‘In un battito d’ali’ di Giulia Fagiolino: un romanzo famigliare che evoca una pagina dolorosa della nostra storia

In un battito d’ali, edito da L’Erudita, Giulio Perrone, è l’ultimo romanzo di Giulia Fagiolino. L’autrice senese, nata il 23/09/ 1986, vive in provincia di Viterbo, proviene da studi classici ed è laureata in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Siena. Attualmente è Avvocato presso uno studio di Orvieto. Nel giugno del 2018 esce la sua opera prima Quel Giorno edito da Capponi Editore ed esordisce al Caffeina Festival di Viterbo . Nello stesso anno, a dicembre partecipa a Più libri più liberi al Roma convention Center La Nuvola a Roma  e nel 2019 al Salone internazionale del Libro di Torino.

Giulia si aggiudica quattro premi internazionali: Premio speciale circoli culturali il Porticciolo al Premio letterario internazionale Montefiore 2018; Segnalazione al merito al premio internazionale Michelangelo Buonarroti 2018 a Forte dei Marmi; menzione al merito al Premio letterario residenze gregoriane a Tivoli 2019; menzione al merito al premio internazionale Giglio Blu di Firenze, dove nelle motivazioni l’hanno paragonata al fanciullino di Pascoli. Fa anche parte di un laboratorio di scrittura creativa nell’alto Lazio, con il quale ha partecipato alla raccolta dei racconti Le case narranti. Rapsodie sui luoghi del silenzio, vagabondaggi nella Tuscia edito da edizioni Sette città.

Reduce dalla vittoria di importanti riconoscimenti, la scrittrice Giulia Fagiolino torna in libreria con la sua nuova opera edita dalla casa editrice romana.

L’Erudita è un marchio della Giulio Perrone editore. L’Erudita è una casa editrice indipendente rivolta a tutti, esordienti e non, giovani e meno giovani. Il catalogo spazia dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai racconti. La Giulio Perrone Editore viene fondata a Roma il 19 marzo 2005 da Giulio Perrone e Mariacarmela Leto con lo scopo di creare una nuova realtà letteraria e culturale, sulla scia delle case editrici indipendenti romane. Punti cardine del progetto sono l’attenzione estrema per la qualità dei testi proposti, la cura per la veste grafica e una contaminazione fra arti e linguaggi che esplori le molteplici possibilità del fare cultura.

Obiettivi ambiziosi che la Giulio Perrone Editore si è impegnata a raggiungere con passione e competenza in questi anni di lavoro, supportata ed approvata da grandi personalità come Rossana Campo, Lidia Ravera, Walter Mauro, Dacia Maraini, Paolo Poli, Ugo Riccarelli, Antonio Tabucchi e altri grandi scrittori.

 

In un battito d’ali: Sinossi

 

In un battito d’ali, uscito nell’ottobre di quest’anno, è un romanzo famigliare e storico.

Agnese non aveva mai avuto una famiglia. Era chiamata “figlia di N.N.”, così si diceva di coloro dei quali non si conoscevano i genitori. Era cresciuta in orfanatrofio, in quelle camerate fredde prive di calore e di affetto. Intorno ai diciassette anni fu adottata da una famiglia. Cercavano una ragazza robusta che li aiutasse a guadagnare per vivere, così la mandarono a lavorare nelle ferrovie, dove si caricava grosse balle piene di ghiaia da versare fra i binari. Di quegli anni non parlava, era come se si fosse dimenticata di quella vita dove la fatica e lo sfinimento facevano da padroni. Di una cosa però era certa. Anche se non era stata riconosciuta come figlia, lei sapeva chi fosse il suo vero padre, che era deceduto in guerra. E lo sapevano anche i parenti, che non avendo avuto figli propri anni dopo decisero di riprenderla con sé, ma senza riconoscerla.

L’esistenza scorre faticosa ma dolce a Castelfosso in Toscana, dove la comunità vive e lavora in armonia come una grande famiglia. Agnese, donna forte e solida, conduce la sua casa con amore e prendendosi cura del marito Pietro e dei figli Ginevra e Tommaso. Intorno a loro si muovono tutti gli altri abitanti del paese, con le loro storie, i loro dolori e le loro gioie: Giulio, l’amato di Ginevra, sospettato da Agnese di voler usare la ragazza per i suoi possedimenti, il vecchio Gino, impazzito dopo la morte del figlio e la malattia della moglie, Gina, Bruna e tutte le altre donne che, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, sono costrette a vedere i propri mariti, figli, cari partire al fronte, mentre la Resistenza combatte contro l’occupazione tedesca coinvolgendo anche Ginevra, che mette a rischio la propria vita per amore.

“Questo libro – ha dichiarato l’autrice – è nato negli anni, quando attenta ascoltavo i racconti della mia famiglia, che mi ha così liberamente ispirato con fatti accaduti in un tempo ora lontano, ma sempre vivi nelle nostre memorie. Ho ricordato volti e paesaggi a me noti e ho immaginato di vivere realmente quei momenti con loro; dove la realtà mi sfuggiva, è subentrata la fantasia, che mi ha aiutato a tessere la trama del romanzo”.

La scrittrice ripercorre una pagina molto dolorosa del nostro passato storico. Attraverso la sua penna il lettore da spettatore delle vicende diventa quasi il protagonista condividendo con i personaggi del libro gli aspetti emozionali.

In un battito d’ali è un romanzo storico e corale che racconta l’intimità, le speranze e le miserie di un pezzo di storia d’Italia in un susseguirsi di eventi ed emozioni.

