‘Il guardiano delle stelle’: il piccolo principe di oggi di Davide Amante

Ci sono libri che vi intrattengono per il tempo richiesto a leggerli, vi sono libri che raccontano della vostra generazione e della vostra epoca, poi vi sono libri – pochi – che vanno oltre il tempo. Il Guardiano delle Stelle (DMA Books), di Davide Amante è uno di questi.

Una favola straordinaria, semplice e incredibilmente profonda allo stesso tempo, ci guida alla comprensione degli aspetti fondamentali della vita. Il viaggio di una bambina di 10 anni, di nome Anais, verso l’altro lato di un’isola è, in effetti, un viaggio attraverso la vita. Una favola di grande interesse per bambini e forse più ancora per adulti, ma certo per chi sia di maggior interesse, bambini o adulti, è ancora da stabilirsi.”

Davide Amante è un autore con all’attivo 3 romanzi pubblicati, di cui uno di essi, ‘The Wallenberg Dossier’ (‘Punto di fuga Wallenberg‘), su cui si sta producendo un film. Ha scritto sceneggiature in lingua inglese per il cinema.
Ha collaborato con il Politecnico di Milano, su invito del Dipartimento di Architettura, insegnando agli studenti l’interpretazione e la trasposizione dell’opera letteraria negli allestimenti scenici teatrali e cinematografici.

Il Guardiano delle Stelle – Il Viaggio di Anais insieme al Vento è stato pubblicato ai primi del 2019. La favola-romanzo di 75 pagine, con una dozzina di illustrazioni originali a matita, è la storia di una bambina di 10 anni e del suo viaggio verso ‘l’altro lato’ di una piccola isola. L’autore ha scritto originariamente il libro per le sue due figlie piccole nel 2018 ma è diventato subito chiaro che la storia era di una categoria a parte.

La casa editrice si è assicurata il tutto esaurito della prima edizione, in italiano, francese e inglese. Il libro narra la storia della piccola Anais di 10 anni, una bambina che vive in una grande città e si sente sola. Ogni estate la bambina si reca su un’isola per incontrarvi il nonno, il guardiano del faro. Una estate in particolare una burrasca giunge sull’isola e il vento soffia tanto forte che Anais, preoccupata, si volge verso la linea dell’orizzonte.

La bambina scopre che la burrasca è così intensa da rimuovere perfino il colore blu dal cielo, lasciandolo tutto trasparente. Allora, per la prima volta, Anais scopre l’altro lato delle cose e qui comincia il suo viaggio verso l’altro lato dell’isola. Accompagnata dal vento, da un lupo selvatico e dalla sua speciale relazione con la natura, Anais scoprirà la bellezza del mondo e della vita. Il suo viaggio la condurrà a scoprire il significato della vita, delle proprie emozioni e dell’amore.

Il libro è disponibile su Amazon in tre lingue. Esso è adatto per bambini a partire dagli 8 anni di età e per gli adulti. Il libro è inoltre stato selezionato come esempio ideale per la Dialogic Reading.

‘La vita degna’, l’ultimo romanzo di Dario Buzzolan sui desideri dell’individuo

Quando Leonardo Bolina, impiegato comunale con un breve ma intenso passato da drammaturgo, va finalmente in pensione, decide di investire l’intera liquidazione nel sogno di una vita: mettere in scena uno spettacolo teatrale. La scelta, economicamente folle, getta l’intera famiglia nello sgomento, che diventa crisi allorché lo spettacolo si trasforma in un colossale e umiliante fallimento. Rimasto solo, Leonardo finisce a vivere in una casa di studenti, con la ventenne Lis innamorata di lui, e di cui lui si innamorerebbe volentieri se solo non si sentisse ridicolo; ritrova Adele, il grande amore di gioventù, che continua ad essere donna ideale e inafferrabile; incappa in un produttore truffaldino, in un lavoro sottopagato di fattorino, deve fare i conti con i figli – l’intransigente Matteo e la rassegnata Maddalena -, con un capetto nevrotico, un coinquilino geloso… È lungo l’elenco di persone giocate che Leonardo crede di dover cancellare dalla sua esistenza – un’esistenza che deve tuttavia, ancora, essere degna. Forse, si domanda a un tratto, può bastare a sé stesso? Magari sulla cima di una montagna, tanto isolata da sembrare irreale? O ciò che cerca è una soluzione ancora più radicale?

Questa la sinossi dell’ultimo romanzo dello scrittore torinese Dario Buzzolan (Dall’altra parte degli occhi, Non dimenticarti di respirare, Tutto brucia, Favola dei due che divennero uno, I nostri occhi sporchi di terra, Se trovo il coraggio, Malapianta), La vita degna (Manni editore) un libro che appare “pirandelliano” sociologico perché racconta come i desideri, le aspirazioni dell’individuo siano ostacolate dalla società, dalla realtà, sulla scia di quanto affermava Stuart Mill, ovvero che l’uomo moderno nella sua quotidianità avverte si essere sempre davanti a qualche trappola che gli tende la società.

Il protagonista del romanzo ricerca la felicità attraverso la realizzazione dei suoi sogni, decidendo di vivere per la felicità, naturale aspirazione dell’uomo. Nella Vita degna, è l’autore del libro ad ascoltare quello che ha da raccontare Bollina a cui sin da bambino avevano pronosticato un futuro scintillante, nato per stare sul palcoscenico. Bollina se ne convince e davvero imbocca la strada del teatro, riuscendo anche a raggiungere un risultato importante. Per il suo testo messo in scena in sale off, i critici impazziscono e gridano alla nuova promessa della drammaturgia italiana. Ma il sogno si infrange presto e Bollina deve lasciar perdere la “carriera” di drammaturgo. Fino ad arrivare a sessanta, ormai pensionato, ma sempre pronto a  riprovarci, ben sapendo che le probabilità di successo sono nulle. Il lettore si chiederà più volte: ma perché questo tizio è tanto cocciuto, forse è masochista, ama andare incontro alle delusioni?
Il nocciolo della questione infatti è proprio questo: perché pur mettendoci tutta la nostra buona volontà, il nostro impegno, la vita ci viene contro invece di accompagnarci con dolcezza? Perché è la vita stessa a renderci infelici?

