“I Signori di Whitechapel”, la crime story di Fadi Musa ambientata nella Londra di fine ’800

Londra vittoriana, anno 1888, una città in bilico tra luci e ombre, tra progresso economico e arretratezza dei diritti sociali. È qui che lo scrittore e giornalista Fadi Musa ci conduce con il suo romanzo I Signori di Whitechapel (Edizioni Mea), un libro che ben si inserisce tra il genere Giallo – Thriller e la Fiction storica.

Negroni con scorza d’arancia, sigaretta elettronica e Queen in cuffia a tutto volume. Animale notturno, amante del cinema e appassionato di storia, Fadi Musa, classe ’91, vive a Roma. Si è laureato in scienze politiche e specializzato in giornalismo e comunicazione digitale. Madre italiana e padre palestinese, ha soggiornato per lunghi periodi a Ramallah, Londra, Bristol, Parma e Milano. Oggi è giornalista e content creator. Ha collaborato e prodotto contenuti per diverse testate, tra cui Il Sole24Ore, il Financial Times e SkyTg24.

I Signori di Whitechapel: Sinossi

I Signori di Whitechapel

Whitechapel è un luogo misterioso e complesso, un quartiere nebbioso i cui vicoli, di notte, sembrano essere percorsi soltanto dall’aria gelida della Londra di fine Ottocento. Eppure in quelle strade si muovono i mostri. L’angosciosa serie di efferati omicidi compiuti dal serial killer Jack lo squartatore agisce da sfondo alle bellicose e crudeli vicende dei protagonisti del racconto.

31 agosto
4.00 AM
Nebbia e tenebra si contendevano i vicoli del quartiere
londinese. L’aria era gelida e pungente. Come i riflettori di un
teatro illuminano un attore in mezzo al palco, le fredde luci
bianche delle torce della polizia puntavano il corpo esanime
di una donna. Lo spettacolo messo in luce era conturbante.
La donna giaceva a terra in una pozza di sangue. La gola era
recisa tanto profondamente che la testa era rimasta attaccata
al resto del corpo solo attraverso un fradicio straccio di pelle.
Dal ventre lacerato faceva sinistramente capolino l’intestino,
e le sue parti intime avevano generato un secondo fiume di
sangue che andava ad unirsi con quello che sgorgava dal collo
reciso. Un odore nauseabondo si stava diffondendo nelle vie
circostanti.

Londra, 1888.

Il quartiere di Whitechapel è controllato da due famiglie criminali. La prima possiede il business del gioco d’azzardo e dell’oppio, la seconda il racket della prostituzione. Con questa separazione di mercato il quartiere malfamato ha trovato un equilibrio quasi stabile e, malgrado i suoi abitanti, riesce a vivere in pace. L’ordine si incrina con gli efferati crimini del serial killer Jack lo Squartatore.

Uno scaltro forestiero e un’audace e spregiudicata prostituta cercheranno di sfruttare i terribili omicidi per imporsi come nuovi padroni del quartiere. Lo faranno aprendo una casa di piacere nel cuore di Whitechapel. La reazione delle due potenti famiglie non si farà attendere.

La scalata al potere dei nuovi contendenti provocherà la fine della pace a Whitechapel e lo scoppio di una guerra criminale, combattuta con il piombo delle pallottole, lame di coltelli, colpi d’ingegno, alleanze e tradimenti. Nel susseguirsi e il sovrapporsi dei torbidi intrecci c’è anche spazio per l’amore. Un amore concreto, passionale e carnale, che sa però concedersi pure rari momenti di gentilezza, rapimento ed estasi. Il tutto ambientato nella Londra vittoriana, una città in bilico tra luci ed ombre, tra progresso economico e arretratezza dei diritti sociali.

Scrivo per evadere dalla routine. Spesso le nostre vite, nella loro frenesia, sono monotone e stressanti – ha dichiarato lo scrittore . Una combo micidiale, che porta inevitabilmente a voler fuggire, anche solo per un’ora. Amo il cinema e la letteratura per questo motivo. Nel momento in cui guardo un film o leggo un libro, riesco a immergermi nelle vicende raccontate e viverle con i protagonisti, dimenticandomi del resto. Mentre ho scritto questo romanzo ero all’università, preparavo gli esami, seguivo le lezioni e, quando potevo, uscivo con gli amici. Col senno di poi non era tanto male come vita. Ancora non avevo pensieri e preoccupazioni che solo successivamente, crescendo e lavorando, ho scoperto. Eppure avevo lo stesso il bisogno di fuggire dalla routine e sprofondare in avventure che mai avrei potuto vivere. Scrivendo I Signori di Whitechapel sono riuscito a catapultarmi indietro nel tempo, nel quartiere londinese, lasciandomi tutto alle spalle. Mi sono addentrato negli stretti e angusti vicoli di una città sbiadita dal fumo dell’industria a carbone; ho respirato l’aria pregna dell’odore di spezie provenienti da tutto l’impero britannico, ho conversato con chi viveva ai margini della società, e ho guardando il male negli occhi”.

