‘Mediterranima’: la pittura del maestro Chinnici raccontata nei versi del poeta Vincenzo Calì

Chi ama la pittura calda ed avvolgente che racconta di un tempo che fu e che profuma di nostalgia accompagnata dalle poesie di un autore siciliano che tocca le corde dell’animo umano e le mette nero su bianco. Si tratta di un importante artista siciliano che risponde al nome di Lorenzo Chinnici e del poeta milazzese Vincenzo Calì, autore delle raccolte poetiche Vincikalos e Intro.

Mediterranima, edito quest’anno da Kimerik, è un viaggio conoscitivo nel cuore della Sicilia e della sua gente, un connubio tra pittura e scrittura, uno scrigno che racchiude odori, colori, sapori e stati d’animo pronti ad offrirsi al lettore che ha voglia immergersi in un mondo incantato e nell’universo emotivo del poeta.

Come recita la prefazione al libro: “La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede”. “La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca”, come sosteneva Leonardo da Vinci, nel suo Trattato della pittura, e mai queste parole risultano tanto opportune per il libro scritto dal poeta siciliano Vincenzo Calì dal suggestivo titolo “Mediterranima”, che richiama la sua terra, comune all’artista Lorenzo Chinnici (intervistato dal poeta stesso), il quale ritrae paesaggi assolati e fulgenti e figure di lavoratori che ricordano il suo passato. Si tratta di un libro che racconta in versi l’essenza delle opere del maestro Chinnici: la sicilianità, la fatica, l’inquietudine, la forza, l’amore, il ritrarsi in se stesso, la paura di mostrarsi. 

L’autore di Mediterranima, Vincenzo Cali’

Le opere abbinate alle poesie sono raggruppate per tema e stile e precedute da brevi introduzioni a questo iter visivo ed intellettivo che ha il merito di far conoscere una Sicilia diversa e moti dell’animo, pensieri, sensazioni, che spesso ignoriamo. I versi essenziali e caricati di significato di Calì, le sue parole piene di senso, si amalgamano perfettamente con il proporzionato pittorico di Chinnici per merito dell’abilità del poeta di scrivere liriche adattandole alla cifra artistica e al pensiero di Chinnici, i quali, attraverso la sensibilità e l’acutezza dell’autore di Mediterranima, sembrano svelarsi chiaramente.

Vincenzo Calì mostra come parte tutto dall’individuo, dai suoi pensieri, visioni, idee, convinzioni, e come questi facciano parte in un certo senso anche della natura, come l’interiorità influenzi la visione che abbiamo di tutti gli esseri viventi e come facciamo nostri i colori della natura in virtù del nostro innato desiderio di immenso:

Blu di mare, blu d’amare,
di metilene abbaglia il cuore.
Blu ha chiarore,
d’alba incanta con candore.
Di profondo effonde il mare,
blu d’immenso è il mio colore.
L’infinito ha già parole,
blu di denso, ho nel cuore.

La descrizione del paesaggio siculo e del lavoro, della fatica della gente per portare ogni giorno a casa il pane passa, dal punto di vista metrico, attraverso versi liberi, rime incrociate, epifonemi, sineddoche, metafore, anafore. Senza cadere nella ridondanza e nella retorica, Calì narra la propria terra come luogo di travaglio da cui non ci si può distaccare:

Le vite affogate,
fatiche segnate,
i volti scavati dall’ore dell’alba,
da padri ai figli mestieri obbligati,
nei sogni negati,
intrise le menti ai riti soventi,
ignari a doveri legati da eventi,
ormai arresi perdenti,
il cuore alla gola, che radica in testa.
Mia terra non passa,
ma resta..