La vita degna è un romanzo vero, tragi-comico, incisivo, costruito acutamente sulla psicologia dei personaggi, che ci mostra come non possiamo nulla contro il destino con il suo sistema di variabili infinite che ha il potere di renderci felici o meno. Tesi certamente opinabile, in fondo la faccenda è molto più semplice: Bollina non ha abbastanza talento e la sua voglia di essere quello che ha sempre agognato è più forte della consapevolezza dei propri limiti, che probabilmente non sono solo suoi ma anche di chi ha gridato al fenomeno troppo presto. Come venirne fuori però se non si può addomesticare la realtà? Cercare di rendere la propria vita degna di essere vissuta comunque. In che modo? Facendosi beffa del sistema che ci impone di raggiungere a tutti i costi i nostri obiettivi, capovolgere la visione, rendendo vincente quello che si considera comunemente da perdente. La via d’uscita consiste del non prendere sul serio le nostre aspirazioni sia che li imponiamo noi piuttosto che gli altri. Soltanto percorrendo questa via potremmo, di conseguenza, essere felici.

La vita degna risulterà ostico a chi è totalmente immerso nelle logiche contemporanee, in una società che ci vuole vincenti, forti, competitivi. In tal senso, la figura nebulosa di Bollina può insegnarci ad essere in un certo senso dei “perdenti di successo”, felici proprio perché non ci curiamo e non facciamo parte di questi meccanismi spietati.

 

Al via il concorso ‘Elogio alla follia’ ideato dallo scrittore Ivano Mugnaini

Il concorso Elogio alla follia, si ispira al nome dell’Editrice Divinafollia, che pubblicherà in volume gli elaborati vincitori. Se avete nel famoso cassetto (o anche altrove) uno scritto che avete sempre tenuto in disparte, quasi fosse radioattivo, tagliente o ustionante, se non avete mai osato farlo leggere a qualcuno, è il momento di recuperarlo, metterlo dentro un bel file ed inviarlo qui, a questo concorso. Se non lo avete, prendete un foglio e una penna, oppure un computer e una tastiera, e date libero sfogo a ciò che più vi scalda, di amore o di rabbia, di sesso o di cervello, nella carne e nella mente, nella realtà e nell’immaginazione.
Cerchiamo testi da selezionare e li vogliamo sopra le righe, o attraverso le righe, asimmetrici, sghembi, di sbieco, insomma testi liberi per spunto, tema e forma espressiva. Ispirati da una sana, umanissima follia creativa.
Testi in versi o in prosa in cui la vostra vena ispiratrice è stata debordante, guidata da un’emozione febbrile, sincera e intensa, quella che non di rado consente di vedere oltre: gli stati d’animo, le pulsioni, i desideri, la gioia, la rabbia e mille altre sensazioni vibranti e prive di filtri protettivi.
La tematica è libera e verranno accolti scritti di qualsiasi tenore espressivo. Verranno esclusi solamente gli elaborati con contenuti offensivi della dignità delle persone, denigratori o con discriminazioni razziali e sessuali.
Per il resto, il campo è libero; e la follia creativa sarà un ingrediente molto ricercato e apprezzato in fase di lettura e selezione.

NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Concorso prevede la selezione di scritti inerenti al tema oggetto del Concorso: ELOGIO ALLA FOLLIA – Descritture, divagazioni ossimoriche e variazioni sul tema della follia.
Saranno accettati sia testi inediti che testi pubblicati on line.
Saranno invece esclusi testi precedentemente pubblicati in volume cartaceo dotato di codice ISBN.
In ogni caso è richiesto che, all’atto dell’invio, gli autori siano in possesso dei diritti relativi agli elaborati da loro inviati. L’invio corrisponde ad un dichiarazione in tal senso.

LETTURA E SELEZIONE

Mano a mano che perverranno, alcuni dei testi migliori potranno essere inseriti, indipendentemente da quella che sarà la classifica finale del Concorso, nella rivista telematica DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario, http://www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com . L’inserimento dovrà essere concordato tra la redazione e del sito e l’autrice o l’autore dell’elaborato selezionato. Verrà richiesta agli autori una dichiarazione in cui specificano che i testi sono inediti, di loro proprietà e liberi da vincoli editoriali.
Nel sito DEDALUS sono presenti, preceduti da un commento introduttivo, liriche, prose e interventi critici di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo e di alcuni autori giovani o emergenti dotati di personalità e talento.

Il Concorso si articola in due Sezioni: POESIA e NARRATIVA. Si partecipa alla Sezione Poesia con liriche oppure con brevi prose poetiche.
Si può inviare da una ad un massimo di tre poesie. La lunghezza massima è di 50 versi ciascuna. Si potranno inviare, in alternativa, da una a tre prose liriche. Ciascuna di esse dovrà essere contenuta in una sola cartella standard.
La Sezione Narrativa è riservata a scritti in prosa di qualunque tipo e genere (racconti, lettere, considerazioni, divagazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto nella forma narrativa).
Per la sezione Narrativa potranno essere inviati da uno a tre elaborati. Ciascuno dovrà avere una lunghezza massima di dieci cartelle standard (ogni cartella dovrà contenere 1800 battute, carattere 12, usando i font Arial o Times New Roman).
È ammessa in casi specifici la partecipazione con elaborati di lunghezza maggiore alle dieci cartelle, purché il superamento sia contenuto in termini ragionevoli. Il Premio è Elogio alla Follia ma non siamo pronti a ricevere romanzi fiume stile Guerra e pace. Siamo invece disposti ad accettare racconti o brani di romanzo che per poter essere presentati in modo organico necessitano alcune cartelle in più del limite indicato.

Per entrambe le Sezioni del Premio è consentita agli autori la partecipazione con uno pseudonimo o con un nome d’arte.
In tal caso i concorrenti dovranno indicare se in caso di segnalazione o di vittoria vogliono essere indicati nel comunicato stampa con lo pseudonimo con cui hanno partecipato o con il loro nome anagrafico.

È consentita la partecipazione ad autori ed autrici di qualsiasi nazionalità.
È consentita la partecipazione con testi in lingua straniera o con testi in una delle lingue o dei dialetti regionali italiani.
In entrambi i casi sarà necessario affiancare al testo un’accurata traduzione in lingua italiana.