Il linguaggio e i dialoghi danno forza al ritmo rapido e incalzante del racconto, che rapisce il lettore e lo catapulta in un finale sorprendente ed inquietante, tanto da sembrare quasi surreale.

I Signori di Whitechapel è, insomma, per tutti coloro che, come l’autore, vogliono viaggiare, distrarsi e vivere un’avventura per staccare la spina.

 

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L’attore e regista Al Fenderico vince il premio internazionale Vincenzo Crocitti

“E un riconoscimento particolarmente importante per me perché viene dall’Italia, il mio Paese di origine, da dove sono partito per inseguire la mia passione artistica e crescere in ambito internazionale. Ringrazio per questo tutti i Componenti del Premio e il suo direttore, Francesco Fiumarella.” Al Fenderico, commenta così l’assegnazione a Roma del Premio Internazionale Vincenzo Crocitti quale attore, regista e sceneggiatore emergente. Il premio fu istituito in onore dell’attore Vincenzo Crocitti, ricordato, tra l’altro, per il film “Un borghese piccolo piccolo” (1977), dove ricopriva il ruolo del figlio del personaggio interpretato da Alberto Sordi.

Per quel film, a Crocitti vennero assegnati un Premio speciale al David di Donatello e un Nastro D’Argento. In passato, ad aggiudicarsi il Premio sono stati attori e registi italiani affermati come Alessandro Borghi (2015), Vincent Riotta (2017), Marcello Fonte (2018), Francesco Montanari (2018), Volfango De Biasi (2018) ed altri, ma come anche altri protagonisti emergenti nel panorama cinematografico internazionale.

Al Fenderico, nato a Napoli nel 1992, bilingue italiano ed inglese, attore, regista, sceneggiatore e produttore creativo, deve la sua formazione alle numerose esperienze conseguite in Italia, Canada (anche con Maestri di Hollywood), e Regno Unito dove ultimamente sta conseguendo la laurea in regia e sceneggiatura presso il Royal Central School of Speech and Drama di Londra, riconosciuta molto per aver forgiato moltissimi artisti che ricoprono ruoli importanti nell’industria cinematografica e teatrale internazionale.

Il suo percorso artistico si snoda tra Canada, USA, Regno Unito e Italia. Significativo anche il suo impegno in teatro e in una serie di cortometraggi girati a Napoli e Londra, protagonisti di Festival internazionali e di molti riconoscimenti. Tra questi, nel 2017 ha recitato e prodotto uno spot pubblicitario a Napoli sulla sicurezza stradale: “Guida Responsabilmente”, premiato come Miglior Spot, al settimo evento de “La Madonna v’accumpagna, chi guida sei tu”.

Il suo cortometraggio “Hey Tu”, in cui ha lavorato come sceneggiatore, regista, produttore e attore co-protagonista, arrivato alla selezione ufficiale è poi risultato finalista di molti Festival e per la sceneggiatura ha ottenuto la Menzione d’Onore quale Miglior film d’ispirazione al Top Shorts Online Film Festival nel 2018 a Los Angeles. Questo suo lavoro è stato poi lanciato con successo su Amazon Prime Video USA, Regno Unito e Germania . Un altro cortometraggio in lingua inglese, dal titolo “Alfabeto Italiano”, in cui interpreta il ruolo del protagonista, è sulla nuova piattaforma di streaming Reveel Movies.

Al Fenderico è ora impegnato nello sviluppo del suo film drammatico “Belong” scritto insieme al suo collega Carlo Finale e lavora alla scrittura di una sua nuova serie televisiva. Un talento da seguire.

 

Londra, crogiolo di culture: tra finanza e l’ora del thè

Londra: chi non ha mai sognato di andare almeno una volta nella città dalle mille opportunità?!
Già, perché anche solo qualche giorno a Londra può essere un’opportunità. Londra è una città che cambia anche il nostro modo di rapportarci alla vita.

Crogiolo di culture, miscuglio di colori e odori: questo è Londra e si diventa quasi parte del suo “tran tran” senza sosta, ammirando il curioso stile di vita dei Londinesi. Lavoro, finanza, obiettivi e carriera, ma quando arriva l’ora del thè o il venerdì sera, tutto si ferma in favore di cibo, drink e vita sociale e i londinesi sanno godersi il momento come nessuno al mondo.