L’attaccamento alle proprie radici, la nostalgia, l’orgoglio per un mondo che va scomparendo: c’è sicuramente tutto questo nel libro di Vincenzo Calì, ma dalle sue parole, emerge qualcosa di profondamente sociologico e attuale: mentre il mondo globalizzato, la città industrializzata, annichiliscono i sentimenti e una certa purezza insita nell’uomo, svilendo lo scambio culturale, il folklore, la tradizione. La città globale appare variopinta ma è occultata da un mantello di finto, spietato e cinico umanitarismo che invece è l’essenza dell’universo contadino e dei lavoratori umili. Preserviamo questo mondo e partiamo da quel mondo che rispetta l’ambiente, dove il lavoro non è considerato merce e dove vi è una sana e vera cooperazione.

Un libro che consigliamo caldamente a tutti gli amanti della poesia, ma soprattutto ai siciliani che vogliono riscoprire loro stessi e la loro terra. Di seguito il link per acquistare il libro: Mediterranima

Il 21 luglio prossimo siete pronti a vivere un’esperienza unica? Solo a Caltagirone!

A chi cerca emozioni uniche e suggestioni intense, consigliamo di partecipare il prossimo 21 luglio, all’evento Angeli a Calatagèron, un’esposizione d’arte che coniuga arte figurativa contemporanea, poesia, musica, intrattenimento, critica, buon cibo locale. Un omaggio alla Sicilia, ai suoi colori, odori, sapori racchiusi nelle magiche installazioni #LaSiciliainunbarattolo che contengono anche l’anima stessa del protagonista di questo evento: il maestro Lorenzo Chinnici le cui opere a vocazione popolare, contadina, riflettono il suo modo di essere e di pensare, di guardare al passato, richiamano i dipinti calatini “francescani” del grande Caravaggio, che fu in questo gioiello barocco nel 1608 dove realizzò opere come San Francesco penitente e la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco che hanno in comune con i quadri di Chinnici il profondo senso dell’umiltà, la concezione dimessa del sacro, della santità, della superiorità spirituale e morale.

Per l’occasione Caravaggio tornerà dal passato, dalla sua epoca barocca, per approdare in un’epoca artistica più confusionaria, magmatica, concettuale, astratta, inquietante, ma che comunque offre un posto importante all’arte figurativa ben rappresentata da Lorenzo Chinnici. E’ la magia dell’arte che consente questo ritorno straordinario, suggestionando ed emozionando tutti gli appassionato di arte e i sognatori. La magia come ha affermato lo scrittore Paulo Coelho è un ponte che ti permette di passare dal mondo visibile in quello invisibile. E imparare le lezioni di entrambi i mondi. Angeli a Calatagèron racconterà proprio questo: la bellezza del passato, della tradizione che si unisce al presente, osservando la realtà con occhi diversi. Una vera e propria immersione in una dimensione eterna, atemporale che abbraccia un percorso culturale, conoscitivo e degustativo che senza dubbio appagherà tutti i partecipanti.

 

 

 

‘Angeli a Calatagéron’: una storia tutta siciliana che diventa mito contemporaneo

Il mito racconta un qualcosa che non è mai accaduto ma che accade sempre. Il racconto dal titolo Angeli a Calatagèron, che prenderà forma il 21 luglio prossimo a Caltagirone ha il sapore di un mito greco senza tempo, con il quale tutti noi possiamo avere familiarità, che chiama alla memoria figure entrate nell’immaginario collettivo per rappresentare un concetto, un simbolo senza credere che esse siano esistite davvero. E’ un evento dove passato e presente si intersecano, dove prevale la magia dell’Arte. Un nuovo mito nell’epoca moderna tecnocratica che si nutre di reality show, di velocità, confusione, materialismo, aporie. Ma il nuovo mito che nascerà a Caltagirone non opporrà il favoloso al logòs, alla ragione, alla voce. Ecco perché la mitologia in senso moderno è un’invenzione della scrittura: nasce infatti quando il segno scritto immobilizza il flusso della parola viva che si ripete in una serie di varianti. L’Arte contribuisce a creare un nuovo mito per raccontare la Sicilia di ieri e di oggi. E come già fece Erodoto, portiamo alla luce del sole questa favola che come tutte le favole comincia con “c’era una volta…” anche se ancora deve esserci e la storia deve compiersi.