Gli scritti inviati saranno valutati da due Giurie specifiche, una per la Sezione Poesia e una per la Sezione Narrativa.
I componenti delle Giurie sono i seguenti.
Per la Sezione Poesia:
Maria Attanasio (poeta e narratora); Flaminia Cruciani (poeta e archeologa); Silvia Denti (scrittrice, critico letterario ed editrice); Anna Maria Ferramosca (poeta, biologa e critico letterario); Luigi Fontanella (scrittore, poeta, docente universitario, direttore della rivista Gradiva); Ivano Mugnaini (scrittore, poeta e critico letterario); Carlo Pasi (docente universitario e saggista); Valeria Serofilli (insegnante, poeta e presidente di AstrolabioCultura); Antonio Spagnuolo (poeta e critico letterario).

Per la Sezione Narrativa:
Daniela Carmosino (critico letterario e saggista); Marco Ciaurro (filosofo e scrittore); Caterina Davinio (scrittrice, poeta e saggista); Silvia Denti (scrittrice, critico letterario ed editrice); Gianluca Garrapa (scrittore, operatore psicoanalitico e poeta); Francesca Mazzucato (scrittrice e traduttrice); Ivano Mugnaini (scrittore, poeta e critico letterario); Caterina Verbaro (docente universitaria e saggista).

Le Giurie valuteranno tutti gli scritti pervenuti, ciascuna per la Sezione di pertinenza, e proporranno infine a Edizioni Divinafollia una rosa di Finalisti.
I lavori Vincitori (tre per ciascuna Sezione) saranno pubblicati gratuitamente da Divinafollia, con regolare contratto editoriale, in un volume che verrà adeguatamente pubblicizzato e distribuito nelle librerie e tramite i canali telematici.
Il volume sarà presentato con ampio risalto anche alla Fiere del Libro a cui l’Editrice partecipa, tra cui quella di Torino. Gli autori selezionati saranno invitati a presenziare alle presentazioni e incoraggiati ad organizzarne altre, nelle sedi a loro vicine, con il sostegno dell’Editrice. Il libro sarà inoltre pubblicizzato con la mailing-list dell’Editrice e tramite tutti i canali di informazione ritenuti utili ed efficaci.
Sia gli autori finalisti che altri autori i cui lavori saranno ritenuti dalla Giuria particolarmente interessanti e originali riceveranno dall’Editrice una proposta di pubblicazione a condizioni favorevoli.

MODALITÀ DI INVIO

Gli autori interessati devono inviare i loro testi entro il 31 marzo 2018 .
Ciascun elaborato o insieme di elaborati (con le caratteristiche sopra indicate a seconda della Sezione di appartenenza) dovrà essere inviato tramite un unico file in formato Word .doc, allegato ad un messaggio di posta elettronica indirizzato al seguente indirizzo: ivanomugnaini@gmail.com , indicando come oggetto del messaggio: “Concorso Elogio alla Follia 2018”.
Il file con cui vengono inviati gli elaborati deve essere nominato con la Sezione prescelta e con il titolo dell’elaborato o di uno degli elaborati inviati (esempio : Sezione-Poesia-Fantasie-notturne.doc).
I dati personali dell’autore (nome, recapito postale, telefono, cellulare e indirizzo di posta elettronica) dovranno essere riportati esclusivamente nel corpo del messaggio, non nel file degli elaborati che dovranno essere assolutamente anonimi e privi di qualsiasi segno atto a identificare l’autore.
Nel corpo del messaggio dovrà anche essere trascritta la seguente dichiarazione: “I testi sono di mia esclusiva creazione e proprietà. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del decreto numero 196/2003 nell’ambito del Concorso ELOGIO ALLA FOLLIA – Descritture, divagazioni ossimoriche e variazioni sul tema della follia”.
È previsto un contributo spese di 15 € per la partecipazione a una delle due Sezioni previste (Poesia e Narrativa).
Nel caso in cui il concorrente desiderasse partecipare ad entrambe le Sezioni la quota è di €20.

Per agevolare il compito delle Giurie si consiglia di non attendere la data prossima alla scadenza del Concorso, ma di inviare gli elaborati appena si ritiene di averli conclusi e adeguatamente riletti.
Il nome dei Vincitori sarà comunicato sul sito Dedalus, su diversi altri siti, blog e portali letterari e sul sito di Edizioni Divinafollia.
Non è prevista una cerimonia di premiazione tradizionale, con consegna di targhe e diplomi. I nomi dei vincitori e dei finalisti e le loro opere saranno ampiamente pubblicizzati, in rete e tramite gli organi di informazione che diffonderanno la notizia. Potrà essere previsto, inoltre, in una data e una sede che saranno comunicati al termine del Concorso, un incontro informale tra alcuni componenti delle due Giurie e i concorrenti premiati, finalisti e segnalati per l’originalità delle loro opere. In quell’occasione gli autori presenti potranno dare in lettura alle Giurie anche altri loro testi, manoscritti o editi. Ad alcuni autori potrà essere proposta la presentazione dei loro lavori, editi o inediti, in Caffè letterari (tra cui il Caffè dell’Ussero di Pisa) o in biblioteche.

 

Al via il Premio Astrolabio 2017 con le sezioni specifiche ‘Il mito di Shelley’ e ‘Penelope e Ulisse’

Il premio Astrolabio da quest’anno è diventato annuale in quanto l’anno in cui non si terrà a Pisa si svolgerà nella prestigiosa sala del teatro Rossini nel Calendario del settembre sangiulianese, in concomitanza con la messa in scena dello spettacolo teatrale “La Vestale” tratto dai testi Ulisse (racconti) e Vestali (poesia) entrambi di Valeria Serofilli pubblicati dall’ Ibiskos Ulivieri e “La tela e il trono” di Achille Concerto.

Il Premio è istituito allo scopo di promuovere la parola poetica ed il componimento di fantasia, al fine di evidenziare, nel panorama letterario attuale, opere di autori degne di attenzione.
Il Concorso si articola nel seguente modo:
oltre alle quattro sezioni a tema libero, gli autori potranno inviare lavori ispirati alle tematiche delle sezioni specifiche.