Per quanto riguarda la logistica, Stansted è l’aeroporto ben collegato al centro città, anche se bisogna diffidare della compagnia di bus Terravision, azienda ormai in fallimento ma che continua a vendere biglietti online. Attraversare la città per raggiungere il centro, poi, ti fa assaggiare già un po’ della magia di Londra. Alloggiare nel quartiere Victoria significa esser a pochi passi dai maggiori punti d’interesse.
Proprio lì, a poche centinaia di metri da Victoria Station, infatti, sorge imponente e austera l’Abbazia di Westminster, luogo in cui si concentra la storia dell’intero paese, tra intrighi, curiosità, anneddoti, e tra sacro e profano. Visitarla è doveroso, quasi quanto la foto ricordo col Big Ben sullo sfondo.

Nelle vicinanze nell’Abbazia, campeggia il London Eye, la magnifica ruota panoramica con una vista mozzafiato sulla skyline (e oltre nrd) della città, alla quale si può accedere, benchè si dica che Londra sia cara, con l’offerta 2×1 promossa dalla National Rail. Altre attrazioni sono parte di questo programma di offerte, come ad esempio il famosissimo museo delle cere di Madame Tussaud e la stessa Abbazia di Westmister, insieme a tante altre. Passeggiare sulla riva del Tamigi al tramonto è qualcosa di straordinario, come straordinario è godersi la vista del Tower Bridge da una pachina vicino al fiume, o il mondo attorno a Piccadilly Circus.

Come non menzionare Oxford Street poi, “l’arteria” della metropoli, e il cuore pulsante della città, meta di giovani e modaioli, il quartiere di Camden Town, con i suoi negozi e il suo caratteristico mercato di cibo proveniente da ogni parte del mondo. E proprio a proposito di cibo, non si può non accennare al Five Guys, che sebbene non sia proprio caratteristico come il rinomato fish and chips, è la catena di fast food più di qualità che si possa desiderare, se poi ci si aggiunge l’opportunità di poter riempire il bicchiere di cola ogni volta che si vuole; una capatina è d’obbligo.

Come obbligo è assistere al maestoso cambio della guardia a Buckingham Palace, momento solenne e “affollato”. Arrivarci attraversando uno dei vialoni che dal parco arrivano al palazzo reale, tra scoiattoli, tanto verde e migliaia di persone, è quasi un rito.

Un viaggio a Londra lo si potrebbe dedicare soltanto ed interamente alla metro che ha 150 anni di storia e si configura come un mondo parallelo caratterizzano da stazioni-opere d’arte, basti pensare alla King’s Cross con il binario 9 e 3/4, tributo alla saga di Harry Potter, il quale richiama milioni di fans accaniti da tutto il mondo, complice la presenza del negozio di souvenir accanto alla stazione.

Ken Follett, il paladino delle minoranze

“Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima, il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola come una trappola da sacrificio, è quindi venuto il momento di cantare una esequie al passato.” (Ken Follett, “I pilastri della terra”).

Ken Follett nasce a Cardiff, nel Galles, il 5 giugno 1949. Primo figlio di Martin Follett, un ispettore delle tasse, e di Lavinia Veenie, ha tre fratelli. Fin da piccolo un interesse che va oltre la sua immaginazione lo spinge ad amare la lettura. Si trasferisce a Londra con la famiglia all’età di dieci anni, vincendo l’ammissione allo University College di Londra, dove studia filosofia e inizia ad impegnarsi nella politica di centro-sinistra. Si sposa con Mary nel 1968, e nello stesso anno nasce suo figlio Emanuele.
Dopo aver intrapreso un corso di giornalismo, inizia a lavorare come apprendista reporter a Cardiff nel South Wales Echo. Tre anni dopo sarà di ritorno a Londra per lavorare nell’Evening News, il telegiornale della sera. La sua passione per la lettura lo porta a iniziare a scrivere romanzi la sera e nei fine settimana come hobby.

Il successo arriva lentamente, e con la pubblicazione di “La cruna del lago” nel 1978un thriller ambientato durante la seconda guerra mondiale, che riscuote un enorme successo. Il libro vince l’Edgar Award e diventa un film per il grande schermo che vede come protagonisti Donald Sutherland e Kate Nelligan.
Verso la fine del 1970, viene coinvolto nelle attività del partito laburista britannico. Durante il suo impegno politico, conosce Barbara Hubbard, un deputato del Parlamento nelle file laburiste che in seguito diventerà ministro della cultura nel governo di Gordon Brown. Ken e Barbara si sposano nel 1984. La coppia vive tra Londra e Stevenage (Hertfordshire), insieme a una vasta schiera di figli avuti nei matrimoni precedenti. Follett è un grande estimatore di Shakespeare, e spesso è possibile incontrarlo alle rappresentazioni tenute dalla Royal Shakespeare Company di Londra. Adora la musica e suona il basso in una band dal nome Damn Right I Got the Blues.