C’era una volta, in una meravigliosa cittadina siciliana che risponde al nome di Caltagirone, nota in tutto il mondo per le sue ceramiche, la dea dell’Arte e della bellezza Afrodite che decise di celebrare la meravigliosa terra di Sicilia chiamando a raccolta le dee Demetra, protettrice del raccolto, Etna, figlia degli dei primigeni che forgiarono la Terra, la più bella ninfa dell’Arcadia, Aretusa, e un personaggio particolare che fa da tramite tra il mondo degli esseri umani e quello degli dei, e nello specifico quello di Afrodite, Craig Warwick, per dare vita ad un evento unico nella contemporaneità, Angeli a Calatagèron, la perfetta sintesi tra terra e cielo, arte figurativa con musica e poesia, coinvolgendo tutti e cinque i sensi. Protagonista della serata il maestro Lorenzo Chinnici, che ha ricevuto in dono l’arte da Afrodite, e mostra le sue opere di stampo verista-espressionista di matrice popolare a tutti coloro che vogliono intraprendere un percorso conoscitivo, emozionale e sensoriale.

Nei dipinti del maestro si può scrutare la sua anima che plasma il paesaggio siciliano, addensando i colori usati in maniera emotiva, armonizzando le figure, semplificando le forme, imprimendo verità sui volti del suo campionario umano, scolpito con gamme cromatiche calde ed infuocate. E’ un universo dove prevale la bellezza incontaminata della natura, lontana dalla società industrializzata, progressista e frenetica di oggi, quello di Chinnici, che ha sapientemente distillato sulle sue tele gli omaggi divini: la luminosità dorata, preziosa, delle messi, dei raccolti, del grano di Demetra, gli elementi che hanno sagomato la terra riempendola di flora e fauna, di acqua, di natura lussureggiante, di vulcani; e la bellezza, l’armonia provenienti da Aretusa e da Afrodite. Come nell’arte di Lorenzo Chinnici di rappresentare la natura, c’è del divino mitologico (oltre che del divino religioso, data la componente mistica della mitologia primitiva), anche in quella di ritrarre gli esseri umani vi è un approccio “vitalistico”: i lavoratori sono dei semidei che lottano ogni giorno per vivere, e sembrano dirci che per lavori umani servono spesso sforzi sovrumani.

Il mito che si formerà il 21 luglio prevede l’esperienza di un sogno che tutti vivranno all’unisono grazie alla sensibilità di Craig Warwick, un moderno Hypnos che percepirà il genio artistico di un grande artista del passato, Caravaggio, che nel 1608 fu in terra calatina, e lo renderà reale attraverso il potere dell’Arte a tutti i presenti che non possono non desiderare di avere a che fare in qualche modo con il mito di Caravaggio. Un mito nel mito dunque, che scaturisce dai desideri umani e da un bisogno di infinito e di realizzare l’impossibile. Un ritorno che sarà in virtù dell’influenza che un pittore immortale ha su un pittore vivente, sul legame che sia Caravaggio che Chinnici hanno con questa terra, sull’essere entrambi fedeli a loro stessi, senza scendere a compromessi. Tutti potranno vedere Caravaggio nel modo di fare arte di Lorenzo Chinnici, tutti potranno immaginarlo accanto a lui, grazie ad un tramite d’eccezione protagonista di un nuovo mito siciliano che non vuole né opporsi alla religione cristiana, né dissacrarla. Ad un racconto come questo non può mancare la poesia di un Apollo dei nostri giorno, Vincenzo Calì che accompagnerà le immagini con i suoi componimenti privi di retorica; mentre le vivande di Demetra e le bevande  di Dioniso, saranno sia racchiusi, insieme all’arte di Chinnici e alla tradizione sicula, in un vaso di Pandora rinnovato, le installazioni #LaSiciliainunbarattolo di Annamaria Imondi, sia gustabili grazie a Simenza.