LE SEZIONI SPECIFICHE SONO LE SEGUENTI:
Il Mito di Shelley
Penelope e Ulisse

SEZIONI A TEMA LIBERO

Prima sezione: Volume edito di poesia per un’opera in versi pubblicata a partire dal 2008. Inviare quattro copie del volume di poesia. Solo una delle copie dovrà recare i dati completi dell’autore compreso un breve curriculum biobibliografico ed eventuale e-mail.

Seconda sezione: Silloge inedita di almeno 10 poesie e massimo 20 in quattro copie. Soltanto una delle copie dovrà recare il nome e l’indirizzo completo, compreso eventuale e-mail dell’autore. È gradito anche un breve curriculum da allegare in busta chiusa.

Terza sezione: Poesia singola a tema libero. Si partecipa inviando da una a tre poesie inedite e mai premiate in altri concorsi.
Inviare le poesie in 4 copie di cui solo una delle copie dovrà recare i dati completi dell’autore compreso un breve curriculum ed eventuale e-mail.

Quarta sezione: Fiabe e racconti inediti
Tema: libero. Lunghezza: da 3 a 12 pagine, indicativamente di 40 righe a corpo 12.
La sezione è aperta agli autori di età superiore a 16 anni.

Per inedito s’intende opera mai apparsa in volume individuale.

GIURIA

Presidente Valeria Serofilli (Presidente del Premio, poeta e critica letteraria)
Membri
Ivano Mugnaini (scrittore e critico letterario)
Giuseppe Panella (saggista, scrittore, docente Università di Pisa)
Andrea Salvini (antichista)
Antonio Spagnuolo (poeta e curatore del sito letterario Poetry-Dream)

 

Regolamento

• Le opere partecipanti dovranno essere inviate a: Segreteria Premio Astrolabio, via Ciardi nr° 2F, 56017 Pontasserchio di San Giuliano Terme (PI) entro e non oltre il 26.5.2018 (farà fede il timbro postale).
• Per agevolare il lavoro della Giuria, si raccomanda ai concorrenti di inviare i propri lavori prima possibile, senza attendere il periodo a ridosso della scadenza.
• Possono partecipare al concorso autori italiani e stranieri con elaborati dattiloscritti in lingua italiana redatti su foglio formato A4.
• E’ ammessa la partecipazione a più sezioni.

• Gli elaborati partecipanti al Premio non saranno restituiti: per i libri editi è prevista la cessione di una copia dei testi alla Biblioteca Comunale della città di Pisa.

• L’esito del concorso verrà comunicato ai soli vincitori e segnalati e ai concorrenti che avranno indicato il proprio indirizzo di posta elettronica.

Per ciascuna sezione inviare € 20 per rimborso spese di segreteria, da versare in contanti in busta chiusa, oppure con assegno o tramite bonifico bancario:
CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA PISA LIVORNO (GRUPPO BANCO POPOLARE),
IBAN: IT03 T 05034 14026 000000201175 intestato a Valeria Serofilli specificando nella causale “Premio Nazionale di Poesia Astrolabio” e allegando al plico la fotocopia dell’avvenuto pagamento.

 

PREMI

Prima sezione

Al concorrente primo classificato, durante la Cerimonia di Premiazione, verrà consegnata la targa con l’Astrolabio, simbolo della Libera Accademia Galileo Galilei, opera dell’artista Vittorio Minghetti e garantita la presentazione e promozione del volume a livello nazionale. Al premiato sarà inoltre offerta la cena conviviale dei poeti e il pernottamento presso la Residenza Storica di Villa di Corliano (www.corliano.it) di Rigoli, San Giuliano Terme (prov. Pisa) o in altra dimora storica del lungomonte pisano.

 

Seconda sezione

“Pubblicazione da parte di Ibiskos Ulivieri Editrice della silloge Vincitrice nella Collana “Astrolabio”.
Sul volume sarà apposta la dicitura “Vincitore del Premio Astrolabio 2018”.

Terza sezione
Targa offerta dall’ Editrice Ibiskos Ulivieri e inserimento in una delle Antologie dell’Editrice nella sezione Premio Astrolabio-Vincitori con possibilità di presentazione presso il Caffè Storico Letterario dell’ Ussero di Pisa.

 

Quarta sezione
Targa offerta dall’ Editrice Ibiskos Ulivieri e inserimento in una delle Antologie dell’Editrice nella sezione Premio Astrolabio-Vincitori, con possibilità di presentazione presso il Caffè Storico Letterario dell’ Ussero di Pisa.

I premiati, inoltre, potranno essere inseriti nel Calendario degli incontri allo storico Caffè dell’Ussero http://www.localistorici.it/it/Schede/view/slug/caffe-dell-ussero/tipo/locali-storici di Pisa e al Relais dell’Ussero della Villa di Corliano http://www.villacorliano.it/ curati e promossi da Valeria Serofilli.
Le opere degli autori premiati o segnalati potranno essere presentate da esponenti dell’Associazione Astrolabiocultura o presso alcune scuole del comprensorio pisano.

La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nell’ambito del Settembre Sangiulianese i primi di ottobre 2018 in data da definire.

• I premi dovranno essere ritirati personalmente dai vincitori o in caso di impossibilità ritirati da un delegato.

• La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.
• La Giuria si riserva di apportare modifiche al presente bando qualora se ne presentasse la necessità.
• I dati personali dei concorrenti saranno tutelati a norma della legge 675/96 sulla privacy.

Alcuni degli autori delle varie sezioni, i cui testi, indipendentemente dalla classifica finale del Premio, verranno ritenuti interessanti, originali e di pregio, saranno contattati dall’Editrice Ibiskos Ulivieri e riceveranno la proposta di inserimento nell’ Antologia del premio Astrolabio 2018 che verrà distribuita a livello nazionale.

