li invoglia a proseguire con maggiore curiosità nella lettura. Non è detto che un bel romanzo abbia un incipit altrettanto valido, e chiaramente ci sono romanzi orribili con un meraviglioso inizio.

Varie sono poi le tecniche, tanto che l’esordio di un’opera può ridursi a una sola riga o dilatarsi a qualche frase o addirittura a intere pagine. Vari sono anche i modi di iniziare: una descrizione paesaggistica, una dedica, una notizia, una data, la presentazione di uno dei personaggi, un aforisma, un’anastrofe (ovvero cominciare descrivendo la fine).sono un tema sempre interessante. Perché, prendendo a prestito un verso di Ungaretti, “è sempre pieno di promesse il nascere”: così anche un romanzo ci porge il suo biglietto da visita in quelle prime frasi introduttive.

I 15 incipit più belli

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio». Cent’anni di solitudine, di Gabriel García Márquez

«La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto». Sulla strada, di Jack Kerouac

«Era una fresca limpida giornata d’aprile e gli orologi segnavano l’una. Winston Smith, col mento sprofondato nel bavero del cappotto per non esporlo al rigore del vento, scivolò lento fra i battenti di vetro dell’ingresso agli Appartamenti della Vittoria, ma non tanto lesto da impedire che una folata di polvere e sabbia entrasse con lui». 1984, di George Orwell

«Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so». Lo straniero, di Albert Camus

«Nei miei anni più giovani e vulnerabili mio padre mi diede un consiglio che non ho mai smesso di considerare. ‘Ogni volta che ti sentirai di criticare qualcuno’, mi disse, ‘ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i tuoi stessi vantaggi». Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald

«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia». Lolita, di Vladimir Vladimirovič Nabokov

«Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio». Ulisse, di James Joyce

«Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d’anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione. Ci si chiude alla spalle il cancelletto dell’infanzia, e si entra in un giardino d’incanti». La linea d’ombra, di Conrad

«Era una gioia appiccare il fuoco». Fahrenheit 451, di Ray Bradbury

«È tutto accaduto, più o meno». Mattatoio n. 5, di Kurt Vonnegut

«Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso». La metamorfosi, di Franz Kafka

«Se sono matto per me va benissimo, pensò Moses Herzog». Herzog, di Saul Bellow

«Il sole splendeva, non avendo altra alternativa, sul niente di nuovo». Murphy, di Samuel Beckett

«Avevo vent’anni, non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita», Aden Arabia, di Paul Nizan

«Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non va proprio di parlarne». Il giovane Holden, di J.D. Salinger

Fonte: https://cantosirene.blogspot.com/2009/04/gli-incipit.html

Gianrico Carofiglio: il caos è la norma

Gianrico Carofiglio

Gianrico Carofiglio nasce a Bari il 30 Maggio del 1961. Dopo essere stato magistrato nel 1986, entra a far parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Nel 2008 si candida al Senato con il Partito Democratico e viene eletto senatore.

Durante questi anni, che vedono anche il suo esordio come scrittore, vince alcuni premi come il Premio Bancarella (nel 2005) grazie a Il passato è una terra straniera (da cui verrà tratto un film con la regia di Daniele Vicari e  la partecipazione dell’attore Elio Germano) ed il Premio Tropea (nel 2008).  Nel 2007  viene eletto in Germania “il miglior noir internazionale dell’anno”. Nello stesso anno, viene pubblicato Cacciatori nelle tenebre per Rizzoli, con disegni ed illustrazioni ad opera del fratello dell’autore. Carofiglio  figura anche tra  i finalisti del Premio Strega, nel 2011, con il  romanzo Il silenzio dell’onda. Il 21 Ottobre di quest’anno è uscito il suo ultimo lavoro Il bordo vertiginoso delle cose,  tratto da una poesia di Robert Browning, caratterizzato da toni insolitamente malinconici.

La scrittura di Carofiglio è scorrevole, a tratti nervosa, lo stile è asciutto ed elegante,  di grande impatto emotivo; raccontare la psicologia dei personaggi per lui è fondamentale senza cadere, come spesso accade, in piccole e banali  storie private che tanto vanno di moda e soddisfano il mercato editoriale. La dialettica tra ordine e caos, follia e sanità è molto presente nei suoi  romanzi (specialmente in Il passato è una terra straniera e in Testimone inconsapevole) ed è proprio l’atto della scrittura a mettere armonia in questo caos che è la norma,  soprattutto ai fini del racconto noir e Carofiglio è uno dei pochissimi in Italia a trattare questo genere in maniera degna e avvincente, e senza enfasi retorica quando si affrontano tematiche inerenti alla giustizia a lui care.

Gli piace giocare con l’ambiguità dei personaggi, con i loro equilibri instabili, la monotonia della vita quotidiana, sui loro lati oscuri che però affascinano e decretano l’alta qualità di un romanzo che di certo non è da inserirsi nella narrativa commerciale.

In un’intervista rilasciata per La Stampa, a proposito del suo ultimo romanzo, Carofiglio spiega quanto siano stati e siano tutt’ora importanti per lui gli incipit , che ricopiava e trascriveva sin da bambino, quasi come  fosse un esercizio di stile (Thomas Mann e Dostoevskij erano gli autori che amava di più). Secondo lo scrittore barese, è l’incipit a determinare una buona o cattiva lettura, poiché egli stesso sostiene che la chiave, volendo, è già tutta nell’inizio. I suoi incipit sono quindi una prefazione, una “preparazione alla lettura” (cita come esempio John Fante, nella ristampa di Aspetta primavera, Bandini).

Il protagonista del Il bordo vertiginoso delle cose, Enrico,  è combattuto tra il ricordo dell’adolescenza, dura ed acerba per chi subiva continuamente una violenza prima psicologica e poi fisica, ed il disagio nel dover vivere il presente tenendo conto anche e soprattutto di questo, in una condizione che lo rimanda più volte a quel passato così ostile. Per questo stesso motivo, Enrico ritorna a Bari, la sua città, insomma all’ incipit della sua vita. Ed è proprio da questi presupposti che parte per la stesura del suo ultimissimo romanzo, ancora in via di pubblicazione, La sorte del bufalo.