Il mito calatino del 21 luglio, dunque, non è un racconto pre-religioso e pre-logico, se prendiamo in considerazione le constatazioni di studiosi secondo i quali il mito è dominato dalla credenza in forme, influssi, azioni, non percepibili dai sensi e tuttavia reali mente la religione nasce e si afferma quando la natura diventa intellegibile. Angeli a Calatagèron rispetta il cristianesimo e vuole educare al bello e a credere nei sogni e nella magia dell’Arte attraverso persone umane, e l’utilizzo di una gerarchia di esseri sovrumani mai esistiti ma che sono formidabilmente e semplicemente rappresentativi di concetti, messaggi, desideri e pensieri.

 

Evento ‘Angeli a Calatagèron’, Caravaggio incontra Lorenzo Chinnici: la meta-arte è servita

Il presente si arricchirà di passato il 21 luglio prossimo nelle sale del Palazzo Comunale di Caltagirone. In occasione della personale del maestro Lorenzo Chinnici, “Angeli a Calatagèron”, una delle più nobili attività umane, ovvero l’arte, non si presenterà solo come tecnica (la téchne greca), ma diverrà filosofia al suo grado più alto per rendere visibile ciò che è invisibile, facendo sì che tutti si chiedano: ma è l’arte che imita la vita o viceversa? L’invisibile in questo caso è rappresentato da un celebre artista del Seicento che soggiornò a Caltagirone e in altre città siciliane per un anno.

Si tratta di Caravaggio, uno degli artisti più tormentati ed iconici dell’arte, che tra il 1608 ed il 1609 fu nella città calatina, invitato dal potere e dalla magia propria dell’Arte, a lambire questa terra e i suoi cittadini, ospiti e turisti, e a creare un connubio con l’arte del maestro Chinnici. Un avvenimento unico nel panorama della cultura e dell’intrattenimento italiano, che non ha la pretesa di promettere un miracolo, piuttosto ci piacerebbe raccontare una bella fiaba di Sicilia dove i sogni si trasformano in realtà, facendo vivere ai partecipanti un’esperienza eccezionale. L’esposizione rende possibile ritorni importanti, facendo sì che Caltagirone prenda nuova vita come l’anima di Caravaggio, come un’arte rivoluzionaria e diversa, come fu quella dell’artista lombardo, che diventata tradizione, si illumina nuovamente e si unisce idealmente e concettualmente a quella di Chinnici. Perché solo ciò che è antico può apparire sempre nuovo. E’ il sublime dell’Arte.

Un’esposizione imperdibile dunque, che annoda l’arte verista e allo stesso tempo espressionista del maestro Chinnici, legato a figure come pescatori e lavandaie e al paesaggio assolato della sua amata Sicilia, a quella barocca di un pittore entrato ormai nel mito anche per le sue vicissitudini personali: Caravaggio. Qualcuno si domanderà cosa c’entra Caravaggio con Lorenzo Chinnici? Ebbene come Caravaggio, che ha trascorso un anno a Caltagirone, in fuga da Roma per omicidio, e realizzato su commissione privata, il dipinto Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, trafugato a Palermo nel 1969, anche Chinnici mostra la luce e le ombre nelle sue opere, la luce è presente nella natura, entità superiore e nobile, le ombre tra i suoi personaggi, il cui stato d’animo è inquieto, affaticato (per il duro lavoro quotidiano) e travagliato come quello dei protagonisti dei capolavori di Caravaggio, sebbene quest’ultimo sia ovviamente più realista, teatrale e drammatico. Entrambi legati alla meravigliosa cittadina barocca di Caltagirone, celebre nel mondo per le sue ceramiche, i due artisti vanno oltre la moda, e intessono la loro pittura di simboli: quelli di Caravaggio molto oscuri ed intriganti, mentre i simboli di Chinnici sono intrisi di una religiosità nostalgica, di una moralità educativa da trasmettere ai più giovani.

San Francesco in meditazione, di Caravaggio

Entrambi impassibili alle convenzioni del mercato dell’arte, fedeli a loro stessi, immersi in un accanimento creativo per Caravaggio tutto tensivo, per Chinnici spirituale e memoriale, i due artisti speculari di questo evento particolare che per qualcuno non attento può risultare fuorviante, sono connessi tra loro anche per il modo di vivere l’arte: pensano e vivono quello che sentono, pensano e vivono il soggetto dell’Arte.