 

 

 

 

Al via oggi la VII edizione del Premio Bottari Lattes Grinzane con gli scrittori Ian McEwan, Gianfranco Calligarich, Laurent Mauvignier, Olivier Rolin e Juan Gabriel Vásquez  

Con Ian McEwan (vincitore per la sezione La Quercia) e i finalisti Gianfranco Calligarich, Laurent Mauvignier (Francia), Olivier Rolin (Francia) e Juan Gabriel Vásquez (Colombia), in gara per la sezione Il Germoglio, il Premio Bottari Lattes Grinzane entra nel vivo della sua VII edizione, proponendo due giornate, tra lectio magistralis, incontri e cerimonia di premiazione, per venerdì 13 e sabato 14 ottobre nelle Langhe patrimonio Unesco, ad Alba, Monforte d’Alba e Grinzane Cavour.

Ian McEwan, tra i più famosi scrittori di narrativa contemporanea, capace di ricostruire le situazioni più diverse e di raccontare con profondità i turbamenti dell’animo umano e indagare con eleganza la contemporaneità, autore di romanzi (L’inventore dei sogni, Nel guscio) da cui sono stati tratti film, è il vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017 per la sezione La Quercia, intitolata a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001) e dedicata a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico. Venerdì 13 ottobre alle ore 18 al Teatro Sociale Busca di Alba (Piazza Vittorio Veneto 3) terrà una lectio magistralis, su un tema a sua scelta, e riceverà il riconoscimento. L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, è condotto dallo scrittore Alessandro Mari, autore del recente Cronaca di lei (Feltrinelli).
Doppio appuntamento sabato 14 ottobre per gli autori finalisti della sezione Il Germoglio, dedicata ai migliori libri di narrativa italiana e straniera pubblicati nell’ultimo anno. Alle ore 10.30 alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba (via Marconi 16) Gianfranco Calligarich con La malinconia dei Crusich (Bompiani), Laurent Mauvignier con Intorno al mondo (Feltrinelli; traduzione di Yasmina Mélaouah), Olivier Rolin con Il meteorologo (Bompiani; traduzione di Yasmina Mélaouah) e Juan Gabriel Vásquez con La forma delle rovine (Feltrinelli; traduzione di Elena Liverani) raccontano i loro romanzi a studenti e pubblico. L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, è condotto dalla giornalista e critica letteraria Leonetta Bentivoglio.

Sempre sabato 14 ottobre alle ore 16.30 al Castello di Grinzane Cavour il Premio entra nel suo momento clou con la cerimonia di premiazione del vincitore, alla presenza degli autori finalisti. Quasi 400 studenti delle giurie scolastiche, che tra aprile e settembre hanno letto e discusso i libri in gara, esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore 2017. Ospite d’onore sarà il libraio Rosario Esposito La Rossa, “lo spacciatore di cultura”, come è stato definito, che ha appena aperto la libreria Scugnizzeria a Scampia e Melito (Napoli), dove da oltre quarant’anni mancava uno spazio dedicato ai libri. Da sempre attivo in un territorio segnato da gravi problemi di criminalità e disagio, Esposito La Rossa racconterà i suoi tanti progetti per bambini, giovani e adulti, tra libri, teatro e originali iniziative culturali.

I romanzi finalisti sono stati designati e annunciati sabato 8 aprile 2017 a Cuneo, alla sede della Fondazione CRC (che collabora e sostiene il Premio), dalla Giuria Tecnica formata da: Gian Luigi Beccaria (presidente), Leonetta Bentivoglio, Valter Boggione, Vittorio Coletti, Giulio Ferroni, Laura Pariani, Enzo Restagno, Alberto Sinigaglia, Marco Vallora. «In un’annata editoriale – commentano i giurati – caratterizzata da alcune linee prevalenti (i rapporti famigliari, in particolare col padre, l’autobiografia e la biografia, il romanzo di educazione sentimentale soprattutto), la giuria si è orientata verso opere caratterizzate da una dimensione sociale e culturale molto rilevata, legata a realtà spesso marginali, e dal forte impegno etico: l’epos triestino di Calligarich; lo sconquasso in Giappone metafora dello sconquasso interiore nelle storie di Mauvignier; la Russia dei gulag di Rolin; le contraddizioni della storia colombiana in Vásquez».

Il Premio Bottari Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno di: Mibact, Regione Piemonte, Fondazione CRC (main sponsor per il triennio 2017-2019), Banca d’Alba, Città di Cuneo, Comune di Alba, Comune di Grinzane Cavour, Comune di Monforte d’Alba, Cantina Giacomo Conterno, Cantina Terre del Barolo, Enoteca Regionale Piemontese Cavour, Banor, Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, Antico Borgo Monchiero.

 

Maurizio de Giovanni: “L’amore è il sentimento più semplice che esista”

Maurizio de Giovanni è uno scrittore di grande successo e non ha certo bisogno di presentazioni, il suo commissario Ricciardi è ormai un’icona della letteratura contemporanea italiana, accanto al commissario Montalbano di Camilleri. Per per chi ancora non conoscesse De Giovanni e non avesse letto un suo libro, si può dire prima di tutto che Maurizio de Giovanni è uno straordinario indagatore della psiche umana e dei sentimenti, che ama la sua città, Napoli, e ha saputo conferire al genere letterario del romanzo giallo profondità letteraria che scaturisce dall’unione della narrativa popolare al realismo di stampo balzachiano e delineando abilmente il carattere psicologico e morale dei suoi personaggi. Come in Dostoevskij, anche nello scrittore partenopeo, il desiderio e la ricerca della verità si scontrano con una realtà di sofferenza.

La figura del commissario Ricciardi prende vita nel 2006 con il racconto I vivi e i morti, lo scrittore prosegue con Le lacrime del pagliaccio, riedito l’anno seguente con il titolo Il senso del dolore, dando inizio alla serie di inchieste del commissario Ricciardi: L’inverno del commissario Ricciardi, La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi, Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi, per il quale arrivano anche i primi importanti riconoscimenti. Nel 2011 esce Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi, nel 2012 viene pubblicato Il metodo del coccodrillo che ha per protagonista un nuovo personaggio: l’Ispettore Lojacono. Nello stesso anno Maurizio de Giovanni pubblica il romanzo Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

Nel 2013 è la volta del I bastardi di Pizzofalcone, che segna il passaggio dal genere noir al police procedural. Successivamente De Giovanni dà alle stampe Buio per i bastardi di Pizzofalcone; da questa serie di romanzi sarà tratta una fiction televisiva con Alessandro Gassman. Nel 2014 esce In fondo al tuo cuore, e Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone. Lo scorso novembre è uscito Pane, un nuovo capitolo sulle vicende del commissario Lojacono. De Giovanni è pronto a stupire i suoi lettori con il prossimo libro edito da Rizzoli: I Guardiani.