Analizzando le opere di Follett si possono individuare quattro fasi ben distinte. La prima fase comprende “La Cruna dell’ago” e i cinque libri che lo seguono. Ciò che al loro interno troviamo spazia dalla prima guerra mondiale, con l’opera “L’uomo di Pietroburgo”,all’Iran e all’Afghanistan con “Sulle ali delle aquile” e “Un letto di leoni”. Un cambiamento, una varietà che si fonda sull’elemento cronologico e geografico.
La seconda fase comprende quattro romanzi storici scritti sul finire degli anni ’80. L’intricato e appassionante “I pilastri della terra”, ambientato nell’Inghilterra medievale, si svolge parallelamente alla costruzione di una cattedrale, affiancando alla storia della chiesa la vita di svariati personaggi. “Notte sull’acqua” narra le vicende dei viaggiatori che abbandonano l’Inghilterra sull’ultimo volo di linea del Clipper, idrovolante di lusso diretto negli Stati Uniti alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale.“Una fortuna pericolosa” è ambientato nella Londravittoriana, e “Un luogo chiamato libertà” nelle colonie inglesi nord-americane ai tempi della rivoluzione americana. Cambia ancora genere nei tardi anni novanta, con un paio di libri ambientati nel presente usando le tecnologie avanzate come filo conduttore. “Il martello dell’Eden” si focalizza sul terremoto come arma di terrore, mentre “Il terzo gemello” sugli aspetti oscuri delle biotecnologie. Ritornando allo spionaggio in “Codice a zero”, Ken Follett ambienta il romanzo ai tempi del lancio del primo satellite americano.

“Le gazze ladre” e “Il volo del calabrone” vengono invece collocati cronologicamente durante la seconda guerra mondiale. “Nel bianco” è un thriller ambientato ai giorni nostri, in cui un gruppo di terroristi cerca di trafugare un virus da un laboratorio. Il 18 settembre 2007, esce in antemprima mondiale, in Italia, “Mondo senza fine”, seguito ideale de “I pilastri della terra”. Il 28 settembre 2010 è la volta de “La caduta dei giganti”, primo romanzo della cosiddetta “Trilogia del secolo”, che ripercorre tutti i principali fatti storici del Novecento. Il secondo volume, intitolato “L’inverno del mondo”, è uscito in Italia l’11 settembre 2012. La terza ed ultima parte era stata prevista per il 16 settembre 2014.

Ken Follett ha venduto più di 150 milioni di copie dei suoi libri in tutto il mondo.L’elemento che emerge nelle opere dello scrittore e che rispecchia la sua forte personalità, è la componente politica, il suo modo di osservare il mondo e ciò che lo circonda. Chi dovrebbe guidarlo e in che modo. Idee politiche che ritroviamo soprattutto ne “La caduta dei giganti” e “L’inverno del mondo”. In essi tutti i personaggi positivi si identificano con le idee di centro-sinistra, mentre i conservatori non sono in alcun modo giudicati in modo positivo dallo scrittore.
I protagonisti della “Trilogia del secolo” si presentano infatti quali famiglie di minatori e di sindacalisti galles che lottano per i propri diritti contro i proprietari delle miniere, descritti come dei profittatori capitalisti. All’interno di queste opere, oltre ad una profonda critica al fascismo, troviamo anche un’aperta accusa contro il comunismo che, animato da nobili ideali, si trasforma in una dittatura anti-democratica attraverso l’uso della violenza.

Ken Follett porta nelle sue opere la lotta per l’emancipazione femminile, il socialismo, quelli che verranno dall’autore visti come i soli modi per aspirare e giungere un giorno ad una vita migliore. Il punto di vista analizzato da Follett è quindi quello delle minoranze, se così possono essere definite, che lottano per andare avanti, restare a galla, sopravvivere.

“Il socialismo non vuole la rivoluzione, perché l’hanno già provata altri popoli e abbiamo visto che non funziona. Però vuole un cambiamento, e subito”. Parole di buon senso quelle del riformista Follett che, tralasciando l’aspetto sociale/politico delle sue opere, si è dimostrato un grande conoscitore e divulgatore storico.

 

Di Gabriella Monaco.

 

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