Andando più nello specifico, ovvero nelle similitudini tra il Caravaggio smarrito, inedito, di Caltagirone e il Lorenzo Chinnici che ritrae lavoratori, si può notare sia nel Caravaggio creatore di un ciclo francescano (Annunciazione, Seppellimento di Lucia, Madonna del parto, San Francesco in meditazione, San Francesco penitente, Resurrezione di Lazzaro, Natività con i Santi Lorenzo e Francesco) che in Chinnici, sebbene trattino soggetti diversi e usino in maniera differente il colore, una concezione di sacro dimessa, umile non solenne, a vocazione popolare, esaltando i tratti più salienti in un figurativo proporzionato.

E’ ipotizzabile che Caravaggio, dovunque si trovi, sia tormentato per il furto del suo dipinto realizzato a Caltagirone? Perché no, d’altronde come diceva Einstein la logica ci porta da A a B, l’immaginazione dappertutto e lo stesso artista non sarebbe tale senza immaginazione. L’evento di Caltagirone ruota intorno all’immaginazione, al racconto di una favola siciliana, alla rievocazione del passato che dà luce al presente, al desiderio di entrare nella mente di un celebre artista, carpendone lo stato d’animo e mettendolo in relazione a quello di un artista del presente che vorrebbe uno dei suoi modelli quale è Caravaggio, presente all’esposizione. Avverrà davvero? Solo chi crede nell’invisibile potrà assistere all’impossibile! Imbottigliamo per un attimo il buonsenso e affidiamoci alla nostra voglia di sognare e di fare noi stessi arte che da sempre è terreno di libertà ed inventiva, precisando a chi legge che non ci sarà una mostra con le opere “francescane” di Caravaggio insieme a quelle di Chinnici, ma la sensazione e l’immaginazione di una corrispondenza ideale tra l’arte e l’animo di Caravaggio e quello di Lorenzo Chinnici.

‘Angeli a Calatagèron’, la personale del maestro Chinnici: un evento unico in terra siciliana e in Italia

Le favole meritano sempre di essere raccontate soprattutto di questi tempi, perché come diceva il dimenticato Gianni Rodari esse contribuiscono ad educare la mente e a formulare nuove ipotesi. Le favole si raccontano per ingannare e per consolare. Nel caso nell’evento che si svolgerà nella splendida cittadina siciliana barocca di Caltagirone il prossimo 21 luglio alle ore 19.00 sicuramente non ha a che vedere con un inganno. Ciò che accadrà nelle sale del Palazzo Comunale della città celebre per le sue ceramiche, ha dell’incredibile. Per la prima volta nella storia dell’arte un celebre artista del passato ritornerà dall’aldilà per trasferire la sua energia ad un pubblico di appassionati intervenuti, in occasione della personale del maestro Lorenzo Chinnici, “Angeli a Calatagèron”.

Lo spirito irrequieto del pittore senza tempo Caravaggio, che tra il 1608 ed il 1609 fu nella città calatina, sarà invitato a ritornare in questa terra incantata, per prendere parte alla mostra, attraverso la mediazione del famoso Craig Warwick , ovvero “L’uomo che parla con gli Angeli” il quale ha captato vibrazioni provenienti proprio da Caltagirone. Probabilmente non tutti sono a conoscenza del fatto che un dipinto di Caravaggio fu realizzato proprio in terra calatina nel 1609 e rubato a Palermo. In questa art exposition si immagina che lo spirito di Caravaggio sia ancora tormentato per questo furto e che si muova insieme al desiderio di Lorenzo Chinnici di abbracciare l’anima del grande artista lombardo, tra i suoi modelli di ispirazione, la cui ombra aleggia anche su uno scrittore da tenere d’occhio, Vincenzo Calí. L’autore, affascinato dall’arte di Chinnici, compone poesie essenziali che scavano nell’animo umano, lasciandosi ispirare dalle immagini dei suoi dipinti, che gli compaiono nelle sue visioni oniriche. Sia Caravaggio, sia Chinnici, sia Calí sono accomunati da un certo realismo e ricerca dell’io, del passato, di una pacificazione, per questo le loro anime si fonderanno in un unico modo di concepire l’arte, le ombre e la luce.