 

Ha recentemente dichiarato che nel 2019 smetterà di scrivere perché è pigro e scrivere per immedesimazione è per lei anche sofferenza. Scrivere dunque per lei non è un bisogno primario come dichiarano molti, oppure semplicemente non le piace sentirsi vincolato?

Scrivere non è assolutamente una necessità per me, come pare lo sia per altri miei colleghi. La mia sola, peraltro insopprimibile, esigenza è la lettura. Io leggo continuamente e di tutto. Potrei smettere di scrivere anche domani, ma senza leggere non riuscirei a stare nemmeno un giorno. E il fatto di essere tanto impegnato non me lo impedisce: mi alzo prima al mattino pur di non dovermi privare della mia grande passione.

Non mi sento vincolato dai contratti in essere: ho scelto di assecondare la mia “serialità” e quindi ho accettato di buon grado di andare a trovare i miei lettori con una certa frequenza. Voglio smettere di scrivere nel 2019 semplicemente perché ambisco ad andare in pensione. Non credo che abbandonerò definitivamente il mondo dei libri: semplicemente, mi limiterò a scrivere quello che riterrò opportuno quando lo riterrò opportuno.

Ha mai pensato di percorrere altri generi letterari, oltre al giallo?

Credo di averlo già fatto: secondo me le mie pagine migliori sono quelle de Il resto della Settimana, un libro sulla passione in cui però viene fuori prepotente la mia scrittura umoristica. Inoltre il prossimo libro per Rizzoli, I Guardiani, sarà qualcosa di molto diverso. Non posso dire altro, ma sono certo di riuscire a sorprendere i miei lettori.

Secondo lei, perché ha avuto e sta avendo così tanto successo? Se lo aspettava?

Non me lo aspettavo e certamente non conosco il motivo di questo successo. D’altra parte, se esistesse una regola per vendere tante copie, esisterebbe un solo libro.

Ritengo che i lettori colgano la passione che metto nel mio lavoro. L’immedesimazione e l’immersione totale in ogni progetto. Sicuramente non mi risparmio viaggi, incontri con lettori e studenti, presentazioni e prefazioni di libri altrui, tavole rotonde, attenzione costante al sociale e in generale alle esigenze della mia meravigliosa città. Ma non posso dimenticare, alla base di questo successo, una buona dose di fortuna e alcuni mentori che avevano intravisto nella mia scrittura possibilità concrete di crescita.

In Notturno per il commissario Ricciardi, lei ci racconta una Napoli nascosta. Quanto bisogno c’è di far conoscere ai napoletani stessi più a fondo la loro città?

Napoli è una città complessa e multiforme, piena di stereotipi, tutti veri ma nessuno dei quali esaustivo. Secondo me, la prima cosa da capire è che non sarà mai possibile ridurla a pochi tratti.Uso sempre la metafora della cipolla, per farmi capire meglio: Napoli è fatta di tanti strati, tutti diversi tra di loro e tutti coesistenti. Basta scavare per trovarsi in una realtà nuova e non per questo meno vera.

Perché secondo lei, i romanzi gialli non vincono mai dei premi letterari prestigiosi?

La letteratura gialla è ancora considerata di serie B. Secondo me Simenon è uno dei maggiori scrittori di tutti i tempi, eppure non mi risulta gli sia stato riconosciuto. D’altra parte, noi scrittori di gialli che popoliamo le classifiche dei libri più venduti non ci facciamo caso: io personalmente non cambierei mai un lettore con un critico. Anche perché i critici non comprano i libri, ma se li fanno regalare!

Lo scorso novembre è uscito Pane, un nuovo capitolo per le vicende del commissario Lojacono, approfondisce i caratteri dei Bastardi, quale tra essi ti ha tenuto più impegnato e coinvolto di più?

I Bastardi mi piacciono tutti e in ognuno di loro, tranne Aragona, spero, c’è qualcosa di me. Forse quello che più mi coinvolge è Francesco Romano: un uomo profondamente buono che si scontra e paga in prima persona il fatto di non riuscire a controllare la rabbia. Nutro profonda tenerezza per questa persona in qualche modo vittima di se stessa.

Quanto è labile il confine tra semplice compimento del proprio dovere, senso di giustizia e desiderio umano di raggiungere la gloria personale?

Possono essere tutti diversi momenti del medesimo percorso.

Quale romanzo (giallo e non) avrebbe voluto scrivere lei?

Qualunque libro di Marquez.

Torniamo al commissario Ricciardi: secondo lei se fosse stato un personaggio più sereno, solare e non cosi’ tormentato, avrebbe avuto lo stesso fascino sul lettore? La serenità come la bontà sono ingredienti che rendono un’opera noiosa?

Non so se il fascino di Ricciardi sul lettore dipenda dai suoi tormenti. Penso piuttosto che la sua compassione sia l’aspetto più coinvolgente.

Lei indaga anche sull’amore. È un sentimento così misterioso, come i casi che affronta il commissario Ricciardi, o magari siamo noi incapaci di essere alla sua altezza, convincendoci che non siamo abili nel “decifrarlo”?

Secondo me l’amore è il sentimento più semplice che esista. Sintetizzabile nel volere il bene di un’altra persona a qualunque costo. Anche a scapito di se stessi. La complessità risiede probabilmente nei percorsi mentali di chi vi si approccia.

Bisogna rimanere “cuccioli” per affrontare i problemi della vita da un’altra angolazione?

Lo sguardo di un “cucciolo” non ancora disincantato, ma puro e obiettivo, aiuta a vedere le cose come stanno. Ricordo a me stesso Il re nudo.

Ci parli un po’ della fiction televisiva con Alessandro Gassman sui Bastardi di Pizzofalcone, cosa si aspetta da questo lavoro?