 

https://www.lerudita.it/shop/in-un-battito-dali/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Nomi di donna”, di Gianluca Pirozzi

Nomi di donna (L’Erudita, 2016) è la terza raccolta di racconti di Gianluca Pirozzi (Storie liquide, Nell’altro). I tredici racconti narrano le vicende di tredici donne di estrazione sociale e culturale, etnia e città diverse, e sono accompagnati dai disegni di Clara Garesio, veri elementi artistici che conferiscono al libro una qualità estetica decisamente notevole.

Nomi di donna, di tredici donne

La raccolta è suddivisa in quattro parti: “All’aurora”, “Di giorno”, “Al tramonto”, “Di notte”. Queste quattro parti della giornata vanno a scandire, il tempo di queste donne che lavorano, amano, corrono, odiano, vivono e, a volte, muoiono durante il giorno. Tredici donne normali, dunque, le cui storie rappresentano la quotidianità.

Disegno di Clara Garesio per il racconto “Diana”

Nella raccolta sono presenti racconti ben strutturati e interessanti, come quelli di Monica e Stella, entrambe costrette a fare i conti con se stesse per superare due lutti: del marito Carlo per la prima, del padre per la seconda. C’è anche Agata – e il suo è forse, insieme a quelli di Aristea la prostituta e Bianca, fuggita dall’Africa, uno dei racconti meglio riusciti – che, sposata con Ezio, un perdente incapace di trovare un lavoro in grado di mantenere moglie e figlio, si ritrova a dover fare i conti con l’ira omicida dell’uomo. Altro racconto molto bello è quello di Fabiana che, intrappolata in un corpo di donna (e con un nome di donna), narra il percorso che la porta a diventare Andrea.

La bellezza di questi testi sta nella delicatezza con cui vengono affrontate tematiche di rilievo, quali la violenza domestica, la transessualità, l’immigrazione, la prostituzione. Alle donne protagoniste vengono date voci forti, indipendenti, da protagoniste. I dettagli sono poi ciò che rende questi racconti verosimili: al lettore vengono offerti difetti, dubbi, piccole manie (il voler curiosare di Nadia nei beauty case delle ospiti dell’albergo di lusso per cui lavora; l’ossessione di Clara riguardo il portarsi a letto qualche oggetto che le ricordi la sua vita) e, soprattutto, tanto passato, tanto background. Questi racconti sono piccoli capolavori che da soli valgono la lettura del libro.

Nomi di donna, qualche incrinatura

Ci sono tuttavia anche racconti meno efficaci dal punto di vista stilistico e narrativo. È il caso di quello dedicato a Edda, affascinata dalle lingue al punto di arrivare a lavorare come interprete per l’ONU. Questo racconto ha un prologo (rappresentato dal sogno iniziale) troppo lungo e poco pertinente rispetto alla trama stessa. Altro racconto poco funzionale è quello di Giovanna, l’ultimo, che dovrebbe fungere da chiusura della raccolta. Si tratta di un dialogo fra due anziani fratelli: Giovanna appunto, 75 anni, e Sandro, 79. Il punto nodale di questa storia è la (potenzialmente) interessante digressione sull’importanza dei nomi: «I nomi, Sandro, non sono un dettaglio da poco o una casualità! È vero, non ce li scegliamo, al massimo tentiamo di adattarli storpiandoli con diminutivi o surrogati, ma sta a ciascuno di noi dargli il senso che ogni nome reca in sé e a riempirli dei nostri significati e del nostro modo di essere con la nostra vita».

Tale digressione però non viene sviluppata, anzi, viene troncata dal fratello della donna: «Giovanna, sorella adorata, ci rinuncio a comprendere: a quest’ora sono troppo stanco per starmene qui con te, quando mancano pochi minuti alla mezzanotte, e per continuare ad ascoltare questa dissertazione filosofica e filologica sul nome che portiamo».

Questa citazione porta a galla uno dei punti deboli di questo (e di altri pochi, per fortuna) racconti: l’inverosimiglianza dei dialoghi. Parliamo qui di due fratelli anziani che fanno i conti della propria vita; dovrebbero conoscersi bene e sapere molte cose l’uno sull’altra, eppure il loro modo di parlare risulta a tratti artificioso, non spontaneo:

«Giovanna non ti riconosco, sei sempre stata tu a dire che i nostri genitori sono stati troppo impegnati ad inseguire i propri obiettivi e a difendere i propri interessi: non hanno avuto tempo, né spazio mentale, né forse la capacità per poterci ascoltare e anche di comprendere il nostro malessere, tanto da aver fatto, tu ed io, di questa condizione d’abbandonati psicologicamente – certo non materialmente – il terreno sul quale la nostra relazione di fratello maggiore e sorella minore si è andata sviluppando in ogni istante della nostra vita, ingabbiando il nostro sentimento in una specie d’armatura alla quale nessuno dei due è mai potuto fuggire e nella quale io sono stato sempre quello che proteggo e tu, Giovanna, quella da proteggere!»

Altra nota negativa è la presenza di qualche refuso, di veri e propri errori sintattici (l’uso della virgola fra soggetto e predicato, soprattutto dopo un lungo elenco di soggetti) e l’uso massiccio di d eufoniche che a volte appesantiscono il testo. Ecco un esempio: «Benché provi a prestare attenzione ed abbia all’inizio pensato che possa trattarsi di uno scherzo, le parole pronunciate, ora dalla mamma, ora dalla nonna, appaiono ad Edda come suoni che hanno perso ogni significato».

Si può dire che Nomi di donna sia una raccolta di indubbio interesse, in grado di emozionare in più di un’occasione sia per le parole usate (nonostante una narrazione a tratti troppo elevata per l’occasione e delle frasi a volte troppo complesse e cariche di subordinate) sia per le tematiche affrontate. Qualche punto di debolezza e un editing non proprio eccezionale non hanno però consentito lo sviluppo completo di un testo per altri versi magnifico.