I capolavori dell’artista verista e mimetico Chinnici saranno accompagnati dai versi dello scrittore di Milazzo per raccontare una Sicilia magnetica, senza tempo, punto di incontro tra energie ataviche e nuove pulsioni. Saranno parte integrante della mostra le installazioni de #Lasiciliainunbarattolo di Annamaria Imondi, contenitori magici che custodivano i colori che Chinnici utilizzava per dipingere, e oggi rigenerati, racchiudono i fantasmi di Sicilia e l’anima stessa del maestro. Un’idea quella di Annamaria Imondi, divertente ed intelligente, che esporta la sua terra ovunque.

La mostra rende possibile ritorni importanti, facendo sì che Caltagirone, custode della banca del grano, germogli a nuova vita. A suggellare questo momento, il sodalizio con Simenza, cumpagnia siciliana sementi contadine, che accoglierà i partecipanti con le sue degustazioni.

“Angeli a Calatagèron” deve la sua realizzazione anche alla mediazione dell’ entusiasta ed energica calatina Michela Velardita, dell’attenta e meticolosa giornalista Jessica Montemagno, al prezioso e paziente Andrea Fallara e all’accoglienza del progetto da parte del Comune di Caltagirone, oltreché di tutti gli sponsor e partner. Chi ha reso possibile questo evento non lo ha fatto con la pretesa di promettere un miracolo, piuttosto ci piacerebbe raccontare una bella fiaba di Sicilia dove i sogni si trasformano in realtà, facendo vivere ai partecipanti un’esperienza eccezionale dove tutti i sensi si fondono insieme.

Un percorso culturale e artistico da non perdere, un modo diverso ed originale di concepire un’esposizione, di conciliare realtà e immaginazione, che dimostra come anche in Italia, al sud, tra mille difficoltà, si possa realizzare con la tenacia, la professionalità, la passione e la determinazione che fanno volare alti, qualcosa di unico nel panorama espositivo attuale.

La Sicilia che sarà narrata non è la solita da cartolina, o che passa sui giornali, Angeli a Calatagéron, mostrerà a tutti fortunati che prenderanno parte all’evento, che la Sicilia è quella cantata da Omero:

Allora incontro ti verran le belle
Spiagge della Trinacria isola, dove
Pasce il gregge del Sol, pasce l’armento.

L’artista Lorenzo Chinnici al Palazzo Manganelli di Catania il 16 e il 17 dicembre

Catania – La Sicilia in prima linea con “Faber-il fabbricante di idee”, evento giunto alla sua 7’ edizione, ideato dalla docente Anna Petino e dall’imprenditrice Giulia Velis.
Questa edizione si terrà nei giorni 16 e 17 dicembre, dalle 10.00 alle 22.00 presso lo storico Palazzo Manganelli, ed ospiterà 40 espositori provenienti da tutta la Sicilia, che presenteranno le loro creazioni tra le splendide sale del piano nobile del Palazzo, occasione irripetibile poiché il palazzo non è aperto, normalmente, al pubblico.
Dopo il grande successo legato all’apertura del Museo, dedicato a Lorenzo Chinnici, a Merì (ME) – città natia dell’artista –, quest’anno al Palazzo Manganelli, per gli appassionati di arte, sarà presente il Maestro Lorenzo Chinnici, con i suoi dipinti più celebri che rappresentano l’operosità del lavoro manuale, raccontando la fatica dei mestieri artigianali con grande slancio poetico.

Così l’antico e aristocratico Palazzo Manganelli, che dal XX secolo appartiene agli eredi dei Principi Borghese di Roma, sarà lo scenario per le opere di Chinnici che dialogheranno simbolicamente con le eccellenze artigianali, made in Sicily.