Gli attori sono bravissimi e mi sono divertito molto ad andare sul set. Ma l’ho fatto solo un paio di volte. Credo siano linguaggi troppo diversi per essere messi a paragone. Tra l’altro, finora ho visto solo la prima puntata. Aspetto con curiosità l’avvio della serie (il nove gennaio su Rai 1) e lascio agli spettatori ogni valutazione. Sicuramente è un progetto molto importante, considerato il valore dei protagonisti e la collocazione nel palinsesto Rai. E sicuramente non sarà il solo….

‘Anna’: l’apocalisse degli adulti di Ammaniti

Anna (Einaudi, 2015) è il settimo romanzo di Niccolò Ammaniti, scrittore romano giunto alla notorietà nel 2001 con il successo di Io non ho paura, e vincitore del Premio Strega nel 2007 con Come Dio comanda, libri che furono entrambi trasposti al cinema dal regista Gabriele Salvatores.

Nel delineare le caratteristiche principali che accomunano tutte le storie di Ammaniti, la penna esperta del critico letterario Alberto Asor Rosa ha scritto che «L’infanzia e l’adolescenza s’impongono fino a produrre un atto di solidarietà fra simili/uguali» (Dall’Introduzione all’edizione 2014 della raccolta di racconti Fango).

Bambini e adolescenti: personaggi preminenti nelle opere di Ammaniti, detentori di una prospettiva unica in cui l’autore ama da sempre calarsi, divengono nell’ultimo romanzo i protagonisti indiscussi di un singolare scenario da cui la realtà degli adulti è scomparsa lasciando solo un’ombra da ricercare con malinconica nostalgia. Anna si ambienta infatti in un mondo post-apocalittico in cui una terribile epidemia ha sterminato l’umanità, risparmiando però i minori di quattordici anni. “La Rossa”, questo è il nome della spietata malattia, pur essendo stata contratta dall’intero genere umano, rimane silente nei bambini, non provocando sintomi né danni, fino al periodo fatale rappresentato dal sopraggiungere della pubertà.

Anna: trama e contenuti del romanzo

Il romanzo segue le vicende di Anna, la protagonista, e del suo fratellino Astor, persi tra i miseri resti di quella che era un tempo la casa della loro famiglia, lande desolate, città distrutte e luoghi invasi da un’aura inquietante e surreale. È in questo macabro contesto che la sopracitata osservazione di Asor Rosa, senza dubbio valida per i titoli precedenti, non può più applicarsi alla trama e allo sfondo narrativo di Anna: la solidarietà fra simili è infatti pesantemente inghiottita da uno spirito primitivo di sopraffazione; i bambini che si aggirano tra le rovine della civiltà non aspirano a creare un reame idillico dove far regnare la proverbiale innocenza infantile, bensì lottano instancabilmente tra loro, si associano in bande di teppisti senza scrupoli o in misteriose sette fondate su un misticismo vacuo, strappano agli altri tutto ciò che possono servendosi del furto e dell’inganno.

Ciò che rende il romanzo Anna interessante è proprio l’immagine non stereotipata e non mitizzata dell’infanzia che in esso viene proposta. Un’immagine cruda, impietosa, sconvolgente ma molto più realistica degli scenari edenici e fiabeschi a cui la letteratura ci ha spesso abituato, come nel caso esemplare del castello misterioso descritto ne Il grande Meaulnes di Alain-Fournier. Ammaniti introduce quindi un elemento controverso capace di sfidare il gusto del pubblico e gli schemi della mentalità comune, una scelta importante per uno scrittore di grande successo internazionale inevitabilmente obbligato a confrontarsi con le logiche commerciali. Tale scelta si concretizza in maniera particolarmente efficace grazie alle descrizioni molto aspre e al linguaggio violento e diretto che da sempre animano lo stile di Ammaniti, uno stile che la critica ha talvolta considerato eccessivo in senso sgradevole proprio a causa dell’indulgenza sui dettagli macabri.

Anche l’inclusione della componente fantascientifica e l’ambientazione post-apocalittica meritano una riflessione. Si tratta di elementi tutt’altro che innovativi, ben presenti nella narrativa precedente (l’esempio più vicino è senza dubbio La strada di Cormac McCarthy), ma soprattutto nel cinema americano, che da decenni propone al pubblico scenari catastrofici ormai familiari incentrati sull’estinzione del genere umano. Nel romanzo di Ammaniti, tuttavia, il tema apocalittico sembra porsi come il punto di arrivo di un percorso coerente che si è delineato nelle opere precedenti attraverso lo sguardo disincantato dell’autore rivolto a una società allo sbaraglio e orientata verso l’autodistruzione. Non è un caso che, già nel 1996, il più esteso dei testi pubblicati nella raccolta Fango si intitolasse L’ultimo capodanno dell’umanità, titolo in apparenza ingannevole, perché l’esplosione descritta nel racconto non colpisce l’intero pianeta, ma soltanto un complesso di palazzine a Roma, ma di fatto calzante, in quanto l’umanità che la storia mette caoticamente in moto non è altro che un emblema universale di annientamento collettivo.

Alle immense megalopoli del cinema americano, distrutte da invasioni aliene e catastrofi nucleari, Anna contrappone una Sicilia spaventosamente inedita, abbandonata gradualmente a sé stessa con la fine della civiltà degli adulti, e dominata sempre più dal mondo rurale e selvaggio che varca a poco a poco i limiti artificiali delle città.

Difficile è comprendere il valore che nel romanzo ricoprono la speranza e la voglia di rinascita, che pur essendo presenti nei pensieri della protagonista e nelle illusioni diffuse tra la popolazione sopravvissuta, non riescono mai a concretizzarsi o a trovare un appoggio razionale degno di credibilità. Se da un lato i nomi di Anna e Astor, entrambi con l’iniziale A, sembrano richiamare l’idea di un nuovo inizio per il mondo, dall’altro la forza dell’epidemia appare incontrastabile, e i segni del morbo rimangono dietro l’angolo, in attesa di manifestarsi con l’inizio dell’adolescenza, l’età dove si entra nella “vita reale”, che invece diviene l’età dove si incontra la morte. E qui, in questo senso di inesorabile sconfitta, in questa angoscia che, per la prima volta in un romanzo di Ammaniti, supera di gran lunga l’ironia, si colloca forse il vero messaggio dell’opera, del tutto implicito e velato in un nichilismo senza uscita, eppure deducibile nella sconfortante conclusione della trama: oltre la speranza di salvezza, la possibilità di un riscatto, e persino oltre la sopravvivenza, ciò che conta sono i legami, la condivisione, il vivere insieme conservando intatti i sentimenti.

“Nomi di donna”, di Gianluca Pirozzi

Nomi di donna (L’Erudita, 2016) è la terza raccolta di racconti di Gianluca Pirozzi (Storie liquide, Nell’altro). I tredici racconti narrano le vicende di tredici donne di estrazione sociale e culturale, etnia e città diverse, e sono accompagnati dai disegni di Clara Garesio, veri elementi artistici che conferiscono al libro una qualità estetica decisamente notevole.

Nomi di donna, di tredici donne

La raccolta è suddivisa in quattro parti: “All’aurora”, “Di giorno”, “Al tramonto”, “Di notte”. Queste quattro parti della giornata vanno a scandire, il tempo di queste donne che lavorano, amano, corrono, odiano, vivono e, a volte, muoiono durante il giorno. Tredici donne normali, dunque, le cui storie rappresentano la quotidianità.

Disegno di Clara Garesio per il racconto “Diana”

Nella raccolta sono presenti racconti ben strutturati e interessanti, come quelli di Monica e Stella, entrambe costrette a fare i conti con se stesse per superare due lutti: del marito Carlo per la prima, del padre per la seconda. C’è anche Agata – e il suo è forse, insieme a quelli di Aristea la prostituta e Bianca, fuggita dall’Africa, uno dei racconti meglio riusciti – che, sposata con Ezio, un perdente incapace di trovare un lavoro in grado di mantenere moglie e figlio, si ritrova a dover fare i conti con l’ira omicida dell’uomo. Altro racconto molto bello è quello di Fabiana che, intrappolata in un corpo di donna (e con un nome di donna), narra il percorso che la porta a diventare Andrea.

La bellezza di questi testi sta nella delicatezza con cui vengono affrontate tematiche di rilievo, quali la violenza domestica, la transessualità, l’immigrazione, la prostituzione. Alle donne protagoniste vengono date voci forti, indipendenti, da protagoniste. I dettagli sono poi ciò che rende questi racconti verosimili: al lettore vengono offerti difetti, dubbi, piccole manie (il voler curiosare di Nadia nei beauty case delle ospiti dell’albergo di lusso per cui lavora; l’ossessione di Clara riguardo il portarsi a letto qualche oggetto che le ricordi la sua vita) e, soprattutto, tanto passato, tanto background. Questi racconti sono piccoli capolavori che da soli valgono la lettura del libro.

Nomi di donna, qualche incrinatura

Ci sono tuttavia anche racconti meno efficaci dal punto di vista stilistico e narrativo. È il caso di quello dedicato a Edda, affascinata dalle lingue al punto di arrivare a lavorare come interprete per l’ONU. Questo racconto ha un prologo (rappresentato dal sogno iniziale) troppo lungo e poco pertinente rispetto alla trama stessa. Altro racconto poco funzionale è quello di Giovanna, l’ultimo, che dovrebbe fungere da chiusura della raccolta. Si tratta di un dialogo fra due anziani fratelli: Giovanna appunto, 75 anni, e Sandro, 79. Il punto nodale di questa storia è la (potenzialmente) interessante digressione sull’importanza dei nomi: «I nomi, Sandro, non sono un dettaglio da poco o una casualità! È vero, non ce li scegliamo, al massimo tentiamo di adattarli storpiandoli con diminutivi o surrogati, ma sta a ciascuno di noi dargli il senso che ogni nome reca in sé e a riempirli dei nostri significati e del nostro modo di essere con la nostra vita».

Tale digressione però non viene sviluppata, anzi, viene troncata dal fratello della donna: «Giovanna, sorella adorata, ci rinuncio a comprendere: a quest’ora sono troppo stanco per starmene qui con te, quando mancano pochi minuti alla mezzanotte, e per continuare ad ascoltare questa dissertazione filosofica e filologica sul nome che portiamo».

Questa citazione porta a galla uno dei punti deboli di questo (e di altri pochi, per fortuna) racconti: l’inverosimiglianza dei dialoghi. Parliamo qui di due fratelli anziani che fanno i conti della propria vita; dovrebbero conoscersi bene e sapere molte cose l’uno sull’altra, eppure il loro modo di parlare risulta a tratti artificioso, non spontaneo:

«Giovanna non ti riconosco, sei sempre stata tu a dire che i nostri genitori sono stati troppo impegnati ad inseguire i propri obiettivi e a difendere i propri interessi: non hanno avuto tempo, né spazio mentale, né forse la capacità per poterci ascoltare e anche di comprendere il nostro malessere, tanto da aver fatto, tu ed io, di questa condizione d’abbandonati psicologicamente – certo non materialmente – il terreno sul quale la nostra relazione di fratello maggiore e sorella minore si è andata sviluppando in ogni istante della nostra vita, ingabbiando il nostro sentimento in una specie d’armatura alla quale nessuno dei due è mai potuto fuggire e nella quale io sono stato sempre quello che proteggo e tu, Giovanna, quella da proteggere!»

Altra nota negativa è la presenza di qualche refuso, di veri e propri errori sintattici (l’uso della virgola fra soggetto e predicato, soprattutto dopo un lungo elenco di soggetti) e l’uso massiccio di d eufoniche che a volte appesantiscono il testo. Ecco un esempio: «Benché provi a prestare attenzione ed abbia all’inizio pensato che possa trattarsi di uno scherzo, le parole pronunciate, ora dalla mamma, ora dalla nonna, appaiono ad Edda come suoni che hanno perso ogni significato».

Si può dire che Nomi di donna sia una raccolta di indubbio interesse, in grado di emozionare in più di un’occasione sia per le parole usate (nonostante una narrazione a tratti troppo elevata per l’occasione e delle frasi a volte troppo complesse e cariche di subordinate) sia per le tematiche affrontate. Qualche punto di debolezza e un editing non proprio eccezionale non hanno però consentito lo sviluppo completo di un testo per altri versi magnifico.