Qui ed ora si racconta la fatica del tempo che scorre e solca lo sforzo di una tensione e di un pensiero creatore. Creare in fondo è ciò che rende una donna e un uomo più vivi e consapevoli delle loro potenzialità e del loro essere-nel-mondo. Si dice che il “cervello è più grande del cielo” poiché la fonte dell’immagine è nella mente da cui parte lo stimolo verso gli arti che plasmano, creano, toccano e danno forma agli oggetti del tempo. I personaggi della pittura di Lorenzo Chinnici sono animati dal lavoro manuale, dall’essere presenti attraverso la loro operosità. Non c’è pigrizia, non c’è staticità fin dalla dimensione spaziale che fa tendere i loro muscoli, allungando la percezione dello spazio pittorico.
Così lo sguardo dell’osservatore è chiamato a riflettere e a poggiarsi sulle ombre e sulla luce di corpi intenti in attività differenti, sullo sfondo di una Sicilia presentata come una entità dell’animo, un simbolico macrocosmo che unisce i desideri e i respiri della gente.

Il senso della fatica è correlato all’esistenza stessa, nell’immaginario di Chinnici, in quel lavoro manuale e artigianale che vuole onorare, raccontare e immortalare. In Chinnici, come ha giustamente notato Elena Gollini, ogni dettaglio mostra la tradizione figurativa nel mezzo di un interessante percorso, che riproduce e valorizza le caratteristiche e gli aspetti più importanti, con un elaborazione attenta e focalizzata. La visione estetica del tutto appare in una compostezza armoniosa utilizzando un sistema cromatico di consistenza tonale. Le raffigurazioni sembrano seguire un ordine chiaro e lineare, che lo rende semplice nella sua forma strutturale, ma allo stesso tempo infonde un’essenza di intensità profonda. È la voce di un dipinto, che unisce passato e presente che recupera dall’esperienza esistenziale e ricordi personali, un vasto corollario di immagini e figure. La tavolozza dei colori accuratamente selezionata, bruciante e spessa, ricorda il calore vibrante e avvolgente della Sicilia, con la sua energia vitale speciale e unica. Ma perché riscuote tanto successo la pittura di Chinnici? Probabilmente per il suo essere policromatica e pulita, geometrica; una pittura che ci fa capire immediatamente che chi la realizza ha padronanza eccellente della materia. I personaggi di Chinnici sono “pieni”, animati, grazie all’uso sapienze che l’artista siciliana fa del colore, mentre i luoghi, gli scenari in cui sono collocati potrebbero essere per certi versi posti idilliaci dove immergersi, rilassarsi e sognare, empatizzando anche noi come Chinnici, con la natura, contemplando i meravigliosi paesaggi campestri e marini.

 

Fonte: Comunicato Stampa

Il maestro Lorenzo Chinnici espone al Grand Hotel Timeo di Taormina dal 19 settembre

Il tempo sospeso, si intitola così la mostra personale del maestro siciliano classe 1942 Lorenzo Chinnici il cui opening avrà luogo il prossimo 19 settembre e che terminerà il 24 settembre, presso il Belmond Grand Hotel Timeo di Taormina. La mostra rappresenta l’occasione per immergersi non solo nell’arte ma anche nella maestosità di una delle terrazze sul mare più belle e suggestive del mondo, in un abbraccio fra il Teatro Greco, il monumento più celebrato della Sicilia antica e il panorama mozzafiato della costa orientale siciliana, fra i riflessi del Mar Ionio e i massicci dormienti dell’Etna. È in questa location d’eccezione che Lorenzo Chinnici, che non è mai stato vittima di mode pittoriche, ben lontano dall’arte commerciale e dal successo facile, vuole inaugurare la sua nuova mostra in terra natale. Dopo una carriera espositiva dal respiro internazionale che ha toccato città come Parigi, Milano, Londra e New York, è giunto il momento per Chinnici di confrontarsi con le proprie radici, di ritornare alle origini. Scene bucoliche punteggiate da spiagge, pescatori, barche di legno, lavandaie e contadini a lavoro. Protagonisti simbolici e ‘senza volto’ che rievocano i colori e i ricordi di una Sicilia governata dagli umori del cielo e del mare, testimoni di quello che è diventato un lusso per pochi e fortunati eletti: il tempo appunto.

Lorenzo Chinnici nasce a Merì, in Sicilia, nel 1942. Dopo regolari studi artistici, diplomatosi maestro d’arte nel 1962, insegna materie artistiche presso la scuola statale dove rimarrà fino al 2006. Nella sua età giovanile, per vicissitudini ed eventi spiacevoli, la sua anima, minata da nevrosi depressiva influenzerà i suoi primi lavori artistici: tele ed acquerelli che, a detta dei critici, non rimangono esenti da “grigiori e cupezze cromatiche”. Via via, l’imperante ed ossessiva atmosfera cupa stemperandosi, darà luogo ad una visione nuova della vita che appare meno angosciosa e più aperta a nuove speranze. Ora i suoi colori sono più caldi, più comunicativi, più profondamente umani, proprio per la disponibilità di Lorenzo Chinnici ad aprirsi ad un discorso più lieto, più fiducioso con paesaggi e figure investiti da rasserenanti lampeggiamenti di colore. La maturità artistica di Lorenzo Chinnici inizia però nel 1965, quando un critico d’arte di assoluto valore: S. Pugliatti, nell’estemporanea di centinaia di concorrenti, ammirato sicuramente dalla maturità espressiva di un pensoso paesaggio siciliano, rivelato dall’esordiente da segni decisi e marcati, gli attribuisce un premio molto ambito.

In Lorenzo Chinnici le costanti della sua produzione pittorica sono: l’essenzialità, la memoria, la testimonianza di un mondo che naufraga fra le cose, ma di cui siamo partecipi, come dell’onda del tempo, del resto. Chinnici rappresenta la vita dura e lavorativa e il viver quotidiano con grande efficacia descrittiva, mettendo in rilievo soprattutto la fisicità dei suoi soggetti. Fisicità che unita allo stile realistico mediterraneo tipico degli artisti siciliani, diviene mezzo per scandagliare l’umano, il vissuto, in sintonia con i toni cromatici che sono alla base della sua cifra stilistica riconoscibilissima che ricorda quella del suo conterraneo Renato Guttuso. Si potrebbe parlare anche per Chinnici di realismo sociale, anche se molto probabilmente all’artista siciliano più che denunciare interessa raffigurare una certa essenzialità dei gesti e dell’animo dei protagonisti delle sue opere, dei suoi lavoratori muscolosi e talvolta nostalgici, che sembrano degli atleti pronti per la loro gara quotidiana (Mediterraneo, La mattanza, La fine, Pescatori, La spinta, La forza). Atleti che, pur essendo posti in scenari meravigliosi, portano con se liricamente un drammatico segreto: lavorare instancabilmente per assicurarsi la loro anima e il loro corpo. Come Guttuso anche Chinnici aspira a conciliare la verità e l’attualità delle tematiche con uno stile incisivo fruibile da tutti e come nelle opere di Guttuso, c’è la Sicilia nei suoi lavori, con i suoi profumi e i suoi colori.

Nel dipingere il passato, Chinnici non si pone come un patetico conservatore, ma ripropone quell’energia di un tempo, pura e sana, per rammentare che c’è qualcosa di prezioso e buono, fatto di duro lavoro e sacrifici, non può essere dimenticato e abbandonato. Ecco perché, in questo senso, è importante partecipare all’onda del tempo lontano, per riuscire a cogliere la profondità dell’essere umano. Come è infatti stato giustamente osservato da Nino Cacia, il reale dell’opera di Chinnici è una realtà trascesa e trascendente (verbo che m’era venuto rapido osservando dall’inizio questa sua – esibizione personale – ). Perché, per dedicargli una celebre nozione brechtiana, “il realismo non sta nel come sono le cose ma come esse sono (veramente)”. 

Il maestro Lorenzo Chinnici